Film: ‘Midnight In Paris’

MIDNIGHT IN PARIS

Titolo Originale: Midnight In Paris

Nazione: USA, Spagna 

Anno:  2011  

Genere:  Commedia

Durata:  94′  Regia: Woody Allen

Cast: Owen Wilson (Gil), Rachel McAdams (Inez), Kathy Bates (Gertrude Stein), Marion Cotillard (Adriana), Léa Seydoux (Gabrielle), Kurt Fuller (John), Mimi Kennedy (Helen), Michael Sheen (Paul), Nina Aranda (Carol), Corey Stoll (Ernest Hemingway), Yves Heck (Cole Porter), Carla Bruni (Guida del Museo), Adrien Brody (Salvador Dalì), Tom Hiddleston (Francis Scott Fitzgerald), Alison Pill (Zelda Fitzgerald), Marcial Di Fonzo Bo (Pablo Picasso), Adrien de Van (Luis Bunuel), Sonia Rolland (Josephine Baker), David Lowe (T.S. Eliot), Tom Cordier (Man Ray), Yves-Antoine Spoto (Henri Matisse), Vincent Menjou Cortes (Henri de Toulouse-Lautrec), Olivier Rabourdin (Paul Gauguin), Francoi Rostain (Edgar Degas), Serge Bagdassarian (detective Duluc) 

TRAMA: Gil e Inez sono in vacanza a Parigi, in compagnia dei genitori di lei. Gil è uno sceneggiatore hollywoodiano di successo che aspira però a compiere un salto di qualità scrivendo un romanzo per il quale ritiene ideale la capitale francese dal punto di vista ambientale, culturale e storico. Inez invece è la classica turista americana in cerca di curiosità nei mercatini e negozi alla moda, la quale però non scambierebbe mai la sua villa con piscina a Malibù con un piccolo attico bohemienne sui tetti di Parigi come vorrebbe invece Gil. Suo padre è un imprenditore d’idee repubblicane il quale ha appena raggiunto un accordo di fusione con una società francese, nonostante ritenga anti americana la politica di tale governo, e la moglie infine non ama né Parigi, né Gil e non vede l’ora di tornarsene a casa, magari dopo aver acquistato un paio di sedie in stile a ‘soli’ 20.000 dollari. Durante una cena vengono raggiunti casualmente da una coppia di conoscenti di Inez, cioè Paul e la moglie Carol. Paul è stato suo professore al college, un uomo di forte personalità ed auto considerazione verso il quale a suo tempo lei aveva preso una cotta e che è stato invitato a Parigi per tenere una conferenza alla Sorbona. Subito lui ne approfitta per invitare Inez e Gil a visitare assieme Versailles il giorno dopo, un’occasione propizia per sfoggiare la sua erudizione storica ed artistica, polemizzando in seguito con modi spocchiosi persino con una guida. Gil non lo sopporta e quando la sera Paul ed Helen li invitano ad andare a ballare lui preferisce passeggiare da solo per le vie caratteristiche di Parigi. A mezzanotte si è perso ma al passaggio di un’auto d’epoca viene invitato a salire a bordo da un’allegra compagnia per condurlo ad una festa. Giunti a destinazione, Gil non può fare a meno di notare che l’abbigliamento dei partecipanti ed il genere di musica suonata al piano è rigorosamente retrò. Quando viene avvicinato da una donna di origine americana che si presenza come Zelda Fitzgerald moglie dello scrittore Scott, egli pensa ad uno scherzo, anche perché l’uomo che suona il piano assomiglia come una goccia d’acqua a Cole Porter. Confuso e convinto di aver esagerato con il vino ad una degustazione alla quale aveva partecipato con Inez in precedenza, egli viene invitato da Scott e Zelda ad un altro giro in auto, che si conclude in un bistrot dove viene presentato a Ernest Hemingway. Rimasto solo con lui, Gil non sa più cosa credere ma sta al gioco e chiede allo scrittore di potergli far leggere il romanzo che sta ultimando per avere un suo parere. Hemingway si rifiuta ma gli dice che lo passerà alla sua amica e scrittrice a sua volta, Gertrude Stein. Gil si precipita in hotel per prendere il manoscritto, ma dopo pochi passi torna indietro essendosi dimenticato di chiedere a Hemingway dove si rivedranno, ma al posto del locale trova un negozio di elettrodomestici. Incerto fra fantasia e realtà il giorno dopo racconta la sua avventura a Inez, la quale lo snobba. La sera dopo, plico del romanzo alla mano, conduce Inez nello stesso posto del passaggio dell’auto d’epoca, ma dopo un po’ di tempo trascorso inutilmente ad aspettare, la fidanzata seccata prende un taxi e torna in hotel. Poco dopo, allo scoccare della mezzanotte, ecco apparire l’auto che si ferma di fronte a Gil ed al suo interno c’è Hemingway. Stavolta la fermata è alla casa di Gertrude Stein, dove Gil conosce Picasso e l’affascinante compagna del pittore Adriana, già amante di Modigliani e Bracke, alla quale confida la sua passione per l’epoca nella quale si ritrova sorprendentemente immerso, mentre la donna sostiene di rimpiangere quella che l’ha preceduta. Tornato in hotel, evita d’insistere con Inez, per nulla intenzionato però a rinunciare al suo sogno. La distanza fra loro diventa sempre più ampia, così come la conoscenza di tante personalità della letteratura e delle arti del passato in generale è eccitante ma contribuisce anche a mettere a nudo i loro difetti e limiti smitizzando conseguentemente la passione di Gil per quell’epoca.  L’incontro notturno su un ponte della Senna con una ragazza che aveva conosciuto giorni prima in un mercatino e la presa di coscienza che è fondamentale condividere le stesse passioni e sensazioni per vivere un vero rapporto di coppia, convince Gil ad accettare serenamente il suo tempo ed a lasciarsi alle spalle il passato, inclusa Inez ed i suoi altezzosi genitori ed amici.           

VALUTAZIONE: tutto il fascino di una città come Parigi, ieri ed oggi, rappresentato con grande charme da Woody Allen. Una galleria di personaggi storici irresistibili per chi li ha sempre visti come un punto di riferimento, i quali vengono in questo caso smitizzati ed anche un po’ ridotti simpaticamente a livello caricaturale. Un’opera che s’immerge nel passato della ‘belle époque’ senza nostalgia per sostituirlo al presente, ma la brillante idea che sta alla base del film è anche il suo limite, perché è gioco facile guadagnarsi simpatia e crediti affidandosi ad una galleria di personaggi così noti e suggestivi.

 

Quante volte abbiamo sentito dire, da qualche anziano specialmente, che il cibo ‘di una volta’ era migliore, che ‘una volta’ c’era più rispetto, che ‘una volta’ la gente era più rispettosa del prossimo e che pure gli artisti ‘di una volta’ erano tutt’altra cosa come qualità e carisma rispetto a quelli di oggi. Salvo poi scoprire che i nostri nonni dicevano le stesse cose ai nostri padri e così via. Nel caso di ‘Midnight in Paris’ basta guardare alla figura della seducente Adriana, la quale vive negli anni venti ma avrebbe voluto nascere nella seconda parte dell’ottocento, quando pittori impressionisti come Toulouse-Lautrec e Gauguin rimpiangevano invece di non aver fatto parte dell’epoca Rinascimentale di Michelangelo e Raffaello.

Insomma, non siamo mai contenti e la verità, secca doverlo ammettere, forse la dice proprio il personaggio più odioso del film, il ‘geniale’ Paul, come lo definisce la sua ex allieva Inez che l’ha avuto come professore al college (a proposito, i nomi completi di cognome in quest’ultima fatica di Woody Allen riguardano solo gli artisti del passato), il quale sostiene, riguardo la nostalgia per le persone e le cose di un tempo remoto, che la prova solo chi ha qualche problema a relazionarsi con il presente, e la storia messa in scena da Woody Allen, sembra confermarlo appieno.

Gil e Inez, prossimi al matrimonio, hanno qualche disaccordo di vedute, dietro l’apparente feeling di una coppia benestante e senza particolari problemi. Gil, come molti americani di buona cultura ed apertura mentale, è irresistibilmente attratto dal fascino della vecchia Europa, che in Parigi trova la sua sintesi ideale. E’ lui stesso a decantare queste sensazioni ad Adriana, della quale Gil s’invaghisce dopo averla conosciuta, come vedremo, in circostanze particolari e che lo accompagna durante una passeggiata notturna fra le vie della città lungo Senna: ‘…a volte mi chiedo come possa qualcuno realizzare un libro, un dipinto, una sinfonia o una scultura che possa competere con una grande città. Non ci si riesce, ci si guarda intorno ed ogni strada, ogni boulevard, sono in realtà una speciale forma d’arte e quando uno pensa che nel gelido, violento, insignificante universo esiste Parigi, esistono queste luci… insomma, andiamo, non succede niente su Giove o su Nettuno, ma da lassù, nello spazio, uno può vedere queste luci, i caffè, la gente che beve e che canta. Per quanto ne sappiamo Parigi è il posto più <cool> dell’universo…‘. 

Gil è perciò profondamente attratto dal ‘profumo di storia e cultura’ che aleggia lungo i vicoli ed i lastricati delle vie parigine. Le stesse che un tempo percorrevano artisti come Hemingway, Scott Fitzgerald e tanti altri di diversa estrazione ma accomunati da un grande talento. Chissà che fermento c’era allora in quelle strade ed in quelle notti, è portato a pensare Gil, fra personalità che vivevano a pane ed arte, amore, grandi ideali, qualche eccesso e che spesso s’incontravano, frequentavano, discutevano e litigavano fra loro in nome di quella sofferenza interiore che Gertrud Stein definisce così: (‘…il compito dell’artista non è di soccombere alla disperazione, ma di trovare un antidoto per la futilità dell’esistenza…‘) e che poi esprimevano in innumerevoli opere che ora rimiriamo con rispetto ed ammirazione nelle sale dei musei. Figurarsi quindi quale emozione ed arricchimento potrebbe derivarne per qualcuno che oggi, per assurdo o per qualche strana forma di magia, potesse essere trasportato di persona proprio in quel periodo storico, a contatto diretto con i protagonisti di quelle stesse opere. ‘Midnight In Paris’, grazie alla potenza espressiva ed immaginifica del cinema racconta proprio una vicenda del genere.

Ma torniamo ad Inez, alla quale a differenza di Gil, a proposito di Parigi interessano soltanto gli aspetti più superficialmente e tradizionalmente turistici, ovvero i classici percorsi: Versailles, ad esempio, i musei del Louvre e d’Orsai, un fugace bacio romantico sul ponticello dove Monet ha realizzato un paio dei suoi capolavori (‘Lo Stagno delle Ninfee‘, del quale esiste la versione denominata ‘armonia rosa‘ ed un’altra definita invece ‘armonia verde‘), oltre ad una toccata e fuga nei mercatini delle pulci o in qualche negozio di antiquariato preferibilmente non ‘cheap’ (economico), come commenta ironicamente sua madre, alla quale ventimila dollari per acquistare un paio di sedie in stile non fanno né caldo né freddo. Inez non si sognerebbe neppure di lasciare la villa con piscina di Malibù in California per trasferirsi a Parigi come vorrebbe Gil, per vivere davvero da vicino e più a lungo possibile le magiche atmosfere della capitale francese. Come essi riescano a stare assieme non si sa, visto che, contrariamente alla logica e come ammette egli stesso ad Adriana che gliene chiede riscontro, lui e Inez vanno d’accordo soltanto su alcune questioni di secondaria importanza, a parte il fatto che dal punto di vista prettamente esteriore sono indubbiamente una bella coppia e magari nell’intimità rimediano a tutto il resto. Gli stessi genitori di Inez, i quali hanno la puzza sotto il naso, considerano la vacanza a Parigi non più che un dovere di rappresentanza, dato che il padre ha appena accettato una fusione fra la sua società ed una francese, ma da buon repubblicano conservatore, mal sopporta la politica non subalterna nei confronti degli Stati Uniti da parte del governo francese. Entrambi non vedono l’ora di tornarsene nella patria a stelle e strisce; senza tanti sottintesi poi ritengono Gil inadatto alla figlia, poco concreto e troppo sognatore…(leggi il resto del commento cliccando qui sotto su ’Continua a leggere’)

A peggiorare la situazione, ma in realtà dal punto di vista dello spettatore a svilupparla narrativamente, ci si mette anche l’incontro fortuito con Paul e Carol, i quali un pò per cortesia, molto per esibizionismo, costringono Gil e convincono invece facilmente Inez a passare assieme buona parte del tempo della loro permanenza a Parigi, con Paul che non perde l’occasione per sciorinare la sua cultura a largo raggio, mentre Carol lo segue da vicino con la fotocamera e scatta dei primi piani che, ci sarebbe da scommetterci, escludono persino il paesaggio intorno, ritenendolo del tutto superfluo rispetto al soggetto. Qualunque argomento si tratti, Paul sfoggia puntualmente la sua arrogante erudizione: riguardo l’arte si esprime come un libro stampato e senza ammettere repliche, anche se a provarci è nientemeno che… la signora Sarkozy, ovvero Carla Bruni, nei panni di una raffinata e tenace guida; la moglie Carol ne tesse le lodi persino come esperto sommelier, quando vengono invitati in serata ad una degustazione di vini ed in conclusione di giornata lo esalta persino come prode ballerino. Inez, già vittima di una cotta ai tempi del college, pende dalle labbra del ritrovato professore e, come ammetterà in seguito, non solo da quelle, mentre Gil più che un rivale, vede Paul semplicemente come un rompiscatole, dal quale stare alla larga il più possibile.

Ed è proprio quando Gil si rifiuta di aggregarsi alla compagnia per andare a ballare in un locale proposto ovviamente da Paul, decidendo di compiere una passeggiata per suo conto che, proprio allo scoccare della fatidica mezzanotte, già protagonista del destino di altre note figure di fantasia di buona memoria come Cenerentola, avviene quello che, sin lì e senza conoscere la trama in anticipo, non ti aspetteresti proprio. Ma mentre nella fiaba, com’è noto, la giovane fanciulla doveva fuggire prima che l’orologio battesse la fatidica ora, per Gil al contrario inizia tutto da quel momento.

‘Midnight In Paris’ sino a questo punto ha rispettato in pieno i canoni della commedia di costume, con qualche pungente notazione sociologica e politica che Woody Allen non fa mai mancare, partendo nell’occasione da una serie di inquadrature a colori pastello anticato, quasi si trattasse di immagini di repertorio di qualche anno fà, per mostrare alcuni scorci di Parigi fra i più classici e suggestivi al tempo stesso, quando improvvisamente la storia subisce un vero e proprio sconvolgimento dal punto di vista narrativo entrando in una nuova dimensione nella quale persone e cose provengono da quasi cento anni fà. E non si tratta di personaggi qualsiasi, come scopre ben presto Gil, dapprima incuriosito, poi convinto di essere finito in qualcosa di analogo a ‘scherzi a parte’, quindi incredulo, infine sconvolto ed entusiasta per l’irrazionalità ma anche l’eccezionalità di ciò che gli sta accadendo.

D’altronde cosa potrebbe succedere di più eccitante ad uno scrittore americano giunto a Parigi con l’intenzione di ripercorrere i luoghi frequentati in passato da alcuni dei suoi miti, illudendosi di respirare l’aria di un’epoca d’altri tempi della quale avrebbe fortemente voluto far parte, quando viene a trovarsi a tu per tu, per davvero, con personaggi del calibro, appunto, di Francis Scott Fitzgerald, Cole Porter, Ernest Hemingway, Pablo Picasso, Gertrude Stein, Salvador Dalì, Josephine Baker, Luis Bunuel, Man Ray, Henri Matisse, T.S. Elliot, Henri de Toulouse-Lautrec, Paul Gauguin, ed Edgar Degas (non credo nemmeno di averli citati tutti). Sarebbe come se un appassionato di musica potesse immergersi da protagonista nell’epoca, gli ambienti familiari ed i circoli culturali che frequentava Mozart o, che so, più vicino a noi, l’entourage dei Beatles. Diciamolo: l’idea non è nuova perché già Stephen King ha immaginato qualcosa di analogo e forse ancora più fantasioso nel suo ultimo romanzo ’22/11/’63’ nel quale presume che esista una sorta di porta che conduce al passato, oltrepassata la quale un uomo può ripercorrere un evento come l’assassinio di John Fitzgerald Kennedy agendo in modo da cambiarne le sorti e con esso mutare quindi anche il corso della storia.

Woody Allen non s’è spinto fino a tanto ed il protagonista del suo film non ha alcun potere, tanto meno l’intenzione, di cambiare la storia dei suoi miti letterari ed artistici con i quali viene in contatto, dapprima stupefatto e timido, ma infine adattandosi ben presto ad essi ed alla nuova realtà parallela come se ne facesse parte da sempre. Naturalmente l’esperienza lo segna profondamente perché, ad esempio e non solo, ha l’occasione di assistere di persona alla discussione fra Gertrude Stein e Pablo Picasso riguardo la sua ultima creatura ‘La Bagnante‘, che in seguito gli sarà utile per togliersi la soddisfazione di stupire, per la sua competenza e conoscenza di particolari inediti di quel dipinto, quel presuntuoso di Paul e la stessa Inez durante una visita al museo. Egli ha però anche modo di frequentare da vicino alcuni dei personaggi più noti della storia della letteratura, della pittura e del cinema e, arricchendosi del loro intelletto e valore, al tempo stesso prende coscienza pure dei loro limiti, le manie, le ossessioni, i difetti insomma che erano tutt’altro che assenti anche in personalità di quel rango, solitamente ritenute perfette proprio in considerazione della loro statura artistica.

Non solo, Gil ha anche l’opportunità di abbozzare una fugace quanto intensissima e casta love story con la già citata Adriana, amante di Picasso e precedentemente di Modigliani e Braque, grazie alla quale riesce a comprendere infine come ogni epoca è portata ad esaltare i suoi simboli e non c’è mai fine nel rincorrere i propri sogni ritenendoli sempre più suggestivi, seducenti ed inebrianti della realtà vissuta al presente. Adriana, al contrario di Inez, è una donna disposta ad ascoltare le declamazioni poetiche di Gil, come quella citata all’inizio, a condividere i suoi sogni con pari sensibilità, tant’è che fra loro nasce immediata e spontanea un’intesa che sembra preludere ad un’appassionante storia d’amore. Perlomeno sino a quando è lei a rompere l’incantesimo ed a far aprire gli occhi a Gil, rivelandogli che il suo ideale d’epoca non è quello nel quale lui l’ha appena conosciuta, ma precedente di almeno trenta/quarant’anni, ribaltando quindi nei confronti di Gil, il quale a quel punto decide di non seguirla, la situazione inconciliabile che si è già creata in merito fra Gil stesso e Inez.

La carrellata di personalità artistiche e storiche che appaiono in rapida sequenza nel corso del film, come in una sorta di museo delle cere improvvisamente rianimate, ovviamente descritta non più che a livello di abbozzo, merita qualche considerazione a parte. L’idea di base è divertente e geniale, naturalmente: chiunque vorrebbe trovarsi al posto di Gil, il quale è altresì l’evidente alter-ego del regista. Si potrebbe dire che come Gil sogna di vivere l’epoca di Hemingway e Scott Fitzgerald, così Woody Allen, oramai quasi ottuagenario, vorrebbe avere l’aspetto fisico e l’età dell’attore protagonista Owen Wilson e, non essendo possibile, ha riversato su di lui una parte almeno della sua ben nota ed apprezzata ironia, persino la sua usuale gestualità e mettendogli in bocca le battute che avrebbe voluto recitare lui. L’atteggiamento del regista nei confronti di tutti questi personaggi carismatici è simpaticamente caricaturale ma nel senso che evidenzia alcune delle caratteristiche peculiari che li hanno resi famosi sgravandole però della patina di sacralità. In tal senso svolge egli stesso una sorta di outing, come a voler riportare le loro figure, inclusa la sua, ad una dimensione più ‘terrena’, per così dire, senza prenderle troppo sul serio insomma. Egli infatti sottolinea di ognuno di loro qualche aspetto curioso, che è appunto un modo per ironizzare sul suo stesso personaggio d’autore ed in generale sul concetto medesimo di mito. 

Da ciò si deduce l’ossessione di Salvador Dalì: ‘…Io ci vedo un… rinoceronte!‘, oppure l’enfasi con la quale Hemingway cita se stesso con una prosa sicuramente efficace ma torrenziale: ‘…tutti gli uomini temono la morte. È una paura naturale che ci consuma tutti. Temiamo la morte perché sentiamo che non abbiamo amato abbastanza o non abbiamo amato affatto, che alla fine sono la stessa cosa. Comunque, quando fai l’amore con una donna davvero eccezionale, una che merita il massimo rispetto in questo mondo e che ti fa sentire davvero potente, quella paura della morte sparisce completamente. Perché quando condividi il tuo corpo ed il tuo cuore con una donna eccezionale il mondo svanisce. Voi due siete le uniche persone nell’intero universo. Stai conquistando quello che non molti uomini hanno conquistato prima, hai conquistato il cuore di una donna eccezionale, la cosa più vulnerabile che lei può offrire ad un’altra persona. La morte non indugia più nella mente. La paura non annebbia più il tuo cuore. Solo la passione per vivere, e per amare, diventa la tua unica realtà. Questo non è un compito facile, per esso ci vuole un insormontabile coraggio. Ma ricorda questo, nel preciso momento in cui farai l’amore con una donna davvero eccezionale ti sentirai immortale!…‘ e subito dopo non vede l’ora di menare le mani con qualcuno. Che dire poi di Luis Bunuel, al quale Gil suggerisce il tema di un celebre film che quest’ultimo realizzerà in seguito (‘L’Angelo Sterminatore‘), senza che l’autore ne comprenda in quel momento il senso. E Scott Fitzgerald che accetta con evidente compiacimento i complimenti dell’amata Zelda riguardo le sue qualità di scrittore ma poi non è neppure capace di trovare le parole giuste per trattenerla quando accetta l’invito del playboy di turno. E se Hemigway lo rimprovera di vanificare le sue qualità perdendo tempo e testa dietro quella donna, egli non trova di meglio che correrle appresso lasciando Gil solo in compagnia del suo mito. 

Tutto ciò impreziosisce certamente il film ma al tempo stesso ne fissa i limiti: da un lato riguardo l’inevitabile approssimazione con la quale raffigura queste illustri figure, in alcuni casi delle vere e proprie macchiette (Dalì e Picasso ad esempio), dall’altro però servendosene, in maniera decisamente sospetta però, per catturare ancora di più il facile plauso e la curiosità dello spettatore e dei media. Ad accrescere questo dubbio contribuisce anche l’immagine della bella, peraltro, locandina del film, nella quale lo sfondo del cielo di Van Gogh (tratto dal celebre ‘Notte Stellata‘) è elegante ed efficace per rappresentare non solo dal punto di vista tonale lo spirito dell’opera, ma anche per mostrare in un sol colpo l’anima che la trascende, un piacevole mix di realtà e fantasia oppure, si potrebbe anche dire, di vero e di artefatto; però, cosa c’entra Van Gogh con il film, fra i tanti artisti che invece vi compaiono? L’impressione che ne segue pertanto è quella di una scaltra operazione di marketing.

Un film di Woody Allen, nonostante le suddette riserve, comunque non passa mai inosservato e soprattutto lo si vede quasi sempre con grande piacere. In questo caso egli riesce in pochi ma significativi tratti a rappresentare le atmosfere di Parigi nell’epoca d’oro degli anni venti con la proverbiale scioltezza di linguaggio e la familiarità espressiva che lo contraddistinguono, fino a far concludere anche a noi: ‘…che Parigi esista e qualcuno scelga di vivere in un altro posto nel mondo sarà sempre un mistero per me!..‘. ‘Midnight in Paris’ è pervaso infatti da un romanticismo che si sposa perfettamente con i luoghi che lo ispirano e che non diventa però mai stucchevole, in contrasto con il pragmatismo, se non addirittura il cinismo, delle persone con le quali Gil si è accompagnato per giungere sin lì.

Il finale, che di primo acchito può apparire un pò sbrigativo, in realtà è l’inevitabile conseguenza cui conduce la storia narrata sino a quel punto. Come in una sorta di giallo, quando si vagliano tutti i probabili assassini senza arrivare ad identificare quello giusto, nel caso di Gil egli è uscito infine dalla favola nella quale aveva tanto desiderato entrare, con la consapevolezza che in fondo: …il passato non è affatto morto, anzi non è nemmeno passato!…‘. Il passato, il presente ed il futuro possono essere infatti riassunti ed identificati dalla figura di Gabrielle, che Gil incontra mentre vaga solitario su un ponte della Senna, dopo aver rotto definitivamente con Inez e che egli aveva conosciuto in un mercatino dove lei vende vecchi dischi di Cole Porter che ama come lui. Scopre così che anche a Gabrielle piace passeggiare sotto la pioggia senza avere paura di bagnarsi, perché in fondo ciò che conta nella vita è dare ascolto alle proprie passioni e condividerle con chi è in grado di percepirle, anche nei particolari più insignificanti come una vecchia canzone di Cole Porter. ‘La vigliaccheria deriva dal non amare o dall’amare male, che è la stessa cosa…‘ afferma uno che se n’intende, cioè Ernest Hemigway.

Detto dell’alter ego riguardo Owen Wilson (da antologia il primo piano mentre osserva a bocca aperta Josephine Baker che danza e l’espressione del suo viso passa dall’incredulità, all’accenno di un sorriso di assenso confermato da una leggera alzata di spalle che rappresenta l’esatto momento nel quale egli abbandona ogni ritrosia e si lascia trasportare nell’inaspettata ed eccitante avventura nella quale è stato trascinato), il resto del cast è assolutamente all’altezza, come di prammatica con Woody Allen: dalla carismatica e risoluta Kathy Bates, alla straordinariamente sensuale Marion Cotillard che si contrappone all’altrettanto affascinante, seppure a livello meramente esteriore, Rachel McAdams; dal bravissimo antipatico Michael Sheen (già perfido Volturo nella saga di ‘Twilight’), alla coppia Kurt Fuller e Mimi Kennedy che meglio non avrebbe potuto rappresentare il conservatorismo arrogante di certa classe sociale americana e la benemerita categoria dei caratteristi che ha fatto la fortuna di innumerevoli film d’oltreoceano. 

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Un pensiero su “Film: ‘Midnight In Paris’

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