Libro e Film: ‘Colazione da Tiffany’

COLAZIONE DA TIFFANY

Di Truman Capote

Anno Edizione 1959

Pagine 199

Costo € 8,42

Ed. Garzanti (collana ‘Libri Vintage’)

TRAMA: Lo scrittore Paul Varjak, prendendo a pretesto la foto scattata in Africa di un viso scolpito su legno che sembra la copia esatta del ritratto di Holly Golightly, sua particolarissima vicina di casa, ne racconta la storia. Holly abitava l’appartamento sotto il suo. Era molto giovane, sulla cassetta della posta aveva scritto ‘in transito’ ma era molto sicura di sé, seppure soltanto dentro la gioielleria Tiffany si sentiva veramente in pace con se stessa. Nel frattempo conduceva una vita equivoca nei locali notturni di New York dove frequentava uomini molto più anziani, ma anche benestanti, che la mantenevano. Esclusa la camera da letto, il suo appartamento, che condivideva con un gatto rosso senza nome, era disseminato di scatoloni, come se fosse sul punto di trasferirsi altrove. Holly rientrava sempre a notte fonda ed incurante delle chiavi del portone, suonava all’inquilino del terzo piano, un fotografo di origine giapponese, il quale ovviamente reagiva protestando, ma lei lo chetava promettendogli di ricambiare il disturbo facendosi scattare alcune foto, che lui ambiva da tempo. Tutti i giovedì si recava a Sing Sing per trovare un vecchio mafioso, Sally Tomato, del quale si era fatta passare per nipote e che tramite il suo avvocato le passava ogni volta un centone in cambio di alcune sibilline previsioni sul tempo. Una notte aveva suonato a Paul e da allora erano diventati confidenti, specie dopo quella volta che Holly, passando dalle scale di sicurezza, si era introdotta nel suo appartamento, svegliandolo di soprassalto, per sfuggire ad un amante ubriaco con il quale era rientrata a casa. La loro amicizia, priva d’implicazioni sessuali, s’alimentava di reciproche confidenze, complicità ed anche di alti e bassi. Lei lo chiamava come il fratello Fred, al quale Paul somigliava e che era stato chiamato nell’esercito per assolvere gli obblighi di leva. Sinché un giorno, un uomo piuttosto avanti con l’età si era presentato a Paul dopo averlo pedinato, identificandosi come il veterinario Doc Colightly, marito di Holly, dal quale lei era fuggita e che anni addietro l’aveva adottata assieme al fratello Fred. I due giovani avevano perso i genitori ed erano stati affidati dai servizi sociali ad una famiglia dalla quale erano fuggiti a causa dei maltrattamenti subiti. Doc aveva cercato invano di convincere Holly a tornare a casa con lui. Lei però aveva altri obiettivi e dopo una fallita relazione con il miliardario Rusty Tawler, anche i rapporti con Paul avevano subito una rottura a seguito di un litigio. La notizia della morte di Fred in un malaugurato incidente aveva sconvolto Holly e Paul si era riavvicinato a lei per consolarla. La ragazza in seguito si era legata ad un ricco diplomatico brasiliano dal quale era rimasta incinta e contava di trasferirsi in Brasile per sposarlo. Il giorno del compleanno di Paul, lei lo aveva invitato ad una cavalcata in Central Park ma per salvarlo dal cavallo, che era stato imbizzarrito da alcuni maldestri ragazzini, Holly aveva perso il bambino. Al ritorno dall’ospedale però era stata arrestata dalla polizia, la quale aveva scoperto che Tomato dal carcere riusciva comunque a gestire i suoi traffici, grazie proprio a quei messaggi in codice sulle previsioni del tempo che passava a Holly. Il diplomatico brasiliano per evitare pubblicità negativa aveva rotto immediatamente con lei, ma nonostante ciò era intenzionata ad andare ugualmente in Brasile per cambiare vita. Paul era riuscito a farla liberare dietro cauzione, pagata da un facoltoso uomo d’affari con il quale la ragazza aveva avuto dei trascorsi e che le era rimasta simpatica. Paul aveva quindi cercato di dissuaderla dal fuggire per evitare guai peggiori con la giustizia. Mentre la stava accompagnando in taxi all’aeroporto sotto una fitta pioggia, Holly aveva fatto fermare l’auto e scendendo aveva abbandonato il gatto, al quale era legata da tempo, in una via di periferia, lasciandolo fradicio ma soprattutto libero, a suo dire, così come si era sempre sentita anche lei.

COLAZIONE DA TIFFANY

Titolo Originale: Breakfast at Tiffany’s

 Nazione: Italia

Anno:  1961

Genere: Commedia

Durata: 115’ Regia: Blake Edwards

Cast: Audrey Hepburn (Holly Golightly), George Peppard (Paul Varjak), Martin Balsam (O.J. Berman), Patricia Neal (Liz Failenson), Buddy Ebsen (‘Doc’ Golightly), Mickey Rooney (Sig. Yunioshi), Dorothy Whitney (Mag Wildwood), José Luis de Vilallonga (José De Silva), Stanley Adams (Rusty Trawler), John McGiver (commesso di Tiffany), Alan Reed (Sally Tomato), Claude Stroud (Sid Arbuck), Robert Patten (Sig. O’Shaughnessy)

TRAMA: La trama del film si differenzia nei fatti dal romanzo per alcune sequenze e particolari che però non sono di poco conto. Fra i più significativi, la figura del barista John Bell, innamorato segretamente di Holly e grazie al quale comincia il romanzo, nel film è quasi del tutto ignorata. Paul è uno scrittore che non ha mai combinato nulla di buono: ha scritto un solo libro, che non ha letto quasi nessuno e si fa mantenere da un’amante sposata che lascia soltanto quando s’innamora di Holly. Paul, dopo aver lasciato l’amante, essendo innamorato di Holly, la cerca a casa e per strada, confondendola con altre donne, sinché la trova per caso in biblioteca, ma il suo entusiasmo viene soffocato da Holly che lo bistratta sinché Paul la lascia dopo una scenata. La sequenza dentro Tiffany con il simpatico e pazientissimo commesso, nel romanzo non esiste e neppure la cavalcata a Central Park, anche perché Holly non aspetta alcun figlio dal diplomatico brasiliano. Il finale poi è completamente diverso nel film: il gatto abbandonato da Holly viene in questo caso recuperato da lei medesima che, pentita, torna a riprenderlo poco dopo ed infine si abbandona nelle braccia di Paul in un classico lieto fine che nel libro di Truman Capote non c’è. 

VALUTAZIONE: Due modi diversi di raccontare una storia non solo per quanto riguarda il finale, ma anche nella caratterizzazione dei protagonisti, che nella versione cinematografica sono decisamente edulcorati rispetto al romanzo di Truman Capote. Il libro infatti racconta una storia piuttosto trasgressiva rispetto alla consuetudine del tempo mentre il film ne sorvola gli aspetti più provocatori. L’interpretazione di Audrey Hepburn ha contribuito non poco al successo della pellicola che è considerata fra i ‘cult’ del genere di appartenenza.

…È stato questo lo sbaglio di Doc. Si portava sempre a casa qualche bestiola selvatica. Un falco con un’ala spezzata. E una volta un gatto selvatico adulto con una zampa rotta. Ma non si può dare il proprio cuore a una creatura selvatica; più le si vuol bene più forte diventa. Finché diventa abbastanza forte da scappare nei boschi. O da volare su un albero. Poi su un albero più alto. Poi in cielo. E sarà questa la vostra fine, signor Bell, se vi concederete il lusso di amare una creatura selvatica. Finirete per guardare il cielo…‘.

Colazione da Tiffany 30Doc è una figura piuttosto controversa che appare sia nel libro che nel film (a proposito, il colore alternato del testo è voluto, essendo una recensione riferita contemporaneamente ad un film ed un libro). E’ il marito di Holly e su ciò non ci sarebbe nulla di strano, se non si guarda alle rispettive età ed alle vicende che hanno portato alle nozze, così come sul fatto che va a cercarla a New York, dopo un po’ di tempo che lei se n’è andata da casa senza più tornare, per lui senza ragione.

Colazione da Tiffany 14Mentre Holly (che Doc chiama con il suo vero nome di Lula Mae) nel romanzo spiega il suo comportamento a John Bell, un personaggio che nel film non c’è, in quest’ultimo rivolge la stessa frase qui sopra riportata direttamente a Doc: una metafora rivolta a se stessa ed alla sua natura di ‘bestiola selvatica‘.

Colazione da Tiffany 10Non sembra quindi che dietro la sua decisione di andarsene di casa ci fosse una condizione di maltrattamento, d’indigenza o di conflitto, anche perché Doc, il quale era rimasto vedovo ed aveva già quattro figli suoi, si era lasciato commuovere dai due bambini spauriti e deperiti che aveva trovato affamati a rubacchiare qualcosa da mangiare nella fattoria di sua proprietà ed aveva adottato sia Holly che il fratello Fred, trattandoli in seguito come se fossero figli suoi. Quando Holly aveva compiuto quindici anni però, Doc le aveva chiesto se accettasse di sposarlo e lei l’aveva fatto (‘…ci sposeremo naturalmente…  non sono mai stata sposata prima!…) come se fosse una cosa naturale sulla quale non valeva neppure la pena di riflettere più di tanto.

Colazione da Tiffany 40Ciò nonostante, si trattava pur sempre di un matrimonio fra un uomo decisamente maturo ed una minorenne che oltretutto dal punto di vista figurativo, se non geneticamente in questo caso, si potrebbe addirittura configurare come una sorta d’incesto. Ricordiamoci sempre, a tal proposito, che stiamo parlando di un film del 1961 tratto da un romanzo scritto soltanto due anni prima, quando certi temi di costume e di morale, specie al cinema, non erano così facilmente trattabili. Soprattutto se la produzione, come in questo caso, puntava a realizzare un film di largo consenso popolare, come in effetti poi è avvenuto.

Colazione da Tiffany 27La questione etica e sessuale in quest’opera è quindi molto presente, anche se la trasposizione cinematografica di Blake Edwards tende opportunamente a stemperarla per non urtare, appunto, la sensibilità del gran pubblico benpensante. Che difatti l’ha accettata senza creare attorno ad essa ed in alcun modo uno scandalo, decretandone al contrario un successo strepitoso. Nel 2012 l’opera è stata aggiunta al National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti d’America, un riconoscimento riservato solo a quelle destinate ad essere considerate, o che sono già diventate, dei ‘cult‘…(leggi il resto del commento cliccando qui sotto su ’Continua a leggere’)

Colazione da Tiffany 42Su questo aspetto, sia il libro che il film (ma molto di più il romanzo), sono sorprendenti nel rappresentare con naturalezza e senza pregiudizi di sorta, una libertà di costume ed anche di linguaggio che non ti aspetteresti in un’opera come ‘Colazione da Tiffany‘. La recente riproposizione in edizione restaurata, mi ha fornito lo spunto per rivederla, scoprendone aspetti e retroscena rispetto al romanzo dal quale il film è tratto, che non si possono altrimenti supporre senza averlo letto. Seppure non ci sono in entrambi i casi nè descrizioni, nè immagini pruriginose o sporche, un termine usato dalla stessa Holly quando chiede a Paul riguardo la natura dei racconti che scrive.

Colazione da Tiffany 34Qualche tempo fa accennavo a qualcosa del genere parlando del film ‘Manhattan‘ di Woody Allen. Fra l’altro l’ironia pungente e fulminante di alcune battute in ‘Colazione da Tiffany‘ devono avere ispirato lo stesso Allen, perché l’atmosfera di allegra goliardia e superficialità che aleggia in quest’opera, confermata dal personaggio svampito della Hepburn, a fronte di vicende che contengono invece anche evidenti elementi drammatici, o perlomeno che potrebbero essere raccontati pure in tale veste in entrambi i film citati, non è molto differente. E non è forse una battuta che potrebbe pronunciare anche Woody Allen quella detta da Holly a proposito della sua amica e rivale?: ‘…Mildred, con i capelli unti, gli occhiali appannati, le dita sporche di inchiostro, sezionava rane e portava caffè ai picchetti di scioperanti; i suoi occhi piatti si levavano verso le stelle solo per valutarne la composizione chimica…‘.

Colazione da Tiffany 21Si veda inoltre come Truman Capote, per voce di Holly, descrive la sala visite del celebre carcere di Sing Sing, che lei frequenta tutti i giovedì per andare a trovare il capomafia di Chicago, Sally Tomato, facendosi spacciare per una sua nipote. Il che infatti non avviene perché è una parente, una sua complice o un’amante, ma del tutto ingenuamente e forse si può dire anche incoscientemente, le consente di guadagnarsi una facile ricompensa:…dovrebbe essere triste vedere dei marmocchi là dentro, e invece non lo è, hanno nastri nei capelli e un mucchio di lucido sulle scarpe, viene quasi da pensare che stia per arrivare il gelato; e qualche volta la sala delle visite fa pensare proprio a questo, a una festa…‘.

Colazione da Tiffany 22Se poi volessimo ritornare alla questione relativa al sesso, la stessa Holly ci va giù abbastanza piatta nel romanzo. Sentite qua, quando sta ancora discutendo con Paul dei racconti che lui scrive: ‘…le lesbiche, in , mi piacciono, certo. Non mi spaventano nemmeno un po’. Ma i racconti sulle lesbiche mi scocciano da morire. Non riesco a mettermi nei loro panni…‘. Che forse non è ancora niente, in confronto a quest’altra affermazione, che in parte contiene anche temi d’assoluta attualità: ‘…una persona dovrebbe poter sposare uomini o donne o… stammi a sentire, se tu venissi a dirmi che vuoi metterti con un cavallo da corsa rispetterei il tuo sentimento. No, parlo sul serio. L’amore dovrebbe essere libero…‘.

Colazione da Tiffany 20Ad evitare che i benpensanti e, peggio ancora, i bacchettoni sgranino gli occhi di fronte a siffatte affermazioni, ci pensa comunque O.J. Berman (quello che paga la cauzione per far uscire di prigione Holly), il quale ad una festa organizzata dalla giovane a casa sua (a contare il numero dei presenti sembra ci sia mezza New York, con gran disappunto invece del Sig. Yunioshi che abita all’ultimo piano, interpretato da uno straordinario ed irriconoscibile Mickey Rooney), rivolgendosi a Paul dice: ‘…È una matta autentica. E sai perché? Perché Holly è convinta di tutte le idiozie che afferma. Intendiamoci, a me è simpatica da morire, su questo non c’è alcun dubbio, ma io ho un’anima da artista, ecco, e se non sei un artista non la puoi apprezzare, perché è un fatto di… fantasia, mi sono spiegato?…‘. E’ chiaro che messa in questo modo la questione, alle parole che escono dalla bocca di Holly ed al suo personaggio stravagante si può concedere tutta la benevolenza possibile. 

Colazione da Tiffany 07D’altra parte come si potrebbe considerare diversamente una persona che sulla cassetta della posta scrive ‘Signorina Holiday Golightly, in transito‘ e dentro ci tiene specchietto e profumo per quando ha una dannata fretta, cioè praticamente sempre e diventa un’impresa già di per sé trovare un paio di scarpe in camera sua. Una infatti è finita chissà come nella fruttiera e l’altra sotto il letto, sparsa assieme ad innumerevoli altri oggetti. Holly non è però la persona superficiale ed ingenua che sembra voler dare ad intendere, perché a proposito di se stessa e della sua vita è arrivata a conclusioni come questa: ‘…sapevo benissimo che non sarei mai diventata una diva del cinema. È troppo difficile, e, se si è intelligenti, è troppo imbarazzante. I miei complessi d’inferiorità non sono abbastanza inferiori; si pensa che essere una diva del cinema e avere un ego bello, grande e grosso siano tutt’uno: invece è essenziale non avere affatto ego…‘. 

Colazione da Tiffany 15Certo, in fatto di stranezza è un’ottima concorrente ad un ipotetico premio, perché fra l’altro convive con un gatto che non si scompone più di tanto durante la baraonda delle feste in casa, si acquatta dentro il lavandino e non ha nome, perché Holly lo considera così: ‘…lui è buono, vero, gatto? Su, vieni qua, povero amore, povero amore senza nome… ma io penso che non ho il diritto di dargli un nome… perché in fondo noi due non ci apparteniamo, è stato un incontro casuale. E poi non voglio possedere niente, finché non avrò trovato un posto che mi vada a genio… non so ancora dove sarà, ma so com’è…‘.

Colazione da Tiffany 31A proposito di questo stupendo gatto rosso, al quale anche il più refrattario al mondo animale riuscirebbe difficile negargli sorrisi e simpatia, leggevo che nella realtà si chiamava Orangey ed era un vero professionista del mondo dello spettacolo, addestrato da un certo Frank Inn che gli ha permesso di conquistare ben due ‘Oscar degli animali di Hollywood‘ (ebbene sì, esiste anche questa categoria). Difficile d’altra parte resistere ad un moto di simpatia ed affetto nei suoi confronti in quel finale nel quale, quasi quasi, ruba la scena ai due innamorati protagonisti.

Colazione da Tiffany 24Un’altra differenza macroscopica fra il romanzo di Truman Capote e la sceneggiatura di George Axelrod, che non ha vinto l’Oscar ma faceva comunque parte della rosa dei candidati, è la non dichiarata ma abbastanza chiara omosessualità di Paul Varjak, interpretato da un ‘sex symbol‘ di allora come George Peppard (una mia carissima amica, ad esempio, mi ha confessato che lo adorava). Nel film invece il suo personaggio è stato addirittura trasformato in una sorta di ‘toyboy‘, per usare un termine attuale, dalla sua amante Liz, che in pratica lo incontra di nascosto dal marito, gli paga l’appartamento sopra quello di Holly e lo mantiene pure. Ovviamente lo scopo è stato quello di evitare non solo un argomento scabroso per il pubblico di allora, ma di preparare il terreno narrativo per condurre lo spettatore ad un ‘happy end‘ ovviamente romantico, opposto quindi al finale amaro del libro.

Colazione da Tiffany 18Ciò ha determinato, con un effetto domino, altre scelte di sceneggiatura rispetto al romanzo per rendere il personaggio di Holly meno spigoloso di quello che invece appare nel libro. Tanto per dirne una, nel film non resta incinta del bel tenebroso diplomatico brasiliano perché ovviamente avrebbe complicato di molto, se non addirittura impedito, gli sviluppi della storia sentimentale fra lei e Paul. Conseguentemente è stata tagliata anche la cavalcata a Central Park il giorno del compleanno di Paul, che nel romanzo appare come la spensierata uscita a sorpresa di due amici, anche se di sesso diverso. Un ultimo regalo che Holly fa a Paul prima di partire per il Brasile, da dove non intende più tornare: ‘…La nostra comprensione reciproca aveva raggiunto la dolce profondità in cui due persone comunicano più spesso con il silenzio che non con le parole: un affettuoso silenzio che sostituisce la tensione, i discorsi concitati, le scorribande che danno origine a un’amicizia più appariscente, a un maggior numero di momenti drammatici, ma superficiali…‘.

Colazione da Tiffany 02Sulle note immortali della celeberrima ‘Moon River‘ di Henry Mancini e Johnny Mercer, naturalmente premiata con l’Oscar, ‘Colazione da Tiffany‘ inizia sullo schermo proprio come indica letteralmente il titolo. Holly, ancora vestita con l’abito nero che ha indossato nella notte appena trascorsa in qualche locale in compagnia dei suoi ammiratori, per così dire, si sofferma con un sacchetto in mano che contiene una brioche e caffè, davanti all’amata vetrina della gioielleria Tiffany: ‘…mi sono accorta che per sentirmi meglio mi basta prendere un taxi e farmi portare da Tiffany. È una cosa che mi calma subito, quel silenzio e quell’aria superba: non ci può capitare niente di brutto là dentro…‘.

Colazione da Tiffany 35Ma soprattutto ci va per farsi passare le paturnie, le quali dice lei, non sono il risultato di un’arrabbiatura o una sorta d’improvviso attacco di depressione, ma come afferma successivamente a Paul, dopo aver lasciato definitivamente l’ex marito Doc (che nel film conferma di avere sposato, ma poi il matrimonio è stato annullato ed è lui che non vuole farsene una ragione: altro escamotage della sceneggiatura rispetto al romanzo per snellire, in un certo senso, il peso e le responsabilità del personaggio Holly), sono i brutti ricordi che le riaffiorano ogni tanto alla memoria: ‘…il terribile, Fred, tesoro, è che sono ancora Lula Mae… la Lula Mae che ruba uova di tacchino e che, appena può, scappa nella prateria… solo che adesso lo chiamo avere le paturnie…‘. 

Colazione da Tiffany 44Seppure depurato di molti particolari per nulla secondari nella storia pensata e scritta da Truman Capote, il quale da par suo non l’ha presa bene, anche perché avrebbe voluto come protagonista Marylin Monroe al posto di Audrey Hepburn (e leggendo il romanzo non si capisce bene il motivo di questa sua preferenza, dato che descrive la figura di Holly così: ‘…nonostante la sua elegante snellezza, aveva l’aria sana di chi vive di latte e di burro e si lava con l’acqua e il sapone…‘), la versione per il grande schermo è un classico sempreverde che si vede sempre con piacere, pur sapendo (o anche no) che finirà come qualsiasi romantico incallito che possa definirsi tale, vuole proprio che avvenga.

Colazione da Tiffany 23I dialoghi sono spesso eleganti, a volte sofisticati e sottilmente ironici (quando Paul in taxi sta per leggere a Holly la lettera d’addio del suo promesso sposo brasiliano, lei per prepararsi al colpo, che ha già inteso sta per ricevere, dice: ‘…vuoi darmi la mia borsetta tesoro? Lettere del genere non si possono leggere senza rossetto!…‘). Le parti aggiunte dalla sceneggiatura non hanno impoverito la trama tratta dal romanzo, ma nel modificarlo molto ‘liberamente’, sono state però aggiunte alcune chicche che la rendono a suo modo ineccepibile ed hanno consentito al film di diventare perciò un ‘cult.

Colazione da Tiffany 08La scena finale del viaggio in taxi verso l’aeroporto, ad esempio, è un capolavoro di tempismo e di coinvolgimento emotivo. Tanto resta deluso, sempre in riferimento a quell’ipotetico romantico incallito cui accennavo innanzi, il lettore del romanzo, quanto soffre ma infine si compiace e si commuove lo spettatore del film, anche quello che crede di essere un monolito di marmo, davanti a quel tenero bacio fra Holly e Paul, fradici di pioggia. Stretto fra loro e non meno zuppo, il meraviglioso e stoico gatto rosso, che poco prima lei aveva abbandonato in malo modo in un vicolo di periferia, suscitando la reazione di Paul, il quale, uscendo dall’auto l’aveva apostrofata come chiunque è oramai convinto che meritasse.

Colazione da Tiffany 12…Vuoi sapere qual è la verità sul tuo conto? Sei una fifona, non hai un briciolo di coraggio, neanche quello semplice e istintivo di riconoscere che a questo mondo ci si innamora, che si deve appartenere a qualcuno, perché questa è la sola maniera di poter essere felici. Tu ti consideri uno spirito libero, un essere selvaggio e temi che qualcuno voglia rinchiuderti in una gabbia. E sai che ti dico? Che la gabbia te la sei già costruita con le tue mani ed è una gabbia dalla quale non uscirai, in qualunque parte del mondo tu cerchi di fuggire, perché non importa dove tu corra, finirai sempre per imbatterti in te stessa…‘. E poco prima, nel biasimarla per aver abbandonato il gatto cui sembrava così tanto affezionata, le aveva sbattuta in faccia una sentenza, se ce ne fosse bisogno, ancora più dura e lapidaria, sempre a proposito del povero felino ma anche riferita a se medesimo, l’innamorato che lei sta deludendo per fuggire da se stessa in Brasile: ‘…Sì, perché non può continuare così per sempre. A non sapere che cos’è tuo finché non lo butti via…‘.     

Colazione da Tiffany 29Insomma, si veda quante considerazioni si possono fare, parlando di un film che apparentemente sembra facile catalogare e liquidare in quattro belle parole, tratto dal racconto di Truman Capote che, nonostante non sia più lungo di duecento pagine, è molto ben costruito e denso, sia nel narrare gli avvenimenti che nel delineare i caratteri dei protagonisti. Eppure c’è un’incongruenza di fondo fra libro e film, perché se è vero che il grande regista Blake Edwards (chi non ricorda la serie della Pantera Rosa e soprattutto lo strepitoso ‘Hollywood Party‘) è riuscito a creare un’opera proverbiale con un plot in fondo classico nella struttura e nella conclusione, non si può dire lo stesso del romanzo, che è certamente meno convenzionale ma anche più autentico, pur nella sua amarezza di fondo.

Colazione da Tiffany 19Il film probabilmente non sarebbe stato lo stesso senza la presenza, non tanto di George Peppard, che pure è molto bravo e centrato nella parte, anche dal punto di vista dell’aspetto fisico, ma di Audrey Hepburn, la quale con questa interpretazione ha creato un’icona immortale. Il fascino di certi primi piani, come quello estremamente espressivo nel momento in cui incontra per la prima volta l’amante di Paul, appena scesa dal taxi sul quale sta per salire lei, sono impagabili. Sia che suoni la chitarra o che s’atteggi con il lungo bocchino a fumare una sigaretta che rischia d’incendiare il cappellino di una ospite alla festa in casa sua, la Hepburn è irresistibile. La sua figura di donna snella, forse non sensuale nel significato del termine che s’intende di solito e che lo stesso Capote ha identificato giustamente in Marlyn Monroe, è però un prototipo di classe ed innocenza al tempo stesso e rappresenta ancora oggi, a distanza di tanti anni, un punto di riferimento difficilmente superabile.

Colazione da Tiffany 33Non sono assolutamente da trascurare inoltre i cosiddetti ‘caratteristi’, i quali rappresentano a loro volta un assoluto valore aggiunto. Oltre al già citato Mickey Rooney, fra gli altri, nei panni del generoso uomo d’affari che definisce Holly una ‘matta autentica‘ e poi la tira fuori di galera pagando la cauzione, c’è l’ottimo Martin Balsam. Da non dimenticare anche Patricia Neal nel ruolo Liz, l’amante di Paul e Buddy Ebsen  in quello di ‘Doc’ Golightly, ma soprattutto John McGiver nei panni del flemmatico, caustico e comprensivo commesso di Tiffany.

Colazione da Tiffany 37Ecco, quest’ultima sequenza (che nel romanzo non c’è però), nella quale il commesso si presta con infinita pazienza a gestire una transazione del valore massimo di dieci dollari ed infine a compiacere Holly e Paul per serigrafare un anello di nullo valore trovato da quest’ultimo come regalo dentro una scatola di croccantini, è paradigmatica del film perché ne riassume lo stile, costituito da raffinatezza, simpatia, eleganza, fantasia ma anche da una certa dose di furbizia e inverosimiglianza con la realtà.

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