Musica: ‘Yessongs’

YES

Yessongs

Anno: 1973

Genere: Rock Progressive
Etichetta: Atlantic Records
Nazione: GBR

Tracklist:

  • Opening (excerpt from ‘Firebird Suite’) – 3:47
  • Siberian Khatru – 9:03
  • Heart of the Sunrise – 11:33
  • Perpetual Change – 14:11
  • And You and I – 9:33Cord Of Life
    • Eclipse
    • The Preacher the Teacher
    • Apocalypse
  • Mood For a Day – 2:53
  • Excerpts from the Six Wives of Henry VIII – 6:37
  • Roundabout – 8:33
  • I’ve Seen All Good People – 7:09
    • Your Move
    • All Good People
  • Long Distance Runaround/The Fish (Schindleria Praematurus) – 13:37
  • Close to the Edge – 18:13The Solid Time of Change
    • Total Mass Retain
    • I Get Up I Get Down
    • Seasons of Man
  • Yours Is No Disgrace – 14:23
  • Starship Trooper – 10:17Life Seeker
    • Disillusion
    • Würm

Band:

  • Jon Anderson – voce solista
  • Chris Squire – basso, voce
  • Rick Wakeman – tastiere
  • Steve Howe – chitarra, voce
  • Bill Bruford – batteria (nei brani 4 e 8)
  • Alan White – batteria (tutti i brani, tranne 4 e 8)

VALUTAZIONE: il più bello e completo disco ‘live’ realizzato nei primi anni settanta. Esecuzioni perfette dal punto di vista tecnico-stilistico e musicale per una delle band più importanti, preparate e personali del genere progressive. Un’opera capitale che contiene alcuni dei brani più significativi della loro discografia. Gli YES ancora oggi, dopo quasi cinquantanni, sono seguitissimi dai loro fan.

Se il lettore, convinto da quanto segue o per semplice curiosità volesse provare ad ascoltare questo album storico, rimarrà probabilmente spiazzato dal brano di apertura, che introduceva anche i concerti degli YES di allora, dai quali è uscito questo corposo ‘live‘. Si tratta infatti di un breve omaggio, ovviamente riadattato dal tastierista Rick Wakeman, alla celebre ‘Firebird Suite‘ ovvero ‘L’Uccello di Fuoco‘ di Igor Stravinsky, che qualcuno forse ricorderà incluso in parte anche nella colonna sonora del film ‘Fantasia 2000‘. Clicca QUI per averne un riscontro ‘live‘ durante un concerto riepilogativo dei 35 anni del celebre gruppo riunito nella sua formazione più nota.

Yessongs 06Se poi, saltando a piè pari i quattro brani successivi, il lettore ascoltasse il brano ‘Mood for a day‘, avrebbe modo di apprezzare il chitarrista Steve Howe che da solo si esibisce in un brano acustico di evidente impronta classica ed in una performance degna dei migliori esecutori di tale strumento. Facendo oltretutto chiaramente intendere che per lui chitarra acustica o elettrica, come dimostra ampiamente negli altri brani, pari sono. Da considerare che Steve Howe è un autodidatta ma la nota marca di chitarre elettriche Gibson ebbe a dichiarare che ‘ha elevato la chitarra rock al rango di forma d’arte‘ e la Martin, altrettanto prestigiosa marca produttrice di chitarre acustiche, ne produsse un modello in numero limitato con il nome di ‘Steve Howe Signature‘. Clicca QUI per vedere una splendida riproposizione ‘live‘ di questo brano da parte di Steve Howe.

Yessongs 08Se lo stesso lettore volesse a questo punto proseguire con il brano successivo: ‘Excerpts from the Six Wives of Henry VIII‘, si troverebbe letteralmente immerso nella musica avvolgente di Rick Wakeman che esegue, in solitaria e molto liberamente, una sintesi della sua celebre opera omonima da solista. Nel corso della quale e pure in questo caso, testimonia come la definizione di tastierista, per quanto lo riguarda, comprende una lunga lista di strumenti e quanto sia per lui naturale, così come per un pesce nuotare nel mare, passare dal pianoforte, all’organo, al mellotron, al sintetizzatore, al particolarissimo ‘minimoog’ oppure a qualche altra diavoleria che produce comunque suoni o suggestivi effetti ambientali. Clicca QUI per vedere una versione di questo estratto da parte di Rick Wakeman registrata al tempo di ‘Yessongs‘, seppure in parte si discosta da quella inserita nel vinile.

Yessongs 04Straordinaria per i mezzi di allora, ad esempio, è la programmazione del sintetizzatore che consente a Wakeman di simulare un coro di voci simile a quelli che erano soliti fare gli stessi YES con le loro corde vocali. E impressionante, sempre considerando l’anno di riferimento, è anche quella sorta di simulazione di un bombardamento aereo e delle sirene delle ambulanze che concludono, in una sorta di apoteosi, questo estratto… (leggi il resto del commento cliccando qui sotto su ’Continua a leggere’)

Yessongs 10Fra i molti brani presenti in questo mastodontico ‘live‘, comunque il più rappresentativo è la ‘suite‘ che dà il titolo all’omonimo album ‘Close to the Edge‘ della durata di quasi venti minuti. Gli YES sembrano condensare in questa composizione tutto il meglio del loro repertorio, dando ampio sfoggio della loro fertilità creativa e delle qualità tecniche dei singoli. Ad iniziare proprio da Steve Howe alla chitarra elettrica nella lunga parte introduttiva del pezzo e che nel prosieguo alterna ad altre chitarre, sia a doppio manico che a dodici oppure a sei corde. Il video che propongo QUI è assolutamente rappresentativo in tal senso. E’ del 1989 e vede la presenza, fra gli altri, di Bill Bruford dietro una mirabolante batteria, parzialmente elettronica.

Yessongs 11La voce di Jon Anderson caratterizza il cantato con la sua particolare timbrica. Le molteplici tastiere della postazione circolare di Rick Wakeman arricchiscono la musica di sonorità di volta in volta classicheggianti, sinfoniche e rock in un brano epico per il genere di appartenenza che sembra chiudersi più volte, per poi riproporsi subito dopo in forme diverse ed ancora più accattivanti. Se la parte iniziale è volta ad esaltare le qualità di Howe alle chitarre, quella finale lo è per Wakeman alle molteplici tastiere. Nonostante la lunghezza, è un brano che non ha tempi morti e che si fa apprezzare dall’inizio alla fine per la qualità e la varietà.

Yessongs 09Un altro brano che fa parte di questa raccolta ‘live’ e che è certamente fra i migliori e più famosi prodotti dagli YES è ‘And You and I‘ ed appartiene all’anima lirica della band. E’ un pezzo cantato egregiamente da Anderson su un testo molto romantico (‘…Un uomo comprese tutte le risposte in un attimo durante un sogno: i fiori crescevano giorno dopo giorno, percepivano tutto intorno a sé come radici, poste per mirare ad uno scopo. Si rinvigorivano e osservavano in noi due assieme una comune gestualità erano come curiosi di osservare come ebbe inizio la nostra vita a due…) e nel corso del quale Steve Howe si esibisce anche alla ‘pedal steel guitar’ con un particolare giro armonico che diventa sognante e pieno nella parte centrale. Di questa traccia ne esiste una straordinaria versione ‘live‘ eseguita all’European Festival Orchestra del 2001 e reperibile QUI che fissa, se ancora ce ne fosse bisogno, la complementarietà fra progressive e musica classica, qui rappresentata da un’orchestra che suona assieme gli YES, con immagini suggestive di luci a forma umana ed animale a corredo delle note.

Yessongs 12Tutto ciò però serve solo a dare un’idea parziale, sia del livello tecnico dei musicisti nominati sin qui, così come della musica degli YES, che svaria dal lirismo dei brani citati in precedenza, al muro sonoro ed alla ‘cattiveria’ in senso buono, di molti altri inseriti in questo album, per uno dei gruppi più importanti del genere progressive inglese degli anni settanta. Il quale, ancora oggi si fa apprezzare in giro per  il mondo nonostante, per alcuni di loro almeno, l’aspetto fisico risenta impietosamente ed inevitabilmente del peso degli anni trascorsi da quando erano, oltreché bravi, anche giovani, trascinanti e carismatici durante le loro esibizioni ‘live‘. Come testimonia il fedelissimo e nutrito pubblico che li segue, non solo maschile, dei loro fan.

Yessongs 13Mi rendo conto che a proposito degli YES e di un album come ‘Yessongs‘ ci sarebbe così tanto da dire che si rischia di infilarsi in una sorta di imbuto narrativo nel tentativo, comunque vano, di cercare di non dimenticare nulla di significativo, ma non vorrei eccedere in questa disamina i limiti di spazio che mi sono riproposto di mantenere nelle altre recensioni musicali pubblicate sin qui. Vedremo se ci riuscirò, ma non credo. Un cenno ai musicisti di questo splendido album però è inevitabile.

Yessongs 14Di Wakeman e Howe qualcosa si è già detto. Si tratta senza mezzi termini di eccellenze assolute nel loro rispettivi ambiti strumentali. Purtroppo parlando del bassista Chris Squire, fondatore del gruppo assieme al cantante Jon Anderson, la sua scomparsa a metà del 2015, a causa di una inesorabile malattia, ha lasciato un vuoto incolmabile nel gruppo, al quale era legatissimo e non è il classico modo di dire in tali circostanze. Non che ciò suoni a demerito di chi lo sostituisce, cioè Billy Sherwood, tutt’altro, ma la personalità oltreché la bravura di Squire non sarebbe facile da pareggiare per chiunque altro. Non di meno, i cori e controcanti di Squire (assieme a Howe) erano dal punto di vista timbrico ideali per accompagnare la voce solista di Jon Anderson.

Yessongs 15Riguardo quest’ultimo la definizione che si può leggere su Wikipedia ritengo sia esaustiva: ‘…dotato di un particolarissimo timbro di voce, riesce a cantare con un’estensione pari per lo meno a un mezzosoprano pur mantenendo il carattere maschile del cantato, senza mai usare il falsetto’. Proprio per questo però, è diventata nel tempo così riconoscibile, personale e caratterizzante nell’ambito del panorama musicale internazionale da condizionare, quando si è resa necessaria, la scelta di un suo sostituto, che è stato trovato in ultimo nel buon Jon Davison.

Yessongs 16Il batterista originario era Bill Bruford, un eccellente ‘drummer‘ che in seguito ha lavorato, fra l’altro, anche con i King Crimson e le cronache gli riconoscono il merito d’innovatore nell’utilizzare la batteria elettronica. Molto più a lungo di lui, a partire proprio da questo album (nel quale la partecipazione di Bruford è limitata a due soli brani), è entrato a far parte della band Alan White, noto per aver collaborato  anche con John Lennon e George Harrison. Va infine aggiunto che, al momento di sostituire Bruford, si dice che gli YES avessero contattato Franz Di Ciccio della PFM, avendo avuto modo di yesapprezzarne le qualità durante una tournée del gruppo italiano, ma che lui non se la sia sentita di fare una tale scelta, non solo professionale ma anche di vita. Chissà se è leggenda o verità.

Un’altra peculiarità degli YES in versione ‘live‘ e che ribadisce la loro intesa ed al tempo stesso anche la qualità dei singoli strumentisti, è che ogni concerto rappresenta una storia a sé nell’esecuzione dei brani, diversamente suonati una sera rispetto all’altra. Su ‘Youtube‘ si trovano varie testimonianze in merito ed i link che ho già inserito in precedenza e che aggiungerò in seguito rappresentano una conferma a confronto delle stesse tracce di questo album.

Yessongs 01Yessongs‘ è un ‘live‘ anomalo anche per la durata. La versione originaria in vinile conteneva tre dischi e quindi sei facciate. La cover, sia esterna che interna, aprendo l’album a libro, è rappresentata da figure stilizzate di Roger Dean, un artista visionario che ha collaborato a quasi tutti i lavori degli YES ed ha creato il logo che appare anche nelle loro opere a seguire. Splendide immagini di fantasia, caratterizzate da colori vivaci a pastello e forme originali disegnate, le quali mostrano colline e rocce vaganti nello spazio che si reggono su impossibili equilibri ed assomigliano a piante o viceversa, comunque sempre d’impronta naturalistica.

Yessongs 05Uno stile che ha ispirato anche alcuni film, come ‘Avatar‘ ad esempio e non di meno i testi degli YES, molti dei quali sono stati scritti da Jon Anderson. La traduzione letterale degli stessi è quasi incomprensibile per chi non è madrelingua ed avvezzo alle iperbole di origine filosofica e celtica utilizzate dall’autore. Ho trovato però in un forum dedicato ai Genesis (molti fan di questo gruppo curiosamente lo sono anche degli YES, quasi come se queste due band rappresentassero due facce della stessa medaglia e la prima completasse la seconda e viceversa), un appassionato con il nick name di ‘Wondering Clouds‘ che si è preso la briga di dare un senso il più possibile compiuto ai testi degli YES. Il quale, fra l’altro e credo anche a ragione, definisce Anderson un ‘… romantico visionario misticheggiante un po’ new age ante litteram…‘. Chi volesse trovare ulteriori approfondimenti al riguardo, li trova cliccando QUI

Yessongs 18Quasi tutte le tracce superano i dieci minuti di durata, non solo perché la versione ‘live‘ è dilatata, ma poiché era usuale, fra il 1970 ed almeno la decade a seguire, per i musicisti progressive comporre i brani in forma di ‘suite‘, cioè costituiti da più sezioni anche molto diverse fra loro, che si collegano grazie ad opportuni parallelismi musicali oYessongs 19 testuali convergenti in un punto definito.

Tutte le tracce inserite in ‘Yessongs‘ appartengono al miglior repertorio degli YES sino a quel momento, tratte da tre Yessongs 20album: ‘The YES album‘, ‘Fragile‘ e ‘Close to the Edge‘, uno più bello dell’altro, manco a dirlo. Il brano probabilmente più significativo, come dicevo innanzi, è quello omonimo di quest’ultimo disco, una ‘suite‘ di oltre diciotto minuti, durante la quale gli YES hanno modo di dare sfoggio delle loro qualità tecniche fuori dal comune, all’interno di una splendida composizione suddivisa in quattro movimenti.

Yessongs 21Yessongs‘ è registrato al meglio della tecnologia degli anni ’70 e l’esecuzione degli YES ancora oggi risulta ineccepibile per precisione, sincronismo e capacità di esaltare contemporaneamente i singoli componenti ed il gruppo. Fra quelli che ritengo siano più significativi, tornando allo scomparso Chris Squire, non si può fare a meno di citare lo splendido e lungo assolo al basso nel brano ‘The Fish (Schindleria Praematurus)‘ e la sua capacità di trasformare uno strumento di accompagnamento come il suo basso Rickerbecker in una chitarra solista grintosa ed impressionante per volume sonoro. Cliccando QUI è possibile vedere una gigionesca e poderosa riproposizione di questo brano da parte di Chris Squire, durante il Festival di Montreaux del 2003. 

Yessongs 22Siberian Khatru‘ apre il concerto della band dopo l’introduzione ‘stravinskiana’ della quale ho già scritto all’inizio e si segnala in particolare per i celebri cori degli YES, grazie anche ad una combinazione di timbriche vocali molto diverse fra loro che si fondono armonicamente in maniera esemplare. Inoltre si nota da subito l’estremo tempismo dell’esecuzione, con la chitarra elettrica di Howe che svetta sia nella parte solista che in quella d’accompagnamento. Un brano molto grintoso che si conclude con un assolo di Howe ed uno stop perfetto. Purtroppo non sono facilmente reperibili video delle performance del gruppo al tempo di ‘Yessongs‘ e quello che propongo QUI pur essendo di ottimo livello, non dà l’esatta misura della carica fisica ed emozionale delle quali erano capaci gli YES a quel tempo, ben rappresentata nel disco e QUI invece. 

Yessongs 24Heart of the Sunrise‘ è un brano molto elaborato e dalle tonalità dissonanti, durante il quale risalta, ma non vorrei neppure ripetermi ancora, la grande tecnica dei singoli e l’assoluta sintonia fra loro. La parte iniziale è un lungo ‘dialogo’ fra batteria e basso; quella cantata è dolce ed armoniosa rispetto ai momenti nei quali la musica esplode in riff nervosi e variegati, con la chitarra distorta di Howe che disegna fantasiose ed astratte sonorità ed il pianoforte di Wakeman che s’inserisce invece con tonalità più classiche. La voce di Anderson raggiunge estensioni proibite alla stragrande maggioranza degli uomini senza usare il falsetto. QUI si trova una splendida versione ‘live’ del 1975 di questo pezzo.

Yessongs 25Perpetual Change‘ sembra iniziare con un riff che ricorda un po’ quello famosissimo di ‘Smoke on the Water‘ dei Deep Purple, il quale però è stato pubblicato un anno dopo. Questo brano, tratto da ‘The YES Album‘, è il terzo per durata, oltre quattordici minuti ed ha un fraseggio contraddistinto da momenti molto diversi fra loro, con continue ripartenze. La base ritmica, così come in seguito la chitarra solista, ha modo di mettersi in evidenza ed il cantato è limitato solo a brevi parti, prima che prenda corpo, poco oltre la metà, una sequenza musicale contraddistinta da una serie di ‘stop and go‘ su un accompagnamento delle tastiere. La parte del leone la svolge però Steve Howe con uno straordinario e lungo assolo di tecnica, fantasia ed anche resistenza fisica che sembra sul punto di esaurirsi più volte per poi ripartire con ancora più forza di prima, a precedere un assolo di batteria di Bill Bruford egregiamente svolto e lungo il tempo necessario per non risultare eccessivo. Il brano termina riprendendo lo stesso giro con il quale era iniziato. QUI è reperibile una versione più o meno risalente al periodo del Festival di Montreaux del 2003.

Yessongs 26Seppure le restanti tracce sulle quali non mi dilungo (avendo già sforato ampiamente la lunghezza del testo che mi ero riproposto di rispettare all’inizio) non sono da meno, gli ultimi due brani sui quali vorrei soffermarmi sono ‘Yours is no disgrace‘ e ‘Roundabout‘ perché forse sono quelli che hanno una più decisa impostazione rock. Del primo la versione che suggerisco QUI è datata 1975 e conferma la versatilità ‘live‘ del gruppo nell’arrangiare i brani ogni volta diversamente. Alle tastiere in questo caso c’è Patrick Moraz al posto di Rick Wakeman: uno dei pochi che può affermare di aver fatto parte degli YES, seppure un tempo limitato nel corso della loro quasi oramai cinquantenaria carriera. Yessongs 27Questo brano esalta gli aspetti più grintosi della tecnica di Steve Howe che si esibisce alla chitarra elettrica in un lungo assolo.

Di ‘Roundabout‘, analogamente, credo che la versione QUI proposta sia esaustiva anche come compendio finale del gruppo, visto nel fulgore dei suoi anni migliori e per ribadire l’eccellenza dei singoli e degli YES come indubbio punto di riferimento di un’epoca musicale, ovviamente specificatamente legata al genere progressive.

Yessongs 28Nel maggio del 2016 ho avuto modo di assistere al concerto degli YES a Milano. Rispetto alla formazione di ‘Yessongs‘ purtroppo già mancava Chris Squire, al posto di Anderson c’era Jon Davison, al basso Billy Sherwood ed alle tastiere Jeff Downes. L’esibizione è stata assolutamente all’altezza della loro fama, ma quello che mi ha stupito di più, pur ritenendomi un appassionato a mia volta, è stata la partecipazione del pubblico, molti dei quali conoscevano parola per parola persino i testi, ovviamente in inglese, dei brani eseguiti e che cantavano assieme a Davison.

Yessongs 29A proposito di Chris Squire, nel corso dello stesso concerto è stato ricordato e celebrato dagli altri componenti gli YES e particolarmente toccante è stato il momento in cui gli hanno dedicato ‘To Ascend‘, un brano stupendo che fa parte della produzione più lirica e recente della band (della quale vi invito ad ascoltare, certo che vi stupiranno, gli ultimi due album ‘Fly From Here‘ e ‘Heaven & Earth‘), mentre scorrevano alcune immagini che mostravano il loro fondatore e bassista in alcuni dei momenti migliori della sua carriera ( QUI è possibile vedere qualcosa del genere). Pollice su anche per la riconoscenza e la sensibilità dimostrata dagli YES nell’occasione! 

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