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Le mie Foto, i Film che vedo, i Libri che leggo…

Film: ‘Becoming Jane’

BECOMING JANE

Titolo Originale: Becoming Jane

Nazione: GBR 

Anno:  2007

Genere:  Biografico

Durata:  116′  Regia: Julian Jarrold

Cast: Anne Hataway, James McAvoy, Julie Walters, Maggie Smith, James Cromwell, Joe Anderson, Lucy Cohu, Laurence Fox                                                                                                                                                                                                                

Dopo aver visto recentemente ‘Il Club di Jane Austen’ era giocoforza, a seguire, mettere ‘su’ il dvd di questo film, che è una libera (per certi tratti) biografia di Jane Austen. Come spesso accade per personaggi che hanno lasciato un segno in qualche campo, la sua grandezza di scrittrice è stata riconosciuta, in gran parte, solo dopo morta. Bisogna ammettere che non era un personaggio che mirava alla fama: tant’è che in vita firmava le sue opere (sei romanzi che hanno conquistato poi generazioni di lettori) con uno pseudonimo e la sua vera identità è stata rivelata, postuma, dal fratello. Scriveva quindi per pura passione ed anche, come ci racconta il film, per affermare la sua indipendenza economica, così da non dover sottostare, al di là dei sentimenti, come si usava allora (siamo a cavallo fra il 1700 ed il 1800), alla proposta di matrimonio che risultasse più conveniente per la sua famiglia, la quale oltretutto non navigava in buone acque.

In realtà, come nei personaggi dei suoi romanzi, nei quali evidentemente si riconosceva, lei mirava al grande amore, che aveva persino trovato nel corso della sua vita; alla sincerità dei propri sentimenti quindi, piuttosto che alla solidità e tranquillità economica di un matrimonio combinato. Il film però qui si discosta dalla biografia reale insistendo e mettendo in primo piano questo prorompente eppur complicato rapporto d’amore con un brillante ma squattrinato avvocato, quando invece nella realtà sembra che questo evento abbia avuto una durata ed un impatto meno evidente.

‘Becoming Jane’ è un film riuscito a metà. E’ sicuramente interessante la rievocazione dei momenti salienti della vita della celebre scrittrice ed è affascinante pure l’ambientazione, con alcune scene di grande suggestione visiva, come quelle girate nei boschi con i magici colori dell’autunno, oppure lungo le grandi, deserte e cupe spiagge inglesi, unitamente allo sfarzo di alcuni interni.

Purtroppo l’opera manca invece di carica emotiva, quella che coinvolge lo spettatore facendolo ‘catapultare’ nella storia, come se ne facesse parte e non relegandolo a semplice e freddo testimone. In alcuni momenti, soprattutto nella parte centrale, la lentezza rasenta la noia ed è un peccato perché in altri invece l’autore è stato molto bravo ad entrare nello spirito del tempo e ad approfondire, pur sintetizzandoli, alcuni dettagli, con finezza di stile.

Se Maggie Smith nei panni della ricca contessa cinica e perbenista è una certezza, nel ‘duello’ fra i due protagonisti: Anne Hathaway, nei panni di Jane Austen e James McAvoy in quelli del suo grande amore, la spunta quest’ultimo, di una spanna, perchè riesce a ‘bucare’ lo schermo con grande personalità, mentre Anne (già protagonista di ‘Il Diavolo Veste Prada’, dove anche in quel caso era soverchiata dalla bravura di Meryl Streep) sembra quasi intimorita e frenata dal dover rappresentare al meglio la sofferta ed intensa personalità di Jane Austen.

Da segnalare il ridicolo sottotitolo italiano aggiunto all’originale del film: ‘il ritratto di una donna contro’. Come dire che chi l’ha inserito non ha capito un accidente del senso del film, che è una storia romantica e non il ritratto di una femminista ante litteram, come invece parrebbe alludere; oppure bisogna pensare ad un furbacchione che ha giocato spudoratamente sul tema della riscossa femminile che fà certamente audience.

02/10/2010 Posted by | 1. CINEMA | , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Libro: ‘Breaking Dawn’

 BREAKING DAWN

di Stephenie Meyer

Anno Edizione 2008

 Pagine 687

 Costo € 19,90

Traduttore L. Fusari, Editore Fazi (collana Lain)

 

 

Quarto ed ultimo (?) episodio della fortunatissima saga iniziata con ‘Twilight’, che Stephenie Meyer ha  prolungato a dismisura, quando già nel precedente episodio ‘Eclypse’ aveva mostrato segni di stanchezza e ripetitività.

Intendiamoci, anche ‘Breaking Dawn’ non manca di creatività, è scritto con lo stile accattivamente e coinvolgente della Meyer ed è migliore di ‘Eclypse’ stesso, a mio avviso. Ma è pure evidente che finisce per grattare sino in fondo il barile della storia di questa inquietante, affascinante ed eterogenea comunità oltre l’umano, per cercare disperatamente nuovi spunti, sempre più orientati però verso atmosfere surreali, piuttosto che quel sapiente cocktail di mistero, ambiguità e metafora, sul quale l’autrice aveva costruito la fortuna, soprattutto, di ‘Twilight’ e, in parte, di ‘New Moon’.

In quest’ultimo episodio c’è la novità, per alcuni tratti, del doppio piano narrativo di Bella e di Jacob. Si scioglie pure, finalmente, il nodo sul passaggio all’immortalità di Bella, che era stato tirato sin troppo alle lunghe nei tre romanzi precedenti. Ma avendo già speso molto nel ricamare il sottile e contradditorio intrico di umani, vampiri e licantropi, a rivitalizzare quest’ultima puntata, ad un certo punto un po’ bloccata ed avviluppata su se stessa, è stato inserito un nuovo ‘personaggio’ che ha decisamente virato la storia verso soluzioni narrative più fresche ed emotivamente più movimentate.

La resa dei conti finale fra i Cullen ed i Volturi, incentrata sulle subdole accuse di questi ultimi riguardo le presunte disattese ferree regole del mondo dei vampiri, piuttosto che da più ‘umane’ e spicciole ragioni di potere, diventa quindi la parte più interessante e vivace del racconto. Che si scioglie però purtroppo in un finale sin troppo consolatorio e ‘minacciosamente’ aperto ad ulteriori sviluppi.    

02/10/2010 Posted by | 3. LIBRI | , , , , | Lascia un commento

Libro: ‘Bastardo Numero Uno’

BASTARDO NUMERO UNO

Di Janet Evanovich

Anno Edizione 2008

Pagine 328

Costo € 8,60

Traduttore Stefano Massaron, Editore TEA                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                   

E’ il primo di una serie di romanzi incentrati sulla figura di Stephanie Blum che la scrittrice Janet Evanovich sta proponendo con titoli curiosi che seguono una numerazione progressiva: ‘Bastardo Numero Uno’, ‘Due di Troppo’, ‘Tre e Sei Morto’, sino all’ultimo uscito in Italia ‘Non Dire Quattro’.

E’ evidente che quando si genera una serie significa che il soggetto ha fatto centro. Ed in effetti negli Stati Uniti ha avuto un successo strepitoso. Leggendo questo primo episodio si capisce perché.

Stephanie Blum è simpatica, carina, inaffidabile, ironica, coraggiosa e perennemente al verde. Vive in una cittadina del New Jersey, i suoi la vorrebbero maritata e tranquilla, ma lei è sempre stata anticonvenzionale. Per sbarcare il lunario, dopo aver perso l’ultima precaria occupazione, non trova di meglio che farsi affidare, da un parente proprietario di un’agenzia specializzata, l’incarico di agente recupero cauzioni, una di quelle attività tipicamente americane che consiste nell’andare a cercare le persone uscite dal carcere, grazie ai soldi prestati da società apposite, le quali però non si presentano alla data stabilita al processo.

E ce ne sono di tutti i tipi, da quelle che basta poco per trovarle, ad altre invece molto più scaltre e persino pericolose, con le quali c’è poco da scherzare, soprattutto poi se, come nel caso di Stephanie, ci si improvvisa nel ruolo e non si ha ‘le fisique du role’.

Nello specifico la Blum s’imbatte in una storia molto strana e pericolosa che vede implicato un poliziotto dal fascino irresistibile, accusato di omicidio ed un pugile, che sta per sfondare, ma ha il vizio dello stupro facile ed anche qualche perversione di troppo.

Un giallo che si risolve ovviamente solo nelle ultime pagine, ben strutturato e piacevole alla lettura, costellato da battute divertenti e situazioni fra il grottesco, l’ironico ed il drammatico. Un romanzo che si potrebbe definire da spiaggia, ma che cattura subito per la brillantezza e la scioltezza della prosa.

Siamo dalle parti della letteratura di puro consumo, ma il divertimento è assicurato.

02/10/2010 Posted by | 3. LIBRI | , , , , , | Lascia un commento

Libro: ‘Lasciami Entrare’

LASCIAMI ENTRARE

di John Ajvide Lindqvist

Anno Edizione 2004

Pagine 461

Costo € 17,50

 Traduttore Giorgio Puleo

Editore Marsilio “Farfalle”

 

Dopo Stig Larsson, ahimè prematuramente comparso, non prima di aver rappresentato un formidabile caso editoriale, ecco spuntare una cerchia di eredi o presunti tali, connazionali ed agguerriti a loro volta, come John Ajvide Lindqvist, per conquistarsi un posto al sole nel genere thriller/horror.

La bella copertina di Massimo Soprano, ci introduce in un mondo di fantasia che può essere letto come metafora della difficoltà giovanile a rompere gli schemi per affermare la propria personalità: passando dalla paura, alla reazione, come processo di crescita e consapevolezza, descrivendo al contempo un quadro di degrado sociale sorprendente.

La storia si svolge a Blackeberg, periferia di Stoccolma, durante un inverno nel quale neve e ghiaccio dominano, non solo con i loro colori freddi, l’ambiente circostante. Siamo ai nostri giorni, più o meno ed ancora si parla di vampiri, esseri che, nello specifico, vivono ai margini, lontani fisicamente fra di loro (ma anche chi vampiro non è, appare a sua volta altrettanto solo, psicologicamente e fisicamente in questi luoghi).

Protagonista è una ‘bambina’ di dodici anni, da chissà quanto tempo però, dato che non può invecchiare, la quale per nutrirsi ha necessariamente bisogno del sangue altrui, da procurarsi laddove le capita l’occasione. Tanto appare letale per alcuni abitanti del luogo, che s’avventurano incautamente di notte lungo i vialetti dei giardini pubblici, quanto diventa dolce e protettiva con un coetaneo suo dirimpettaio, vittima predestinata delle angherie di alcuni compagni di scuola cinici e prepotenti, con il quale lei instaura un rapporto inusuale di amicizia, ai confini persino dell’amore, (ma del tutto diverso, per intenderci, nei modi e nei tempi, rispetto alla saga ‘Twilight’ di Stephenie Meyer) pur mostrando sin dal primo incontro doti e caratteristiche fisiche perlomeno strane…

Un racconto freddo, come il contesto nel quale si svolge, che nasce thriller, diventa horror e finisce come un percorso di maturazione adolescenziale, lucido e coinvolgente il quale, pur fra qualche particolare un po’ arrangiato, regge bene la tensione e si legge in maniera scorrevole.

02/10/2010 Posted by | 3. LIBRI | , , , , | Lascia un commento

Libro: ‘Venuto Al Mondo’

VENUTO AL MONDO

di Margaret Mazzantini

Anno Edizione 2008

Pagine 531

Costo € 20,00

 Editore Mondadori                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                      

‘Venuto al Mondo’ è un romanzo di grandi sentimenti ed emozioni. Racconta innanzitutto un grande amore; quindi un desiderio, poi realizzato, di maternità voluta a tutti i costi, contro tutto e tutti in un’epoca nella quale è più facile sentire invece storie di rinuncia; infine una guerra fra le più angoscianti dell’era moderna nella sua espressione più straziante, ovvero l’assedio di Sarajevo che ha provocato oltre 12.000 morti, la maggior parte dei quali civili.

Evidenzia anche il contrasto stridente, che arriva alle soglie del fastidio e del senso di colpa, fra la normalità di vivere in una Roma che sopporta in pace le sue contraddizioni, al confronto dell’inferno di Sarajevo che, pur conservando ancora le tracce delle Olimpiadi Invernali, è sprofondata in una guerra civile senza esclusione di colpi, consumata a pochi chilometri di distanza dalle spiagge delle nostre rinomate località dell’Adriatico.

Margaret Mazzantini ha indubbiamente una prosa affascinante, densa di richiami, metafore illuminanti ed un linguaggio chiaro che colpisce per l’immediatezza e la profondità. In questo romanzo  alterna continuamente passato e presente sino a confonderli e fonderli fra loro senza soluzione di continuità.

Personalmente però non amo molto questo modo di raccontare, perchè mi genera confusione, pur riconoscendogli nello specifico una sua coerenza e significato. La storia di Gemma e Diego, del figlio Pietro, del loro grande amico bosniaco Goiko, della ‘pecora’ Aska, del padre di Gemma, Armando, è avvolgente e forte, persino in senso riduttivo. Essi sono personaggi che lasciano il segno in una storia moderna ed antica allo stesso tempo, nel bene e nel male, nelle sue anomalie, miserie, slanci di umanità e contraddizioni irrisolte.

Forse è proprio per questa esagerazione di temi universali, eppure intimi, in un solo racconto, che si prova infine una sorte di bulimia narrativa, pur in una storia che non è mai banale, densa di colpi di scena, spesso straziante.

02/10/2010 Posted by | 3. LIBRI | , , , | Lascia un commento

Libro: ‘L’Eleganza Del Riccio’

L’ELEGANZA DEL RICCIO

 Di Muriel Barbery

 Anno Edizione 2007

Pagine 384

Costo € 18,00

 Traduttrici Emmanuelle Caillat e Cinzia Poli

 Editore E/O (collana Dal Mondo)                                                                                                                                                                                                                                          

Per parecchio tempo ho resistito alla tentazione di acquistare questo romanzo e, devo ammetterlo, per partito preso: sospettavo si trattasse non più che un’abile e banale operazione commerciale per lettori snob. Tantissimi l’hanno letto, molti lo hanno apprezzato, parecchi altri l’hanno stroncato. Il classico caso insomma che spacca in due il pubblico.

Dove sta la verità allora, ammesso che ce ne possa essere una? Diciamo che ho trovato l’architettura del racconto curiosa e ben congegnata. Non ho patito, come taluni sottolineano invece, le prime settanta pagine, però mi son chiesto spesso com’è possibile che un romanzo che alterna momenti di facile lettura ad altri nei quali la profondità dei concetti non è di immediata comprensione e può mettere in difficoltà quindi parecchi lettori possa, allo stesso tempo, attrarne così tanti.

Ci sono pagine infatti nelle quali, al di là delle complesse argomentazioni, è quasi obbligatorio avere di fianco il vocabolario. A meno che ciò non dipenda dal fatto che il livello culturale dei lettori è così profondamente cresciuto nel frattempo da dovermi rassegnare a far parte della schiera dei più scarsi…

Le figure delle due protagoniste sono originali quanto improbabili. Se si ragiona di logica e sui piccoli dettagli, come in certi gialli, il castello narrativo crolla in quattro e quattr’otto; allora è meglio godersi il contesto, che è di prim’ordine.

Ecco quindi che questa portinaia super acculturata e sensibile, che opera in incognito e la ragazzina super dotata, la quale ragiona come una donna matura ed annuncia il suo prossimo suicidio, non resistendo ad una società che già le appare mediocre e priva di prospettive, assumono connotati singolari (bella forza, si dirà!), suscitando un buon coinvolgimento, nell’incedere delle loro vicende e riflessioni parallele.

Un romanzo mai banale, una serie intensa di considerazioni che spaziano fra esistenzialismo, etica, filosofia, estetica, sociologia, sino allo spiazzante finale, degna conclusione di un racconto innegabilmente insolito.

02/10/2010 Posted by | 3. LIBRI | , | Lascia un commento

Film: ‘Avatar’

AVATAR

Titolo Originale: Avatar

Nazione: USA  Anno:  2009

Genere:  Azione, Fantascienza, Thriller

Durata:  166′  Regia: James Cameron

Cast: Sam Worthington, Zoe Saldana, Laz Alonso, Sigourney Weaver, Michael Biehn, Wes Studi, Joel Morse, CCH Pounder

Diciamolo subito: ‘Avatar’ è un film da vedere al cinema, in formato 3D e dentro una sala dotata di adeguate strutture audio-video per esaltarne, come merita, i cosiddetti effetti speciali. Pur essendo un film di fantasia, che mette insieme persone in carne ed ossa ed interpreti magistralmente creati grazie alle straordinarie possibilità della computer graphics e quindi destinato, in primis, ad un pubblico giovane e confidente dal punto di vista tecnologico-informatico, dura oltre due ore mezza: insolitamente lungo quindi, rispetto ai canoni del genere.

Si entra in sala perciò con una grande aspettativa ed attesa, dopo essere stati costretti a prenotare il posto molti giorni prima, con l’impressione di essere di fronte ad un’opera straordinaria nelle promesse e nelle ambizioni, costata una barca di soldi (ma ne sta incassando dieci volte di più…) ed  un po’ timorosi di dover indossare gli occhialini appositi per il 3D per tutto quel tempo. Ci si ritrova invece immersi dentro un mondo fantastico ed una storia, per quanto agganciata alla classica lotta fra il bene ed il male, gli uomini cattivi e la Natura violentata a fini di vile denaro e potere, economico e militare, che cattura lo spettatore, accompagnandolo in un lungo viaggio attraverso immagini ed effetti straordinari. Tutto ciò senza far mai mancare l’interesse ed il coinvolgimento, dall’inizio alla fine, evitando la sensazione di prolissità e fatica che in genere i film così lunghi trasmettono a lungo andare. Neppure l’effetto 3D, una volta assuefatti, superata la curiosità iniziale, genera il temuto effetto ‘deja-vu’ per mancanza di contenuti in sostegno della tecnologia, perché in effetti ci sono sia l’una che gli altri.

Quel furbone e bravo regista che è James Cameron, abituato ad imprese straordinarie, come quella, in precedenza, di far rivivere con estremo realismo la tragica vicenda del Titanic e prima ancora aver lasciato il segno in vari generi come, ad esempio, ‘Alien’, ‘The Abyss’ e ‘Terminator’, stavolta si è ispirato ad uno dei simboli più in voga su Internet, allargandolo però, metaforicamente, a vari livelli. ‘Avatar’ nel mondo di Internet ha assunto il significato di rappresentazione di se stessi sotto altre spoglie, spesso idealizzandole. Ne sanno qualcosa coloro che frequentano realtà virtuali sulla Rete, come ‘Second Life’ o lo stesso ‘Facebook’, per altri versi. Ma la parola deriva originariamente dalla tradizione induista, nella quale ha assunto il significato di reincarnazione di un corpo fisico da parte di un Dio. In un ambiente tridimensionale infine (come nelle chat o in alcuni giochi), l’avatar è la rappresentazione ideale di chi sta visitando quell’ambiente. Direi che tutti questi livelli di lettura si sposano idealmente al film, ai suoi personaggi ed alla sua storia.

Nelle note di coda appare una lista lunghissima di tecnici informatici che hanno lavorato alla realizzazione di quest’opera. Ed ammirando le immagini sullo schermo si capisce facilmente la ragione. Se c’è un film che rappresenta al momento il top, il meglio della tecnologia applicata al mondo del cinema, questo è ‘Avatar’. Al di là dell’effetto strabiliante delle figure ed ambienti in 3D (il film viene proposto anche nella versione classica, ma credo non ci sia paragone), che comunque, se vogliamo, non è una novità, ma pone lo spettatore come se fosse parte della storia, anziché viverla passivamente dal di fuori, ci sono inquadrature, fra realtà e finzione, di rara bellezza e realismo, che fanno tornare in auge prepotentemente il famoso motto pubblicitario ‘…volevamo stupirvi con effetti speciali…’ ed esaltarne ancora una volta il significato.

Tutto ciò però al servizio di una storia a sfondo ecologista, che può essere letta a sua volta su vari livelli narrativi: la tolleranza verso i diversi, il rispetto delle loro tradizioni e del loro territorio, l’eterno conflitto fra scienza empirica, un po’ presuntuosa, arrogante e sospettosa ed il misticismo, con i suoi misteri e gli apparenti inspiegabili prodigi o miracoli che dir si voglia.

Un po’ tutto il film è disseminato di sequenze di grande spettacolo scenografico e di sorprendente realismo, che mostrano quello che, con molta immaginazione creativa, ognuno di noi potrebbe sognare: montagne che fluttuano nell’aria; alberi e fiori fosforescenti delle più svariate forme, dimensioni ed eleganza, dentro foreste che, di notte, sembrano illuminate più che Las Vegas; animali simili a dinosauri, draghi volanti che si connettono attraverso la coda dei capelli ai loro cavalieri, entrando in simbiosi con essi; felini e canidi di letale forza e ferocia ed infine umanoidi dalle sembianze fra l’umano e la bestia, grandi più del doppio rispetto a noi. I quali, pur vivendo materialmente da selvaggi dentro l’immensa foresta del pianeta Pandora, lontano 44 anni luce dalla terra, sarebbero felici e perfettamente integrati nel loro ambiente se non incappassero, sfortuna loro, nei terrestri senza scrupoli i quali, dopo aver combinato ogni sorta di guai nel loro (nostro) pianeta, vorrebbero cacciarli dal loro territorio per poter sfruttare alcune risorse minerarie del sottosuolo che valgono una fortuna per l’industria del nostro mondo, a quel punto arrivato all’anno 2154…

E’ uno spettacolo al quale s’assiste spesso a bocca aperta e che piace a grandi e piccini (era tempo che, alla fine, non sentivo l’applauso liberatorio ed entusiasta dei più piccoli al cinema) perché tocca corde e si esprime su piani narrativi diversi che trovano facilmente ed armoniosamente il gradimento di tutti.

Alla fine resta la sensazione di aver assistito ad uno spettacolo di grande impatto visivo ed emotivo in un’epoca futura nella quale, ahimè, la tecnologia avrà pure fatto passi avanti difficilmente immaginabili ora, ma dove i difetti e gli egoismi della nostra razza permangono identici, nonostante il trascorrere del tempo, come se la storia non insegnasse mai nulla. In mezzo a tanto ‘ben di Dio’ non stiamo a sottilizzare troppo su alcune ‘licenze poetiche’ degli autori che, giusto per non complicare troppo la fluidità del racconto fanno parlare in inglese (doppiati in italiano) gli umanoidi protagonisti e danno per risolte le sfide impossibili di oggi per andare a scovare nuovi mondi nello spazio a distanze siderali, anche se poi le armi che vengono utilizzate per colonizzarle non sono molto dissimili da quelle che, in ambito militare almeno, siamo abituati a vedere oggi.

02/10/2010 Posted by | 1. CINEMA | , , , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Film: ‘Angeli e Demoni’

ANGELI E DEMONI

Titolo Originale: Angels & Demons

Nazione: USA  Anno:  2009

Genere:  Thriller

Durata:  138′  Regia: Ron Howard

Cast: Tom Hanks, Ewan McGregor, Ayelet Zurer, Stellan Skarsgard, Pierfrancesco Savino, Armin Mueller-Stahl

A volte a leggere i retroscena di un film non ci si crede. Eppure ‘Angeli e Demoni’, tratto dal celebre romanzo di Dan Brown, ha incontrato un tenace ostracismo da parte del Vaticano, che s’è sentito preso di mezzo prima dal libro e poi dal film, sino al punto da ingaggiare una lotta accanita con gli autori per impedirgli di girare alcune sequenze all’interno di San Pietro e persino nelle chiese di Roma dove sono ambientate alcune delle scene più forti del film. Così il regista Ron Howard, che ha già firmato ‘Il Codice da Vinci’, altro romanzo di Dan Brown e celebri successi come ‘A Beautiful Mind’ e ‘Cocoon’, oltre ad aver vestito i panni di Richard Cunningham nel mitico ‘Happy days’ (quando aveva parecchi anni di meno e molti capelli di più) s’è dovuto inventare qualche furbata, tipo cinepresa in miniatura, oppure ricostruire alcuni scenari a Hollywood per poter condurre infine in porto l’opera. E dire che l’immagine di Roma che mostra nel corso del film, totalmente ambientato nella città ‘eterna’, i suoi angoli suggestivi e le bellezze storiche, sono qui rappresentate come meglio non si potrebbe, pur essendo arcinote. Insomma, misteri di certe istituzioni, che dovrebbero mostrarsi superiori a certi giochetti e debolezze, così evidentemente terrene e legate alla sfera umana ed invece si incaponiscono dietro un filmetto, per quanto di gran lusso e richiamo.

La storia, detta in poche parole, trattandosi di un thriller del quale, per definizione, non bisogna svelare più di tanto, riguarda la setta degli Illuminati, nei secoli scorsi perseguitati dalla Chiesa, i quali, dopo anni ed anni di silenzio, si ripresentano improvvisamente per consumare una tremenda vendetta, proprio durante il fatidico momento del motto: ‘morto un papa se ne fa un altro’. Richard Langton (Tom Hanks), noto studioso di simbologia viene ingaggiato dal Vaticano, pur non essendo uomo toccato dalla fede, per risolvere uno strano caso, nato dopo che è stata trafugata dal CERN di Ginevra una sorta di bomba nucleare, a seguito di alcuni esperimenti sull’antimateria, che gli ‘illuminati’ senza scrupoli (un nome quanto mai esplicito) minacciano di far esplodere proprio a Piazza San Pietro, quando è gremita di fedeli e dopo aver rapito quattro cardinali fra i maggiori candidati all’elezione del nuovo capo della Chiesa ed avergli riservato una fine atroce.

Tolta la parte scenografica, la sontuosa e ricercata ricostruzione dei luoghi e dei costumi, ‘Angeli e Demoni’ mostra tutti i suoi limiti nel rappresentare una storia che nasce da un bel ‘congegno’ ma che nel film appare molto più improbabile, a conti fatti, di quello che si legge nel romanzo di Dan Brown, del quale conservo comunque un buon ricordo, seppure oramai lontano. Molti particolari risultano infatti banali, riguardo i personaggi coinvolti ed i luoghi comuni abbondano nel ricalcare situazioni e contesti deja-vu,  che non aggiungono nulla alle critiche ed i misteri che riguardano la Chiesa nel corso del tempo, della quale ne sortisce perciò un’immagine più vicina a certa iconografia classica, piuttosto che all’oggettiva rappresentazione dei fatti e dei personaggi che l’hanno caratterizzata. Ho letto anche di parecchie imprecisioni storiche: non mi ci addentro, anche perché il film in oggetto non è un trattato storico ma, come diceva Bennato a proposito di certi brani musicali presi troppo sul serio (e che lui definiva invece ‘…sono solo canzonette, non mettetemi alle strette…’), alla stessa stregua si può dire dell’opera in oggetto, che è ‘solo’ un thriller, peraltro poco riuscito, al quale non bisogna chiedere nulla di più di quello che mostra in termini di mera suspance ed emozioni a livello di pelle.

E’ un film infatti che manca di personalità, nervoso e sin troppo moviemtnato, che vanta alcune scene ben girate e condotte, soprattutto quella nella chiesa dove si consuma il rogo, con un buon senso del ritmo e della tensione, ma che troppo spesso appare slegato e dove in effetti non spicca alcun personaggio in particolare. Lo stesso Tom Hanks non sembra al meglio, quasi una maschera di se stesso, non proprio ideale nell’incarnazione del professore ingaggiato per risolvere l’arcano, mentre nel romanzo il suo personaggio dimostra ben altro appeal. Assolutamente insignificante poi Ayelet Zurer nei panni della scienziata che dove farsi carico di recuperare il pericoloso materiale che minaccia di distruggere l’intero Vaticano e persino il killer, che entra ed esce dal film come fosse una cometa, rimanendo un comprimario, anziché un personaggio centrale nello sviluppo dell’intrigo. Lo stesso camerlengo Ewan McGregor sembra sia stato prelevato direttamente da ‘Uccelli di Rovo’. Ben altra personalità mostrano quindi i due anziani del cast: Stellan Skarsgard, il comandante delle Guardie Svizzere e Armin Mueller-Stahl, il cardinale decano.

Se la scena dell’esplosione sopra i cieli ‘der Cupolone’ è decisamente suggestiva ed impressionante in quanto ad effetti speciali, così come la ricostruzione di Piazza San Pietro e la folla straripante in attesa della notoria fumata bianca, per nulla abbagliante invece appare la sceneggiatura e, sarà che avevo già letto il romanzo, ma ho avuto l’impressione che non fosse neppure così difficile immaginare la verità e risolvere in anticipo il mistero della vicenda.

Insomma, il film incasserà comunque i suoi soldini, considerando il battage pubblicitario, la trasposizione da un celebre romanzo e la spettacolarità indubbia di certe scene, ma resta pur sempre un’occasione sprecata, molto di più del rischio che correva sin dall’inizio nel confronto con il racconto scritto del quale è comunque una libera trasposizione, fedele sino ad un certo punto, per ammissione dello stesso autore.

02/10/2010 Posted by | 1. CINEMA | , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Film: ‘Alibi e Sospetti’

ALIBI E SOSPETTI

Titolo Originale: Le Grand Alibi

Nazione: FRA  Anno:  2008

Genere:  Giallo

Durata:  93′  Regia: Pascal Bonitzer

Cast: Miou-Miou, Lambert Wilson, Valeria Bruni Tedeschi, Pierre Arditi, Anne Consigny, Mathieu Demy, Caterina Murino

Tratto da un racconto di Agatha Cristie ‘Alibi e Sospetti’ è un giallo attuale, ma di stampo classico. Niente a che vedere insomma con certi thrilleroni d’oggigiorno, tutta violenza, sangue e colpi bassi di montaggio. Anche qui c’è un omicidio, anzi due, ma sono entrambi gestiti senza ricorrere a scene truculente da parte del regista francese Pascal Bonitzer, che propone, insieme alla rediviva Miou-Miou, la sorella meno famosa della compagna del premier Sarkozy ed una sorprendente Caterina Murino la quale, nei panni di una italiana sanguigna, buca lo schermo con grande sensualità e pare porsi in antitesi rispetto all’algida compostezza delle altre protagoniste.

Il film si svolge per gran parte dentro una splendida villa d’epoca immersa nella campagna francese, di proprietà di un senatore appassionato d’armi. Parenti ed amici si ritrovano per trascorrere un sereno weekend, ma colpa delle abitudini fedifraghe di Lambert Wilson, ci scappa il morto, lui stesso ed a parte la drammaticità dell’evento, un assassinio dall’apparente facile soluzione (la moglie gelosa e tradita) si trasforma invece ben presto in un complicato ed ingegnoso caso che stravolge gli avvenimenti accaduti, grazie al ricorso di una prospettiva completamente diversa, con vari indiziati ed una soluzione non priva di una sua imprevedibilità.

L’opera scorre senza grandi sussulti, un po’ fredda ed in uno stile franco-british nel quale risalta l’elegante contesto formale e la quasi distaccata disamina degli eventi e dei caratteri, sino ad un finale, decisamente più movimentato, fra gli splendidi tetti di Parigi dove si dipana la matassa e tutto diventa improvvisamente chiaro e logico.

Un film consigliato a chi ama i gialli leggeri ed immagini prive di qualsiasi effetto di particolare tensione. Una sorta di rappresentazione teatrale nella quale la recitazione e le sfumature dei caratteri prendono il sopravvento persino sugli eventi.

Proprio per questo però non stupisce che abbia avuto scarso successo di pubblico, abituato da tempo a scenari ben più espliciti, meno formali e distaccati. Del tutto stonato invece, come fisique-du-role, il commissario incaricato delle indagini: sembra una caricatura più che lo Sherlock Holmes il quale, in un contesto del genere, sarebbe lecito attendersi.

02/10/2010 Posted by | 1. CINEMA | , , , , , , , , , , | Lascia un commento

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02/10/2010 Posted by | 1. CINEMA, 3. LIBRI, 4. FOTOGRAFIA | Lascia un commento

Film : ‘Across The Universe’

ACROSS THE UNIVERSE

Titolo Originale:  Across The Universe

Nazione:  USA  Anno:  2007

Genere:  Drammatico, Musicale

Durata:  131′  Regia:  Julie Taymor

Cast:  Jim Sturgess, Evan Rachel Wood, Joe Anderson, Dana Fuchs, Cynthia Loebe, Martin Luther, Heather Janneck, Eddie Izzard, Bono

Non ci vuole molto, per chi appartiene alla mia generazione, ad intuire che il titolo non può essere casuale e qualche relazione con il noto brano dei Beatles ci deve pur essere. E difatti tutte le musiche del film sono tratte dalle canzoni dei ‘quattro di Liverpool’, cantate, sceneggiate e recitate dagli stessi protagonisti, senza offendere la ‘sacralità’ delle versioni originali, con un immaginario filo logico e sequenziale, a corredo di una storia che ha le radici nei movimenti studenteschi che sono poi sfociati nella ribellione del ’68. Ci sono ben trentatrè brani dei Beatles, rielaborati con gusto, con tanto di parziale sottotitolazione dei testi e quindi, non fosse che solo per questo, è un film imperdibile, al di là dei suoi meriti, che comunque sono evidenti.

E’ una sorta di mix fra musical, teatro e cinema: un pò ‘Hair’, un pò ‘The Committments’, un pò ‘Saranno famosi’, un pò ‘Notre Dame de Paris’ e un pò ‘Easy rider’, non so se mi spiego. Gli stessi personaggi, a partire dal protagonista maschile, hanno nomi noti come Jude (difficile trovare una relazione con la celeberrima ‘Hey Jude’?…), viene a sua volta da Liverpool e persino nel taglio dei capelli ricorda la mitica band.

Non è però un film inevitabilmente datato nei contenuti: la stessa contestazione giovanile è vista con distacco e criticamente laddove sfocia poi in un radicalismo estremista che devia in violenza gratuita e contradditoria. La stessa che i movimenti che erano sorti durante quegli anni si erano posti come obiettivo di rifiutare, contestare e combattere. La conclusione è che… ‘All you need is love’, il che sembra di una banalità sconcertante ma poi, analizzando la semplicità del messaggio, racchiude pur sempre una grande verità, pur illusoria se non addirittura utopistica che sia.

Grandi effetti scenografici ed uno stile fresco e spigliato fanno di questo film, che alterna momenti di grande impatto visivo ed eleganza formale, ad altri più irrisolti e ripetitivi, un buon affresco riguardo le contraddizioni, le legittime aspirazioni e la voglia di spaccare e cambiare il mondo tipico dei giovani di tutte le epoche, nello specifico tratteggiate ed accompagnate dalle indimenticabili musiche dei “Fabulous 4”.

02/10/2010 Posted by | 1. CINEMA | , , , , , , , , , , , | Lascia un commento