Film: ‘La Parrucchiera’

LA PARRUCHIERA

Titolo Originale: idem

 Nazione: Italia

Anno:  2017

Genere: Commedia

Durata: 108’ Regia: Stefano Incerti

Cast: Massimiliano Gallo: Salvatore

Pina Turco (Rosa), Cristina Donadio (Patrizia), Lucianna De Falco (Micaela), Tony Tammaro (Lello), Arturo Muselli (Kevin), Massimiliano Gallo (Salvatore), Stefania Zambrano (Carla), Francesco Borragine (Claudio), Giorgio Pinto (Compagno di Carla), Martina Palumbo (Jessica), Alessandra Borgia (Maria), Ernesto Mahieux (Gennaro), Angela Lyimo (Staff di Testa e Tempesta), Emiliana Cantone (sé stessa)

TRAMA: Rosa lavora a Napoli come parrucchiera nel negozio di Patrizia e Lello. Quest’ultimo però la molesta al punto che è costretta a dare le dimissioni. Patrizia, che si considera una mentore per Rosa, non la prende bene ed anche se sa che ha ragione lei, si schiera in difesa del marito. Rosa si è separata da tempo anche da Salvatore ed ha un figlio, avuto da un altro uomo, che però considera Salvatore come suo padre e modello. Nonostante le scuse di Lello e le insistenze di Patrizia che ha sempre apprezzato le capacità di Rosa sul lavoro, quest’ultima non torna indietro, anche se la perdita del posto di lavoro la mette in gravi difficoltà finanziarie. Le amiche Micaela e Carla si offrono perciò di aiutarla ad aprire un negozio per conto suo e chiedono l’aiuto di Salvatore per trovare il locale adatto, dopo averne visionati alcuni che si sono rivelati impresentabili. La scelta cade su una vecchia stalla dismessa di fronte all’abitazione di Salvatore, nei Quartieri Spagnoli. Il negozio viene quindi allestito ed inaugurato con il nome di Testa e Tempesta. L’idea, neanche troppo convinta da parte di Rosa, di regalare alle clienti il taglio dei capelli con lo slogan di contribuire con ciò ad allontanare la crisi economica, incuriosisce Patrizia, Lello e Kevin che difatti spiano l’attività di Rosa. Quest’ultimo lavora nel negozio di Patrizia, si considera ‘top’ ed è un gay che ha avuto in passato un minuto di notorietà in TV. Di nascosto e da tempo ruba però una parte dei soldi dell’incasso a Patrizia per coltivare le sue relazioni. Anche se l’attività di Rosa non riesce a decollare e per far fronte a tutte le spese si è fatta prestare dei soldi anche da un’usuraia, una TV la contatta per inserirla in un servizio che dovrebbe parlare dello spirito d’iniziativa delle donne napoletane. Contrariamente alle aspettative di Rosa, in realtà la registrazione è volta a mettere in risalto la protesta delle donne oppresse dalla crisi e la sua attività è solo un colorito pretesto. Kevin, quando aveva saputo del servizio, aveva chiesto a Rosa d’assumerlo, per poter avere nuovamente occasione di apparire in TV, ma lei si era rifiutata ed allora lui si vendica facendole saltare per aria il negozio. Patrizia ha sopportato molte cose nella vita: ha sofferto sia il distacco che la concorrenza di Rosa; ha chiuso tutti e due gli occhi di fronte al marito guardone e sporcaccione; ha scoperto infine anche il doppio gioco di Kevin, ma di fronte a quest’ultima violenza gratuita nei confronti di Rosa, non resiste più e decide di mandare al diavolo sia Lello che Kevin e ricominciare, aiutando proprio la sua ex dipendente a rimettere in sesto il suo negozio. 

VALUTAZIONE: Il regista Stefano Incerti ha allestito questa sorta di soap opera vesuviana utilizzando alcuni dei protagonisti presi in prestito da Gomorra in ruoli completamente diversi o quasi. Un’opera che poggia su fragilissimi equilibri, senza grandi pretese ma che non è mai volgare, semmai fresca e piacevole, ben oltre le aspettative. 

Fà un po’ specie rivedere tre personaggi della Serie TV ‘Gomorra‘ impiegati in una veste decisamente edulcorata da Stefano Incerti, in questa simpatica opera ambientata ovviamente a Napoli, della quale emergono comunque alcune delle sue contraddittorie e secolari problematiche e qualità, sia a livello caratteriale che di costume.

La Parrucchiera 11La splendida Pina Turco, che nella serie tratta dal best sellers di Roberto Saviano era la moglie di Ciro Di Marzio, in una parte tutto sommato di contorno ed anche spaurita, qui invece è la intraprendente Rosa, al centro della storia narrata dal film. 

Arturo Muselli, il terribile Enzo ‘Sangueblù‘ Villa, qui è proposto nel ruolo di Kevin (così almeno lui si fa chiamare, al posto del suo vero nome, che considera troppo comune) La Parrucchiera 10un effeminato collaboratore del negozio di parrucchiera, gestito niente meno che da Cristina Donadio nel ruolo di Patrizia. La quale, in ‘Gomorra‘, era la temibile Annalisa ‘Scianel‘ Magliocca, una donna che nell’ambito spietato della camorra riusciva a tenere testa a svariati sanguinari concorrenti ed a gestire con il pugno di ferro la sua zona d’influenza senza farsi mettere i piedi in testa da nessuno.

La Parrucchiera 02La Parrucchiera‘ è un film che si prende facilmente sottogamba. Sembra una soap opera, che curiosamente ed a differenza di quelle più note di origine inglese, generalmente doppiate, necessita dei sottotitoli, al pari di ‘Gomorra‘, per chi non è avvezzo al napoletano stretto e questo è certamente stato un limite per chi quest’opera, al di fuori della regione Campania, l’avesse vista al cinema dove, a differenza della TV di casa, non si può scegliere se metterli oppure no.

La Parrucchiera 03Superato però questo gap linguistico, già dalle prime sequenze si può apprezzare uno spettacolo d’intrattenimento tutto sommato piacevole, che non scade mai nella volgarità oppure nella macchietta e neppure in quell’elegia del napoletano verace, alla Mario Merola o Nino D’Angelo per intenderci, che può risultare ostico per chi non è amante di quel genere. E’ una commedia che racconta con il sorriso sulla bocca una vicenda che, a ben vedere, con un’altra impronta potrebbe adattarsi persino ad una commedia drammatica.

La Parrucchiera 05Proviamo infatti ad analizzare la storia in quest’ultima chiave. Il film inizia con un tentativo di stupro sul posto di lavoro, che non va a buon fine solo perché Rosa riesce a divincolarsi quando sembrava sul punto di essere sopraffatta. Prosegue con l’inevitabile perdita del posto di lavoro, anche se è lei a dare le dimissioni. D’altra parte Rosa come avrebbe potuto rimanere, dopo quell’esperienza e sapendo che Patrizia, pur di non perdere quel marito abietto, addirittura accusa lei di averlo provocato?… (leggi il resto del commento cliccando qui sotto su ’Continua a leggere’)Continua a leggere…

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Libro: ‘Maccaia – Una Settimana Con Bacci Pagano’

MACCAIA – UNA SETTIMANA CON BACCI PAGANO

Di Bruno Morchio

Anno Edizione 2005

Pagine 240

Costo € 8,42

Ed. Frilli (collana ‘Tascabili Noir)

TRAMA: Genova, un anziano usurario di nome Giacomino Terenzi è morto, azzannato alla gola niente meno che da un lupo mentre si trovava intorno alla mezzanotte, inspiegabilmente, nel parco del Peralto. Bacci Pagano è uno stimato investigatore privato, un uomo maturo al quale piace mangiare e bere bene, oltreché un impenitente ‘tombeur de femme’. Lo sa anche la dottoressa Mara Sabelli che ogni tanto ci finisce a letto, per poi pentirsene subito dopo. Bacci è anche amico del commissario Pertusiello con il quale, specie accompagnando la conversazione con un piatto di stoccafisso da lui stesso preparato come si deve e da un buon vino, ottiene preziose informazioni. Bacci Pagano è separato da parecchi anni, da quando la moglie non l’ha retto più e se n’è andata con la loro unica figlia che ora sta per diventare maggiorenne, ma del padre non vuole proprio più saperne. Da tempo a sistemare le faccende domestiche a casa di Bacci ci va l’immigrata Zainab, una donna discreta con un figlio, Essam, che ha avuto dal marito deceduto quando erano ancora in Africa. Bacci si è affezionato ad entrambi, particolarmente ad Essam che è un ragazzo sveglio e nonostante sia solito frequentare molti suoi connazionali che vivono di espedienti o fuori dalla legalità, è sempre stato attento a non mettersi nei guai. La CarPol Assicurazioni, nella figura del presidente Augusto Caviglia, offre una ricca parcella a Bacci Pagano perché indaghi su Julia Rodriguez Amanzàr, moglie di Terenzi, una panamense molto più giovane di lui che si è data alla bella vita, amante incluso e che dovrebbe ereditare un milione di euro dall’assicurazione sulla vita che aveva sottoscritto la vittima dopo il matrimonio. Caviglia, per non dover sborsare quella somma, chiede a Bacci Pagano di indagare per dimostrare che dietro quell’omicidio ci sono proprio quei due. Facile immaginare che la verità è di tutt’altra natura.  

VALUTAZIONE: un racconto che si svolge a Genova, fra i suoi carruggi, i meandri e le contraddizioni di una città complessa che Morchio descrive con passione, anche grazie ad alcuni espressivi termini dialettali. Il suo stile è elegante, a volte minuzioso, spesso genialmente metaforico ma poi sa anche puntare al sodo nel dipanare la matassa narrativa di un tortuoso giallo investigativo che vede il suo alter ego Bacci Pagano impegnato nel secondo dei numerosi romanzi dei quali è il protagonista.

Non so nelle altre nazioni ma è curioso come in Italia i dialetti siano così differenti fra loro, anche quando la distanza fra due luoghi è limitata. Il dialetto genovese, ad esempio, ha solo qualche vaga similitudine con quello spezzino ed in fondo sempre di Liguria si tratta. Questione forse di influenze storiche, di dominazioni, di contrapposizioni vissute in un lontano passato e forse mai completamente superate.

Maccaia 16Colpisce ancora di più il fatto che nella stessa provincia di La Spezia il dialetto di Lerici, mio paese natio, come sa chi mi segue in questo blog o mi conosce personalmente, è simile ma al tempo stesso anche diverso da quello della frazione di San Terenzo, che è posta quasi di fronte e dalla quale dista solo un chilometro e mezzo. Con ciò voglio dire che anche per me è stato molto utile il glossario pubblicato alla fine del romanzo di Bruno Morchio dove sono riportati i termini dialettali che lo scrittore ha seminato qua e là nel corso del suo racconto, molto spesso tanto indispensabili quanto pittoreschi (un termine usato spesso, in senso ironico, da un noto personaggio interpretato da Enrico Montesano) per comprenderne appieno il senso.

Maccaia 01Si può aggiungere che molte di quelle parole non trovano una diretta corrispondenza nella lingua italiana. Un esempio? ‘Manimàn‘ che l’autore stesso afferma che si può tradurre in ‘non si sa mai‘, quindi non riconducibile ad una singola parola, definisce al tempo stesso, secondo Morchio, ‘…l’atteggiamento dei genovesi verso il mondo e la vita. Non ti sbilanciare, non aprirti troppo, non rischiare…‘.

Maccaia 12Oppure ‘Maccaia‘ che dà il titolo a questo suo romanzo, la cui origine etimologica non è neppure chiara (forse dal latino ‘malacia=bonaccia’) e vuole significare la congiunzione meteo che si verifica quando il vento di scirocco si unisce ad un alto tasso di umidità e ad un cielo nuvoloso. Il risultato è una sensazione oppressiva esteriore che si riflette spesso anche interiormente in maniera sgradevole, nota ai genovesi ma non soltanto a loro evidentemente. Al tempo stesso, l’autore ne fornisce anche un’altra interpretazione ‘…quell’aria sospesa, dove tutto può accadere e niente mai accade, per noi genovesi ha un nome preciso, la maccaia…‘.

Maccaia 08Comunque se qualcuno in base a quanto detto sinora supponesse che Bruno Morchio ha scritto questo suo romanzo con uno stile a ricalco di Andrea Camilleri, il quale invece usa in molti suoi racconti e molto più diffusamente un misto di italiano e siciliano, si tranquillizzi, non tema, oppure al contrario se ne dolga (scelga il lettore quale delle tre espressioni preferisce), perché di questi termini ce ne sono un numero esiguo, tutto sommato. Semmai rappresentano una nota di colore in omaggio ed in aggiunta alla dichiarata ed inseparabile appartenenza dello scrittore alla città di Genova che egli descrive sia nelle sue atmosfere più affascinanti, come in certi giornate di sole e tramonti, che negli aspetti più caratteristici ma anche per ciò contraddittori: ‘…mi chiamo Pagano. Bacci Pagano. E la mia storia è tutta in questo cognome. Un cognome che puzza di fabbriche, di porto e di Genova…‘.

Maccaia 06Una nota particolare, che balza immediatamente all’occhio del lettore comunque, è lo stile della prosa di Bruno Morchio, che si è laureato in Lettere Moderne, ma oltreché scrittore è anche psicologo e psicoterapeuta. La sua capacità di esprimersi per metafore pungenti ed illuminanti che rendono immediatamente l’idea del concetto che vuole esprimere, in maniera elegante, se non addirittura geniale in certe occasioni. Descrivendo ad esempio il suo rapporto con la psicologa e psicoterapeuta (forse una sua proiezione femminile?) Mara Sabelli, con la quale condivide da tempo una irrisolta relazione che va e viene come la risacca del mare, Bacci Pagano si esprime così: ‘…non facevo in tempo ad avvertire un mal di pancia che subito la ragazza si infilava i guanti e lo sbatteva sul vetrino del suo microscopio mentale…‘…(leggi il resto del commento cliccando qui sotto su ’Continua a leggere’)Continua a leggere…

Serie TV: ‘Babylon Berlin’ – 1^ e 2^ Stagione

BABYLON BERLIN

Titolo Originale: idem

 Nazione: Germania

Anno:  2017

Genere: Drammatico, Giallo, Storico

Ideatori e Registi: Henk Handloegten, Tom Tykwer, Achim von Borries

Durata: 16 episodi di circa 45’ cad. Regia: Autori Vari

Cast: Volker Bruch (Gereon Rath), Liv Lisa Fries (Charlotte Ritter), Peter Kurth (Bruno Wolter), Matthias Brandt (August Benda), Leonie Benesch (Greta), Severija Janušauskaitė (Swetlana), Ivan Shvedoff (Alexej Kardakow), Lars Eidinger (Alfred Nyssen), Anton von Lucke (Stephan Jänicke), Fritzi Haberlandt (Elisabeth Behnke)

TRAMA: Gereon Rath è un commissario della Buoncostume di Colonia in missione a Berlino per rintracciare e distruggere una pellicola pornografica che compromette il borgomastro della sua città, amico di famiglia. Da quando è stata costituita la Repubblica di Weimar, Berlino è una Babilonia, appunto, di artisti, di attivisti politici, di libertà d’ogni genere, anche di natura sessuale, di scontri sociali, di locali notturni sfavillanti di luci e suoni, di vicoli rischiosi e bui, di pochi, molto ricchi e di tanti, molto poveri. Insomma, un coacervo di contraddizioni stridenti. Rath è rimasto traumatizzato al fronte durante la Prima Guerra Mondiale; si è salvato per un pelo senza prestare soccorso a suo fratello ferito sul campo, che non è più tornato. Da allora, per superare un tremore epilettico che lo attanaglia nei momenti di tensione, assume un potente calmante, probabilmente una droga che porta sempre con  alla bisogna. Il rebus della pellicola comunque si rivela molto più complesso di quello che poteva supporre, anche se riesce a risolverlo, perché dietro quel ricatto pare si nascondano interessi molto più grandi. Rath infatti si trova ben presto in mezzo a complessi e pericolosi schieramenti contrapposti che coinvolgono, fra le altre, istituzioni a difesa dello stato ed altre deviate; generali che operano autonomamente per la rinascita della grande Germania uscita distrutta dalla Prima Guerra Mondiale; un misterioso treno che vede trotzkisti e stalinisti in lotta fra loro e che interessa particolarmente agli stessi vertici militari tedeschi, e persino strane figure che operano in campo medico. Molti di questi ambigui personaggi gravitano al Moka Efti, un locale notturno dove, fra fiumi di champagne, musiche e balli sfrenati, sesso a pagamento, si prostituisce anche Charlotte, una giovane spigliata ed ambiziosa che con i guadagni in quell’ambiente lussuoso e decadente ci mantiene la numerosa famiglia a casa. Di certo il contrasto è acuto fra l’opulenza e l’ostentazione di quel locale ed altri simili con la tristezza e miseria dell’appartamento dove ritorna spesso solo all’alba e che condivide con alcuni parenti parassiti. A Charlotte però interessa solo proteggere Toni, la sorella minore, ancora una bambina, per quanto sveglia, ma già oggetto delle scabrose attenzioni del cognato, peraltro un fannullone. Una situazione d’indigenza comunque che è comune a tante altre famiglie nella Berlino nel 1929. Charlotte in realtà ha una naturale predisposizione all’investigazione e sogna di essere la prima donna ad entrare nella sezione omicidi della polizia. Riesce quindi a farsi assumere in quella sede per un temporaneo lavoro di archiviazione, in combinazione con quello più sicuro e remunerativo nel locale notturno e dopo aver conosciuto Rath in circostanze particolari, si offre di aiutarlo nelle indagini che vanno ben oltre la pellicola, nonostante lui inizialmente non la prenda sul serio. La curiosa ed intraprendente Charlotte vuole però dimostrare a tutti i costi di valere quel ruolo. Un percorso lungo e pieno d’insidie nel corso del quale comunque Rath deve fare i conti con il suo passato.      

VALUTAZIONE: una delle più eleganti ed intriganti Serie TV, di grande impegno economico ma di altrettanto e sicuro impatto visivo ed emotivo, che trasporta lo spettatore in una sorta di fantasmagorico viaggio a Berlino al tempo della Repubblica di Weimar, dentro la quale convivono lusso, miseria, trasgressione, speranze e contrasti sociali e politici, per i quali non è difficile cogliere inquietanti analogie con la realtà di oggi

‘Babylon Berlin’ è una Serie TV costata quasi 40 milioni di euro,  è in assoluto la produzione più onerosa mai prodotta in Germania ed ha richiesto 180 giorni di lavorazione, 300 location, 5000 comparse e 8000 mq. di set a Babelberg.

Babylon Berlin 10Bisogna ammettere che sono stati soldi spesi egregiamente, specie nella ricostruzione in studio, quasi maniacale (se non son bravi i tedeschi in queste cose…), della celebre Aleksanderplatz ed altri luoghi storici della città, come il ristorante-club Moka Efti, così come gli arredi, i costumi e l‘oggettistica in generale del periodo intorno al 1929, anno nel quale è ambientata questa produzione. 

Babylon Berlin 02La storia è tratta dal romanzo ‘Der Nasse Fisch‘ (‘Il Pesce Bagnato‘) dello scrittore tedesco Volker Kutscher e parte dalle indagini sul ricatto di un importante personaggio politico di Colonia e poi si allarga in una serie di eventi, sia in sviluppo parallelo che in conseguenza gli uni degli altri. Il tutto avviene durante la breve stagione della Repubblica di Weimar, durata soltanto tredici anni, cioè sino all’avvento della dittatura di Hitler, la quale repubblica prese il nome dal luogo nel quale venne redatta la Costituzione.

Babylon Berlin 01E’ indispensabile contestualizzare gli eventi al loro periodo storico ed alla città nella quale avvengono, per comprenderne appieno le implicazioni e le diramazioni, i cui contenuti vanno quindi ben oltre una banale e semplice ‘crime-story‘, seppure anche da questo punto di vista ‘Babylon Berlin‘ funziona eccome. Una Serie TV semmai più eccentrica e curiosa di tante altre.

Babylon Berlin 33La legge ‘Groß-Berlin‘, così come la Repubblica di Weimar, nacquero nel 1920 dalle ceneri della Germania uscita distrutta, non solo economicamente, dalla Grande Guerra. La prima fu redatta in base alla ricostruzione delle infrastrutture rimaste gravemente danneggiate. Alla città di origine vennero infatti aggiunte altre località limitrofe, suddivise poi in venti distretti, che portarono la Grande Berlino ad avere una popolazione di 3,8 milioni. Una delle prime cinque città più popolose del mondo nel 1920. La Repubblica invece voleva rappresentare il tentativo di smarcarsi dalla rovinosa monarchia del Kaiser Guglielmo II, per creare una democrazia parlamentare. La più evoluta forse del tempo che includeva, fra l’altro, il voto alle donne, l’elezione diretta del presidente e la responsabilità del governo di fronte al parlamento.   

Babylon Berlin 17Nel 1929 a Berlino, divenuta quindi nel frattempo una metropoli, convivevano grandi fermenti sociali ed artistici, insolite libertà dei costumi rispetto ad altre città d’Europa, eccessi smodati di lusso ma anche di miseria e malcontento, in un persistente clima d’incertezza politica e governativa e stridenti contraddizioni sociali. Nei locali notturni scorrevano fiumi di champagne; le danze erano sfrenate; le ballerine seminude; i travestiti che si esibivano sul palcoscenico non facevano scandalo ed anzi in alcuni casi erano persino osannati; il cibo in quei luoghi di puro e solo divertimento era di prima qualità, così come il sesso, venduto nel piano sotterraneo del Moka Efti, costituiva un’altra voce del business gestito da un elegante ma anche pericoloso personaggio di origine russa legato alla criminalità organizzata…(leggi il resto del commento cliccando qui sotto su ’Continua a leggere’)Continua a leggere…

Foto: ‘Fra le viuzze di Brivio come a Lerici e lungo l’Adda’

E’ sorprendente come a volte è possibile trovare delle similitudini pure fra luoghi molto distanti fra loro. Nelle foto che ho scattato con lo smartphone ieri pomeriggio dentro il vicino borgo di Brivio, che ha dato i natali a Cesare Cantù, ci sono infatti scorci ed inquadrature che non sono poi così tanto dissimili da quelle di un luogo di mare come quello a me tanto caro e natio di Lerici. Ci sono le strette viuzze che ricordano i carruggi intorno al Castello di Lerici e che testimoniano lo stesso obiettivo di rendere poco agevole la via agli antichi invasori, che fossero Saraceni o Barbari, compattando le case ed i loro abitanti per dare anche una banale sensazione di maggiore protezione reciproca. Ci sono le barche ormeggiate sul molo che segue la passeggiata lungo Adda. C’è l’antica chiesetta di Sant’Alessandro, che è solo appena più piccola di quella di San Rocco a Lerici. Ci sono i vicoli e le strettoie intorno alla vecchia Sinagoga che fanno il paio con quelle dell’altrettanto vecchio ghetto ebraico a Lerici. Poi ovviamente la distanza fra le due località si dilata uscendo dal paese e passeggiando lungo le rive dell’Adda o nelle vaste campagne coltivate, ora a riposo invernale e qui a volte è anche possibile trovare curiose inquadrature con le quali dare sfogo alla propria fantasia, sotto la mole imperiosa delle Grigne innevate e le altre montagne che si ergono quasi a voler gareggiare in altezza fra loro, anticipando le Alpi.

Cliccando su una qualsiasi delle foto è possibile vederle in un formato ingrandito e scorrere in avanti ed indietro le stesse usando i tasti freccia. Buona visione… 

 

Film: ‘L’Amore Oltre La Guerra’

L’AMORE OLTRE LA GUERRA

Titolo Originale: The Exception

 Nazione: Regno Unito

Anno:  2016

Genere: Drammatico, Sentimentale, Storico

Durata: 107’ Regia: David Leveaux

Cast: Jai Courtney (Stefan Brandt), Lily James (Mieke de Jong), Christopher Plummer (Guglielmo II di Germania), Janet McTeer (Erminia di Reuss-Greiz), Ben Daniels (Sigurd von Ilsemann), Mark Dexter (Dietrich), Eddie Marsan (Heinrich Himmler)

TRAMA: Dopo la sconfitta della Germania nella guerra del 1915-18 il Kaiser Guglielmo II di Germania fu costretto a rimanere esiliato in Olanda, in una bella villa con annesso parco, a Doom, vicino a Utrecht. Quasi venti anni dopo, Hitler ruppe gli indugi invadendo Belgio e Olanda ed avrebbe voluto sfruttare la vecchia figura del Kaiser, illudendolo, allo scopo di dare maggior credito al suo Reich. Nei primi anni trenta il Führer aveva dato incarico a Göring di firmare un contratto che assicurava un appannaggio a Guglielmo II ed ai suoi figli in cambio di un loro tacito consenso al suo governo. Hitler però non si fidava del Kaiser e decise pertanto d’inviare una scorta a Doom, apparentemente per ragioni di sicurezza, alimentando la speranza nel Kaiser di una restaurazione della monarchia, ma in realtà voleva solo tenerlo sotto controllo. Al maggiore Stefan Brandt viene affidato l’incarico ed il comando della guardia, nonostante in precedenza fosse stato duramente criticato dalle SS per essersi mostrato troppo sensibile nei confronti dei polacchi trucidati, inclusi vecchi, donne e bambini. Quell’angosciosa esperienza tormenta ancora Stefan nei suoi incubi notturni.  La villa del Kaiser ed il villaggio limitrofo comunque sono già da tempo sotto controllo delle SS, da quando sono stati intercettati messaggi in codice inviati da spie inglesi sul Kaiser e sui movimenti militari dei nazisti in Belgio ed Olanda. Fra le cameriere al servizio del Kaiser, da poco tempo c’è anche Mieke, un’olandese molto carina, che non piace però ad Erminia, moglie di Gugliemo II. Quest’ultimo invece prova verso di lei un’istintiva simpatia e se avesse molti anni di meno, afferma lui stesso… Mieke diventa invece in breve tempo amante di Stefan, il quale ignora inizialmente che è lei la spia degli inglesi che le SS stanno cercando, aiutata dal prete del villaggio limitrofo dal quale vengono trasmessi i messaggi in codice. Mieke ha profonde ragioni di vendetta nei confronti dei nazisti perché il padre ed il marito sono stati vittime delle SS. Il suo obiettivo è quello di uccidere alla prima occasione utile il Kaiser. L’arrivo improvviso alla villa di Himmler, comandante delle forze di sicurezza naziste, sconvolge però tutti i piani, mentre Stefan e Mieke si sono nel frattempo innamorati e lei gli ha persino rivelato di essere ebrea e quali sono i suoi propositi. Stefan deve agire al più presto per salvare Mieke, senza però compromettere la sua posizione. Nel frattempo infatti il prete è stato scoperto e sotto tortura ha confessato l’identità della sua complice, che ha perciò i minuti contati prima che le SS giungano a palazzo per arrestarla.  

VALUTAZIONE: Una storia d’amore, apparentemente impossibile, fra una spia ebrea olandese al servizio degli inglesi ed un maggiore nazista di buon animo. Un’opera intrigante dell’esordiente regista David Leveaux che riesce ad evitare l’ennesima rappresentazione degli orrori nazisti, seppure con spunti mirati al riguardo, attraverso un originale giallo-thriller di crescente tensione. 

Di episodi sugli orrori compiuti dalle SS, in Germania ed in Europa sono pieni i libri di storia ed anche il cinema ne ha raccontati di vario genere ed in gran quantità. Nonostante ciò, quest’opera è a suo modo originale.

L'Amore Oltre la Guerra 19Sorprendente semmai è il fatto che non abbia avuto l’eco che invece meriterebbe, pur senza gridare al capolavoro che non è, ben inteso. Non sono neppure sicuro che il film sia uscito nelle sale dei cinema italiani ma sia stato soltanto doppiato e direttamente passato ai circuiti televisivi. Eppure contiene tutti gli ingredienti per piacere al grande pubblico. Vediamo perché.

L'Amore Oltre la Guerra 02Innanzitutto è un giallo-thriller, non uno di quelli che la tira alle lunghe scoprendo solo alla fine le sue carte, quanto piuttosto una storia sviluppata su una tensione crescente, chiaramente delineata sin dall’inizio e che vede coinvolti i nazisti, le famigerate SS, un paio di spie inglesi, il Kaiser Guglielmo II e che si svolge quasi per intero in terra d’Olanda, nella bella villa di Doom, vicino a Utrecht.

L'Amore Oltre la Guerra 22Al centro dell’intricata vicenda ci sono tre personaggi: il vecchio Kaiser Guglielmo II appunto, esiliato dalla fine della prima Guerra Mondiale, disastrosa per la Germania e della quale è stato considerato come il principale responsabile; il maggiore Stefan Brandt, reduce da una scioccante esperienza in Polonia, durante la quale è rimasto ferito, soffrendone ancora le conseguenze, ma soprattutto ha assistito inorridito allo sterminio di tanta povera gente, inclusi vecchi, donne e bambini, da parte delle SS ed infine la cameriera olandese Mieke de Jong, da poco tempo al servizio nella villa del Kaiser, votata al sacrificio personale pur di vendicarsi per la morte del padre e del marito per mano dei nazisti, la quale, pur di raggiungere tale scopo, ha accettato il rischiosissimo ruolo di spia degli inglesi.

MOVIE REVIEW EXCEPTION

Ognuno di questi tre personaggi, pur con diverse motivazioni ed obiettivi, ha a che fare con le famigerate SS. Guglielmo II, dopo l’invasione di Belgio e Olanda da parte delle truppe naziste, è in una posizione strategicamente scomoda ma al tempo stesso, a suo modo di vedere, passibile di un’insperata evoluzione rispetto all’immobilismo cui è costretto dall’esilio oramai ventennale, seppure in un piacevole e lussuoso contesto.

L'Amore Oltre la Guerra 05Il ricco appannaggio che gli ha concesso Hitler con un contratto che il fido Hermann Göring ha concluso con lui in cambio della sua non ingerenza, potrebbe ora evolvere, in coincidenza con l’offensiva espansionista di Hitler, in un ritorno a Berlino nel ruolo che non ha mai smesso di rivendicare. Il Führer potrebbe concederglielo, a questo punto, a significare un continuum con il suo Reich. In realtà la visita a Doom di Heinrich Himmler, capo delle SS, ha tutt’altro scopo…(leggi il resto del commento cliccando qui sotto su ’Continua a leggere’)Continua a leggere…

Film: ‘The Founder’

THE FOUNDER

Titolo Originale: Omonimo

 Nazione: Italia

Anno:  2017

Genere: Biografico

Durata: 115’ Regia: John Lee Hancock

Cast: Michael Keaton (Ray Kroc), Nick Offerman (Dick McDonald), John Carroll Lynch (Mac McDonald), Laura Dern (Ethel Kroc), Linda Cardellini (Joan Smith), B.J. Novak (Harry Sonneborn), Patrick Wilson (Rollie Smith), Justin Randell Brooke (Fred Turner), Katie Kneeland (June Martino), Griff Furst (Jim Zien), Jeremy Madden (Dennis), Wilbur Fitzgerald (Jerry Cullen), David de Vries (Jack Horford), Andrew Benator (Leonard Rosenblatt), Mike Pniewski (Harvey Peltz), Catherine Dyer (Sig.ra Horford), Cara Mantella (Myra Rosenblatt), Susan Williams (Sig.ra Cullen), Franco Castan (Art Wolodarsky), Ric Reitz (Will Davis), Afemo Omilami (Sig. Merriman), Steve Coulter (Dott. Reeves)

TRAMA: Ray Kroc ha venduto molti oggetti nella sua vita lavorativa, ultimo dei quali un voluminoso frullatore a cinque lame per bar e ristoranti. Nonostante sia un abile affabulatore, gli affari non vanno granché. Ray gira in lungo e in largo fra gli States stando spesso lontano dalla moglie e dalla bella casa che comunque possiedono, pranzando in fast food disorganizzati e che inoltre tutto sono, tranne che veloci. Ray non si rassegna a quella vita monotona, frustrante ed anonima e sta cercando da tempo l’occasione giusta per svoltare. Quando riceve un ordine di otto frullatori dallo stesso cliente, dapprima pensa ad un errore, poi si reca direttamente sul luogo, dove trova due fratelli che hanno messo su un ristorante nel quale si possono ordinare solo panini farciti, patatine fritte e bevande ma fra la richiesta e la consegna passano solo pochi istanti. Il tutto a buon mercato e consegnato in un sacchetto, senza posate, il cui contenuto può essere consumato in auto, seduto su una panchina oppure al parco. Ray è come se avesse ricevuto un’illuminazione e propone ai due ideatori di quell’efficientissimo sistema, i fratelli McDonald, di ‘affiliare’ altri ristoranti simili in varie zone degli States. Dick e Mac hanno studiato a lungo quella soluzione, persino la struttura di preparazione è razionalizzata per ottimizzare il lavoro degli addetti e la loro tempistica, basando comunque il segreto del successo sulla qualità globale del prodotto. Sono perciò scettici riguardo un’espansione perché temono di non poterla controllare adeguatamente. L’entusiasmo di Ray è però così contagioso che infine accettano, facendogli però firmare un contratto in base al quale tutto deve passare dalla loro approvazione. Ray è una macchina da guerra e nonostante la moglie vorrebbe che s’accontentasse di quello che ha già fatto, lavora ininterrottamente all’apertura di nuovi ristoranti McDonald’s e per finanziare la sua attività non esita a ipotecare la sua casa. I guadagni che derivano dall’accordo contrattuale sono però minimi rispetto al giro d’affari che ha messo in piedi. Ray lavora a ritmi che i due fratelli non sono in grado e non vogliono neppure seguire e sono contrari, specie Dick, a qualsiasi variazione rispetto al sistema che hanno messo in piedi con successo. Così ben presto Ray si trova ad esaurire la liquidità ed il funzionario della banca gli rifiuta nuove sovvenzioni. Un agente finanziario che ha ascoltato per caso la loro discussione, all’uscita si offre di aiutare Ray ad analizzare la sua attività dal punto di vista del profitto economico e quindi gli suggerisce la soluzione risolutiva, che significa però inevitabilmente mettersi contro i fratelli McDonald.   

VALUTAZIONE: la storia del successo della catena fast food McDonald’s, dei protagonisti che l’hanno inventata e di quelli che l’hanno fatta crescere sino a diventare la più importante al mondo nel suo settore. Al tempo stesso uno scontro etico e di visione fra geniale artigianato locale ed applicazione imprenditoriale su vasta scala dello stesso. Un film molto interessante e spietato, ben diretto da John Lee Hancock, con l’istrionica ma efficacissima interpretazione di Michael Keaton.   

Alzi la mano chi non è mai stato dentro un ‘fast food’ di McDonald’s. Il segreto del successo di questa catena di ristorazione è dovuto secondo alcuni a quattro ragioni fondamentali: fiducia (fra management, ‘affiliati’ e fornitori), eccellenza (solo 70 su 7000 richieste di affiliazione all’anno sono accettate), efficienza (più avanti nella lettura sarò più specifico su cosa s’intende in questo caso) e comunicazione (il famoso brand della ‘M’ gialla, riconoscibile in tutto il mondo). Più sinteticamente ancora grazie ad una semplice ricetta che non riguarda solo l’offerta alimentare ma anche la sua gestione, replicata esattamente in ognuno dei ristoranti del gruppo, in qualunque parte del mondo.

The Founder 10Sembra impossibile, eppure le patatine, ad esempio, hanno sempre lo stesso gusto, consistenza e livello di cottura in qualunque McDonald’s in USA, in Italia e, pare, in ogni altro paese del mondo. Anche i panini, non solo si chiamano dappertutto con lo stesso nome (‘Big Mac’, ‘Cheesburger’, ecc…) ma sembrano prodotti pure con la medesima carne, che ha identico sapore, consistenza e livello di cottura, assieme agli ingredienti che la guarniscono, i quali sono sempre quelli a loro volta, sia per numero che per dosi.

The Founder 20Se vi siete mai chiesti com’è possibile tutto ciò, la risposta la trovate in questo film di John Lee Hancock, che è molto curioso ed interessante non solo dal punto di vista biografico, ma anche perché pone una serie d’interrogativi di stampo etico, operativo e finanziario.

Per avere un’idea delle dimensioni che McDonald’s ha raggiunto nel frattempo, sono The Founder 25più di 35.000 nel mondo i suoi ristoranti ed alla data della morte di Ray Kroc nel 1984 le proprietà immobiliari che costituivano la ‘galassia’ del noto marchio con la ‘M’ gialla, erano già arrivate ad oltre quattro miliardi di dollari. Il ruolo di Kroc all’interno dell’azienda è stato fondamentale, almeno quanto la sua scalata al vertice dell’azienda è stata invece realizzata in barba all’etica ed al contratto che aveva firmato all’inizio con i fratelli Dick e Mac McDonald.

I quali, a San Bernardino in California, dopo vari tentativi avevano trovato la formula ideale per gestire una ristorazione basata sui cardini fondamenti di qualità, velocità e costi contenuti. Inizialmente avevano provato ad offrire vari menu, ma avevano scoperto che le richieste di gran lunga più numerose erano relative a panini farciti con hamburger ed ingredienti vari, patatine fritte e bevande analcoliche o frullati. E su quello si erano quindi concentrati.

The Founder 02All’inizio utilizzavano cameriere che prendevano gli ordini e poi li passavano in cucina, ma occorreva troppo tempo prima che avvenisse la consegna ed erano pure frequenti gli errori. Eliminate le cameriere ed i costi relativi, Dick e Mac avevano ottimizzato la catena produttiva e fissato dei tempi tecnici fra l’ordine al banco e la consegna del menu scelto al cliente. Il risultato era stato strabiliante in termini di successo popolare…(leggi il resto del commento cliccando qui sotto su ’Continua a leggere)   Continua a leggere…

Libro: ‘La Colonna Di Fuoco’

LA COLONNA DI FUOCO

Di Ken Follett

Anno Edizione 2017

Pagine 912

Costo € 27,00

Traduzione di Annamaria Raffo e Roberta Scarabelli

Ed. Mondadori (collana ‘Omnibus’)

TRAMA: Ned Willard è di ritorno a Kingsbridge dopo un anno trascorso all’estero. Sua madre Alice, da quando è morto il padre di Ned, gestisce l’attività di commercio di famiglia fra l’Inghilterra ed i porti di Calais in Francia e Siviglia in Spagna, dove c’è l’altro figlio Barney. Ned prima di partire si era innamorato di Margery Fitzgerald, la figlia del sindaco di Kingsbridge ed ora è intenzionato a chiederla in sposa. Lei lo ricambia, ma il padre Reginald ed il fratello Rollo hanno altri obiettivi, cioè di maritarla a Bart, visconte di Shiring. In tal modo la loro famiglia acquisirà il titolo nobiliare cui aspira. Dal canto suo Margery non può fare nulla per opporsi. Così, quando sir William Cecil, consigliere di Elisabetta Tudor, sorellastra della regina Maria, offre a Ned un posto fra i suoi collaboratori, lui finisce per accettare, anche per allontanarsi da Kingsbridge e non essere costretto a vedere la sua amata sposata ad un altro. E poi, sempre a causa dei Fitzgerald, sua madre Alice è stata ingannata e rovinata, con i soldi che le hanno chiesto in presto e mai restituiti. Per giunta di Barney non si hanno notizie da tempo. I Willard sono protestanti, mentre i Fitzgerald sono cattolici. Morta la cattolica Maria, il trono d’Inghilterra spetta alla protestante Elisabetta, la quale è sostenitrice della tolleranza fra le diverse religioni. Una concezione che è invisa invece ai dominanti nobili cattolici d’Inghilterra, al Papa ed ai loro alleati regnanti in Europa, i quali vorrebbero sul trono d’Inghilterra la quindicenne Maria Stuarda, regina di Scozia, pronipote di Enrico VIII e fidanzata con il principe Francesco, erede al trono di Francia, dove lei stessa risiede. A Filippo II, potente re cattolico di Spagna, nel gioco delle alleanze e di potere che supera anche quello religioso, conviene appoggiare Elisabetta, la quale diventa quindi regina d’Inghilterra, seppure dichiarando di non sentirsi obbligata nei suoi confronti. Quindi mentre in Francia ed in Spagna i cattolici dominano la scena ed i protestanti sono costretti a professare la loro fede di nascosto, in Inghilterra nonostante i propositi di Elisabetta avviene il contrario. Elisabetta per difendersi da chi in Europa ed al suo interno, Rollo Fitzgerald in testa, vorrebbero esautorarla a vantaggio di Maria Stuarda, con uno stratagemma la imprigiona ed affida ai fidi sir Francis Walsingham e Ned Willard l’organizzazione di una rete di spie per scoprire i traditori ed i sovversivi, mentre Carlo, il cardinale di Lorena e l’infido Pierre Aumande de Guisa al suo servizio a Parigi,  cercano di scoprire e mandare al rogo quanti più protestanti è possibile e stabilire nel frattempo le opportune alleanze per spodestare Elisabetta. A farne le spese è anche il padre di Sylvie Palot. La famiglia gestisce una stamperia che produce, fra l’altro, copie illegali della Bibbia in francese. Pierre Aumande non ha esitato a fare la corte a Sylvie sino a sposarla per poi smascherare il padre e mandarlo al rogo. In questo intricato scenario che vede re contro regine, cattolici contro protestanti e viceversa, nobili di opposte fazioni in acerrima competizione per obiettivi di supremazia, innumerevoli personaggi affascinanti o odiosi entrano ed escono di scena fra continui colpi di scena.

VALUTAZIONE: terzo splendido episodio della saga di Ken Follett che ha in comune con gli altri due l’immaginaria cittadina di Kingsbridge, attraverso vicende che si svolgono nel corso di alcuni secoli di storia vera e di fantasia. Un’opera di quasi mille pagine dalla quale però è difficile staccarsi, una volta iniziata. Straordinaria è l’abilità dello scrittore inglese di tenere desta costantemente l’attenzione del lettore, nonostante l’ampiezza storica delle vicende ed il numero dei personaggi coinvolti.

Nel 1989 Ken Follett ha pubblicato ‘I Pilastri della Terra‘ ed ha venduto milioni di copie nel mondo. Io stesso a suo tempo ne fui come fulminato e considero tuttora quel romanzo come uno dei più belli che abbia letto sinora. Una storia ambientata intorno al XII secolo, di oltre mille pagine dense di avvenimenti e personaggi che rimangono a lungo impressi nella memoria.

La Colonna di Fuoco 09Nel 2007 è uscito ‘Mondo Senza Fine‘, che si svolge negli stessi luoghi del precedente, cioè la cittadina immaginaria di Kingsbridge in Inghilterra, ma duecento anni dopo, perciò con personaggi storici reali mescolati al altri di fantasia totalmente differenti. Le pagine in questo caso sono persino di più, oltre mille e trecento ed ancora una volta il racconto è di grande attrattiva e suggestione, con figure e vicende di assoluto coinvolgimento, sia nel bene che nel male. 

La Colonna di Fuoco 11Dieci anni dopo lo scrittore gallese esce con il terzo episodio di questa originale trilogia, ‘La Colonna di Fuoco‘, ambientato a metà del XVI secolo ed a sua volta non segue la sequenzialità temporale rispetto a quello che lo ha preceduto ed i personaggi sono perciò completamente diversi. Alcuni di quelli che sono stati protagonisti dei precedenti capitoli sono citati come icone da chi in seguito a Kingsbridge ne ha raccolto l’eredità. Quest’ultima opera si avvicina a sua volta al traguardo delle mille pagine, così che lo spessore del tomo si stacca anche in questo caso dalla media.

La Colonna di Fuoco 19Ora, chi non avesse letto nessuno dei tre romanzi, potrebbe facilmente obiettare che affrontare mille pagine richiede uno sforzo che solo l’appassionato, forse affetto anche da una sottile vena di masochismo, è in grado di sopportare ed arrivare alla fine senza protrarre la lettura a tempi biblici. Ammesso che ciò possa valere per qualche autore, non è di sicuro il caso di Ken Follett, il quale anche nella ‘Trilogia del Secolo, costituita da ‘La caduta dei Giganti‘, ‘L’Inverno del Mondo‘ e ‘I Giorni dell’Eternità‘ non si è di certo risparmiato in quanto a volume dei rispettivi tomi, sempre però a fronte di un costante ed altissimo livello qualitativo.

La Colonna di Fuoco 12Insomma, tornando invece alla ‘Trilogia di Kingsbridge‘, dopo aver molto apprezzato i due precedenti capitoli, anche in quest’ultimo romanzo è sorprendente come lo scrittore inglese riesca a gestire una trama così vasta e complessa, rappresentata da quasi un centinaio di personaggi che entrano ed escono dal racconto, senza lasciare nulla al caso. Di più, senza mandare in confusione il lettore, mantenendo al tempo stesso immutato il suo interesse, pagina dopo pagina ed evitando accuratamente i tempi morti, con uno stile di scrittura essenziale ma estremamente fluido e chiaro. 

La Colonna di Fuoco 06Opportunamente per il lettore inoltre, subito dopo la prefazione del romanzo, è stampata una piantina della cittadina di Kingsbridge, seppure sappiamo essere di pura fantasia, in modo che chiunque possa localizzare gli eventi che si svolgono all’interno del suo perimetro, nonostante siano soltanto una parte dei molti luoghi nei quali ‘La Colonna di Fuoco‘ si svolge. A seguire, suddivisa per nazionalità e ruolo, è riportata pure la lista completa di tutti i personaggi che s’incontrano nel corso della storia. Alla fine della medesima, subito dopo i ringraziamenti di rito da parte dell’autore, è riportata anche la lista dei soli personaggi realmente esistiti ed apparsi nel corso delle mille pagine circa. E’ curioso notare come essi siano di gran lunga superiori come numero rispetto a quelli usciti dalla pur fervida fantasia di Ken Follett. Il che fa pendere la bilancia dell’opera un po’ più verso la realtà che rispetto alla fantasia…(‘leggi il resto del commento cliccando qui sotto su ’Continua a leggere’)Continua a leggere…