Film: ‘Il Lato Positivo – Silver Linings Playbook’

IL LATO POSITIVO – SILVER LININGS PLAYBOOK

Titolo Originale: Silver Linings Playbook

 Nazione: USA

Anno:  2012

Genere: Commedia

Durata: 117’ Regia: David O. Russell

Cast: Bradley Cooper (Pat Solitano), Jennifer Lawrence (Tiffany), Robert De Niro (Pat Solitano Sr.), Jacki Weaver (Delores Solitano), Chris Tucker (Danny), Anupam Kher (Dott. Cliff Patel), Brea Bee (Nikki), Shea Whigham (Jake), Julia Stiles (Veronica), John Ortiz (Ronnie), Paul Herman (Randy), Dash Mihok (Agente Keogh), Matthew Russell (Ricky D’Angelo), Cheryl Williams (Madre di Tiffany), Patrick McDade (Padre di Tiffany), Regency Boies (Regina), Phillip Chorba (Jordie), Anthony Lawton (Dott. Timbers), Patsy Meck (Nancy), Jeff Reim (Jeffrey), Fritz Blanchette (Fritzy), Ted Barba (Doug Culpepper), Tiffany Green (Tanya)

TRAMA: Tornato a casa ad un orario inaspettato, Pat Solitano ha trovato sparsi per casa vestiti e capi intimi, e poi la moglie Nikki dentro la doccia assieme ad un collega in atteggiamento esplicito. La reazione l’ha mandato fuori di testa ed ha menato così brutalmente il rivale che è stato poi costretto ad un ricovero presso un centro psichiatrico per curare quella che è stata diagnosticata, confermata da precedenti segnali, come una forma di bipolarismo. Che si sia ripreso completamente da allora non si può dire: parla a voce alta con se stesso; quando sente la canzone del suo matrimonio reagisce violentemente ed inoltre sveglia i genitori alle quattro di notte per discutere il finale di un libro di Hemingway che ha letto in modo compulsivo e non ha apprezzato. Nonostante ciò è determinato a recuperare il rapporto con la moglie ed appena può evita di prendere le pastiglie antidepressive che sostiene gli tolgano lucidità. Quando la madre dopo otto mesi ottiene il permesso di riportarlo a casa, lui è convinto di essere sulla strada giusta, nonostante i divieti ambientali, incluso quello di cercare ed avvicinarsi a Nikki che nel frattempo però ha venduto la casa e se n’è andata. Il padre Pat Senior non è molto convinto riguardo la sua guarigione ma considera il figlio un portafortuna quando guardano assieme in TV le partite di football americano della squadra degli Eagles, dei quali è un accanito fan e registra su videocassette le partite, sulle quali scommette pure cifre sempre più pesanti, nonostante abbia perso il lavoro. Allo stadio non può più andarci però, perché è considerato un tifoso pericoloso dopo aver partecipato ad alcune risse. Da quando è tornato a casa, Pat va spesso a correre per mantenersi in forma e scaricare le sue frustrazioni che cerca di convertire in positività. Un vecchio amico lo invita a cena e la moglie di quest’ultimo gli presenta la sorella, Tiffany, a sua volta appena uscita da una cura psichiatrica conseguente la morte del marito in un incidente, dalla quale ha reagito andando a letto con una dozzina di colleghi, sinché il suo capo l’ha licenziata. Durante la serata, Tiffany ha una brusca reazione ad alcune parole della sorella e chiede a Pat di accompagnarla a casa e poi si offre pure a lui, che però rifiuta dichiarandosi sposato e fedele alla moglie. Nei giorni successivi, mentre Pat mentre sta facendo footing, a sorpresa viene raggiunto da Tiffany che lo rimbrotta, lo stuzzica, sinché lui le chiede di farsi da tramite per consegnare una sua lettera alla moglie. Lei però in cambio gli impone di farle da partner in una gara di ballo. Nonostante Pat cerchi di negarsi, infine è costretto ad accettare. Si ritrovano così in un box arredato e coibentato da Tiffany stessa, dove Pat scopre gli effetti benefici che gli trasmette questo esercizio di concentrazione, di condivisione e di responsabilizzazione, anche se torna a casa stanco morto. La madre ed il padre sono sorpresi di vederlo così impegnato e positivo. Pat Sr., conoscendo Tiffany e la sua storia, vorrebbe che il figlio gli dedicasse più tempo per portargli fortuna con le partite degli Eagles. Intanto Tiffany gli consegna una lettera di risposta di Nikki e Pat non sa come interpretare il contenuto del testo di stampo interlocutorio. Una domenica suo padre gli chiede di andare a vedere la partita allo stadio, nonostante Pat gli dica che ha un’importante sessione di prova con Tiffany per mettere a punto alcuni passi in vista dell’oramai imminente gara di ballo. Ancora prima di entrare allo stadio però scoppia una rissa durante la quale Pat è costretto ad intervenire per salvare il fratello maggiore dai colpi di alcuni tifosi. Il risultato è che entrambi vengono allontanati dai poliziotti e quando tornano a casa il padre li accoglie come se ciò fosse la causa della sconfitta degli Eagles. Tiffany, che era rimasta invano ad aspettare Pat, lo raggiunge a sua volta ed a Pat Sr., che la tratta con sufficienza, mostra tutto il suo disappunto ma anche la sua competenza sportiva, convincendolo dati alla mano sull’assurdità delle sue conclusioni scaramantiche. Ne consegue una scommessa fra Pat Sr. e l’amico Randy che si tramuta poi in una martingala: nella partita degli Eagles contro i Cowboys, che coincide nei giorni successivi  al Natale con la gara di ballo, non solo la sua squadra dovrà vincere ma anche con un scarto di almeno dieci punti punti ed al tempo stesso la coppia Tiffany/Pat dovrà raggiungere almeno una valutazione della giuria di 5 su 10. Le sorprese però non sono ancora finite nel corso della giornata del 28 dicembre che pur promettendo un probabile insuccesso, diventa decisiva non solo per Pat Sr. ma anche per la coppia Tiffany e Pat Jr..        

VALUTAZIONE: una storia che inizia come un dramma di natura sociale, con una forte connotazione psicologica e comportamentale, per trasformarsi in seguito in una vicenda di riscatto e di rivincita, non solo sentimentale, dal finale prevedibile, ma che riesce miracolosamente ad evitare le sdolcinature e la retorica tipica del genere. Jennifer Lawrence ha vinto l’Oscar per questa interpretazione ma non meno convincenti sono Bradley Cooper e Robert De Niro. I dialoghi del film sono crudi a volte ma molto efficaci dal punto di vista del significato narrativo. Il film di David O. Russell per molti versi si rivela una piacevole sorpresa ed interessante anche dal punto di vista sociologico.   

E’ proprio vero che a volte capita d’imbattersi casualmente in un film dal quale non ti aspetti granché ed invece dopo un po’ ti ritrovi ad alzarti sempre più dalla posizione quasi sdraiata assunta sul divano di casa, scoprendo che la storia ed i personaggi che appaiono sul TV meritano ben altra attenzione e partecipazione. Innanzitutto, ma non solo quello, c’è il tema del bipolarismo che a volte affligge persone che mai ti aspetteresti ne siano affette e che magari salta fuori improvvisamente, in circostanze molto particolari, in alcuni casi ahimè anche drammatiche. Ne sa qualcosa Pat Solitano, il protagonista maschile de ‘Il Lato Positivo – Silver Linings Playbook‘.

Evitando di addentrarmi troppo in un ambito che è di natura psichiatrica e quindi va lasciato a chi ne è effettivamente competente, basti sapere in maniera molto semplicistica che il disturbo bipolare è una patologia che si può manifestare in alcune varianti ma più in generale comporta repentini cambi d’umore che portano chi lo manifesta a passare da stati di esagerata esaltazione ad altri di profonda depressione. Come se due distinte persone convivessero dentro una sola, anche in maniera latente ed il sopravvento dell’una sull’altra si scatena solo in particolari circostanze.

Ora, non conosciamo bene il suo regresso, se non per qualche ammissione dello stesso Pat di fronte al suo psicologo, ma di certo un forte e comprensibile choc lo ha subito quando è tornato a casa ed ha trovato la moglie e l’amante che se la spassavano dentro la doccia sulle note di una canzone che a lui ricorda il giorno del suo matrimonio. Qualcosa di violento è scattato in Pat e siccome il fisico non gli fa difetto, ha assalito il rivale e l’ha quasi massacrato di botte. Questo aspetto dormiente della sua personalità, seppure fortemente condizionato da un’evidente provocazione, è esploso in quel momento facendo emergere un disturbo bipolare, rispetto alla natura mite che l’aveva contraddistinto sino ad allora.

La degenza in una struttura psichiatrica e le medicine che è stato costretto ad assumere hanno assopito ma non pienamente risolto il deragliamento mentale che ha subito Pat. Nonostante ciò, è riuscito ad incanalare quel disturbo bipolare nel senso del titolo del film, tratto dal romanzo ‘L’orlo argenteo delle nuvole‘ di Matthew Quick. Il suo proposito infatti è molto chiaro: uscire da quel triste posto per riconquistare la moglie tenendo come barra del timone questo motto: ‘…sai cosa farò? Prenderò tutta questa negatività e la userò come carburante per trovare il lato positivo! È questo che farò! Non è una stronzata…Ci vuole impegno!…‘.

La madre riesce a farlo uscire dopo qualche mese, nonostante Pat non sia ancora del tutto a posto: parla ad alta voce con se stesso; legge in modo compulsivo i romanzi che gli aveva consigliato la moglie Nikki prima del fattaccio e poi di notte riemergono nella sua mente vari fantasmi, come il voler rivedere a tutti i costi la cassetta del video del matrimonio e mettersi ad urlare svegliando tutto il vicinato perché non la trova. Oppure presentarsi in camera dei genitori alle quattro di notte per spiegare loro la ragione per cui il romanzo ‘Addio alle Armi’ di Hemingway che ha appena terminato e l’ha scaraventato in giardino rompendo il vetro della finestra, ha un finale che lo ha molto deluso. Di giorno poi non va meglio: quando si reca dal suo psichiatra, nel rispetto delle regole stabilite per la sua libertà condizionata e quest’ultimo lo mette alla prova, invero un po’ provocatoriamente, dà in escandescenze quando sente diffondere in sala d’aspetto ancora una volta quella musica che ha udito in casa il giorno in cui è tornato all’orario ed al momento sbagliato…(leggi il resto del commento cliccando qui sotto su ’Continua a leggere’)  

Suo padre, che non a caso si chiama Pat, diminutivo di Patrick, come lui, naturalmente con il suffisso che si usa spesso negli States, cioé Senior, non solo non era a conoscenza dell’iniziativa della madre di far tornare a casa il figlio, ma già nel trovarselo di fronte mostra tutte le sue perplessità. Ciò nonostante fa buon viso, anche se non è che si possa definire neppure lui una persona equilibrata e sensata: ha perso il lavoro nel frattempo e questo non è certamente una colpa, ma è anche un tifoso sfegatato della squadra di football americano degli Eagles di Philadelphia che mette davanti a tutto, come se fosse una religione. Allo stadio però non può andarci più, perché gli hanno dato il corrispettivo nostrano della Daspo, cioé un’interdizione perpetua ad assistere dal vivo alle partite della sua squadra per precedenti episodi di violenza verso i tifosi avversari. Così le vive intensamente ma davanti al TV con tre misteriosi telecomandi in mano, l’amico e scommettitore Randy, e seguendo una serie di rituali scaramantici attraverso i quali, secondo lui, ne consegue il risultato di ogni partita e delle sue scommesse, ad importi sempre più alti, attraverso le quali punta a realizzare il suo sogno: aprire un ristorante. Il ritorno a casa di Pat rappresenta quindi ai suoi occhi, se non altro, un segnale positivo di successo per la sua squadra, perché gli ha sempre portato bene ed a suo dire se vedono assieme le partite, gli Eagles vincono.

Una volta, quando esistevano ancora i manicomi, girava una battuta: la scritta era posta all’esterno della struttura e quindi riguardava piuttosto chi stava fuori anziché le persone ricoverate dentro. Se dovessimo giudicare da quelle che gravitano intorno a Pat, dovremmo riconsiderare seriamente quella battuta perché né il padre, con le sue ossessioni; né la madre con le sue rischiose iniziative personali; né il fratello che è succube del padre e neppure l’amico Ronnie, sembrano tanto a posto. Quest’ultimo addirittura confida a Pat le sue crescenti frustrazioni riguardo le pressioni del lavoro e della famiglia che lo portano a chiudersi nell’auto parcheggiata nel box e dare sfogo alla sua crescente rabbia ascoltando musica metal a tutto volume dei Metallica e Megadeth. Al loro confronto Pat, che avrà pure la mania di voler recuperare a tutti i costi il rapporto con Nikki, anche se ha ancora l’obbligo di starle a distanza, sembra tendere ad una diversa filosofia di vita, volta alla ragionevolezza ed all’ottimismo, quando sostiene che: ‘…con il giusto stato d’animo tutto è possibile… credo che spesso restiamo impantanati in questo stato di negatività ed è un veleno come nient’altro!…‘.

L’invito per Pat ad una cena a casa di Ronnie è stato combinato dalla moglie di quest’ultimo per presentargli sua sorella Tiffany, la quale è una bellissima donna, scottata a sua volta da un matrimonio finito in tragedia a causa di un incidente e socialmente bruciata dal fatto che come reazione al dolore ed alla solitudine ha mollato gli ormeggi dei suoi freni inibitori e si è concessa a quasi tutti i suoi colleghi, con impietosa e cinica gioia degli stessi ma non del suo capo che infine l’ha licenziata. La cena non si può dire che si concluda con un successo, nonostante Pat cerchi di rendersi simpatico facendo ricorso al suo precedente ruolo d’insegnante di storia, per raccontare una curiosità come questa, che è buona a sapersi, indipendentemente dal contesto nel quale è espressa: ‘…sapete perché diciamo il termine O.K.? Be’, Martin Van Buren, ottavo Presidente degli Stati Uniti D’America, era di Kinderhook e faceva parte di un club per uomini chiamato Old Kinderhook Club, nome abbreviato in O.K.. Quindi se eri uno fico, se eri nel club, dicevano quello è OK, perché eri nell’Old Kinderhook club…‘. A Tiffany basta nulla per inalberarsi e scattare, perciò quando ravvisa nella sorella l’intento di parlare di lei presente in terza persona, si alza e se ne torna a casa sua, chiedendo a Pat di accompagnarla, avendo perlomeno trovato in lui un’affinità nei medicinali che hanno assunto nel tempo della cura come calmanti ed ansiolitici.

Tiffany abita in una dependance della casa dei genitori che ha ristrutturato ed arredato lei stessa. Abituata a regalare il suo corpo piuttosto che rischiare di confidare a qualcuno il vuoto nel quale è sprofondata nel frattempo dentro di sé, senza giri di parole si offre sessualmente anche a Pat. Molti altri uomini al suo posto, considerando oltretutto l’avvenenza di una donna che ha l’aspetto di Jennifer Lawrence, un invito del genere non se lo farebbero ripetere due volte, ma Pat non fa parte della categoria approfittatori e piuttosto sorpreso le risponde di essere sposato e fedele. Il che, pensando a ciò che gli è successo con la moglie, è una dichiarazione che supera in generosità persino il coraggio nel proposito di riconquistarla. Sta di fatto però che Tiffany non la prende bene, ma è la reazione tipica di chi non è abituato a sentirsi dire di no, perché poi ripensandoci a mente fredda deve aver riconsiderato la cosa con occhi diversi, se il giorno dopo ed i seguenti, anziché evitare Pat, addirittura lo va a cercare mentre fa footing lungo le strade che girano attorno al loro quartiere ed insiste nel pedinarlo, nonostante lui cerchi persino di seminarla.

Diciamolo pure: neanche lo spettatore più ingenuo potrebbe pensare a questo punto che fra i due,  al contrario delle apparenze, non stia per nascere qualcosa di significativo. E ciò, nonostante gli approcci dei giorni seguenti non siano esenti da malintesi, scontri verbali ed anche qualche vaffa. Ad esempio quando Tiffany sentendosi offesa da un’affermazione di Pat, reagisce con rabbia ed in modo vistoso dentro un ristorante, usando un linguaggio molto duro ed esplicito: ‘…magari non avrai sperimentato le merdate che ho fatto, ma godevi nel sentire parlare vero? Tu hai paura di essere vivo. Tu hai paura di vivere. Tu sei un ipocrita, un conformista, sei un bugiardo. Io mi sono aperta con te e tu mi hai giudicato. Sei un grande stronzo!…. Oppure quando Pat, come ammette lui stesso, sovente escono le parole di bocca che altri riescono invece a trattenere solo nel pensiero, l’apostrofa in maniera offensiva, pur pentendosi subito dopo e lei gli vomita addosso qualcosa che è al tempo stesso un’ammissione ed un’accusa: ‘…ero una troiona, ma non lo sono più! Ci sarà sempre una parte di me che è smandrappata e sudicia, ma questo mi piace, insieme alle altre parti di me stessa. Puoi dire la stessa cosa di te, fesso? Sai perdonare? Sei bravo in questo?…‘.

Ora, messa così la storia, le premesse per un’evoluzione positiva del rapporto fra Tiffany e Pat sembrano compromesse perché, e per quanta comprensione e partecipazione alle loro problematiche si possano avere, non pare che siano persone disposte a smussare gli angoli, per così dire. O meglio, Pat seguendo il metodo di cura del dottor Cliff Patel, denominato Excelsior, le buone intenzioni per vedere sempre il bicchiere mezzo pieno ce l’ha pure: ‘…fammi dire una cosa, devo dire una cosa. Ecco cosa credo sia la verità, ecco cosa ho imparato in ospedale: uno deve fare tutto quello che può, deve impegnarsi al massimo. Se fai così, se rimani positivo vedrai spuntare il sole tra le nuvole…‘.

Il che ci riporta al titolo originale del film, quel ‘Silver Linings Playbook‘ sul quale bisogna spendere due parole, perché apparentemente la traduzione è criptica, ma ‘playbook‘ può essere indifferentemente riferito, nello sport americano ad un libro di colore argento nel quale sono riportati gli schemi di gioco, mentre più in generale è una sorta di diario dove le persone riportano le loro esperienze negative. ‘Silver linings‘ invece è un’espressione coniata dal poeta John Milton e nel gergo è diventata usuale l’espressione ‘every cloud has a silver lining‘, a significare che si può trovare comunque il lato positivo nelle cose anche quando tutto sembra andare nel verso opposto. Bisogna però dare atto a Pat che, seppure nel relazionarsi con Tiffany spesso agisce come il classico elefante che si muove in una cristalleria (ma chi l’avrà mai pensato questo assurdo eppure efficace accostamento, poi? mah…), quando, dopo l’ultimo bisticcio, la va a cercare nuovamente a casa dei genitori e loro negano la sua presenza, nonostante lei sia lì accanto nascosta e si presenta un ex collega, che evidentemente suppone sia rimasta la bambola sessuale facilmente disponibile che è stata in precedenza, Pat con risolutezza ma senza trascendere lo accompagna all’auto dalla quale era sceso poco prima, dicendogli: ‘…senti, a volte va bene con le ragazze così, vogliono divertirsi e altre volte non va perché hanno un’ala spezzata e sono ferite, sono un bersaglio facile. E in questo caso, in questo particolare caso, credo che quell’ala sia in via di guarigione amico mio e devi assicurarti che sia riparata e tu ti stai mettendo in mezzo, è chiaro? Perché lei è sensibile, intelligente; è un’artista, è una ragazza fantastica e tu devi averne rispetto…‘. Molti uomini che fanno una dichiarazione alla loro donna sono meno efficaci ed anche meno romantici. 

Eppure, se il padre di Pat ha un chiodo fisso nella squadra degli Eagles, il figlio minore ce l’ha nella volontà di recuperare il rapporto con la moglie Nikki. Così quando chiede a Tiffany di farsi da tramite per consegnarle una sua lettera, lei prima risponde di sì, poi ci ripensa e chiede qualcosa in cambio. Di fronte alle rimostranze di Pat, si giustifica dicendo: ‘…lo so. Ma io faccio così e lo rifaccio, lo rifaccio, lo rifaccio. Faccio un sacco di cose per le persone e poi mi sveglio e sono vuota, non ho niente…‘. In realtà Tiffany ha una passione per il ballo. Le piace e vuole partecipare ad una gara: non per vincere, perché sa che ci sono coppie professioniste che nello stile libero non potrà mai eguagliare, ma quella competizione le offre al tempo stesso il destro per impegnarsi verso un obiettivo ed imporsi le regole per finalizzarlo entro un tempo definito. Ha bisogno però di un partner: chi mai potrebbe essere?

Pat ha il suo bel dire che non ha mai ballato, lei non recede: prendere o lasciare. E lui prende, seppure di malavoglia. E giorno dopo giorno, prova dopo prova, nella saletta che Tiffany ha ristrutturato come palestra, Pat capisce che condivisione, responsabilità e concentrazione sono molto più efficaci delle pastiglie che lo psichiatra ed anche i suoi genitori vorrebbero che lui prendesse per curare il disturbo bipolare. Quindi l’intesa fra loro cresce continuamente, specie dopo che Tiffany, per spiegargli cosa intende con il termine emozione, si apre, presumibilmente per la prima volta dopo tanto tempo, rivelando molto di se stessa e della sua storia in poche ma significative parole: ‘…eravamo sposati da tre anni e cinque giorni e io l’amavo. Ma negli ultimi due mesi non mi andava di fare sesso per niente. Sentivo come se fossimo tanto diversi. E io ero depressa, in parte per cose mie, in parte anche perché lui voleva dei figli e io so a mala pena prendermi cura di me stessa. E questo non fa di me una criminale. Comunque, una sera, dopo cena, è andato da Victoria’s Secret, al centro “re di Prussia” e ha preso della lingerie per sciogliere la situazione. Mentre tornava si è fermato per strada per aiutare uno con la gomma a terra e l’hanno investito e ucciso. La scatola di Victoria’s Secret era ancora sul sedile davanti. Questa è un’emozione…‘. 

Persino i suggerimenti di Danny, compagno di colore dei tristi giorni nell’istituto, rilasciato a sua volta e che è passato a salutarlo, vengono buoni per aggiungere altri ingredienti al programma di ballo che presenteranno. Siamo quindi davanti ad una miracolosa consonanza, in stile ‘Ballando con le stelle‘ (noto programma TV, citato fra l’altro nel corso del film)? Macché, si mette di mezzo Pat Sr. il quale, chissà se per un moto di gelosia, vedendo il figlio così strenuamente impegnato e poco presente a casa; o forse preoccupato perché Tiffany ai suoi occhi non è proprio una dalla quale aspettarsi qualcosa di costruttivo; oppure ancora perché ha egoisticamente bisogno di lui per vincere una scommessa importante sulla partita seguente degli Eagles, gli chiede di andare allo stadio al posto suo, la seguente domenica pomeriggio, in coincidenza però con l’appuntamento già preso con Tiffany per provare gli ultimi dettagli prima della gara di ballo che segue di lì a poco. La quale peraltro gli ha appena consegnato la lettera di risposta di Nikki, non scritta a mano e nella quale con belle parole lo incoraggia a proseguire la sua cura e lascia aperta la strada della riconciliazione mantenendo però le distanze di sicurezza.  

Chi conosce il significato della cosiddetta ‘legge di Murphy‘ avrà già inteso citandola, che peggio non potrebbe andare, sia dal lato Eagles, che nei rapporti fra Pat e suo padre, e persino fra Pat e Tiffany. Quest’ultimo infatti per non deludere il padre, va alla partita ma scoppia una rissa fra tifosi e per difendere il fratello mingherlino ci va di mezzo pure lui, così che vengono allontanati e si ritrovano sulla porta di casa dove il padre li accoglie accusandoli di aver rovinato tutto e di essere responsabili della sconfitta e della sua scommessa persa. Quando li raggiunge Tiffany, infuriata per aver atteso invano l’arrivo di Pat, suo padre la snobba e lei allora gli impartisce una lezione, dati alla mano, sulla infondatezza della cabala rispetto all’esito delle partite degli Eagles. Anche Pat Sr. non può evitare di darle ragione ma ne consegue anche l’idea di una scommessa ancora più rischiosa della precedente per recuperare i soldi persi con Randy, che se la gode nel frattempo, oppure perdere anche quei pochi rimasti: cioè una martingala.

Ed è attraverso una domanda dello psichiatra Patel, che Pat aveva incontrato allo stadio con i colori tatuati sul viso dei tifosi della curva e che è finito a sua volta nel mezzo della rissa, ritrovandosi assieme a lui ed il fratello nel tornare a casa, che viene spiegato ai non scommettitori, come chi scrive, cosa è una martingala, cioè una scommessa multipla che si vince solo se sono soddisfatte tutte le condizioni pattuite. Nel caso specifico gli Eagles devono vincere contro i rivali Cowboys, ma ci deve essere uno scarto di almeno dieci punti che Pat Sr. concede sin troppo generosamente a Randy. Al tempo stesso però Tiffany e Pat devono conseguire dalla giuria un voto di almeno 5 su 10 nella gara di ballo che, guarda caso, è in programma lo stesso giorno della partita, cioè il 28 dicembre. La combinazione è molto rischiosa, ma in caso di vittoria consentirebbe a Pat Sr. non solo di recuperare i soldi perduti ma addirittura di raddoppiarli, così da poter aprire l’agognato ristorante. Pat Jr. però, dopo aver tentato invano di dissuaderlo, non ci sta e dopo aver litigato anche con Tiffany, se ne esce di casa sbattendo la porta, rinunciando persino alla gara di ballo.

Mentre si trova all’esterno della casa riprende dalla tasca e rilegge la lettera di Nikki e dalle parole del testo, che suonano molto simili a quelle che gli sono state rivolte durante la discussione poco prima, gli sovviene un sospetto ed una sorprendente intuizione. All’interno intanto Tiffany e Pat Sr. stanno convincendo la moglie a dire a Pat Jr. una bugia bianca, cioè a fin di bene: che non può rinunciare al ballo perché ci sarà anche Nikki fra il pubblico a vederlo. A volte, come si sa, la realtà supera anche le bugie e così alla data fatidica Nikki c’è davvero, accompagnata dalla sorella di Tiffany e dal marito Danny, convinti di dare un aiuto in più in tal modo a Pat, mentre invece Tiffany si sente tradita, al punto che si allontana infuriata e sedendosi al bar, mentre altri ballerini si stanno già esibendo, non solo si scola una dietro l’altra due vodka ma accetta anche la corte di un avvocato il quale, dopo aver lanciato l’amo, pensa di aver preso il pesce al volo, con irrisoria facilità. Ma Pat vuole andare sino in fondo, giunto a questo punto e dopo averla cercata a lungo ed infine scorta nel buio della sala, la trascina sulla pedana dove nel frattempo è giunto il loro turno.

Non c’è bisogno di dichiararsi esperti di cinema per capire che non c’è più alcun dubbio sull’esito della gara ed anche della scommessa. La sorpresa è invece tutta dei giudici, dei ballerini concorrenti e del pubblico in sala quando esce il fatidico cinque dalla media voto della giuria per Tiffany e Pat che hanno ballato bene, a parte quel penalizzante salto che non gli riusciva neppure durante le prove, di fronte alla loro sfrenata esultanza, dei genitori di Pat, di Danny e della moglie, di fianco a Nikki, che segue la vittoria netta degli Eagles a spese dei Cowboys, a sancire un successo insperato e incomprensibile per chi non ne conosce la natura. Ma non è mica finita qui…

Raccontare un finale non è mai una buona azione per chi legge e quindi chi fosse arrivato sin qui e non avesse ancora visto il film, può evitare di andare oltre ed accontentarsi di sapere che gli interpreti sono davvero molto bravi ed il finale, pur a lieto fine (qualcuno poteva forse dubitarne?), è stato scritto in maniera da evitare fastidiose sdolcinature e le cadute nella retorica tipica di molte opere del genere, ma contiene la giusta dose di pathos che la bravura degli interpreti riesce ad esaltare. A parte Jennifer Lawrence che è stata addirittura premiata con l’Oscar per questa toccante prova (oltre a sette altre nomination per il film in altre categorie), sia Bradley Cooper che Robert De Niro sono assolutamente all’altezza.

Quest’ultimo poi, sarà che è rimasto colpito dal romanzo dal quale il film è tratto; sarà che ha un figlio autistico come lo stesso regista David O. Russell, colpito proprio da disturbo bipolare (il che la dice lunga sulla scelta del tema alla base della sua opera e la risoluzione ad affrontare con serietà la questione, evitando i facili colpi bassi allo spettatore che sarebbero funzionali solo per speculare sulla patologia più che a renderle un servizio utile), ma la gamma delle espressioni facciali di De Niro sono spesso più esaustive di molte parole e certamente appartengono al bagaglio di quel grande attore che è ancora.

Non di meno valore è la colonna sonora che accompagna il film, che contiene numerosi brani di autori famosi e spazia dalla ‘My Cheerie Amour‘ di Steve Wonder ai Led Zeppelin (molto azzeccata la scelta del brano ‘What is and what should never be‘ nella sequenza che vede Pat alle prese con una crisi di nervi, non trovando la cassetta del matrimonio); da Frank Sinatra a Bob Dylan (molto suggestivo il brano ‘Girl from the North Country‘ nella scena che vede Pat e Tiffany impegnati per la prima volta nella sala prove della dependance); dal nostro Piero Piccioni che è incluso con un suo brano nella sequenza della gara di ballo, alla bella ‘Maria‘ di Dave Brubeck. Insomma una compilation di generi musicali e persino di epoche, costruita però con gran gusto.

Sta di fatto che dopo la festa per la scommessa vinta e l’esultanza conseguente, Pat che ha già notato da tempo Nikki seduta al tavolo con Danny e sua moglie, si scioglie dall’abbraccio di Tiffany per raggiungerla. Visti dalla prospettiva di quest’ultima e dei genitori di Pat, sembra che il dialogo fra loro sia molto cordiale. Pat confida qualcosa all’orecchio di Nikki che sorride e Tiffany non reggendo più questa loro intimità che automaticamente la fa sentire esclusa, prende il soprabito e fugge letteralmente dalla sala, come una sorta di Cenerentola allo scoccare della mezzanotte. Solo che lei, finita la favola, scappa invece da una cocente delusione.

Quando Pat torna sui suoi passi e chiede al padre dov’è finita Tiffany, quest’ultimo che sino a quel momento l’abbiamo mal considerato per l’incoscienza e l’egoismo dei suoi comportamenti, se ne esce con un’affermazione che di colpo gli fa recuperare gran parte dei punti persi precedentemente: ‘…ti dico una cosa, so che non vuoi ascoltare tuo padre, io non ascolterei il mio, ma ti dico che devi dar retta ai segnali. Quando la vita ti manda un momento come questo è un peccato se non l’afferri. Ti dico, è un peccato se tu non l’afferri. Ti perseguiterà sempre, come una maledizione. Hai una grande sfida da affrontare e proprio adesso in questo momento, proprio qui, quella ragazza ti ama, ti ama davvero. Mi raccomando non fare puttanate…‘.

Ed il figlio naturalmente corre dietro a Tiffany e quando la raggiunge ancora in lacrime, le impone di leggere una lettera, che lei crede sia ancora indirizzata a Nikki ma che inizia invece con un ‘Cara Tiffany…’ dalla quale non solo lei comprende che lui ha scoperto da tempo che la lettera per Nikki in realtà non le è mai stata consegnata, ma anche che la risposta ricevuta l’aveva scritta la stessa Tiffany. Comunque la lettera poi prosegue così, recitata a memoria da Pat: ‘…l’unico modo per sconfiggere la mia pazzia era facendo qualcosa di ancora più pazzo. Grazie. Ti amo. L’ho capito dal momento in cui ti ho visto. Mi dispiace mi ci sia voluto così tanto tempo per recuperare!…‘.

Tutto ciò può apparire a qualcuno, o a molti, la solita americanata che si conclude con il trionfo dell’amore pulito e sincero che batte la sofferenza e l’ingiustizia prevalendo persino sulla logica. In fondo come si può negarlo, ma il cinema, non solo il racconto di Tiffany sulla fine drammatica del suo matrimonio, è sinonimo di emozione. David O. Russell nel dirigere quest’opera e nello scriverne anche la sceneggiatura, è riuscito a trasferire al tempo stesso, allo spettatore che non possiede una pietra al posto del cuore, un messaggio di natura sociologica ed a trattare una storia d’amore non convenzionale, senza che entrambe possano apparire false o costruite ad arte, pur nell’evidente incastro di alcuni eventi che nella realtà, al di fuori della finzione, raramente finiscono con altrettanta poesia e coincidenza.

Ma se un film lo si valuta positivamente in base a ciò che riesce a trasmettere, non solo dal punto di vista tecnico, ma anche per i contenuti e la capacità degli interpreti di renderli credibili e condivisibili da chi sta dall’altra parte dello schermo, ‘Il Lato Positivo – Silver Linings Playbook‘ ci riesce, sia nei dialoghi che negli sviluppi della trama.

Il mondo ti spezza il cuore in ogni modo immaginabile, questo è garantito. Io non so come fare a spiegare questa cosa, né la pazzia che è dentro di me e dentro gli altri, ma indovinate un po’? Domenica è di nuovo il mio giorno preferito! Penso a tutto quello che gli altri hanno fatto per me e mi sento tipo… uno molto fortunato!…‘. Suppongo e spero che molti si potranno riconoscere in questa affermazione di Pat, volta all’ottimismo e che è in fondo una sorta di sintesi estrema del film medesimo.

Nello scorrere i titoli di coda appare l’indicazione della casa di produzione, The Weinstein Company, che fa riferimento proprio a quel Harvey Weinstein assunto recentemente ai disonori delle cronache, che l’hanno visto precipitare dall’olimpo di Hollywood sulla polvere delle accuse di molestia praticata cinicamente su molte donne ed attrici anche famose (chissà se anche Jennifer Lawrence fa parte di questa non invidiabile ed aberrante lista), sinché qualcuna ha avuto il coraggio di uscire allo scoperto e denunciarlo. Sempre ammesso che alle accuse segua poi una condanna definitiva, si potrebbe concludere che ci vuole una bella faccia tosta a produrre un film come questo e nel frattempo comportarsi in quel modo. Sappiamo bene però, a meno di voler passare a tutti i costi come inguaribili ingenui, che purtroppo questa è solo una delle contraddizioni che appartengono anche e non solo al mondo reale dello spettacolo. Io però mi tengo lo stesso le buone sensazioni che mi ha trasmesso l’opera di David O. Russell e lascio a chi di dovere il compito di colpire il più duramente possibile chi si fosse reso protagonista di un crimine del genere, riflettendo sul quale diventa però davvero impossibile trovare un lato positivo.

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