Serie TV: ‘Poldark’ (Prime Tre Stagioni)

POLDARK (Serie TV)

Titolo Originale: Poldark

Nazione: Regno Unito

Anno: 2015

Genere: Costume, Sentimentale, Storico

Durata: 60′ circa per ogni puntata (35 nelle quattro stagioni, l’ultima ancora inedita)

Regia: Edward Bazalgette, Will McGregor

Cast: Aidan Turner (Ross Poldark), Eleanor Tomlinson (Demelza Carne Poldark), Heida Reed (Elizabeth Poldark Warleggan), Jack Farthing (George Warleggan), Caroline Blakiston (zia Agatha), Luke Norris (dott. Dwight Enys), Gabriella Wilde (Caroline Penvenen Enys), Warren Clarke (Charles Poldark), Kyle Soller (Francis Poldark), Ruby Bentall (Verity Poldark Blamey), Phil Davis (Jud Paynter), Beatie Edney (Prudie Paynter), John Nettles (Ray Penvenen), Harry Richarson (Drake), Ellise Chappel (Morwenna), Tom York (Sam), Christian Brassington (Ossie Whitworth), Josh Whitehouse (Hugh Armitage)

TRAMA: di ritorno in Cornovaglia dalla Guerra d’Indipendenza Americana, dove è stato ferito e sfregiato in volto, Ross Poldark è convinto che il peggio sia passato e ad attenderlo a casa ci siano il padre, un sostanzioso patrimonio e la bella fidanzata Elizabeth. La delusione è forte quando scopre invece che nel frattempo il padre è morto, lasciando soltanto debiti e la fidanzata, credendolo deceduto a sua volta, si è promessa sposa nel frattempo a Francis Poldark, cugino di Ross. Superato il duro colpo, quest’ultimo, con quello che gli è rimasto, cioè una modesta casa di campagna, la tenuta di Nampara ed una vecchia miniera, la Wheal Leisure, si presta con nobiltà d’animo a non far mancare il lavoro alle povere famiglie dei dintorni, che possono sopravvivere soltanto grazie al modesto seppure pericoloso sostegno dato dall’estrazione del rame, con il quale però anche le finanze di Ross potrebbero risollevarsi. Il quale coltiva anche un altro obiettivo, cioè recuperare il rispetto per il nome dei Poldark, messo a dura prova dal padre. Per coltivare i campi e svolgere le faccende di casa però non basta una coppia di vecchi ubriaconi, così assume come domestica una giovane donna, Demelza, salvandola da un pestaggio. A rendere ancora più complicati i suoi sforzi, Ross si trova però a fare i conti con George Warleggan, un banchiere altezzoso, arrogante e cinico, che mira ad acquisire il monopolio delle attività minerarie della zona. L’incompatibilità fra loro è evidente sin dal primo approccio e Warleggan non esita quindi ad intraprendere qualsiasi azione utile e spietata pur di mettere in difficoltà Ross. Elizabeth per contro non ha dimenticato il suo ex fidanzato e nonostante sia andata in sposa a Francis ed abbia avuto un figlio da lui, i suoi sentimenti per Ross sono rimasti forti e difficili da nascondere. La vecchia zia Agata non esita, con le sue battute e l’innato sarcasmo, a rimarcarne l’evidenza. Comunque Demelza, non soltanto si rivela preziosa e capace in casa, ma la sua dolcezza e ragionevolezza colpiscono Ross che s’innamora di lei. Il rapporto conflittuale fra Warleggan e Ross s’inasprisce ulteriormente quando il primo riesce con uno stratagemma finanziario ad assumere il possesso della miniera Wheal Leisure. Poldark però non si dà per vinto e con l’aiuto del cugino Francis mette in funzione la vecchia ed abbandonata miniera di Wheal Grace, dalla quale oltre al meno pregiato stagno cerca di estrarre il più prezioso rame, scavando a fondo per trovarne un vecchio filone. Quindi sposa Demelza e nasce una figlia che però muore presto per un’infezione. Francis a sua volta resta intrappolato nella miniera ed Elizabeth, rimasta vedova, nonostante sia ancora innamorata di Ross e lui senta ancora forte l’attrazione per lei, pur amando al tempo stesso Demelza, accetta di diventare moglie di Warleggan che le assicura, così come non era riuscito a Francis, un futuro di agiatezza. Questo legame rappresenta per Warleggan anche un’ulteriore provocazione nei confronti di Ross. Nella vicenda mano a mano entrano personaggi che assumono importanza narrativa come il dottor Dwight Enys, amico di Ross e la ricca ereditiera Caroline che diventerà sua moglie. Più avanti ancora, alla morte del padre di Demelza che l’aveva ripudiata per aver disobbedito ai suoi ordini sposando Ross, i due fratelli di lei si trasferiscono a Nampara. Il più giovane, Drake, s’innamora, ricambiato, di Morwenna, cugina di Elizabeth, nonostante Warleggan invece se ne voglia servire per maritarla ad un prete sessualmente disturbato che appartiene però ad una famiglia altolocata che può assicurargli potere e cariche sempre più prestigiose. La ‘Guerra dei Sette Anni’ che vede fra i contendenti gli inglesi ed i francesi nel frattempo minaccia anche le coste della Cornovaglia, con Ross che rischia la vita oltre Manica per salvare Dwight, rimasto prigioniero dei francesi, dopo essersi imbarcato come medico militare non solo per obbligo morale nei confronti della patria. I rapporti sempre più tesi fra Warleggan e Ross, anche per via di Elizabeth, che ingelosisce a sua volta Demelza, rappresentano ulteriori momenti di rilievo di una trama che si svolge fra continui colpi di scena e si presume che nella quarta stagione possa riservare ancora molti sviluppi, piacevoli e meno…  

VALUTAZIONE: una serie TV ambientata nei magnifici scenari naturali della Cornovaglia fra il XVIII ed il XIX secolo, che racconta una vicenda di fantasia ma in un contesto storico almeno in parte veritiero e ben rappresentato. I caratteri dei personaggi sono un po’ tagliati con l’accetta, per così dire e chiaramente suddivisi in buoni e cattivi. Grandi sentimenti, carisma e nobiltà d’animo di alcuni; spietatezza, cinismo ed arrivismo di altri; la miseria del popolo affamato e spesso persino bersagliato dalla sfortuna, costituiscono un mix ideale che, nonostante le contraddizioni, comunque coinvolge ed affascina. Tratta dalla saga scritta da Graham Winston, questa Serie TV si distingue e si fa apprezzare anche per i dialoghi spesso brillanti e narrativamente efficaci. ‘Poldark’ perciò non delude le aspettative, anche perché i personaggi principali sono rappresentati in maniera ineccepibile da attori assolutamente all’altezza del ruolo.  

‘La F’ (Effe) è un canale prodotto dal gruppo Feltrinelli e da un po’ di tempo fa parte della piattaforma satellitare Sky, attraverso la quale sta proponendo alcune serie TV realizzate originariamente dalla BBC (poi ritrasmesse su canali in chiaro come Cielo e Canale 5), che sono la riduzione o la trasposizione di alcuni grandi romanzi come ‘Guerra e Pace‘ di Lev Tolstoj, ‘Casa Howard‘ di di Edward Morgan Forster ed alcune delle opere più note della scrittrice Jane Austen, come ‘Orgoglio e Pregiudizio‘ e ‘Ragione e Sentimento‘, senza dimenticare quella dedicata a ‘Victoria‘ la celebre regina del Regno Unito. Tutte opere che meritano la visione anche se per noi trattano eventi legati essenzialmente alla storia anglosassone, se si eccettua forse la prima citata. Il comune denominatore fra loro è che sono realizzate con grande professionalità e senza lesinare nelle spese, mettendo in luce interpreti che grazie ad esse hanno ricevuto una spinta considerevole per la loro carriera attoriale. ‘Poldark’ dal punto di vista autoriale è forse l’opera meno nota, scritta da Graham Winston, che non è un autore molto noto ma non da sottovalutare e dalla cui penna è uscito un romanzo come ‘Marnie‘, la cui trasposizione sul grande schermo porta la firma niente meno che di Alfred Hitchcock.

Raccontare una Serie TV, riferita in questo caso e differentemente da molte altre, anziché ad un singolo romanzo, suddiviso in più annate per lo schermo, ad una vera e propria saga che nasce nel 1945 e si conclude nel 2002 (l’autore è deceduto l’anno seguente) e che conta quindi ben quattordici titoli, seppure fra i primi quattro e gli altri c’è un buco di venti anni, non è certo facile, se non altro dal punto di vista della sintesi. Non fosse altro quindi per riassumerne anche solo il contesto e gli eventi che si susseguono di puntata in puntata con continui capovolgimenti ma sviluppi in buona parte prevedibili in un contesto storico però molto movimentato.

I primi tomi sono dedicati singolarmente ai personaggi principali della saga, in particolare il primo, il secondo ed il quarto, rispettivamente a Ross Poldark (Aidan Turner), la moglie Demelza (Eleanor Tomlinson) e l’odioso loro nemico Warleggan (Jack Farthing). Il terzo capitolo è dedicato dallo scrittore inglese a Jeremiah Poldark, figlio di Ross e Demelza, un personaggio che nella Serie TV non ha avuto sinora praticamente alcun ruolo di rilievo, a differenza invece di Elizabeth (Heida Reed) attorno alla quale e lungamente s’intrecciano i rapporti fra i tre citati in precedenza. Forse allora possiamo considerare ‘Poldark’ un caso del tutto anomalo nel panorama delle Serie TV, seppure ancora da verificare nel tempo, se consideriamo che il numero dei tomi dai quali è tratto potrebbe dovesse risultare alla fine in numero superiore rispetto alle stagioni trasposte sullo schermo. Di sicuro, nel momento in cui ne sto scrivendo questo commento, siamo arrivati alla fine della terza stagione, che conta di suo nove episodi, dei trentacinque previsti includendo anche la quarta stagione, attualmente ancora inedita in Italia.

E allora seguiamo pure la traccia indicata dallo scrittore Graham Winston incentrata sui personaggi più importanti della sua opera, unitamente alla mirabile ambientazione, sullo sfondo di vicende storiche a cavallo fra il XVIII e il XIX secolo. Iniziamo perciò da Ross Poldark, l’eroe maschile, per così dire, tanto testardo, quanto generoso; tanto tenebroso, quanto in fondo è vulnerabile nei confronti delle donne che ama, cioè Elizabeth e Demelza. Ross è fedele ai suoi principi da pagarne le conseguenze, che siano dipendenti dalle angherie di George Warleggan, tutte improntate ad uno sfrenato egoismo, arrivismo e sete di potere, oppure dal non volersi sporcare le mani con il potere stesso, se ciò significa scendere a compromessi con i suoi principi, anche nell’accettare di assumere cariche che in fondo potrebbero rappresentare una svolta per il bene della sua comunità, anziché per il proprio, come molti altri sono d’uso fare. Tanto è rispettoso del sentimento puro e forte dell’amicizia, sia che la conceda o che la riceva, quanto è invece confuso fra il restare fedele alla donna che ama e rappresenta l’essenza della ragionevolezza oppure a rischiare la sua credibilità per quella che personifica il cosiddetto ‘amour fou‘, perchè se Corneille diceva ‘…ti amo perché te lo meriti…‘, Racine obiettava che l’amore è una sorta di malattia e non si può decidere quando prenderla o guarirne…(leggi il resto del commento cliccando qui sotto su ’Continua a leggere’). 

Insomma, se Ross potesse scegliere, quando viene a trovarsi nella condizione in cui molti altri uomini anche del giorno d’oggi potrebbero riconoscersi (e ribaltando i sessi, anche molte donne, ovviamente), le amerebbe entrambe, seppure, o forse proprio per quello, Demenza ed Elizabeth rappresentano due opposti, caratterialmente ma anche dal punto di vista della classe sociale di provenienza, a quel tempo specialmente un particolare tutt’altro che trascurabile. Anche se al lato pratico le due donne non si fanno mai apertamente la guerra una all’altra, ma mettono semmai Ross di fronte alle sue responsabilità ed al dilemma di decidersi con chi stare. E lui, probabilmente per la prima volta nella sua vita, non è che si comporta in maniera irreprensibile, perché pur rendendosi conto di aver avuto la fortuna di trovare in Demelza una moglie irreprensibile, intelligente, affettuosa ed anche bella, oltreché la madre dei suoi figli, non riesce a chiudere definitivamente con Elizabeth, la quale raffigura invece il tarlo del primo amore idealizzato, della trasgressione, la forza della chimica che travolge la ragione e ciò che avrebbe potuto essere e non è stato.

Dal canto suo, Demelza non si è inserita, più o meno subdolamente, fra i due amanti, sconvolgendo programmi e promesse, ma è figlia di un religioso intransigente e prepotente, di origini umili e povera al punto che ha accettato di buon grado di diventare la domestica in casa di Ross, quando quest’ultimo l’ha salvata da un pestaggio e sottratta alle angherie del padre. Demelza non ci pensa proprio ad uscire dal suo ruolo, le sembra già una fortuna essere sfuggita alle grinfie del padre ed aver trovato una casa ed un datore di lavoro serio, corretto ed onesto. Perciò è tutta volta a svolgere i suoi compiti in umiltà, ma è Ross che osservandone un po’ alla volta l’abnegazione, la modestia ed apprezzandone la ragionevolezza finisce per innamorarsene.

Così, mentre Demelza è la donna che ogni uomo sensato e fortunato dovrebbe amare, sposare e farne la madre dei propri figli nell’ottica espressa da Corneille, Elizabeth rappresenta l’amore sognato, desiderato, irrealizzato, sessualmente irresistibile descritto da Racine, anche se, a ben vedere, poco o nulla complementare in questo caso al carattere di Ross. Demelza però, seppure di umili origini, si può affermare con certezza che è nobile dentro e difatti, non soltanto si conquista il rispetto di tutti quelli che la conoscono, oltre a Ross, ma ha personalità ed intelligenza che attendono soltanto l’occasione giusta per esprimersi ed un carattere che sa essere dolce almeno quanto risoluto e che non arretra neppure di fronte a personaggi che della politica, dell’autorevolezza, della dialettica e del bon ton in società ne hanno fatto la loro ragion d’essere.

Elizabeth è invece una donna contraddittoria: è innamorata di Ross, quindi del suo essere persona nobile e altruista, ma è al tempo stesso ambiziosa e per nulla disposta ai sacrifici. Neppure ad attendere l’amato che tarda a tornare dalla guerra in America e per non rischiare di perdere il bus del benessere, per così dire, accetta la corte del cugino di Ross, cioè Francis Poldark, al quale non rinuncia neppure dopo il ritorno dell’ex fidanzato, il quale ha scoperto amaramente di aver perso nel frattempo gran parte del suo patrimonio per colpa dei debiti contratti dal padre mentre lui era via. Elizabeth non è disposta a rinunciare al suo posto nella società ed agli agi, tant’è che, rimasta vedova, accetta addirittura la corte del nemico giurato di Ross, quel George Warleggan, ricco banchiere che non esita a passare sul cadavere di chiunque pur di soddisfare il suo ego, tentare l’ascesa alle più alte cariche istituzionali e nella considerazione delle famiglie più importanti di Londra, anche se in realtà lo snobbano neppure tanto velatamente.

In alcuni momenti Elizabeth sembra ingenua e sprovveduta, incapace di comprendere gli eventi e le persone intorno a sé. Arriva persino a parteggiare apertamente per Warleggan contro Ross, nonostante ne sia infine divenuta l’amante, seppure per una sola notte, dalla quale però, più ancora che dal matrimonio con il marito, potrebbe essere nato il suo secondo figlio, partorito dopo soli otto mesi dal matrimonio con George. Il che per la vecchia zia Agata Poldark (un personaggio austero quanto divertente e piccante nei modi) è oggetto di continue illazioni che riescono persino a far nascere il tarlo del sospetto nell’orgoglioso marito di Elizabeth e saranno però anche la causa della morte dell’arzilla vecchietta quasi centenaria. La quale Elizabeth pertanto, affascinante e sensuale come Demelza forse non riuscirebbe ad essere mai, a volte risulta autorevole ed amabile; altre invece appare persino un po’ ridicola e sin troppo facile da condizionare, come quelle persone che neppure davanti all’evidenza si rendono conto che stanno prendendo una cantonata.

Il personaggio di George Warleggan è straordinariamente negativo, sembra tagliato con l’accetta. Il che vale, se vogliamo, vale anche per gli altri personaggi della saga, inclusi quelli che stanno dal lato positivo della stessa. La fisionomia dell’attore che lo interpreta, Jack Farthing assomiglia in maniera sorprendente (e non me ne voglia, casomai qualcuno glielo facesse notare) a Giuseppe Cruciani, il noto conduttore del programma radiofonico ‘La Zanzara‘. L’accostamento però finisce qui, a meno che i detrattori di quest’ultimo trovino fra loro qualche altra analogia, in quanto a cinismo, ad esempio. Perché Warleggan in effetti ne è dotato in misura spropositata.

Come tutte le persone che soffrono un complesso d’inferiorità, anche lui vive nella bramosia di dimostrare ossessivamente il proprio valore e nel desiderare di accrescere sempre più il proprio lignaggio nella scala sociale. Ross Poldark lo ostacola con la sua onestà e disponibilità nei riguardi della povera gente del posto nel proposito di completare, per così dire, il suo collage di proprietà delle miniere della Cornovaglia? E lui allora lo prende a bersaglio, convinto di poterlo facilmente schiacciare con il suo potere economico e la sua astuzia, ma spesso non fa i dovuti conti con la determinazione del rivale e si ritrova così a sottovalutarne le capacità, la forza morale e lo spirito d’iniziativa.

Anche quando queste ultime si traducono in Ross nel trasgredire la legge, favorendo la pratica del contrabbando per aiutare la popolazione locale nel momento in cui i prodotti della miniera, il salario che ne ricavano e la coltivazione della terra non sono più sufficienti per tirare avanti. Gli atti ostili di Warleggan s’alternano quindi alle contromisure ed alle iniziative benemerite di Ross Poldark, in un saliscendi di vittorie parziali per entrambi che non danno mai però la sensazione di una fine o di un possibile pentimento, accordo o addirittura superamento della continua ed inesauribile la cattiveria di Warleggan. Il suo personaggio, tolta la questione sentimentale che riguarda il triangolo costituito da Ross, Demelza ed Elizabeth, rappresenta la ragion d’essere della stessa storia del titolo, perché com’è noto la rappresentazione della perfidia e quindi del male, oltre a suscitare ribrezzo ed a prenderne nella logica le distanze, nella realtà spesso genera anche un certo fascino, inconfessabile ma ineluttabilmente presente. Senza la presenza della sua figura, la vicenda di ‘Poldark‘ perderebbe senz’altro gran parte del suo pepe e fascino. 

Sono numerosi i personaggi di contorno che meriterebbero perlomeno la citazione. Fra tutti emergono in particolare il Dottor Dwight Enys (Luke Norris) e la bellissima Caroline Penvenen (Gabriella Wilde, nome d’arte che nel suo intero è Gabriella Zanna Vanessa Anstruther-Gough-Calthorpe) che diventa sua moglie, a dispetto persino del ricco zio dal quale eredita una fortuna e che prima di morire l’avrebbe invece voluta in sposa ad un altro nobile, ma proprio negli ultimi momento si arrende all’evidenza e le concede il suo beneplacito. Dwight lo possiamo definire come l’alter ego di Ross in campo medico. Sempre votato al bene del prossimo al limite del sacrificio personale, non fa differenze di classe sociale nel fornire il suo servizio; non ha ambizioni di ricchezza o di carriera professionale, però è un medico di prim’ordine, persino sorprendente per il livello di conoscenze che ha acquisito rispetto all’ancora giovane età. Caroline, per la sua bellezza, potrebbe facilmente ambire a sposare un ricco esponente della borghesia come lei, ma s’innamora invece dell’altruistico medico del villaggio, superando persino le perplessità di quest’ultimo che per un certo periodo di tempo addirittura si nega, conscio delle differenze d’estrazione sociale che ci sono fra loro.

Siamo nel campo delle storie idealizzate perlopiù nei romanzi, siamo onesti, ma la trama, gli eventi e soprattutto i dialoghi non sono mai banali, anche se ovviamente finalizzati a mettere in risalto le buone intenzioni e le azioni degli uomini più virtuosi a scapito di quelli invece più sprezzanti, arroganti ed insensibili. Insomma, si può dire che ‘Poldark‘ è una Serie TV che vuole ammaliarci, nel senso buono del termine, come certe vedute della Cornovaglia, delle grandi scogliere e delle colline a strapiombo sul mare aperto, che appaiono in tutto il loro splendore nelle giornate più radiose, ma che nascondono al tempo stesso e probabilmente in misura ancora maggiore, insidie di varia natura, sia dipendenti dalle condizioni atmosferiche che provenienti dal mare in tempesta oppure dall’avarizia di una terra tutt’altro che generosa.

Mentre fra gli stati europei si sviluppano conflitti che potrebbero rivelarsi fatali non solo per le persone più povere che guardano con timore verso il mare, temendo di veder apparire da un momento all’altro le navi francesi, nel corso della Guerra dei Sette Anni, ma è a rischio anche la sicurezza della stessa città di Londra e della corona, vengono reclutati tutti gli uomini abili a difendere i confini del Regno Unito e persino al capitano Ross viene affidato il comando di un drappello di uomini da addestrare al più velocemente possibile. Dwight, che si è arruolato volontariamente nel momento in cui più era convinto dell’impossibilità di poter ambire a Caroline e poi non aveva più potuto tirarsi indietro quando lei, nonostante tutto, l’aveva convinto del contrario, viene catturato e fatto prigioniero dai francesi. Il periodo che vive nel carcere è durissimo e rappresenta senza alcun dubbio il momento di maggiore crudezza della Serie TV, sia per le immagini che per la pressione psicologica che subiscono i prigionieri, lui incluso. Nonostante ciò, Dwight non esita a dare tutto il contributo possibile per curare i soldati inglesi che pure muoiono come mosche per gli stenti, le angherie ed anche le esecuzioni sommarie cui sono sottoposti, a seguito di banali e ciniche scommesse fra i loro aguzzini.

Ross, Demelza e Caroline tentano in tutti i modi di avere sue notizie ma infine Ross decide di imbarcarsi ed andarlo a cercare per liberarlo, una volta avuta la certezza che non è morto nella nave in cui si era imbarcato. Il che avviene puntualmente, ma a duro prezzo perché Ross stesso rischia di essere catturato ed imprigionato. Dwight torna da quell’esperienza profondamente segnato nell’animo e persino insensibile di fronte all’amore di Caroline che ai suoi occhi appare persino come un lusso immorale da concedersi a fronte di ciò che ha visto e vissuto nel frattempo. Ma in realtà ha solo il bisogno di elaborare il lutto e di trovare il coraggio di sfogarsi confidandosi con la stessa Caroline, che pazientemente lo aspetta e lo sorregge nel frattempo, anche a costo di sentirsi trascurata e messa da parte. Qualcuno a questo punto, e non a torto, potrebbe trovare in tutto ciò un carattere melodrammatico e costruito furbescamente ad hoc. Non lo si può escludere ma ‘Poldark’ stupisce ugualmente perché non è mai stucchevole, forse per merito dei dialoghi che non sono mai banali, oppure per un certo fascino e stile retrò che riesce a conservare e valorizzare nel corso della trama.

Si veda, ad esempio, la storia romantica fra i giovani Drake e Morwenna. Il primo è il fratello minore di Demelza, che si trasferisce assieme a quello maggiore Jack, a Nampara, quando muore il padre. Morwenna è cugina di Elizabeth, quindi di nobili origini, ma è andata a vivere nella sua casa per svolgere il compito di educatrice del figlio che Elizabeth ha avuto dal primo marito Francis. Persino Demelza è contraria al fatto che Drake, dopo aver incontrato per ‘caso’ Morwenna (assieme al figlio di Elizabeth, che sin dal primo momento gli ha mostrato simpatia ed amicizia) ed essersene immediatamente innamorato, possa nutrire delle aspettative nei suoi confronti, seppure quest’ultima si mostra tutt’altro che indifferente, perché è consapevole e teme le conseguenze della differenza di classe sociale che li dividono. E poi Warleggan ha tutt’altri obiettivi nei suoi riguardi, naturalmente volti al suo interesse personale. La figura del prete cui viene data in moglie Morwenna, senza che lei possa opporsi, un maniaco sessuale che ha un debole per le dita dei piedi, è comica ed al tempo stesso disgustosa. Anche in questo caso però c’è da credere che, nonostante tutto, gli eventi andranno nella direzione di un ‘happy end‘ fra Drake e Morwenna che probabilmente si concretizzerà nella quarta stagione della Serie TV.

A proposito di Jack, che ha raccolto l’eredità dello spirito d’intransigenza religiosa del padre, ci si aspetta da un momento all’altro che possa compiere qualche atto sconsiderato conseguente al proprio integralismo, mentre invece, almeno sino alla fine della terza puntata, sembra infine convincersi, alla stregua del fratello minore che ha lungamente criticato per i suoi sentimenti e contrariamente al ruolo di astinenza sessuale che, sappiamo bene, la religione cattolica pretende dai suoi sacerdoti (evito appositamente qualunque altro commento fra intenzioni e pratica, anche deviata, come riportano le cronache anche più recenti), che amore fisico e ruolo di pastore delle anime non sono in antitesi fra loro, come in effetti avviene nella religione anglicana, laddove gli uomini di chiesa si sposano e generano figli come tutti gli altri.

Poldark‘ piacerà quindi a chi ama gli intrecci sentimentali ed i racconti nei quali storia, passione e lotte sociali si mescolano fra loro, in questo caso in maniera credibile ed anche elegante, nonostante la prevedibilità degli eventi e la natura dei personaggi nettamente suddivisa e rappresentata senza mezzi termini: bianco o nero e nessuna tonalità di grigio insomma. In fondo c’è tutta una letteratura di genere al riguardo e persino opere classiche come il già citato ‘Guerra e Pace‘ tratta di sentimenti, scontri sociali, guerre e prevaricazioni. Si tratta solo di stabilire, e non è facile, il confine fra un’opera di autorevolezza e classe rispetto ad altre di pura e sterile speculazione narrativa.

Gli interpreti sono per la gran parte di notevole fascino e d’innegabile capacità attoriale. Personalmente, come uomo, ritengo la figura di Demelza il livello più alto che si possa apprezzare in un personaggio femminile e l’attrice Eleanor Tomlinson, già vista fra l’altro in ‘Educazione Sentimentale‘ di Gabriele Salvatores ed in ‘Loving Vincent‘ di Dorota Kobiela e Hugh Welchman (clicca sul titolo di diverso colore se vuoi leggere il mio commento), la rappresenta splendidamente, anche dal punto di vista della complementarietà fisica e caratteriale con il paesaggio circostante, con i suoi lunghi capelli rossastri ed una bellezza non travolgente, cui però il ruolo le assicura comunque autorevolezza ed ammirazione. Aidan Turner nel ruolo di Ross Poldark, stuzzicherà inevitabilmente le fantasie di molte spettatrici, così come Jack Farthing in quelli di George Warleggan attirerà il disprezzo senza distinzione di sesso. Molto brava nella parte di quella che un po’ ci è ed un po’ ci fa invece è Heida Reed nel ruolo di Elizabeth Poldark Warleggan, modella islandese di notevole appeal che ben rappresenta nel corso della storia. Per simpatia il premio va invece a Caroline Blakiston, l’irresistibile zia Agatha.

Insomma, ‘Poldark‘ non brillerà per originalità, per profondità psicologica o per la fama ed il credito del riferimento letterario, in confronto ad altre opere ed autori certamente più noti e prestigiosi, ma i registi Edward Bazalgette e Will McGregor hanno saputo coglierne gli elementi popolari e caratteriali e rappresentarli con innegabile efficacia, eleganza e persino credibilità sullo schermo. C’è da scommetterci che anche lo spettatore più smagato e che di solito preferisce storie ben più complesse, profonde e controverse dal punto di vista caratteriale, sociale e storico, in questo caso farà un’eccezione e, magari non lo ammetterà apertamente, ma non riuscirà a rinunciare di assistere a questa Serie TV puntata dopo puntata, stagione dopo stagione.

Per gli appassionati delle location e della contestualizzazione storica va detto infine, come leggevo a tal proposito, che nella Cornovaglia di quel tempo si produceva, grazie all’estrazione nelle miniere, ben due terzi della produzione mondiale di rame, soprattutto per merito dell’inventiva di un uomo, Richard Trevithick, che progettò la prima locomotiva a vapore che permetteva una perforazione più profonda, sinché la concorrenza di altri paesi come Cile, Malesia e Australia determinò la fine di questo periodo redditizio per gli inglesi. La miniera Wheal Leisure nella realtà si chiamava Wheal Owles, divenuta Patrimonio dell’Unesco, anche se nel gennaio del 1893 si verificò al suo interno la tragedia che vide intrappolati quaranta minatori, soltanto venti dei quali si salvarono, per merito di un ragazzo James Hall (più noto come ‘Farmer Hall’). Dentro la miniera si verificò un allagamento e la pressione dell’acqua che non diede scampo alla metà di loro fu definito allora ‘torrent’, un nome che oggi in informatica per fortuna ha assunto un significato del tutto differente, indicando uno standard di condivisione via Internet di cartelle e files.

 

 

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