Serie TV: ‘Sharp Objects’

SHARP OBJECTS (Serie TV)

Titolo Originale: Sharp Objects

 Nazione: USA

Anno:  2017

Genere: Thriller, Psicologico

Durata: 400’ circa in 8 puntate

Regia: Jean-Marc Vallée

Cast: Amy Adams (Camille Preaker), Patricia Clarkson (Adora Crellin), Chris Messina (Detective Richard Willis), Eliza Scanlen (Amma Crellin), Matt Craven (Capo della Polizia Bill Vickery), Henry Czerny (Alan Crellin), Elizabeth Perkins (Jackie O’Neill), Taylor John Smith (John Keene), Madison Davenport (Ashley Wheeler), Miguel Sandoval (Frank Curry), Sophia Lillis (Camille da giovane), Lulu Wilson (Marian Crellin)

TRAMA: Camille Preaker vive a St. Louis, nello stato del Missouri ed è una giornalista con un traumatico passato alle spalle ed un presente ancora denso di problematiche e fantasmi, a causa dei quali ha sviluppato una forte dipendenza dall’alcol. E’ uscita da poco da una clinica psichiatrica perché a suo dire, per sentirsi meglio, si è a lungo praticata dei tagli sulla pelle, che hanno lasciato molteplici cicatrici, disseminate in quasi tutto il corpo in forma di scritte che riguardano se stessa, la sua condizione psicologica ed il lutto mai superato per aver perso la sorella Marian, cui era molto affezionata. Per giunta una sua compagna di stanza durante il ricovero, molto più giovane ed affetta dallo stesso autolesionismo, si è infine suicidata. Il capo redattore del giornale e la sua compagna si sono molto affezionati a Camille e quando a Wind Gap, suo paese di origine, sparisce improvvisamente la giovane Natalie Keen, le chiede di tornarci, vincendo la sua ritrosia, per scrivere un articolo su una vicenda che potrebbe essere opera di un serial killer, visto che l’anno prima era stata ritrovata cadavere un’altra adolescente. A Wind Gap, un paesino di confine fra lo stato del Missouri ed il Tennessee, vivono ancora la madre Adora, il suo patrigno Alan e Amma, la sorellastra minore. Lo sceriffo Bill Vickey non vede di buon occhio il ritorno di Camille ed ancor meno l’arrivo del detective Richard Willis, inviato dai federali per affiancarlo nelle indagini. Sia uno che l’altra potrebbero mettere in cattiva luce quello che è sempre stato un luogo pacifico e tranquillo. Camille un tempo era stata una reginetta di bellezza a Wind Gap ma il suo carattere ribelle si è sempre scontrato con quello possessivo della madre, la quale infatti non l’accoglie a braccia aperte al suo improvviso arrivo. La stessa Amma è un’estranea per Camille e se a casa si comporta con ubbidienza e sudditanza nei confronti dei genitori, in strada è una leader fra le sue compagne, trasgressiva e ribelle a sua volta. Amma però si comporta con la sorellastra come se volesse approfittare del momento per riempire il vuoto della loro lontananza. Quest’ultima cerca di raccogliere informazioni utili per scrivere l’articolo per il suo giornale dallo sceriffo e dal detective Willlis ma senza grande successo. Il paesino viene però sconvolto dal ritrovamento di Natalie, brutalmente uccisa. Qualcuno le ha pure strappato gli incisivi dalla bocca. I sospetti ben presto si indirizzano su John, il fratello maggiore della vittima, un tipo schivo e ambiguo nel comportamento. Lo stesso padre della ragazzina uccisa l’anno prima, Anne Nash, è convinto che sia proprio lui il colpevole e coltiva da tempo del risentimento nei suoi confronti. Camille è stretta fra la manifesta ostilità della madre Adora, la quale a Wind Gap non solo è considerata un punto di riferimento per la sua spiccata personalità ma è anche la proprietaria del grande allevamento di maiali che rappresenta la principale fonte di reddito e di lavoro della zona ed un irrisolto spirito autodistruttivo che si materializza in continue visioni di episodi e protagonisti del suo drammatico passato. Non l’aiuta lo scostante rapporto con lo sceriffo e quello contraddittorio con Richard che pure potrebbe assumere una inaspettata evoluzione sentimentale. La tormenta infine il senso di protezione che le ispira Amma, nella quale in parte si riconosce e che vorrebbe liberare dalla melliflua e morbosa influenza della madre. Le prove raccolte nei confronti di John sembrano andare nel senso sperato da molti, incluso lo sceriffo che non vede l’ora di chiudere lo spinoso ed insolito caso per tornare alla banale gestione di sempre, ma per Richard e Camille troppi particolari non tornano e la strada per scoprire la verità è ancora lunga e lastricata di amarezza ed atrocità.   

VALUTAZIONE: una serie TV molto ben condotta da Jean-Marc Vallée nell’arco di otto puntate che si conclude senza lasciare irrisolto il caso al centro della trama, ma senza precludere una successiva stagione. Un format già utilizzato con successo, ad esempio, dalla serie TV ‘Fargo’. ‘Sharp Objects’ scava dentro le meschinità e le ipocrisie di un piccolo paese di provincia, dove tutti si conoscono e diventa destabilizzante l’ipotesi che un serial killer possa nascondersi nel suo stesso seno. Al tempo stesso tratta con serietà, quindi senza indulgere nel compiacimento, la patologia dell’autolesionismo conseguente spesso a traumi infantili. Un thriller psicologico, spesso claustrofobico, che parte in sordina e si sviluppa in crescendo sino ad un finale sconvolgente. Il cast è perfettamente assortito, specie nelle interpreti femminili, che poi sono le vere star di questa riuscita serie TV e delle quali analizza a fondo la personalità.

Il romanzo omonimo dal quale è tratta questa Serie TV, scritto da Gillian Flynn, uscito nel 2008 con il titolo ‘Sulla Pelle‘ (clicca sul titolo di diverso colore se vuoi leggere il commento che avevo scritto al riguardo a suo tempo), è stato prontamente ristampato con il titolo originale e mostra la stessa cover della Serie TV. Non è il primo caso e non sarà neppure l’ultimo. Poco male, se non per quell’ignaro lettore che avesse acquistato entrambi i tomi e si fosse ritrovato con la stessa storia, a fronte di due diversi titoli ed immagini di copertina.

A guadagnarci invece è lo spettatore della Serie TV ‘Sharp Objects‘, che magari non avrà neppure letto il romanzo di riferimento ed ha l’opportunità di godersi uno spettacolo di alto livello. Per quello che ricordo, persino superiore al racconto scritto, che già di per sé è un gran bel merito. Una Serie TV che utilizza il format che personalmente ritengo ideale: una storia suddivisa in otto puntate, che inizia e chiude il cerchio di un tesissimo thriller, anche se il finale lascia aperto uno spiraglio per ulteriori sviluppi da proporre semmai in una successiva stagione, tutta ancora da scrivere però, per quanto ne sappia.

Una caratteristica di molte Serie TV infatti, che nasce ovviamente da scelte commerciali della produzione e degli autori, raramente invece per necessità artistiche, è quello di spalmare la trama su più stagioni. Esaurita quest’ultima, se il prodotto ‘tira’ ancora, gli sceneggiatori spesso s’inventano nuovi sviluppi, trascinandola alle lunghe il più possibile, sinché i dati di visione ed ascolto consentono di generare ulteriore business. Trovo molto più appropriata e condivisibile invece la scelta dei fratelli Coen, produttori della Serie TV ‘Fargo‘ che hanno girato già tre stagioni ambientate negli stessi luoghi, conservando il legame con le precedenti solo attraverso alcuni personaggi e particolari narrativi, inseriti però in storie autonome e chiaramente distinte fra loro. Chissà se il regista canadese Jean-Marc Vallée ha intenzione di seguire la stessa traccia. Vedremo…

Di certo, l’autore della Serie TV ‘Big Little Lies – Piccole grandi bugie‘, che non ho avuto l’opportunità di vedere sinora e che a questo punto spero di poter recuperare, ha centrato il bersaglio con un’opera che impreziosisce il genere di appartenenza, grazie anche ad alcuni interpreti d’altissimo livello che raffigurano al meglio i loro personaggi. Da Amy Adams (già apprezzata di recente nell’intenso e complesso ‘The Arrival‘ di Denis Villeneuve), la quale fra l’altro porta egregiamente i suoi 44 anni, anche se interpreta la giornalista Camille che presumibilmente ne ha alcuni di meno e pur essendo una bella donna questo aspetto non le serve per apparire seducente, bensì perché il ruolo richiede grande impegno recitativo che lei svolge egregiamente. La Adams è anche produttrice della serie TV, oltreché attrice protagonista.

La palma della migliore però spetta sicuramente a Patricia Clarkson nei panni di Adora, il personaggio dominante ed ambiguo di una madre che mira a schiacciare subdolamente chiunque le stia intorno, che si tratti del marito, delle figlie o degli stessi concittadini di Wind Gap che ne subiscono la subdola personalità ed ai quali magnanimamente ogni anno concede spazio e mezzi per organizzare la festa rievocativa del Calhoun Day. La sorpresa invece è Eliza Scanlen nel ruolo di Amma, la quale ricopre una triplice veste: quella remissiva in casa di fronte alla dominante madre ed affettuosa adolescente nei confronti del padre; quella della spiccata leader con le coetanee ma anche quella della provocante Lolita con gli uomini adulti, ben oltre quello che compete alla sua giovanissima età. Non che Chris Messina e Matt Craven, rispettivamente il detective e lo sceriffo, incaricati dalle autorità di dipanare il caso delle giovani improvvisamente scomparse e poi ritrovate cadavere, non siano all’altezza. Tanto meno Taylor John Smith nell’interpretare il fragile e controverso John Keene. E’ proprio la struttura portante della sceneggiatura che privilegia decisamente le tre figure femminili citate precedentemente.

La scrittrice Gillian Flynn, parlando della sua opera, dice che: ‘…il motivo per cui ha scritto il romanzo è per descrivere come si esprimono la violenza e l’odio femminile. Quanto sia pericoloso quando vengono repressi o ignorati…‘. Il regista Jean-Marc Vallée, ne rafforza i toni quando afferma: ‘…Gillian Flynn ha scritto un romanzo così cupo e tuttavia così bello. C’è bellezza nell’oscurità ed in questo personaggio. Camille non sa fare le sue scelte, non sa quello che è giusto per lei, ma è così onesta nel modo in cui parla di  e delle sue ferite. Il modo in cui queste donne si feriscono a vicenda, i loro abusi, è una cosa che spezza il cuore. Non sanno come volersi bene…‘. La stessa Amy Adams, nel descrivere il suo personaggio sostiene che: ‘…nasconde dentro di sé tutto il suo dolore. Ma nonostante tutti i suoi vizi e le sue zone d’ombra non si arrende e continua a cercare di essere diversa…‘, oppure, riferendosi allo stesso regista, da lei fortemente voluto, ne elogia la sua sensibilità: ‘…a Jean-Marc Vallée sembra che piaccia molto esplorare la profondità della psiche femminile, in una maniera onesta che accetta tutti i loro difetti. Non è interessato a farci sembrare perfette, ed è una cosa che adoro. Vuole solo mostrare la verità…‘. Tutto ciò insomma sembra confermare un impianto narrativo volto decisamente al femminile…(leggi il resto del commento cliccando qui sotto su ’Continua a leggere’).

C’è anche un personaggio impersonale, non meno importante però ai fini del racconto ed è il paesino di Wind Gap, duemila anime nello stato del Missouri, un cimitero posto ad uno sputo di distanza dal Tennessee, come lo definisce la stessa Camille, rispondendo ad una domanda del suo caporedattore e mentore Frank Curry, seppure nella realtà la produzione ha scelto di girare le scene in California e Georgia. A tal proposito Patricia Clarkson in un’intervista così descriveva invece la piccola provincia:’…negli Stati Uniti esistono dei paesini piccoli e belli che hanno un forte senso di identità che li fa sopravvivere e li rende unici. Ma può anche renderli poco aperti ed accoglienti…‘.

Niente di diverso in fondo da quelli che possiamo incontrare dalle nostre parti, nei quali, escludendo gli ambiti puramente paesaggistici, gli aspetti positivi e negativi delle relazioni fra le persone dipendono spesso dalle singole circostanze, poiché tutti conoscono tutti; tutti sanno di tutti ed eventi trascurabili in contesti più grandi diventano in questi borghi occasione di discussioni e diatribe che durano anche giorni e giorni. E’ noto che ci sono posti remoti, ma anche no, nei quali le tradizioni hanno ancora un forte significato di aggregazione ma i pochi giovani che ci crescono spesso sono portati per natura, noia della routine ed età a trasgredire usi e costumi secolari dei loro genitori. E magari non vedono l’ora di scappare per trasferirsi nelle grandi città e sfuggire così allo sguardo assillante dei loro genitori provando a cercare al tempo stesso esperienze diverse e stimoli più esaltanti.

Sono località che in genere non amano entrare nelle cronache dei giornali, specie quando si tratta di articoli che mettono in cattiva luce e stravolgono la loro normalità. Camille dice al detective Richard Willis che le manifesta la sensazione di ostilità che percepisce dalla gente di Wind Gap ‘…qui quando uno ti dice “Dio ti benedica” spesso intende dire “vaffa…”…‘. In un contesto del genere è usuale anche l’ossessivo ritornello ‘…cosa diranno gli altri…‘, soffocando in tal modo ogni tentativo di uscire dai canoni prestabiliti e contribuendo a generare momenti d’imbarazzo, frustrazioni e distorsioni nei comportamenti e nelle relazioni, che nelle forme più gravi diventano vere e proprie perversioni. Le quali si sviluppano a volte all’interno di specifici nuclei familiari, altre nella comunità in senso lato.

Il caporedattore di Camille le affida l’incarico di tornare a Wind Gap perché non solo lei conosce bene quel posto dove è avvenuto un fatto di cronaca che vale la pena di raccontare, ma sa che ha anche bisogno di regolare i conti con il suo passato: ‘…se non vuoi non vuoi, ma può essere un’occasione. Porti a galla dei ricordi, rivivi delle sensazioni e tiri fuori una buona storia. Può essere un’ottima storia, se ti ci metti…‘. Ed aggiunge: ‘…fammi un pezzo emotivo…‘. Camille ne ha ben donde di essere recalcitrante a tornare al paesello natio: non solo ha vissuto la sua infanzia, adolescenza e maturità a contrastare una madre che pretendeva, non soltanto nei suoi riguardi, di avere il controllo di ogni cosa e come è tipico della mentalità della piccola provincia, ha sempre fatto dell’apparire un elemento imprescindibile; ma ha vissuto anche il dramma della morte della sorella minore Marian, che ha visto peggiorare di giorno in giorno sino alla crisi finale quando era di fianco a lei nel letto. Diventata in seguito una bella ragazza, la più bella  di Wind Gap, le dicono ancora adesso, ha subito le molestie di alcuni coetanei dentro un capanno nel bosco che tuttora esiste ed al cui interno sono visibili le foto appese allora, tratte da giornali pornografici. Tutto ciò l’ha spinta a praticare sul suo bel corpo, escludendo il viso e le parti più esposte alla vista del prossimo, per cui indossa sempre e solo pantaloni, innumerevoli tagli o per meglio dire scritte incise con lamette e oggetti appuntiti, sino a devastarlo.

Questa esigenza autolesionistica, spiegano gli psichiatri, si sviluppa soprattutto nei giovani che subiscono traumi profondi, il cui dolore resta così compresso al loro interno senza trovare altro modo per esprimerlo e farlo esplodere, che trova sfogo facendosi del male all’esterno. Il che li porta ad una illusoria sensazione di benessere che deve però essere continuamente alimentata essendo di natura fittizia, appunto. E’ quello che è successo anche a Camille, non avendo intorno a sé né una famiglia, né amicizie o conoscenze che potessero consolarla. Andando via da Wind Gap ha incontrato nel suo caporedattore Frank Curry e nella sua compagna quelle sponde umane che l’hanno fermata nell’opera di sfregio e le hanno dato affetto, comprensione e l’occasione, attraverso il giornalismo, per esprimere la sua sensibilità e capacità narrativa.

…È una grande giornalista, forse una grande scrittrice. Può persino rifarsi una vita, ma deve fare i conti con i suoi guai e smetterla di illudersi che il suo alito non puzzi di vodka…‘, afferma Frank, rivolgendosi alla sua compagna.  Eh sì, perché Camille non solo si taglia, ma beve, beve molto, al punto che possiamo definirla senza mezzi termini un’alcolizzata, seppure nel corso delle otto puntate non la troveremo mai sbronza, come se sapesse comprendere ogni volta il punto limite oltre il quale non deve spingersi. Gira su un’auto che deve avere vissuto momenti migliori, con un bagagliaio pieno di bottigliette di alcolici di vario genere, come quelle che si trovano di solito dentro i frigoriferi nelle stanze degli hotel. Una sorta di scorta di sicurezza cui attingere se dovesse diventare complicato rifornirsi in qualche store lungo la strada o a Wind Gap stessa. E poi ha uno smartphone con il vetro del display rotto dal quale, collegato all’impianto audio dell’auto, ascolta musica prevalentemente e curiosamente del gruppo Led Zeppelin, che probabilmente meglio si adatta al suo carattere trasgressivo.

Il ritorno a Wind Gap, che è rimasta né più né meno immutata nel tempo, rappresenta per Camille uno sprofondare nei ricordi e negli incubi degli anni trascorsi in quel luogo e negli avvenimenti traumatici che ha vissuto e che le si materializzano a più riprese ancora adesso davanti agli occhi, come se fossero reali oppure come se, attraverso di essi, dovesse tornare indietro nel tempo per elaborarli finalmente. La vediamo interpretata da Sophia Lillis quando era ancora poco più che adolescente in alcune sequenze assieme alla sorella Marian (Lulu Wilson) oppure alle prese con veri e propri incubi che improvvisamente si stagliano davanti a lei, anche se non si mostra mai terrorizzata, come se desse per scontato che fanno parte della sua vita come i ricordi indelebili incisi sulla sua pelle.

  ‘…Non soffrono solo le famiglie, siamo tristi tutti…‘ le dicono in paese per quella ragazzina scomparsa. La madre, che di certo non si aspettava di rivederla, si è risposata con Alan dopo la morte del padre naturale di Camille ed è nata Amma. Alan è un uomo pacifico e totalmente succube di Adora. La sua unica attività sembra essere quella di ascoltare in salotto musica da camera che esce in continuazione dagli altoparlanti del sofisticato e probabilmente costoso impianto audio o dalle cuffie che indossa quando vuole isolarsi ancora di più. Sia quest’ultimo, che i dischi di vinile (nonostante siano tornati di gran moda nel frattempo) testimoniano che in quel luogo ed in quella casa il tempo sembra avere un ritmo diverso, più lento e compassato. Nell’ascoltare così frequentemente la musica, Alan dà inoltre l’impressione di volersi in tal modo estraniare da una realtà che altrimenti è troppo pesante o forse soltanto noiosa da sopportare. Oppure di volersi isolare da un rapporto con Adora che via via è diventato sempre più soffocante e meno condiviso (tant’è che lui dorme in un divano letto, lasciandole la camera matrimoniale). Eppure non fa nulla per cambiare questa stagnante situazione, come se in fondo gli andasse bene anche così.

Adora accoglie Camille come mai ci si aspetterebbe da una madre, nonostante la lunga lontananza e l’aperto contrasto caratteriale che le divide da tempo: ‘…casa mia non è attrezzata per ricevere ospiti…‘. Il che suona immediatamente incongruente con le dimensioni di quella grande villa d’epoca (nella quale c’è persino una sala con piastrelle di avorio dentro la quale Adora pretende che si possa entrare soltanto scalzi) e non solo per le semplici parole di risposta di Camille: ‘…a me non sembra…‘. In realtà ciò che vuole evitare Adora nei confronti degli altri, i suoi concittadini, sta tutto in questa frase: ‘…non mettermi in imbarazzo, non di nuovo…‘. In quella grande casa, la camera della figlia defunta, Marian, è rimasta intatta: ‘…è come un museo, mamma la vuole tenere così…‘, dice Amma alla sorellastra nel mostrargliela. Camille vede in Amma una proiezione di se stessa, se non fosse che quest’ultima, la quale possiede nella sua camera una voluminosa casa delle bambole che è una ricostruzione in miniatura della stessa villa dove vive, ha un rapporto diverso con la madre, molto più remissivo ed in sintonia. A volte Camille le trova abbracciate e certamente Amma accetta senza sentire il bisogno di ribellarsi il ruolo di sottomissione che le impone la madre, la quale è solita usare una speciale mistura rossastra, da lei stessa composta ed imbottigliata, per curare qualsiasi eventuale malessere delle figlie, anche in maniera preventiva.

Nonostante ciò, Amma ambisce ad imitare Camille ed a considerare il suo ritorno l’occasione per cementare un rapporto fra sorellastre sin lì praticamente inesistente : ‘…mamma dice che eri incorreggibile. Anche io sono incorreggibile, soltanto che lei non lo sa…‘ e difatti quando esce di casa con le sue amiche e girano per il paesino sui loro pattini a rotelle, non soltanto Amma rivela una forte personalità da leader ma si mostra provocatoria nei confronti di alcuni uomini adulti, anche se il suo corpo è ancora acerbo e la scomparsa di due coetanee consiglierebbe maggiore prudenza non solo riguardo le frequentazioni delle persone ma anche dei luoghi.

Lo sceriffo Bill Vickery è un uomo di solida esperienza che però non si è mai trovato di fronte a crimini così importanti come la morte violenta ad un anno di distanza una dall’altra di due adolescenti. Se la prima è stata ritrovata dentro un corso d’acqua e non si sono mai capite bene le ragioni sino a quel momento e come ciò possa essere accaduto, sulla seconda, trovata già cadavere in una stretta via del centro di Wind Gap, in posizione innaturale appoggiata ad una finestra e priva degli incisivi che sono stati strappati a forza, non ci sono dubbi sulla natura violenta del suo decesso, che lascia ritenere quindi plausibile la presenza di un serial killer. Bill è abituato a svolgere la sua attività di sceriffo seguendo gli stessi rituali sin dalla sveglia al mattino, quando indossa la sua inappuntabile divisa, quindi consuma la colazione che gli prepara la moglie ed infine lo saluta, accompagnandolo alla porta con le medesime parole e da lì si reca nel suo ufficio per svolgere un lavoro fondato da sempre sulla routine e quattro scartoffie. Altrimenti esce per girare con la sua auto lungo le vie del paese controllando che tutto sia in ordine. Ed è quasi sempre così, ma stavolta è diverso. Prova un senso di fastidio quindi, oltreché essere assolutamente impreparato a sopportare la vista del corpo martoriato di Natalie Keen, che ha subito una sorta di profanazione, in un luogo da sempre ritenuto tranquillo e pacifico.

L’arrivo della stampa e nello specifico di Camille, giunta sul posto per documentare al suo giornale la sparizione di una ragazzina ed invece si ritrova ben presto alle prese con il caso ben più importante di uno straziante omicidio, rende a Wind Gap una pubblicità negativa che lo sceriffo trova eccessiva ed ingiusta. ‘…Ricordo che quando ero piccola ci spaventavamo a vicenda con i racconti di una signora in bianco che uccideva i bambini…‘, gli confida Camille, ma Bill le risponde sicuro: ‘…non esistono signore in bianco, si fidi, è stato un uomo…‘. E si adopera per scovare questo presunto assassino nel più breve tempo possibile. Il detective Richard Willis, che è stato inviato dai federali per affiancarlo in questo difficile compito, è invece convinto che ‘…Il movente di questi crimini è personale e questo vuole soggiogare la città…‘.

E chi meglio di John Keen, fratello della vittima, corrisponde all’identikit ideale del mostro da catturare al più presto per consentire allo sceriffo ed alla sua comunità di tornare all’amata normalità? E’ un ragazzo dal carattere schivo, complessato, anche troppo sensibile ed ambiguo che sicuramente non disdegna bere o assumere qualche droga. Non nasconde le lacrime per la sorella morta ma mostrandole in pubblico è come se stesse recitando una parte ed avesse ben altro da nascondere. Il padre di Anne Nash, morta l’anno prima, è certo che dietro la sua scomparsa ci sia proprio lui. E si sa come va a finire: non c’è come suscitare dei sospetti su una persona, specie all’interno di una piccola comunità, per spingere gli altri a condividerli ed isolarlo. Così viene allontanato con un pretesto dal suo lavoro presso l’allevamento dei maiali e tutti finiscono per evitarlo, come fosse un appestato. Persino i suoi coetanei che lo provocano e poi lo costringono ad andarsene da una festa dove si era comunque recato assieme alla sua ragazza, Ashley Wheeler (Madison Davenport), una giovane particolare a sua volta, perché sembra tutt’altro che disturbata dagli eventi e semmai desiderosa di mettersi in mostra. 

Come si intuisce quindi la complessità dell’ambientazione e dei personaggi coinvolti è piuttosto ampia. Nonostante la macchina da presa privilegi i primi piani su Camille, quasi la regia volesse mostrare la storia attraverso i suoi occhi ed il suo punto di vista, la struttura della serie TV ‘Sharp Objects‘, che richiama nel titolo traducibile in ‘Oggetti Appuntiti‘ proprio la natura autolesionistica della protagonista, è claustrofobica, non solo quando le scene sono girate di notte, ma anche di giorno, perché aleggia sempre nell’aria qualcosa di inespresso, di nascosto, di finto o di taciuto deliberatamente, che solo un po’ alla volta emerge nel corso delle puntate, in un crescendo di sviluppi, intrecci e tensione che segue un inizio tutto sommato in sordina.

Il regista Jean-Marc Vallée è abile nel condurre per mano lo spettatore dentro una storia che si allarga a macchia d’olio e ne contiene molte altre, come una sorta di scatola cinese o di vaso di Pandora, che per sua definizione sprigiona i mali che contiene subito dopo che è stato aperto. Il rapporto fra Camille ed il detective Richard Willis è un’altra storia a sé, che non si può di certo definire tradizionale nella sostanza e persino nei contorni, la quale nasce dal proposito della prima di ottenere qualche notizia utile sulle indagini e dalla curiosità di quest’ultimo di scoprire cosa si nasconde dietro gli atteggiamenti spesso scostanti di lei, come testimonia questo breve dialogo fra loro: ‘…possiamo discorrere e basta?…‘, chiede Richard e Camille risponde: ‘…è una cosa che non faccio mai, conversare…‘.

Finiscono a letto, ovviamente, seppure lei gli chiede di farlo a luci spente e mentre lui pensa ad una forma di timidezza, in realtà l’inviata del giornale di St. Louis non vuole mostrargli il suo corpo segnato dalle cicatrici. In fondo, in questa ambiguità oppure nella possibilità di vedere (e sentire) gli eventi da molteplici punti di vista, come il brano proposto nei titoli di testa delle puntate che propone ogni volta arrangiamenti diversi della stessa canzone, sta il fascino un po’ perverso, misterioso, sfuggente e variegato di questa storia che riserva parecchi colpi di scena, senza però mai lasciarsi tentare dai facili colpi bassi nei confronti dello spettatore. Il regista lavora di fioretto, o per meglio dire di psicologia, anziché di clava o sfruttando i più scontati canoni del thriller, se non addirittura dell’horror, nonostante questa storia, volendo, ne contenga gli elementi utili.

Ovviamente John Keen viene accusato degli omicidi e sono persino trovate testimonianze (anche della sua ragazza Ashley, che non esita a sputtanarlo pur di avere garantiti dai media i famosi quindici minuti di notorietà citati da Andy Warhol) e prove della sua colpevolezza che apparentemente non lasciano adito a dubbi. E’ però evidente che si tratta di un abbaglio, troppo in fretta accettato e persino sperato dallo sceriffo sul quale, sia Richard che Camille, dopo un iniziale sconcerto e per i molti particolari che poi ad un esame più attento della situazione non tornano, nutrono seri dubbi. Ma qui termina il mio racconto per lasciare al lettore il piacere di scoprire da sé cosa si nasconde dietro questa storia di ordinaria distorsione della verità.

Come costante delle opere di genere giallo-thriller, non mancano i particolari discutibili (uno per tutti riguarda la messa in scena ed il posto dove viene ritrovata Natalie Keen), alcune scelte narrative che potevano essere rappresentate diversamente, che suonano contraddittorie oppure un po’ forzate, ma nella sostanza questa è certamente una serie TV di grande pregio che non delude le aspettative, anzi le alimenta mano a mano che procede e perciò merita la visione ed il nostro plauso. Curiosità finale vuole che Amy Adams sia nativa di Vicenza, dato che il padre era un militare americano di stanza nella base Nato di Aviano, dove è cresciuta i primi tre anni e la figlia, che in seguito ha avuto dall’attore ed artista Darren Le Gallo, l’ha chiamata, evidentemente in omaggio a quei trascorsi… Aviana. Cosa c’entra con la serie TV ‘Sharp Objects‘? Niente, naturalmente, era solo per dire.

 

 

 

 

 

 

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