Film: ‘C’era Una Volta In America’

C’ERA UNA VOLTA IN AMERICA

C'Era Una Volta In AmericaTitolo Originale: idem

Nazione: Italia, USA 

Anno:  1984

Genere:  Drammatico, Gangster

Durata:  236’  Regia: Sergio Leone

Cast: Robert De Niro (David ‘Noodles’ Aaronson), James Woods (Max Bercovitz), Elizabeth McGovern (Deborah Gelly), Joe Pesci (Frankie Minaldi), Tuesday Weld (Carol), Burt Young (Joe), Treat Williams (Jimmy O’Donnell), Danny Aiello (Vincent Aiello), Richard Bright (Chicken Joe), James Hayden (Patsy Goldberg), William Forsyte (Philip ‘Cockeye’), Jennifer Connelly (Deborah da adolescente), Mario Brega (Mandy), Darlanne Fluegel (Darlanne Flugel Eve), Larry Rapp (‘Fat’ Moe Gelly), Robert Harper (Sharkey)

TRAMA: David ‘Noodles’ Aaronson riceve a Buffalo una lettera anonima nella quale risulta che qualcuno sa molte cose riguardo il suo passato, nonostante egli avesse lasciato New York trentacinque anni prima in fretta e furia, sicuro di non aver lasciato tracce dietro di sé. La missiva lo invita a tornare sui suoi passi per chiarire i dubbi che lo hanno tormentato durante i lunghi anni di lontananza. Noodles è nato e cresciuto nel ghetto ebreo, imparando sin da piccolo a farsi rispettare per strada e non aver paura di nessuno, credendo fermamente in due sentimenti basilari: amore ed amicizia. La prima in particolare per Max con il quale ha condiviso l’ascesa dal nulla sino a mettere in piedi una delle gang più temute ed efficienti della città. L’amore invece lo ha dedicato esclusivamente a Deborah, una splendida ragazzina cresciuta nel suo stesso ghetto. Quando Noodles aveva subito la condanna a dieci anni di carcere per aver ucciso il prepotente e violento Bugsy, il pensiero di Deborah e la solidarietà di Max avevano alleviato il peso della sua detenzione ed una volta tornato in libertà aveva trovato proprio l’amico ad aspettarlo, per riprendere il loro sodalizio. Deborah invece non gli ha nascosto le sue perplessità a legarsi ad un gangster e le sue ambizioni di trasferirsi a Hollywood per tentare la carriera d’attrice. Deluso per averla amata inutilmente per così tanto tempo, Noodles aveva violentato Deborah in auto e poiché il suo amico Max, con la fine del proibizionismo, esprimeva propositi megalomani di rapinare persino Fort Knox, lo stesso Noodles, allo scopo di salvare l’amico dal folle proposito con il minore dei mali, aveva avvisato la polizia in modo che lui ed i suoi amici e soci fossero catturati durante l’ultima spedizione nel ruolo di contrabbandieri. Ma le cose erano andate diversamente dal previsto ed i suoi amici erano rimasti uccisi durante lo scontro con le forze dell’ordine. Roso dai rimorsi, Noodles aveva passato molto del suo tempo dentro una fumeria d’oppio, sinché era stato costretto a dileguarsi precipitosamente per sfuggire ad un attentato, rifugiandosi a Buffalo dove ha cambiato vita. Sinché quella lettera non lo ridesta dal lungo torpore e la curiosità di conoscere la verità, qualunque essa sia, lo spinge a tornare indietro.   

VALUTAZIONE: capolavoro di un autore che molti identificano solo con i suoi celebri spaghetti-western grazie ai quali si è guadagnato l’attenzione internazionale. Un film perfetto sotto tutti i punti di vista, purtroppo l’ultimo di una prestigiosa ma breve carriera, caratterizzata da pochi titoli, ma praticamente tutti considerati oramai dei ‘cult’.                                                                                                          

La storia di Sergio Leone per alcuni aspetti si può curiosamente accostare a quella di Stanley Kubrick. Quasi coetanei, una filmografia scarna di titoli ma assolutamente prestigiosa, entrambi hanno lasciato un segno indelebile nella storia del cinema, assieme a molti estimatori non solo fra il pubblico in generale ma anche fra gli addetti ai lavori e tanto rimpianto per la loro prematura scomparsa: il regista inglese se n’è andato nel 1999 e quello romano addirittura dieci anni prima, quando aveva appena compiuto sessantanni, lasciando un vuoto incolmabile, per citare una frase fatta che però in questo caso corrisponde davvero alla realtà.

C'era una Volta in America 07‘C’era una Volta in America’ (tratto dall’omonimo romanzo di Harry Grey) è l’ultimo film di Sergio Leone, un autore rimasto noto ai più soprattutto come il capofila del filone cosiddetto ‘spaghetti-western’, una sorta di rivisitazione nostrana di uno dei più classici generi cinematografici, per lungo tempo una prerogativa esclusiva dei registi americani, che egli ha contribuito a rivitalizzare ed arricchire proprio quando sembrava oramai inevitabilmente esaurito e destinato ad un inesorabile tramonto. Leone si può quindi definire anche come l’ultimo grande maestro del western classico, ma al tempo stesso capace di reinterpretarlo ed il suo accostamento a nomi come John Ford, Anthony Mann, Howard Hawks, ma anche Sam Peckinpah e Fred Zinnemann, questi ultimi fra i cosiddetti autori ‘crepuscolari’, non suona perciò per nulla blasfemo, anzi si può dire che grazie a lui le due anime del western si fondono magicamente in un filone definibile, appunto, come ‘classico-crepuscolare’. 

Le sue cinque celeberrime opere (in sequenza cronologica: ‘Per un Pugno di Dollari’, ‘Per Qualche Dollaro in Più’, ‘Il Buono, Il Brutto, Il Cattivo’, ‘C’era una Volta il West’ e ‘Giù la Testa’) portano però inevitabilmente lo spettatore più superficiale ad associare il nome di Sergio Leone solo al genere western, categorizzando e relegando la sua figura autoriale in una sorta di nicchia, mentre invece, come dimostra ‘C’era una Volta in America’, egli  aveva straordinarie qualità da esprimere anche in generi diversi.

C'era una Volta in America 12Per tornare un momento ancora alle analogie con Kubrick, il regista romano era, a suo pari, un perfezionista ed un acuto cultore di ogni minimo dettaglio nei suoi film: dai proverbiali primi piani di Clint Eastwood e Lee Van Cleef (attori da lui lanciati sul grande schermo) a quelli, nello specifico di quest’opera, di Robert De Niro e James Woods; all’analisi prospettica e meticolosa di ogni singola inquadratura; alla collaborazione con i migliori sceneggiatori, direttori della fotografia, scenografi e montatori nostrani. Pare che Robert De Niro, a riprese del film ultimate, avesse acquistato dei medaglioni da distribuire al resto della troupe sui quali aveva fatto serigrafare la seguente frase: ‘Complimenti per essere sopravvissuti alle riprese di C’era una volta in America’.

E che dire poi dell’uso e scelta delle musiche, tutt’altro che accessorie e subordinate alle immagini del film, com’era d’uso anche del regista di ‘2001 Odissea Nello Spazio’, grazie alla grande amicizia e sodalizio artistico che ha lungamente legato Sergio Leone a Ennio Morricone. Tutte peculiarità che hanno particolarmente influenzato, prendendole a modello sino alla palese citazione, parecchi colleghi successivi, il più grande dei quali probabilmente è quel Quentin Tarantino che non ha nascosto di considerare Sergio Leone una sorta di padre putativo a livello cinematografico e per rendergli omaggio non manca mai di aggiungere qualche riferimento a lui dedicato nelle sue opere. C’è un momento infine, girato dentro il reparto pediatrico di un ospedale, nel quale la musica (‘La Gazza Ladra‘ di Rossini) si rifà apertamente ad  ‘Arancia Meccanica’ dello stesso Kubrick.  

C'era una Volta in America 18‘C’era una Volta in America’ ha avuto una gestazione lunghissima, quasi tredici anni. Tanti infatti ne sono intercorsi da ‘Giù la Testa’. Il trait d’union fra loro è rappresentato, assieme a ‘C’era una Volta il West’ (il titolo stesso ne suggerisce il legame), da una sorta di trilogia ideale dedicata al trascorrere del tempo, che è quindi il tema di fondo anche di quest’ultima opera di Leone. La quale, proprio perché racconta una storia che si svolge in un lungo lasso di tempo (sia dal punto di vista concettuale che della durata stessa del film), si può forse considerare anche come una sorta di testamento dell’autore medesimo.

Diciamolo, senza nasconderci ipocritamente dietro il solito dito: oltre quattro ore per un film sono una bella sfida per qualunque spettatore, anche il più irriducibile fra gli appassionati cinefili. Oltretutto la versione cui ho assistito nell’occasione è ancora più lunga di quella uscita a suo tempo nelle sale cinematografiche, che già era inusuale, con le sue tre ore e mezza abbondanti. La ragione è nell’aggiunta di alcune sequenze (26 minuti) a suo tempo tagliate, purtroppo ritrovate mal conservate e proposte in lingua originale con i sottotitoli, proprio laddove si presume che Sergio Leone le avesse immaginate. Le quali però sono tutt’altro che una semplice chicca per cinefili, poiché contribuiscono a rendere alcuni momenti ancora più suggestivi, arricchendone e chiarendone il senso, non sempre d’immediata ed univoca interpretazione (l’inquadratura finale, ad esempio, quel sorriso compiaciuto di De Niro, fa discutere ancora oggi sul suo significato)…(leggi il resto del commento cliccando qui sotto su ’Continua a leggere’)

C'era una Volta in America 02Una per tutte, fra queste scene recuperate, quella girata dentro il sontuoso mausoleo al cimitero, dove Noodles ritrova le tombe dei suoi compari, che sono state esumate e spostate da un piccolo cimitero sgomberato per ordine del rabbino. Il colloquio con Louise Fletcher (nell’unico momento del film nel quale essa appare nei panni di un personaggio inquietante, mentre nelle versioni proposte in precedenza, essendo stata tagliata questa sequenza, non viene mai citata)  e la misteriosa presenza dell’auto nera con i vetri oscurati che segue a distanza ravvicinata i movimenti di Noodles, segnano un momento tutt’altro che insignificante nell’ambito della vicenda. Queste aggiunte rappresentano quindi un riconoscimento, seppure postumo, alla versione finale del film come probabilmente avrebbe voluto che fosse lo stesso Sergio Leone, uscita invece castigata per rispondere alle ciniche esigenze della produzione, la quale si può supporre che si fosse spaventata per l’inusitata durata complessiva. Ancor peggio è stato fatto in America, dove il film è uscito nelle sale in un’edizione massacrata per non superare la soglia psicologica delle canoniche due ore per lo spettatore generico e, peggio ancora, montando le scene nell’ordine temporale della storia narrata. Di fatto, tutto il senso ed il fascino del film risulta in tal modo stravolto.

C'era una Volta in America 16‘Cera una Volta in America’ si svolge a New York in un arco di tempo di oltre 45 anni, fra il 1922 ed il 1968, nel periodo che intercorre fra l’entrata in vigore del proibizionismo e la prima elezione di Richard Nixon alla presidenza, avvenuta nel contesto disastroso della guerra in Vietnam e di avvelenamento politico e sociale causato dagli assassinii di Robert Kennedy e Martin Luther King che precedono di poco la grande rivolta studentesca. Nel film di Sergio Leone non ci sono riferimenti a questi ultimi fatti, se non vogliamo considerarli come ispiratori del clima di corruzione e di estorsione che coinvolge il senatore Bailey, con il quale Robert ‘Noodles’ De Niro deve infine confrontarsi. Nella sostanza però le vicende narrate si riferiscono a tre date fondamentali, che si rincorrono ed intersecano fra loro più volte. Solo in un paio di casi però il passaggio da una all’altra si può considerare conseguente e sono situate entrambe all’inizio, ovvero quando dal 1933 ci si ritrova, cambiando scena,  nel 1968 ed al termine di quest’ultima allorché si torna al 1922.

Quando mi riferivo al tempo quindi, nel senso di successione di avvenimenti che compongono infine nel loro insieme la vita di un uomo, ciò rappresenta il senso stesso dell’opera, ma in un rapporto asincrono rispetto alla realtà, la quale si fonda naturalmente sulla sequenzialità cronologica dei fatti. ‘C’era una Volta in America’ è costruito invece come una sorta di puzzle, nel quale i singoli tasselli sono mescolati fra loro, annodati l’uno all’altro da un filo sottile che si dipana soltanto un po’ per volta.

C'era una Volta in America 03In alcuni momenti perciò si ha la sensazione di essere immersi assieme al protagonista in un sogno, che talora si trasforma in un incubo; in altri di essere spettatori di una rievocazione di avvenimenti, come il proibizionismo, peraltro già noti dal punto di vista storico-sociale, calati nelle vicende particolari di alcuni personaggi di fantasia; in altri ancora si ha invece l’impressione di essere al centro di un’intricata matassa narrativa in cui soltanto il finale, in evidente chiave di giallo, dirada le nebbie che si sono formate in precedenza. In ogni caso siamo di fronte ad una grande performance di regia e di cinema in generale, sotto tutti i punti di vista; un meccanismo scandito con la precisione di un orologio svizzero, grazie al quale curiosamente si perde la percezione del tempo rispetto all’effettiva durata del film, che scorre senza accusare mai un solo momento d’incertezza o di stanchezza. Un risultato che solo i grandi autori sono in grado di raggiungere.  

C'era una Volta in America 05La storia, come accennavo in precedenza, si sviluppa su diversi piani narrativi temporali che procedono in alternanza fra loro. Il film curiosamente inizia e si conclude in pratica con un’analoga sequenza (se si esclude la primissima scena iniziale, peraltro decisamente violenta, rispetto a ciò che viene mostrato in seguito) che annulla, se vogliamo, proprio il concetto di tempo, in un procedimento circolare che, guarda caso, proprio Tarantino ha utilizzato nel suo celeberrimo ‘Pulp Fiction’. Questa scena si svolge dentro una fumeria d’oppio cinese dove Noodles cerca di dimenticare la donna per la quale ha letteralmente perso la testa sin dalla prima infanzia, che si unisce al martellante senso di colpa per avere causato, seppure ben oltre le sue reali intenzioni, la morte dei suoi tre amici d’infanzia, ovvero Max (James Woods), Patsi (James Hayden) e Cockeye (William Forsythe), soci in un’impresa che si è arricchita con il contrabbando di alcolici. Salvo in seguito puntare a qualcosa di ancora più grande e pericoloso, compromettendosi con politicanti e sindacalisti, nonostante Noodles non sia mai stato d’accordo al riguardo. Morte prematura dei tre che s’aggiunge a quella, dolorosissima parecchi anni prima, del più piccolo della loro gang adolescenziale, ovvero Dominic (Noah Moazezi). Siamo nel 1933, quindi a mezza via fra i due estremi narrativi dell’opera. A conferma di quanto Leone gioca sul rapporto in bilico fra ciò che è presente e ciò che è invece surreale, mentre Noodles (De Niro) è ottenebrato dall’oppio, il suono martellante di un telefono scandisce sia il ritmo del tempo che l’ambiguità realtà/sogno, rendendo difficile per lo spettatore stesso distinguere l’uno dall’altra.

C'era una Volta in America 01Il perché siamo arrivati a questo punto Sergio Leone ce lo racconta nel terzo dei nove segmenti in cui in pratica è suddiviso il film, che seguono questa alternanza di date: 1933, 1968, 1922, 1968, 1932, 1968, 1933, 1968 e 1933. Ancora una volta, un modo assolutamente esplicito per rappresentare l’idea medesima del tempo. Noodles, come gli altri suoi compagni, è nato e cresciuto a New York nel ghetto ebraico. Sin dalla più tenera età non ha mai accettato passivamente né la misera condizione sociale, né l’egemonia del prepotente Bugsy (James Russo) che taglieggia i commercianti della zona, di fatto assoggettati a lui ed i suoi scagnozzi.  Noodles (interpretato in questa fase da Scott Schutzman Tiler) trova in Max (a sua volta interpretato da Rusty Jacobs) un casuale alleato, coraggioso ed intraprendente, così che i due diventano immediatamente amici ed in breve anche soci in ‘affari’.

A nulla serve il pestaggio che essi subiscono da parte di Bugsy, il quale non tollera concorrenza nella sua area d’azione e quando essi propongono, ai trafficanti italo-americani che gestiscono l’importazione clandestina dell’alcool durante il proibizionismo, l’ingegnoso sistema di far scomparire sotto la superficie del mare le cassette di alcool per nasconderle alla polizia e farle risalire automaticamente solo quando il campo è libero, operano un deciso salto di qualità e già dagli abiti che essi indossano poco dopo si capisce che la loro condizione sociale è decisamente cambiata in meglio. Bugsy però non ci sta ed affronta da solo in strada, armato di una pistola, i cinque ragazzi, i quali nel frattempo hanno stretto un patto, mettendo in una valigia nascosta in una cassetta di sicurezza alla stazione ferroviaria (che potrà essere aperta in seguito soltanto con l’accordo di tutti e cinque), una quota pro-capite dei loro guadagni. Dominic viene colpito alle spalle mentre tenta di fuggire assieme ai compagni: ‘…sono scivolato…‘, sussurra quasi scusandosi a Noodles mentre muore fra le sue braccia e quest’ultimo, travolto da una rabbia incontenibile, aggredisce Bugsy trafiggendolo più volte con un coltello sino ad ucciderlo e nella foga incontrollata del momento ferisce anche un poliziotto intervenuto nel frattempo. La condanna a dieci anni di carcere chiude idealmente il capitolo sulla sua infanzia.

C'era una Volta in America 24C’è un aspetto molto importante comunque da sottolineare nella storia personale di Noodles, non posto in risalto sinora ed è l’infatuazione che egli prova sin da bambino per Deborah, la sorella del suo amico ‘Fat’ Moe; qualcosa che in genere sfuma nel corso degli anni verso la maturità e che invece a Noodles dura tutta la vita, in senso quindi a-temporale. Ed in effetti la giovanissima Jennifer Connelly, che interpreta appunto Deborah quando è ancora un’adolescente, ha un viso di sconvolgente bellezza ed un carattere tutt’altro che remissivo, semmai malizioso e scostante al tempo stesso nei confronti di Noodles. Tutti attributi che contribuiscono agli occhi di quest’ultimo a considerarla una sorta di dea, di fronte alla quale egli perde di colpo tutta la sicurezza che solitamente dimostra invece di possedere per strada ed al punto che non riesce neppure a risponderle a tono quando lei gli si rivolge sprezzante. Egli si limita a seguirla a distanza fra la folla ed osservarla da un buco della toeletta del bar che guarda dentro un magazzino dove la ragazzina si esercita in alcuni passi di danza, consapevolmente compiaciuta di essere spiata. 

I primi piani sui volti di Deborah e Noodles sono di notevole espressività: una delle caratteristiche del cinema di Sergio Leone che ha contribuito a renderlo così incisivo ed inconfondibile. Uno stile di stampo prettamente televisivo, se vogliamo, che si esalta però nell’utilizzo specifico che ne fa il regista romano sul grande schermo. Una figura, quella di Deborah, che fungerà per Noodles da basilare riferimento per trovare coraggio e speranza, come egli stesso le confessa in seguito, durante i momenti più disperati della lunga detenzione e che una volta scontata la pena rappresenta ancora di più l’ideale che egli è determinato a raggiungere e far suo. Eppure Deborah, pur non indifferente alle attenzioni di quello che nel frattempo è diventato un uomo, così diverso però dalla figura che lei medesima gli disegna durante il loro primo incontro, leggendo un testo tratto dal ‘Cantico dei Cantici’, preferisce tenerlo a distanza, non volendo legarsi ad un gangster, com’era sin troppo facile intuire che egli sarebbe diventato sin da ragazzo, oltretutto succube, secondo la sua amata, dell’amico Max: ‘…corri che la mamma ti chiama…‘, gli dice ironica e caustica in un paio di occasioni, anche a lunga distanza di tempo, sicuramente pure un po’ gelosa.

C'era una Volta in America 14Proprio a causa di questa dedizione, appare ancor più sorprendente, impulsiva, violenta e spropositata, una sorta di vera e propria profanazione, lo stupro di Deborah (interpretata nella fase adulta da Elizabeth McGovern) da parte di Noodles (a sua volta interpretato da Robert De Niro) quando, dopo aver fatto riaprire ed affittato solo per lei un lussuoso ristorante per una serata romantica ed indimenticabile durante la quale le conferma ancora con maggiore trasporto i suoi immutati sentimenti (‘…Hai aspettato molto?‘ lei chiede, ‘Tutta la vita…‘ risponde lui), egli riceve invece l’ennesimo rifiuto, motivato dalla volontà della donna di trasferirsi ad Hollywood per tentare la carriera d’attrice. Quando la coppia sta tornando a casa in taxi e Deborah per consolare Noodles si accosta per dargli un bacio che dovrebbe significare perlomeno una manifestazione di affetto e tenerezza nei suoi confronti, egli oramai indurito e sconvolto dalla delusione non riesce più a dominare la rabbia e la violenta furiosamente, come a voler riscuotere un credito accumulato vanamente nel tempo. Una scena di una brutalità che colpisce ancora oggi, pur a distanza di trent’anni dall’uscita del film, sia per la dinamica che per la rapida escalation con la quale si consuma e che culmina infine nel rifiuto del tassista di essere pagato per la corsa, come se quei soldi in qualche modo sottintendessero una forma di tacito accordo, comprensione o, peggio ancora, complicità.

C'era una Volta in America 22Tornando indietro nella trama del film, ma in realtà in avanti nella cronologia degli eventi, è ‘Fat’ Moe a rivolgere la più banale delle domande a Noodles quando torna a New York nel 1968: ‘…cos’hai fatto in tutti questi anni?‘ al quale egli risponde in modo ancor più disarmante: ‘Sono andato a letto presto‘. Un modo davvero curioso per riassumere ben trentacinque anni d’assenza. Quest’ultimo infatti è tornato improvvisamente nella città della Grande Mela, dall’unico amico rimasto di un tempo, perché ha ricevuto un messaggio criptico ed inaspettato in una lettera spedita al suo indirizzo a Buffalo che nessuno avrebbe dovuto conoscere. Egli era sparito di punto in bianco nel 1933, acquistando un biglietto di sola andata del primo treno in partenza, casualmente con destinazione Buffalo appunto, dopo aver schivato per un pelo l’agguato di alcuni sicari inviati dal sindacato nella fumeria d’oppio ed avere scoperto, subito dopo, che dentro la valigia nella quale avrebbe dovuto trovare il tesoro accumulato dai soci nel corso degli anni, c’era solo un mucchio di giornali, arrovellandosi per tutto il tempo a seguire nel cercare di capire chi fosse stato il traditore.

C'era una Volta in America 17Una domanda per la quale non c’è risposta, dato che i soci di un tempo sono morti nel frattempo, intercettati dalla polizia durante l’ultimo viaggio di contrabbando alcolici prima che venisse abolito il proibizionismo, come se essi non volessero accettare l’idea che il loro business potesse finire e quindi intendessero fermare a loro modo lo scorrere ineluttabile del tempo (che si ripropone quindi ancora una volta, come una sorta di mantra). Il preziosismo narrativo che Sergio Leone ha concepito nell’occasione riguarda la fuga di Noodles nel 1933 la quale precede nel film, cronologicamente, la scena del suo ritorno nello stesso punto della stazione di New York, ma trentacinque anni dopo! Il lungo lasso di tempo trascorso è espresso da due elementi: il trucco che invecchia naturalmente De Niro, divenuto oramai più simile ad un anziano pensionato e la parete sullo sfondo della hall della stazione che si trova alle sue spalle, oltre la quale era scomparso in tutta fretta all’andata ed è uscito in direzione opposta solo nel 1968 appunto, con un’andatura decisamente più compassata. Le immagini impresse sullo sfondo della parete descrivono la lontananza ed il contrasto fra le due epoche. Una mirabile sintesi narrativa ed uno di quei momenti nei quali Sergio Leone esprime in suo talento nello scombinare le carte del racconto, giocando appunto sul fattore tempo, confuso fra il ricordo ed alcune situazioni ad alta intensità emotiva.

C'era una Volta in America 11E’ ancora ‘Fat’ Moe a chiedere a Noodles: ‘…E questo che significa?…‘ (a proposito della lettera che quest’ultimo ha ricevuto a Buffalo), al che egli risponde: ‘Significa: caro Noodles, anche se t’eri nascosto nel buco del culo del mondo, eccoci, ti abbiamo trovato. Significa: preparati….‘. ‘Fat’ Moe: ‘A che?‘; Noodles: ‘Questo non l’hanno scritto…‘. Si tratta di un momento niente affatto interlocutorio del film, perché anticipa il finale, al quale questo scambio di battute è perciò strettamente collegato, quando si arriva finalmente a comprendere sia la ragione della missiva, che ciò per cui Noodles è stato chiamato a rispondere, attirato a New York da un irresistibile richiamo. Eppure questa struttura a scatole cinesi e dialoghi apparentemente scontati, rappresentano invece il fascino di un film che, a seconda dei momenti, si trasforma in un gangster-movie, un western, un dramma psicologico, un thriller ed infine un giallo.

C'era una Volta in America 08Max: ‘Tu te la porterai dietro per tutta la vita la puzza della strada…‘. Noodles: ‘A me piace da matti la puzza della strada, mi si aprono i polmoni quando la sento. E mi tira anche di più!..‘. Da questo franco scambio di battute fra i due grandi amici e soci, emergono però anche le opposte visioni, specie sul futuro della loro attività e sulle differenze caratteriali. Se lo scorrere del tempo è il tema principale del film, di certo quello dell’amicizia viene immediatamente dopo. Max e Noodles, pur essendo caratterialmente molto diversi fra loro, hanno stretto ben presto un legame d’amicizia molto stretto. Quando Noodles esce dal carcere ad aspettarlo c’è proprio Max, non solo con una macabra quanto piacevole sorpresa, ma soprattutto per dimostrargli di non essersi dimenticato di lui e rassicurarlo sul suo ruolo nella gang che i quattro soci hanno gestito in sua assenza, percentuale sui guadagni compresa, come se Noodles fosse sempre stato sempre al loro fianco. Max però è diventato nel frattempo anche molto ambizioso e non gli va più, come a Noodles, di rimanere al di fuori dei grandi giri che implicano però la necessità di sporcarsi le mani con la politica ed i sindacati, i quali lusingano Max con proposte di collaborazione allettanti, pur essendo evidente che si tratta di una via senza ritorno, impossibile da sciogliere una volta che si è intrapresa. Noodles, al contrario, preferirebbe rimanere un pesce piccolo, mantenendo la sua indipendenza, memore delle umili origini e dei sacrifici personali compiuti per raggiungere una posizione comunque di rilievo nel panorama della malavita newyorchese. E’ il suo modo di essere coerente e ‘definitivo’, sia in amore che in amicizia, senza se e senza ma, come ha dimostrato a suo tempo, non esitando a sacrificarsi in prima persona e scontando, lui solo, una dura pena in carcere, perché, come ripete in più occasioni a Max ‘…questo è il mio modo di vedere le cose…‘. 

C'era una Volta in America 15La politica ed i sindacati invece mirano a  realizzare alleanze con le organizzazioni gangsteristiche più forti, alle quali far svolgere il cosiddetto lavoro ‘sporco’, di fatto invertendo quanto Max sosteneva rivolgendosi al sindacalista Jimmy O’Donnell (Treat Williams). Il quale, inizialmente almeno, sembrava incorruttibile ed irriducibile nella difesa degli ideali ed interessi degli operai in lotta per ottenere migliori condizioni economiche e di lavoro: ‘…Sai, io credo che sarà meglio che ti abitui all’idea: questo è un Paese in crescita, qui certe malattie è meglio farle subito, da piccoli…’. E Jimmy ribatteva fermamente: ‘..Sì, ma voi non siete il morbillo: siete il colera, siete la peste.‘. Noodles ha riconosciuto immediatamente il pericolo letale insito nella sfrenata ambizione che avvelena e tormenta Max e cerca in tutti i modi di convincerlo a recedere dai suoi propositi: ‘…oggi hanno chiesto a te di far fuori Joe, domani chiederanno a me di far fuori te. Se questo sta bene a te, a me non sta bene!…‘.

Non mi sembra il caso di andare oltre nello svelare soprattutto ciò che attende Noodles in un finale a sorpresa, prima del quale però ha modo d’incontrare ancora una volta l’amata Deborah, dopo avere assistito, mescolato fra il pubblico, ad uno spettacolo teatrale nel quale lei interpreta la parte di Cleopatra che si lascia mordere dalla vipera nella drammatica e celebre scena del suicidio. Quando la raggiunge nel suo camerino al termine dello spettacolo, Deborah non fa alcun accenno a ciò che è successo fra loro in passato, ma piuttosto cerca di convincerlo a recedere dalla volontà di comprendere la natura dei fatti che sono accaduti dopo la sua fuga: ‘…Noodles, ci rimangono solo dei bei ricordi e se adesso uscirai da quella porta nemmeno quelli ti rimarranno…‘, lasciando intendere che ad attenderla c’è una persona che sarebbe molto meglio che egli non vedesse. Allo stesso modo lei lo prega invano di non accettare l’invito ad una festa contenuto nella lettera che ha ricevuto a Buffalo. Un avvertimento che potrebbe avere qualche effetto solo in una persona diversa da Noodles, a proposito della considerazione di amore ed amicizia che invece, secondo lui: ‘…il tempo non può scalfire…‘.

C'era una Volta in America 25Ci sarebbe da aggiungere molto altro, ad esempio riguardo il ruolo di due donne come Carol (Tuesday Weld), l’unica che lo ha veramente amato senza pretendere nulla di particolare da lui in cambio, oppure Darlanne Fluegel, con le quale Noodles esperimenta la prima volta la pratica ignobile dello stupro (certamente meno imposto, se mai esiste una definizione del genere al riguardo, di quello messo in atto poi nei riguardi di Deborah). In entrambi i casi si potrebbe scavare un solco nella sua personalità, ma probabilmente si finirebbe per scrivere un saggio ancora più lungo del film stesso.

‘C’era una volta in America’ è un’opera complessa ed affascinante che può rappresentare un punto d’arrivo per qualsiasi autore, nel senso che contiene molti momenti memorabili e nessuna sequenza fuori posto, dato che ogni elemento è situato al posto giusto: dalle splendide scenografie, sia in esterno che in interno, di Carlo Simi; alla fotografia che restituisce i toni dell’epoca di Tonino Delli Colli; alle musiche di Ennio Morricone (ma ci sono riferimenti anche a ‘Yesterday’ dei Beatles e brani altrettanto famosi di George Gershwin e Cole Porter), con il tema originale che ricorre più volte nel corso della storia, canticchiato e strimpellato dagli stessi protagonisti e che resta poi in testa a lungo come un tormentone. Senza trascurare il ‘parterre de roi’ degli interpreti: da De Niro a James Woods, per proseguire con la lunga lista di nomi, fra i quali anche quelli di Joe Pesci, Danny Aiello e Treat Williams i quali recitano, comunque all’altezza, seppure in brevi parti. Se non l’avete ancora visto questo film grandioso non fatevelo mancare, magari proprio in questa edizione che si potrebbe definire come una sorta di ‘Director’s Cut’. Non lasciatevi spaventare dalla durata, non vi sarà parsa tale, quando sarete arrivati in fondo. E se proprio le quattro ore e rotte in una volta sola per un film vi sembrano eccessive ed avete la possibilità di godervelo direttamente a casa in DVD o in TV, spezzatelo in due tranche, ma in ogni caso il risultato sarà lo stesso: non potrete fare a meno di ammirarlo.

C'era una Volta in America 06Stanley Kubrick disse una volta ironicamente, a chi eccepiva riguardo il significato di alcune scene di ‘2001 Odissea nello Spazio’: ‘Se qualcuno ha capito qualcosa, significa che io ho sbagliato tutto…’. La stessa affermazione s’adatta probabilmente anche a chi ha cercato di dare una risposta univoca al significato del sorriso enigmatico che Robert De Niro mostra in primo piano nell’ultima sequenza del film. Un detto popolare afferma che il tempo sistema tutto: delusioni, ricordi spiacevoli, persino tragedie e lutti. Si potrebbe pensare quindi che quel sorriso vada nella stessa direzione, ma allora perché Noodles ha sentito il bisogno di tornare per risolvere i dubbi che si è portato appresso per ben 35 anni? In poesia esistono le cosiddette ‘licenze poetiche’; in arte molti dipinti di celebri autori contengono significati che la sensibilità di ognuno può interpretare in base alla sua cultura e persino allo stato d’animo del momento. Mi piace pensare che questo finale controverso sia stato soltanto, pur involontario, il commiato di Sergio Leone dal suo pubblico, avendo lasciato per ultimo proprio quello che molto probabilmente è il suo capolavoro.

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