Film: ‘Loving Vincent’

LOVING VINCENT

Titolo Originale: omonimo

 Nazione: Regno Unito, Polonia

Anno:  2016

Genere: Animazione, Biografico, Giallo

Durata: 94’ Regia: Dorota Kobiela, Hugh Welchman

Cast: Douglas Booth (Armand Roulin), Robert Gulaczyk (Vincent van Gogh), Cezary Lukaszewicz (Theo van Gogh), Helen McCrory (Louise Chevalier), Chris O’Dowd (il postino Joseph Roulin), Saoirse Ronan (Marguerite Gachet), Jerome Flynn (Dottor Gachet), John Sessions (Pere Tanguy), Eleanor Tomlinson (Adeline Ravoux), Piotr Pamula (Paul Gaugin), Kamila Dyoubari (Anna Cornelia Carbentus), Aidan Turner (Barcaiolo), Nina Supranionek (Germaine Ravoux), Graham Pavey (Vecchio Ravoux), Przemyslaw Furdak (Emile Bernard), Adam Pabudzinski (Henri Toulouse-Lautrec), Keith Heppenstall (Camille Pissarro), Borys Dominiuk (Vincent giovane), Bartlomiej Sroka (Theodorus van Gogh), James Greene (Vecchio contadino), Anastazja Seweryn (Vincent Willem van Gogh), Bozena Berlinska-Bryzek (Jo van Gogh-Bonger), Bill Thomas II (Dottor Mazery), Martin Herdman (Gendarme Rigaumon), Joe Stuckey (Giovane con Fiordaliso), Robin Hodges (Tenente Milliet), Holly Earl (La Mousmé)

TRAMA: Il 29 luglio del 1890 moriva suicida a Auvers-sur-Oise il grande pittore Vincent van Gogh. Una lettera mai spedita al fratello Theo di due anni prima, viene trovata ad Arles da Germaine Ravoux, nella camera che suo padre aveva affittato a Vincent e giusto un anno dopo la tragedia la consegna al postino Joseph Roulin, il quale era amico di Vincent e si occupava di recapitare la fitta corrispondenza epistolare che teneva con il fratello. Il brav’uomo gliela spedisce ma torna indietro perché il destinatario risulta irreperibile all’indirizzo indicato ed allora chiede al figlio Armand di mettersi in viaggio per andare a cercare Theo e consegnargliela personalmente. Quest’ultimo parte di controvoglia perché, contrariamente al padre, non aveva grande stima di quello strano pittore che disegnava e dipingeva di continuo nonostante nessuno acquistasse poi le sue opere e si era tagliato un orecchio come reazione alla partenza dell’amico Paul Gaugin, dopo un furente litigio e che l’aveva raggiunto da poco con l’intenzione di realizzare un ordine artistico che coinvolgesse poi anche altri pittori. Vincent aveva consegnato il prodotto della sua rabbia ad una inorridita prostituta che era solito frequentare assieme a Gaugin e per questo gesto era stato internato per qualche tempo in manicomio. Armand comunque parte per Parigi e visita alcuni dei luoghi nei quali di solito si ritrovano gli artisti e dove era stato anche Vincent ed incontra Pere Tanguy, noto fornitore locale di colori ed accessori per dipingere, il quale gli rivela che Theo risulta irreperibile perché, essendo estremamente legato al fratello, non aveva trovato la pace necessaria per superare la sua inspiegabile e prematura morte e così sei mesi dopo era deceduto pure lui. A quel punto Armand, incuriosito dalla vicenda dei fratelli van Gogh, decide di approfondire le ragioni del suicidio di Vincent e si reca ad Auvers-sur-Oise. Qui trova ancora più ingiustificato il suo gesto parlando con Adeline Ravoux, nella cui locanda l’artista aveva in affitto una camera ed era deceduto, secondo la quale la mattina della tragedia era uscito di buon umore per andare a dipingere in campagna, ma era tornato nel pomeriggio ferito all’addome da un colpo di pistola, affermando però di essersi sparato lui stesso. Armand sente le testimonianze di altre persone che hanno conosciuto ed assistito van Gogh in quel piccolo paese: dal dottor Gachet che lo aveva in cura e con il quale aveva uno stretto rapporto di stima; alla sua governante che invece lo considerava molto negativamente; alla figlia del dottore Marguerite verso la quale Vincent forse nutriva più che una simpatia e che dopo la sua morte ogni giorno si reca al cimitero a portargli i fiori sulla tomba; al barcaiolo che lo aveva visto per ultimo prima del suicidio. Armand scopre inoltre che van Gogh era oggetto dello scherno di alcuni ragazzi del luogo che lo tormentavano di continuo. Armand infine consegna la lettera al dottor Gachet ma il mistero sulla sua morte resta comunque irrisolto.    

VALUTAZIONE: un’opera splendida ed originalissima, con una trama divisa fra migliaia di magnifiche animazioni dipinte da oltre centoventi pittori nello stile di Vincent van Gogh, incluse alcune delle sue opere più note, inframmezzate da scene che ripercorrono alcuni dei momenti più significativi della vita del celebre artista olandese, girate solo queste ultime in rigoroso bianco e nero, con interpreti veri ma usando una speciale tecnica che li fa apparire come se fossero disegnati a matita. Gli autori hanno impostato il film alla stregua di un giallo appassionante nel tratteggiare il pittore e le sue opere e che analizza attraverso varie testimonianze il mistero del suo suicidio, pur senza schierarsi apertamente dalla parte di chi ancora oggi lo ritiene quanto meno discutibile. Da non perdere! 

Non possiamo che parlare con i nostri dipinti‘ (Vincent van Gogh)

Credo di non affermare nulla di strano, se dico che nessun artista probabilmente è riuscito ad avvicinare all’arte pittorica così tante persone come Vincent van Gogh. Anche quelle che di solito ne sono meno o per nulla interessate, restano colpite di fronte alle sue opere, per lo stile inconfondibile delle medesime e perché trasmettono in chi le osserva, specie quelle paesaggistiche o che ritraggono nature morte, semplicemente sensazioni piacevoli e di ammirazione per un artista che sembra utilizzare una tecnica elementare ed infantile nel dipingere e ritrarre i suoi soggetti, ma che è stato unico nel suo genere ed il pioniere dell’arte contemporanea.

Per comprendere il lavoro che è stato compiuto per realizzare quest’opera, diversa da tutte le altre nel panorama del cinema e non solo, bisogna necessariamente partire da qualche numero. 125 pittori si sono prestati per completare questo primo e sinora unico film su tela, dipingendo migliaia di immagini che riprendono alcune delle opere più note e celebrate dell’artista olandese (pare siano ben 94, che lo spettatore più attento ed esperto forse riuscirà a riconoscere nel corso della trama, almeno alcune di esse) e molte altre, ma con la condizione imprescindibile di dipingerle rifacendosi al suo stile inconfondibile. Sono stati realizzati 65.00 fotogrammi e sono occorsi ben 52.400 frame per mostrare al meglio nel film le copie delle opere di van Gogh, assolutamente lecite e volute com’è ovvio in questo caso. Hanno impiegato sei anni la pittrice polacca Dorota Kobiela ed il regista britannico Hugh Welchman, che hanno condiviso la direzione, per concludere questo film che doveva essere inizialmente un cortometraggio e poi invece si è trasformato niente meno che in un giallo della durata di poco superiore all’ora e mezza con un budget di 5,5 milioni di dollari, ispirandosi alla mostra multimediale ‘Van Gogh Alive – The experience‘ che è risultata la più frequentata al mondo.

Premiato dal pubblico al Festival d’Annecy, ‘Loving Vincent‘ viceversa non è riuscito a cogliere l’Oscar della categoria Animazione nella quale è stato inserito, essendo stato preceduto nelle preferenze dall’ultima produzione della Pixar intitolata ‘Coco‘, girata dal regista Lee Unkrich. Non avendo ancora visto quest’ultima, non posso pronunciarmi al riguardo ma certo i votanti si sono assunti una bella responsabilità negando la celebre statuetta a quest’opera straordinaria, la cui originalità è solo l’ultimo degli elementi che la fanno apprezzare.

Siamo infatti di fronte ad un esperimento che vede susseguirsi attori veri ripresi normalmente e poi trasformati in immagini animate, alternando sequenze a colori con altre in bianco e nero ad altre di natura paesaggistica tratte dalle opere di van Gogh. La tecnica utilizzata è quella computerizzata del ‘rotoscope‘, la quale, per dirla facile, permette di creare cartoni animati dalle sequenze filmate con attori in carne ed ossa. Una prima traccia narrativa del film racconta la storia di fantasia che vede protagonista il giovane Armand Roulin, figlio del postino Joseph del paesino di Arles (realmente esistiti e più volte ritratti da Vincent), mettersi in viaggio per trovare Theo, il fratello di Vincent al quale consegnare una lettera che è stata ritrovata per caso un anno dopo la sua morte. Il postino di Arles era diventato amico di van Gogh e si occupava in prima persona di gestire la fitta corrispondenza fra i due fratelli. La lettera ritrovata nella camera della locanda dove Vincent aveva alloggiato, è stata quindi consegnata proprio a Joseph, il quale l’ha regolarmente spedita a Parigi, ma gli è tornata indietro essendo risultato irreperibile il destinatario.

Una seconda traccia narrativa del film invece è quella che vede alcuni dei personaggi che hanno conosciuto e frequentato personalmente Vincent, ripercorrere nella memoria davanti al giovane Armand vari momenti significativi della vita dell’artista ed anche quelli immediatamente precedenti la sua morte. Armand, partito controvoglia e con molto scetticismo, si è poi appassionato al caso del grande pittore olandese sino al punto da perdere il posto di lavoro per non tornare a casa prima di averlo approfondito. Oltretutto la sua morte per suicidio, mano a mano che la storia di Vincent si chiarisce e specie a proposito dei momenti che hanno preceduto la fine, gli sembra sempre più soggetta a dubbi ed interpretazioni in rapporto a ciò che la stessa confessione della vittima farebbe pensare. Curiosamente però questo film su van Gogh, al di là delle sue numerose opere riproposte e del suo straordinario stile che lo percorre dal primo all’ultimo fotogramma, vede molto poco rappresentata la sua persona, rispetto allo stesso Armand e ad altri personaggi di contorno che appaiono nel corso della trama.    

I due registi hanno poi avuto la brillante idea di raccontare questa vicenda alla maniera di un giallo, uscendo quindi dalla più classica narrazione documentaristica, con il giovane Armand nei panni di una sorta d’improvvisato investigatore. All’inizio infatti tutto sembra chiaro e la morte di van Gogh, che in vita, pare impossibile crederlo, ha venduto una sola delle sue ottocento opere e che a problemi di natura economica sommava un carattere solitario e soggetto a momenti di depressione autodistruttiva, era parsa ai più tragicamente conseguente. In realtà, il suo stesso fornitore dei colori Pere Tanguy, quando aveva salutato Vincent in partenza da Arles alcune settimane prima, aveva ricevuto dal pittore la confidenza di essere animato da una nuova vitalità ed aveva avuto la positiva impressione di essere di fronte ad un uomo che, nonostante le difficoltà incontrate, ce l’avrebbe fatta infine a veder riconosciuti i suoi sforzi… (leggi il resto del commento cliccando qui sotto su ’Continua a leggere’)Continua a leggere…

Annunci