Film: ‘Amore e Inganni’ e Libro: ‘Lady Susan’

AMORE E INGANNI

Titolo Originale: Love & Friendship

 Nazione: Irlanda, Francia, Olanda, GBR

Anno:  2016

Genere: Commedia in Costume

Durata: 90’ Regia: Whit Stillman

Cast: Kate Beckinsale (Lady Susan Vernon), Chloë Sevigny (Sig.ra Alicia Johnson), Xavier Samuel (Sig. Reginald DeCourcy), Morfydd Clark (Miss Frederica Vernon), Emma Greenwell (Sig.ra Catherine Vernon), Tom Bennett (Sir James Martin), James Fleet (Sir Reginald DeCourcy), Jemma Redgrave (Lady DeCourcy), Justin Edwards (Sig. Charles Vernon), Stephen Fry (Sig. Johnson), Lochlainn O’Mearain (Lord Manwaring), Jenn Murray (Lady Lucy Manwaring)

LADY SUSAN

Di Jane Austen

Anno 1^ Edizione 1871

Pagine 128

Costo € 0,99

Newton Compton Editori

Traduttrice: Daniela Paladini

TRAMA: Lady Susan Vernon è vedova da quattro mesi ma non se ne duole affatto, anche se il marito Frederic l’ha lasciata senza una rendita. Ancora giovane e molto attraente, non le difettano neppure intelligenza, perspicacia, eloquenza e doti di manipolatrice e riesce perciò facilmente a farsi ospitare dalla famiglia del cognato nella tenuta di campagna di Churchill, dopo aver lasciato a Langford quella dei Manwaring, che l’avevano inizialmente accolta,  suscitando però il risentimento di Mrs. Lucy e molte chiacchiere riguardo il Lord suo marito ed il suo ospite Sir James Martin, del quale è innamorata Miss Manwaring. Lady Susan ha anche una figlia sedicenne, Frederica, completamente diversa da lei e che ha sempre trascurato, ma ora punta a farla sposare proprio allo sciocco e mediocre Sir James Martin, il quale ha il pregio, non di poco conto, di essere erede di una notevole ricchezza. Mrs. Alicia Johnson è la compiacente alleata di Lady Susan, nonostante suo marito, per via della fama di Lady Susan, le proibisce di frequentarla. Mr. Charles Vernon invece è molto cortese ed ospitale nei confronti della cognata, quanto sua moglie Catherine DeCourcy ne diffida invece, nonostante i modi estremamente cordiali, ma affettati a suo modo di vedere, con i quali si relaziona la vedova, allo scopo di ottenere per sé i maggiori vantaggi possibili. Al tempo stesso però Lady Susan si adopera per sfruttare tutte le più ghiotte opportunità per trovare un buon partito, che si tratti di Lord Manwaring oppure di Reginald, fratello di Catherine. Il quale, incuriosito dalla cattiva reputazione di Lady Susan e dal proposito, a suo dire, di scoprirne la maschera, ne resta al contrario stregato. Dalle iniziali ironiche riserve nei suoi confronti infatti, dopo aver trascorso un po’ di tempo a chiacchierare nel corso di alcune passeggiate nei dintorni della tenuta, diventa un suo convinto sostenitore e persino difensore della sua integrità, che ritiene minata soltanto da chiacchiere invidiose e prive di fondamento. La sorella, preoccupatissima per l’inaspettata piega di questo rapporto e temendo che Reginald possa persino chiedere la mano di Susan, scrive ai genitori e l’omonimo padre si precipita a Churchill per sincerarsi della situazione. Il figlio, unico erede dei DeCourcy, si dichiara stupito e lo rassicura sulla sua volontà di non mettere a repentaglio il buon nome di famiglia, legandosi ad una donna che oltretutto ha dodici anni più di lui. Ma per quanto sostenga questa posizione di fronte al padre, in realtà è soggiogato da Lady Susan. L’arrivo inaspettato di Frederica, fuggita dal collegio di Londra dove l’aveva inviata la madre per darle un’istruzione, ma soprattutto per non doversene occupare direttamente, spinge Catherine e Charles ad ospitare con affetto e comprensione la nipote ed a schierarsi dalla sua parte, anche quando improvvisamente si presenta Sir James Martin e Frederica si nasconde in camera, non avendo alcuna intenzione d’incontrarlo e tanto meno di sposarlo. Reginald stesso ritiene ingiusto l’atteggiamento di Susan e dopo averne condiviso le ragioni che la stessa ragazza gli ha rivelato durante uno sfogo confidenziale, cambia l’opinione che aveva di lei, che riteneva priva di qualsiasi attrattiva. La storia di complica quando Lady Susan, annoiata dalla vita di campagna e sentendo un’altra volta gli occhi puntati su di sé, decide di tornare a Londra, portando con sè Frederica. Contando sull’aiuto di Alicia, la vedova riprende a frequentare Lord Manwaring, senza interrompere gli stretti rapporti con Reginald DeCourcy, con il quale anzi sta parlando di matrimonio. La situazione precipita quando Lucy Manwaring riesce ad ottenere le prove dell’adulterio fra il marito e Susan. Reginald, incredulo ed indispettito testimone di quanto riportato da un testimone, viene liquidato da Susan dopo aver tentato, con abili argomentazioni, di convincerlo un’altra volta riguardo la sua buona fede. Catherine e Charles, preoccupati per Frederica, alla quale oramai si sono affezionati, raggiungono Susan a Londra e riescono a convincere la cognata a lasciare tornare a Churchill la figlia assieme a loro. In realtà Lady Susan finge di farsi convincere, alludendo a presunte cattive condizioni di salute di Frederica determinate dall’aria insalubre di Londra. Nei suoi piani, poiché nel frattempo è rimasta incinta di Lord Manwaring, c’è ora il suo matrimonio con l’ingenuo Sir James Martin, facilmente convinto di essere lui il prossimo padre, mentre Frederica e Reginald convolano a loro volta a nozze avendo compreso di essere fatti l’una per l’altro.     

VALUTAZIONE: mentre Jane Austen ha scritto un romanzo epistolare composto da quarantuno lettere nelle quali i protagonisti intrecciano i loro rapporti, scambiandosi al tempo stesso giudizi ed opinioni, con al centro quasi sempre lei, Lady Susan: una donna attraente, intelligente ma pericolosa e trasgressiva civetta; il film di Whit Stillman è svolto come una classica storia a filo unico narrativo, molto rispettoso nei dialoghi e, tranne poche eccezioni, anche della trama del romanzo. Lo stile della Austen è al solito molto elegante, pungente ed ironico, pur essendo questa un’opera giovanile. Il film ne riprende le atmosfere in una forma ad impianto teatrale, estremamente piacevole, pur nella retorica espressiva dell’epoca. Kate Beckinsale è una Lady Susan molto credibile ed efficace.   

Amore e Inganni‘ (ogni tanto un titolo della distribuzione nostrana che è più appropriato dell’originale ‘Love & Friendship‘, cioè ‘Amore & Amicizia‘) è la trasposizione cinematografica del romanzo epistolare giovanile ‘Lady Susan‘ di Jane Austen, la celebre scrittrice di romanzi classici, quali ‘Ragione e sentimento‘ (clicca sul titolo se vuoi leggere la mia recensione del film dal quale è stato tratto), ‘Orgoglio e Pregiudizio‘ e ‘Persuasione‘. Scritto nel 1795 quando Jane Austen aveva solo venti anni e pubblicato postumo nel 1871 da un suo nipote, ‘Lady Susan‘ stupisce non tanto per la struttura epistolare, che non ha di certo inventata la scrittrice britannica, quanto soprattutto per la maturità espressiva e psicologica che questo breve racconto giovanile già mostra chiaramente, seppure l’autrice evidentemente non la pensava allo stesso modo, per eccesso di autocritica o mancanza di coraggio.

Spesso pubblicato assieme ad altri due componimenti considerati minori come ‘I Watson‘ e ‘Sanditon‘, ‘Lady Susan‘ è costituito da poco più di centoventi pagine. Il che rende facile, anche dopo aver visto il film di Whit Stillman, recuperarlo e verificare le analogie e le differenze fra le due versioni. Si può così notare che, mentre l’opera letteraria è una sequenza di quarantun lettere che alcuni dei protagonisti si scambiano fra loro, attraverso le quali la storia prende forma seguendo i relativi interessi, anche contrapposti, i timori, le curiosità e l’empatia fra i vari personaggi coinvolti; nel caso del film invece, pur non mancando i riferimenti epistolari, la trama è costruita a struttura classica sequenziale. Ciò ha comportato qualche piccola differenza rispetto al romanzo, ma si tratta di fatto di questioni puramente marginali.

Il film, seguendo fedelmente lo stile del romanzo, ha una impostazione elegante ed enfatica al tempo stesso, non esclusivamente, ma in particolar modo riguardo i dialoghi, alla quale il regista ha aggiunto la componente teatrale. Nonostante sia stato girato in magnifiche location realmente esistenti (Churchill Castle, Langford, Parklands nella contea inglese del Kent ed Edward Street a Londra, seppure la dedica al re Edoardo VI leggevo che risale al 1843, posteriore quindi a quella d’ambientazione della storia narrata dalla Austen), Whit Stillman utilizza questo schema narrativo sin da quando presenta per la prima volta, come se si trattasse appunto di una rappresentazione che di lì a breve si consumerà su un palcoscenico, i personaggi principali, ognuno legato alla sua residenza abituale. Le didascalie poste sotto le inquadrature (tranne quella della protagonista prima, cioè Lady Susan), mostrate prevalentemente a mezzo busto ed al pari di alcune loro espressioni, sono pervase dalla stessa ironia con la quale Jane Austen descrive i personaggi che, di volta in volta, nella sequenza progressiva delle lettere si scambiano fra loro.

Così, a Langford, Lord Manwaring è… ‘un uomo divinamente attraente‘. Lady Lucy Manwaring è ‘la sua ricca moglie‘. Miss Maria Manwaring, la sorella di lui, è ‘una donna in età da marito‘ e Sir James Martin, ricco spasimante di Frederica Vernon e Maria Manwaring, è ‘piuttosto irritante‘.

A Churchill, Mrs. Catherine Vernon, (nata DeCourcy) è ‘la cognata di Lady Susan‘. Mr. Charles Vernon, ‘il suo compiacente marito, è il fratello del defunto Frederic Vernon‘, mentre Mr. Reginald DeCourcy è ‘il giovane affascinante fratello di Catherine‘. A Londra, in Edward Street, Mrs. Alicia Johnson è ‘un’esule americana ed amica di Lady Susan‘, mentre Mr. Johnson, marito di Alicia, più anziano di lei, è ‘un uomo rispettabile‘. Manca a questa lista, trascurando alcuni personaggi minori, Frederica Vernon, figlia sedicenne di Lady Susan e del defunto Frederic Vernon, la quale entra in scena in un secondo momento nella residenza di Churchill.

Sulle note di ‘Music for the Funeral of Queen Mary‘ di Frank Purcell, che immediatamente i cinefili ricorderanno inclusa anche nella soundtrack di un’opera completamente differente per toni, contesto e stile come ‘Arancia Meccanica‘ di Stanley Kubrick, la protagonista, vestita ancora a lutto, sale in carrozza e lascia la residenza di Langford, seguita già dallo sguardo nostalgico di Lord Manwaring ed invano rincorsa da Sir James Martin, il quale a sua volta suscita le lacrime accorate della delusa Miss Maria Manwaring e l’espressione severa, solo in minima parte associata ad un effimero sollievo di Mrs. Lucy Manwaring. La sceneggiatura del film quindi vede l’azione leggermente anticipata rispetto a quello che le prime lettere del romanzo descrivono…(leggi il resto del commento cliccando qui sotto su ’Continua a leggere’)  

Accompagnata dalla fedele Signorina Cross, la quale ripete a pappagallo e rafforza qualsiasi affermazione che le rivolge l’ancora giovane vedova Vernon (un personaggio, quello della Cross, inesistente nel romanzo, che però è funzionale a Stillman, autore anche della sceneggiatura, per riassumere, attraverso i commenti e le confidenze che le rivolge Lady Susan, gli eventi precedenti), la nuova destinazione di Lady Susan è la residenza di Churchill, dove il fratello del marito defunto l’ha invitata a stabilirsi, dopo le insistenti voci sollevate dal comportamento inappropriato di Sua Signoria (com’è spesso definita nel romanzo) nei riguardi di Lord Manwaring e Sir James Martin.

In effetti Lady Susan è l’amante del primo e punta ad accaparrarsi anche le simpatie del secondo per maritarlo alla figlia Frederica, così da risolvere i problemi economici che già la tormentavano quando il marito era ancora in vita e che sono diventati ancora più pressanti dopo la sua morte. ‘…Se esistesse un altro luogo qualsiasi in Inghilterra disposto ad accogliermi, lo preferirei. Detesto Charles Vernon e temo sua moglie. In ogni caso è a Churchill che dovrò trattenermi, almeno finché non mi si presenterà un’occasione migliore…‘ afferma lei stessa, che alla noia della campagna preferirebbe di gran lunga la vita movimentata della città di Londra, ma per il momento deve fare, come suol dirsi, buon viso a cattivo gioco.

Siamo in un’epoca (agli inizi del 1800) nella quale le donne sono ancora considerate un ‘ornamento della società‘, come Reginald DeCourcy definisce Lady Susan, con l’intento invero piuttosto maldestro di rendere omaggio alla sua bellezza nel corso del loro primo incontro a Churchill, durante il quale il giovane scivola su un commento equivoco e scortese dietro l’altro, esponendosi alle ironiche risposte di quest’ultima. Ciò che il giovane ed affascinante rampollo dei DeCourcy ancora non sa, è che in realtà Lady Susan è un’abilissima manipolatrice e riesce a barcamenarsi con astuzia in ogni situazione, ribaltando le apparenze a lei sfavorevoli con il suo notevole fascino e qualora non bastasse, grazie ad una finissima retorica, degna del miglior diplomatico. Il suo scopo non è soltanto quello di ottenere i massimi benefici da qualsiasi relazione e situazione, ma anche di soddisfare un egoismo sconfinato, accompagnato da un cinismo insaziabile e disarmante. L’unica persona alla quale confida le sue trame è l’amica e spesso complice Mrs. Alicia Johnson, almeno sinché anche quest’ultima le torna di comodo.

…Dalle difficoltà si dice che nascano le opportunità…‘, sostiene Lady Susan e ne è talmente convinta, che sin dal momento in cui entra nella residenza di Churchill, ha già chiara la strategia per smantellare la cattiva reputazione che la precede, senza rinunciare però alla sua liaison con Lord Manwaring. Punta infatti a farsi amica Mrs. Catherine Vernon, usando come strumento i suoi due bambini, nonostante il maschietto appena giunta a destinazione le macchia il lussuoso vestito che indossa (‘…ho intenzione di conquistare mia cognata attraverso i bambini: so già tutti i loro nomi e prenderò a cuore in particolare uno di loro, il giovane Frederic, che tengo sulle ginocchia sospirando per via del suo caro zio…).

Mrs. Catherine DeCourcy, sposata Vernon, non si lascia incantare dalle sue moine, ma al tempo stesso, più volte, è quasi tentata di darle credito, tanto sembra sincera e convincente. Così infatti descrive Susan, scrivendo al fratello Reginald: ‘…ella è davvero molto attraente, e se tu mi domandassi dove risiede il fascino di una signora non più giovane, dovrei dal canto mio ammettere che di rado ho incontrato una donna bella quanto Lady Susan… In lei si fondono, in maniera straordinaria, bellezza classica, grazia e vivacità. Pur non essendoci mai conosciute prima, si è rivolta a me con fare così gentile, sincero e perfino affettuoso che, se non fossi al corrente della antipatia che nutre per me a causa del mio matrimonio con Mr. Vernon, avrei dovuto crederla una cara amica… Purtroppo la conosco troppo bene. È intelligente e simpatica, usa abilmente tutti i mezzi necessari a rendere piacevole la conversazione e parla molto bene, con una felice padronanza della lingua, che ella utilizza spesso, mi pare, per trasformare in bianco il nero…’.

E come darle torto, sentendo quello che Susan a sua volta confida, parlando della cognata, alla Signorina Cross nel film, a differenza che nel romanzo quando scrive una lettera all’amica Alicia: ‘…a dire il vero, considerando quanto mi sono data da fare per impedire che mio cognato la sposasse, la sua diffidenza non mi stupisce; e comunque ella rivela un animo meschino e vendicativo nel portarmi rancore per un progetto che ho accarezzato sei anni fa, e che alla fine non ha avuto alcun successo. Qualche volta mi rammarico di non aver lasciato che Charles comprasse il castello di Vernon, quando siamo stati costretti a venderlo. Ma era una situazione difficile, dal momento che la vendita si svolse proprio nel periodo del suo matrimonio, e tutti dovrebbero rispettare la delicatezza di quei sentimenti: non potevo tollerare che la dignità di mio marito venisse screditata consentendo al fratello minore di diventare il proprietario della tenuta di famiglia… Che beneficio ne avrei avuto se Charles avesse comprato Vernon? Forse, averlo impedito mi ha messo in cattiva luce agli occhi di sua moglie, ma quando si vuole prendere qualcuno in antipatia, un motivo si trova sempre; e quanto ai soldi, quel che è successo non ha certo impedito a Charles di essermi molto utile. Mi è tanto caro: è così facile raggirarlo…‘.

Lady Susan è un personaggio davvero camaleontico che nasconde dietro le apparenze di una vedova indifesa e privata delle risorse economiche che le consentano di lenire in parte la perdita del marito e mantenere almeno lo status sociale di appartenenza. Possiede inoltre un ego estremamente freddo e determinato, in aggiunta ad una potente carica d’ironia e di spietatezza. Il tutto finalizzato ovviamente ad ottenere, senza neppure compiere tanta fatica e con incrollabile fiducia in se stessa, il meglio e soltanto per sé: ‘…la retta della scuola di Frederica è così alta che è impensabile pagarla. E dunque in un certo senso è un risparmio…‘. Il suo modo di esprimersi quindi è in ogni occasione brillante ed arguto al tempo stesso e si associa, a costituire un mix micidiale, ad una bellezza esteriore fuori dal comune che la rendono irresistibile, almeno per l’universo maschile.

Comunque, sia nel romanzo che nel film, le donne, pur ricoprendo ruoli apparentemente subalterni ai loro mariti e spasimanti, in realtà spesso sono molto più perspicaci ed avvedute nel gestire le relazioni e gli avvenimenti che le vedono implicate o comunque che riguardano direttamente o meno loro famiglie. A parte Lady Susan, che per indole è sempre stata una donna profondamente indipendente, anche da sposata, la stessa Mrs. Catherine Vernon, pur nella sua dolcezza di madre e moglie fedele, dedita alla famiglia ed alla casa, riesce facilmente ad ottenere che qualsiasi sua richiesta sia prontamente soddisfatta dal marito Charles. Quest’ultimo è persino colto sovente a mascherare la sua accondiscendenza, come il viaggio a Londra per convincere Susan a lasciar tornare a Churchill sua figlia Frederica, nel corso del quale lui finge di aver incluso la visita alla cognata a margine di presunti affari, in realtà inesistenti, che ha da sbrigare nella capitale.

A sua volta Mrs. Alicia Johnson, nonostante i continui divieti del marito di frequentare quella poco di buono di Lady Susan e le minacce di esiliarla in America (nel romanzo si parla genericamente di campagna) se fosse ancora colta in fallo, continua a vedersi ed a scriversi con l’amica. A volte si danno appuntamento in luoghi il più possibile anonimi di Londra, durante i quali si aggiornano e complottano le mosse successive che riguardano ovviamente la vedova Vernon, cui Alicia fornisce un supporto non solo morale ma in alcuni momenti agendo persino in sua vece. Come se in tal modo vivesse a sua volta un’avventura interposta, altrimenti impossibile da immaginare e tanto meno concretizzare in prima persona. Per finire con l’esile, timida ed introversa Frederica, che pur apparendo fragile strumento della madre per soddisfare le sue torbide mire, in realtà è testarda quanto lei ed infine riesce a sposare l’uomo che desidera e non quello che pretenderebbe Susan.

Durante la permanenza di Lady Susan a Churchill un pericolo più grande del previsto incombe però sulla famiglia DeCourcy, dalla quale proviene Mrs. Catherine Vernon, perché il fratello Reginald, giunto alla residenza con la mera curiosità di conoscere di persona Lady Susan, della quale ha sentito decantare al tempo stesso la bellezza ma anche l’eco degli scandali ed ha perciò la presunzione di poter reggere il confronto dialettico, si ritrova ben presto vittima della stessa ragnatela che è abilissima a tendere la vedova Vernon, essendo lui oltretutto di dodici anni più giovane ed incomparabilmente meno esperto ed astuto.

Le lunghe passeggiate intorno a Churchill ed i frequenti dialoghi con Lady Susan, convincono infatti Reginald sulla buonafede della donna, soggetta quindi all’invidia delle malelingue ed il passo, da lì ad innamorarsene, diventa breve ed inevitabile: ‘…si è unito a noi il fratello di Mrs. Vernon, un giovane affascinante, che mi ha promesso un po’ di svago. C’è qualcosa in lui che mi attrae, una sorta di impertinenza, un’eccessiva confidenza che gli insegnerò a correggere. È vivace e sembra intelligente e, quando avrò ispirato in lui un rispetto maggiore di quello che le gentili opinioni di sua sorella gli hanno inculcato, potrà diventare un gradevole diversivo…‘. La sorella, preoccupatissima per questo rovescio inaspettato, si ritrova non solo un’ospite sgradita e di certo subdola e pericolosa, cui solo il marito ingenuo e bonaccione riesce ancora a dar credito ed a proteggere, ma anche il rischio che approfitti dell’imprudenza del fratello per convincerlo a sposarla. Il che, essendo l’unico erede maschio di famiglia, sarebbe una tragedia per l’anziano padre che è al corrente della cattiva reputazione di Lady Susan e, com’è facile presumere, tutto vorrebbe tranne che il suo nome fosse pregiudicato da un tale evento.

Leggendo il romanzo o comunque seguendo il film, ci si rende facilmente conto come, nonostante l’epoca, i costumi ed il linguaggio elegantemente enfatico e retorico, i modi, gli atteggiamenti e gli obiettivi non sono poi così diversi da quelli che siamo d’uso riconoscere anche oggi, leggendo le cronache dei personaggi famosi o anche guardando dentro le storie familiari che ci riguardano più da vicino. Sorprende semmai la maturità di Jane Austen, capace di mettere in bocca a Lady Susan, mentre dialoga con Reginald DeCourcy, considerazioni come quella sui figli, ovviamente riferite a Frederica, decisamente più consone ad una donna matura che ad una scrittrice ventenne: ‘…mettiamo queste deliziose creature al mondo con gioia e trepidazione. D’un tratto esse ci spiano e ci giudicano, di rado con benevolenza. I figli sono il nostro desiderio più ardente ma alleviamo i nostri peggiori critici. È una situazione assurda ma tessuta con le nostre stesse mani… certo, quando sono ancora delle creaturine la loro dolcezza compensa in parte gli orrori che ci doneranno negli anni a venire…‘.

E sempre a proposito di acutezza d’analisi, anche quest’affermazione della vedova Vernon non è meno lontana dalla realtà attuale (purtroppo, viene da aggiungere), riguardo l’arrivismo e l’imperante ricerca del precoce successo e della visibilità mondana a tutti i costi, a discapito anche dell’istruzione: ‘…non che mi trovi d’accordo con la moda attuale di conseguire una perfetta conoscenza delle lingue, delle arti e delle scienze; è tempo sprecato: essere maestre di francese, di italiano, di tedesco, di musica, di canto, di disegno ecc., può concedere a una donna un certo plauso, ma non aggiungerà un solo amante alla sua lista. Grazia e buone maniere restano, in ogni caso, le doti più importanti…‘. Insomma, poco o nulla, sembra voler sottolineare Whit Stillman, è cambiato nella nostra società e nelle relazioni fra le persone in generale, fra uomini e donne, nonostante siano trascorsi tre secoli dalle vicende narrate in questa storia.

Non solo Lady Susan, ma anche i personaggi che gravitano intorno a lei sono ben rappresentati, sia nel romanzo che nel film. Reginald DeCourcy, non avendo Internet, Instagram e neppure album fotografici a disposizione, per farsi un’idea di persona della bellezza della vedova, così ben descritta per lettera dalla sorella Catherine, deve per forza recarsi a Churchill e giunto con l’intento di ‘suonare’ una persona con una reputazione così poco lusinghiera, in base alle testimonianze di alcune sue conoscenze, resta invece ‘suonato’ ed invischiato a sua volta, alla stessa stregua di Lord Manwaring e Sir James Martin e chissà quanti altri prima di loro, da questa donna dall’ammaliante fascino e la carismatica personalità. Il carattere ancora acerbo del giovane DeCourcy non è in grado di competere con lei in destrezza, pur essendo tutt’altro che sprovveduto e lo espone facilmente alle sue smancerie.

Quella macchietta di Sir James Martin invece, che la sceneggiatura del film ha reso ancora più sciocco dello stesso aggettivo utilizzato da Alicia Johnson per definirlo, è la figura più comica fra quelle presenti, con quel sorrisetto idiota esibito a seguire ogni affermazione che proferisce o che gli viene rivolta. Il classico personaggio per il quale ci si chiede se lo è o ci fa, per concludere con certezza sulla prima ipotesi. La scena della sua improvvisa intrusione, senza essere stato invitato, a Churchill per fare la corte a Frederica, la quale appena lo scorge si rifugia inorridita nella sua camera; quella dei piselli che per la prima volta si ritrova a mangiare durante il pranzo e l’affermazione relativa ai ‘dodici’ comandamenti cui si riferisce nella sala lettura, sotto lo sguardo basito e commiserevole di Mr. Vernon, Reginald e Frederica, sono momenti imbarazzanti ed esilaranti al tempo stesso. Entrambe queste ultime sequenze non appaiono però nel romanzo. 

Lady Susan è d’uso trattare gli uomini che frequenta allo stesso modo, più o meno, senza concedere a nessuno di loro più l’importanza di quella che ambirebbero e presumono di avere. Così descrive il fratello di Catherine, scrivendo ad Alicia: ‘…Reginald ha un bell’aspetto e non sono immeritati gli elogi che hai udito su di lui, tuttavia è di gran lunga inferiore al nostro amico di Langford. Egli è meno raffinato, meno malizioso di Manwaring, e nel confronto risalta la sua incapacità di incantarti con parole che ti riconciliano con te stessa e il mondo…‘. Al tempo stesso però non risparmia stoccate neppure al suo amante, evidentemente anche lui relegato ad un ruolo d’uso e consumo, al momento opportuno però che ritiene lei: ‘…Manwaring è senza dubbio superiore a Reginald, superiore in ogni cosa eccetto che nella possibilità di stare con me. Povero sciocco! È pazzo di gelosia, il che non può dispiacermi, poiché non conosco miglior nutrimento per l’amore. Continua a seccarmi perché lo lasci venire qui e alloggiare nelle vicinanze in incognito, ma io gli ho proibito di fare una cosa del genere. Sono imperdonabili quelle donne che dimenticano ciò che è dovuto a loro stesse e alla opinione della gente…‘.

La figlia Frederica è forse l’unica persona che Lady Susan non riesce a controllare come vorrebbe. Sposarla a quel ricco imbecille di Sir James Martin significherebbe risolvere i problemi economici che l’angustiano, ma la sedicenne non ne vuole sapere. Mrs. Catherine Vernon ed il marito l’hanno presa in simpatia e lo stesso Reginald dopo averla considerata in modo molto negativo ed aver avuto modo di consolare un suo sfogo e conoscerne le ragioni, ha cambiato completamente opinione. C’è da dire, visto il precedente con Lady Susan, che Reginald DeCourcy è un giovane che cambia facilmente opinione sulle persone. Per sua fortuna comunque, gli eventi volgono nella maniera a lui più appropriata e favorevole. Mrs. Catherine così descrive la nipote Frederica ad un certo punto: ‘…è davvero graziosa, anche se non è affascinante come la madre, e in nulla simile a lei. È delicata, ma non attraente e vivace come Lady Susan, e ha i lineamenti dei Vernon: l’ovale del viso, i miti occhi scuri; una dolcezza speciale trapela dal suo sguardo quando parla con lo zio o con me, poiché mostrandoci gentili con lei, abbiamo naturalmente guadagnato la sua gratitudine…‘.

I personaggi di Mr. Vernon, Sir DeCourcy e Mr. Johnson in generale non fanno fare una gran bella figura al genere maschile, al più risultando succubi delle loro mogli, per espressa volontà di Mr. Vernon, oppure nel caso di Mr. Johnson, perché lungamente raggirato riguardo le frequentazioni fra la moglie Alicia e Lady Susan, sperando entrambe che la gotta cui è afflitto faccia il suo corso il più velocemente possibile. Dei tre il più assennato sembra essere Sir Reginald DeCourcy (chissà se la scelta di inflazionare i nomi Frederic/Frederica oppure Reginald padre e figlio sia causale da parte di Jane Austen o piuttosto e più probabilmente un’abitudine del tempo, che si tramandava di generazione in generazione fra le nobili famiglie del tempo) il quale interviene in maniera assennata a richiamare il figlio quando intravvede la possibilità che possa cadere ingenuamente fra le braccia dell’astuta sirena Lady Susan.

Kate Beckinsale, romanticissima protagonista in passato di ‘Pearl Harbor‘ e ‘Serendipity – Quando l’Amore è Magia‘ (clicca su entrambi i titoli se vuoi leggere la mia recensione) è una Lady Susan intrigante e perfetta nella parte, solo leggermente più anziana della protagonista del romanzo ma che non lo dà a vedere ed esprime sensualità, beffardo cinismo e perfida esperienza in egual misura. In ambito femminile sia Chloë Sevigny nei panni di Alicia, che Emma Greenwell in quelli di Catherine reggono con successo il confronto attoriale, mentre la giovane Morfydd Clark interpreta il personaggio di Frederica con personalità, nonostante la parte spesso comporta un atteggiamento dimesso. Sul versante maschile gli interpreti non sono meno efficaci: Xavier Samuel incarna adeguatamente il ruolo del giovane Reginald DeCourcy, un po’ presuntuoso e che spesso si lascia trasportare a dire una parola più del necessario; Stephen Fry, James Fleet, Justin Edwards e Lochlainn O’Mearain sono comprimari di qualità e sicurezza, mentre la palma del più divertente se l’aggiudica Tom Bennet nella parte di Sir James Martin, non fosse altro per l’idiozia del personaggio che è riuscito e rendere al meglio.

In definitiva un romanzo di Jane Austen da scoprire per chi si fosse fermato soltanto alle sue opere maggiori e più note ed un film tratto dallo stesso che nonostante l’ambientazione teatrale e lunghi ma eleganti, brillanti, atteggiati e spesso anche divertenti dialoghi, tiene continuamente desta l’attenzione dello spettatore disposto a lasciarsi trasportare nei meandri del ‘gossip’ d’inizio ottocento, per rendersi conto di quanto siano per nulla differenti da quelli del secolo ventunesimo. Anzi, senza alcun dubbio, almeno nel caso rappresentato dal romanzo e dal film, risultano decisamente più intriganti e se non altro posti in maniera più sottile ed intelligente.

Nel romanzo e conseguentemente anche nella trasposizione cinematografica di Whit Stillman sono numerosi gli aneddoti e le frasi che meriterebbero la citazione. La definizione più sintetica ad esempio della vedova Vernon è forse questa: ‘…le intenzioni di Lady Susan, naturalmente, sono quelle di una vera civetta che desidera l’ammirazione universale…’, ma ce n’è anche una che non esiste nel romanzo e la proferisce il curato della chiesa di Churchill, rivolgendosi a Frederica che afflitta dall’eventualità di andare in sposa ad un cretino, per quanto benestante, si è seduta solitaria in una panca della chiesetta e così trovandola la consola, suoi dubbi che lei dichiara riguardo il rispetto del comandamento che recita ‘onora il padre e la madre‘, da lui considerato il preferito e dopo essersi lanciato in una disquisizione riguardo il suo più significato più esteso e profondo, se ne esce con questa curiosa e garbata citazione: ‘…Baumgarter ha così definitivo la trinità estetica: bellezza, verità, bontà. La verità è il perfetto, percepito dalla ragione. La bellezza, dai sensi. La bontà, dalla volontà morale…‘.

A proposito della residenza di Churchill, non si può tacere il gioco di parole che trova divertente Sir James Martin, fra lo sguardo attonito dei Vernon, sulla ‘chiesa sulla collina‘ che cercava senza trovarla al suo arrivo, non pensando che fosse la dimora stessa ad avere tale denominazione. Un romanzo ed un film insomma che non deludono affatto ed anzi riservano più di una piacevole sorpresa riguardo i costumi, il periodo storico d’appartenenza e l’eloquenza ed eleganza dei dialoghi. Provare per credere…

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