Film: ‘La Fine è il Mio Inizio’

LA FINE E’ IL MIO INIZIO

La Fine è il Mio InizioTitolo Originale: Das Ende Is Mein Anfang

 Nazione: Germania, Italia

Anno:  2010

Genere:  Drammatico

Durata:  98’  Regia: Jo Baier

Cast: Bruno Ganz (Tiziano Terzani), Elio Germani (Folco Terzani), Erika Pluhar (Angela Terzani), Andrea Osvart (Saskia Terzani), Nicolò Fitz-William Lay (Novi)

TRAMA: Nel 2004 il giornalista, esploratore e scrittore Tiziano Terzani ha 66 anni. Ammalato di cancro, dopo una vita spesa in viaggi e reportage si è ritirato con la moglie Angela in un casolare della valle d’Orsogna sull’Appennino Pistoiese dove lo raggiunge, da New York dove si trova per ragioni di lavoro, il figlio Fosco. Il padre ha intenzione di raccontargli la storia della sua vita, allo scopo di pubblicare un libro che possa rimanere come testimonianza. Tiziano è provato fisicamente ma è sereno. La sua vita è stata piena, ricca di avvenimenti che ha vissuto intensamente, pagine di storia cui ha assistito da protagonista, con il relativo corredo di ideali, illusioni, delusioni, gioie e dolori, sempre accompagnato dalla fedele moglie Angela e poi, quando sono arrivati, anche dai due figli Fosco e Saskia, quest’ultima madre ora di due bambini, uno nato proprio in coincidenza con questa particolare riunione di famiglia. L’occasione è utile a Fosco per riavvicinarsi al padre la cui figura è stata spesso troppo ingombrante per lui, come ammette lo stesso Tiziano e dal quale oramai non solo lo separano gli anni ma anche differenti visioni generazionali. In realtà Fosco, nonostante ciò, è sulle stesse tracce di quel grande ed instancabile viaggiatore che è stato il padre. L’intimità e la confidenza che si sviluppano fra loro in questi ultimi giorni della sua vita, li avvicina come non mai in precedenza. La fine arriva puntuale a chiudere un’esistenza vissuta in giro per il mondo alla continua ricerca di conoscenza e di risposte. Le uniche che ha trovato però Tiziano Terzani sono dentro se stesso, oppure quando si è posto, in solitudine, di fronte all’immensità della natura. 

VALUTAZIONE: la forma di film più vicina ad un libro, del quale è comunque la trasposizione. Una sorta di lunga intervista-confessione fra un padre ed un figlio in un momento irripetibile della loro vita che svaria dai massimi sistemi ad alcuni degli avvenimenti più significativi della seconda metà del secolo scorso, ma anche temi molto intimi ed universali al tempo stesso ed i grandi quesiti che si pone l’uomo dalla notte dei tempi. Straordinario Bruno Ganz nei panni del protagonista.                                                                                                                                                                                                                           

Quando si scrive un commento ad un’opera del genere, strutturalmente anomala, interamente incentrata su un personaggio la cui storia e voce sono così ricche di contenuti, di umanità e di esperienza di vita, narrate con grande proprietà intellettuale, modestia e sincerità, viene la tentazione di tirarsi da parte per lasciare la parola soltanto a lui. Eppure la forza del cinema, che è innanzitutto rappresentazione d’immagine, è capace anche in un caso del genere, grazie ovviamente alla bravura degli autori e quindi innanzitutto del regista Jo Baier, di superare, in alcuni momenti, l’immediatezza e la chiarezza della parola con un’altra forma d’immediatezza, che parte dagli occhi e scende sino al cuore.

La Fine è il Mio Inizio 13Tiziano Terzani ha vissuto moltissimi anni all’estero e pur essendo italiano è divenuto famoso in patria soprattutto grazie alla pubblicazione di alcuni saggi che raccontano in maniera disincantata e soprattutto con l’esperienza di chi narra quello che ha vissuto di persona, alcuni dei momenti più importanti della storia contemporanea, soprattutto asiatica: dalla fine della guerra in Vietnam, all’avvento di Mao Tze Tung in Cina ed il crollo dell’impero sovietico. Un continuo girovagare che l’ha portato, fra l’altro, dal Laos, alla Birmania, da Singapore alla Mongolia, alla Thailandia ed oltre. Insomma una vita intera con l’aereo sotto il sedere, come si dice in modo colorito ed una inesauribile curiosità nel confrontarsi con altre culture ed ideologie che l’hanno spinto, lui laureato a pieni voti alla Normale di Pisa, a rinunciare a quello che un tempo si definiva il posto sicuro, prima all’Olivetti, modierna ed ambita azienda di quel tempo per antonomasia e poi alla redazione di vari giornali, l’ultimo della serie ‘Il Giorno’ dal quale al massimo ha ricevuto l’offerta di un posto nella redazione di Brescia. Figurarsi… lui voleva girare il mondo, immergersi sino al collo nella melma degli avvenimenti storici di quegli anni, perciò quando il giornale tedesco ‘Der Spiegel’ gli ha offerto il ruolo di corrispondente dall’Asia non ci ha pensato due volte ad accettare e non se n’è mai pentito.

La Fine è il Mio Inizio 08Giunto ai primi anni del secolo corrente con un bagaglio di esperienze stracolmo, Terzani ha deciso di ritirarsi e l’ha fatto come può farlo un uomo come lui dopo aver girato una buona parte del mondo come una trottola, ovvero rifugiandosi in un casolare quasi isolato degli Appennini Pistoiesi, nella Valle d’Orsogna, in compagnia della moglie Angela. Sia dai vestiti, rigorosamente bianchi e di taglio orientale, che dal bastone con il quale si sostiene che sembra una serpe, si capisce che è un uomo che ha maturato una cultura diversa rispetto a quelli che vivono da quelle parti. I due figli sono oramai adulti e da piccoli se li è portati appresso in lungo ed in largo nel suo vagabondare fra stati e città, facendogli persino provare l’esperienza, che Folco ricorda ancora come scioccante, delle durissime scuole cinesi di regime. Fosco ora vive a New York ed è un altro viaggiatore instancabile come lui, mentre la figlia Saskia è madre di un bambino e sta per partorirne un altro.

La Fine è il Mio Inizio 12La vita, com’è noto, molto spesso è beffarda. Nel momento in cui l’irriducibile viaggiatore potrebbe fermarsi e godersi il meritato riposo fra i suoi familiari, la diagnosi di un cancro all’intestino giunge come un fulmine a ciel sereno e lo costringe a rivedere tutto. Un altro al suo posto si sarebbe disperato, lui non è che non c’abbia provato a cercare un rimedio ma quando s’è reso conto che tanto non sarebbe servito a salvargli la vita, s’è rassegnato e come afferma lui a proposito della morte, dopo aver provato tutto o quasi tutto quello che gli poteva offrire la vita: ‘Ormai mi incuriosisce di più morire. Mi dispiace solo che non potrò scriverne…‘.

La Fine è il Mio Inizio 06Ma anche a questo c’è rimedio: chiama il figlio e lo invita a raggiungerlo per realizzare l’ultimo dei suoi reportage, quello che riguarda la sua vita, così da chiudere il cerchio e pubblicare un libro che costituisca una testimonianza pubblica ed al tempo stesso anche una sorta di memoria per Fosco ed i suoi affetti più cari. I quali già tanto hanno condiviso con lui, ma non possono sapere tutto, perché magari nel corso degli anni precedenti, vissuti cavalcando l’onda della storia, spesso non c’era il tempo di soffermarsi a riflettere o perdersi dietro alle parole, mentre ora, oramai minato dalla malattia, non gli è rimasto che questo ed un titolo ‘La Fine è il Mio Inizio’ che è un ossimoro, alla stessa stregua di morire per uno che la vita l’ha onorata per davvero: ‘…Sai Folco nella mia vita ho avuto due grandi regali che mi sono arrivati nello stesso momento: la fine della mia carriera giornalistica contemporaneamente al tumore. E’ stato allora che ho lasciato andare il mondo...‘…(leggi il resto del commento cliccando qui sotto su ’Continua a leggere’)

Il film omonimo, girato nel 2009, inizia con l’arrivo di Fosco alla stazione della frazione montana di Pracchia ed è quindi un’opera verità, nel senso che è la traduzione in formato cinematografico del lungo dialogo che ha visto padre e figlio impegnati nel corso di più giorni a sviscerare ricordi ed impressioni, opinioni e bilanci di una vita spericolata, come direbbe Vasco Rossi. Al posto del vero Terzani e del figlio Fosco ci sono uno straordinario Bruno Ganz ed Elio Germano ma sembra quasi impossibile credere che questi ultimi non siano gli originali. Entrambi hanno poi conquistato un meritatissimo premio David di Donatello.

La Fine è il Mio Inizio 03Difficile d’altronde per Fosco rifiutare la proposta del padre. Non solo per via della pietà che suscitano le sue condizioni fisiche, ma soprattutto perché l’invito non ammette una rinuncia o dilazioni temporali ed è a suo modo provocatorio: ‘…E se io e te ci sedessimo ogni giorno sotto la pergola per un’ora e io parlassi a ruota libera di tutto quello che mi sta a cuore? Dalla storia della mia famiglia a quella del grande viaggio della vita. Un dialogo tra padre e figlio. Così diversi e così eguali. Un libro testamento che toccherà a te mettere assieme…‘. E poi quante mancate occasioni ci sono sempre fra un genitore ed un figlio per fermarsi e confidarsi, superare le barriere generazionali, i conflitti e gli egoismi prima di passarsi idealmente il testimone, se anche questo ha un senso: ‘…l’ultima cosa mi piace ancora farla, parlare con te. Tu sei stato parte e spettatore della mia vita per 35 anni, ma so benissimo che tu non conosci tutto della mia vita, come in fondo io non conoscevo tutto della vita di mio padre. E ora mi rammarico di non aver passato alla fine del tempo con lui, di poter parlare insieme della sua vita…‘.

La Fine è il Mio Inizio 02Oltretutto, come si diceva, l’appuntamento non è di quelli rimandabili ulteriormente. Tiziano Terzani è davvero alle ultime battute della sua vita e così Folco veste i panni dell’intervistatore, ‘armato’ di registratore, dapprima perplesso ma poi via via sempre più convinto e consapevole della grande opportunità, che lo spingono a stuzzicare il padre con alcune delle domande che forse gli sono sempre rimaste in canna, per così dire, ma che per una ragione o per l’altra non gli ha mai rivolto in precedenza. Forse per mancanza di coraggio o perché si pensa che c’è sempre tempo per queste cose, sinché ci si rende conto che anche quest’ultimo è esaurito. ‘Vedi, questa di morire è una cosa che vorrei evitare. Mi piace molto di più l’espressione indiana <lasciare il corpo>. La trovo giusta. Il mio sogno è di scomparire come se non esistesse questo momento del distacco. Sai la morte non mi preoccupa perché mi ci sono preparato, almeno c’ho pensato…. Sono pronto ad andarmene, non ho paura io, perché quella che ho davanti è forse la più strana, interessante, nuova cosa che mi sia mai capitata. La morte è in verità l’unica cosa nuova che mi può ancora succedere…‘.

La Fine è il Mio Inizio 10Il film per lunghi tratti è costituito dai primi piani dei due protagonisti, molto più spesso ovviamente a parlare è Tiziano, ma quello che esce dalla sua bocca spesso apre orizzonti dentro i quali ognuno può vedere scorrere un altro film, molto più personale nei confronti dei grandi temi della vita. E cosa c’è di più angosciante e misterioso, affascinante ed irrinunciabile al tempo stesso del pensiero che riguarda la morte? Ebbene Terzani padre, che ha in tasca un biglietto di sola andata già obliterato, perché oramai non può più sottrarsi, la vede così in proposito: ‘io mi avvicino a questo appuntamento non come ad un incontro con una signora vestita di nero con una falce che miete; quella è sempre stata per me una specie di visione dell’orrore. Io mi avvicino a questo appuntamento di quiete a cuor leggero, come non ho mai avuto prima. Quella del nascere e morire è l’esperienza più comune agli uomini. Perché il morire ci deve fare così tanta paura? È la cosa che hanno fatto tutti prima di noi. Miliardi di miliardi di esseri. Pensandoci bene la terra nella quale viviamo è un grande cimitero, un immenso, grande cimitero pieno di tutto quello che è stato. E questo immenso cimitero della terra è fantastico perché sopra ci crescono i fiori, le formiche ci corrono, gli elefanti ci camminano e questa è la natura…‘.

La Fine è il Mio Inizio 14Nato da una famiglia povera che viveva in un quartiere popolare della periferia di Firenze, Terzani ha prima sognato, ma subito dopo anche agito con determinazione affinché la sua vita avesse sviluppi migliori rispetto alla rassegnazione ed all’umiliazione, come racconta lui stesso, di andare la domenica in centro per sbirciare i ricchi che mangiavano il gelato. Egli ha avuto la fortuna di trovarsi in mezzo ad alcune delle grandi vicende del suo tempo, ha rischiato grosso, ad esempio, quando è rimasto fra i pochi giornalisti ad assistere all’arrivo dei vietcong a Saigon, mentre gli americani ed i loro alleati fuggivano in mezzo ad un caos colossale. I suoi occhi brillano ancora quando racconta l’emozione di aver visto i carri armati discendere lungo la via principale della città mentre i soldati gridavano ‘Giai Phong’ (Liberazione), perché era conscio che in quel momento si stava scrivendo una pagina di storia, incurante dei rischi che egli stesso stava correndo.

La Fine è il Mio Inizio 09Questa è la fine ma è anche l’inizio della storia della mia vita e di cui mi piacerebbe ancora parlare con te per vedere insieme se tutto sommato c’è un senso…‘. Il senso della vita… esiste davvero? Anche quando ci si guarda addietro, come Tiziano e si prova un senso di tenerezza, che può sfociare a volte persino in un sentimento di vergogna di fronte alle illusioni coltivate con convinzione da giovane, perlomeno pari alla delusione degli anni a seguire. ‘La Cina t’ha sempre affascinato molto eh?…‘ gli chiede il figlio ad un certo punto ed il padre ammette: ‘…quelli erano anni di grandi conflitti sociali, Folco. Anche per chi come me non è mai stato marxista-leninista, era influenzato da quella visione del mondo, capisci? Volevamo cambiare la società, non si aveva in mente nient’altro. Non ti devi dimenticare che i miei genitori erano poveri. Una vita di ristrettezze. Tante volte davvero non avevamo i soldi per arrivare alla fine del mese. Firenze, per me era un posto lontano…‘.

La Fine è il Mio Inizio 05Terzani non si accontentava, come succede alla gran parte delle persone, di assistere da lontano agli eventi caratterizzanti di un’epoca. Egli voleva viverli di persona: ‘…cerca di pensare nel 1968, Parigi infuocava, c’era la rivoluzione per le strade, dappertutto. Di giorno scontri fra la polizia e studenti; lo slogan era: la fantasia al potere! Eh…. per un giovane, come puoi immaginare, questa era una grande ispirazione. E poi Mao Tse Tung…. e non potevo io, giovane, non essere affascinato da un potere materiale e sociale così vasto, di centinaia di milioni di persone che cercavano di costruire una società che non fosse fondata sui criteri del profitto, del denaro e del materialismo dominante. La Cina stava facendo allora il più grande esperimento di ingegneria sociale del mondo; per questo io volevo andare assolutamente in Cina. Io sono curioso, io sono giornalista, non è stato un caso se sono andato a studiare il cinese. Io volevo andare a vedere quel mondo con i miei occhi. Ed essere riuscito ad arrivare, ad entrare in Cina è stata per me la grande avventura della mia vita…‘. Salvo poi ridefinire completamente la storia di quel popolo: ‘…la Cina non è più la Cina da quando Mao, quel criminale, ha eliminato le radici di quella sua unica antica cultura. E invece di fare un comunismo cinese ha voluto distruggere tutto quello che era cinese e creare una società nuova!…’. ‘Non ci credevi più nel comunismo alla fine?…’ gli chiede allora Fosco. ‘No, mi ha dato un senso di grande delusione. Il mio sogno di una società più giusta, più equa, più umana è fallito. L’uomo è individualista, egoista e vuole fare quello che gli piace…‘. ‘…Stanno facendo della Cina una brutta imitazione di Hong Kong. Tutti corrono per far soldi. Ed allora a cosa servono tutte queste rivoluzioni? Tutti questi sacrifici che tanti hanno fatto con grande onestà. Che servono? Se avessero vinto gli altri, la Cina avrebbe sofferto molto di meno e sarebbe diventata comunque quello che è oggi, e sarebbe successo prima…‘.

La Fine è il Mio Inizio 07L’opera del bravo regista bavarese, qui al suo primo lungometraggio, dopo aver girato documentari e sceneggiati televisivi premiati più volte, la cui esperienza si riflette anche ne ‘La Mia Fine è il Mio Inizio’, non si limita a raccogliere le testimonianze di Terzani. Altrimenti sarebbe più semplice e giusto leggere il libro, che sicuramente da questo punto di vista è più dettagliato e completo, ma riesce a tenere desta l’attenzione dello spettatore scaricando la tensione emotiva in parentesi a tratti anche divertenti di semplice vita quotidiana (come quando padre e figlio scendono in paese e Tiziano finge di dormire in auto mentre alcuni passanti, dopo averlo riconosciuto, commentano fra di loro il suo stato) oppure di straordinario lirismo, così come di ordinario ricordo familiare (i grilli dentro la scatoletta, ad esempio, che in Asia usano allevare per sentirne il canto anche d’inverno. Nonostante la grave malattia del protagonista, Jo Baier ha scelto un taglio minimalista, in sintonia con il pensiero di Terzani in proposito: Bruno Ganz soffre sempre più spesso di fitte lancinanti che si ostina a trattare però alla stregua di parentesi fastidiose o quasi fossero delle pause da sfruttare per riprendere fiato ed il filo del discorso che stava affrontando, con lo stesso spirito di serena accettazione quindi, che egli cerca d’imporre anche ai suoi familiari. A tal proposito come non fare un plauso alle musiche del pianista Ludovico Einaudi, nipote nientemeno che dell’ex presidente della Repubblica Luigi Einaudi ed autore già di numerose colonne sonore (ad esempio ‘Quasi Amici’ oppure ‘Aprile’ di Nanni Moretti), mai invadenti e che sottolineano efficacemente i momenti di passaggio fra una seduta e l’altra.

La Fine è il Mio Inizio 17Dopo aver affrontato i momenti storici della sua vita, Tiziano si sofferma a trattare temi più universali come la natura dell’uomo, verso il quale, ahimè, le considerazioni sono tutt’altro che benevole, per quanto venate di illuminanti quanto utopistiche speranze al tempo stesso: ‘…sinché l’uomo non cambia, sinché l’uomo non fa questo salto di qualità, sinché l’uomo non rinuncia alla violenza, al dominio della materia, al profitto, al proprio interesse, tutto si ripeterà in modo costante. E da qui il mio passo verso l’unica rivoluzione che può servire, che è la rivoluzione dentro di noi…‘, sino ad arrivare a considerazioni che La Fine è il Mio Inizio 18sono tuttora di strabiliante attualità. ‘…non siamo mai stati così poco liberi, pur nella nostra apparente grande libertà. Liberi di comprare, di scopare, di scegliere fra diversi dentifrici e via dicendo ma in sostanza libertà non c’è n’è più. Non c’è più la libertà di essere in sé. L’uomo oramai è succube dell’economia, tutta la sua vita è determinata da essa e questa secondo me sarà la grande battaglia del futuro. La battaglia contro l’economia che domina tutte le nostre vite. Un ritorno ad una spiritualità che puoi chiamare anche religiosità a cui anche l’uomo moderno, volendo, possa ricorrere. Perché è una costante della storia umana questo voler sapere cosa ci sei venuto a fare a questo mondo. Proprio per il perverso sistema del consumismo tutta la nostra vita è incentrata su mangiare, fare sport, sui piaceri e una gran parte di queste cose tu non le vuoi ma il sistema ti convince, ti adesca, ti obbliga a volerle. Là fuori c’è una trappola, tu sei il topo, sta attento!…‘.

La Fine è il Mio Inizio 19Sino ad arrivare alla più pessimistica, qualcuno però potrebbe aggiungere il termine realistica, delle conclusioni: ‘…L’uomo è la creatura più distruttiva che sia mai capitata sulla faccia della terra. L’uomo non ha fatto un passo avanti…‘. Ed anche lui ha commesso i suoi errori, che ammette sinceramente, il più grave dei quali egli lo identifica nei momenti in cui per convenienza ha recitato una parte diversa dal suo essere nella realtà: ‘…Io sono stato mille cose: alcune vere altre soltanto potenziali. Sono stato un gigione, un assassino, un adultero, tutto sono stato, come tutti quanti. Quante parti ho fatto, quante maschere di me, fino a che un giorno dici: io questa la butto via! Adesso mi sento leggero, ho la percezione che non mi fotta più nulla perché non sento più questo corpo, non sono i miei ricordi, è proprio perché non sono niente di specifico, mi posso permettere di pensare che sono tutto…‘.

La Fine è il Mio Inizio 16Non è che siano sempre rose e fiori fra padre e figlio, ogni tanto, anche in questi giorni di vicinanza riaffiorano i contrasti di sempre, come quando Terzani accusa Folco di mancanza di concretezza, di non riuscire mai a finire qualcosa che ha iniziato e quest’ultimo reagisce rabbiosamente rifugiandosi su un grande albero, come faceva da bambino e lasciando il padre dentro l’auto, per uscire dalla quale egli chiama in soccorso la moglie, salvo poi confidarle che dalla ribellione del figlio ha inteso finalmente che Folco ha sviluppato quell’autonomia che egli ritiene basilare per rassicurarlo riguardo una delle sue ultime preoccupazioni. Così come quando chiama l’editore del libro al telefono ed a rispondere è  Folco, il quale, alla pretesa del suo interlocutore di voler parlare con il padre, egli reagisce seccamente e lo liquida sostenendo che la persona alla quale deve fare riferimento è lui, da quando il padre stesso gli ha affidato la redazione e la pubblicazione della sua storia.

La Fine è il Mio Inizio 11‘…Io sto bene Folco, davvero, non ti mento. Voglio morire ridendo, se posso, e se tutto diventa difficile la risata sarà più corta e ti saluto. Chi tiene assieme tutta questa roba, chi o cosa? Chi fa cantare gli uccellini? C’è questo essere cosmico e se tu per un attimo hai la folgorazione di appartenergli non ha più bisogno d’altro dopo… La natura segue il suo corso. Tu che muori, ma che gliene importa! C’hai male? Va bene, passerà! La natura continua maestosamente distaccata, niente la eccita o la deprime, perché non imparare questa lezione?…’.

La Fine è il Mio Inizio 20Insomma per chi è capace di ascoltare e di riflettere c’è tanto materiale utile in questo film, che non ha il movimento di uno ‘Spiderman’, la spensieratezza o il romanticismo di tante altre opere che vanno per la maggiore, degnissime sia chiaro, ma qui si viaggia su un livello intellettuale differente ed anche un pensiero come quello che segue ritengo che possa adattarsi perfettamente al desiderio di qualunque padre nei confronti del proprio figlio affinché possa sviluppare il coraggio di lanciarsi nella grande giostra della vita con una propria autonomia e personalità. ‘E’ come se con queste nostre chiacchierate io avessi voluto lasciare a te una sorta di diario. In qualche modo c’è nel fondo un desiderio che è umanissimo di una relativa immortalità, di una continuazione attraverso qualcuno che fa la tua stessa strada o rappresenta i valori in cui hai creduto. Una delle cose a cui tengo moltissimo è che tu capisca che questo cammino che ho fatto io non è unico. Io non sono un’eccezione. Ci vuole soltanto un po’ di coraggio. La cosa più importante è la diversità, la possibilità di essere quello che tu vuoi e questo è fattibile. Fare una vera vita è fattibile. Una vita in cui sei tu, un vita in cui tu ti riconosci…‘.

La Fine è il Mio Inizio 15Di straordinario impatto visivo ed emotivo sono infine i momenti nel quale Folco conduce il padre ad una passeggiata, resa certamente più faticosa dal suo stato fisico, sino in cima ad una collina dalla quale si vedono sotto scorrere gli ammassi di nubi, come se fosse un mare ed in tale immensità si può cogliere la grandezza immutabile della natura e quanto siamo piccoli ed insignificanti di fronte ad essa. Per chiudere al La Fine è il Mio Inizio 21momento del distacco, quando Tiziano Terzani, per dirla a modo suo, lascia il suo corpo, sotto lo sguardo sereno della moglie, mentre Fosco e Saskia (la quale fatica ad accettare l’idea di non dover piangere per il distacco) sono seduti fuori in attesa. Fosco ha gli occhi chiusi, come se fosse in uno stato meditativo e sembra quasi voler accompagnare il padre in questo viaggio diverso da tutti gli altri, in direzione di una meta ignota, perché è in tal senso che la fine è anche un inizio. 

‘La morte è la paura di perdere tutto quello che hai.  Cosa vedo ora quando guardo il mondo? Prima vedevo me separato da quello vedevo. Ora mi vedo come parte di tutto. Tu guardi in terra e t’accorgi che non c’è un pezzo separato da te. Quando guardi gli alberi ed i fiori, non sono alberi, non sono fiori ma parte di questa bellezza che è la vita. Tu guardi gli animali, i vegetali, i minerali e l’intera umanità è un tutt’uno, non ci sono divisioni e tutti sono parte di questa bellezza e tu abbracci i minerali, tu abbracci l’umanità perché non c’è più differenza non c’è più conflitto. C’è soltanto questo mondo unico. Tu guardi la terra, il fondo della terra ed è bello…’. Non solo uno strano film quindi, ma un’autentica lezione di vita.

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