Film: ‘Giovane e Bella’

GIOVANE E BELLA

Giovane e BellaTitolo Originale: Jeune et Jolie

 Nazione: FRA

Anno:  2013

Genere:  Drammatico

Durata:  90’  Regia: Francois Ozon

Cast: Marine Vacth (Isabelle), Geraldine Pailhas (Sylvie), Frederic Pierrot (Patrick), Charlotte Rampling (Alice), Johan Leysen (Georges), Fantin Ravat (Victor), Nathalie Richard (Véro), Lucas Prisor (Alex), Jeanne Ruff (Claire), Djedje Apali (Peter)

TRAMA: Isabelle ha 17 anni, è benestante e vive a Parigi con la madre, il patrigno ed il fratello più piccolo. Il padre naturale si è trasferito in Italia dove si è fatto un’altra famiglia e le manda ogni Natale e compleanno cinquecento euro di regalo per sciacquarsi la coscienza. Isabelle è molto carina ma non è attratta dai suoi coetanei, pur essendo tutt’altro che indifferente alle pulsioni del suo corpo oramai adulto. Durante una vacanza al mare con la famiglia, attira opportunamente l’attenzione di un ragazzo tedesco e perde con lui la verginità, come un fardello da togliersi di dosso. Il fratellino è l’unico con il quale mantiene una sorta di complicità e dialogo, praticamente assente con la madre e persino con l’amica Claire non si confida più di tanto, mantenendosi dietro una cortina di riserbo. In compenso s’iscrive in un sito Internet per appuntamenti con nome e dati fasulli e compra un cellulare dal quale inizia a ricevere richieste d’incontri. Inizia così, all’oscuro di tutti, ad avere rapporti sessuali in hotel di lusso, o anche semplicemente in auto, con uomini molto più anziani di lei, i quali non si fanno molti scrupoli riguardo la sua reale età che lei comunque cerca di nascondere a fatica. La scabrosa attività le rende dai trecento ai cinquecento euro ad appuntamento, ma lei non lo fa per i soldi che in effetti accumula in una borsetta, né per piacere, ma semplicemente per un gioco da adulta e per conoscere il valore del suo corpo che fa girare la testa a molti coetanei e non. Fra i suoi clienti c’è Georges, un uomo già di una certa età il quale è l’unico che la tratta con un po’ di tenerezza e con il quale riesce pure ad instaurare un dialogo. Isabelle però non sa che è un cardiopatico e così un pomeriggio il suo partner non regge la dose di Viagra e ci resta secco. Isabelle, scioccata, fugge dall’hotel ma è ripresa dalle telecamere di sorveglianza e così la polizia riesce ad identificarla, avvisando la madre, la quale ovviamente mai avrebbe immaginato la doppia vita della figlia. La sua reazione è rabbiosa e costringe Isabelle a partecipare ad alcune sedute da uno psicologo che nell’esaminare la situazione e sentendo i commenti della madre, dà ragione alla figlia quando si oppone all’intenzione di devolvere i soldi guadagnati ad una onlus che presta sostegno al reinserimento delle prostitute. Isabelle ha smesso nel frattempo le sue pericolose frequentazioni, ma non per questioni d’etica, bensì perché in qualche modo si ritiene responsabile della morte di Georges. Per recuperare un’immagine di normalità con la madre e le  persone che le stanno intorno, si lega ad un coetaneo, pur confessandogli di non amarlo, sinché riprende la SIM che usava per gestire gli appuntamenti ed accetta d’incontrare la vedova di Georges che le chiede di salire assieme a lei nella stessa stanza dell’hotel dove è avvenuto il dramma. Isabelle fraintende le intenzioni della donna, che in realtà vuole solo conoscerla e rassicurarla riguardo i sensi di colpa che la tormentano, confidandole di essere stata tentata a sua volta da giovane di vendere il suo corpo ma di non averlo fatto per mancanza di coraggio.        

VALUTAZIONE: il film di Francois Ozon esplora il difficile momento del passaggio dall’adolescenza all’età adulta di una ragazza che si prostituisce senza avere una ragione pratica per farlo, seguendo le notizie di cronaca che riguardano altre sue coetanee. L’assenza di dialogo e la distanza fisica e generazionale dai genitori, unita all’assenza di valori etici da perseguire sono fra le cause che il regista sottolinea a proposito di questa deriva, descritta con buona efficacia narrativa ma anche un po’ di voyeurismo. L’ex modella Marine Vatch interpreta con credibilità il ruolo.                                                                                                                                                 

E’ sufficiente andare su Internet ed impostare come semplice ricerca qualcosa come ‘baby squillo’ o ‘prostituzione minorile’ per trovare una serie di testimonianze, una più impressionante dell’altra, del genere: ‘...Tre studentesse di 14 e 15 anni si prostituivano per avere la paghetta più ricca. Lo facevano da circa un mese e l’idea era venuta loro con l’eco del giro di baby prostituzione a Roma. Tutto era cominciato quasi come un gioco…‘. Oppure: ‘…Sono chiamate le “ragazze doccia” (così come ci si fa la doccia tutti i giorni, loro quotidianamente fanno sesso), sono delle adolescenti, in genere di famiglie benestanti, che si prostituiscono nei bagni delle scuole in cambio di oggetti. Queste ragazze offrono le loro prestazioni anche a più persone, per loro è una specie di gioco, pericoloso, nel quale pensano di dominare e irretire i loro clienti…‘. Persino le statistiche non ammettono dubbi riguardo la crescita esponenziale del fenomeno, stando a questo titolo: ‘…Baby squillo, è boom: le minori che si prostituiscono aumentate del 442% in un anno…‘ e nel novero dei personaggi coinvolti, fra i clienti, ci sono pure nomi di personaggi noti, sino a quel momento apparentemente irreprensibili.

Giovane e bella 12Fra le ragioni per le quali esse lo fanno, alcuni psicologi sostengono la tesi dell’…’alienazione, depersonalizzazione, non abitare più il proprio corpo…‘, qualcosa insomma legato, da un lato, al difficile percorso dell’adolescenza in un’epoca come l’attuale di grande pressione mediatica ed assenza di valori; dall’altro alla difficoltà di conciliare la maturità del loro corpo con la crescita della personalità: le due cose non sempre procedono parallele. Mettiamoci pure la perdita di punti di riferimento in ambito familiare all’interno del quale, nel migliore dei casi, sono lasciate al loro destino nella convinzione che ‘non fargli mancare nulla’ materialmente, costituisca un alibi sufficiente per i loro genitori, distratti per così dire in altre attività che non gli consentono, a loro giudizio, di dedicare molto tempo ed impegno al dialogo ed al confronto con i loro figli, femmine o maschi che siano. Oppure infine, ma giusto per non allungare a dismisura un’analisi più consona ad altri ambiti, un modello di coppia che sempre più spesso va in malora ed a pagarla poi sono soprattutto i figli, se non dal punto di vista del sostegno prettamente economico, certamente da quello affettivo e nel prestare attenzione ad una fase critica della crescita come l’adolescenza, appunto.

Giovane e bella 03Il caso di Isabelle proposto da Francois Ozon, sino ad ora noto soprattutto per alcuni cortometraggi e documentari premiati in vari festival, è quanto mai emblematico ed in sintonia con quanto evidenziato sinora. Che sia stato pensato in relazione agli stessi episodi di cronaca citati all’inizio, oppure se gli autori hanno avuto solo la fortuna, se così si può definire a proposito del tema in oggetto, di uscire con quest’opera proprio in coincidenza con l’eco suscitato dagli stessi, non è dato sapere, ma certo è che non poteva essere più tempestiva ed attuale. A dirla tutta, una qualche differenza rispetto ai casi citati all’inizio c’è, ma di metodo più che di sostanza. Isabelle, ad esempio, non si prostituisce perché con i soldi ricavati da questa pericolosa e degradante attività, soprattutto in relazione alla sua giovane età, può procurarsi facilmente le risorse per gestire al meglio le sue necessità quotidiane. Non ne ha alcun bisogno in effetti, perché la madre, pur essendosi da tempo separata dal padre di Isabelle, come afferma lei stessa allo psicologo, ha un lavoro che le consente di mantenere un tenore di vita agiata, da medio-alta borghese e quindi di non far mancare nulla alla figlia, da quel lato perlomeno.

Giovane e bella 13Isabelle però non è neppure interessata a frequentare i suoi coetanei (la vediamo aggirarsi come se fosse una spettatrice, più che una partecipante ad una festa alla quale è stata invitata), tanto meno a relazionarsi con loro sentimentalmente, tant’è che a diciassette anni è ancora vergine: che poi sarebbe pure nella media, se ci riferissimo, ad esempio, alle statistiche relative all’Italia. E non è neppure una questione di stimoli ormonali che lei sente eccome, se è vero che il fratello minore riesce ad osservarla, sbirciando dalla porta, mentre si masturba. Se poi aggiungiamo, particolare tutt’altro che secondario, che è decisamente bella ed attraente, potremmo concludere che ci sono tutti gli ingredienti perché possa avere una crescita, maturazione psicologica e sessuale assolutamente normale ed in linea con le ragazze della sua età. Come la sua amica Claire, la quale le confida di averlo già fatto con il suo fidanzatino, mentre Isabelle mente al riguardo, ma solo per non apparire da meno…(leggi il resto del commento cliccando qui sotto su ’Continua a leggere’)

Giovane e bella 07Isabelle ha altro per la mente, è confusa, solitaria e silenziosa, interessata semmai a superare le consuetudini, soprattutto dopo aver visto un servizio in TV che parla di adolescenti che si prostituiscono per ottenere in cambio denaro facile per soddisfare i loro vizi, all’oscuro dei genitori. La verginità che ha mantenuto sino a quel momento, non per un principio etico o per donarla ad un vero grande amore, come recita la letteratura romantica, diventa improvvisamente un ostacolo da rimuovere al più presto. Per non palesare troppo la minore età poi, ci sono alcuni vestiti della mamma, alla quale riesce a sottrarli senza che se ne accorga, a seconda delle necessità. Con un po’ di trucco infine riesce a trasformarsi con disarmante facilità, come quando entra nella toilette del metrò vestita da adolescente e ne esce con la mise di una giovane donna avvenente e sensuale. 

Giovane e bella 04Tolto il peso della verginità con un bel ragazzone tedesco durante una breve vacanza al mare con la famiglia, il cui rapporto non le dà il minimo piacere, ma in realtà non lo cercava nemmeno (l’immagine di se stessa che le appare nel mentre, costituisce una sorta di trapasso fra la fase dell’infanzia e quella della maturità, non solo sessuale), Isabelle al ritorno a Parigi inizia una nuova vita parallela, all’oscuro di tutti ovviamente, persino dell’amica Claire e del fratello Victor, che di solito è pure suo complice ed era al corrente persino dello scopo dell’incontro con il ragazzone tedesco. Quest’ultimo è rimasto deluso dal comportamento di Isabelle, che lo ha scaricato subito dopo, come se dovesse ritenersi abbastanza appagato per quello che aveva già ottenuto, certamente non spiacevole per lui, senza chiedere però nulla di più. Il giorno seguente infatti non l’ha nemmeno invitato alla sua festa di compleanno e poi, per chiudere il capitolo, l’ha del tutto ignorato quando, appena partiti dalla casa di villeggiatura a bordo dell’auto del patrigno, lo hanno raggiunto e superato per strada mentre stava pedalando in bicicletta. Non ce l’aveva con lui, semplicemente l’ha usato e poi scaricato, anche se il bel giovanotto probabilmente nel momento in cui lei si è concessa, ha creduto che potesse provare qualcosa di più e non solo che l’avesse scelto solo per l’aspetto fisico. Il che forse ha anche un fondo di verità: dovendo togliersi il fardello, tanto valeva farlo con uno attraente, magari ha pensato Isabelle. 

Giovane e bella 02Dopo aver acquistato un cellulare ed una SIM ed essersi iscritta ad un sito d’incontri a scopo sessuale con il ‘nickname’ di Lea75 (sapremo in seguito che Lea era il nome della nonna), Isabelle accetta richieste d’appuntamento solo da uomini molto più anziani di lei, dai quali ricava dai 300 ai 500 euro per volta. Che sia solo una coincidenza allora il fatto che il padre naturale, dopo essersene andato ed aver formato una nuova famiglia in Italia, guarda caso le regala due volte all’anno 500 euro, a Natale e per il compleanno? Chissà… Comunque il campionario dei clienti di Isabelle è vario: dal primo, Georges, il migliore fra tutti secondo lei, il quale la tratta con gentilezza, ad altri che invece la considerano una prostituta qualsiasi (‘…puttana una volta, puttana sempre!…‘ le dice persino un vecchio depravato). C’è anche quello che riesce ad eccitarsi solo guardandola nuda o facendole assumere pose lascive, come se avesse una repulsione al contatto fisico. Sino al fattaccio, che interrompe bruscamente il torbido giro, quando il cardiopatico Georges, che assume il Viagra per reggere il ritmo di quei rapporti ripetuti, va oltre le possibilità del suo cuore e cede di schianto, proprio mentre Isabelle è sopra di lui. Egli era forse l’unica persona con la quale lei provava davvero piacere, guarda caso anche l’unico con cui aveva un dialogo e non fosse per le circostanze nelle quali ciò avveniva, si potrebbe forse affermare che non è molto diverso dall’intesa che dovrebbe instaurarsi fra un padre ed una figlia.

Giovane e bella 18Un genitore vigile ed interessato dovrebbe accorgersi, da alcuni segnali, che la figlia improvvisamente ha cambiato abitudini. Nel caso di Isabelle è il suo patrigno a notare che la ragazza ha preso a farsi sistematicamente la doccia ogni volta che torna a casa nel tardo pomeriggio. Alla madre invece, forse per un eccesso di fiducia, oppure perché le basta sentirsi in pace con la sua coscienza, sembra che Isabelle sia solo un’adolescente introversa che dovrebbe semmai frequentare con maggiore assiduità ed entusiasmo i suoi coetanei. Quando viene a scoprire la verità dalla polizia, la sua reazione è quella di passare dall’incredulità alla rabbia pura e semplice, come se avesse subito un torto ed una delusione per mancanza di riconoscenza da parte della figlia, senza chiedersi dove possa aver sbagliato o mancato lei. Da notare, come dichiara Ozon in un’intervista, che di solito le forze dell’ordine, nell’ipotesi che potrebbero essere gli stessi genitori ad istigare i figli alla prostituzione, interrogano prima questi ultimi, ma il regista ha ritenuto in questo caso più utile invertire le parti, per ottenere un effetto più immediato dal punto di vista narrativo. Nel primo colloquio a tre con lo psicologo, dal quale Isabelle è costretta a recarsi per sottoporsi ad una immediata terapia, seppure lei non si sente per nulla bisognosa di tale sostegno ed è semmai n nuovo alibi per la madre Sylvie al fine di scaricare le sue responsabilità, quest’ultima tenta addirittura di presentare un contesto familiare sano ed esente da problematiche particolari, tanto meno conseguente alla separazione dal padre della figlia, che non ha giustificazioni quindi per il suo comportamento.

Giovane e bella 14E’ lo stesso psicologo a contestarle queste false convinzioni quando ritiene legittima la richiesta di Isabelle di pagare le sedute con i soldi che ha guadagnato con i suoi appuntamenti, perché dice: ‘…in fondo, se li è guadagnati…‘), mentre la madre, come si fa di solito quando si nasconde la cenere sotto il tappeto, vorrebbe ipocritamente devolverli ad una organizzazione che si occupa del reinserimento delle prostitute. Come a dire: mi preoccupo più di queste ultime che di mia figlia. Isabelle si meraviglia persino che la parcella dello psicologo sia di ‘soli’ 75 euro, ben poca cosa in raffronto alle sue tariffe da 300 euro in su. Se aveva bisogno di un ulteriore riscontro riguardo il valore del proprio corpo, eccone un’altra concreta riprova. Un risultato che al tempo stesso le ha permesso però di acquisire sicurezza e personalità, seppure passando attraverso un percorso improprio ed azzardato.

Giovane e bella 08Ozon è puntuale nel sottolineare la trasformazione di Isabelle da adolescente riservata ed indifferente, a protagonista della sua vita, seppure in una forma oltremodo trasgressiva e della quale non percepisce adeguatamente la pericolosità, oltreché le possibili reazioni, non solo da parte dei suoi familiari ma anche di amici e conoscenti, qualora dovessero venirne a conoscenza,  come poi in effetti succede. E’ indicativo a tal proposito il comportamento dell’amica della madre, la quale, quando esce la sera con il marito è solita lasciare i suoi tre figli a Isabelle che fa da tempo per loro la baby sitter ed al ritorno, poco dopo aver saputo della sua storia, preferisce accompagnare lei la ragazza a casa, piuttosto che lasciare il compito al marito, nonostante si fosse offerto come altre volte. In precedenza, dopo l’unico incontro al termine del quale il cliente l’aveva pagata con una somma inferiore a quanto avevano pattuito, minacciandola di rivelare la sua attività alla famiglia se avesse opposto resistenza, tornando a casa si era seduta sul metrò a fianco di un tizio che, guarda caso, assomigliava all’uomo abietto che aveva appena lasciato e quando si era accorta che la stava osservando, lei si era voltata e l’aveva fissato con uno sguardo fulminante, che esprimeva al contempo sicurezza e sfida, costringendolo a voltarsi dall’altra parte.

Giovane e bella 05Oppure quando torna a casa la stessa sera e si trova a tu per tu con il patrigno. Dopo poche battute, sdraiata in maniera provocante sul divano, Isabelle è già padrona della scena, al punto che, se non fosse spuntata la madre ad interrompere il dialogo e cacciare la figlia in camera sua, gli sviluppi della stessa avrebbero potuto assumere un piega pericolosa. Il patrigno infatti, superato l’iniziale imbarazzo, si era già arreso al gioco di quella ninfa che della figliastra aveva oramai solo i contorni sbiaditi. Eppure Isabelle risponde piccata alla madre ‘…stavamo solo parlando…‘ ed in effetti non ha neppure torto, perché si perde nel vuoto una delle rare occasioni nelle quali la giovane stava cercando un dialogo, per quanto indirizzato verso sentieri nei quali da un po’ di tempo si muove con disilvoltura. 

Giovane e bella 09Isabelle infatti ha oramai acquisito completa padronanza della sua femminilità e delle potenzialità della sua carica di sensualità ed attrazione, simili ad un’arma letale, che esercita sugli uomini che la frequentano. Il limite fra ciò che è, ancora minorenne e quindi per chi dovesse intrattenere rapporti intimi con lei passibile di condanna per la legge, se anche fosse consenziente, e ciò che sarebbe se fosse invece già maggiorenne e quindi, per la stessa legge, libera e responsabile di operare le sue scelte, è costituito da una sottilissima linea di demarcazione, determinata dai suoi diciassette anni, talmente facile da spezzare, che sono tanti gli uomini che senza tanti scrupoli, sarebbero disposti a superarla correndo i rischi del caso e la cronaca relativa a fatti reali è ricca di esempi in tal senso. La parola ‘gioco’, che sarebbe più consona all’età di molte fra le ‘baby squillo’ raccontate in TV o nelle pagine dei giornali, nell’immaginario di queste ragazzine assume perciò significati completamente nuovi e diversi.

Giovane e bella 16La stessa Isabelle la pronuncia davanti alla poliziotta che le chiede di spiegare le ragioni del suo comportamento, affermando che il suo piacere per quegli incontri non era rappresentato dal rapporto sessuale in sé, come si potrebbe supporre, se solo di guardasse all’esperienza di alcuni noti interpreti dei film ‘hard’ (la stessa Moana Pozzi ostentava spesso la sua voglia inesauribile di sesso), bensì dalla novità della frequentazione di alcuni hotel di lusso, oppure dall rituale intrigante degli appuntamenti presi su Internet e sul cellulare; dall’ebbrezza d’incontrare uomini sconosciuti ed essere lusingata dal loro desiderio; dal realizzare infine facili e lauti guadagni, che misurano il suo valore, seppure nel caso della protagonista di ‘Giovane e Bella’, come sappiamo, non c’è un’esigenza specifica in tal senso. Il resto, rappresentato dal sesso, che per i suoi clienti è invece l’unica ragione per la quale la cercano, Isabelle lo considera alla stregua di un accessorio perché nella spersonalizzazione del suo corpo è come se fosse come quel suo alter-ego che la guardava mentre usciva dall’adolescenza, durante la sua prima volta con il ragazzone tedesco. Solo con Georges, il primo ma anche il più anziano del lotto dei suoi clienti, Isabelle è probabilmente riuscita a superare quella sensazione di distacco dal proprio corpo, grazie al fatto che lui, come conferma lei stessa allo psicologo, l’accarezzava e le parlava, avvicinandosi al modello del padre, del quale è evidentemente alla ricerca, piuttosto che ad un amante qualsiasi.      

Giovane e bella 10E’ proprio su questo crinale sempre in bilico, impalpabile, ambiguo ed inevitabilmente soggetto perciò a varie interpretazioni, in base alla cultura e sensibilità di ogni singolo spettatore, che si muove Ozon nei confronti della stessa Marine Vacht, giovane donna prima ancora che attrice (seppure nella realtà Marine, quando ha girato ‘Giovane e Bella’, aveva ventidue anni) con un approccio inevitabilmente voyeuristico nelle scene di nudo e nei rapporti sessuali con i clienti, ripresi da varie prospettive e senza che resti molto all’immaginazione. C’è un parallelismo quindi, se vogliamo, fra ciò che l’autore vuole rappresentare, partendo dallo spunto di un fenomeno giovanile sempre più diffuso e sul quale riflettere e quello che avviene nella realtà sul set fra lui medesimo e la protagonista, in una commistione di ruoli che è difficile da comprendere e chiarire sino in fondo. La stessa sequenza nella quale il regista riprende Isabelle in un primo piano ravvicinatissimo delle labbra ne è ulteriore testimonianza. 

Giovane e bella 20‘Jeune et Jolie’, il titolo originale riprende quello di un magazine francese per adolescenti, è un film che colpisce perché è scabroso e profondo ma al tempo stesso pure lineare e familiare. La stessa suddivisione nelle quattro stagioni (l’estate è quella nella quale Isabelle è ancora vergine; l’autunno il momento nel quale avviene il suo cambiamento; l’inverno è quello nel quale si prostituisce sino a quando muore Georges e la primavera, più ancora che il periodo nel quale smette perché costretta dagli eventi, è semmai il momento della riconciliazione, dopo l’incontro illuminante con l’ex moglie della vittima) sembra riferirsi ad un grande maestro della più elegante, raffinata ed intensa commedia francese, come Eric Rohmer. Le stesse canzoni di Francoise Hardy, incomprensibili per la gran parte degli spettatori italiani, i cui testi si rifanno in qualche modo alle tematiche del film contribuiscono ad avvalorare tale impressione. ‘Giovane e Bella’ ondeggia fra uno stile ‘noir’ (quando Isabelle si prostituisce) ed uno proprio della commedia di costume: leggera e discorsiva nella sua ordinaria quotidianità, nella quale si possono facilmente identificare tante persone comuni che alla stessa stregua vivono momenti difficili e conflitti più o meno analoghi a livello personale o in ambito familiare.

Giovane e bella 19Nessuno è serio a diciassette anni‘, recita la poesia di Rimbaud, che Isabelle ed i suoi compagni di classe recitano, un pezzo per ognuno, ripresi in una serie di primi piani che dovrebbe associare il testo al giovane che lo declama ed è in fondo ciò che Francois Ozon intende affermare con la sua opera, la quale non giudica ma osserva e descrive una delle fasi più complesse e difficili della crescita, come l’adolescenza. L’ultima voce, forse la più importante e spiazzante, è quella di Alice, splendida sessantesettenne interpretata da Charlotte Rampling, la quale colpisce Isabelle come mai era riuscito chiunque altro in precedenza, non solo sollevandola dal rimorso per aver causato, come pensava, la morte del marito Georges, ma rivelando il ritratto di una donna tradita eppure dignitosa, comprensiva sia nei riguardi del marito il quale andava con altre donne, ma che lei continuava ugualmente ad amare. Così come prova tenerezza nei confronti di quella stessa giovane,  bella come probabilmente era lei un tempo, che ha voluto Giovane e bella 06conoscere di persona, persino dentro la stessa stanza dove Georges è morto nel modo che in fondo molti uomini, giunti all’età più tarda possibile, vorrebbero che avvenisse: facendo l’amore. Un incontro durante il quale Alice confida ad Isabelle di ammirarla per avere avuto il coraggio, che a lei è mancato a suo tempo, di essere se stessa, sino in fondo, anche se ciò viene biasimato dagli altri. Un significato però che sarà pure funzionale dal punto di vista del film ma che appare più poetico che realistico, a dirla tutta.

La solitudine ed i ‘misteriosi silenzi’ che hanno colpito l’immaginario della stessa Vacht, leggendo la sceneggiatura scritta dallo stesso Ozon, e che lei ha interpretato con grazia pari alla credibilità, trovando, per certi aspetti, delle analogie con la sua stessa infanzia (in un’intervista diceva di aver avuto ‘…un’adolescenza piuttosto vuota, in una casa senza libri, senza cultura, senza musica…‘), unita al fatto che nel pieno del successo come modella prima e attrice poi, nonostante sia ancora giovanissima, ha deciso di diventare madre, con tutti i rischi per la sua carriera che ciò comporta, l’avvicinano ancor di più alla figura di Isabelle: trasgressiva, indipendente e fuori dagli schemi.

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