Film: ‘Amore e Inganni’ e Libro: ‘Lady Susan’

AMORE E INGANNI

Titolo Originale: Love & Friendship

 Nazione: Irlanda, Francia, Olanda, GBR

Anno:  2016

Genere: Commedia in Costume

Durata: 90’ Regia: Whit Stillman

Cast: Kate Beckinsale (Lady Susan Vernon), Chloë Sevigny (Sig.ra Alicia Johnson), Xavier Samuel (Sig. Reginald DeCourcy), Morfydd Clark (Miss Frederica Vernon), Emma Greenwell (Sig.ra Catherine Vernon), Tom Bennett (Sir James Martin), James Fleet (Sir Reginald DeCourcy), Jemma Redgrave (Lady DeCourcy), Justin Edwards (Sig. Charles Vernon), Stephen Fry (Sig. Johnson), Lochlainn O’Mearain (Lord Manwaring), Jenn Murray (Lady Lucy Manwaring)

LADY SUSAN

Di Jane Austen

Anno 1^ Edizione 1871

Pagine 128

Costo € 0,99

Newton Compton Editori

Traduttrice: Daniela Paladini

TRAMA: Lady Susan Vernon è vedova da quattro mesi ma non se ne duole affatto, anche se il marito Frederic l’ha lasciata senza una rendita. Ancora giovane e molto attraente, non le difettano neppure intelligenza, perspicacia, eloquenza e doti di manipolatrice e riesce perciò facilmente a farsi ospitare dalla famiglia del cognato nella tenuta di campagna di Churchill, dopo aver lasciato a Langford quella dei Manwaring, che l’avevano inizialmente accolta,  suscitando però il risentimento di Mrs. Lucy e molte chiacchiere riguardo il Lord suo marito ed il suo ospite Sir James Martin, del quale è innamorata Miss Manwaring. Lady Susan ha anche una figlia sedicenne, Frederica, completamente diversa da lei e che ha sempre trascurato, ma ora punta a farla sposare proprio allo sciocco e mediocre Sir James Martin, il quale ha il pregio, non di poco conto, di essere erede di una notevole ricchezza. Mrs. Alicia Johnson è la compiacente alleata di Lady Susan, nonostante suo marito, per via della fama di Lady Susan, le proibisce di frequentarla. Mr. Charles Vernon invece è molto cortese ed ospitale nei confronti della cognata, quanto sua moglie Catherine DeCourcy ne diffida invece, nonostante i modi estremamente cordiali, ma affettati a suo modo di vedere, con i quali si relaziona la vedova, allo scopo di ottenere per sé i maggiori vantaggi possibili. Al tempo stesso però Lady Susan si adopera per sfruttare tutte le più ghiotte opportunità per trovare un buon partito, che si tratti di Lord Manwaring oppure di Reginald, fratello di Catherine. Il quale, incuriosito dalla cattiva reputazione di Lady Susan e dal proposito, a suo dire, di scoprirne la maschera, ne resta al contrario stregato. Dalle iniziali ironiche riserve nei suoi confronti infatti, dopo aver trascorso un po’ di tempo a chiacchierare nel corso di alcune passeggiate nei dintorni della tenuta, diventa un suo convinto sostenitore e persino difensore della sua integrità, che ritiene minata soltanto da chiacchiere invidiose e prive di fondamento. La sorella, preoccupatissima per l’inaspettata piega di questo rapporto e temendo che Reginald possa persino chiedere la mano di Susan, scrive ai genitori e l’omonimo padre si precipita a Churchill per sincerarsi della situazione. Il figlio, unico erede dei DeCourcy, si dichiara stupito e lo rassicura sulla sua volontà di non mettere a repentaglio il buon nome di famiglia, legandosi ad una donna che oltretutto ha dodici anni più di lui. Ma per quanto sostenga questa posizione di fronte al padre, in realtà è soggiogato da Lady Susan. L’arrivo inaspettato di Frederica, fuggita dal collegio di Londra dove l’aveva inviata la madre per darle un’istruzione, ma soprattutto per non doversene occupare direttamente, spinge Catherine e Charles ad ospitare con affetto e comprensione la nipote ed a schierarsi dalla sua parte, anche quando improvvisamente si presenta Sir James Martin e Frederica si nasconde in camera, non avendo alcuna intenzione d’incontrarlo e tanto meno di sposarlo. Reginald stesso ritiene ingiusto l’atteggiamento di Susan e dopo averne condiviso le ragioni che la stessa ragazza gli ha rivelato durante uno sfogo confidenziale, cambia l’opinione che aveva di lei, che riteneva priva di qualsiasi attrattiva. La storia di complica quando Lady Susan, annoiata dalla vita di campagna e sentendo un’altra volta gli occhi puntati su di sé, decide di tornare a Londra, portando con sè Frederica. Contando sull’aiuto di Alicia, la vedova riprende a frequentare Lord Manwaring, senza interrompere gli stretti rapporti con Reginald DeCourcy, con il quale anzi sta parlando di matrimonio. La situazione precipita quando Lucy Manwaring riesce ad ottenere le prove dell’adulterio fra il marito e Susan. Reginald, incredulo ed indispettito testimone di quanto riportato da un testimone, viene liquidato da Susan dopo aver tentato, con abili argomentazioni, di convincerlo un’altra volta riguardo la sua buona fede. Catherine e Charles, preoccupati per Frederica, alla quale oramai si sono affezionati, raggiungono Susan a Londra e riescono a convincere la cognata a lasciare tornare a Churchill la figlia assieme a loro. In realtà Lady Susan finge di farsi convincere, alludendo a presunte cattive condizioni di salute di Frederica determinate dall’aria insalubre di Londra. Nei suoi piani, poiché nel frattempo è rimasta incinta di Lord Manwaring, c’è ora il suo matrimonio con l’ingenuo Sir James Martin, facilmente convinto di essere lui il prossimo padre, mentre Frederica e Reginald convolano a loro volta a nozze avendo compreso di essere fatti l’una per l’altro.     

VALUTAZIONE: mentre Jane Austen ha scritto un romanzo epistolare composto da quarantuno lettere nelle quali i protagonisti intrecciano i loro rapporti, scambiandosi al tempo stesso giudizi ed opinioni, con al centro quasi sempre lei, Lady Susan: una donna attraente, intelligente ma pericolosa e trasgressiva civetta; il film di Whit Stillman è svolto come una classica storia a filo unico narrativo, molto rispettoso nei dialoghi e, tranne poche eccezioni, anche della trama del romanzo. Lo stile della Austen è al solito molto elegante, pungente ed ironico, pur essendo questa un’opera giovanile. Il film ne riprende le atmosfere in una forma ad impianto teatrale, estremamente piacevole, pur nella retorica espressiva dell’epoca. Kate Beckinsale è una Lady Susan molto credibile ed efficace.   

Amore e Inganni‘ (ogni tanto un titolo della distribuzione nostrana che è più appropriato dell’originale ‘Love & Friendship‘, cioè ‘Amore & Amicizia‘) è la trasposizione cinematografica del romanzo epistolare giovanile ‘Lady Susan‘ di Jane Austen, la celebre scrittrice di romanzi classici, quali ‘Ragione e sentimento‘ (clicca sul titolo se vuoi leggere la mia recensione del film dal quale è stato tratto), ‘Orgoglio e Pregiudizio‘ e ‘Persuasione‘. Scritto nel 1795 quando Jane Austen aveva solo venti anni e pubblicato postumo nel 1871 da un suo nipote, ‘Lady Susan‘ stupisce non tanto per la struttura epistolare, che non ha di certo inventata la scrittrice britannica, quanto soprattutto per la maturità espressiva e psicologica che questo breve racconto giovanile già mostra chiaramente, seppure l’autrice evidentemente non la pensava allo stesso modo, per eccesso di autocritica o mancanza di coraggio.

Spesso pubblicato assieme ad altri due componimenti considerati minori come ‘I Watson‘ e ‘Sanditon‘, ‘Lady Susan‘ è costituito da poco più di centoventi pagine. Il che rende facile, anche dopo aver visto il film di Whit Stillman, recuperarlo e verificare le analogie e le differenze fra le due versioni. Si può così notare che, mentre l’opera letteraria è una sequenza di quarantun lettere che alcuni dei protagonisti si scambiano fra loro, attraverso le quali la storia prende forma seguendo i relativi interessi, anche contrapposti, i timori, le curiosità e l’empatia fra i vari personaggi coinvolti; nel caso del film invece, pur non mancando i riferimenti epistolari, la trama è costruita a struttura classica sequenziale. Ciò ha comportato qualche piccola differenza rispetto al romanzo, ma si tratta di fatto di questioni puramente marginali.

Il film, seguendo fedelmente lo stile del romanzo, ha una impostazione elegante ed enfatica al tempo stesso, non esclusivamente, ma in particolar modo riguardo i dialoghi, alla quale il regista ha aggiunto la componente teatrale. Nonostante sia stato girato in magnifiche location realmente esistenti (Churchill Castle, Langford, Parklands nella contea inglese del Kent ed Edward Street a Londra, seppure la dedica al re Edoardo VI leggevo che risale al 1843, posteriore quindi a quella d’ambientazione della storia narrata dalla Austen), Whit Stillman utilizza questo schema narrativo sin da quando presenta per la prima volta, come se si trattasse appunto di una rappresentazione che di lì a breve si consumerà su un palcoscenico, i personaggi principali, ognuno legato alla sua residenza abituale. Le didascalie poste sotto le inquadrature (tranne quella della protagonista prima, cioè Lady Susan), mostrate prevalentemente a mezzo busto ed al pari di alcune loro espressioni, sono pervase dalla stessa ironia con la quale Jane Austen descrive i personaggi che, di volta in volta, nella sequenza progressiva delle lettere si scambiano fra loro.

Così, a Langford, Lord Manwaring è… ‘un uomo divinamente attraente‘. Lady Lucy Manwaring è ‘la sua ricca moglie‘. Miss Maria Manwaring, la sorella di lui, è ‘una donna in età da marito‘ e Sir James Martin, ricco spasimante di Frederica Vernon e Maria Manwaring, è ‘piuttosto irritante‘.

A Churchill, Mrs. Catherine Vernon, (nata DeCourcy) è ‘la cognata di Lady Susan‘. Mr. Charles Vernon, ‘il suo compiacente marito, è il fratello del defunto Frederic Vernon‘, mentre Mr. Reginald DeCourcy è ‘il giovane affascinante fratello di Catherine‘. A Londra, in Edward Street, Mrs. Alicia Johnson è ‘un’esule americana ed amica di Lady Susan‘, mentre Mr. Johnson, marito di Alicia, più anziano di lei, è ‘un uomo rispettabile‘. Manca a questa lista, trascurando alcuni personaggi minori, Frederica Vernon, figlia sedicenne di Lady Susan e del defunto Frederic Vernon, la quale entra in scena in un secondo momento nella residenza di Churchill.

Sulle note di ‘Music for the Funeral of Queen Mary‘ di Frank Purcell, che immediatamente i cinefili ricorderanno inclusa anche nella soundtrack di un’opera completamente differente per toni, contesto e stile come ‘Arancia Meccanica‘ di Stanley Kubrick, la protagonista, vestita ancora a lutto, sale in carrozza e lascia la residenza di Langford, seguita già dallo sguardo nostalgico di Lord Manwaring ed invano rincorsa da Sir James Martin, il quale a sua volta suscita le lacrime accorate della delusa Miss Maria Manwaring e l’espressione severa, solo in minima parte associata ad un effimero sollievo di Mrs. Lucy Manwaring. La sceneggiatura del film quindi vede l’azione leggermente anticipata rispetto a quello che le prime lettere del romanzo descrivono…(leggi il resto del commento cliccando qui sotto su ’Continua a leggere’)  Continua a leggere…

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Musica: ‘Emerson, Lake & Palmer’

EMERSON, LAKE & PALMER

Omonimo

Anno: 1970

Genere: Rock Progressive, Pop
Etichetta: Island
Nazione: GBR

Tracklist:

  • Lato A
    The Barbarian – 4:27 (Arrangiamento e adattamento di EL&P su musica composta da Béla Bartók)
    Take a Pebble – 12:32 (Greg Lake)
    Knife Edge – 5:04 (Testi di Dik Fraser, Keith Emerson, Greg Lake su musica composta da Leoš Janáček)
  • Lato B
    The Three Fates – 7:46 (Keith Emerson)
    a) Clotho
    b) Lachesis
    c) Atropos
    Tank – 6:49 (Keith Emerson, Carl Palmer)
    Lucky Man – 4:36 (Greg Lake)

Band:

  • Keith Emerson – organo Hammond, pianoforte, Clavinet, sintetizzatore modulare Moog IIIc, organo della Royal Festival Hall
  • Greg Lake – basso, chitarre, voce
  • Carl Palmer – batteria e percussioni

VALUTAZIONE: l’album d’esordio del celebre super trio, è il tentativo riuscito di un connubio fra due apparenti opposti: il rock progressive e la musica classica, i cui riferimenti in questo caso sono chiaramente indicati persino nella tracklist del disco. Il quale perciò è diventato un riferimento fondamentale del genere di appartenenza ed al tempo stesso mette in evidenza le straordinarie capacità tecniche dei tre componenti il gruppo, che si sono uniti dopo aver maturato esperienze anche molto diverse fra loro per tipologia, coniugando una ideale affermazione e sintesi in questo lavoro imperdibile.

Quando si pensa a due generi come la musica classica ed il rock: progressive, pop o di qualunque altra corrente ad esso assimilabile, opinione generalmente diffusa è che appartengono a due opposte concezioni e non ci possono essere quindi fra loro granché punti d’incontro, essendo diverse le epoche d’espressione alle quali appartengono e di conseguenza lo stile, la destinazione dell’ascoltatore casuale o melomane che dir si voglia, specie poi in edizione ‘live’.

Effettivamente nella maggior parte dei casi la distanza è ampia, se non apparentemente addirittura inconciliabile fra i due generi, ma ci sono le dovute eccezioni, come sempre, ed Emerson, Lake & Palmer ne fanno sicuramente parte. Di certo, anche per ragioni puramente anagrafiche, la musica rock, ma possiamo dire anche molti altri filoni della musica moderna, hanno attinto a piene mani dalla musica classica. E non c’è da stupirsi quindi, perché anche questa forma d’arte, come qualunque altra, si è sviluppata nel tempo in numerose diramazioni che solo in apparenza sembrano discordanti ed estranee, mentre invece non sono altro che evoluzioni della specie, per così dire.

ELP 01

Seppure molti appassionati delle espressioni musicali più recenti o più in voga attualmente, principalmente giovani e giovanissimi, storcono il naso quando gli capita d’ascoltare anche soltanto qualche nota di musica sinfonica e di fronte ai nomi di compositori come Beethoven, Bach, Brahms, Chopin, Mozart, per citarne solo alcuni, ma anche Bartók e Janáček, per menzionare quelli più immediatamente riferibili all’opera in oggetto, che gli piaccia o no, molti dei loro attuali ed insospettabili beniamini hanno sviluppato la loro formazione proprio sulle composizioni di quei musicisti di epoche molto lontane. Oppure, come in questo caso, si sono cimentati a riproporre versioni, riadattate in chiave rock progressive, di alcune delle loro melodie, più o meno note, più o meno riconoscibili.

Il video che propongo qui di seguito è il migliore per qualità d’immagine e suono che ho trovato relativamente alla prima parte della carriera del celebre trio, quando stava affermandosi a livello mondiale, in pratica cioè subito dopo la data di pubblicazione del primo album omonimo. Il lettore potrà forse rimanere perplesso nel seguire le prime immagini, con Keith Emerson che si esibisce in una serie di sonorità fortemente distorte, come se fosse stato colto da un improvviso raptus, maltrattando un particolare organo Hammond costruito secondo sue esigenze sceniche sul palcoscenico e subito dopo Carl Palmer si produce a sua volta in uno scatenato assolo di batteria e percussioni, impressionante non soltanto dal punto di vista della varietà e della bravura tecnica, ma anche da quello della resistenza fisica.

Se però il lettore più paziente e curioso di verificare la veridicità di quanto sostenevo innanzi, volesse trovare riscontri alla stessa definizione di gruppo rock-pop-sinfonico che il trio si guadagnò all’epoca, può saltare a piè pari il primo dei due filmati che costituiscono questo video e portarsi direttamente al 25^ minuto, da dove proseguire e godersi la seconda metà, ad iniziare dall’esecuzione, ‘arricchita’ di suggestive immagini a corredo (anche se io francamente ne avrei fatto volentieri a meno…), di quello che forse è il più bel brano in assoluto contenuto nell’album in oggetto e probabilmente della loro intera discografia, ispirato dall’opera del ceco Leoš Janáček, guarda caso un autore classico. Mi riferisco a ‘Take a Pebble‘, nel corso del quale, non solo si può apprezzare la straordinaria bravura strumentale dei singoli ma anche la splendida voce di Greg Lake, senz’altro una delle più belle per timbrica dell’intero panorama rock progressive, unitamente alla bellezza della costruzione musicale della traccia, naturalmente di origine classica.

In questa esibizione ‘live’ sono presenti inoltre influenze di stampo jazzistico (mondo nel quale Keith Emerson ha maturato significative esperienze) e si può notare, dal punto di vista della interazione fra band e pubblico, un approccio che nell’album ovviamente non può essere presente. Cioè alcuni inaspettati siparietti, che potremmo definire persino dissacratori ma che in realtà si sposano alla perfezione con la sintonia del trio, rendendolo in un certo senso più umano e raggiungibile dal proprio pubblico e non soltanto un ‘totem’ da ammirare con soggezione e distacco. Pur dimostrando totale padronanza dello show, il trio riesce infatti a prendersi delle pause, a scendere dallo scranno, per così dire e non prendersi troppo sul serio, improvvisando situazioni al limite della comicità, che saranno certamente costruite ad arte, ma forse lasciano spazio anche all’estro ed all’intuizione del momento (Lake che scuote la testa sorridendo quando Emerson divaga su un ritornello, ne fornisce forse la conferma). Qualcosa però che può permettersi soltanto un gruppo che possiede una profonda intesa e padronanza dei propri mezzi; che può concedersi digressioni rispetto alla consueta seriosità del ruolo nel restante tempo del concerto davanti ad una sala gremita. Durante la parte del brano che Greg Lake esegue alla chitarra classica, non solo egli stesso canta un ‘jungle’ che non è presente nella versione ufficiale dell’album, ma lo vede coinvolto anche in una spiritosa improvvisazione con Carl Palmer, fra l’ilarità dei due e quella del pubblico di fronte.   

La biografia di Keith Emerson, Greg Lake e Carl Palmer è ricca di riferimenti e di esperienze professionali, prima, durante e dopo la parabola professionale di questo supergruppo. Emerson è il più anziano dei tre: tre anni più di Lake e addirittura sei più di Palmer. Inoltre fra loro è quello che molto probabilmente ha maturato una più approfondita conoscenza della musica classica e del jazz. Ne è una testimonianza il gruppo di provenienza, The Nice, considerato forse il primo a proporre un mix di rock progressive e musica classica. La tecnica di Keith si somma alla sua creatività nel cercare nuove sonorità e forme d’espressione dalle numerose tastiere che suona, anche puramente finalizzate a spettacolarizzare la scena dal vivo in totale disarmonia, sia nell’uso del già citato organo Hammond ma anche del celebre sintetizzatore modulare Moog IIIc. Quest’ultimo è uno strumento elettronico che ha trovato la sua consacrazione proprio nel brano di chiusura dell’album, ovvero ‘Lucky Man‘, paradossalmente un riempitivo per raggiungere la durata totale canonica in quegli anni del disco di vinile, composto da Lake e che invece è diventato in seguito uno dei loro cavalli di battaglia ed un single di grande successo…(leggi il resto del commento cliccando qui sotto su ’Continua a leggere’) Continua a leggere…

21^ Nuotata ‘Lericini e Turisti’

Clicca su ’Continua a leggere’ alla fine di questo commento e poi su una qualsiasi delle foto per iniziare a scorrerle nella galleria. 

Poster della ManifestazioneSi è svolta oggi l’edizione 2018 della manifestazione, in programma, come ogni anno, la seconda domenica di agosto. Nata alla fine del secolo scorso per iniziativa del Dott. Dino Ceppodomo, quest’anno è stata patrocinata dalla Lega Navale Italiana Sez. di Lerici e dagli amici del ‘Gruppo Nuotate Lericini e Turisti‘. Il ritrovo era fissato presso l’Hotel Shelley e delle Palme che ancora una volta ha gentilmente prestato all’organizzazione una parte della sua area destinata ai clienti di fronte al mare, dove è stato preparato un ricco buffet che i partecipanti nuotatori hanno trovato al loro arrivo colmo di focaccia, pizza, torte e bevande. 

La Lega Navale Italiana Sez. di Lerici quest’anno si è fatta carico degli oneri economici dell’organizzazione ed il ringraziamento va quindi al suo Presidente, il Sig. Maurizio Moglia, che è stato presente durante tutta la manifestazione, accompagnato dalla gentile consorte. A dare il suo supporto a terra, in caso di necessità, c’era un’ambulanza della Pubblica Assistenza di Lerici, con tre suoi valorosi rappresentanti. 

Notevole l’affluenza dei partecipanti, tutti regolarmente e gratuitamente iscritti ai quali, da un’idea già dello scorso anno dello stesso Ceppodomo, è stato consegnato un palloncino da legare al costume, i cui diversi colori hanno contribuito a rendere ancora più bella la panoramica dei nuotatori durante il tragitto.

Come lo scorso anno, anche in questa occasione si poteva scegliere fra due percorsi: uno più corto di circa 350mt. per chi voleva partecipare all’evento natatorio senza particolare allenamento ed un altro più lungo, di oltre 1000mt. che ha portato i nuotatori più resistenti a doppiare la punta della scogliera al largo della Venere Azzurra sul lato del Colombo ed a tornare al punto di partenza.

Nonostante l’acqua non fosse particolarmente limpida a causa di una leggera mareggiata della giornata precedente, piacevolissima è stata comunque la nuotata, dopo la classica conta in cerchio dei partecipanti (72 gli iscritti… di tutte le età) che ha assunto casualmente la forma di un cuore ad un certo momento, come si può vedere dalle foto. La nuotata, come sempre non competitiva, si è svolta lasciando partire comunque per primi i più agguerriti fra i nuotatori, così che il classico ‘biscione’ si è sviluppato ben presto, in particolare fra chi si è cimentato nella distanza più lunga. A dare il via ed un breve saluto ai partecipanti c’era Lisa Saisi, vice Sindaco del Comune di Lerici.

Meduse per fortuna non se ne sono incontrate ed i nuotatori erano scortati durante il percorso da alcune canoe di appoggio che controllavano la corretta direzione e se qualcuno, per troppa foga o per poca dimestichezza con il tragitto prefissato, tendeva ad uscire dai limiti consentiti, ferma restando la regola che ognuno è responsabile di se stesso. 

Al termine della prova, ad ogni nuotatore è stato rilasciato un attestato di partecipazione promosso della stessa Lega Navale sul quale sono indicati i tre principali scopi sociali della stessa.

Atteststo di PartecipazioneLe foto che seguono (in parte scattate da me prima della partenza e dopo l’arrivo e nel mentre da mio figlio Luca, che ringrazio) in buona parte rispettano l’ordine cronologico dell’evento e mi auguro che molti dei partecipanti possano riconoscersi.

Seppure nei limiti del possibile ho chiesto a molti presenti se avessero nulla da eccepire riguardo la possibilità di essere identificabili in qualche foto, ottenendo sempre l’assenso verbale di tutti a scattarle, resta inteso, specie dopo l’adozione delle recenti regole europee sulla privacy, che se qualcuno si trovasse a disagio nell’apparire chiaramente in una qualsiasi delle foto presenti nella galleria che segue, specie riguardo i minorenni, può indicarmi quale e richiedermi di rimuoverla, scrivendo all’indirizzo email MAUPES@LIVE.IT e sarà mia cura provvedere al più presto.

Mi scuso infine se avessi dimenticato di citare, o non avessi ricevuto opportuna informazione, di persona o organizzazione che ha partecipato attivamente all’organizzazione dell’evento ed avrebbe perciò meritato almeno di essere nominata.

Alla prossima edizione quindi, sempre più numerosi speriamo, visto il successo sotto tutti i punti di vista, anche di quella di quest’anno!

Clicca su ’Continua a leggere’ e poi una qualsiasi delle foto presente nella galleria. Quindi, usando i tasti freccia, è possibile scorrerle tutte in sequenza, in avanti ed indietro.

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Film: ‘The Wizard Of Lies’

THE WIZARD OF LIES

Titolo Originale: Omonimo

 Nazione: USA

Anno:  2017

Genere: Biografico, Drammatico

Durata: 133’ Regia: Barry Levinson

Cast: Robert De Niro (Bernard Madoff), Michelle Pfeiffer (Ruth Madoff), Kristen Connolly (Stephanie Madoff), Lily Rabe (Catherine Hooper), Hank Azaria (Frank Dipascali), Alessandro Nivola (Mark Madoff), Nathan Darrow (Andrew Madoff), Kathrine Narducci (Eleanor Squillari), Michael A. Goorjian (Dan Horwitz)

TRAMA: L’11 dicembre del 2008 Bernard Madoff, un famoso ed importante broker americano, viene arrestato con la gravissima accusa di aver messo in piedi uno ‘schema Ponzi’ attraverso il quale per molti anni ha truffato i suoi clienti. Il danno che risulta dalle sue attività criminose ammonta ad oltre 65 miliardi di dollari e vittime del raggiro, oltre a molti investitori privati anche piuttosto noti, ci sono alcune rinomate ed importanti banche internazionali. La crisi economica globale ha innescato la caduta del ‘castello’ Madoff, che si fondava su un abile sistema di remunerazione piramidale dei clienti, grazie all’acquisizione progressiva di molti altri nel frattempo. Ma quando le richieste di rimborso hanno superato largamente gli introiti garantiti dai nuovi clienti, a causa della crisi globale del 2008, lo schema è collassato. La moglie Ruth ed i suoi due figli Mark e Andrew, nonostante entrambi ricoprissero incarichi importanti, si sono sempre dichiarati totalmente all’oscuro del raggiro, del quale, secondo lo stesso Madoff, era complice solo il fidato Frank Dipascali. Quest’ultimo si occupava dell’ufficio sito all’inaccessibile 17^ piano del palazzo dove risiedeva la Bernard Madoff Investment Securities ed al quale persino ai suoi figli pare fosse vietato l’accesso. Quando è scoppiata la ‘bomba’, sorprendentemente per gli stessi inquirenti, Madoff si è dichiarato immediatamente colpevole. Il giudice l’ha condannato a 150 anni di carcere, per aver mandato sul lastrico innumerevoli persone che si sono fidate di lui affidandogli i loro risparmi. Lui si è giustificato in seguito sostenendo che ad ognuno di loro aveva suggerito di non impiegare più della metà dei suoi risparmi negli investimenti che proponeva e quindi che sapevano di rischiare, attratti dal suo ‘metodo finanziario’ che garantiva un 1% d’interesse fisso al mese, persino in controtendenza rispetto all’andamento generale delle borse. L’onda d’urto del crollo dell’impero Madoff ha colpito quindi in maniera estremamente dura anche sua moglie ed i figli, i quali in particolare si sono rifiutati di andarlo a trovare in carcere ed avere qualunque genere di contatto con lui, anche in seguito. La loro posizione è stata lungamente sottoposta al vaglio della SEC, l’organismo di controllo che ha indagato sul crack finanziario, perché sembrava incredibile che loro fossero estranei e non informati sul raggiro. Molti amici di famiglia hanno perso i loro risparmi e nonostante siano state sottoposte a sequestro e poi vendute all’asta tutte le ingenti proprietà di Madoff, il recupero è stato poca cosa rispetto al ‘buco’ generato ed il sospetto che i soldi fossero nascosti altrove, ha costituito ragione sufficiente per considerare colpevoli anche Ruth, Mark e Andrew, i quali sono stati in pratica banditi dal resto della società. Mark non ha resistito alla vergogna ed alle pressioni ed ha finito nel 2010 per impiccarsi. In un’intervista in carcere ad una giornalista, quando incalza Madoff, chiedendogli se si è reso conto dei danni che ha procurato anche ai suoi figli, lui risponde sicuro di aver agito in modo che fosse chiara la loro estraneità ai fatti. Anche la moglie Ruth lo ha lasciato solo ed ha smesso di andarlo a trovare perché l’altro figlio Andrew ha accettato di riallacciare i rapporti con lei solo a patto che rompesse definitivamente i ponti con Bernard. Nel 2014 però lo stesso Andrew è morto a seguito di una terribile malattia. Bernard Madoff è tuttora in carcere e non hai mai dato segni di pentimento. 

VALUTAZIONE: un’opera rigorosa ed agghiacciante, per certi versi, questa dell’esperto regista Barry Levinson, realizzata per la TV ed incentrata sull’incredibile figura, purtroppo reale, di questo criminale finanziario. In alcuni momenti si vorrebbe che il film osasse un po’ di più; forse lo ‘schema Ponzi’ messo in atto da Madoff andava spiegato un po’ più chiaramente, ma la sceneggiatura non racconta soltanto il raggiro reiterato nel tempo e su vasta scala attuato da questo inquietante personaggio, bensì si sofferma a descrivere anche il comportamento contraddittorio che ha tenuto nei riguardi dei suoi familiari, che lui si riteneva convinto, nonostante tutto, di proteggere. De Niro e la Pfeiffer nelle rispettive parti sono una sicurezza.

Nel 2010 Charles Ferguson ha realizzato un film-documento intitolato ‘Inside Job‘ (clicca sul titolo se vuoi leggere la mia recensione in merito) nel corso del quale raccontava la genesi e poi il disastro provocato dalla crisi finanziaria partita dal crollo del mercato immobiliare americano e poi estesa, come una sorta di pestilenza, a tutta l’economia globale. In quel caso si trattava perciò di una crisi sistemica mentre ‘The Wizard of Lies‘ di Barry Levinson racconta la storia vera di Bernard Madoff il cui crimine finanziario è nato da un singolo uomo ed è parso evidente soltanto a causa di quella crisi, dopo oltre trentanni dal momento in cui aveva iniziato a perseguirlo.

Non si può parlare di questo film comunque, se prima non si comprende il contesto ed in special modo il cosiddetto ‘schema Ponzi’ che ne è alla base. Il filmato che propongo qui di seguito spiega abbastanza bene il personaggio protagonista di questa vicenda, che forse non ha avuto l’eco che avrebbe potuto riscuotere in un altro momento, considerando l’entità economica della truffa stessa e la risonanza in termini di singoli nomi e d’istituzioni implicate, proprio poiché concomitante alla crisi finanziaria globale del 2008. 

Lo ‘schema Ponzi’ deve il suo nome, non al celebre investigatore nostrano omonimo, bensì ad un emigrato italiano negli Stati Uniti, il cui nome era Charles Ponzi. Siamo intorno agli anni venti del secolo scorso e Charles, dopo aver svolto umili lavoretti si è trasferito in Canada, dove fa tesoro della maniera disinvolta, per così dire, con la quale il proprietario della banca presso la quale lavora, gestisce il denaro della sua clientela, gran parte della quale costituita da immigrati italiani. Nonostante questa banca fosse infine fallita ed il proprietario fosse fuggito in Messico con un ingente bottino, Ponzi aveva imparato nel frattempo il metodo che in seguito ha applicato per suo conto, affinandolo ed ampliandone la portata economica.

Come sempre, preferisco banalizzare una spiegazione ma cercare di rendere comprensibile alla più vasta platea il nocciolo della questione, evitando i tecnicismi e le implicazioni più complesse che lascio agli addetti ai lavori. Non si tratta perciò di banalizzare o scantonare l’ostico argomento psico-finanziario, se così si può definire, oppure di liquidarlo con qualche parolone astruso ai più e forse anche a chi scrive. Partiamo quindi da un banale esempio: mettiamo che Maurizio (nome di fantasia, naturalmente…) sia un broker, cioè colui che compra e vende asset finanziari, il quale confida ai suoi amici e conoscenti di avere messo a punto una strategia d’investimento che garantisce un rendimento dell’1% netto mensile.

Qualcuno potrebbe già alzare la mano ed obiettare: beh, il 12% l’anno è una cifra molto interessante, per carità, ma in un periodo di ‘vacche grasse’ in borsa, qualche altro potrebbe considerarla persino limitante rispetto ad altre tipologie d’investimento più aggressive, specie per chi non teme il rischio. Qualche altro potrebbe farsi avanti e far balenare la possibilità persino di raddoppiare tale rendimento, acquistando prodotti finanziari che ovviamente conosce lui e pochi altri eletti, naturalmente impossibili da spiegare nei loro complicatissimi dettagli ai profani. Il che, di solito, provoca automaticamente una sensazione d’inferiorità nell’investitore il quale, non sentendosi all’altezza di chi gli sta di fronte, intimorito dalla sua sicurezza e dalle sue competenze, ne diventa una facile preda. 

Questo, attenzione, è già un primo aspetto di natura psicologica da non trascurare. Il fatto, peraltro, che il guadagno sia allettante ma non esageratamente gonfiato, va a tutto vantaggio della credibilità dello stesso. Stiamo sempre parlando, comunque, di un bel 12% per cento annuo che molti investitori, molto esperti ed accorti, firmerebbero subito volentieri, se fosse realistico ed affidabile, senza doversi rompere il cervello con grafici, dati storici, studio degli algoritmi e dei trend. I risultati borsistici ottenuti durante un certo periodo di tempo, com’è noto, non garantiscono uguali performance nell’anno seguente ed in quelli a venire, poiché l’andamento potrebbe diminuire o addirittura invertire il segno e mangiarsi del tutto i guadagni ottenuti negli anni precedenti o, peggio ancora, erodere persino il capitale originariamente investito. Questa è la base di qualunque investitore consapevole…(leggi il resto del commento cliccando qui sotto su ’Continua a leggere’)Continua a leggere…