Film: ‘Quasi Famosi’

QUASI FAMOSI

Titolo Originale: Almost Famous

 Nazione: USA

Anno:  2000

Genere: Commedia, Drammatico, Musicale

Durata: 122’ Regia: Cameron Crowe

Cast: Patrick Fugit (William Miller), Billy Crudup (Russell Hammond), Frances McDormand (Elaine Miller), Kate Hudson (Penny Lane), Jason Lee (Jeff Bebe), Anna Paquin (Polexia Aphrodesia), Philip Seymour Hoffman (Lester Bangs), Zooey Deschanel (Anita Miller), Noah Taylor (Dick Roswell), Michael Angarano (William Giovane), Jimmy Fallon (Dennis Hope), Jay Baruchel (Vic Munoz), Fairuza Balk (Sapphire)

TRAMA: San Diego, USA, 1969: William Miller ha undici anni e vive con la sorella maggiore Elaine e la madre. Quest’ultima è un’insegnante, molto protettiva, al limite dell’ossessione, affinché i suoi figli non finiscano in cattive compagnie o si facciano attirare dalle droghe che scorrono sin troppo facilmente in certi ambienti, anche giovanili e tanto meno dalle mode del momento. Elaine però si sente talmente oppressa dalle regole imposte dalla madre, che quando compie 18 anni se ne va di casa per andare a vivere con il suo ragazzo a San Francisco e lascia a William in dote una ricca collezione di dischi in vinile sui quali quest’ultimo costruisce una solida esperienza, appassionandosi alla musica rock di quei favolosi anni. Poiché scrive molto bene, quattro anni dopo le sue recensioni dei dischi sono pubblicate nel giornalino della scuola e le invia anche al rinomato critico Lester Bangs, direttore della rivista ‘Cleem’, il quale dopo averlo messo in guardia sui pericoli che corre, volendo entrare troppo giovane ed inesperto in quel contraddittorio e fagocitante mondo musicale, offre a William l’opportunità di scrivere un articolo per lui sul prossimo concerto di un gruppo di primo piano come Black Sabbath. Per via della sua età e conseguente aspetto fisico, William non viene preso in considerazione quando chiede di entrare nel ‘back stage’. Alcune ‘groupies’ che stazionano sul retro con lui, in attesa dell’arrivo del gruppo di supporto Steelwater, lo prendono in simpatia, in particolare una di loro, che si chiama Penny Lane. Quest’ultima, pur avendo un solo anno più di lui, in realtà sembra molto più navigata ed esperta. All’arrivo della band, nonostante i componenti si dichiarino ostili nei confronti dei critici musicali per precedenti giudizi negativi, William riesce ad attirarne l’attenzione con alcune argute affermazioni sulla loro musica e quindi ad entrare assieme ed assistere al concerto da dietro le quinte, di fianco alle ‘groupies’. Al termine della serata Penny Lane chiede a William se gli andrebbe di fare un viaggio assieme in Marocco e lui, seppure stupito, risponde di sì. Non passa molto tempo che la giovane accompagna William al ‘Continental Hyatt House’ di Los Angeles, un hotel molto frequentato dalle band e dalle rock star più famose, dove incontra ancora gli Steelwater ed osserva Penny Lane che, dopo aver catturato l’attenzione di Russell, si apparta con lui in una camera dove consumano un rapporto sessuale. Contattato dalla celebre rivista ‘Rolling Stones’, che ha letto le sue recensioni e lo crede molto più adulto, il direttore editoriale gli propone una ben retribuita collaborazione, che l’incredulo William accetta immediatamente. Il suo compito è di scrivere un articolo sugli Steelwater seguendone la tournée. La madre è preoccupatissima e gli impone di farle ogni giorno un paio di telefonate che la rassicurino, nel corso dei trasferimenti, che avvengono in un pullman a disposizione della band. Convivendo con la band e le ‘groupies’ che lo accompagnano nel corso delle varie date dei concerti, un po’ alla volta William diventa parte del gruppo e passa dalla simpatia per Penny Lane, ad una vera e propria cotta, senza avere però il coraggio di dichiararsi. Intanto cerca di raccogliere più informazioni possibili per il suo articolo, registrando un’intervista al cantante Jeff Babe ma senza riuscire a fare altrettanto con Russell, apparentemente il più disponibile, che invece rimanda continuamente il momento. Durante i lunghi tempi di viaggio emergono i conflitti caratteriali e le differenti aspirazioni dei componenti la band. Russell si sente più bravo degli altri e quindi sprecato a rimanere con loro, mentre il cantante, che inizio si considerava il leader, ora soffre la personalità del chitarrista, di gran lunga il più acclamato dai fan. All’arrivo a New York, dopo aver dovuto accettare dalla casa discografica un ‘manager del loro manager’, le ‘groupies’ vengono scaricate ad un altro gruppo, mentre agli Steelwater si ricongiungono con le loro fidanzate ufficiali e mogli. Penny Lane però non si rassegna e con mezzi propri giunge ugualmente a New York, prende una camera in hotel sotto falso nome e poi mette in imbarazzo Russell dentro un ristorante, allontanata però dal vecchio manager del gruppo. William insegue Penny Lane fuori dal ristorante sino all’hotel dove gli aveva rivelato che alloggia poco prima un amichetto, fan dei Led Zeppelin, il quale a sua volta ha viaggiato sin lì per incontrarli, e la trova in camera semi incosciente per una overdose di barbiturici. La sua immediata richiesta d’intervento di un medico, salva la vita alla ragazza, convincendo però William a chiudere con la tournée degli Steelwater, non prima di aver urlato la sua rabbia a Russell ed agli altri, durante un viaggio in aereo che sembra sul punto di trasformarsi in tragedia, per il cinico comportamento che hanno tenuto con le loro ‘groupies’, le quali erano, prima di tutto, le loro fan più sfegatate e fedeli. Ottenuto comunque il permesso di scrivere nel suo articolo quello che gli pare, si presenta alla rivista ‘Rolling Stones’ dove il referente che lo ha ingaggiato telefonicamente si rende conto finalmente della sua giovane età, ma trova comunque molto interessante il suo reportage. Chiesta però a Russell una conferma sul contenuto, lui lo smentisce e l’articolo non viene pubblicato. Di conseguenza, William viene messo alla porta. In seguito però una delle ‘groupies’ rimasta con gli Steelwater mette Russell, che già ha nostalgia di Penny Lane, di fronte alle sue responsabilità nei confronti della ragazza ed anche di William ed il chitarrista, pentito del suo atteggiamento, le telefona chiedendole l’indirizzo per raggiungerla. Lo attende però una sorpresa.  

VALUTAZIONE: un’opera che, pur nella sua semplicità, i limiti e le contraddizioni, è imperdibile per chi quegli anni ’70 li ha vissuti veramente, intorno alla musica rock ed anche per chi ne ha soltanto sentito parlare appartenendo a generazioni più recenti, ma ha l’opportunità di farsi un’idea in modo credibile dell’atmosfera frizzante di quell’epoca. In special modo cosa ferveva, appunto, intorno alla musica ed al sogno di molti di poter cambiare il mondo attraverso le canzoni, mentre per altri era un modo come un altro di fare soldi sfruttando l’onda creativa. Non si tratta quindi di un capolavoro, ma di un film di natura autobiografica dello stesso regista Cameron Crowe, che sorprende piacevolmente per lo stile rievocativo ma non retorico ed al tempo stesso simpatico e coinvolgente, accompagnato da una suggestiva ed ampia colonna sonora. La sceneggiatura dello stesso Crowe è stata premiata con l’Oscar.  

Il regista e sceneggiatore di ‘Quasi Famosi‘, Cameron Crowe, all’epoca del film aveva la stessa età del protagonista, l’undicenne William Miller. Facile perciò è immaginare che ci sia qualcosa di autobiografico in questa storia e difatti, leggendo la sua biografia, emerge almeno un’importante ed indicativa analogia: anche lui quando era molto giovane ha lavorato per un po’ come reporter della rivista musicale ‘Rolling Stone‘, un punto di riferimento del settore, già a quel tempo. Avendo quindi vissuto di persona un’esperienza del genere, Crowe ha le giuste referenze per inoltrarsi in alcuni  aspetti dei media di allora e l’esuberante ed impetuoso mondo musicale del rock di quegli anni ’70, inclusi i retroscena che, proprio per loro natura, sono spesso poco visibili al grande pubblico.    

Quasi Famosi‘ (traduzione letterale dell’originale ‘Almost Famous‘), titolo grazie al quale per la produzione nostrana è stato gioco facile riferirsi ad un ‘cult’ del 1980, cioè ‘Saranno Famosi‘ di Alan Parker (che invece in lingua originale era intitolato ‘Fame‘), sin dalle prime sequenze mostra toni che, pur senza nulla nascondere delle contraddizioni e delle problematiche, anche molto serie, di quel movimentato periodo e, soprattutto, delle conseguenze legate all’uso di anfetamine e degli acidi (oltre al sin troppo disinvolto sfruttamento delle cosiddette ‘groupies‘ – sull’uso corretto del plurale di ‘groupie‘ ci sono varie interpretazioni – da parte delle ‘rock star’ più in voga) i toni dicevo non sono mai troppo severi. Non si tratta insomma di un film di denuncia sociale.

Anzi, a partire dalla figura di Elaine, madre di William, interpretata da una sicurezza come Frances McDormand, spunti grotteschi vanno a braccetto con altri ironici in vari momenti del film e diventano elementi costitutivi fondamentali di un interessante e coinvolgente viaggio dentro un’epoca contrassegnata da grandi speranze ed aspettative, nonostante le atmosfere ahimè piuttosto datate oramai, espresse però in un struttura narrativa che spesso si dimostra divertente.

Già dai titoli di testa comunque, scritti a matita su un quaderno, forse simile a quelli che usano i reporter ancora oggi, con la cinepresa che si muove quasi fosse alla ricerca di qualcosa di specifico fra alcune cover di dischi ed oggetti vari sparsi su un tavolo, si capisce che questo è un film che non vuole essere soltanto celebrativo di un’epoca ma neppure convenzionale. Lo conferma la sequenza introduttiva, che vede il giovanissimo William, seduto nel sedile posteriore dell’auto di famiglia, discutere con la madre e la sorella (il padre non c’è più, è morto d’infarto) sui suoi anni effettivi. Che gli sono stati taciuti sino a quel momento, rendendolo in tal modo oggetto dello scherno dei suoi compagni, essendo più piccolo, anche di statura, avendo due anni di meno di quelli che credeva. La madre infatti gli ha fatto anticipare i tempi scolastici, ritenendo che se ne potesse avvantaggiare, avendo in mente per lui una carriera da avvocato, mentre Anita, la sorella maggiore, la accusa in tal modo di aver rubato a William una parte significativa di tempo dell’infanzia spensierata. Insomma, un bel conflitto generazionale, un tema che torna a galla a più riprese nel corso del film ma che al tempo stesso spiega come William sia cresciuto in un ambiente che gli ha ispirato precocemente uno spiccato spirito critico rispetto alla gran parte dei suoi compagni.

A proposito, la madre è un’insegnante di psicologia, ma riesce a farsi capire meglio dai suoi studenti che dai suoi figli. Specie Anita, che sta per compiere diciotto anni e non sopporta più di essere soffocata dalle critiche Elaine al conformismo dei loro coetanei, finendo per far sentire esclusi lei ed il fratello. Come quando Anita cerca di entrare di soppiatto in casa, nascondendo sotto il giaccone un disco di Simon & Garfunkel e la madre, più furba di lei nell’accorgersene subito, soltanto guardando l’espressione dei due artisti in copertina ne deduce che sono da evitare, perché si vede chiaramente che fumano erba, altro che le poesie dei loro testi.

Così, appena diventa maggiorenne, Anita esce di casa, ma lascia a William la sua collezione di dischi nascosta sotto il letto (‘…ascolta ‘Tommy’ – concept album di The Who, ndr. – ed accendi una candela e vedrai davanti a te il tuo futuro…’ gli sussurra in un orecchio, abbracciandolo, mentre se ne sta andando). Grazie a questo piccolo tesoro lui, nei successivi quattro anni, diventa un esperto di musica rock, capace di scrivere brillanti recensioni nel giornale della scuola e persino di dare giudizi con cognizione di causa sull’evoluzione o involuzione di una rock star, ad esempio su Lou Reed: ‘…mi piace le prime cose che ha fatto, nelle ultime vuole imitare David Bowie, invece di essere se stesso…’.

L’incontro con il noto critico musicale Lester Bangs, direttore della rivista ‘Cleem‘, interpretato dal bravo Philip Seymour Hoffman (premio Oscar come attore protagonista nel 2005 di ‘Truman Capote – A Sangue Freddo‘ di Bennett Miller) ahimè scomparso nel frattempo, al quale William fa pervenire le sue recensioni (dopo averlo osservato, ammirato e divertito un giorno, da dietro la vetrata di una radio locale, mentre disquisiva in maniera a dir poco eccentrica su alcuni artisti, stroncando Jim Morrison e preferendogli, considerandolo più vero e coerente, il gruppo dei Guess Who, ma infine metteva sul piatto del giradischi un ‘LP’ dello scatenato Iggy Pop), è illuminante per il giovane critico in erba (senza allusioni a quell’altro tipo…). Sarebbe anche poco incoraggiante, stando a sentire Lester, quando tenta di metterlo in guardia con questo verdetto: ‘…è un peccato che ti sia perso il rock’n’roll, è finito. Sei giusto in tempo per il rantolo della morte, l’ultimo singulto, l’ultimo annaspo…. William però non è tipo da demordere tanto facilmente ed infatti gli risponde che s’accontenta anche soltanto di quel poco che è rimasto. 

Lester perciò gli assegna, promettendogli un compenso di 35 dollari, l’incarico di scrivere in quattro cartelle un articolo sulla band dei Black Sabbath che si sta per esibire in città. Poco dopo, nonostante un attimo prima Lester sembrava volesse congedarlo, forse perché stanco di sentir dire anche a se stesso che molte volte si è riempito di anfetamine e persino di sciroppo per la tosse, quando scriveva di notte pagine su pagine, tanto per buttare giù qualcosa, sono entrambi seduti in un bar. Da professionista oramai disincantato che conosce tutti gli aspetti, i retroscena e le disillusioni del mestiere del critico e del mondo del rock, inclusa la frustrazione di aver vissuto all’ombra delle star, non sempre dotate di un talento migliore del suo, impartisce a William una sorta di lezione iniziatica, sui pericoli insiti in quell’ambiente, che valgono in buona parte anche nella vita in generale: ‘…una volta che andrai a Los Angeles avrai una barca di amici, saranno tutti falsi amici. Tenteranno tutti di corromperti, con quel tuo faccino onesto, ti diranno qualsiasi cosa. Ma non si può diventare amico delle rock star. Se vuoi essere un vero giornalista rock, prima di tutto pagano una miseria, però le case discografiche ti mandano i dischi gratis… Guarda che sarà una brutta storia, ti offriranno da bere, incontrerai delle ragazze, volerai con loro da un posto all’altro, ti offriranno la droga. Lo so che sembra una svolta, ma non saranno mai tuoi amici. Cioè quelli vogliono che tu disegni dei santini sul grande genio della rock star ma in realtà rovineranno il rock’n’roll e soffocheranno tutto quello che amiamo del rock’n’roll. E poi diventerà soltanto l’industria del più fico… Cioè, davvero sei arrivato in un momento molto pericoloso per il rock’n’roll. Ecco per me dovresti tornartene a casa e fare, che ne so, l’avvocato per esempio. Ma vedo dalla tua faccia che non lo farai…‘. Anche perché, come aveva detto lui stesso in precedenza: ‘… è la musica che ti sceglie…‘…(leggi il resto del commento cliccando qui sotto su ’Continua a leggere’)  Continua a leggere…

Annunci

Libro: ‘Amber’ e Film: ‘Ambra’

AMBER

Di Kathleen Winsor

Scritto nel 1944

Anno di Edizione 2015; Pagine 880

Costo € 6,90

Ed. BEAT (collana ‘Best BEAT’)

Traduttrice: Luciana Agnoli Zucchini

AMBRA

Titolo Originale: Forever Amber

 Nazione: Irlanda, Francia, Olanda, GBR

Anno:  1947

Genere: Commedia, Dramma in Costume

Durata: 100’ Regia: Otto Preminger

Cast: Linda Darnell (Ambra St. Clare), Cornel Wilde (Bruce Carlton), George Sanders (Carlo II d’Inghilterra), Jessica Tandy (Nan Britton), Richard Greene (lord Almsbury), Glenn Langan (capitano Rex Morgan), Richard Haydn (conte di Radcliffe), John Russell (Black Jack Mallard), Jane Ball (Corinne Carlton), Leo G. Carroll (Matt Goodgrome), Anne Revere (Red Cap), Robert Coote (sir Thomas Dudley), Natalie Draper (Barbara, contessa di Castelmaine), Margaret Wycherly (signora Spong), Alma Kruger (lady Redmond), Edmond Breon (lord Redmond), Alan Napier (Landale)

TRAMA: Amber Mainwaring è nata nella casa di una coppia di contadini, Sarah e Matthew Goodegroome, presso la quale si era rifugiata la madre Judith, una nobile che era morta mettendola al mondo. Judith era stata promessa in sposa a John St. Clare, figlio di un altro nobile. Le loro casate però si erano ritrovate su opposti schieramenti nella lotta fra i fedeli al re Carlo I ed i puritani del Parlamento di Oliver Cromwell e quindi avevano rotto il patto. Nonostante ciò, Judith e John intanto si erano innamorati ed in seguito ad un furtivo ultimo incontro, prima della partenza del giovane per la guerra civile, era rimasta incinta. Non potendo confessarlo ai genitori e volendo comunque sposare John, d’accordo con lui aveva deciso di partire e raggiungere il villaggio di Marygreen dove vive Sarah, la quale l’aveva accolta, seguendo le istruzioni di John ed in attesa del suo ritorno, convinta che la coppia si fosse sposata nel frattempo. John però non era tornato ed era stata Sarah a crescere Amber come se fosse figlia sua. Nel 1660, sedici anni dopo, Amber è diventata una bellissima ragazza ed un giorno nel villaggio arriva un gruppo di sei cavalieri che si ferma nella locale locanda durante un viaggio di trasferimento a Londra. Per Amber la vista del loro capo, Bruce Carlton, è un colpo di fulmine. Il giorno dopo, durante l’usuale fiera paesana, lo incontra nuovamente e nonostante Bruce si comporti da galantuomo, lo convince ad appartarsi con lei e gli chiede poi di portarla con sé a Londra, non volendo rassegnarsi a sposare un contadino e adattarsi ad una umile esistenza. Bruce cerca di convincerla a rinunciare ma poi cede di fronte alla sua risolutezza, chiarendo subito però che non l’avrebbe mai sposata. I due convivono per un po’ ed Amber scopre di essere incinta. Bruce però è un corsaro, che intercetta e depreda le navi spagnole, con il beneplacito ed il finanziamento del re d’Inghilterra Carlo II, che nel frattempo è tornato dall’esilio in Francia, acclamato dal popolo quando Cromwell è stato deposto e con lui le regole oppressive e castigate che aveva imposto. Bruce non resta a lungo a Londra, non sopportando l’ozio e gli intrighi della vita di corte e Amber è disperata quando decide di partire per compiere nuove scorribande con la sua nave, lasciandole però una ricca dote per mantenere lei ed il prossimo nascituro, assieme ad alcuni suggerimenti pratici per sopravvivere in una città piena di trappole e uomini cinici e spietati. Il conte Almsbury, nonostante l’amicizia con Bruce, ha già provato a sedurre Amber, ma con il tempo diventa per lei un prezioso alleato ed accompagnatore per accedere a Whitehall, dove la nobiltà vive nel lusso e le dame competono fra loro per apparire ed essere ammirate. Nonostante la giovane età, Amber è molto ambiziosa ma la gravidanza, non ancora evidente ma prossima, diventa un ostacolo che è indispensabile superare prima che sia troppo tardi. Dopo aver familiarizzato con Sally Goodman, una donna che abita vicino a lei, sposa suo nipote Luke Channell, sperando che creda suo il figlio che porta in grembo, accorgendosi troppo tardi che si trattava di un raggiro architettato da entrambi per impossessarsi dei soldi che le aveva lasciato Bruce e che Amber stoltamente non aveva messo al sicuro come le aveva vivamente suggerito. Coperta dai debiti del marito, nel frattempo fuggito assieme alla zia con il bottino, viene condannata ed incarcerata a Newgate. E’ solo l’inizio di una lunga sequenza di eventi. Riesce infatti a fuggire da quel carcere, dove regnano sovrane corruzione e crudeltà, assieme ad un bandito di nome Black Jack Mallard, del quale accetta di diventare l’amante, dopo aver partorito il figlio di Bruce, per poi fargli da esca per i nobili che intende rapinare. Sinché Black Jack viene tradito, catturato ed impiccato e lei si ritrova di nuovo sola e senza denaro. Con coraggio e determinazione, oltreché immutabile fiducia in se stessa e sul suo fascino, Amber trascorre i successivi dieci anni attraversando varie vicissitudini, salendo e scendendo più volte i gradini della scala sociale sino a diventare, accettando di buon grado anche un altro paio di maternità, persino l’amante del re. Il che la porta a rivaleggiare senza tirarsi indietro con la bellissima e temuta Barbara, contessa di Castelmaine ed altre favorite di Carlo II. Amber però è sempre stata innamorata soltanto di Bruce e quando egli torna a più riprese dalle sue scorribande navali, non riesce a farne a meno, complice anche il figlio che porta il suo stesso nome. A nulla serve che lei assista l’amato, rischiando a sua volta di morire, quando scoppia la peste a Londra e Bruce ne resta contagiato, scampando miracolosamente alla morte, soltanto grazie alla sua dedizione. Per nulla rassegnata, Amber si sposa più volte, durante le lunghe assenze di Bruce, rimanendo vedova in circostanze anche drammatiche, sino ad ottenere quel titolo nobiliare cui ambiva da sempre con l’intento di convincere finalmente Bruce a sposarla. Ma il destino le riserva, dopo essersi tolta molte soddisfazioni ed aver agito per ciò cui desiderava, anche una brutta sorpresa che non riesce proprio ad accettare.       

VALUTAZIONE: quasi 900 pagine sono impegnative per chiunque, ma Kathleen Winsor riesce a renderle estremamente fluide e ricche di avvenimenti e colpi di scena da farle scorrere via che è un piacere. Nel mentre racconta la vita pericolosa ed anticonformista di Amber, l’immaginaria protagonista, inserendola nella storia d’Inghilterra del XVII secolo, descrive ambienti e vicende di grande rilievo di quel tempo con la minuzia e la competenza che possono appartenere solo ad una appassionata studiosa. Un notevole romanzo insomma, che alla data di prima pubblicazione suscitò grande scandalo e fu addirittura proibito in alcuni stati per gli argomenti ritenuti troppo osé che racconta, ma che possiede la rara virtù di convincere sia il lettore più semplice che quello più esigente. Il film di Otto Preminger è una trasposizione parziale e semplicistica, con molti elementi narrativi importanti che sono stati sorvolati ed un finale persino antecedente a quello del romanzo. Un film che può apprezzare, forse, soltanto chi non ha letto l’opera della scrittrice americana.   

Aldilà dell’altezza di cinque centimetri del tomo e le sue ottocentottanta pagine, che comprensibilmente possono indurre chiunque, alla sola vista, a desistere dall’iniziare a leggerlo, una volta accettata la sfida e scorsi i primi capitoli, l’impressione che se ne trae per prima, ovviamente parziale e riduttiva, è quella di una storia melodrammatica, ambientata nel XVII secolo, che vede protagonista la giovane contadina del titolo, la quale s’innamora follemente e per tutta la vita di un cavaliere di ventura, dal momento in cui, casualmente, gli appare di fronte per la prima volta, di passaggio dal villaggio di Marygreen nella contea dell’Essex, che si trova nell’Inghilterra orientale (‘…non aveva mai visto nessuno come lui prima nella sua vita. Gli abiti che indossava, il suono della sua voce, l’espressione nei suoi occhi, la facevano sentire come se avesse avuto una visione momentanea in un altro mondo – e desiderava ardentemente vederla di nuovo, anche se solo per un breve periodo…).

Il quale invece glielo dice subito che non vuole saperne di legarsi a lei in maniera duratura, men che meno in seguito in prospettiva di un matrimonio. Amber pensa che la causa siano le sue origini popolane, mentre in seguito scoprirà una verità ancora più dura da mandar giù. Comunque il bel tenebroso, per dirla senza giri di parole, l’ha sverginata poche ore dopo averla conosciuta quando aveva solo sedici anni, l’ha messa incinta e non si è posto alcun problema a godere a più riprese della sua compagnia, per così dire, ogni volta che è tornato dai suoi viaggi a bordo delle navi corsare, sempre più ricco, dopo aver assaltato e depredato le imbarcazioni commerciali spagnole, con il beneplacito ed il finanziamento del re Carlo II.

Un comportamento certamente deprecabile, quello di Bruce Carlton, ma al netto di qualche attenuante ed una franchezza, sin dal principio, che Amber non ha inteso in alcun modo di voler ascoltare e prenderne atto. La sua correttezza si ferma al garantire ad Amber ed a suo figlio, prima di lasciarli e partire per un lungo periodo in mare, una generosa somma ed al ritorno di amarla ancora con passione, perché fra loro sicuramente c’è una forte componente chimica, ma senza considerarla mai la donna della sua vita, tanto meno da sposare. D’altra parte, come tirarsi indietro di fronte ad una creatura così compiutamente descritta dall’autrice: ‘…i capelli biondi le scendevano morbidi ed ondulati sulle spalle e, mentre fissava il bel cavaliere, i suoi occhi limpidi, screziati d’ambra, sembravano farsi più grandi. Le sopracciglia nere erano arcuate e le ciglia folte e scure. Dalla sua figura emanava una sorta di rigogliosa esuberanza, una promessa di piacere che subito si comunicava agli uomini, della quale, pur non dipendendo dalla sua volontà, lei era acutamente consapevole. Era questo indefinibile potere, più che la sua bellezza, a suscitare la gelosia e la rabbia delle compagne…‘.

Solo un po’ per volta, andando avanti nella lettura, ci si rende conto però quanto sia stata abile invece Kathleen Winsor a scrivere una corposa storia di fantasia, che neppure per un momento risulta noiosa, inserendola in avvenimenti realmente accaduti e personaggi storici veramente esistiti, come se fosse venuta a conoscenza, lei sola, di aneddoti e protagonisti che per qualche strana ragione sono sfuggiti agli storici di quel tempo. Ancora più sorprendente è il fatto che la scrittrice è di nazionalità americana, ma ciò non le ha impedito di appassionarsi così tanto e diventare talmente competente riguardo il periodo storico della cosiddetta ‘restaurazione’ della monarchia da parte di Carlo II d’Inghilterra, che la sua opera, in originale intitolata ‘Forever Amber‘, viene tuttora considerata anche un vero e proprio documento storico. Non soltanto quindi, e questa è anche un’altra chiave di lettura del romanzo, la vicenda di una donna che per soddisfare la sua ambizione e la voglia di riscatto dalle umili origini (che poi lei non sa neppure che sono nobili invece), non teme nessuno e non si ferma davanti a nulla, pagando i suoi errori in prima persona senza guardarsi mai indietro. Eccezion fatta per l’unico uomo che lei ha sempre amato veramente sin dalla prima volta che l’ha visto e di fronte al quale è inerme.

Nel corso della trama alcuni eventi tristemente noti, come la peste a Londra del 1665, che causò dai 75 ai 100.000 morti e il grande incendio dell’anno seguente, che da un lato pose finalmente fine alla terribile epidemia, ma dall’altro distrusse la città per due terzi e con essa oltre una decina di migliaia di case e persino la cattedrale di Saint Paul, sono descritti con dovizia di dettagli sparsi in numerose pagine che testimoniano la loro causa, gravità ed entità. Risulta perciò ancora più stridente la contrapposizione con la sfrenata ricchezza e la vita dissoluta di corte, davvero un altro mondo, dopo il ritorno di Carlo II d’Inghilterra, che seguì il puritanesimo parlamentare di Oliver Cromwell (rimasto curiosamente l’unico governo repubblicano della storia britannica), diventato insopportabile per lo stesso popolo e non soltanto per l’aristocrazia, a causa delle proibizioni e del clima di malcontento, oppressione e terrore che aveva instaurato.

La reazione infatti fu di segno opposto e seguì un lungo periodo di divertimenti dai più bassi strati sociali ai più alti livelli, nei quali ultimi poi gli sprechi abbondarono, unitamente a storie passionali sullo sfondo di vicende politiche e conflitti fra stati come Inghilterra, Olanda e Francia che nonostante la loro drammaticità sembravano quasi in second’ordine rispetto alle sfarzose feste di corte, agli spettacoli teatrali con le prostitute in sala che distribuivano arance ed alle liaison che riguardavano in special modo il re Carlo II, inclusa Amber che pure ne diventerà l’amante, al culmine di una irresistibile ascesa sociale. La scrittrice descrive questo passaggio storico senza lesinare curiosi aneddoti sulle implicazioni ed i particolari, con autorevolezza ed un linguaggio spigliato ed accattivante (merito pure della traduttrice Luciana Agnoli Zucchini), mettendo in risalto anche l’aspetto architettonico ed artistico delle vie, delle case di Londra e della residenza reale di Whitehall…(leggi il resto del commento cliccando qui sotto su ’Continua a leggere’)  Continua a leggere…

Foto: ‘ a Lerici e dintorni, ‘carpe diem’ fra i colori del giorno e della sera… ‘

Cliccando su una qualsiasi delle foto è possibile vederle in un formato ingrandito e scorrere in avanti ed indietro le stesse usando i tasti freccia. Avvicinando il mouse ad ogni singola foto è visibile il titolo che le ho dato, per informazione sul luogo o semplicemente per dare sfogo alla mia fantasia. Buona visione…

Quante volte avrò scattato foto a Lerici e dintorni, dove sono nato e torno quando mi è possibile? Non saprei neanche dire un numero… ogni volta però, vuoi per caratteristiche proprie della fotografia stessa, che è sinonimo di… ‘cogliere l’attimo’; vuoi perché c’è sempre modo di vedere uno scorcio in maniera diversa dalle precedenti, ci si stupisce di trovare nuove prospettive a vedute, seppure ci si è già trovati di fronte innumerevoli volte.

Tutte le foto, eccetto quella di notte del castello con la luna, ripresa da casa mia, le ho scattate con lo smartphone, quindi chiedo venia per la qualità delle stesse. Ho pensato, per una volta, di dividerle in due gallerie: quelle scattate di giorno, fra le quali ne ho lasciata persino una sbagliata, nella quale il vero soggetto, il castello, è sfocato e posto sullo sfondo, ma è curiosa quindi l’ho lasciata volentieri ugualmente…

…e quelle invece riprese al tramonto o subito dopo, con l’immutabile piacere di rivedere certi posti di Lerici e dintorni, seppure già ampiamente immortalati anche fra le foto che ho scattato in passato ed alle quali ho dedicato una specifica galleria visibile (clicca su questo link se ti va di vederle). Eppure ogni volta è come se cambiassero d’abito, per così dire, arricchendosi di colori e sfumature differenti. Sarà un giudizio di parte, non lo nego, ma è uno spettacolo che non mi stanca mai e che perciò mi ostino a riproporre…