Libro: ‘Amber’ e Film: ‘Ambra’

AMBER

Di Kathleen Winsor

Scritto nel 1944

Anno di Edizione 2015; Pagine 880

Costo € 6,90

Ed. BEAT (collana ‘Best BEAT’)

Traduttrice: Luciana Agnoli Zucchini

AMBRA

Titolo Originale: Forever Amber

 Nazione: Irlanda, Francia, Olanda, GBR

Anno:  1947

Genere: Commedia, Dramma in Costume

Durata: 100’ Regia: Otto Preminger

Cast: Linda Darnell (Ambra St. Clare), Cornel Wilde (Bruce Carlton), George Sanders (Carlo II d’Inghilterra), Jessica Tandy (Nan Britton), Richard Greene (lord Almsbury), Glenn Langan (capitano Rex Morgan), Richard Haydn (conte di Radcliffe), John Russell (Black Jack Mallard), Jane Ball (Corinne Carlton), Leo G. Carroll (Matt Goodgrome), Anne Revere (Red Cap), Robert Coote (sir Thomas Dudley), Natalie Draper (Barbara, contessa di Castelmaine), Margaret Wycherly (signora Spong), Alma Kruger (lady Redmond), Edmond Breon (lord Redmond), Alan Napier (Landale)

TRAMA: Amber Mainwaring è nata nella casa di una coppia di contadini, Sarah e Matthew Goodegroome, presso la quale si era rifugiata la madre Judith, una nobile che era morta mettendola al mondo. Judith era stata promessa in sposa a John St. Clare, figlio di un altro nobile. Le loro casate però si erano ritrovate su opposti schieramenti nella lotta fra i fedeli al re Carlo I ed i puritani del Parlamento di Oliver Cromwell e quindi avevano rotto il patto. Nonostante ciò, Judith e John intanto si erano innamorati ed in seguito ad un furtivo ultimo incontro, prima della partenza del giovane per la guerra civile, era rimasta incinta. Non potendo confessarlo ai genitori e volendo comunque sposare John, d’accordo con lui aveva deciso di partire e raggiungere il villaggio di Marygreen dove vive Sarah, la quale l’aveva accolta, seguendo le istruzioni di John ed in attesa del suo ritorno, convinta che la coppia si fosse sposata nel frattempo. John però non era tornato ed era stata Sarah a crescere Amber come se fosse figlia sua. Nel 1660, sedici anni dopo, Amber è diventata una bellissima ragazza ed un giorno nel villaggio arriva un gruppo di sei cavalieri che si ferma nella locale locanda durante un viaggio di trasferimento a Londra. Per Amber la vista del loro capo, Bruce Carlton, è un colpo di fulmine. Il giorno dopo, durante l’usuale fiera paesana, lo incontra nuovamente e nonostante Bruce si comporti da galantuomo, lo convince ad appartarsi con lei e gli chiede poi di portarla con sé a Londra, non volendo rassegnarsi a sposare un contadino e adattarsi ad una umile esistenza. Bruce cerca di convincerla a rinunciare ma poi cede di fronte alla sua risolutezza, chiarendo subito però che non l’avrebbe mai sposata. I due convivono per un po’ ed Amber scopre di essere incinta. Bruce però è un corsaro, che intercetta e depreda le navi spagnole, con il beneplacito ed il finanziamento del re d’Inghilterra Carlo II, che nel frattempo è tornato dall’esilio in Francia, acclamato dal popolo quando Cromwell è stato deposto e con lui le regole oppressive e castigate che aveva imposto. Bruce non resta a lungo a Londra, non sopportando l’ozio e gli intrighi della vita di corte e Amber è disperata quando decide di partire per compiere nuove scorribande con la sua nave, lasciandole però una ricca dote per mantenere lei ed il prossimo nascituro, assieme ad alcuni suggerimenti pratici per sopravvivere in una città piena di trappole e uomini cinici e spietati. Il conte Almsbury, nonostante l’amicizia con Bruce, ha già provato a sedurre Amber, ma con il tempo diventa per lei un prezioso alleato ed accompagnatore per accedere a Whitehall, dove la nobiltà vive nel lusso e le dame competono fra loro per apparire ed essere ammirate. Nonostante la giovane età, Amber è molto ambiziosa ma la gravidanza, non ancora evidente ma prossima, diventa un ostacolo che è indispensabile superare prima che sia troppo tardi. Dopo aver familiarizzato con Sally Goodman, una donna che abita vicino a lei, sposa suo nipote Luke Channell, sperando che creda suo il figlio che porta in grembo, accorgendosi troppo tardi che si trattava di un raggiro architettato da entrambi per impossessarsi dei soldi che le aveva lasciato Bruce e che Amber stoltamente non aveva messo al sicuro come le aveva vivamente suggerito. Coperta dai debiti del marito, nel frattempo fuggito assieme alla zia con il bottino, viene condannata ed incarcerata a Newgate. E’ solo l’inizio di una lunga sequenza di eventi. Riesce infatti a fuggire da quel carcere, dove regnano sovrane corruzione e crudeltà, assieme ad un bandito di nome Black Jack Mallard, del quale accetta di diventare l’amante, dopo aver partorito il figlio di Bruce, per poi fargli da esca per i nobili che intende rapinare. Sinché Black Jack viene tradito, catturato ed impiccato e lei si ritrova di nuovo sola e senza denaro. Con coraggio e determinazione, oltreché immutabile fiducia in se stessa e sul suo fascino, Amber trascorre i successivi dieci anni attraversando varie vicissitudini, salendo e scendendo più volte i gradini della scala sociale sino a diventare, accettando di buon grado anche un altro paio di maternità, persino l’amante del re. Il che la porta a rivaleggiare senza tirarsi indietro con la bellissima e temuta Barbara, contessa di Castelmaine ed altre favorite di Carlo II. Amber però è sempre stata innamorata soltanto di Bruce e quando egli torna a più riprese dalle sue scorribande navali, non riesce a farne a meno, complice anche il figlio che porta il suo stesso nome. A nulla serve che lei assista l’amato, rischiando a sua volta di morire, quando scoppia la peste a Londra e Bruce ne resta contagiato, scampando miracolosamente alla morte, soltanto grazie alla sua dedizione. Per nulla rassegnata, Amber si sposa più volte, durante le lunghe assenze di Bruce, rimanendo vedova in circostanze anche drammatiche, sino ad ottenere quel titolo nobiliare cui ambiva da sempre con l’intento di convincere finalmente Bruce a sposarla. Ma il destino le riserva, dopo essersi tolta molte soddisfazioni ed aver agito per ciò cui desiderava, anche una brutta sorpresa che non riesce proprio ad accettare.       

VALUTAZIONE: quasi 900 pagine sono impegnative per chiunque, ma Kathleen Winsor riesce a renderle estremamente fluide e ricche di avvenimenti e colpi di scena da farle scorrere via che è un piacere. Nel mentre racconta la vita pericolosa ed anticonformista di Amber, l’immaginaria protagonista, inserendola nella storia d’Inghilterra del XVII secolo, descrive ambienti e vicende di grande rilievo di quel tempo con la minuzia e la competenza che possono appartenere solo ad una appassionata studiosa. Un notevole romanzo insomma, che alla data di prima pubblicazione suscitò grande scandalo e fu addirittura proibito in alcuni stati per gli argomenti ritenuti troppo osé che racconta, ma che possiede la rara virtù di convincere sia il lettore più semplice che quello più esigente. Il film di Otto Preminger è una trasposizione parziale e semplicistica, con molti elementi narrativi importanti che sono stati sorvolati ed un finale persino antecedente a quello del romanzo. Un film che può apprezzare, forse, soltanto chi non ha letto l’opera della scrittrice americana.   

Aldilà dell’altezza di cinque centimetri del tomo e le sue ottocentottanta pagine, che comprensibilmente possono indurre chiunque, alla sola vista, a desistere dall’iniziare a leggerlo, una volta accettata la sfida e scorsi i primi capitoli, l’impressione che se ne trae per prima, ovviamente parziale e riduttiva, è quella di una storia melodrammatica, ambientata nel XVII secolo, che vede protagonista la giovane contadina del titolo, la quale s’innamora follemente e per tutta la vita di un cavaliere di ventura, dal momento in cui, casualmente, gli appare di fronte per la prima volta, di passaggio dal villaggio di Marygreen nella contea dell’Essex, che si trova nell’Inghilterra orientale (‘…non aveva mai visto nessuno come lui prima nella sua vita. Gli abiti che indossava, il suono della sua voce, l’espressione nei suoi occhi, la facevano sentire come se avesse avuto una visione momentanea in un altro mondo – e desiderava ardentemente vederla di nuovo, anche se solo per un breve periodo…).

Il quale invece glielo dice subito che non vuole saperne di legarsi a lei in maniera duratura, men che meno in seguito in prospettiva di un matrimonio. Amber pensa che la causa siano le sue origini popolane, mentre in seguito scoprirà una verità ancora più dura da mandar giù. Comunque il bel tenebroso, per dirla senza giri di parole, l’ha sverginata poche ore dopo averla conosciuta quando aveva solo sedici anni, l’ha messa incinta e non si è posto alcun problema a godere a più riprese della sua compagnia, per così dire, ogni volta che è tornato dai suoi viaggi a bordo delle navi corsare, sempre più ricco, dopo aver assaltato e depredato le imbarcazioni commerciali spagnole, con il beneplacito ed il finanziamento del re Carlo II.

Un comportamento certamente deprecabile, quello di Bruce Carlton, ma al netto di qualche attenuante ed una franchezza, sin dal principio, che Amber non ha inteso in alcun modo di voler ascoltare e prenderne atto. La sua correttezza si ferma al garantire ad Amber ed a suo figlio, prima di lasciarli e partire per un lungo periodo in mare, una generosa somma ed al ritorno di amarla ancora con passione, perché fra loro sicuramente c’è una forte componente chimica, ma senza considerarla mai la donna della sua vita, tanto meno da sposare. D’altra parte, come tirarsi indietro di fronte ad una creatura così compiutamente descritta dall’autrice: ‘…i capelli biondi le scendevano morbidi ed ondulati sulle spalle e, mentre fissava il bel cavaliere, i suoi occhi limpidi, screziati d’ambra, sembravano farsi più grandi. Le sopracciglia nere erano arcuate e le ciglia folte e scure. Dalla sua figura emanava una sorta di rigogliosa esuberanza, una promessa di piacere che subito si comunicava agli uomini, della quale, pur non dipendendo dalla sua volontà, lei era acutamente consapevole. Era questo indefinibile potere, più che la sua bellezza, a suscitare la gelosia e la rabbia delle compagne…‘.

Solo un po’ per volta, andando avanti nella lettura, ci si rende conto però quanto sia stata abile invece Kathleen Winsor a scrivere una corposa storia di fantasia, che neppure per un momento risulta noiosa, inserendola in avvenimenti realmente accaduti e personaggi storici veramente esistiti, come se fosse venuta a conoscenza, lei sola, di aneddoti e protagonisti che per qualche strana ragione sono sfuggiti agli storici di quel tempo. Ancora più sorprendente è il fatto che la scrittrice è di nazionalità americana, ma ciò non le ha impedito di appassionarsi così tanto e diventare talmente competente riguardo il periodo storico della cosiddetta ‘restaurazione’ della monarchia da parte di Carlo II d’Inghilterra, che la sua opera, in originale intitolata ‘Forever Amber‘, viene tuttora considerata anche un vero e proprio documento storico. Non soltanto quindi, e questa è anche un’altra chiave di lettura del romanzo, la vicenda di una donna che per soddisfare la sua ambizione e la voglia di riscatto dalle umili origini (che poi lei non sa neppure che sono nobili invece), non teme nessuno e non si ferma davanti a nulla, pagando i suoi errori in prima persona senza guardarsi mai indietro. Eccezion fatta per l’unico uomo che lei ha sempre amato veramente sin dalla prima volta che l’ha visto e di fronte al quale è inerme.

Nel corso della trama alcuni eventi tristemente noti, come la peste a Londra del 1665, che causò dai 75 ai 100.000 morti e il grande incendio dell’anno seguente, che da un lato pose finalmente fine alla terribile epidemia, ma dall’altro distrusse la città per due terzi e con essa oltre una decina di migliaia di case e persino la cattedrale di Saint Paul, sono descritti con dovizia di dettagli sparsi in numerose pagine che testimoniano la loro causa, gravità ed entità. Risulta perciò ancora più stridente la contrapposizione con la sfrenata ricchezza e la vita dissoluta di corte, davvero un altro mondo, dopo il ritorno di Carlo II d’Inghilterra, che seguì il puritanesimo parlamentare di Oliver Cromwell (rimasto curiosamente l’unico governo repubblicano della storia britannica), diventato insopportabile per lo stesso popolo e non soltanto per l’aristocrazia, a causa delle proibizioni e del clima di malcontento, oppressione e terrore che aveva instaurato.

La reazione infatti fu di segno opposto e seguì un lungo periodo di divertimenti dai più bassi strati sociali ai più alti livelli, nei quali ultimi poi gli sprechi abbondarono, unitamente a storie passionali sullo sfondo di vicende politiche e conflitti fra stati come Inghilterra, Olanda e Francia che nonostante la loro drammaticità sembravano quasi in second’ordine rispetto alle sfarzose feste di corte, agli spettacoli teatrali con le prostitute in sala che distribuivano arance ed alle liaison che riguardavano in special modo il re Carlo II, inclusa Amber che pure ne diventerà l’amante, al culmine di una irresistibile ascesa sociale. La scrittrice descrive questo passaggio storico senza lesinare curiosi aneddoti sulle implicazioni ed i particolari, con autorevolezza ed un linguaggio spigliato ed accattivante (merito pure della traduttrice Luciana Agnoli Zucchini), mettendo in risalto anche l’aspetto architettonico ed artistico delle vie, delle case di Londra e della residenza reale di Whitehall…(leggi il resto del commento cliccando qui sotto su ’Continua a leggere’)  

Definito dal Washington Post ‘Il romanzo americano più famoso nel mondo‘, il lungo racconto colpisce grazie ad un mix ideale di elementi: la natura popolare della figura di Amber, sommata ai molti dialoghi, spesso brillantemente espressi; la cura e la ricostruzione dell’ambientazione e della società del tempo; ma anche una inusuale carica di sensualità, specie se si considera la data di prima pubblicazione, ‘Amber‘ divenne non soltanto un caso editoriale (centomila copie vendute solo nella prima settimana), ma suscitò anche un grande scandalo. Qualche dato al riguardo, raccolto qua e là: il romanzo fu ‘prima bandito da tutte le librerie di Boston, poi messo all’indice in 14 stati a partire dal Massachussets, il cui procuratore generale segnalò ben 70 riferimenti all’unione carnale, 39 a gravidanze illegittime, 7 ad aborti, 10 scene in cui le donne si spogliavano davanti a uomini con cui non erano sposate e una cinquantina di scene variamente pruriginose…‘.

Ora, se dovessimo riferirci al metro di giudizio odierno per le parti ritenute sessualmente sconvenienti, il tomo della Winsor potrebbe essere letto anche in una classe di scuola secondaria, mentre alla fine degli anni quaranta l’uso disinvolto che Amber fa del suo corpo e del suo sex appeal, uniti allo spirito trasgressivo e ad una smisurata ambizione, non ultimo il fatto che quest’ultima è espressa da una giovane donna d’umili origini, furono considerati elementi sufficienti per bollare quest’opera come pericolosa per la morale corrente e diseducativa, per usare un termine benevolo, delle giovani lettrici, che invece in lei trovarono un modello d’affermazione e la nascosero in qualche modo ai genitori. Che poi è la tipica reazione, che quasi sempre si verifica quando d’autorità si proibisce qualcosa che riguarda la morale. 

In realtà, pagine che descrivono atti sessuali non ce ne sono proprio ed al confronto con la letteratura più recente che segue format del tipo ‘Cinquanta sfumature…‘ di E.L. James, il romanzo della Winsor, in quanto a morbosità, fa sorridere. E’ innegabile però che la ‘temperatura’ dei sentimenti fra Amber e l’amato Bruce Carlton in alcuni casi è alta e si percepisce chiaramente, seppure in modo più che altro allusivo. Così come è evidente la sensazione che il sesso, praticato anche in giovanissima età, a quel tempo fosse tutt’altro che un tabù, seppure usato, nel caso di Amber e delle numerose cortigiane, come leva per entrare nelle grazie di qualche uomo potente, conquistare un titolo, o semplicemente per affermazione personale nei confronti della ‘concorrenza’, per così dire. Forse che oggi è diverso?

Amber‘ però è un romanzo che capovolge la consuetudine narrativa ed è forse un’altra ragione per la quale ha suscitato alla sua uscita così tanto scalpore, perché contrariamente alle abitudini che vedono gli uomini nel ruolo dei ‘cacciatori’ di donne, in questo caso è la protagonista, ma non soltanto lei, a servirsi degli uomini, persino del re, per raggiungere obiettivi di affermazione: che si tratti appunto di aggiudicarsi un titolo nobiliare o di diventare, come fosse la conquista del riconoscimento più alto, persino la concubina del sovrano, temuta e rispettata non meno di quest’ultimo e nonostante ciò comportasse anche qualche controindicazione, leggasi gravidanza, che poi in alcuni casi era un modo come un altro per arrivare ad ottenere ulteriori gratificazioni.

Se infatti scorriamo i dati di cronaca del tempo e non soltanto il testo della Winsor, scopriamo che la bellissima Barbara Villiers Palmer, nominata duchessa di Castlemaine, probabilmente l’amante più famosa di Carlo II, nonostante fosse sposata a Roger Palmer, ebbe cinque figli dal re, tutti riconosciuti in seguito e nobilitati con vari titoli. Ma la lista sarebbe lunga da scorrere e comprende personaggi realmente esistiti che sono più volte citati nel corso del romanzo, come Nell Gwyn, dalla quale ebbe due figli o Mary ‘Moll’ Davis con uno soltanto. In totale, dalle sue amanti riconosciute, Re Carlo II ebbe la bellezza di quindici figli, tutti sistemati al meglio, si può senz’altro dire.

Ironia della sorte vuole che la regina Caterina, infanta del Portogallo, fosse sterile, ma nonostante ciò Carlo II l’ha sempre amata, anche se non si può affermare che l’abbia rispettata nella fedeltà coniugale. L’usanza del tempo era che la donna desiderata dal re, che fosse sposata o meno, doveva considerarsi una privilegiata ad assecondare le sue voglie. Il re, come massima manifestazione della sua attenzione per salvare le apparenze nei confronti dei consorti cornuti, attraverso i suoi lacchè faceva in modo che le loro mogli finissero nel suo letto in maniera non ostentata. L’unica che riesce a resistergli, perlomeno nella fantasia della Winsor ed accrescendo conseguentemente il suo desiderio, è Frances Stewart, la quale però ha un’opinione originale e curiosa del sesso, anche in ambito matrimoniale: ‘…essere la concubina del re! Oh, no! Lascio volentieri questo “onore” a qualcun’altra! E’ già orribile andare a letto con il proprio marito… Morirei, se dovessi farlo con un altro. Mi sento male solo a pensarci…‘. Ma avrà modo pure lei di cambiare opinione al riguardo ed alimentare anche qualche rimpianto.

Amber invece è di tutt’altro avviso e sembra far sua, una volta inteso come gira il mondo, l’affermazione pronunciata dal conte Almsbury, che pure è amico di Bruce, quando lei si ritrae di fronte ad un suo tentativo di seduzione, considerato evidentemente da lui alla stregua di un atto dovuto: ‘…una cosa soltanto la donna non perdona all’uomo: di non volerla portare a letto…‘. Insomma, il gioco delle parti è sin troppo chiaro e la fedeltà in ambito sentimentale, se non proprio disprezzata, era considerata come una stravaganza, se non addirittura un atteggiamento incomprensibile e di puro autolesionismo. Come non ritenere ancora attuale quindi, non soltanto in paesi ed epoche lontane, ma anche in ambiti a noi decisamente più vicini, quest’altra dichiarazione: ‘…che cos’è una moglie? Uomini d’oggi le trattano peggio dei cani; le usano solo per mettere mettere al mondo dei figli e come scudo contro le eccessive pretese delle loro amanti. La moglie si mette incinta, all’amante si fanno regali e si riservano tutte le premure…‘. Insomma, Kathleen Winsor non ci può certo dire che si limita ai giri di parole.

Il ruolo della donna in quel momento storico era decisamente subalterno e decorativo negli strati più alti della società, anche se poi spesso ciò si traduceva in un potere più sottile e tutt’altro che inutile e svantaggioso, perché usando le proprie grazie con destrezza ed acume, anche uomini di alto rango e di larga esperienza umana e politica finivano per assecondare le richieste, spesso tutt’altro che modeste, delle loro amanti e magari agire poi anche per il resto in base a ciò che le stesse gli raccontavano o gli davano a credere. Ciò non toglie che le regole della società del tempo di fatto davano al marito un potere assoluto sulla moglie e con il matrimonio diventava padrone di qualsiasi suo avere. Cosa che spaventava Amber anche se, nonostante il suo carattere tutt’altro che remissivo, ben poco poteva fare per evitare che ciò accadesse. L’aveva ben compreso infatti subito dopo essere stata costretta a sposarsi la prima volta per salvare le apparenze della maternità conseguente ai rapporti con Bruce. Quando era rimasta incinta del re Carlo II invece, l’aveva accettata come un inevitabile compromesso per ottenere quel titolo nobiliare cui ambiva, curiosamente per portarlo in dote alla stesso Bruce e convincerlo a sposarla, mentre lui invece provava affetto e passione nei suoi confronti ma la considerava solo un’irresistibile amante.

Nel suo lungo percorso a Londra, dall’arrivo sedicenne entusiasta ma sprovveduta, Amber ha dovuto imparare sulla sua pelle come utilizzare al meglio l’unica vera dote che possedeva, cioè la sua bellezza e sensualità, rimanendo vittima di un uomo come Luke Channel per il quale è finita addirittura nell’inferno del carcere di Newgate. Oppure Edmund Mortimer conte di Radclyffe, un impotente che aveva un concetto così alto delle donne da rivolgersi a lei, dopo averla sposata, in questo modo aggraziato: ‘…entrate, madame, ve ne prego. Non vedo perché una donna non possa frequentare una biblioteca, anche se difficilmente troverà cose di suo gusto. O siete per caso uno scherzo di natura, vale a dire una donna istruita?…‘. Radclyffe ha persino tentato di avvelenarla quando ha scoperto, dopo averla esiliata, per togliersi dall’imbarazzo di vederla incoraggiare il corteggiamento dal re, nella villa di campagna del figlio, del quale è diventata a sua volta l’amante, per dispetto più che per passione. Ironia vuole che entrambi l’avessero sposata non tanto per il suo fascino ma perché puntavano ai denari che le aveva lasciato Bruce prima di partire ed a quelli che era riuscita comunque a possedere senza avere gran che abilità in ambito finanziario. Black Jack Mallard invece era un ladro che aveva accettato di portare Amber con sé fuggendo assieme dal carcere di Newgate, avendo intravisto in lei, con spiccato senso degli affari, oltreché una piacevole amante con la quale intrattenersi, anche l’esca ideale per attirare in trappola i nobili più ingenui e sprovveduti.

Non tutti gli uomini che sono entrati nelle grazie di Amber si sono comportati disonestamente con lei. La storia con il militare Rex Morgan, follemente innamorato di lei, è finita male solo perché ogni volta che Bruce ritornava dalle sue imprese, lei perdeva letteralmente la testa, al punto da dimenticarsi con chi stava in quel momento e persino di un appuntamento con il re, senza badare quindi alle conseguenze e pentendosi poi amaramente ogni volta che l’amato ripartiva. Lo stesso Samuel Dangerfield, ricco anziano di nobile famiglia, ha vissuto una nuova gioventù con lei, prima di lasciarci le penne forse per aver chiesto troppo al suo fisico oramai logorato dagli anni e non più in grado di far fronte a tanta bellezza. Eppure l’ha difesa sino alla fine, di fronte ai suoi figli e familiari, persino dalle insinuazioni per un passato di attrice che Amber aveva accettato di fare per salvarsi dalla minaccia di dover tornare nel famigerato carcere di Newgate (gli attori del teatro erano sotto la protezione del re, che ne garantiva l’immunità), mentre gli eredi la trattavano con ostilità vedendo in lei non soltanto una rivale con la quale condividere il testamento ma anche la causa della morte, per quanto appagato e felice, del loro genitore. Gerald Stahope infine è il marito che ha scelto per lei addirittura Carlo II, così da salvare le apparenze della nuova maternità di Amber. Gerald però era un mediocre ed è stato addirittura elevato al rango di conte per pareggiare il titolo di Amber, divenuta già contessa a seguito del precedente matrimonio con Radclyffe. Stahope è stato l’unico marito al quale, da sposata, Amber è riuscita ad imporre le sue condizioni e nonostante l’ingerenza della madre di lui, che ha provato in vari modi affinché il figlio facesse valere i suoi diritti.

Come si vede, raccontare e riassumere la vita di Amber attraverso le centinaia di pagine del romanzo è praticamente impossibile se non si vuole scriverne in maniera torrenziale. Eppure, nonostante a quel tempo sedici anni erano già più che sufficienti per maritarsi ed a venticinque le donne si guardavano con terrore allo specchio, temendo di essere già avviate a sfiorire, Amber (che per ironia della sorte ha lottato lungamente per acquisire un titolo nobiliare che in realtà possedeva già senza saperlo, poiché nata da una relazione non ufficiale fra nobili e poi è stata cresciuta amorevolmente da Sarah, la contadina che in pratica l’ha adottata alla morte della madre a seguito del parto, senza che poi né il padre, né altri l’avesse reclamata), pur passando attraverso innumerevoli vicissitudini, è stata determinata nel conquistare con coraggio, abilità e credendo sempre fortemente in se stessa, le più alte sfere dell’aristocrazia di Whitehall, rivaleggiando con le donne più affascinanti a potenti di corte, alla quale è diventata lei stessa una componente ammirata e persino imitata, fra lo sguardo divertito spesso del re Carlo II che teneva a bada rivalità e gelosie, evitando accuratamente di esserne coinvolto.

Il quale, pur avendo un debole compulsivo per le donne, non era neanche tanto fesso, se è vero che non si è mai veramente innamorato di nessuna, a parte Caterina, la quale però sfortunatamente non poteva dargli l’erede che tanto desiderava e la sorella minore Minette, per la quale aveva una venerazione, andata in sposa a Filippo di Francia, fratello del re Luigi XIV. Carlo II si è perciò circondato d’innumerevoli amanti, ingravidandole a più riprese, perché all’epoca i contraccettivi non ce n’erano e non sene usavano, compiacendosi di accontentarle poi tutte quante, una alla volta, senza però mai trascendere da un rispettoso riconoscimento dei loro ‘servigi’ in pari misura, si può dire, fra loro.

‘Amber’, altra distonia rispetto alla norma, non è un romanzo che finisce bene. Addirittura il film di Otto Preminger, che commenterò brevemente fra poco, tronca la vicenda narrata nel romanzo, del quale aveva già provveduto a modificarne parecchi episodi che sarebbe eccessivo definire ininfluenti, ad un punto precedente. Un po’ come se volesse evitare le note più amare, ma con un risultato simile a quello di considerare conclusa una gara sui cento metri alla distanza di novanta.

Insomma, un romanzo di gran classe, diviso in sei parti ed un numero più sostanzioso di capitoli, questa opera prima scritta da Kathleen Winsor all’età di venticinque anni, non riuscendo in seguito a replicarne la qualità ed il successo. Qualcuno via ha colto, forse a ragione, delle analogie con ‘Via col vento’ di Margareth Mitchell. Probabilmente condizionata lei stessa dal personaggio trasgressivo che è uscito dalla sua penna, ne ha emulato in un certo senso le gesta, divorziando dal primo marito e sposando il famoso clarinettista Artie Shaw, nonostante egli avesse proibito alla sua precedente moglie Ava Gardner di leggere il romanzo della Winsor, considerandolo ‘trash (spazzatura)’. Ma non era ancora finita, perché Kathleen, evidentemente divenuta irrequieta come la protagonista del suo romanzo, ha divorziato ancora e si è risposata altre tre volte.

Dopo aver letto il romanzo ed averci trovato tanti aspetti interessanti dal punto di vista storico, psicologico, sociale e comportamentale, ho voluto confrontarlo con il quasi introvabile film dal quale è stato tratto, girato nel 1947 e doppiato in lingua italiana con il titolo di ‘Ambra‘ da un regista di qualità e solido mestiere come Otto Preminger. La sua filmografia contiene numerose opere che fanno oramai parte della storia del cinema, citando soltanto le prime tre in ordine casuale e certo comunque di fare torto inevitabilmente ad altre: ‘La vergine sotto il tetto‘, ‘L’uomo dal braccio d’oro‘ e ‘Anatomia di un omicidio‘.

Preminger se ne infischiò inizialmente della condanna inferta al romanzo dal ‘Codice Hays‘: una serie di regole vincolanti sulla morale che imponevano tagli ai film, soprattutto le scene di nudo. L’opera letteraria della Winsor contiene personaggi, temi ed ambientazione certamente ideali per tirarne fuori un buon prodotto cinematografico. Forse però condizionato da questa ‘spada di Damocle‘, il risultato finale è quasi del tutto depurato dalla forte componente di sensualità del romanzo e la figura di Ambra è pesantemente alleggerita del suo carattere trasgressivo ed anticonformista, appiattendola ad un ruolo complessivamente molto più vicino allo stereotipo del tempo. Non è questione d’interpretazione, perché Linda Darnell è una Ambra convincente dal punto di vista attoriale e bella come richiedeva il personaggio; ed altrettanto plausibili sono Cornel Wilde nei panni di Bruce e George Sanders in quelli del re Carlo II; c’è anche una giovane Jessica Tandy (premio Oscar nel 1990 per il film ‘A spasso con Daisy’ di Bruce Beresford) nel ruolo di Nan, la collaboratrice di Ambra. Si tratta invece dell’impostazione che la sceneggiatura e la regia di Preminger hanno voluto dare al film che ha poco a che fare con quella del romanzo.  

Molti elementi scomodi, come le maternità di Ambra, ridotta a una sola; i suoi rapporti espliciti con il re Carlo II ed anche l’uso mirato e privo d’inibizioni della sua sessualità come mezzo di affermazione, in un mondo di potere declinato ovviamente al maschile, che rappresenta oltretutto l’aspetto più innovativo e provocatorio del romanzo, risultano quasi del tutto assenti. Al punto che, non solo per sintetizzare un’opera di quasi novecento pagine, alcuni episodi sono stati del tutto tralasciati dalla sceneggiatura ed in altri sono stati effettuati arrangiamenti e modifiche sostanziali. Valga per tutti, come si diceva, il finale, che è un momento addirittura precedente a quello del romanzo, per ragioni probabilmente dipendenti dalla necessità della produzione di rappresentarlo in maniera edulcorata allo spettatore più avvezzo al classico lieto fine o comunque non troppo amaro rispetto ad altre storie analoghe. Inoltre, e non è una critica al film in questo caso beninteso, si perde molto delle splendide descrizioni d’ambito storico, di costume ed artistico che Kathleen Winsor ha profusamente sparso nel corso della sua opera e che rappresentano il valore aggiunto della stessa, nonostante gli sforzi lodevoli degli scenografi e costumisti.

Insomma, non escludo che il film possa risultare comunque piacevole ed apprezzabile, preso a se stante, ma sono sicuro che sia possibile solo per chi non ha letto prima il romanzo dal quale è stato tratto e dimostra in maniera evidente quanto il cinema a volte, ahimè, possa essere svilente e riduttivo rispetto ad un’opera letteraria così complessa e ampia, nonostante l’innegabile vantaggio delle immagini ed una fruizione compressa ad un paio d’ore rispetto al tempo necessario invece per leggere ottocentottanta pagine. Al tempo stesso però ci si rende conto come un romanzo a sua volta possa essere incomparabilmente più appagante e completo dal punto di vista della narrazione, della introspezione psicologica e come rappresentazione, sin nei minimi dettagli, dello spirito di un’epoca e di un pezzo di storia di un certo paese, in questo caso l’Inghilterra della ‘restaurazione’ al tempo del re Carlo II. 

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