Libro: ‘Jezabel’

JEZABEL

JezabelDi Irène Némirovsky

Anno Edizione 2010

Pagine 194

Costo € 10,00

Traduttrice Laura Frausin Guarino

Ed. Adelphi (collana ‘Gli Adelphi’)                                                                                                                                                                                                                                                       

TRAMA:  Una donna è alla sbarra in un tribunale di Parigi. Il suo nome è Gladys Eysenach ed è accusata di aver ucciso un giovane ventenne. Ancora bellissima, pur avendo oramai superato la sessantina, Gladys è una ricchissima vedova che non ha più voluto sposarsi, preferendo una vita di piacere senza impegni particolari, avendo soltanto l’imbarazzo della scelta fra i suoi numerosi pretendenti, l’ultimo dei quali è il conte Aldo Monti de Fieschi. Sparando con una rivoltella a Bernard Martin, la protagonista sembra aver commesso un omicidio che ha origine in un rapporto di gelosia finito male con il suo giovane amante. Gladys o Jezabel, come la vittima l’aveva ribattezzata riferendosi al personaggio di una tragedia di Racine, è stranamente arrendevole durante il processo e chiede al giudice, davanti ad una platea gremita e trepidante per il caso scabroso che riguarda una nota donna di mondo, di essere condannata per il male che ha compiuto. La pena di cinque anni appare quindi tutto sommato benevola e giunge grazie all’abilità del suo avvocato difensore ed alle testimonianze favorevoli di alcune persone che le sono state vicine. Gladys Eysenach è una donna la quale ha fondato i suoi valori e tutta la sua esistenza sulla bellezza, l’apparenza e la vanità, alle quali non vuole in alcun modo rinunciare. La storia della sua vita e le ragioni che l’hanno spinta sino a quel gesto estremo sono narrate nella seconda parte del romanzo e riservano qualche sorpresa per il lettore.

VALUTAZIONE: altro straordinario racconto di Irène Némirovsky. Il ritratto spietato e straordinariamente attuale di una donna che ha dedicato totalmente la vita all’egoistica ed illusoria ricerca dell’eterna gioventù, sacrificando ed usando le persone intorno a lei, non esclusi gli affetti più profondi, pur di rimanere il più a lungo possibile desiderabile ed invidiabile protagonista della scena.     

 

Perchè Jezabel innanzitutto, se la protagonista si chiama in realtà Gladys, il cui cognome da ragazza era Burnera, sposata quindi a Richard Eysenach, del quale è rimasta poi vedova? Jezabel, non è obbligatorio saperlo, è una figura d’origine biblica, utilizzata anche da Jean Racine in una sua commedia teatrale, alla quale ultima in particolare si riferisce pure Iréne Nèmirovsky in questo suo romanzo.

Jezabel 09Jezabel (da ‘Jeza’baal’, ovvero ‘amante di Baal’, signore e Dio dei popoli semitici) è diventato nel tempo sinonimo femminile di dissolutezza, arrivismo e seduzione. Essa era moglie del re Achab d’Israele ed essendo subdola, bugiarda ed egoista, ha trascinato quest’ultimo nel peccato e nell’idolatria. Il suo personaggio viene comunemente associato alle donne che sono molto abili nel manipolare gli uomini facendo leva sulla loro avvenenza e disinvoltura morale, per così dire.

Jezabel 07Una descrizione, questa, la quale ben si adatta all’opinione che aveva Bernard Martin di Gladys, da lui appunto chiamata Jezabel, prima di essere ucciso dalla stessa protagonista dell’omonimo romanzo della straordinaria scrittrice, ucraina di nascita ma francese d’adozione, scomparsa settantun anni fa ad Auschwitz. Eppure Iréne Nèmirovsky è così attuale e piacevole da leggere ancora oggi, che la sua bibliografia è stata lodevolmente ripubblicata da Adelphi, un volume alla volta nel corso degli ultimi anni, conquistando una nutrita serie di ammiratori che la seguono, attendendo l’opera successiva come se si trattasse, per assurdo, di un’autrice ancora in vita. Io sono tra quei fortunati che l’hanno scoperta per caso e non finisco di stupirmi ogni volta che leggo una sua opera poiché, al di là dell’argomento che Iréne affronta nei suoi racconti, quello che più sorprende ed affascina nel suo caso è la modernità, unita alla scioltezza e chiarezza della sua prosa, sia dal punto di vista tematico che persino nel linguaggio e nell’etica del pensiero, tutt’altro che superati.

Jezabel 10Quest’ultimo romanzo (non nell’ordine cronologico della sua bibliografia ma riguardo la mia personalissima sequenza di lettura delle sue opere che, potrà forse notare chi mi segue in questo blog, sto gustando un pò per volta come se si trattasse degli ultimi cioccolatini di una scatola la cui marca è oramai esaurita), non fa eccezione alla regola e francamente devo trovarne ancora uno che si possa definire men che bello, fra i seguenti che ho apprezzato sinora: ‘David Golder‘, ‘I Cani e i Lupi‘, ‘I Doni della Vita‘, ‘Il Ballo‘, ‘Il Calore del Sangue‘, ‘Suite Francese‘, ‘Il Malinteso‘ (clicca sopra il titolo se vuoi leggere i miei commenti ad essi, già pubblicati in questo stesso sito).

Jezabel 01Se ‘David Golder’ è il duro ritratto di un uomo che ha trascorso la sua vita rincorrendo il denaro ed il profitto, accorgendosi troppo tardi che nel frattempo è già arrivato al capolinea, ‘Jezabel’ è il ritratto di una donna che al contrario vorrebbe fermare il tempo, assaporarne il più a lungo possibile il piacere di viverlo a suo modo e nell’età migliore, mentre per lei è angosciante il suo trascorrere ineluttabile in confronto alla necessità di rimanere per sempre giovane, splendida e desiderabile. Il denaro in eredità ed in abbondanza che le ha lasciato Richard è perciò funzionale per lei allo scopo di comprare persino un pò di quel tempo, per così dire. Il che ovviamente è inattuabile dal punto di vista biologico, ma non per l’immagine di sé che lei intende conservare il più a lungo possibile nei confronti delle persone che frequenta. Alle quali non è dato sapere, avendo preventivamente corrotto chi di dovere, che Gladys è riuscita a truccare persino i documenti d’identità affinché le fossero tolti dieci anni, almeno nominalmente, e se avesse potuto ne avrebbe chiesti anche di più. Per il resto madre Natura l’ha aiutata generosamente, conservandola molto più giovane nell’aspetto rispetto alla vera età anagrafica…(leggi il resto del commento cliccando qui sotto su ’Continua a leggere’)

Così d’altronde la descrive efficacemente Iréne Némirovsky nelle prime pagine, quando Gladys appare dimessa davanti al giudice, alla giuria ed il pubblico in tribunale: ‘…per quanto vecchia, e priva del suo prestigio mondano, Gladys era ancora bella: il tempo l’aveva sfiorata a malincuore, con mano cauta e gentile, alterando appena le linee di un volto in cui ogni tratto sembrava amorevolmente modellato, accarezzato con tenerezza. Il lungo collo bianco era rimasto intatto; solo gli occhi, che niente può ringiovanire, non brillavano più come un tempo e il loro sguardo tradiva la prudenza ansiosa e stanca dell’età. Ma chi la vedeva quando abbassava le belle palpebre poteva riconoscere in lei la fanciulla al suo primo ballo, a Londra, dai Melbourne, in una lontana e magica sera di giugno…‘. Ed è forse ancora più esplicativa e pungente questa breve descrizione del personaggio al culmine del suo personale successo ed autostima: ‘Gladys aveva della propria bellezza una consapevolezza profonda, che non l’abbandonava mai e le dava una pace interiore in ogni momento della giornata. La sua vita era semplice: vestirsi, piacere, incontrare un uomo innamorato, e poi ancora vestirsi, piacere…‘. 

Jezabel 06Il romanzo è strutturato perciò al contrario: parte cioè dalla conclusione, in linea con quanto appena citato all’inizio del paragrafo precedente e solo in un secondo momento racconta l’antefatto, ovvero la vicenda esistenziale che ha condotto la protagonista a finire in tribunale, accusata di un ferale omicidio che lei non prova nemmeno a negare, davanti ad un pubblico al quale non sembra vero di poter assistere alla descrizione e divulgazione dei vizi privati di una delle protagoniste mondane più in vista della città. Anche se si tratta di un interesse effimero, che scema immediatamente, appena dopo che è stata pronunciata la sentenza e la folla sgombra l’aula del tribunale: ‘si dimenticano gli attori quando lo spettacolo è finito e nessuno pensava più a Gladys Eysenach…’.

Cosa l’ha condotta sin lì è quindi qualcosa che il lettore scopre solo nell’ultima parte del racconto, come se si trattasse di un giallo, seppure mano a mano che scorre il romanzo è sempre più evidente quale può essere la chiave di volta attorno alla quale ruota il processo a carico della protagonista. Lo scopo ultimo della stessa è in realtà quello di ammettere la responsabilità del delitto del quale è accusata pur di riuscire al tempo stesso a celare la questione che le sta decisamente più a cuore, ovvero la reale consistenza della sua età, alla quale è comunque  indissolubilmente legato il movente dell’assassinio che ha commesso. La condanna a ‘soli’ cinque anni di carcere, una sentenza senz’altro benevola in considerazione della gravità del fatto, giunge quindi grazie a tre motivazioni che emergono nel corso del dibattimento processuale: il desiderio d’espiazione al quale Gladys non tenta neppure minimamente di sottrarsi; la bravura del suo avvocato nel reclamare le attenuanti impostando la sua strategia difensiva sull’omicidio d’origine passionale e l’atteggiamento dimesso e collaborativo della donna nell’assumersi la responsabilità del fatto ed anzi reclamando la giusta punizione affinché lo scempio sulla sua vita precedente sia concluso il più presto possibile. Nessuno pertanto, tranne il lettore, può sapere che questo atteggiamento arrendevole è in realtà finalizzato unicamente a sviare l’accusa dalla vera ragione che sta alla base della morte di Bernard, quando nel corso dell’ultima discussione con Gladys lui ha tentato di rispondere al telefono che squillava ed all’altro capo del filo c’era il conte Aldo Monti de Fieschi, per svelare la verità dei fatti quindi al più recente amante e pretendente della donna.

Jezabel 04Quanto sia attuale la figura di questa cortigiana del gran mondo, quando qualche anno prima era nel pieno del suo successo e splendore, lo descrive perfettamente la scrittrice nella parte centrale del suo romanzo: ‘Gladys era circondata da uomini innamorati. A giuramenti, suppliche, lacrime era assuefatta come l’alcolizzato lo è del vino; non le bastavano mai, ma il loro dolce veleno le era necessario come l’unico alimento che potesse tenerla in vita. Non se lo nascondeva. Pensava che una donna non è mai sazia, che è un piccolo animale infaticabile, che un ambizioso può stancarsi degli onori ed un avaro dell’oro, ma una donna non rinuncerà mai al suo mestiere di donna. Quando i suoi pensieri correvano alla vecchiaia, questa le sembrava ancora così lontana che la guardava in faccia senza tremare, e si figurava che per lei la morte sarebbe arrivata prima della fine del piacere…’. Ci trovate qualcosa di molto differente rispetto alla descrizione di qualche star dello spettacolo, e non solo quelle, che riempiono le cronache rosa dei giorni nostri?

Gladys/Jezabel ha sempre manovrato le persone intorno a lei per rimanere saldamente al centro della scena, che si tratti di uomini che pendono dalle sue labbra oppure di donne che cercano in ogni modo d’imitarla: ‘Gladys era sempre circondata da donne che erano, tutte, soltanto il suo pallido riflesso; imitavano le sue toilette, i suoi capricci, i suoi sorrisi. Gladys amava quel cerchio di volti imbellettati che si protendevano avidamente verso di lei, quel tintinnio di gioielli che la seguiva, quegli sguardi scintillanti, falsi, colmi d’invidia e di odio, in cui lei poteva cogliere un sentimento di venerazione ancora meglio che negli occhi degli uomini innamorati…‘. Richard Eysenach è stato l’unico uomo della sua vita del quale lei ha subito volontariamente la personalità, pur essendo ‘brutto, con il busto tozzo e possente, le braccia nodose, la fronte bassa seminascosta, da ispidi capelli neri‘. Richard era però anche un uomo temuto per l’intelligenza  fredda e sottile. Lei amava le sue carezze rudi e selvagge e, in seguito, gli uomini che le piacquero assomigliarono tutti per un verso o per l’altro a Richard, pur essendo stata l’amante di molti.

Jezabel 11Dal loro matrimonio è nata una figlia, Marie-Thérèse, con la quale Gladys, ha ostinatamente negato, a se stessa in primis, che potesse nascere una competizione, semplicemente perché non concepiva il pur inevitabile fatto che sarebbe diventata a sua volta una donna la quale avrebbe avuto presumibilmente una qualche relazione amorosa, dato che ciò avrebbe significato come implicitamente ammettere che il tempo stava trascorrendo anche per lei, mettendola, a suo credere, in una luce scomoda agli occhi dei suoi spasimanti. Perciò, non solo non aveva accettato che la figlia si fidanzasse a diciannove anni, cercando di rimandare il suo assenso di un paio d’anni, quando Marie-Thérèse avrebbe raggiunto la maggiore età, ma si era decisamente aggrappata all’usanza di quel tempo: ‘…tutte le donne della sua cerchia facevano così. Toglievano uno, due, tre anni ai figli che non potevano nascondere e, a poco a poco, dimenticavano loro stesse la vera età, soddisfacendo così una duplice illusione di donna e di madre… Gladys non vedeva crescere sua figlia; quando le parlava, quando la guardava, nella sua testa ricomponeva i lineamenti di una ragazzina di quindici anni, che ormai esisteva solo per lei…‘.

Quando Marie-Thérèse le confessa di essere rimasta incinta del suo amante, la sera precedente la sua partenza per il fronte di guerra nel quale ha poi trovato la morte, per Gladys, al di là dello choc e l”imbarazzo per la situazione in sé e delle conseguenze che ciò poteva determinare sul futuro della figlia, si preoccupa soprattutto delle implicazioni che la nascita di un nipote avrebbe su se stessa dal punto di vista psicologico e la sua immagine nei confronti degli altri: ‘…quando sentirò uscire dalle sue labbra la parola ‘nonna’, diretta a me, credo che mi ucciderò… ho ragione io, perché vedo la vita com’è, così breve, così triste senza l’amore, senza il desiderio e l’ammirazione degli uomini, e quella lunga o orribile vecchiaia!…’. La morte della figlia, la quale cerca maldestramente di partorire di nascosto per evitare che il frutto del suo amore possa esserle strappato dalla madre decisa a liberarsene a tutti i costi, tenendo in pratica prigioniera in casa la figlia durante tutta la gestazione affinché nessuno potesse vederla e comprendere il suo status, più che dolore in Gladys le procura invece il sollievo per aver avuto, servita oppofrtunamente, la migliore soluzione per sgravarsi (è proprio il caso di dirlo) non solo del fardello che oramai Marie-Thérèse rappresenta ai suoi occhi, ma anche l’ostacolo più evidente per la sua vanità di donna eternamente e per definizione giovane.

Jezabel 12E’ un ritratto spietato quello della Nèmirovsky, che allo stesso tempo però induce il lettore a non provare mai antipatia nei confronti di Gladys, persino a comprenderne in una certa misura l’irrazionale natura. Una sorta di partecipazione e subdola complicità la quale, anche se è difficile ammetterlo, si prova e concede anche di fronte agli atteggiamenti, spesso fuori luogo, se non addirittura umilianti per chi non potrà mai permetterseli, sia per condizione sociale che per cultura e carattere, di certi personaggi famosi di oggi che riempiono le cronache gossip ed a volte, peggio ancora, pure quelle processuali. ‘E’ spaventoso aver fatto del piacere l’unica ragione di vita e vedere il piacere allontanarsi, ma cos’altro c’è al mondo? Sono solo una donna, una fragile donna…‘; la stessa però che: ‘…aveva bisogno di essere sicura del suo potere, sicura di far impazzire un uomo come un tempo, di farlo soffrire. Quando gli uomini soffrivano, il suo tormento, per un attimo, si placava…‘. Quanto sia sottile la distanza fra la prima definizione che Gladys/Jezabel dà di se stessa e quest’ultima che l’autrice disegna impietosamente su di lei lo dimostra lei stessa quando, nell’aula di tribunale dove sta per essere condannata per l’omicidio, passa più volte dall’atteggiamento di una donna depressa, ferita e senza Jezabel 08più forza di reazione, ad alcuni sguardi e sottili quanto illuminanti reazioni, per chi è in grado d’interpretarle, che rivelano la presenza della belva irriducibile, trattenuta a stento dentro di sé, poiché asservita soltanto ad un interesse superiore. 

Centonovantaquattro pagine che scorrono come l’acqua in un ruscello di montagna, se mi si consente la metafora. Ancora una volta Iréne Nèmirovsky coglie il bersaglio nel tratteggiare questa figura di donna misteriosa, tragica e contraddittoria che esigeva fedeltà e devozione per la sua bellezza senza età, proprio lei che non era assolutamente capace di contraccambiarle. Una figura che tendeva, come il romanzo stesso che la descrive e racconta, ad andare oltre il concetto del tempo e ad aspirare, in un certo senso, l’immortalità. ‘Quando aveva la certezza di piacere, quando l’uomo la guardava con ammirazione anche dopo l’amore, era attraversata da un fremito di gioia quasi fisica, mille volte più dolce dell’altra…‘. 

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