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Film: ‘ Vallanzasca – Gli Angeli Del Male’

VALLANZASCA – GLI ANGELI DEL MALE

Titolo Originale: Vallanzasca – Gli Angeli Del Male

Nazione: Italia, Francia, Romania 

Anno:  2010 

Genere:  Biografico, Poliziesco, Drammatico

Durata:  125′  Regia: Michele Placido

Cast: Kim Rossi Stuart, Filippo Timi, Paz Vega, Moritz Bleibtreu, Lia Gotti, Francesco Scianna, Toni Pandolfo, Valeria Solarino, Nicola Acunzo                                             

TRAMA:  La trama in questo caso è la cronaca degli eventi che hanno caratterizzato la vita spericolata, criminosa e strafottente del più famoso criminale italiano del dopoguerra. Un personaggio maledetto dal fascino irresistibile, arrogante e disarmante nella logica delinquenziale, caratterizzato da una strafottente lucida incoscienza. Se non fosse che le sue imprese hanno determinato dolori e lutti per i quali è stato infine condannato a vari ergastoli, si potrebbe provare persino della empatia nei suoi confronti. Il Male come sempre tende ad affascinare e circuire.

VALUTAZIONE: Michele Placido ha realizzato un film che è scolpito nella pietra, come lo scomodo personaggio del quale racconta la storia. Una dura ed incalzante biografia che contiene gioco forza tutta l’ambiguità che è insita in operazioni del genere, ma il film dal punto di vista del ritmo e delle vicende che narra, per quanto forzatamente parziali e sbilanciate verso l’ottica del protagonista, non mostra cedimenti e tiene costantemente vivo l’interesse dello spettatore. Grande interpretazione di Kim Rossi Stuart. 

   

Inutile ricorrere ai soliti distinguo. Chi ha accusato, più o meno velatamente, Michele Placido di apologia nei confronti della figura di Renato Vallanzasca dimentica che il cinema, e non solo, nel corso della sua lunga storia ha sempre tratto linfa dai personaggi negativi, che siano essi reali o di fantasia. Che ci piaccia o meno, essi infatti rappresentano, per citare i Pink Floyd, ‘The Dark Side Of The Moon’ della nostra coscienza individuale, cioè l’altra faccia della medaglia che gli uomini in generale tendono a nascondere, a negare, a rifiutare, inevitabilmente più affascinante, proprio perché oscura ed intrigante, imprevedibile, controcorrente e trasgressiva rispetto a quella immagine positiva ma anche fatalmente più banale che gli stessi uomini si sforzano di assumere e di perseguire razionalmente. Vallanzasca medesimo afferma con disarmante semplicità: ‘Io non sono cattivo: ho soltanto il lato oscuro un po’ pronunciato..’,

Forse che Marlon Brando ed Al Pacino ne ‘Il Padrino’, per citare un esempio famoso, non suscitano sentimenti non dissimili di partecipazione? Eppure anch’essi sono freddi e spietati criminali, pur in contesti differenti, che si nascondono dietro il dito della famiglia come istituzione da proteggere ed onorare a tutti i costi per giustificare i loro loschi traffici, ricavi e sete di potere, a spese senza tanti scrupoli di chi si frappone nel perseguire tale obiettivo.

Anche in quei casi, vuoi per la fama e la bravura degli attori nei panni di quei personaggi, vuoi per le ragioni disdicevoli cui si accennava in precedenza, la tentazione di assumere le loro difese, di giustificarne l’operato, se non addirittura di immedesimarsi nei loro comportamenti è insita ed ineludibile nella struttura stessa di quella celeberrima saga e non sarebbe credibile se il loro autore, in quel caso Francis Ford Coppola, sostenesse di non esserne consapevole.

Forse che il giovane e feroce criminale protagonista di ‘Arancia Meccanica’ di Stanley Kubrick non suscita un’inconfessabile seduzione nei confronti dello spettatore sino a spingerlo a prenderne le difese, soprattutto quando da cinico aguzzino diventa vittima inerme dello stesso sistema del quale ha sfruttato a lungo le contraddizioni per diventarne perciò un prodotto deviato solo in parte imputabile al libero arbitrio? Che dire poi del celeberrimo Dottor Lecter ne ‘Il Silenzio Degli innocenti’ di Jonathan Demme, un raffinato, quanto barbaro criminale che Anthony Hopkins ha così efficacemente interpretato da farlo entrare di diritto fra le figure maledettamente più attraenti e proverbiali della storia del cinema? Stiamo confrontando personaggi di fantasia con uno in carne ed ossa ed ancora in vita che ha seminato terrore e morte? Ma non si è sempre detto che il cinema è metafora della vita e sua rappresentazione?…(leggi il resto del commento cliccando qui sotto su ’Continua a leggere) 

Tutto ciò ovviamente non significa trasformare in eroe un personaggio come Vallanzasca, le cui colpe e misfatti non sono neppure da mettere in discussione, però è inevitabile che il cinema nel ripercorrere le gesta di un personaggio del genere, dalla spiccata personalità ed atteggiamenti fuori dalla norma rispetto ai canoni dei tanti altri criminali che, come lui, si sono resi protagonisti di efferati delitti ed aberranti reati, trovi humus ideale nel fascino perverso del ‘Male’, con particolare attenzione ai suoi aspetti più singolari. Anche perché, riguardo il resto, essendo il caso arcinoto, approfonditamente sviscerato in ogni sede processuale e di indagine, anche storica e sociologica, non c’è proprio bisogno di ulteriori testimonianze e valutazioni, che esulano quindi dal ruolo del cinema stesso.

D’altronde basta confrontare le stesse figure di Turatello e Vallanzasca, a lungo acerrimi rivali e poi alleati, così come sono espresse nel film in oggetto. Mentre uno è un classico boss di stampo mafioso che ha dominato a lungo la scena del crimine nel nord Italia, senza però andare mai oltre la routine, se così vogliamo definirla, quando è apparso sulla scena con sorprendente spavalderia ‘Il Bel Renè’, nel suo caso la novità, per così dire, non è tanto legata alla sua irresistibile ascesa a figura di primo piano della malavita, in concorrenza o al posto di Turatello, ma al modo anomalo che egli mette in pratica per raggiungere quella posizione. Una serie di atteggiamenti contraddittori, costituiti da un mix spiazzante e conturbante al tempo stesso di sbruffoneria, coraggio, sprezzo del pericolo, ma anche di calcolo che ribalta la definizione stessa di boss del crimine in quel nostro periodo storico. Qualcosa insomma che non s’era mai visto prima. Una sfida alle istituzioni, ma senza concedere loro neppure il beneficio del rispetto che esse dovrebbero avere garantito per definizione e pretendere a maggior ragione da chi le sfida provocatoriamente.

Vallanzasca Renato, matricola 38 52 9H, nato a Milano il 4 Maggio 1950. Forse a voi sembro strano ma non ho mai sopportato i prepotenti sin da quando ero bambino… Il primo lavoretto è stato una liberazione da quel circo. Non può stare in gabbia una tigre…’. E’ la dichiarazione che egli stesso fa nelle prime sequenze del film che trae spunto dall’autobiografia intitolata ‘Il Fiore Del Male. Bandito a Milano’, scritta a quattro mani con l’aiuto del giornalista Carlo Bonini, vale a dire la storia di un predestinato e di un ‘talento’ distorto, a suo modo e per usare un termine inevitabilmente soggetto a contestazioni di stampo etico. Vallanzasca nasce e cresce sino a diventare quello che sappiamo senza ragioni scatenanti particolari, se non quella di aver vissuto la prima infanzia in una zona depressa dei Milano ed in una famiglia, simile però a tante altre, nella quale la madre ha poco tempo per occuparsi di lui ed il padre se n’è già andato a vivere con un’altra donna. A otto anni è già dentro il carcere minorile per l’impresa che egli stesso racconta all’inizio di questo paragrafo e del film. All’uscita il giovanissimo Renè mostra già le note esplicative che metterà in pratica da adulto ed inizia immediatamente l’escalation in un’ipotetica graduatoria dedicata ai protagonisti del crimine, dentro il cui ambiente egli si sente a suo agio, come un pesce dentro il mare: ‘…c‘è chi nasce per fare la guardia, io sono nato per fare il ladro…’ è lui stesso ad ammettere.

Ciò che lo distingue dalla media delle figure malavitose non è solo l’aspetto fisico (per il quale Kim Rossi Stuart rende persino meglio dell’originale) ed il fascino irresistibile che suscita nelle donne, molte delle quali arrivano ad un certo punto ad idolatrarlo spedendogli in carcere migliaia di lettere, foto, proposte di matrimonio, come se si trattasse di un divo della musica o del cinema stesso (‘…ma cosa c’hanno in testa queste qui?!’ ‘Eh cosa vuoi… il gusto perverso della casalinga italiana…’), salvo poi liquidarne una che è andata a trovarlo in carcere  con la scusa che lo aspettano per la finale del biliardino, ma il carisma che riesce a conquistare facilmente anche nei confronti dei suoi amici e complici, persino nei suoi rivali. Un magnetismo che si spiega solo in parte con la sicurezza assoluta e senza cedimenti che egli mostra in ogni situazione, la convinzione e determinazione che può avere soltanto chi è convinto di fare ciò per cui è meglio portato, qualunque sia il campo di applicazione e per quanto lontano esso sia dai canoni della legalità, ignorando perciò qualsiasi atteggiamento di paura, indecisione e senza badare ai rischi ed alle conseguenze.  

Si spiegano solo così alcune sue imprese che hanno suscitato grande scalpore all’epoca dei fatti: le rapine in banca con la tracotanza, la sicurezza ai limiti dell’esibizionismo del mattatore, come se si trattasse  di un gioco e non della cruda realtà; l’atteggiamento spaccone e provocatorio verso un boss come Francis Turatello, a quel tempo temuto padrone del campo, che Vallanzasca invade con irridente atto di sfida, spiazzando lo stesso leader rivale che da principio non lo reputa degno neppure di un colloquio, sino a rendersi conto dell’errore di valutazione quando è Vallanzasca ad organizzare un agguato contro di lui, al termine del quale, magnanimamente, gli risparmia però la vita. Persino la reazione sprezzante ed irridente che Renato assume di fronte alla reazione violenta dei secondini, ai quali pur massacrato di botte, è ancora capace di dire: ‘Mio padre sì che picchiava duro…’ è in linea con il suo modo di essere costantemente sopra le righe, come se fosse trasparente e superiore alle istituzioni che lo giudicano, allo stesso dolore fisico ed alle condanne che gli vengono comminate quando viene più volte catturato dopo aver messo a segno ben due evasioni ed altri tentativi andati a vuoto per poco.

Un personaggio il suo che ha anche il dono dalla battuta pronta (‘Sono come un angelo attratto dal buio…’, oppure ‘…prendono pure l’indennizzo di rischio per spararmi addosso…‘), anche senza avere una gran cultura alle spalle, ma ben consapevole di essere dotato di una personalità fuori dal comune, capace di tener testa in tribunale al giudice il quale non gli consente di dire quello che ritiene più opportuno, sino a costringerlo ad abbandonare l’aula fra l’ilarità dei giornalisti presenti e con i quali ha instaurato sin dalla prima cattura un feeling da consumato divo e narcisista. Attualmente Vallanzasca vive in regime di beneficio per lavorare esternamente al carcere, uscendo la mattina per rientrare la sera e da febbraio di quest’anno è impiegato presso un negozio di computer.

La storia di Renato Vallanzasca è stata talmente densa di avvenimenti che già all’epoca della seconda evasione non aveva ancora compiuto trent’anni. Il film di Michele Placido racconta dal di dentro una parte soltanto delle imprese e della storia personale che hanno riguardato questa particolare figura di criminale, ma è più che sufficiente per fornirne un quadro chiaro e tenere desta l’attenzione dello spettatore che per assurdo fosse totalmente all’oscuro del contesto giudiziario, grazie ad un ritmo avvolgente ed un equilibrio narrativo che non viene mai meno.

Come si diceva, è inevitabile, quando si tratta di persone che hanno commesso così tanti crimini e fatto parlare ampiamente di sé le cronache, che subentri il rischio dell’esaltazione e dell’emulazione per chi ne assorbe più facilmente solo la morbosa essenza, distorcendone il senso per mancanza di cultura, di analisi o semplicemente per superficialità, offendendo per prima la memoria delle vittime che essi hanno lasciato per strada, i loro parenti e tutti coloro, la maggioranza, che vivono magari in condizioni analoghe di difficoltà sociale scegliendo però altre strade per riscattarsi.

A mio avviso Michele Placido, il quale non è nuovo a film che scavano nella storia recente d’Italia e nella parte più buia dell’animo umano, in persone o gruppi che hanno scelto la criminalità scavando un baratro nei confronti della società civile (per tutti ‘Romanzo Criminale’), ha realizzato un’opera di notevole impatto emotivo che racconta solo una parte della verità di quegli eventi, ma quest’ultima la descrive davvero efficacemente. Molto meglio ad esempio della velleitaria lettura della contestazione studentesca del 1968 a Roma ne ‘Il Grande Sogno’, che pure aveva in buona parte vissuto di persona. Non è un autore che agisce di fioretto ma piuttosto di spada, che bada al bersaglio grosso e non all’estroso colpo del KO, ma i tempi cinematografici dimostra di conoscerli bene ed in quest’opera lo si evince ampiamente.

Azzeccatissima la scelta di Kim Rossi Stuart nel ruolo di Renato Vallanzasca, una prova di grande bravura, di notevole appeal fisico e caratteriale che contribuisce, per assurdo, ad alimentare ulteriormente le polemiche riguardo il significato ultimo del film. Ma se ancora oggi, dopo gli innumerevoli esempi che l’hanno preceduto, siamo ancora a discutere riguardo l’etica di un’opera cinematografica, solo perchè c’è il rischio che qualcuno possa male interpretarla esaltando quello che è e resta un esempio negativo di talento sprecato, che avrebbe potuto esprimersi in chissà quanti altri mestieri ed occasioni anzichè finire relegato dentro le mura del carcere, che speranza c’è ancora di farlo intendere diversamente?

Un appunto al titolo del film: ‘Angeli del Male’ come suffisso, nonostante la battuta citata precedentemente dello stesso Vallanzasca, è una definizione d’effetto che però in pratica non significa nulla, contenendo una contraddizione in termini, difficile in questo caso da cogliere anche solo come allusione ironica. Semplicemente un titolo banale per un’opera incentrata su un personaggio del quale si può dire tutto il male possibile tranne che sia stato prevedibile nella sua vita.

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18/04/2012 - Posted by | CINEMA | , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

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