Film: ‘Arriva un Cavaliere Libero e Selvaggio’

ARRIVA UN CAVALIERE LIBERO E SELVAGGIO

Titolo Originale: Comes a Horseman

 Nazione: USA

Anno:  1978

Genere: Western, Drammatico

Durata: 120’ Regia: Alan J. Pakula

Cast: Jane Fonda (Ella Connors), James Caan (Frank), Jason Robards (Ewing), Richard Farnsworth (Dodger), George Grizzard (Neil), Macon McCalman (Hoverton), James Kline (Ralph), James Keach (Emil Kroegh), Basil Hoffman (George), Clifford A. Pellow (Acquirente Bestiame), Mark Harmon (Billy), Jim Davis (Julie)

TRAMA: Ella Connors ha ricevuto in eredità dal padre un appezzamento di terreno che confina con uno ancora più grande di proprietà di Ewing, un uomo privo di scrupoli che ha abbandonato l’allevamento del bestiame per inseguire le sirene del petrolio che sembra sia estraibile dal sottosuolo della zona, ma intanto si è indebitato con la banca che era stata fondata da suo nonno. Ella è cresciuta come un cowboy, aiutata alla morte del padre dall’oramai anziano ma sempre fido Dodger. Anche per lei non è facile ogni anno ricavare il necessario per pagare i debiti con la banca, ma nonostante ciò non ha mai voluto vendere la sua terra (sulla quale, fra l’altro, scorre la migliore acqua della zona) a Ewing, al quale non consente di effettuare trivellazioni, anche se è proprio sotto il suo terreno che sembrano esserci le migliori prospettive riguardo il petrolio. Ella odia profondamente Ewing perché quando aveva solo sedici anni si era approfittato di lei ed allorché suo padre ne era venuto a conoscenza aveva ricevuto probabilmente un colpo decisivo per la sua salute e lei ne sente ancora il rimorso. Per resistere alla pressioni della banca, Ella ha venduto una piccola parte del suo terreno a Frank e Billy, due cowboys tornati da poco illesi dalla Seconda Guerra Mondiale, dove invece è morto l’unico figlio di Ewing. Per evitare di avere ulteriori concorrenti con i quali dover fare i conti, quest’ultimo ordina ad alcuni suoi complici di sistemare i due ultimi arrivati e mentre Billy resta ucciso, Frank se la cava, uccidendo a sua volta il sicario, ma rimanendo gravemente ferito. Soccorso il giorno dopo da Dodger e portato al ranch di Ella, la donna non si sottrae dal garantirgli ricovero e cure con l’intento però, che appena si sarà ripreso, se ne vada. Ewing raggiunge Frank e gli offre un assegno per cedergli la sua terra ed andarsene, che lui però rifiuta. Una volta guarito, si offre di ricambiare Ella aiutandola nel suo lavoro ma lei inizialmente rifiuta, poi accetta e Frank, giovane e forte dimostra a lei e Dodger quanto possa essere capace ed utile, permettendole di governare e far crescere la mandria di bestiame, anche quando Dodger, a seguito di una caduta da cavallo, muore. Ewing tenta in tutti i modi di rendere dura la vita a quelli che sono diventati fra loro nel frattempo due soci, roso anche dalla gelosia perché fra Frank ed Ella, che ha rifiutato più volte le sue proposte di matrimonio, nel frattempo è sbocciato qualcosa di più di un sodalizio di lavoro. Dopo qualche tempo Frank convince Ella a vendere il bestiame, cresciuto di numero e divenuto troppo complicata da gestire. Dopo una lunga e serrata trattativa con un acquirente, riescono ad ottenere un buon prezzo, abbracciandosi felici per l’affare concluso, appena uscito di casa. Quando Ewing non può più opporsi affinché la banca diventi proprietaria dei suoi terreni, decide di passare all’azione e di schiacciare quelli che lui definisce ‘i cani’ che gli stanno intorno. Sempre con l’aiuto dei suoi complici manomette l’aereo di Neil, l’uomo d’affari che prima lo ha finanziato e poi ha fatto il gioco della banca. Il velivolo precipita, ma come se si fosse trattato di un malaugurato guasto. Quindi convoca Hoverton, il direttore della stessa banca e lo uccide barbaramente. Si introduce infine nella casa di Ella ed aspetta il suo ritorno, mentre Frank è in città e dopo averle proposto un’ultima volta di sposarlo, al suo ennesimo rifiuto, la lega e la chiude nello sgabuzzino dove pende il cadavere sanguinante di Hoverton e quindi aspetta il ritorno di Frank. Ignaro a sua volta di quello che sta accadendo, quest’ultimo viene facilmente immobilizzato e rinchiuso a sua volta, svenuto, assieme a Ella e quindi viene dato fuoco alla casa. Ewing ed i suoi due complici, convinti di aver completato il lavoro se ne stanno andando, ma Frank rinviene e riesce a liberare anche Ella, quindi ad uscire dalla casa. Ewing ed i suoi complici se ne accorgono e tornano indietro ma Frank ed Ella armati di fucile riescono ad uccidere i tre attentatori. Anche se la casa è andata completamente distrutta, la ricostruzione sembra significare un futuro di speranza davanti a loro.   

VALUTAZIONE: western assolutamente atipico, una sorta di capitolo finale di una epopea, che Alan J. Pakula mette in scena con efficacia, pur mantenendo tutte o quasi le caratteristiche distintive del genere di appartenenza e nonostante gli allevamenti di bestiame stiano per essere sostituiti dai giacimenti petroliferi ed i cavalli dalle automobili, come mezzo di trasporto. Jason Robards, pur non essendo l’attore protagonista, si distingue nel confronto attoriale con James Caan e Jane Fonda, comunque splendida ed a suo agio in un ruolo per buona parte espresso a nervi tesi, mentre Caan interpreta un personaggio che è tagliato a sua misura. Un’opera che non aggiunge nulla al western classico, che non si può definire neppure ‘crepuscolare’, inevitabilmente lenta in alcuni momenti ed anche intuibile negli sviluppi, ma meritevole di rispetto ed attenzione. Il titolo italiano è inutilmente roboante ed ingannevole. 

Comes a Horseman‘ (un titolo originale molto più aderente alla figura del personaggio cui è riferito ed allo stile dell’opera, rispetto a quello ad effetto, scelto dalla distribuzione nostrana), è ambientato in una zona degli Stati Uniti posta fra il Colorado e l’Arizona, all’epoca della Seconda Guerra Mondiale, quando la Germania nazista stava per capitolare.

Una delle prime sequenze vede i due amici Frank (James Caan) e Bill (Mark Harmon) cavalcare allegramente, mentre conducono la loro piccola mandria di bestiame verso la terra che hanno appena acquistato da Ella Connors (Jane Fonda) e subito dopo fermarsi, con rispetto e partecipazione (togliendosi anche il cappello), al rumore degli spari di un drappello di militari proveniente da un promontorio non molto distante da loro, nel corso della cerimonia di tumulazione di un giovane soldato americano deceduto in guerra, rallegrandosi di essere tornati da Anzio sani e salvi. Qualcosa che non ti aspetteresti in un contesto completamente differente e rispetto allo stesso paesaggio intorno. La vittima era l’unico figlio del più grande proprietario terriero della zona, Jacob J.W. Ewing (Jason Robards), al quale i vicini, se così si può dire di un territorio a perdita d’occhio, esprimono le loro condoglianze, scorrendo davanti a lui uno alla volta prima di accomiatarsi. Inclusa Ella, seppure lo scambio degli sguardi fra lei e Jacob è glaciale, per quanto si sia sentita in dovere anche lei di partecipare al suo lutto. Ed ovviamente c’è una ragione pregressa.

Sembra l’ambientazione di un western classico, ma già al passaggio dei due cowboy con le loro bestie dentro un piccolo villaggio, sulla sinistra dell’inquadratura, quasi nascosta, appare un’auto parcheggiata. Ancora più in evidenza, quando la ripresa si apre dalla soggettiva di Ewing, si vede in campo lungo una serie di auto parcheggiate sullo sfondo di un panorama sconfinato ed ancora agreste ma nel quale è evidente che molti cambiamenti sono già avvenuti o stanno per avvenire rispetto all’epoca dei film interpretati da attori come John Wayne, James Stewart e Gary Cooper.

Il film di Alan J. Pakula è catalogato come western ma al tempo stesso non lo è più nella sostanza, nel senso che è ambientato in anni che hanno già ampiamente superato persino il crepuscolo dell’epopea resa famosa, fra gli altri, da grandi autori come John Ford, Howard Hawks, John Sturges ed anche il nostro Sergio Leone. Gli appassionati del genere di appartenenza possono forse essere tentati, nonostante ciò, di considerare questa opera ancora assimilabile a quel filone definito non a caso ‘crepuscolare‘, che annovera fra i suoi esempi più significativi film come ‘Il Mucchio Selvaggio‘ di Sam Peckinph, ‘Corvo rosso non avrai il mio scalpo‘ di Sydney Pollack, ‘I cavalieri dalle lunghe ombre‘ di Walter Hill, ‘Gli Spietati‘ di Clint Eastwood e quelli del suo stesso maestro e mentore Sergio Leone, il quale si pone come ideale spartiacque fra le due tipologie, se così si può dire.

Arriva un cavaliere libero e selvaggio‘ non si può però neppure annoverare in quest’ultima ‘corrente di pensiero’, perché è un caso a sé stante, di confine: un po’ western, un po’ dramma sociologico e generazionale dell’America post ‘Grande Depressione‘, teso a mettere in evidenza i mutamenti di una società nella quale i fucili e le pistole regolano ancora, in alcuni casi ed al di là della legge, alcuni conflitti personali ma nella quale il vincente, ammesso che sia dalla parte della ragione, è destinato comunque a rinunciare nel breve-medio periodo a ciò per cui ha lottato sino a quel momento ed il perdente, pur rimanendo tale per aver calpestato il rispetto dei principi di giustizia, pagando per ciò duramente, come nel caso di Jacob Ewing, viene comunque prontamente rimpiazzato da personaggi e lobby che in forme analoghe o anche formalmente diverse, hanno finalità persino peggiori. Vediamo perché.

La protagonista femminile, come si diceva, è Jane Fonda. Una donna indurita dalla vita, eppure indomita, ancora avvenente ma senza aver mai dato all’aspetto fisico la minima importanza e valenza per ottenere un qualsiasi vantaggio pratico. Una bellezza peraltro sempre nascosta e soffocata dentro gli abiti rustici del cowboy. D’altronde Jane Fonda (le cui origini affondano anche su lontane radici italiane, sia da parte del bisnonno genovese, che della madre i cui avi provenivano da Vicenza) negli anni sessanta era diventata un’icona sexy ma al tempo stesso e forse anche per non rimanere rinchiusa in quell’icona, era una donna impegnata in grandi battaglie civili. Le quali ben si sposano con il personaggio anticonvenzionale che interpreta nel film di Alan J. Pakula, regista che sei anni prima le ha permesso di vincere l’Oscar per ‘Una squillo per l’ispettore Klute‘ ed un anno dopo lo ha rivinto con ‘Tornando a casa‘ di Hal Ashby. Ella è cresciuta da mandriana ed indossando sin dalla più tenera età indumenti maschili perché nella proprietà del padre non c’erano tempo e soldi per le bambole e neppure per i sogni tipici di una ragazza di campagna…(leggi il resto del commento cliccando qui sotto su ’Continua a leggere’).Continua a leggere…

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Serie TV: ‘Sharp Objects’

SHARP OBJECTS (Serie TV)

Titolo Originale: Sharp Objects

 Nazione: USA

Anno:  2017

Genere: Thriller, Psicologico

Durata: 400’ circa in 8 puntate

Regia: Jean-Marc Vallée

Cast: Amy Adams (Camille Preaker), Patricia Clarkson (Adora Crellin), Chris Messina (Detective Richard Willis), Eliza Scanlen (Amma Crellin), Matt Craven (Capo della Polizia Bill Vickery), Henry Czerny (Alan Crellin), Elizabeth Perkins (Jackie O’Neill), Taylor John Smith (John Keene), Madison Davenport (Ashley Wheeler), Miguel Sandoval (Frank Curry), Sophia Lillis (Camille da giovane), Lulu Wilson (Marian Crellin)

TRAMA: Camille Preaker vive a St. Louis, nello stato del Missouri ed è una giornalista con un traumatico passato alle spalle ed un presente ancora denso di problematiche e fantasmi, a causa dei quali ha sviluppato una forte dipendenza dall’alcol. E’ uscita da poco da una clinica psichiatrica perché a suo dire, per sentirsi meglio, si è a lungo praticata dei tagli sulla pelle, che hanno lasciato molteplici cicatrici, disseminate in quasi tutto il corpo in forma di scritte che riguardano se stessa, la sua condizione psicologica ed il lutto mai superato per aver perso la sorella Marian, cui era molto affezionata. Per giunta una sua compagna di stanza durante il ricovero, molto più giovane ed affetta dallo stesso autolesionismo, si è infine suicidata. Il capo redattore del giornale e la sua compagna si sono molto affezionati a Camille e quando a Wind Gap, suo paese di origine, sparisce improvvisamente la giovane Natalie Keen, le chiede di tornarci, vincendo la sua ritrosia, per scrivere un articolo su una vicenda che potrebbe essere opera di un serial killer, visto che l’anno prima era stata ritrovata cadavere un’altra adolescente. A Wind Gap, un paesino di confine fra lo stato del Missouri ed il Tennessee, vivono ancora la madre Adora, il suo patrigno Alan e Amma, la sorellastra minore. Lo sceriffo Bill Vickey non vede di buon occhio il ritorno di Camille ed ancor meno l’arrivo del detective Richard Willis, inviato dai federali per affiancarlo nelle indagini. Sia uno che l’altra potrebbero mettere in cattiva luce quello che è sempre stato un luogo pacifico e tranquillo. Camille un tempo era stata una reginetta di bellezza a Wind Gap ma il suo carattere ribelle si è sempre scontrato con quello possessivo della madre, la quale infatti non l’accoglie a braccia aperte al suo improvviso arrivo. La stessa Amma è un’estranea per Camille e se a casa si comporta con ubbidienza e sudditanza nei confronti dei genitori, in strada è una leader fra le sue compagne, trasgressiva e ribelle a sua volta. Amma però si comporta con la sorellastra come se volesse approfittare del momento per riempire il vuoto della loro lontananza. Quest’ultima cerca di raccogliere informazioni utili per scrivere l’articolo per il suo giornale dallo sceriffo e dal detective Willlis ma senza grande successo. Il paesino viene però sconvolto dal ritrovamento di Natalie, brutalmente uccisa. Qualcuno le ha pure strappato gli incisivi dalla bocca. I sospetti ben presto si indirizzano su John, il fratello maggiore della vittima, un tipo schivo e ambiguo nel comportamento. Lo stesso padre della ragazzina uccisa l’anno prima, Anne Nash, è convinto che sia proprio lui il colpevole e coltiva da tempo del risentimento nei suoi confronti. Camille è stretta fra la manifesta ostilità della madre Adora, la quale a Wind Gap non solo è considerata un punto di riferimento per la sua spiccata personalità ma è anche la proprietaria del grande allevamento di maiali che rappresenta la principale fonte di reddito e di lavoro della zona ed un irrisolto spirito autodistruttivo che si materializza in continue visioni di episodi e protagonisti del suo drammatico passato. Non l’aiuta lo scostante rapporto con lo sceriffo e quello contraddittorio con Richard che pure potrebbe assumere una inaspettata evoluzione sentimentale. La tormenta infine il senso di protezione che le ispira Amma, nella quale in parte si riconosce e che vorrebbe liberare dalla melliflua e morbosa influenza della madre. Le prove raccolte nei confronti di John sembrano andare nel senso sperato da molti, incluso lo sceriffo che non vede l’ora di chiudere lo spinoso ed insolito caso per tornare alla banale gestione di sempre, ma per Richard e Camille troppi particolari non tornano e la strada per scoprire la verità è ancora lunga e lastricata di amarezza ed atrocità.   

VALUTAZIONE: una serie TV molto ben condotta da Jean-Marc Vallée nell’arco di otto puntate che si conclude senza lasciare irrisolto il caso al centro della trama, ma senza precludere una successiva stagione. Un format già utilizzato con successo, ad esempio, dalla serie TV ‘Fargo’. ‘Sharp Objects’ scava dentro le meschinità e le ipocrisie di un piccolo paese di provincia, dove tutti si conoscono e diventa destabilizzante l’ipotesi che un serial killer possa nascondersi nel suo stesso seno. Al tempo stesso tratta con serietà, quindi senza indulgere nel compiacimento, la patologia dell’autolesionismo conseguente spesso a traumi infantili. Un thriller psicologico, spesso claustrofobico, che parte in sordina e si sviluppa in crescendo sino ad un finale sconvolgente. Il cast è perfettamente assortito, specie nelle interpreti femminili, che poi sono le vere star di questa riuscita serie TV e delle quali analizza a fondo la personalità.

Il romanzo omonimo dal quale è tratta questa Serie TV, scritto da Gillian Flynn, uscito nel 2008 con il titolo ‘Sulla Pelle‘ (clicca sul titolo di diverso colore se vuoi leggere il commento che avevo scritto al riguardo a suo tempo), è stato prontamente ristampato con il titolo originale e mostra la stessa cover della Serie TV. Non è il primo caso e non sarà neppure l’ultimo. Poco male, se non per quell’ignaro lettore che avesse acquistato entrambi i tomi e si fosse ritrovato con la stessa storia, a fronte di due diversi titoli ed immagini di copertina.

A guadagnarci invece è lo spettatore della Serie TV ‘Sharp Objects‘, che magari non avrà neppure letto il romanzo di riferimento ed ha l’opportunità di godersi uno spettacolo di alto livello. Per quello che ricordo, persino superiore al racconto scritto, che già di per sé è un gran bel merito. Una Serie TV che utilizza il format che personalmente ritengo ideale: una storia suddivisa in otto puntate, che inizia e chiude il cerchio di un tesissimo thriller, anche se il finale lascia aperto uno spiraglio per ulteriori sviluppi da proporre semmai in una successiva stagione, tutta ancora da scrivere però, per quanto ne sappia.

Una caratteristica di molte Serie TV infatti, che nasce ovviamente da scelte commerciali della produzione e degli autori, raramente invece per necessità artistiche, è quello di spalmare la trama su più stagioni. Esaurita quest’ultima, se il prodotto ‘tira’ ancora, gli sceneggiatori spesso s’inventano nuovi sviluppi, trascinandola alle lunghe il più possibile, sinché i dati di visione ed ascolto consentono di generare ulteriore business. Trovo molto più appropriata e condivisibile invece la scelta dei fratelli Coen, produttori della Serie TV ‘Fargo‘ che hanno girato già tre stagioni ambientate negli stessi luoghi, conservando il legame con le precedenti solo attraverso alcuni personaggi e particolari narrativi, inseriti però in storie autonome e chiaramente distinte fra loro. Chissà se il regista canadese Jean-Marc Vallée ha intenzione di seguire la stessa traccia. Vedremo…

Di certo, l’autore della Serie TV ‘Big Little Lies – Piccole grandi bugie‘, che non ho avuto l’opportunità di vedere sinora e che a questo punto spero di poter recuperare, ha centrato il bersaglio con un’opera che impreziosisce il genere di appartenenza, grazie anche ad alcuni interpreti d’altissimo livello che raffigurano al meglio i loro personaggi. Da Amy Adams (già apprezzata di recente nell’intenso e complesso ‘The Arrival‘ di Denis Villeneuve), la quale fra l’altro porta egregiamente i suoi 44 anni, anche se interpreta la giornalista Camille che presumibilmente ne ha alcuni di meno e pur essendo una bella donna questo aspetto non le serve per apparire seducente, bensì perché il ruolo richiede grande impegno recitativo che lei svolge egregiamente. La Adams è anche produttrice della serie TV, oltreché attrice protagonista.

La palma della migliore però spetta sicuramente a Patricia Clarkson nei panni di Adora, il personaggio dominante ed ambiguo di una madre che mira a schiacciare subdolamente chiunque le stia intorno, che si tratti del marito, delle figlie o degli stessi concittadini di Wind Gap che ne subiscono la subdola personalità ed ai quali magnanimamente ogni anno concede spazio e mezzi per organizzare la festa rievocativa del Calhoun Day. La sorpresa invece è Eliza Scanlen nel ruolo di Amma, la quale ricopre una triplice veste: quella remissiva in casa di fronte alla dominante madre ed affettuosa adolescente nei confronti del padre; quella della spiccata leader con le coetanee ma anche quella della provocante Lolita con gli uomini adulti, ben oltre quello che compete alla sua giovanissima età. Non che Chris Messina e Matt Craven, rispettivamente il detective e lo sceriffo, incaricati dalle autorità di dipanare il caso delle giovani improvvisamente scomparse e poi ritrovate cadavere, non siano all’altezza. Tanto meno Taylor John Smith nell’interpretare il fragile e controverso John Keene. E’ proprio la struttura portante della sceneggiatura che privilegia decisamente le tre figure femminili citate precedentemente.

La scrittrice Gillian Flynn, parlando della sua opera, dice che: ‘…il motivo per cui ha scritto il romanzo è per descrivere come si esprimono la violenza e l’odio femminile. Quanto sia pericoloso quando vengono repressi o ignorati…‘. Il regista Jean-Marc Vallée, ne rafforza i toni quando afferma: ‘…Gillian Flynn ha scritto un romanzo così cupo e tuttavia così bello. C’è bellezza nell’oscurità ed in questo personaggio. Camille non sa fare le sue scelte, non sa quello che è giusto per lei, ma è così onesta nel modo in cui parla di  e delle sue ferite. Il modo in cui queste donne si feriscono a vicenda, i loro abusi, è una cosa che spezza il cuore. Non sanno come volersi bene…‘. La stessa Amy Adams, nel descrivere il suo personaggio sostiene che: ‘…nasconde dentro di sé tutto il suo dolore. Ma nonostante tutti i suoi vizi e le sue zone d’ombra non si arrende e continua a cercare di essere diversa…‘, oppure, riferendosi allo stesso regista, da lei fortemente voluto, ne elogia la sua sensibilità: ‘…a Jean-Marc Vallée sembra che piaccia molto esplorare la profondità della psiche femminile, in una maniera onesta che accetta tutti i loro difetti. Non è interessato a farci sembrare perfette, ed è una cosa che adoro. Vuole solo mostrare la verità…‘. Tutto ciò insomma sembra confermare un impianto narrativo volto decisamente al femminile…(leggi il resto del commento cliccando qui sotto su ’Continua a leggere’).Continua a leggere…

Film: ‘Il Lato Positivo – Silver Linings Playbook’

IL LATO POSITIVO – SILVER LININGS PLAYBOOK

Titolo Originale: Silver Linings Playbook

 Nazione: USA

Anno:  2012

Genere: Commedia

Durata: 117’ Regia: David O. Russell

Cast: Bradley Cooper (Pat Solitano), Jennifer Lawrence (Tiffany), Robert De Niro (Pat Solitano Sr.), Jacki Weaver (Delores Solitano), Chris Tucker (Danny), Anupam Kher (Dott. Cliff Patel), Brea Bee (Nikki), Shea Whigham (Jake), Julia Stiles (Veronica), John Ortiz (Ronnie), Paul Herman (Randy), Dash Mihok (Agente Keogh), Matthew Russell (Ricky D’Angelo), Cheryl Williams (Madre di Tiffany), Patrick McDade (Padre di Tiffany), Regency Boies (Regina), Phillip Chorba (Jordie), Anthony Lawton (Dott. Timbers), Patsy Meck (Nancy), Jeff Reim (Jeffrey), Fritz Blanchette (Fritzy), Ted Barba (Doug Culpepper), Tiffany Green (Tanya)

TRAMA: Tornato a casa ad un orario inaspettato, Pat Solitano ha trovato sparsi per casa vestiti e capi intimi, e poi la moglie Nikki dentro la doccia assieme ad un collega in atteggiamento esplicito. La reazione l’ha mandato fuori di testa ed ha menato così brutalmente il rivale che è stato poi costretto ad un ricovero presso un centro psichiatrico per curare quella che è stata diagnosticata, confermata da precedenti segnali, come una forma di bipolarismo. Che si sia ripreso completamente da allora non si può dire: parla a voce alta con se stesso; quando sente la canzone del suo matrimonio reagisce violentemente ed inoltre sveglia i genitori alle quattro di notte per discutere il finale di un libro di Hemingway che ha letto in modo compulsivo e non ha apprezzato. Nonostante ciò è determinato a recuperare il rapporto con la moglie ed appena può evita di prendere le pastiglie antidepressive che sostiene gli tolgano lucidità. Quando la madre dopo otto mesi ottiene il permesso di riportarlo a casa, lui è convinto di essere sulla strada giusta, nonostante i divieti ambientali, incluso quello di cercare ed avvicinarsi a Nikki che nel frattempo però ha venduto la casa e se n’è andata. Il padre Pat Senior non è molto convinto riguardo la sua guarigione ma considera il figlio un portafortuna quando guardano assieme in TV le partite di football americano della squadra degli Eagles, dei quali è un accanito fan e registra su videocassette le partite, sulle quali scommette pure cifre sempre più pesanti, nonostante abbia perso il lavoro. Allo stadio non può più andarci però, perché è considerato un tifoso pericoloso dopo aver partecipato ad alcune risse. Da quando è tornato a casa, Pat va spesso a correre per mantenersi in forma e scaricare le sue frustrazioni che cerca di convertire in positività. Un vecchio amico lo invita a cena e la moglie di quest’ultimo gli presenta la sorella, Tiffany, a sua volta appena uscita da una cura psichiatrica conseguente la morte del marito in un incidente, dalla quale ha reagito andando a letto con una dozzina di colleghi, sinché il suo capo l’ha licenziata. Durante la serata, Tiffany ha una brusca reazione ad alcune parole della sorella e chiede a Pat di accompagnarla a casa e poi si offre pure a lui, che però rifiuta dichiarandosi sposato e fedele alla moglie. Nei giorni successivi, mentre Pat mentre sta facendo footing, a sorpresa viene raggiunto da Tiffany che lo rimbrotta, lo stuzzica, sinché lui le chiede di farsi da tramite per consegnare una sua lettera alla moglie. Lei però in cambio gli impone di farle da partner in una gara di ballo. Nonostante Pat cerchi di negarsi, infine è costretto ad accettare. Si ritrovano così in un box arredato e coibentato da Tiffany stessa, dove Pat scopre gli effetti benefici che gli trasmette questo esercizio di concentrazione, di condivisione e di responsabilizzazione, anche se torna a casa stanco morto. La madre ed il padre sono sorpresi di vederlo così impegnato e positivo. Pat Sr., conoscendo Tiffany e la sua storia, vorrebbe che il figlio gli dedicasse più tempo per portargli fortuna con le partite degli Eagles. Intanto Tiffany gli consegna una lettera di risposta di Nikki e Pat non sa come interpretare il contenuto del testo di stampo interlocutorio. Una domenica suo padre gli chiede di andare a vedere la partita allo stadio, nonostante Pat gli dica che ha un’importante sessione di prova con Tiffany per mettere a punto alcuni passi in vista dell’oramai imminente gara di ballo. Ancora prima di entrare allo stadio però scoppia una rissa durante la quale Pat è costretto ad intervenire per salvare il fratello maggiore dai colpi di alcuni tifosi. Il risultato è che entrambi vengono allontanati dai poliziotti e quando tornano a casa il padre li accoglie come se ciò fosse la causa della sconfitta degli Eagles. Tiffany, che era rimasta invano ad aspettare Pat, lo raggiunge a sua volta ed a Pat Sr., che la tratta con sufficienza, mostra tutto il suo disappunto ma anche la sua competenza sportiva, convincendolo dati alla mano sull’assurdità delle sue conclusioni scaramantiche. Ne consegue una scommessa fra Pat Sr. e l’amico Randy che si tramuta poi in una martingala: nella partita degli Eagles contro i Cowboys, che coincide nei giorni successivi  al Natale con la gara di ballo, non solo la sua squadra dovrà vincere ma anche con un scarto di almeno dieci punti punti ed al tempo stesso la coppia Tiffany/Pat dovrà raggiungere almeno una valutazione della giuria di 5 su 10. Le sorprese però non sono ancora finite nel corso della giornata del 28 dicembre che pur promettendo un probabile insuccesso, diventa decisiva non solo per Pat Sr. ma anche per la coppia Tiffany e Pat Jr..        

VALUTAZIONE: una storia che inizia come un dramma di natura sociale, con una forte connotazione psicologica e comportamentale, per trasformarsi in seguito in una vicenda di riscatto e di rivincita, non solo sentimentale, dal finale prevedibile, ma che riesce miracolosamente ad evitare le sdolcinature e la retorica tipica del genere. Jennifer Lawrence ha vinto l’Oscar per questa interpretazione ma non meno convincenti sono Bradley Cooper e Robert De Niro. I dialoghi del film sono crudi a volte ma molto efficaci dal punto di vista del significato narrativo. Il film di David O. Russell per molti versi si rivela una piacevole sorpresa ed interessante anche dal punto di vista sociologico.   

E’ proprio vero che a volte capita d’imbattersi casualmente in un film dal quale non ti aspetti granché ed invece dopo un po’ ti ritrovi ad alzarti sempre più dalla posizione quasi sdraiata assunta sul divano di casa, scoprendo che la storia ed i personaggi che appaiono sul TV meritano ben altra attenzione e partecipazione. Innanzitutto, ma non solo quello, c’è il tema del bipolarismo che a volte affligge persone che mai ti aspetteresti ne siano affette e che magari salta fuori improvvisamente, in circostanze molto particolari, in alcuni casi ahimè anche drammatiche. Ne sa qualcosa Pat Solitano, il protagonista maschile de ‘Il Lato Positivo – Silver Linings Playbook‘.

Evitando di addentrarmi troppo in un ambito che è di natura psichiatrica e quindi va lasciato a chi ne è effettivamente competente, basti sapere in maniera molto semplicistica che il disturbo bipolare è una patologia che si può manifestare in alcune varianti ma più in generale comporta repentini cambi d’umore che portano chi lo manifesta a passare da stati di esagerata esaltazione ad altri di profonda depressione. Come se due distinte persone convivessero dentro una sola, anche in maniera latente ed il sopravvento dell’una sull’altra si scatena solo in particolari circostanze.

Ora, non conosciamo bene il suo regresso, se non per qualche ammissione dello stesso Pat di fronte al suo psicologo, ma di certo un forte e comprensibile choc lo ha subito quando è tornato a casa ed ha trovato la moglie e l’amante che se la spassavano dentro la doccia sulle note di una canzone che a lui ricorda il giorno del suo matrimonio. Qualcosa di violento è scattato in Pat e siccome il fisico non gli fa difetto, ha assalito il rivale e l’ha quasi massacrato di botte. Questo aspetto dormiente della sua personalità, seppure fortemente condizionato da un’evidente provocazione, è esploso in quel momento facendo emergere un disturbo bipolare, rispetto alla natura mite che l’aveva contraddistinto sino ad allora.

La degenza in una struttura psichiatrica e le medicine che è stato costretto ad assumere hanno assopito ma non pienamente risolto il deragliamento mentale che ha subito Pat. Nonostante ciò, è riuscito ad incanalare quel disturbo bipolare nel senso del titolo del film, tratto dal romanzo ‘L’orlo argenteo delle nuvole‘ di Matthew Quick. Il suo proposito infatti è molto chiaro: uscire da quel triste posto per riconquistare la moglie tenendo come barra del timone questo motto: ‘…sai cosa farò? Prenderò tutta questa negatività e la userò come carburante per trovare il lato positivo! È questo che farò! Non è una stronzata…Ci vuole impegno!…‘.

La madre riesce a farlo uscire dopo qualche mese, nonostante Pat non sia ancora del tutto a posto: parla ad alta voce con se stesso; legge in modo compulsivo i romanzi che gli aveva consigliato la moglie Nikki prima del fattaccio e poi di notte riemergono nella sua mente vari fantasmi, come il voler rivedere a tutti i costi la cassetta del video del matrimonio e mettersi ad urlare svegliando tutto il vicinato perché non la trova. Oppure presentarsi in camera dei genitori alle quattro di notte per spiegare loro la ragione per cui il romanzo ‘Addio alle Armi’ di Hemingway che ha appena terminato e l’ha scaraventato in giardino rompendo il vetro della finestra, ha un finale che lo ha molto deluso. Di giorno poi non va meglio: quando si reca dal suo psichiatra, nel rispetto delle regole stabilite per la sua libertà condizionata e quest’ultimo lo mette alla prova, invero un po’ provocatoriamente, dà in escandescenze quando sente diffondere in sala d’aspetto ancora una volta quella musica che ha udito in casa il giorno in cui è tornato all’orario ed al momento sbagliato…(leggi il resto del commento cliccando qui sotto su ’Continua a leggere’)  Continua a leggere…