Libro: ‘L’Uomo Del Labirinto’

L’UOMO DEL LABIRINTO

Di Donato Carrisi

Anno Edizione 2017

Pagine 400

Costo € 16,15

Ed. Longanesi (collana ‘La Gaja Scienza’)

TRAMA: Samantha Andretti ha ricevuto un messaggio d’invito da un compagno di scuola molto conteso fra le sue coetanee. E’ incredula che Tony Baretta l’abbia scelta fra tante e quando esce di casa per andare all’appuntamento, si sofferma a guardarsi sullo specchietto retrovisore di un furgone per verificare il fondotinta sotto gli occhi, ma alle sue spalle appare la maschera di un coniglio con gli occhi a forma di cuore e poi il buio. Si ritrova in un letto di ospedale ma nel frattempo sono passati quindici anni dal suo rapimento e il dottor Green è il ‘profiler’ incaricato di gestire psicologicamente il trauma e lavorare con lei affinché attraverso i ricordi di quella terribile esperienza si possa arrivare a catturare il colpevole. Venuto a conoscenza dell‘incredibile ritrovamento, l’investigatore privato Bruno Genko, che a seguito di una diagnosi infausta ha saputo di avere i giorni contati, torna con la memoria a quindici anni prima, quando i genitori di Sam lo avevano profumatamente pagato per trovare la loro figlia, ma lui si era ben presto rassegnato di fronte alla totale assenza d’indizi ed aveva abbandonato le indagini. Quel caso rappresenta comunque un bruciante fallimento personale al quale ora intende rimediare per lenire il rimorso, a seguito dell’inaspettato ritrovamento e visto che non ha più nulla da perdere. Sam, il diminutivo con il quale si faceva chiamare Samantha da adolescente, con grande fatica inizia a ricordare i momenti drammatici che ha vissuto dentro una sorta di labirinto, in qualche remoto scantinato, lontana dalla luce, dai rumori e da ogni contatto, a parte il suo carceriere. Il quale la costringeva a partecipare a malsani rompicapi e soltanto a soluzione raggiunta la giovane otteneva un premio, banale quanto indispensabile, come poter mangiare, dormire e persino fare i suoi bisogni in maniera non umiliante. In quella situazione di sottomissione, Sam è stata stuprata ed ha subito una pressione e violenza psicologica tali, da esserne rimasta come infettata per sempre. Seppure molto lentamente, piano piano però prende fiducia nel ‘profiler’ e si convince di poter finalmente tornare ad una vita di relazione e, per iniziare, riabbracciare il padre, dato che la madre nel frattempo purtroppo è mancata. Una guardia staziona permanentemente fuori dalla porta della sua stanza. Accanto al letto c’è persino un telefono che però Sam non ha il coraggio di usare e d’altra parte non ricorda alcun numero da chiamare. Quando un giorno suona improvvisamente, lei ne è spaventata e non solleva la cornetta. Il dottor Green la rassicura dicendo che è stato sicuramente qualcuno che ha sbagliato numero. Sam è stata ritrovata nuda, con una gamba rotta ed ai margini di un bosco, dapprima soccorsa da un automobilista, che poi però non se l’è sentita di andare sino in fondo è si è limitato ad avvisare la polizia. La confusione nella sua testa è tale che Samantha continua a rivivere gli stessi incubi che per lei però, non solo per una questione d’assuefazione, sono tutt’altro che finiti.   

VALUTAZIONE: un giallo-thriller che si snoda fra momenti d’azione ed altri di natura psicologica, in una struttura a sua volta labirintica con un finale pirotecnico ma sul quale pesano non pochi dubbi e tortuosità. La prosa di Carrisi comunque è incalzante ed avvolgente, difficile non restarne colpiti.

Nella precedente recensione sul romanzo ‘La Ragazza Nella Nebbia‘, poi trasposto in film e diretto dalla stesso scrittore Donato Carrisi, accennavo al fatto che avevo trovato curioso che l’autore avesse scelto d’iniziare la storia il 23 febbraio, una data per me particolarmente importante.

Figurarsi quindi la sorpresa, aprendo il tomo de ‘L’Uomo Del Labirinto‘ nel leggere questa frase di apertura, considerando oltretutto che la storia di quest’ultimo non ha alcuna relazione con la precedente: ‘Mentre per la maggioranza dell’umanità quel 23 febbraio era solo un mattino come un altro, per Samantha Andretti poteva essere l’inizio del giorno più importante della sua giovane vita…‘. Evidentemente anche per Carrisi quello specifico giorno dell’anno ha un significato che va oltre la casualità.

Ovviamente la coincidenza nulla ha a che fare con l’opinione conseguente la lettura di quest’ultimo romanzo dello scrittore pugliese. Ancora una volta un giallo-thriller, genere sul quale Carrisi si è evidentemente specializzato e come dargli torto, visto il successo delle opere precedenti, non più solamente limitato al nostro paese. E’ facile anche supporre che pure quest’ultima fatica finirà per avere una versione cinematografica, avendone tutte le caratteristiche e considerando che l’autore, come sappiamo dal romanzo precedente, trasposto appunto in film, si è già misurato dietro la macchina da presa con lusinghieri risultati, confermato dal David di Donatello appena ricevuto come miglior regista esordiente.

L'uomo del Labirinto 01Come nell’opera precedente, anche in questo caso al centro della vicenda c’è la scomparsa di una giovane nel momento in cui sta per sbocciare. Samantha o Sam, come la chiama affettuosamente chi l’ha più in confidenza, è sparita letteralmente nel nulla quella fatidica data citata all’inizio e nessuno è stato più capace di trovarne le tracce.

Nemmeno l’investigatore privato Bruno Genko, un tipo che ha tutte le caratteristiche psicosomatiche, inclusi i difetti, dell’uomo che piace tanto alle donne, anche sapendo che è per tipologia assolutamente inaffidabile e quindi ogni tipo di relazione con lui è destinata ben presto a naufragare nella delusione. L’ultima vittima della serie, Linda, ne è ancora innamorata e teme che stia pensando al suicidio, specie da quando Bruno le ha rivelato la combinazione della cassaforte di una stanza d’hotel che ha prenotato per un settimana e dove ha depositato un plico che lei dovrebbe aprire solo dopo la sua morte. Linda non si rassegna a perderlo e cerca di scuoterlo dicendogli di non scordare mai che ‘…finché c’è aria nei polmoni, non è finita!…‘.

Insomma, Genko sarebbe un’ideale figura da sfruttare in una lunga serie di romanzi, alla stregua di altri noti autori: da Camilleri con Montalbano, a Bruno Morchio con Bacci Pagano, ad esempio, solo per restare ad alcuni nomi nostrani. Senonché a Donato Carrisi evidentemente piace andare controcorrente ed il personaggio di molte possibili successive avventure, diventa invece in questa sua ultima opera un investigatore privato che ha i giorni contati, come certifica la diagnosi spietata appena ricevuto. Il quale ha maledettamente fretta di compiere un gesto utile per lasciare perlomeno un buon ultimo ricordo. E’ inevitabile però che il lettore finisca per affezionarsi a questa figura fuori dalle regole, sino a sperare nel corso del racconto che si sia trattato solo di un macabro errore, magari un banale quanto fortuito scambio di persona. Oppure che il suo creatore letterario lo grazi infine con una guarigione miracolosa…(leggi il resto del commento cliccando qui sotto su ’Continua a leggere’Continua a leggere…

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Libro e Film: ‘La Ragazza Nella Nebbia’

LA RAGAZZA NELLA NEBBIA

Di Donato Carrisi

Anno Edizione 2017

Pagine 373

Costo € 12,66

Ed. Longanesi (collana ‘La Gaja Scienza’)

LA RAGAZZA NELLA NEBBIA

Titolo Originale: Omonimo

 Nazione: Italia

Anno:  2017

Genere: Giallo, Thriller

Durata: 127’ Regia: Donato Carrisi

Cast: Toni Servillo (Ispettore Vogel), Alessio Boni (Prof. Loris Martini), Lorenzo Richelmy (Agente Borghi), Galatea Ranzi (Stella Honer), Jean Reno (Dr. Flores), Antonio Gerardi (Avv. Giorgio Levi), Michela Cescon (Agente Maier), Lucrezia Guidone (Clea), Daniela Piazza (Maria Kastner), Thierry Toscan (Bruno Kastner), Jacopo Olmo Antinori (Mattia), Marina Occhionero (Monica), Ekaterina Buscemi (Anna Lou Kastner), Sabrina Martina (Priscilla), Greta Scacchi (Beatrice Leman)

TRAMA: La piccola comunità di Avechot, paese immaginario del Sud Tirolo, è stata sconvolta nei giorni immediatamente precedenti il Natale dal rapimento di Anna Lou, una ragazzina di sedici anni dai lunghi capelli rossi, avvenuto in circostanze misteriose, mentre si stava recando dalla sua casa alla vicina chiesa. Alcuni mesi dopo l’ispettore Vogel, a capo delle indagini, viene soccorso alle porte del paese, dopo essere uscito di strada con la sua auto mentre guidava nella nebbia. Non ha subito ferite ma sui suoi vestiti ci sono delle macchie di sangue. In apparente stato confusionale, Vogel viene affidato al Prof. Flores, lo psichiatra del luogo. Vogel è un ispettore dal passato ambiguo: intuitivo, deduttivo, ma anche ambizioso e privo di scrupoli, ama farsi riprendere dalle telecamere dei media. Alla reporter Stella Honer, non meno sensibile alla spettacolarizzazione, ha riservato un ruolo privilegiato nel far uscire ad arte le notizie. Servendosi quindi dell’Agente Borghi, che gli è stato affidato come collaboratore, sin dall’inizio di quest’ultima indagine Vogel ha agito in modo che i media dedicassero al caso di Anna Lou la maggiore risonanza possibile. Vogel deve infatti recuperare popolarità a seguito della infelice conclusione del caso precedente, il cosiddetto ‘mutilatore’, nel corso del quale ha agito in maniera da aggiustare le prove, che poi sono state smentite mettendo in serio dubbio la sua credibilità. La comunità di Avechot è molto chiusa e religiosamente devota. Anna Lou è un’adolescente che non ha mai dato segni di ribellione, quindi la sua scomparsa per l’ispettore è da ricercarsi all’interno della stessa comunità. Partendo da un coetaneo di Anna Lou che la filmava di nascosto, Vogel arriva ad identificare, nel proprietario di un fuoristrada bianco che appare in alcune sequenze, il probabile indiziato. Si tratta del professor Loris Martini, insegnante nella locale scuola, ma non nella classe della rapita. Martini abita da poco tempo ad Avechot con Clea, la moglie e Monica, la figlia adolescente. Si sono rifugiati in quel luogo remoto per ricostruire un rapporto messo a serio rischio da una relazione extraconiugale di Clea. Il sospetto, la pressione dei media ed alcuni indizi sono sufficienti per additare Loris come il responsabile del rapimento e per Vogel per dimostrare ai numerosi network che hanno invaso Avechot, quanto è stato bravo ad incastrarlo. Ci sono però tre fatti che mettono in dubbio il successo dell’ispettore: il primo è che qualcuno sta inviando dei messaggi sul suo cellulare dove c’è scritto, a proposito del sospettato, che ‘..non è il colpevole’. Il secondo è che lui stesso, ancora una volta, ha inquinato le prove. Il terzo è che ad Avechot trentanni prima è avvenuto qualcosa che è difficile non mettere in relazione con quest’ultimo avvenimento.    

VALUTAZIONE: nel grande mare dei giallisti a livello internazionale, Donato Carrisi si distingue non solo per aver scritto un romanzo coinvolgente, ben architettato ed attuale per le tematiche che affronta, ma anche per aver diretto lui stesso il film dal quale è tratto il racconto, con notevole padronanza del mezzo, pur essendo un esordiente. Le omissioni o modifiche rispetto al romanzo sono quindi funzionali alla destinazione d’uso. Toni Servillo domina la scena con la sua bravura e carisma.

N.B.= il testo colorato diversamente ed in alternanza rispecchia le tonalità che utilizzo di solito nel commentare un libro o un film, giusto per distinguere l’uno dall’altro. In questo caso, trattandosi di un commento condiviso, anche i colori sono distribuiti equamente.

Il peccato più sciocco del diavolo è la vanità… Ma in fondo che gusto c’è a essere il diavolo se non puoi farlo sapere a nessuno?…‘. Su queste massime, conseguenti una all’altra e proferite in tempi diversi da due fra i protagonisti, si fonda la provocatoria morale del romanzo e del film di Donato Carrisi.

L’aspetto curioso di entrambe queste affermazioni è che al tempo stesso mettono in risalto alcune contraddizioni sulla funzione dei media, in un procedimento circolare però che include sia il romanzo che il film, essendo questi ultimi a loro volta parte del medesimo sistema mediatico.

Il peccato più sciocco del diavolo è la vanità…‘, dice il prof. Martini rivolgendosi all’ispettore Vogel ed è una frase che si può applicare a molte situazioni non necessariamente di natura criminale ma non di meno, sia a chi un atto del genere lo commette, come a chi invece è delegato il compito di perseguirlo. In entrambi i casi infatti, pur da punti di vista diversi, può nascere l’aspettativa di vedersi riconosciuto il merito della popolarità, se così si può dire, innescata dall’eco mediatica. Una strumentalizzazione quindi non solo per necessità di ruolo, bensì pure per vanità personale, appunto. I personaggi dell’ispettore Vogel e della reporter Stella Honer ne sono un’evidente testimonianza anche se stanno, come si dice di solito, dalla parte della legge e quindi, altrettanto di solito ma non obbligatoriamente, dei buoni.

‘Ma in fondo che gusto c’è a essere il diavolo se non puoi farlo sapere a nessuno?…‘: non di meno questa conclusione trova una sua spiegazione nel fatto che viviamo un’epoca nella quale l’informazione viene diffusa molto velocemente e capillarmente, grazie appunto ai media. I quali, per quanto possano mostrarsi dispiaciuti ed al tempo stesso dover rimanere professionalmente distaccati nel commentare i più tragici avvenimenti dei quali danno notizia nei TG e nei programmi di analisi conseguenti che producono, contemporaneamente ne traggono il massimo giovamento in termini di ‘share’ o ascolti che dir si voglia. E quindi anche dal punto di vista economico, accresciuto dall’eventuale esclusiva e tempestività nel portare, specialmente le cattive notizie, al più alto numero possibile di spettatori e meglio ancora se qualche network riesce persino ad anticipare la concorrenza.

Non di meno l’eco mediatica è fonte di ostentazione ed accresce l’ego degenerato di chi quei crimini li commette. C’è quindi un evidente contrasto fra gli avvenimenti che la paraplegica giornalista Beatrice Leman (interpretata nel film da una irriconoscibile ma sempre brava Greta Scacchi) aveva tentato di portare alla luce trentanni prima, non fosse altro per il numero delle vittime ed invece la risonanza del caso di Anna Lou, la ragazzina sedicenne sparita nel nulla qualche giorno prima di Natale di un anno qualsiasi ma che possiamo ritenere abbastanza recente. A proposito del quale qualcuno vi ha letto un parallelismo con la vicenda di Yara Gambirasio.

La Ragazza della Nebbia 01Di quei fatti lontani avvenuti nell’immaginaria e remota località dolomitica di Avechot, nessuno ne conserva la memoria e conseguentemente il sottile legame che esisteva fra le persone coinvolte. Che sia stato possibile per l’imperizia di chi aveva condotto allora le indagini, o comunque non aveva compreso che dietro quei singoli casi di sparizione c’era un disegno comune, non è dato sapere. Semmai è sicuro che a quel tempo l’informazione, così come ne usufruiamo oggi, non esisteva ancora, essendo cresciute esponenzialmente le tecniche della comunicazione soltanto in seguito. L’autore di quegli eventi non aveva alcun interesse perciò a vantarsene, per poter continuare a gestire in relativa tranquillità e anonimato la sequenza dei grani di quel nefasto rosario. Anche perché dalla notorietà inevitabilmente relegata alla cronaca locale, non ne avrebbe tratto granché vantaggio in termini di clamore. A meno che, naturalmente, non fosse proprio quest’ultimo che invece voleva evitare…(leggi il resto del commento cliccando qui sotto su ’Continua a leggere’Continua a leggere…

Musica: ‘The Dark Side Of The Moon’

PINK FLOYD

The Dark Side Of The Moon

Anno: 1973

Genere: Rock Progressive, Rock Psichedelico 
Etichetta: Harvest
Nazione: GBR

Tracklist:

  • Lato A
    • Speak to Me – 1:30 (musica di Mason)
    • Breathe – 2:43 (Waters, Gilmour e Wright) – Voce di Gilmour
    • On the Run – 3:30 (musica di Gilmour e Waters)
    • Time + Breathe (Reprise) – 6:53 (Mason, Waters, Wright e Gilmour) – Voci di Gilmour e Wright
    • The Great Gig in the Sky – 4:15 (Wright) – Voce di Clare Torry
  • Lato B
    • Money – 6:30 (Waters) – Voce di Gilmour
    • Us and Them – 7:49 (Waters e Wright) – Voci di Gilmour e Wright
    • Any Colour You Like – 3:24 (musica di Gilmour, Mason e Wright)
    • Brain Damage – 3:50 (Waters, anche voce)
    • Eclipse – 1:45 (Waters, anche voce) 

Band:

  • David Gilmour – voce, cori, chitarra, lap steel guitar, pedal steel guitar, sintetizzatore EMS Synthi AKS (traccia 3)
  • Roger Waters – basso, sintetizzatore EMS VCS3 (traccia 3), voce principale (tracce 8 e 9), effetti su nastro
  • Richard Wright – organo Hammond, pianoforte, pianoforte elettrico, cori e armonie vocali, voce principale (traccia 4), sintetizzatori Minimoog, EMS VCS3 e EMS Synthy AKS
  • Nick Mason – batteria, percussioni, rototoms (traccia 4), effetti sonori e su nastro

Hanno Collaborato:

  • Roger Manifold – voce parlata (tracce 3 e 7)
  • Peter James – battito di piedi (traccia 3), voce parlata (traccia 8)
  • Clare Torry  – voce principale (traccia 5)
  • Dick Parry – sassofono tenore (tracce 6 e 7)
  • Doris Troy, Liza Strike, Lesley Duncan e Barry St. John – cori

VALUTAZIONE: terzo album per volume di vendite nella storia della musica e primo di grande appeal per la più vasta platea dei Pink Floyd, a seguire l’iniziale fase sperimentale della loro carriera. E’ un ‘concept-album’ composto però da brani che sono bellissimi anche ascoltati singolarmente. Un’opera che non dimostra assolutamente l’età che ha: creativa, innovativa, eterogenea e trascinante. Un capolavoro, insomma. I testi sono una riflessione, decisamente amara, sui miti illusori della società, sul tema incombente della morte e sulle distorsioni mentali che possono portare certe persone alla follia.

Un cuore pulsante in volume crescente; alcune voci che dicono frasi ad effetto come: ‘…sono sempre stato matto. Io so di essere stato matto, come lo è la maggior parte di noi. È veramente difficile spiegare perché sei matto, anche se non lo sei…‘; il ticchettio di un orologio a pendolo; il suono ripetuto dell’apertura e chiusura del registratore di cassa di un negozio, la risata grassa e stizzita di un uomo, il rombo del motore di un elicottero ed infine l’urlo disperato di una donna. Una cacofonia che sembra evolvere senza un senso compiuto, quando invece tutto improvvisamente si placa per lasciare spazio alle note di una gradevole melodia, cantata da David Gilmour e sottolineata dalla sua steel guitar.

Su questa apparente e stridente contraddizione inizia ‘The Dark Side Of The Moon‘ e ne riassume, in certo qual modo, alcuni momenti salienti del suo percorso successivo, spiazzando al tempo stesso l’ascoltatore che lo approcciasse per la prima volta e, per sua sfortuna, non conoscesse ancora la musica dei Pink Floyd (accedendo al video qui sotto però, nel caso può cominciare a rimediare).

Se poi ci fosse qualcuno che questa band non l’ha mai nemmeno sentita nominare, magari senza essersene reso conto è molto probabile che abbia già sentito uno qualsiasi dei brani contenuti in questa pietra miliare del progressive, ma anche dei sottogeneri ad essa collegati. La quale ha sicuramente influenzato molti musicisti ed appassionati di musica delle generazioni successive.

Non che fosse una novità nello stile dei Pink Floyd aggiungere alla musica una serie di rumori di fondo, o posti anche in primo piano, che solo apparentemente nulla hanno a che fare con la medesima. Il brano che segue ai primi due, ‘Speak to me‘ e ‘Breathe‘ già descritti, è ‘On the Run‘, conseguente e non separato nell’album dai precedenti tramite l’usuale pausa ed è interamente sviluppato da alcuni sintetizzatori i quali, seguendo il ritmo di un metronomo, sembrano rincorrersi e sovrapporsi fra loro, interrotti qua e là da rumori improvvisi di sirene ed effetti di vario genere. Una sorta di sogno o incubo, rotto infine dai passi della corsa trafelata di qualcuno sul fragore di sfondo, molto probabilmente dovuto ad un bombardamento, che svanisce piano piano a sua volta, in coincidenza con l’inizio del brano successivo, uno dei più famosi e significativi dell’album e dell’intera discografia dei Pink Floyd.

I ticchettii di vari orologi e pendole (registrati direttamente dal bassista Roger Waters in una grande orologeria) che esplodono all’unisono in uno scampanio (e nelle intenzioni degli autori stanno a significare la sveglia per scuotere l’ascoltatore dal suo torpore e prendere coscienza dei temi proposti nel testo della traccia), a loro volta si collegano ancora al suono ritmato di un metronomo, che precede di poco la chitarra di David Gilmour.

La cadenza si fa quindi lenta ma perentoria, resa più tesa ancora da un rullio di tamburi, in un incedere solenne che potrebbe adattarsi persino alla colonna sonora di un film western, nel momento che precede la sfida decisiva. Invece è il preludio palpitante ai famosissimi accordi di ‘Time‘ e quindi alla voce ed alla chitarra solista di David Gilmour. La quale si sprigiona nello splendido assolo di chitarra elettrica, che fa il paio in seguito con quello altrettanto trascinante contenuto in ‘Money‘.

Per chi non l’avesse ancora inteso, siamo di fronte ad un ‘concept album‘ nel quale però ogni brano conserva comunque una sua autonomia d’ascolto rispetto al precedente ed al successivo, accomunati semmai da un unico filo conduttore che imbastisce l’opera nel suo insieme. Molto probabilmente non è il primo caso, nell’ambito del genere di appartenenza e non solo, ma di certo lo straordinario successo ottenuto sia in termini di vendite, che di critica e gradimento del pubblico, lo certifica come il più coinvolgente e riuscito sino a quel momento nell’unire idealmente musica, voci e suoni di differente origine e che appartengono, almeno in parte, al novero di quelli che accompagnano la vita di ognuno abitualmente. E perciò lo avvicina ancor di più all’ascoltatore…(leggi il resto del commento cliccando qui sotto su ’Continua a leggere’) Continua a leggere…

Film: ‘La La Land’

LA LA LAND

Titolo Originale: Omonimo

 Nazione: USA

Anno:  2016

Genere: Commedia, Musicale, Sentimentale

Durata: 128’ Regia: Damien Chazelle

Cast: Ryan Gosling (Sebastian Wilder), Emma Stone (Mia Dolan), John Legend (Keith), J. K. Simmons (Bill), Rosemarie DeWitt (Laura Wilder), Finn Wittrock (Greg Earnest), Sonoya Mizuno (Caitlin), Jessica Rothe (Alexis), Magen Fay (Madre di Mia), Callie Hernandez (Tracy), Olivia Hamilton (Bree), Tom Everett Scott (David), Anna Chazelle (Holly), Damon Gupton (Harry), Josh Pence (Josh), Jason Fuchs (Carlo), Miles Anderson (Alistair)

TRAMA: Nel corso di un ingorgo stradale in una sopraelevata di Los Angeles, Mia Dolan, che lavora come barista presso gli studi cinematografici della Warner Bros e nel frattempo partecipa ad innumerevoli provini perché aspira a diventare un’attrice, ha un breve scambio d’invettive con Sebastian Wilder, un pianista jazz che guida un’auto in stile retro ed ambisce ad aprire un locale tutto suo. Mia coabita con tre ragazze ed un giorno, nonostante fosse intristita dall’ennesimo provino andato male, la convincono ad unirsi a loro per partecipare ad una sfarzosa festa sulle colline della città, ma dopo un po’ se ne esce annoiata e scendendo a piedi lungo la strada, entra in un locale, da dove sente provenire un’accattivante melodia. Giusto in tempo per vedere il pianista che poco dopo viene licenziato dal proprietario del locale perché non stava rispettando la scaletta che gli aveva richiesto. Mia vorrebbe consolarlo ma Sebastian non la guarda nemmeno e se ne va. Tempo dopo, ad un’altra festa, Mia riconosce ancora Sebastian, vestito in modo esilarante, come componente di una band che suona ‘cover’ degli anni ’80, anche se da lui non traspare alcun entusiasmo. Nonostante a gesti lei lo prenda un po’ in giro, alla fine della serata si ritrovano assieme a percorrere un tratto di strada sino al parcheggio ed a sciogliersi nel raccontare le reciproche aspirazioni. Ne nasce un’amicizia anche se il ballo sul panorama della città sullo sfondo, durante il quale si punzecchiano a vicenda, sembra finalizzato a negare l’evidenza della reciproca attrazione. Nonostante Mia sia fidanzata con Greg, una sera che aveva dimenticato l’appuntamento al ristorante assieme ad una coppia di amici, mentre aveva accettato l’invito di Sebastian per andare al cinema a vedere ‘Gioventù Bruciata’, lei si sente improvvisamente come un’estranea in mezzo ad una conversazione inutile alla quale non partecipa nemmeno e scusandosi esce di corsa per andare a raggiungere Sebastian che infine, rassegnato dopo averla a lungo attesa, era entrato da solo nel locale. Dopo poco però la vecchia pellicola s’interrompe ed allora escono dal cinema e si recano all’osservatorio astronomico Griffith dove la coppia dopo un po’ inizia un ballo letteralmente sotto le stelle. Comincia quindi una convivenza e Sebastian spinge Mia a scrivere un monologo, mentre a sua volta accetta di entrare nel gruppo di un ex compagno di scuola ed in breve ottengono un grande successo, anche se suonano un genere di musica diverso dal jazz che ama Sebastian. Quando Mia assiste ad un concerto in mezzo al pubblico è stupita dal seguito del gruppo ma poi una sera a cena, fra un tour e l’altro, rimprovera Sebastian per aver rinunciato alle sue ambizioni ed averle affossate in cambio di denaro e visibilità. Ne consegue una litigata che Mia conclude andandosene e che si esaspera quando esordisce a teatro con il suo monologo che non ottiene il successo sperato. Sebastian, impegnato con il gruppo, non riesce ad arrivare in tempo per assistervi. Già da un po’ infatti passa molto tempo in tournée e quindi, complice la lontananza, le incomprensioni e le delusioni teatrali, Mia torna a casa dai suoi genitori. Sebastian però riceve una chiamata da parte di una responsabile del casting che chiede di Mia, avendone apprezzato il suo monologo a teatro ed allora Sebastian la raggiunge e la convince a sfruttare questa grande opportunità, che però significa per lei trasferirsi a lungo a Parigi. La coppia si dichiara l’amore per la vita ma la lontananza finisce per dividerli. Mia cinque anni dopo è un’attrice di successo, sposata e con una figlia. Una sera, uscendo dall’autostrada bloccata nuovamente da una coda, si ritrova per caso con il marito in un locale che scopre essere di proprietà di Sebastian, dove finalmente il pubblico è numeroso anche se si suona jazz ed ha il nome che aveva scelto lei a suo tempo. Il pianista è lui ovviamente e quando la scorge fra il pubblico cerca di nascondere invano il suo turbamento e suona in maniera struggente il loro brano preferito. Nel frattempo Mia rivede come in un sogno i momenti più significativi della sua vita con Sebastian però al posto del marito. Infine chiede a quest’ultimo di uscire, non sopportando ulteriormente l’emozione, lanciando un ultimo sguardo d’intesa a Sebastian che le restituisce un sorriso prima di lasciarla andare definitivamente.  

VALUTAZIONE: il ritorno in pompa magna del musical, un genere fra i più classici del cinema. Le canzoni ed i balletti sono spettacolari ma al tempo stesso non invasivi sulla trama del film che è naturalmente molto romantico e brillante ma non sdolcinato. Bravissimi i due protagonisti, così come sono al top fotografia, scenografie e regia. Un’opera che può essere una piacevole sorpresa anche per chi non è particolarmente appassionato a quel genere e che rende un omaggio anche al jazz dei grandi classici. 

Allora, lo dico subito. Non sono mai stato amante dei musical, di quelli classici dei tempi di Fred Astaire e Ginger Rogers, oppure di opere considerate esemplari come ‘My Fair Lady‘, ‘Sette Spose per Sette Fratelli‘ e persino ‘Mary Poppins‘, nonostante ne convenga sulla qualità, sull’efficacia spettacolare e riconosca al volo, come tanti, alcune delle canzoni dagli stessi rese immortali.

Non ho mai amato particolarmente neppure opere analoghe più vicine ai miei gusti musicali, escluso forse ‘Across the Universe‘ (clicca sul titolo evidenziato da un diverso colore se vuoi leggere la mia recensione pubblicata a suo tempo), per la splendida colonna sonora interamente dedicata alle canzoni dei Beatles. Anche se naturalmente ho apprezzato a suo tempo la qualità di alcune altre come ‘Hair‘, ‘The Blues Brothers‘, ‘Saranno Famosi‘ e ‘The Committments‘ e ‘The Wall‘, per citare le prime che mi vengono in mente.

Ho visto ‘La La Land‘ un anno dopo la sua uscita nelle sale (lo ammetto, spinto dai promo usciti in concomitanza con le premiazioni degli Oscar 2018), ma con molta prevenzione, quasi certo che ne avrei tratto l’opinione già espressa a proposito degli illustri precedenti citati, senza sentirmi particolarmente coinvolto. In piccola parte e soprattutto inizialmente è stato così, però devo anche ammettere che il giudizio complessivo è decisamente favorevole, anche per merito di alcune scelte di regia che ho trovato molto azzeccate ed efficaci.

La La Land 01Ovviamente un musical non può prescindere da almeno un brano che diventa una sorta di tormentone da canticchiare dopo la visione dello stesso e che torna alla memoria anche nei giorni immediatamente successivi. In questo caso ce n’è più d’uno, ma irresistibile ad esempio è il ritornello del brano ‘Another Day of Sun‘, così come il tema della splendida ‘City of Stars‘, suonata al piano dallo stesso Ryan Gosling e simpaticamente cantata dallo stesso da solo e poi anche assieme a Emma Stone.

Poi la struggente ‘Mia & Sebastian’s Theme‘, quindi la tenera ‘Engagement Party‘ ed aggiungo anche l’emozionante ‘Audition‘ cantata dalla stessa Emma Stone. Diverso dagli altri ma non meno piacevole il sound ritmato di ‘Start a Fire‘ eseguita da John Legend (star della musica contemporanea che si presta nel film ad un ruolo di spalla) assieme a Gosling ed il brano riepilogativo finale ‘Epilogue‘. Lo stile di molti altri brani e della colonna sonora è piacevolmente retro ed è stata composta per la gran parte da Justin Hurwitz.

Va aggiunto, a maggior merito della coppia d’interpreti, che non è soltanto ineccepibile nella recitazione, ma che balla e canta pure con consumato mestiere. Inoltre Ryan Gosling (già protagonista assoluto di ‘Drive‘ di Nicolas Winding Refn e ‘La Grande Scommessa‘ di Adam McKay), che ha un passato da musicista, per suonare al meglio il piano nelle numerose scene del film, è andato a lezione da un grande maestro, con risultati molto buoni direi, visto che non è doppiato durante l’esecuzione dei brani. Anche se ovviamente non sappiamo quante volte sono stati ripetuti i ciak, prima di scegliere quello migliore…(leggi il resto del commento cliccando qui sotto su ’Continua a leggere’)Continua a leggere…