Documentario: ‘Punto di NON Ritorno – Before the Flood’

PUNTO DI NON RITORNO – BEFORE THE FLOOD

Titolo Originale: Before the Flood

 Nazione: USA

Anno:  2016

Genere: Documentario

Durata: 96′

Regia: Fischer Stevens

Commento Parlato: Leonardo Di Caprio (doppiato da Francesco Pezzulli)

VALUTAZIONE: un significativo ed impressionante reportage sui cambiamenti climatici provocati dall’azione sconsiderata e dal menefreghismo interessato di alcune organizzazioni, multinazionali e stati. Le immagini e le parole degli intervistati testimoniano ciò che sta avvenendo, a dispetto dalla lentezza di chi dovrebbe agire concretamente o, peggio ancora, dai negazionisti che mirano solo al loro tornaconto personale. Al netto della pubblicità che questa iniziativa e l’incarico di ‘ambasciatore’ ricevuto dall’ONU hanno procurato a Leonardo Di Caprio, che però ci ha messo anche la faccia, la condivisione di questo documentario è utile, se ce ne fosse bisogno, per comprendere il valore della posta in palio e quindi premere su chi di dovere, anche attraverso il voto, almeno laddove è possibile, perché ne consegua l’indispensabile inversione di tendenza.

Chi mi conosce personalmente e chi frequenta da tempo questo blog ritengo che mi possa riconoscere, se non altro, lo sforzo di cercare di essere il più possibile equidistante, evitando posizioni, come si dice nei casi di peggiore estremismo, da ‘talebano’, nel commentare film, serie TV e romanzi, dai quali traspaiono inevitabilmente anche mie opinioni personali che superano, in senso stretto, l’opera specifica sulla quale scrivo il mio commento. 

Mi interessa molto il settore dei documentari naturalistici e non ho creato una apposita sezione soltanto perché ahimè tutto non si può fare, vedere e neppure scrivere, e quindi bisogna imporsi dei limiti, ma a volte capitano temi particolari di denuncia sui quali tacere diventa un boomerang, se non proprio una sorta di connivenza. Specie se, come in questo caso, in gioco c’è la salute del bene più prezioso che possediamo, in quanto esseri umani. Vale a dire il pianeta Terra che abitiamo, così ben descritto in tutta la sua bellezza e straordinarietà dalla Serie TV ‘One Strange Rock – Pianeta Terra’  (clicca sul titolo di diverso colore se vuoi leggere il mio commento), della quale mi sono sentito in dovere qualche tempo fa di esaltarne le qualità sotto tutti i punti di vista, uscendo perciò dagli ambiti circoscritti di questo blog. 

Una simile necessità si è ripresentata assistendo a questo documentario (interamente visibile su Youtube, cliccando sull’immagine qui sopra), che non è da considerare in un’ottica di pura contemplazione, di valutazione tecnica, di bravura attoriale o semplicemente di compiacimento per ciò che il credente riconosce a Dio nella sua rappresentazione attraverso Madre Natura, bensì perché ‘Punto di NON Ritorno – Before the Flood‘ mostra una serie d’immagini che parlano da sole e di prove inoppugnabili che richiedono azioni concrete già tardivamente e colpevolmente disattese. E purtroppo, rispetto alla data di realizzazione di quest’opera, che è del 2016, ci sono tuttora strati della società internazionale ed importanti uomini politici che continuano a fare orecchie da mercante, o peggio ancora a negare persino l’evidenza.

Le ragioni non dipendono né da ignoranza e tanto meno da superficialità, quanto semmai da una lucida malafede, fondata su interessi economici di parte, nello sminuire sistematicamente le prove inconfutabili fornite dalla scienza e dai segnali sempre più allarmanti che provengono in tutto il mondo sui cambiamenti del clima, irresponsabilmente attribuiti da costoro ai cicli della natura. Come d’altronde e nel nostro piccolo, alla data di questo fine ottobre 2018, abbiamo visto anche nella mia cara e natale Liguria, così come in altre regioni del centro Nord Italia, dai danni causati dal passaggio di un vero e proprio uragano, che non si può certo definire usuale a queste coordinate geografiche. Il quale segue eventi sempre più frequenti di calamità dovute a presunte ‘cause naturali’, seguendo il mantra dei ‘negazionisti’, oltre alle catastrofi che di suo, l’uomo contribuisce a creare, vedi ponte Morandi a Genova.

Il NON maiuscolo nel titolo quindi l’ho aggiunto io, per dare maggiore risalto al fatto che non si sta parlando di un effetto transitorio per il quale è sufficiente stringere i denti, lasciarlo passare e poi tornare alla normalità, ma qualcosa di ben più grave, che si verifica sempre più spesso in una escalation che, alla stessa stregua dell’estinzione di una specie animale, superato il punto di non ritorno, poi non c’è il modo di tornare indietro, di recuperare ciò che è andato perduto. Il documentario è prodotto, fra gli altri, da Leonardo Di Caprio, il quale ci guida con lucidità, efficacia e disponibilità a sentire anche le diverse ed opposte opinioni, in una sorta di tour degli orrori in giro per il mondo. Il celebre attore vuole rimarcare proprio questo aspetto, cioè il perseverare di tale azzardato gioco con il fuoco, per così dire, contando sull’illusione che il nostro pianeta possieda risorse illimitate di resistenza agli attacchi che da più parti ed in maniera sempre più estesa e proditoria gli vengono portati…(leggi il resto del commento cliccando qui sotto su ’Continua a leggere’).

Il problema però non è distruggere fisicamente il pianeta Terra, che sopravviverà a qualunque sfregio gli esseri umani potranno arrecargli, ma è renderlo invivibile per noi stessi, vanificando in un tempo relativamente breve quanto di buono ed utile Madre Natura ha realizzato nel corso di alcuni miliardi di anni, in un processo di evoluzione che ha portato a sviluppare uno straordinario equilibrio, tutt’altro che concluso, fra la superficie, l’atmosfera che l’avvolge e la crosta terrestre per l’azione dei vulcani e delle placche tettoniche, a volte estremamente violente. In quest’ultimo caso, sì che si tratta di eventi naturali, nei confronti dei quali l’uomo può ben poco, se non evitare di costruire sulle falde di un vulcano o abitazioni in luoghi ad alto rischio senza adeguati accorgimenti antisismici. Lo stesso segretario dell’ONU in carica sino alla fine del 2016, cioé Ban Ki-moon, alla domanda di Di Caprio ‘…Qual è il messaggio più importante che dovremmo diffondere?…‘, rispondeva in maniera lapidaria: ‘…I cambiamenti climatici stanno avvenendo rapidamente e di recente abbiamo assistito a fenomeni meteorologici particolarmente estremi. Di fronte alla smisurata vastità dell’universo il pianeta terra è come una minuscola imbarcazione e se questa barca dovesse affondare, è chiaro che per l’intera umanità non ci sarebbe via di fuga…‘.

…Il mio obiettivo è capire quale sia la situazione in corso e se il processo sia irreversibile…‘ afferma Di Caprio. Ora, sgombriamo immediatamente il campo da eventuali sospetti, malizie ed illazioni riguardo il famoso attore. Di certo è noto da tempo il suo impegno nel campo della salvaguardia dell’ambiente ed anche se nel corso di questo documentario non mancano le sequenze nelle quali, per così dire, si liscia il pelo da solo, nel ruolo di ‘Ambasciatore dell’ONU sui cambiamenti del clima’, metterci la faccia è già un atto di merito per un personaggio che di certo con questo documentario non si è creato nuovi amici ma semmai il contrario.

Il reportage inizia perciò da un ricordo personale che risale all’infanzia dell’interprete, fra l’altro, di ‘Titanic‘ e ‘Django Unchained‘, nel proporci la panoramica di una celebre opera di Hieronymus Bosch, ‘Il Giardino delle Delizie‘, un trittico ad olio del XV secolo che sembra rappresentare, in una lettura da sinistra verso destra, il destino dell’uomo: dalla creazione, alla massima crescita e sviluppo, sino ad iniziare una parabola di autodistruzione che culmina in una rappresentazione degradata, la quale sembra preconizzare un destino infausto. Sarà una visione pessimistica di oltre 500 anni fa, ma il viaggio che ci propone Di Caprio, suffragato da immagini ed interviste nei luoghi dove questa azione di sgretolamento e di modifica degli equilibri naturali si sta concretamente e più evidentemente realizzando, sottolinea le conseguenze che già stiamo vivendo e le previsioni sempre più pessimistiche degli scienziati, per giunta riviste continuamente in senso peggiorativo.

Dalle foreste boreali del Canada, metodicamente distrutte per estrarre idrocarburi, attraverso il riscaldamento forzato delle sabbie e del terreno sottostante, lasciando un paesaggio devastato e desolato, laddove prima c’era uno splendido colpo d’occhio; alla foresta pluviale dell’Indonesia, che un tempo era una sorta di paradiso terrestre nel quale convivevano molte delle razze di animali che da sempre e più affascinano l’uomo, incendiate senza scrupoli per sostituire agli alberi maestosi le palme per produrre il famigerato olio, i cui effetti peraltro sono oramai riconosciuti come dannosi. Tant’è che basta andare in qualunque supermercato per vedere stampato sulle scatole di biscotti, ad esempio, l’avviso ‘non contiene olio di palma‘. Ma ovviamente non ci sono solo i biscotti. Incendi su larga scala che fra l’altro provocano un rilascio massivo di biossido di carbonio superiore, ci viene dato di sapere, a quanto ne producono gli interi Stati Uniti. Il tutto grazie a società senza scrupoli e governi opportunamente corrotti.

E’ un percorso che tocca un po’ tutte le zone della terra: da Baffin Island, un arcipelago artico canadese, dove Enric Sala, esploratore del National Geographic mostra gli effetti del riscaldamento globale e minaccia: ‘…nel 2040 sarà possibile la navigazione all’interno del Polo Nord ed in estate il Circolo Polare Artico non sarà più una distesa di ghiaccio. L’uso eccessivo di combustibili fossili ne provoca lo scioglimento e la consistenza del ghiaccio restante diventa simile ad un gelato. L’artico funge da condizionatore d’aria dell’emisfero settentrionale. La sua scomparsa determinerebbe il cambiamento delle correnti, dei cicli climatici, con conseguenti inondazioni e siccità dagli sviluppi catastrofici. Si tratterebbe della trasformazione ambientale più drammatica mai avvenuta nella storia…‘. Allarmismo? Beh, le immagini girate il 4 luglio del 2016 sono spietatamente esemplificative.

Kangerlussuaq, un grande ghiacciaio della Groenlandia, lo studioso della stazione incaricata di rilevare i cambiamenti climatici, sostiene che ‘…se le temperature dovessero restare costanti come nell’ultimo decennio, la Groenlandia è destinata a scomparire. Il livello del mare si innalzerà. Uno spessore di nove metri di ghiaccio si è già sciolto soltanto dopo cinque anni…‘. Il risultato in parte è già visibile in città come Miami, dove il mare sta invadendo le strade. La Florida infatti è uno degli stati più esposti all’innalzamento dei mari. Il sindaco di Miami, Philip Levine, afferma che si verificano inondazioni anche in giornate assolate e si è resa necessaria l’installazione di pompe elettriche e d’innalzare il livello delle strade e del territorio in generale, con costi esorbitanti peraltro e conseguente aumento delle tasse, seppure lo stesso sindaco si duole che queste ultime non sono mai una buona pubblicità per un politico. Ciò comunque dovrebbe garantire una sicurezza che però non va oltre i quaranta o cinquanta anni al massimo.

Al tempo stesso il senatore Rubio della Florida si oppone a riconoscere causa ed effetto e lo fa per ragioni economiche e politiche, per difendere gli interessi delle lobby e dei grandi industriali, dice sempre Levine. Il quale, intervistato da Di Caprio, conclude con una sua massima: ‘…l’oceano non è  repubblicano né democratico, ma sa bene come innalzarsi…‘. In una breve sequenza, l’attuale presidente USA, Donald Trump, ironizza sugli effetti del riscaldamento globale davanti ad una platea di suoi sostenitori dicendo, con il suo solito modo ‘aggraziato’: ‘…oggi dovrebbero esserci ventuno gradi, invece fa freddissimo. Tutti a parlare di riscaldamento globale, dov’è? Ne abbiamo bisogno, qui si gela…‘. Dati scientifici alla mano, evidentemente. Lo so che sono ironico in questo caso, ma è inevitabile di fronte a certe dimostrazioni di superficialità ed incoscienza, se non addirittura di peggio.

Eppure chi si occupa seriamente e con coscienza del problema ci spiega che per affrontare il cambiamento climatico bisogna tenere a mente che gran parte della nostra economia si basa sui combustibili fossili, ovvero carbone, petrolio e gas naturali: ‘…il petrolio è destinato soprattutto al settore dei trasporti, mentre il carbone ed i gas naturali vengono impiegati per fornire l’elettricità. Sin dall’inizio del XXI secolo per sostenere la nostra dipendenza dai combustibili fossili abbiamo iniziato a sfruttare nuove risorse che sono però estremamente rischiose. Basti pensare alle rimozione di vette montane per l’estrazione del carbone; al ‘fracking’ per i gas naturali (consiste nel perforare il terreno fino a raggiungere le rocce che contengono i giacimenti di gas naturale e successivamente iniettare un getto ad alta pressione di acqua mista a sabbia e altri prodotti chimici per provocare l’emersione in superficie del gas); alle piattaforme petrolifere di perforazione ed infine alle sabbie bituminose, il metodo più invasivo per ricavare carburanti fossili. Intere foreste vengono distrutte, l’acqua dei torrenti e dei fiumi è inquinata. L’impatto sulla natura e sulle comunità autoctone è letteralmente devastante. Non esiste un carburante fossile pulito…‘. 

E quel che è peggio è che noi oggi agiamo con consapevolezza, quindi facciamo di peggio e su scala decisamente più ampia di quei cacciatori che nei secoli scorsi sterminavano certi animali senza rendersi conto che, causandone l’estinzione, modificavano al tempo stesso l’equilibrio della natura. Non tutti i politici si mostrano insensibili a questi problemi. Ad esempio Al Gore, vicepresidente USA durante l’amministrazione Clinton, premio Nobel per la pace nel 2007, avverte che: ‘…il rilascio del biossido di carbonio da parte di navi, treni, aerei, auto e le tecniche di produzione alimentare e di edilizia urbana, è la principale causa del cambiamento climatico. Le calotte polari si scioglieranno, il livello del mare si innalzerà, le calamità naturali saranno sempre più frequenti. Seguiranno inondazioni, distruzioni…‘. Leonardo Di Caprio così commenta questa disamina: ‘…sembrava la trama di un film di fantascienza. Purtroppo è la dura realtà che oggi si palesa davanti nostri occhi…‘ e le immagini riprese dall’elicottero dell’intensiva distruzione della foresta boreale canadese sembrano tratte, a suo dire, dal ‘Regno di Mordor‘ ne ‘Il Signore degli Anelli‘.

Il presidente Clinton stesso, intervistato sempre da Di Caprio, addossa la responsabilità della scarsa attenzione e reazione al problema del riscaldamento globale al fatto che ‘…la percezione dei cambiamenti climatici non è così immediata. Per il momento sembra un fenomeno soltanto teorico…‘. Le azioni individuali, secondo il noto attore, non servono a risolvere il problema, seppure in tanti abbiamo pensato in un recente passato che sostituire una lampadina ad alto consumo con una a basso consumo fosse un gesto rivoluzionario, anziché marginale. Michael Mann, professore emerito di Scienze Atmosferiche della Penn State University, sostiene che il 97% dei climatologi concorda sul cambiamento climatico, sulle sue cause ed effetti, mentre la disinformazione è volta e confondere l’opinione pubblica. ‘…Multinazionali come BP, Chevron, Exxon mobile, Koch Industries, Shell minimizzano invece le conseguenze delle loro attività. Koch Industries è una delle compagnie petrolifere private più importanti al mondo ed è disposta a tutto pur di difendere i propri interessi…‘. A seguito di queste affermazioni ha subito minacce ed una campagna di stampa atta a screditarlo. Intanto in Cina, nella sola Pechino e nella penisola di Shandong, per il processo di industrializzazione in atto, il consumo di carbone è pari a quello degli interi Stati Uniti, così non stupisce che la bottiglietta d’acqua raccolta in un corso d’acqua della zona sia di colore simile alla Coca-Cola.

Nonostante ciò, la consapevolezza dei danni alla salute da parte della popolazione sta facendo breccia anche in Cina dove sta diventando sempre più popolare la politica della crescita sostenibile e dove risiede la maggior parte delle aziende che nel mondo si occupano di energia solare ed eolica. E se può farlo la Cina ci può riuscire anche il resto del mondo, afferma un importante dirigente cinese del settore. Sunita Nurain del centro per l’ambiente di Delhi in India, dove oltre trecento milioni di persone non hanno ancora accesso all’energia, sostiene invece che le priorità del governo sono la riduzione della povertà e non i cambiamenti climatici. Il carbone ha costi limitati rispetto alle altre fonti di energia e settecento milioni di persone che usano ancora la biomassa (il letame secco) per cucinare e scaldarsi, se dovessero passare al carbone, i danni per il mondo intero sarebbero incalcolabili.

C’è una contraddizione di fondo nel chiedere a questi paesi di essere virtuosi quando il mondo occidentale invece usa l’energia prodotta dai combustibili fossili senza badare agli sprechi ed alle conseguenze: ‘…è facile venire a dire ai paesi poveri che dovrebbero passare al solare oppure perché dovreste commettere i nostri stessi errori? E’ un ritornello ripetuto da tutti gli ingegneri americani e ogni volta penso che, se fosse davvero facile come dite, voi l’avreste già fatto. Ma non è così, quindi predicate bene ma razzolate male… i vostri consumi eccessivi finiranno per distruggere il pianeta… mediamente un americano consuma un quantitativo di elettricità 1,5 volte un francese, 2,2 di un giapponese, 2,6 di un tedesco, 10 di un cinese, 34 di un indiano e 61 volte di un nigeriano, perché vengono costruiti edifici sempre più imponenti che consumano di più rispetto al passato, quindi lo stile di vita e dei consumi deve essere posto al centro dei dibattiti sul clima…‘.

Di Caprio ammette che è impossibile chiedere agli americani di cambiare il loro stile di vita e che l’unica soluzione adottabile sarebbe investire nelle energie alternative, ma Sunita scuote la testa e replica: ‘…chi ed in quali forme investirà in USA nelle energie alternative? L’India investe più degli Stati Uniti nell’energia solare; la Cina nelle energie alternative, quali azioni concrete stanno intraprendendo gli USA? Dipendete dai combustibili fossili, ma se riusciste a cambiare rotta, allora sì che avreste ottime argomentazioni. I nostri governi sarebbero costretti ad ammettere che se ci riescono gli Stati Uniti, malgrado tutte le difficoltà e gli ostacoli, allora possiamo farcela anche noi…‘. Ed aggiunge: ‘…le classi sociali più povere sono state già raggiunte dagli effetti dello stravolgimento del clima… ‘ e l’esempio che porta a sostegno di questa tesi è dato da sei mesi di pioggia che sono caduti in sole cinque ore in una vasta zona dell’India, distruggendo campi e coltivazioni che sono l’unica risorsa delle persone più povere.

A Kiribati, uno stato insulare dell’Oceania, intere isole sono già sommerse dal mare e le devastazioni delle inondazioni sono così imponenti che molti abitanti hanno accettato di trasferirsi alle isole Fiji, dove è stata acquistata una porzione di territorio. Il presidente Anote Tong dice che secondo gli esponenti della comunità scientifica non c’è speranza per le isole e si tratta solo di intervenire in tempo per evacuarle, anche se questa non dovrebbe essere una soluzione da perseguire. A ciò s’aggiunge che il 50% della colonie coralline è oramai andato distrutto a causa dell’enorme quantità di biossido di carbonio che precipita nel mare dove in passato l’ecosistema riusciva ancora ad assorbirlo, mentre ora non più.

Successive interviste a personalità di spicco come l’allora segretario di stato John Kerry ed il presidente Obama sono ulteriori testimonianze della presa di coscienza del problema e della necessità che le più importanti cariche politiche del mondo dovrebbero agire di concerto per porre freno, o meglio ancora termine, a questa deriva. Ma certo quello che non dovrebbe mai accadere è che un presidente si faccia carico del problema e quello successivo lo neghi, come difatti è avvenuto riguardo l’accordo globale sul clima che, nonostante i grandi sforzi per giungere ad una condivisione, come quello di Parigi nel 2015, pur si limitato ad un testo che non imponeva alcun vincolo concreto ai firmatari, è stato poi puntualmente disatteso ed affossato da Trump dopo la sua elezione.

Insomma, come si sarà inteso sin qui, e siamo arrivati neppure a metà del reportage diretto da Fischer Stevens e coprodotto da Leonardo Di Caprio, nel corso del documentario che dura circa un’ora e mezza, la situazione sembra vicina, o forse è già oltre, il punto di non ritorno. Eppure poco o nulla si sta facendo per interrompere questa corsa verso il suicidio globale, che forse non riguarderà la nostra generazione ma di sicuro quelle a partire dai nostri figli. Nonostante ciò è ammirevole e commovente nella parte finale del documentario sentire la testimonianza dell’astronauta Piers Sellers, direttore della Divisione Scienza della Terra della NASA, mostrarsi ottimista sulle capacità reattive dell’uomo, nonostante fosse malato di tumore al pancreas al quarto stadio, che di lì a qualche mese (il 23 dicembre del 2016) lo ha portato alla morte. Eppure si è prestato a dare con entusiasmo il suo contributo sino in fondo, iniziando da una autocritica: ‘…forse la comunità scientifica non è stata in grado di comunicare in modo efficace all’opinione pubblica l’effettivo livello di pericolosità. Basterebbe solo misurare lo spessore dell’atmosfera terrestre. Al momento è come una pellicola sottilissima. Contiene l’ossigeno che respiriamo e il biossido di carbonio che produciamo con la combustione, e oggi è uno strato pericolosamente sottile e fragile…‘.

Attraverso un modello di simulazione della terra ed una ventina di satelliti che orbitano intorno al pianeta, per l’osservazione delle nuvole, della temperatura marina e del biossido di carbonio, il quadro che ne viene fuori è agghiacciante: la corrente del golfo che funge da equilibratore e nastro trasportatore, avanti di questo passo finirà per essere bloccata dal ghiaccio disciolto che scende dalla Groenlandia, interrompendo il fluire del calore e la conseguenza sarà che l’Europa sarà interessata da una glaciazione, poiché verrà meno il beneficio delle correnti temperate provenienti dai tropici che si dirigono, appunto, verso l’Atlantico settentrionale. Dimostrando, anche per questo fatto, quanto tutto sia interconnesso a livello di processi naturali.

Quindi i cambiamenti climatici non comportano soltanto un aumento delle temperature, come molti credono ma determineranno semmai una diversa distribuzione delle piogge, con numerose desertificazioni già in atto lungo tutta la fascia dell’equatore sino in India, che si estenderanno anche agli Stati Uniti, particolarmente nello stato dell’Oklahoma e nella regione delle tempeste di sabbia. La stessa California, cara a Di Caprio, non subirà migliore sorte. Siccità che, secondo molti esperti, è stata peraltro fra le cause primarie dei conflitti in Siria, Darfour, Sudan ed in tutti i paesi in cui scarseggiano il cibo e l’acqua. Le previsioni però sembrano persino ottimistiche rispetto alla realtà, perché stiamo già assistendo alla peggiore siccità da oltre novecento anni. Questo quadro catastrofico si completerà nell’arco di pochi decenni.

La realtà è molto chiara insomma, dice Sellers: ‘…il ghiaccio si scioglie, la Terra si riscalda, il livello del mare si alza. Sono dati di fatto. Anziché disperarci, dovremmo soltanto affrontare il problema in modo realistico per trovare una soluzione, perché le soluzioni esistono… Se smettessimo di utilizzare immediatamente i combustibili fossili il pianeta subirebbe un surriscaldamento e poi un raffreddamento… ed i ghiacci tornerebbero a formarsi…‘. E conclude: ‘…quando la gente uscirà dallo stato di confusione ed incertezza e ad affrontare realisticamente il problema, ricevendo la corretta informazione sulle migliori azioni da intraprendere, saremo già a metà dell’opera…‘.

Questo indica chiaramente però che non basta avere scienziati capaci d’interpretare questi rischi e che lanciano l’allarme conseguente. Non basta neppure qualche politico illuminato che sostiene la causa. E’ necessario che la base, cioè i popoli della Terra si rendano conto della posta in gioco e spingano tutti i loro governanti ad agire di conseguenza. Non è facile ma è l’unico modo per invertire la rotta. Non è compito mio e neppure delle gente comune in generale indicare i correttivi tecnici, ma la consapevolezza è il primo mattone con il quale costruire la casa per garantire la nostra sopravvivenza prima che sia troppo tardi.

Guardatelo per intero questo reportage, perché è seriamente realizzato e condotto e vi aprirà gli occhi, se ce ne fosse bisogno, su una delle sfide più importanti che come razza umana, non per soddisfare l’egoismo di pochi incoscienti, abbiamo di fronte, ma serve il contributo di tutti perché abbia infine successo. Sempre che il punto di NON ritorno sia ancora da raggiungere, speriamo…

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