Libro e Film: ‘Il Grande Gatsby’

IL GRANDE GATSBY (romanzo)

Il Grande GatsbyDi Francis Scott Fitzgerald

Anno Edizione 2001

Pagine 272

Costo € 9,00

Traduttrice Fernanda Piovano

Ed. Mondadori (collana Oscar Classici Moderni)

 

IL GRANDE GATSBY (film)

Il Grande Gatsby - 1974Titolo Originale: The Great Gatsby

Nazione: USA  Anno:  1974

Genere:  Drammatico, Romantico

Durata:  144’  Regia: Jack Clayton

Cast: Robert Redford (Jay Gatsby), Mia Farrow (Daisy Fay), Karen Black (Myrtle Wilson), Bruce Dern (Tom Buchanan), Scott Wilson (George B. Wilson), Sam Waterston (Nick Carraway), Lois Chiles (Jordan Baker)

  

IL GRANDE GATSBY (film)

Il Grande Gatsby - 2013Titolo Originale: The Great Gatsby

 Nazione: USA  Anno:  2013

Genere:  Drammatico, Romantico

Durata:  143’  Regia: Buz Luhrmann

Cast: Leonardo Di Caprio (Jay Gatsby), Carey Mulligan (Daisy Fay), Isla Fisher (Myrtle Wilson), Joel Edgerton (Tom Buchanan), Jason Clarke (George B. Wilson), Tobey Maguire (Nick Carraway), Elizabeth Debicki (Jordan Baker), Callan McAuliffe (Jay Gatsby da giovane), Adelaide Clemens (Catherine), Amitabh Bachchan (Meyer Wolfshein), Jack Thompson (Walter Perkins), Max Cullen (Owl Eyes)

TRAMA: Jay Gatsby è il ricco proprietario di una sfarzosa villa di West Egg, una località nella baia di Long Island, vicino a New York, dove tutti i weekend organizza sontuose feste alle quali però egli non partecipa quasi mai, pur richiamando una miriade di persone, per la gran parte a lui sconosciute. Il suo obiettivo in realtà è quello di attirare l’attenzione della donna che vive nella villa posta di fronte alla sua, dall’altra parte della baia, nell’East Egg. Gatsby è innamorato di Daisy sin da quando ha avuto con lei, cinque anni prima, una fugace relazione, allorché egli era un militare di leva, povero di mezzi ma pieno di grandi sentimenti e speranze, alla vigilia della partenza per l’Europa con l’esercito americano nel corso della Prima Guerra Mondiale. Non avendo avuto la pazienza di aspettare il suo ritorno, Daisy si è sposata con Tom, un ricco possidente, il quale però la tradisce spesso, non ultima con Myrtle, la moglie di un ingenuo meccanico che vive in una squallida abitazione con annesso garage nella periferia più inquinata e squallida di New York. La precedente storia di Jay è quella di un giovane fuggito a sedici anni dalla misera condizione dei suoi genitori contadini, il quale, dopo aver conquistato la simpatia del ricco magnate Dan Cody ed aver trascorso un lungo periodo in giro per il mondo sul suo yacht, alla morte dello stesso e con la complicità dell’abile faccendiere Meyer Wolfshein, si è arricchito con il contrabbando di bevande alcoliche ed altre attività illegali durante il proibizionismo, accumulando una sostanziosa ricchezza. A raccontare il tutto è Nick, un modesto agente di borsa, il quale ha preso in affitto una piccola casa che confina con la villa di Gatsby ed è cugino di Daisy. L’amica di quest’ultima, Jordan Baker, abituale frequentatrice della feste di West Egg, è stata contattata da Gatsby per chiedere a Nick di fargli il favore di organizzare un incontro a casa sua con Daisy. Nel frattempo, dopo averlo invitato a partecipare ad una delle sue feste, fra Jay e Nick nasce una bella intesa e si frequentano spesso, da vicini di casa in ottimi rapporti. La sorpresa per la cugina è tanta, quando nel salotto della modesta abitazione di Nick, nel frattempo trasformata dagli uomini di Jay in una sorta di serra floreale, si presenta un incerto ed imbarazzato Gatsby, ma il feeling fra i due, dopo qualche momento d’incertezza, torna prepotente, come se il tempo si fosse fermato a cinque anni fa. Dopo neppure un mese di passione, Gatsby è determinato a convincere Daisy a lasciare Tom, certo che lei abbia sempre amato solo lui. Da quel momento cessano anche le feste nella villa ed anzi la dimora diventa l’alcova il più possibile discreta dei due amanti. Quando Jay ritiene che sia arrivato il momento di affrontare Tom, quest’ultimo per nulla disposto a perdere Daisy, riesce a provocare Gatsby ed a far nascere i dubbi nella moglie riguardo la natura delle ricchezze accumulate dal suo rivale, rimarcando inoltre le sue modeste origini, sino ad indurre Gatsby a reagire in malo modo. E’ la premessa al dramma che di lì a breve si consuma dapprima in una corsa in auto sulla strada fra New York e la villa di Tom e Daisy e successivamente con il tragico epilogo nella villa di Gatsby.    

VALUTAZIONE: un romanzo classico, relativamente breve, che richiede però un’attenta lettura, soprattutto nella prima parte, tanto elegante quanto prevalentemente descrittiva. L’autore utilizza, con evidenti accenni di stampo autobiografico e facendo uso di una prosa ricercata, lo stile ed i toni dei cosiddetti ‘anni ruggenti’, i quali anticipano la crisi del 1929, soffermandosi particolarmente sui temi della solitudine e dell’indifferenza. I due film in oggetto, tratti dal romanzo stesso e girati a distanza di quarant’anni, nell’insieme risultano più facilmente comunicativi per il grande pubblico e perciò meno cerebrali del racconto scritto, pur utilizzando diversi approcci stilistici: più compassato e rispettoso della storia originale il primo, più spumeggiante ed estrosa invece l’opera più recente. 

 

Quando si affronta un classico come il celeberrimo romanzo di Francis Scott Fitzgerald, caposaldo della letteratura americana del secolo scorso, si rischia di passare per presuntuosi se lo si considera con sufficienza; peggio ancora di scadere nel banale limitandosi a fare proprie, con poco sforzo, considerazioni già espresse da numerosi altri; viceversa si può coltivare la tentazione di assumere posizioni volutamente controcorrente, giusto per puntare a distinguersi a tutti i costi. Nel caso poi de ‘Il Grande Gatsby’, l’edizione in oggetto degli Oscar Mondadori di 270 pagine (che sono niente, ad esempio, in confronto alle quasi 1.000 pagine cadauno dei due ultimi romanzi che ho appena completato, riguardo la trilogia sul Novecento di Ken Follett) può sembrare un’ideale parentesi dopo, appunto, un paio di  letture molto più impegnative in termini di lunghezza. Così, lo ammetto, ho iniziato ‘The Great Gatsby’ a cuor leggero, certo di ‘consumare’ il racconto in breve tempo, che fossi comodamente seduto a casa oppure in treno durante il viaggio di mezzora per andare e tornare dal lavoro, attorniato da tante altre persone la cui presenza ed il chiacchiericcio inevitabilmente costituiscono fonte di disturbo o comunque di distrazione.

Il grande gatsby 30Di conseguenza l’opera di Francis Scott Fitzgerald, dopo una settantina di pagine mi è sembrata ostica, prolissa, per non dire noiosa e quasi impossibile perciò comprendere come possa tuttora riscuotere così tanti consensi (seppure postumi per l’autore, come avviene spesso). Ancora più curioso è il fatto che, dopo ben tre trasposizioni cinematografiche, una addirittura girata al tempo del cinema muto, una seconda nel 1949 ed una terza nel 1974, ci sia stato ancora qualcuno disposto, nel 2013, ad investire oltre cento milioni di dollari per realizzarne una quarta. Possibile insomma, mi chiedevo, che ancora oggi questo romanzo possa scomodare autori ed interpreti di così grande rilievo mentre a me, sorprendentemente, stava dando l’impressione di essere largamente sopravvalutato?

Il grande gatsby 03E’ pur vero che la lettura di un libro o la visione di un film è anche una questione di momenti psicologici e le impressioni poi ne restano inevitabilmente condizionate, ma in questo caso non si trattava tanto di una questione umorale o legata alla lunghezza quanto semmai di forma e di contenuti. Avendo però la fortuna di possedere un dvd della versione cinematografica girata nel 1974 dal regista Jack Clayton, sceneggiata niente meno che da Francis Ford Coppola ed al tempo stesso potendo facilmente recuperare la versione ultima di Buz Luhrman, grazie al servizio on-demand di una piattaforma digitale satellitare, mi è venuta la voglia, che qualcuno a questo punto potrà forse giudicare come esagerata, non appena avessi completato la lettura del romanzo, di cimentarmi in un confronto a tre, includendo appunto anche queste due versioni cinematografiche.

Il grande gatsby 31Prima ancora però ho ritenuto opportuno, prendendo a prestito un termine in voga sino a qualche tempo fa in riferimento ai nastri magnetici, di effettuare un ‘rewind’ del romanzo all’inizio, giusto per verificare se le impressioni globalmente negative avute sin lì potessero trovare ulteriore conferma oppure, com’è avvenuto invece grazie ad un diverso approccio, di ribaltare o perlomeno mitigare anche l’avverso giudizio parziale. ‘Il Grande Gatsby’ infatti è un racconto che richiede pazienza e concentrazione ed un’attenzione particolare, appunto, per la prosa di Francis Scott Fitzgerald che è costituita, in questo caso perlomeno, da uno stile forse un po’ datato e figurativo ma decisamente attento ai particolari ed alle sfumature narrative, oltreché ad una descrizione d’ambiente che non ammette una lettura superficiale o, peggio ancora, disattenta, pena non entrare in sintonia con il sottile filo logico dell’opera. Che è al tempo stesso rappresentativa di un decennio segnato da grande euforia ed ottimismo, in evidente contrasto con il pessimismo che traspare invece dall’io narrante, ovvero il personaggio di Nick, nel quale l’autore ha certamente proiettato molto di sé medesimo, confermato in seguito dall’amara conclusione della stessa storia che narra…(leggi il resto del commento cliccando qui sotto su ’Continua a leggere’)

cop TuenaL’immagine simbolo del romanzo non è quella riportata nella miniatura in alto, posta di fianco alle note relative all’edizione che ho letto io, bensì quella visibile qui di fianco, ad opera di Francis Cugat, della quale Fitzgerald rimase praticamente folgorato e che è divenuta una sorta d’icona del romanzo stesso, con quegli occhi tristi di una donna in primo piano, esemplificativi e riassuntivi dello spirito di fondo che pervade l’opera. La quale è stata scritta ed ambientata durante il proibizionismo, nell’ambito storico che qualcuno ha definito ‘gli anni ruggenti’, più volte citati anche al cinema (ad esempio nel celebre film di Raoul Walsh con interprete James Cagney e persino dal nostro Luigi Zampa, protagonista Nino Manfredi, seppure per ragioni non direttamente collegate), ovvero negli anni che precedono il grande crack finanziario di Wall Street nel 1929.

Il grande gatsby 19Ed in effetti il clima che descrive il racconto di Fitzgerald è proprio quello: un grande entusiasmo della borsa di New York che raggiunge ogni giorno nuovi massimi nei valori delle azioni ed una generale esaltazione, per nulla vanificata dal divieto di produzione e vendita degli alcolici sancito con un’apposita legge nel 1919 e che ha generato invece un florido mercato clandestino. Nei locali notturni opportunamente nascosti alla vista dei passanti ma spesso tollerati e persino frequentati da una parte delle stesse forze dell’ordine, che avrebbero dovuto invece perseguirli, poiché erano al soldo dei trafficanti d’alcolici, si consumavano ettolitri di bevande proibite in un perpetuo clima gaudente innaffiato da fiumi di champagne e di whisky cui si accompagnava una sorta di frenesia sessuale, un vero e proprio cocktail trasgressivo all’interno del quale si muovono pure i personaggi e la storia de ‘Il Grande Gatsby’. Nel quale ovviamente non si trovano comunque particolari ‘hot’ che la letteratura moderna invece non esita a descrivere, come si nota chiaramente nelle stesse ultime opere di Follett e senza arrivare a casi ancora più eclatanti come le note ‘Sfumature di Grigio, Nero e Rosso’.

Il grande gatsby 28Lo stile narrativo di Fitzgerald, esaltato dalla traduzione di Fernanda Piovano, è costruito quindi intorno ad un contrasto stridente fra il clima di esagerazione, superficialità ed indifferenza tipiche dell’epoca di riferimento e la profonda solitudine ed incoerenza che esprime invece il protagonista, Jay Gatsby, così definito comunque da Nick (‘..se la personalità è una serie ininterrotta di gesti riusciti, allora c’era in lui qualcosa di splendido, una sensibilità acuita alle promesse della vita, come se fosse collegato a una di quelle macchine complicate che registrano terremoti a ventimila chilometri di distanza…una dote straordinaria di speranza, una prontezza romantica quale non ho mai trovato in altri, e quale probabilmente non troverò mai più…‘).

THE GREAT GATSBYIn un’epoca perciò nella quale l’ostentazione, l’edonismo, la superficialità e l’indifferenza trovavano ideale espressione in feste come quelle che ogni settimana si svolgono nella villa di West Egg, il cui ambiente è stracolmo di persone per la gran parte sconosciute fra loro le quali si ubriacano ed esibiscono in balli sfrenati sino all’alba ed allo sfinimento, il cui significato è confondersi nella massa anziché, al contrario come avviene di solito oggi, per mettersi in mostra (‘…a me piacciono le grandi feste. Sono così intime. Nelle feste piccole, non c’è intimità…’, sostiene in proposito Jordan Baker), Gatsby, che pure di tali mezzi si è servito per arricchirsi e li ha fatti propri persino per organizzare, come un pavone usa la sua coda, la messinscena della sua lussuosissima villa, così smaccatamente addobbata, illuminata e volta all’eccesso, ha un solo disarmante fine: attirare l’attenzione, per riconquistarla, della donna che ha amato sin dal momento in cui ‘era un giovanotto senza un soldo e senza passato e da un minuto all’altro il mantello invisibile dell’uniforme gli poteva scivolare dalle spalle… Avrebbe dovuto disprezzarsi, perché indubbiamente l’aveva conquistata con dichiarazioni false. Non che si fosse basato su milioni inesistenti, ma aveva deliberatamente dato a Daisy un senso di sicurezza; le aveva fatto credere di essere qualcuno del suo stesso rango sociale, che era perfettamente in grado di aver cura di lei. In realtà non aveva un’attrezzatura simile, non aveva una famiglia agiata che lo spalleggiasse, ed era in balìa del capriccio di un governo impersonale, che poteva scaraventarlo in qualunque parte del mondo…‘.

Il grande gatsby 22Così quando Gatsby, al ritorno dalla Grande Guerra, riesce ad affermarsi sino a pareggiare il rango sociale di Daisy e del marito Tom, grazie soprattutto ai capitali che ha messo assieme con attività di dubbia origine e moralità, in combutta con il suo ambiguo mentore Meyer Wolfshein, in cuor suo è come se assolvesse un debito morale contratto a suo tempo: ‘…non so dirti come fui sorpreso quando mi accorsi che l’amavo, vecchio mio. Sperai perfino, per un attimo, che mi cacciasse via, ma non lo fece, perché anche lei era innamorata di me. Mi credeva molto esperto perché sapevo cose diverse da quelle che sapeva lei… Be’, ero lì, lontano dalle mie ambizioni, di minuto in minuto più innamorato, e improvvisamente non me ne importò più. A che cosa serviva fare grandi cose, se mi divertivo di più a raccontarle ciò che avrei fatto?…‘. Eppure mentre Tom tradisce Daisy con Myrtle, la moglie di Wilson ( il quale gestisce una pompa di benzina ed autorimessa nella Valle delle Ceneri, una specie di terra desolata che sta a mezza via fra le ricche ville di West ed East Egg ed il centro di New York) e non perde occasione, assieme ai suoi amici, per organizzare orgiastici appuntamenti dentro un appartamento acquistato allo scopo in centro città. Sino a costringere a parteciparvi lo stesso Nick, il quale si ritrova, come afferma lui stesso, per la seconda volta in vita sua, ubriaco al punto da non ricordare nemmeno chi l’ha ricondotto a casa. Jay Gatsby invece è rimasto nei secoli fedele all’unica donna della sua vita, seppure, volendo, ne avrebbe potute conquistare a decine, essendo oltretutto un uomo decisamente affascinante.

Il grande gatsby 29Invece quel faro verde, a volte quasi invisibile nella nebbia, posto sul pontile della villa di Daisy, proprio sul lato opposto della baia, verso il quale a volte Gatsby tende la mano come per afferrarlo, rappresenta simbolicamente l’unica luce, per quanto flebile, che egli sarebbe disposto a patteggiare con la spettacolare luminaria della sua prestigiosa villa. Nonostante ciò, la frase che Nick gli rivolge, poco prima della fine: ‘…tu, da solo, vali più di tutti quanti messi insieme…‘ seguita da questa riflessione: ‘…sono sempre stato lieto di averlo detto. Fu il solo complimento che gli rivolsi, perché in realtà lo disapprovavo dal principio alla fine…‘, suona sinistramente come un presagio dei tragici avvenimenti che seguiranno a breve ed al tempo stesso anticipatrice dell’indifferenza con la quale Daisy, dopo averlo deluso profondamente con quel ‘…oh, pretendi troppo!…ti amo adesso, non ti basta? Non posso far niente contro il passato… l’ho amato, allora (Tom, ndr.)… ma amavo anche te…’ alla prova dei fatti finisce per rinnegarlo, come se averlo ritrovato dopo tutto quel tempo ed il mese di passione trascorso con lui fossero stati non più che una parentesi dei quali dimenticarsi in fretta e senza tanti scrupoli, con una cinica indifferenza che è pari alla sfacciataggine del marito nel tradirla a sua volta con regolarità e poi tornare a casa come se nulla fosse. Quel ‘amavo anche te… per Gatsby è incomprensibile ed inaccettabile, una pugnalata che umilia la sua perseveranza nell’averla amata e rincorsa per tanto tempo, raccogliendo in un album persino tutti gli articoli dei giornali e le foto che la raffiguravano. Lui che l’aveva amata in modo esclusivo, desiderava che Daisy lo ricambiasse parimenti ed ammettesse davanti al marito, dal quale ha avuto anche una figlia, che non l’ha mai amato. L’unico passo che separava Daisy e Gatsby da una nuova vita assieme senza ombre né ripensamenti.

Il grande gatsby 05Questa incongruenza di fondo è il punto di forza del romanzo ed anche la sua debolezza. Gatsby è galantuomo e filibustiere al tempo stesso. Ha imparato da Wolfshein a muoversi con destrezza in un mondo cinico come quello degli affari, così come nella finzione delle feste mondane, senza quasi mai mostrarsi di persona, tant’è che su di lui girano parecchie voci e supposizioni, persino che abbia ucciso un uomo. Egli è invece completamente disarmato di fronte a Daisy, nel ricordo e rispetto di un fugace amore giovanile che di norma potrebbe essere non più che una semplice illusione, mentre per lui ha più valore di un matrimonio in piena regola.

La storia è ambientata negli anni venti quando i media stavano ancora muovendo i primi passi, ma nonostante ciò suona un po’ strano, ad esempio, che Daisy sentendo pronunciare il suo nome per bocca dell’amica Jordan, con la quale s’intrattiene frequentemente, la quale già da tempo partecipa alle feste luculliane di West Egg, possa improvvisamente affermare: ‘Gatsby? Che Gatsby?…‘. Oppure che il marito Tom, pur solito prendersi tutte le libertà possibili al di fuori del matrimonio, essendo un conservatore reazionario incallito che si vanta apertamente del suo sprezzante razzismo davanti alla stessa servitù di colore, condividendo i principi enunciati nel libro ‘La nascita degli imperi di colore‘  di Goddard (nella realtà si tratta di una ironica citazione di Fitzgerald relativa al libro di Lothrop Stoddard, ‘L’ondata montante della gente di colore contro la supremazia del mondo bianco‘), insomma che un personaggio del genere possa accettare passivamente che la moglie frequenti con assiduità quotidiana Gatsby per oltre un mese prima di abbozzare una reazione. 

Il grande gatsby 13‘Il Grande Gatsby’ è un’opera di grandi contrasti, di posizioni estremiste, sia dal punto di vista sociologico che sentimentale, di bianco o nero che esclude categoricamente le sfumature di mezzo. L’unico che è capace di riconoscerne la gamma delle tinte, per rimanere in metafora e di saperle gestire con equilibrio e ragionevolezza è soltanto Nick, per il quale ‘…il senso della dignità fondamentale è distribuito con parzialità alla nascita…‘. Una dignità che è riuscito a conservare persino quando Jay, per ricambiargli il favore dell’incontro combinato con Daisy, gli ha proposto di entrare in affari (facili) con lui ed egli ha saputo rifiutare cortesemente, riuscendo a resistere all’allettante tentazione, accrescendo al tempo stesso la sua immagine agli occhi di Gatsby. Nick è anche l’unico che è in grado di frequentare sia Gatsby che Tom, Daisy e Jordan, persino a Myrtle e sua sorella, anche se fra tutti loro è quello più povero e fragile, ma non per questo incapace di esprimere le sue opinioni e quando è il caso pure il suo dissenso.

Il grande gatsby 04Nella sua storia, immensamente meno appariscente di quella di Gatsby, ma anche in quella di altri personaggi del romanzo, ci sono certamente tratti che appartengono all’autobiografia dell’autore stesso, che ha vissuto fra eccessi di alcool, problemi con la moglie Zelda, relazioni con altre donne ed un sentimento di solitudine che egli ha espresso non solo in quest’opera ma come leit-motiv anche in altri romanzi usciti dalla sua penna, incluso quello che rimase incompiuto e dal quale fu tratto un ammirevole film di Elia Kazan intotolato ‘Gli Ultimi Fuochi‘, interpretato da un grande Robert De Niro. Anche per quest’ultima opera si adatta benissimo la conclusione de ‘Il Grande Gatsby’: ‘…così continuiamo a remare, barche contro corrente, risospinti senza posa nel passato…‘, che contrasta in maniera evidente, senza escluderle, le parole che il padre di Jay usa nei suoi confronti confidandosi con Nick: ‘…sapeva di avere davanti a sé un grande avvenire…’.

Il grande gatsby 18A proposito di cinico realismo, il cui confine con la verità spesso è sottile come un capello, mi piace citare la frase che l’abile scommettitore Meyer Wolfshein pronuncia a Nick quando gli chiede di partecipare al funerale di Gatsby, la quale può assumere vari ed opposti significati, come spesso capita di riflettere leggendo ‘The Great Gatsby’: ‘…Impariamo una buona volta a mostrare la nostra amicizia per qualcuno finché è vivo e non dopo che è morto…‘. 

Il grande gatsby 24Detto del romanzo, cosa si può aggiungere a proposito dei due film dal quale sono tratti? Intanto che sono molto diversi fra loro, pur raccontando la stessa storia. Riguardo ai due cast inoltre, si può sottolineare sinteticamente che l’interpretazione di Leonardo Di Caprio è più vistosamente sofferta e marcata rispetto a quella, più pacata ed introversa, di Robert Redford, il quale però appare più vicino all’impronta disegnata da Fitzgerald. Mia Farrow è più brava ed imprevedibile ma meno sensuale di Corey Mulligan, in grado di far perdere la testa ad un giovane come Jay Gatsby, mentre per gli altri personaggi di spicco la versione del 1974 vede globalmente in Sam Waterston, Karen Black, Bruce Dern e Lois Chiles figure di maggior spessore e più simili a quelle che lo scrittore tratteggia nella sua opera. Lois Chiles fu anche valutata dalla produzione nel ruolo di Daisy prima di assegnare la parte a Mia Farrow e, pur con i dovuti distinguo dal punto di vista della qualità recitativa fra loro, a livello di appeal probabilmente sarebbe stata la scelta migliore.

Il grande gatsby 17E’ sempre difficile per un film rappresentare adeguatamente un romanzo, specie se si tratta di un ‘cult’ come quello di Francis Scott Fitzgerald. S’immagini ad esempio di tradurre in immagini un paragrafo come questo: ‘…Ho l’impressione che Gatsby spesso non credesse che sarebbe giunta (la telefonata di Daisy, ndr.), e forse non gliene importava più. Se era vero, doveva essergli parso di aver perduto il calore del vecchio mondo, di aver pagato un prezzo molto alto per aver vissuto troppo a lungo con un unico sogno. Doveva aver guardato un cielo insolito tra foglie spaventevoli e rabbrividito nello scoprire che cosa grottesca è una rosa e com’è cruda la luce del sole su un’erba quasi non ancora creata. Un mondo nuovo, materiale senza esser reale, dove poveri fantasmi si aggiravano incidentalmente, respirando sogni invece di aria… come quella figura cinerea, fantastica, che si avviava verso di lui attraverso gli alberi amorfi…‘. Difficile, se non proprio impossibile, vero? Difatti sia Francis Ford Coppola, il quale ha scritto la sceneggiatura del film diretto da Jack Clayton, che Buz Luhrmann e Craig Pearce, i quali hanno scritto quella dell’ultimo film, hanno usato un profilo meno cerebrale, ma non per questo disprezzabile.

Il grande gatsby 09Anzi, pur nella diversità evidente dei due stili, queste due versioni per il grande schermo sono senz’altro più immediate e proprio perché supportate dal ruolo trainante delle immagini, entrambe sono complessivamente anche più scorrevoli del racconto scritto, certamente più indicate ad accontentare il gusto del più vasto pubblico possibile. L’opera del 1974 è quella più aderente alla forma dell’opera dello scrittore americano, più compassata e misurata di quanto appaia invece quella di Luhrmann, non solo dal punto di vista scenografico laddove, tanto per citare un esempio, la Valle delle Ceneri sembra uscita da un girone dantesco, tanto è accentuata e netta la miserevole ambientazione, la condizione sub-umana dei lavoranti e la squallida casa-officina dove vivono George Wilson e la moglie Myrtle, amante di Tom, a confronto di ciò che si trova prima e dopo di essa. La stessa figura interpretata da Scott Wilson risulta più credibile nella versione del 1974 rispetto al paranoico personaggio interpretato da Jason Clarke in quella del 2013.

Il grande gatsby 11Si sarà inteso insomma che è inevitabile un confronto fra le due opere cinematografiche, soprattutto dopo averle viste in sequenza una all’altra come in questo caso, ma è forse pure un’occasione unica, parallelamente, per sovrapporle al romanzo stesso, arricchendone nell’insieme il suo significato, non solo descrittivo, grazie anche appunto al supporto delle immagini. Ed al tempo stesso è anche più facile scoprirne le differenze, le libere interpretazioni delle trasposizioni cinematografiche che si possono forse considerare pure come tentativi, riusciti o meno, di affermare la personalità dei rispettivi autori nel trasporre il racconto scritto per distaccarsene o per meglio rappresentarlo. Un esempio? Nel film di Clayton, quando Daisy (Mia Farrow) e Gatsby (Robert Redford) s’incontrano non casualmente in casa di Nick, il commento di lui è che la loro lontananza è durata otto anni e non cinque, come invece si legge nel romanzo. Sembra un particolare di poco conto o addirittura un lapsus ma in effetti, a pensarci bene, appaiono più congrui e credibili otto anni di separazione fra loro, per giustificare il fatto che Daisy abbia quasi dimenticato Gatsby e le sia sfuggito d’istinto in precedenza di fronte a Jordan quel ‘…Gatsby? Che Gatsby…‘.

Il grande gatsby 27Come pura notazione va detto che il dvd in mio possesso relativo all’edizione del 1974, contiene alcune sequenze che nella versione uscita in Italia al cinema sono state invece incomprensibilmente tagliate. In tal caso il parlato commuta direttamente in lingua originale con i sottotitoli in italiano. Entrambe le versioni in oggetto inoltre hanno una durata simile, intorno ai centoquaranta minuti, seppure i rispettivi autori hanno operato scelte narrative diverse, anche rispetto al romanzo stesso.  Ad esempio, sempre parlando dell’opera di Jack Clayton, nel corso di una delle sue feste Gatsby si apparta con Jordan per chiederle di farsi portavoce con Nick della richiesta di organizzare un incontro con Daisy, mentre nel film è Nick ad essere improvvisamente condotto al cospetto di Gatsby da una guardia del corpo, dall’espressione imperscrutabile e minacciosa, cui segue però una banale presentazione, utile al più a rimarcare l’ambiguità di fondo del suo personaggio, alimentata dalle dicerie delle stesse persone che partecipano alle sue feste. Lo stesso colloquio fra Nick e Daisy nel finale non c’è nel racconto scritto e ciò sicuramente contribuisce a calcare la mano sulla caratterizzazione di quest’ultima la quale appare ancora più fatua, superficiale ed insensibile di quello che la descrive il romanzo.

Il grande gatsby 03Nel film di Buz Luhrmann non c’è cenno né all’incontro fra Nick ed il padre di Gatsby, né a quello con Wolfsheim (che nella versione del 1974 appare fugacemente soltanto in una delle scene recuperate in lingua originale sottotitolata), oltre al fatto, per citare ancora una discordanza, che lo scontro fra Gatsby e Tom avviene in forme quasi violente mentre nel romanzo e nella sceneggiatura di Coppola si sviluppa soltanto a livello verbale. Va sottolineato inoltre che le musiche di Craig Armstrong nell’opera più recente sono costituite da un mix di brani moderni e d’epoca (fra gli altri, ci sono i nomi di Lana Del Rey oppure Beyoncé), come se la storia narrata non appartenesse soltanto all’epoca di riferimento ma avesse una valenza universale e quindi pure attuale.

Il grande gatsby 08L’incidente stesso che porta alla morte di Myrtle in un caso è raffigurato in maniera ancora più esplicita che nel romanzo, mentre nell’opera di Jack Clayton l’arrivo dell’auto di Tom, Nick e Jordan avviene a dramma già consumato. Infine è Joel Edgerton nei panni di Tom che, subito dopo l’incidente, suggerisce a Wilson, ancora in uno stato di choc profondo, chi fosse a guidare l’auto che ha investito Myrtle, calcando la mano sul fatto che non si è neppure fermato e indirizzando di proposito quindi la sua vendetta verso il rivale, mentre nella versione più datata questo colloquio, in maniera per giunta molto meno esplicita, è rimandato a quando Wilson, sconvolto e confuso, si presenta alla villa di Tom, terrorizzando Daisy, che lo vede apparire all’improvviso davanti alla vetrata, la quale teme a quel punto che egli abbia scoperto chi fosse realmente alla guida dell’auto gialla la sera prima.

Il grande gatsby 26Da sottolineare infine che la scena nella quale, a seguito della discussione chiave fra Tom e Gatsby, quest’ultimo torna verso casa in auto assieme a Daisy, risulta meglio rappresentata nel film del 1974, giacché Gatsby è costretto ad inseguire la sua amata, uscita precipitosamente dalla stanza dell’hotel dove erano riuniti, presenti anche Nick e Jordan, mentre nell’opera ultima di Luhrmann è lo stesso Tom, un po’ sorprendentemente (se non si interpreta la cosa come una manifestazione di forza e ritrovata sicurezza, dopo aver messo a frutto la strategia per demolire l’immagine del rivale agli occhi della moglie), ad invitare Jay a riaccompagnarla a casa (per l’ultima volta, dice lo stesso Tom). 

Il grande gatsby 02In definitiva siamo di fronte ad un’opera che è ricca di aneddoti, di spunti, di ambiguità narrative e di altrettanti punti di vista, sia di natura psicologico-caratteriale che d’ambiente, pur trattando argomenti di natura prevalentemente sentimentale, con una differenziazione degli stili nei due film che già per loro conto dimostrano e sottolineano la complessità del romanzo dal quale sono stati tratti e come in fondo sia possibile far convivere prospettive diverse senza che una debba per forza prevalere su un’altra.  

Il grande gatsby 05‘Negli anni in cui ero più giovane e vulnerabile mio padre mi diede un consiglio: cerca sempre di vedere il lato migliore della gente. Di conseguenza tendo ad astenermi dai giudizi…’ (Nick Carraway).  A parte il fatto che è un proposito molto difficile da perseguire ed ancor di più da mantenere in generale, fosse stato però Gatsby a parlare così, molto probabilmente avrebbe concluso la frase con il suo rafforzativo preferito, ereditato a suo tempo dal suo primo maestro di vita, Dan Cody e cioè ‘…vecchio mio!‘. Anche perché nel suo caso più che il giudizio ultimo sulla sua statura d’uomo, risalta invece la disarmante indifferenza di quasi tutti quelli che l’hanno conosciuto e frequentato, tranne poche eccezioni come Nick e la facilità con la quale hanno evitato persino di concedergli un estremo omaggio.  

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