Libro: ‘Dracula (1897)’ e Film: ‘Nosferatu il Vampiro (1922)’ – ‘Nosferatu, Principe della Notte (1979)’ – ‘Dracula di Bram Stoker (1992)’

DRACULA

Di Bram Stoker

Anno di 1^ Edizione 1897; 1^ Edizione Italiana 1922

Pagine 624, Costo € 8,08

Ed. Giunti (collana ‘Y Classici’)

Traduttrice: Marianna D’Ezio

NOSFERATU IL VAMPIRO

Titolo Originale: Nosferatu, eine Symphonie des Grauens

 Nazione: Germania

Anno:  1922

Genere: Horror, Allegoria

Durata: 84’ Regia: Friedrich Wilhelm Murnau

Cast: Gustav von Wangenheim (Hutter), Max Schreck (Conte Orlok), Greta Schröder (Ellen Hutter), Alexander Granach (Knock), Georg H. Schnell (Harding), Ruth Landshoff (Annie), John Gottowt (Professor Bulwer), Gustav Botz (Dottor Sievers), Max Nemetz (Capitano del Demeter), Wolfgang Heinz (Primo Marinaio), Albert Venohr (Secondo Marinaio), Guido Herzfeld (Oste), Hardy von Francois (Medico dell’Ospedale)

NOSFERATU, PRINCIPE DELLA NOTTE

Titolo Originale: Nosferatu: Phantom der Nacht

 Nazione: Germania, Francia

Anno:  1979

Genere: Horror

Durata: 107’ Regia: Werner Herzog

Cast: Klaus Kinski (Conte Dracula), Isabelle Adjani (Lucy Harker), Bruno Ganz (Jonathan Harker), Roland Topor (Renfield), Walter Ladengast (Dr. Van Helsing), Carsten Bodinus (Schrader), Martje Grohmann (Mina), Dan Van Husen (Guardiano), Jan Groth (Comandante del Porto), Ryk de Gooyer (Funzionario), Clemens Scheitz (Ufficiale Giudiziario), Lo van Hensbergen (Ispettore), John Leddy (Cocchiere), Margiet van Hartingsveld (Donna di Servizio), Jacques Dufilho (Capitano)

DRACULA DI BRAM STOKER

Titolo Originale: Bram Stoker’s Dracula

 Nazione: USA

Anno:  1992

Genere: Horror, Sentimentale

Durata: 122’ Regia: Francis Ford Coppola

Cast: Gary Oldman (Vlad Ţepeş/Dracula), Winona Ryder (Mina Murray Harker/Elisabeta), Anthony Hopkins (prof. Abraham Van Helsing/Sacerdote Cesare/Narratore), Keanu Reeves (Jonathan Harker), Richard E. Grant (Dott. Jack Seward), Cary Elwes (Lord Arthur Holmwood), Bill Campbell (Quincey P. Morris), Sadie Frost (Lucy Westenra), Tom Waits (Thomas Renfield), Monica Bellucci (Prima Sposa di Dracula), Michaela Bercu (Seconda Sposa di Dracula), Florina Kendrick (Terza Sposa di Dracula), Jay Robinson (Sig. Hawkins), I.M. Hobson (Hobbs), Laurie Franks (Serva di Lucy), Maud Winchester (Serva), Octavian Cadia (Diacono), Robert Getz (Sacerdote), Dagmar Stanec (Suor Agatha), Eniko Oss (Suor Sylvia), Daniel Newman (Strillone)

TRAMA: A Jonathan Harker il suo datore di lavoro Hawkins affida l’incarico di recarsi in Transilvania perché lo sconosciuto ma facoltoso conte Dracula vorrebbe acquistare una dimora a Londra, dove ha intenzione di trasferirsi. Hawkins ritiene che possa fare al caso del cliente un’antica villa con una cappella sconsacrata e vasto giardino intorno, adiacente proprio all’abitazione di Jonathan. Il quale sta per sposarsi con Mina Murray, ma preoccupata per la distanza e le dicerie riguardo il luogo di destinazione, vorrebbe che il fidanzato declinasse il compito, mentre dal canto suo le prospettive di un lauto guadagno spingono Jonathan a partire senz’altro indugio. Il viaggio è lungo ed all’arrivo in Transilvania scopre che la superstizione degli abitanti locali è molto forte. Il solo pronunciare il nome di Dracula evoca paure ed allusioni raccapriccianti. Convinto che si tratta soltanto di dicerie, Jonathan prosegue il suo viaggio, ma quando giunge al castello e si trova di fronte al conte, si rende conto troppo tardi che la sua peggiore fama è veritiera. Dracula è davvero un essere immondo che di notte si nutre con il sangue alle sue vittime e di giorno giace dentro una bara, al riparo dalla luce. Non solo, assoggettate e sue complici, nel castello ci sono anche tre giovani donne vampiro. Jonathan non sa se ritenersi vittima di un incubo oppure di un infernale incantesimo. Perciò scrive ogni giorno un resoconto su un diario, perché possa essere utile anche a futura memoria, avendo inteso con terrore di essere prigioniero e vittima sacrificale del conte. Dracula lo costringe nel corso di un mese a scrivere lettere rassicuranti a Hawkins e Mina ed intanto si prepara a partire, nascosto dentro una delle cinquanta bare piene di terra da trasportare per nave fino a Londra. Jonathan si rende conto con raccapriccio di ciò che sta per accadere in Inghilterra se Dracula riuscisse nel suo proposito e cerca il modo di fuggire per anticiparlo, lanciare l’allarme ed impedirgli di attraccare. Mina intanto è andata a Whitby, una località sul mare, ospite della sua amica Lucy, che è contesa da ben tre pretendenti: lo psichiatra John Seward, il ricco texano Quincey P. Morris e Arthur Holmwood, prossimo a diventare Lord Godalming alla morte del padre. Quest’ultimo è il prescelto e Seward, per lenire la delusione amorosa, si concentra a tempo pieno nella sua professione, in particolare sul paziente R.M. Renfield che mostra stranissimi comportamenti alimentari ed accenna ad un ‘maestro che sta per venire’. Jane soffre di sonnambulismo e Mina si ritrova a vegliare su di lei perché non corra pericoli. Una terribile tempesta spinge la nave che trasporta le bare proprio nel porto di Whitby, seppure a bordo non c’è traccia dei marinai ed il comandante si è legato al timone prima di morire. Sul diario di bordo ha riportato la scomparsa, uno alla volta, dei suoi marinai, alcuni dei quali sostenevano di aver visto una terrificante figura sotto coperta. Un cane rabbioso intanto è fuggito dalla nave appena giunta in porto e Lucy, una notte che è affetta un’altra volta da sonnambulismo, esce addirittura di casa come seguisse un richiamo e diventa vittima del vampiro. Jonathan intanto è riuscito in maniera rocambolesca a fuggire dal castello e si trova, febbricitante ma salvo, in un convento di suore a Budapest. Mina riceve una lettera da una certa suor Agata che la invita a raggiungerlo ed appena si riprende, si sposano. Lucy invece è diventata sempre più debole ed il Dottor Seward, chiamato al suo capezzale, non trovando una causa evidente ad una così grave anemia, invia una richiesta di aiuto al professor Van Helsing di Amsterdam, suo mentore, il quale accorre immediatamente. Quest’ultimo ben presto intuisce la verità, ma nonostante alcune trasfusioni ed accorgimenti messi in atto affinché Dracula non possa più avvicinarsi a lei, infine Lucy viene vampirizzata in maniera letale assieme alla vecchia madre. Lucy in realtà è diventata una ‘non morta’ e fra l’incredulità di Seward, Quincey e del disperato Howard Goldaming, il professore Van Helsing li convince ad agire immediatamente, specie dopo aver letto sul giornale la notizia che alcuni bambini sono misteriosamente scomparsi nelle adiacenze del cimitero dove giace anche la tomba di Lucy. Così, dopo avere avuto riprova visiva della nuova natura di Lucy, i quattro uomini bloccano la sua tomba ed il giorno seguente, guidati dal professore, liberano l’anima della povera ‘non morta’, piantandole un paletto nel petto e mozzandole la testa. Dopo aver letto il diario di Lucy e la sua corrispondenza con Mina, Van Helsing si mette in contatto con la sua amica e Jonathan, così ha modo di leggere anche i diari di quest’ultimo. In essi risulta evidente che Dracula non è più in Transilvania ma è giunto in Inghilterra. Si tratta quindi di unire le loro forze per contrastarlo e distruggerlo, anche se ciò significa mettere a repentaglio le loro stesse vite. Il compito è difficile, rischioso e lungo. Inizia a Londra ma prosegue sino al castello in Transilvania, dove Dracula cerca di trovare rifugio e dove però bisogna fare i conti anche con i suoi  terribili alleati: le tre donne vampiro ed i lupi che rispondono ai comandi del loro padrone.  

VALUTAZIONE: un classico della letteratura fantastica che ha impressionato ed affascinato generazioni di intemerati appassionati e non, strutturato come un romanzo epistolare a più soggetti coinvolti. Nella mirabile prima versione cinematografica di Murnau il racconto ha assunto anche forti connotazioni allegoriche sulla nascente repubblica di Weimar e la deriva nazista. Il remake, quasi letterale nella trama, diretto egregiamente oltre cinquant’anni dopo da Herzog, ne riprende la vena espressionista e ne suggerisce inoltre le componenti esistenziali e sensuali. La trasposizione ultima di Coppola invece, permeata da uno stile marcatamente gotico, esalta i temi romantici della figura del più famoso vampiro della storia letteraria, con una fortissima carica sentimentale ed erotica. In ogni caso, un personaggio che, piaccia o no, impressionante o no, sintetizza metaforicamente le paure dell’uomo sull’ignoto, le sue ataviche ossessioni sull’aldilà in assenza della fede ed il timore di restare infine eternamente costretto a mezza strada fra la vita e la morte, senza speranze, calore ed amore.

Non so le generazioni ultime, ma perlomeno la mia e quelle immediatamente precedenti e successive credo siano state fortemente impressionate dalla figura fantastica ed inquietante di Dracula, uscita dalla penna di Bram Stoker, il quale con l’opera omonima, a detta di molti, ha realizzato il suo capolavoro letterario ed ha ispirato in campo cinematografico numerose versioni incentrate sulla figura del celeberrimo vampiro, in epoche anche molto distanti fra loro e con risultati e stili profondamente diversi. La stessa trama descritta qui sopra si riferisce al romanzo, perché nei tre film presi a campione, fra i molti realizzati a proposito del famigerato conte, le divagazioni, le modifiche, anche sostanziali e persino le interpretazioni o premonizioni storiche in forma di allegoria, sono molteplici.

…Sua moglie ha un bellissimo collo…‘ (da ‘Nosferatu il Vampiro‘ di F.W. Murnau)

Su Youtube è interamente visibile l’opera muta ma tuttora sorprendentemente affascinante, che il regista tedesco Friedrich Wilhelm Murnau ha realizzato nel 1922, con Max Schreck nei panni del conte Orlok. Un film che, rivisto oggi e nonostante sia passato quasi un secolo dalla sua realizzazione, colpisce ancora per l’eleganza formale, l’equilibrio e l’efficacia narrativa, le atmosfere inquietanti, le puntuali didascalie, la tecnica di ripresa ed il gusto della prospettiva. Anche se il regista abbia dovuto necessariamente sintetizzare, oppure sorvolare, alcuni aspetti narrativi del romanzo, aggiungendone però altri non meno intriganti e significativi. Un libero adattamento, come suol dirsi.

E pensare, che soltanto un miracolo ha consentito a questa pellicola di giungere sino ai nostri giorni perché, seppure Murnau abbia usato nomi e luoghi diversi da quelli del romanzo, per non essere costretto a pagare i diritti relativi, come sostengono alcuni; oppure perché gli eredi di Stoker non gli volevano concedere l’autorizzazione a girare il film, dicono altri; la causa che gli stessi gli hanno intentato, per le evidenti analogie della pellicola con il racconto scritto, si è conclusa con una condanna della stessa al rogo. Solo poche copie, inclusa una, per fortuna nascosta e conservata dallo stesso Murnau, sono giunte sino a noi e ci permettono di poterne ammirare l’espressività delle sequenze ed il loro evidente significato allegorico, al di là delle ragioni insite nel contenzioso. Quella proposta qui di seguito, sembra la versione più completa, posseduta da un collezionista tedesco, Jens Guetebrueck, a differenza di altre che durano dieci ed anche venticinque minuti di meno. 

Sulla figura di Dracula, come accennavo precedentemente, la cinematografia conta molte versioni e tipologie: da ‘Dracula‘ di Tod Browking, interpretato da Bela Lugosi del 1931, a ‘Vampyr‘ di Carl Theodor Dreyer del 1932, che completano con il ‘Nosferatu‘ di Murnau una trilogia, la prima sul tema dei vampiri; dalla celebre serie della casa cinematografica di produzione inglese Hammer che in ‘Dracula il Vampiro‘ del 1958 e ‘Dracula, Principe delle Tenebre‘ del 1966, inframmezzate da alcune altre opere sullo stesso soggetto, vede emergere la statuaria figura di Christopher Lee; alla rappresentazione ironica di Roman Polanski in ‘Per Favore, Non Mordermi sul Collo!‘ del 1968 e via di questo passo. Insomma, a voler approfondire il tema, c’è da perdercisi, sia nel cinema che in letteratura, sino ad arrivare a forme più popolari, sentimentali e decisamente ‘aggiustate’ nelle specifiche vampiresche, incluse evidenti finalità commerciali, della serie di romanzi ‘Twilight‘ di Stephenie Meyer, trasposta a sua volta al cinema, oppure a caratterizzazioni grottesche come il nostrano ‘Fracchia contro Dracula‘ di Neri Parenti del 1985.

Nosferatu è un nome che ha varie origini: dallo slavo ‘nosufur-atu‘, a sua volta derivante dal greco ‘nosophoros‘ che significa ‘portatore di calamità‘, al rumeno ‘nesuferitu‘ riferito ad una persona maledetta. Bram Stoker nel suo romanzo utilizza ampi cenni storici per collocare l’origine del personaggio di Dracula, che il regista Francis Ford Coppola ha poi in parte ripreso, adattandoli a sua volta. La zona di origine viene così descritta da Jonathan Harker nel suo diario, durante il viaggio in treno per raggiungere il castello del conte Dracula: ‘… si trova all’estremità orientale del paese, al confine fra tre stati, la Transilvania, la Moldavia e la Bucovina, proprio al centro dei monti Carpazi: si tratta di una delle zone più selvagge e meno conosciute di tutta l’Europa…‘. E riguardo le popolazioni che le abitano, così prosegue, a riassumere le informazioni che ha raccolto prima di partire: ‘…gli abitanti della Transilvania appartengono a quattro nazionalità diverse tra loro: a sud si trovano i Sassoni, mescolati ai Valacchi, che a loro volta discendono dai Daci. Poi ci sono i Magiari a ovest e i Siculi d’Ungheria sia a est che a nord. È lì che sono diretto, tra i Siculi ungheresi, i quali sostengono di essere i discendenti di Attila e degli Unni…‘.

Lo stesso conte poi completa il quadro etnico vantando origini che risalgono addirittura ai vichinghi: ‘…proprio qui, nel crogiolo dei popoli d’Europa, la tribù degli Ugri ha portato con sé dall’Islanda lo spirito ribelle ricevuto da Thor e Odino e i loro feroci guerrieri ne hanno dato prova con incredibile violenza su tutte le coste d’Europa e oltre, fino in Asia e in Africa, al punto che trovandoseli di fronte le popolazioni locali pensavano che fossero arrivati i lupi mannari…‘. Per chiudere infine il cerchio d’ispirazione genealogica dicendo che: ‘…i Siculi d’Ungheria, e con loro i Dracula che sono il sangue che fa battere il loro cuore, e i loro cervelli, e le loro spade, possono ben vantare gli onori di gesta che stirpi cresciute troppo in fretta come gli Asburgo e i Romanov non potranno mai eguagliare. I giorni della guerra sono finiti. Il sangue è troppo prezioso in questi tempi di pace senza onore, e la gloria delle grandi casate ormai è solo una storia già raccontata…‘…(leggi il resto del commento cliccando qui sotto su ’Continua a leggere’)Continua a leggere…

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Serie TV: ‘Big Little Lies – Piccole Grandi Bugie’

BIG LITTLE LIES – PICCOLE GRANDI BUGIE  (Serie TV)

Titolo Originale: Big Little Lies

Nazione: USA

Anno: 2017

Genere: Commedia, Drammatico, Thriller

Durata: 60′ circa per ogni puntata (8 nella Prima Stagione)

Regia: Jean-Marc Vallée

Cast: Reese Witherspoon (Madeline Martha Mackenzie), Nicole Kidman (Celeste Wright), Shailene Woodley (Jane Chapman), Alexander Skarsgård (Perry Wright), Laura Dern (Renata Klein), Adam Scott (Ed Mackenzie), Zoë Kravitz (Bonnie Carlson), James Tupper (Nathan Carlson), Darby Camp (Chloe Mackenzie), Jeffrey Nordling (Gordon Klein), Kelen Coleman (Harper Stimson), Larry Sullivan (Oren), Iain Armitage (Ziggy Chapman), Kathryn Newton (Abigail Carlson), Chloe Coleman (Skye Carlson), Cameron Crovetti (Josh Wright), Nicholas Crovetti (Max Wright), Ivy George (Amabella Klein), Santiago Cabrera (Joseph Bachman), Kathryn Kavari (Samantha), Merrin Dungey (Detective Adrienne Quinlan)

TRAMA: Madeline, Celeste, Jane, Renata e Bonnie, accompagnano i loro figli per la prima volta a scuola a Monterey, rinomata cittadina della California. In buona parte vivono in ville lussuose sulla spiaggia o poste un po’ più in alto nella costa prospiciente il mare. Fra alcune di loro c’è competizione, sia in ambito privato che all’interno della comunità ed istituzioni locali. Jane è l’ultima arrivata, con il figlio Ziggy, nato da uno stupro, avvenuto nel corso di una notte nella stanza di un motel da parte di un uomo che si è rivelato un mostro, anziché concludere un rapporto sessuale consenziente e poi si è dileguato. Jane offre un passaggio a Madeline, che ha avuto uno spiacevole imprevisto lungo la strada e grazie a lei conosce anche Celeste ed altre mamme di quella comunità. All’uscita dei bimbi, a conclusione della prima giornata di scuola, Ziggy viene però accusato da Amabella, figlia di Renata, di averla aggredita. Ziggy nega e sua madre lo difende, mentre Renata sostiene l’accusa della figlia e gli altri bimbi non si pronunciano. Si crea in tal modo una spaccatura fra chi parteggia per Madeline, che prende le parti di Jane e chi per Renata, già rivali a prescindere da questo episodio, avendo entrambe caratteri molto forti, mentre altre mamme si mantengono per il momento equidistanti, in attesa di sviluppi e chiarimenti. Le stesse insegnanti e dirigenti scolastici tentano di andare a fondo dell’accaduto e costringono Jane ad accettare di affidare Ziggy alle valutazioni di una psicologa che però lo considera un bimbo dolce, intelligente e persino più maturo della sua età. Mentre fra Madeline, Celeste e Jane cresce l’amicizia e si ritrovano spesso nel bar di Oren al porticciolo di Monterey. Jane rivela loro la violenza subita, che l’angoscia ancora e per la quale vorrebbe vendicarsi, ma Renata non l’ha mandata giù e per mettere in difficoltà Madeline, cerca di convincere il sindaco a non concederle il visto per una rappresentazione teatrale da lei prodotta per la scuola, perché contiene alcuni espliciti riferimenti sessuali. I rapporti fra queste donne ed i rispettivi partner non sono a loro volta idilliaci. Se Renata si sente incompresa dal marito Gordon e vive con crescente rabbia ed apprensione lo spiacevole episodio accaduto alla figlia; Celeste subisce le voglie sessuali del marito Perry, che si eccita soprattutto quando la prende con violenza dopo un litigio ed è per giunta gelosissimo, sino al punto di aggredirla con banali pretesti. Madeline infine è separata dal marito Nathan e vive con Ed, che è un brav’uomo e con il quale va d’accordo ma senza particolare entusiasmo. Dal matrimonio con Nathan è nata Abigail che oramai è più che adolescente e con la quale Madeline litiga di frequente, al punto che la figlia decide di andare a vivere con il padre e Bonnie, suscitando la gelosia della madre. Celeste convince Perry ad andare assieme da una psicologa ma durante la seduta entrambi non si aprono e minimizzano i conflitti fra loro. La psicologa intuisce ugualmente la realtà e suggerisce a Celeste, in separata sede ed approfittando dei continui viaggi di lavoro di Perry, di prepararsi ad una separazione, affittando un appartamento dove rifugiarsi con i due figli. Nel frattempo la verità viene fuori e Ziggy rivela alla madre, venendo meno ad una promessa, che l’autore delle aggressioni ad Amabella è Max, uno dei due gemelli di Celeste, che evidentemente imita in tal modo il padre. Mentre Madeline si lascia andare ad un rigurgito di una passata liaison con Joseph, il regista dello spettacolo, della quale si è già pentita ed ha scoperto, navigando in Internet, la probabile identità dell’aggressore di Jane che quest’ultima intende quindi incontrare per vendicarsi, Celeste si convince che è arrivato il momento di lasciare Perry. Il quale però ha scoperto le sue intenzioni e l’aggredisce violentemente un’altra volta. Pochi giorni prima Celeste, che prima di seguire Perry era un promettente avvocato, ha aiutato in modo decisivo Madeline a convincere il sindaco a dare il visto per lo spettacolo teatrale. Alla rappresentazione però spiccano i posti rimasti vuoti per Celeste ed il marito. Subito dopo segue la festa notturna della scuola che vede la presenza di tutti i genitori. Celeste non ha potuto partecipare a causa della violenza subita da Perry, ma fugge dall’auto nella quale quest’ultimo cercava di convincerla per l’ennesima volta sul pfroposito di cambiare atteggiamento, pur di salvare il loro matrimonio e raggiunge a piedi il luogo della riunione, seguita però a poca distanza dal marito medesimo, evidentemente alterato. Nella confusione, Bonnie nota l’atteggiamento aggressivo di Perry verso Celeste e quindi lo segue mentre quest’ultima sta raggiungendo Jane, Madeline e Renata che si erano precedentemente appartate nel giardino dove si svolge la manifestazione. Fra di loro è in atto una sorta di ‘coming out’, un attimo prima di una sorprendente rivelazione e che avvenga l’evento drammatico anticipato da una serie di testimonianze flash succedute nel corso di tutte le precedenti puntate, conclusosi con la morte di una persona sulla quale sta indagando la polizia. Una storia che è stata perciò un lungo flashback prima del tragico finale.

VALUTAZIONE: girata fra scenari naturali di grande fascino e suggestione, ‘Big Little Lies‘ è una Serie TV che esplora in profondità la psicologia di alcune donne appartenenti in gran parte alla ‘upper class‘ di Monterey in California. Le quali sono coinvolte, seppure ognuna in maniera diversa, in problematiche relazionali che degenerano in qualche caso in risvolti drammatici. Le bugie, piccole o grandi che siano, sono una prassi per loro, grazie alle quali cercano di negare o minimizzare le frustrazioni, che sono di origine familiare oppure sociale. A volte si tratta di banalità, di semplice desiderio di affermazione, altre invece di ben più grave violenza psicologica e fisica che le costringe a fare i conti con la verità e la cruda realtà. Il regista Jean-Marc Vellée, già apprezzato nella successiva Serie TV ‘Sharp Object‘, riesce anche in questo caso ad evitare la deriva nella retorica tipica degli uomini che parlano delle donne. La storia inizia come una commedia, poi volge al dramma ed infine vira sul thriller, con un finale concluso. I premi ricevuti hanno però suggerito agli autori di girare anche una seconda stagione, ancora inedita in Italia e pare addirittura stiano pensando ad una terza.   

Era apparso chiaramente durante la recente visione della Serie TV ‘Sharp Object‘ (clicca sul titolo di diverso colore se vuoi leggere il mio commento), che il regista Jean-Marc Vallée ha del talento e soprattutto una particolare predilezione per l’analisi in profondità della psicologia femminile sulla quale, ancora più che nell’opera successiva, questa trasposizione del romanzo scritto da Liane Moriarty gli ha permesso d’indagare, perlomeno nella limitata ma significativa comunità di questa storia, ambientata a Monterey in California, che può diventare a sua volta metafora di un più vasto campione.

Devo però confessare in tutta onestà che avevo provato tempo fa ad iniziare ‘Big Little Lies‘ ma forse non era la serata giusta e la prima mezzora della puntata iniziale mi aveva fatto un’impressione molto diversa, come se si trattasse di una stucchevole soap-opera fra casalinghe ricche, annoiate e frustrate, troppo benestanti e snob per appassionarmi e quindi avevo lasciato perdere. Una sottovalutazione indubbiamente superficiale, determinata anche dal fatto che, e lo dico solo a parziale scusante, analogamente all’opera successiva, anche questa comincia prendendola un po’ alla larga, per così dire, come una commedia apparentemente un po’ frivola. La quale vira però poco dopo su toni più intensi e drammatici che scivolano infine persino sul genere thriller, inserendo nel frattempo interessanti tematiche di natura relazionale e sociologica. In particolare quella particolarmente attuale e sentita della violenza sulle donne, in varie ma comunque sempre subdole e brutali forme.

Tutte le puntate iniziano mostrando il ponte Bixby Bridge, detto anche il Golden Gate del Big Sur, lungo la strada panoramica Highway 1 o Pacific Coast Highway, nella zona della Baia di Monterey, fra San Francisco e Loas Angeles, molto frequentata e fotografata dai turisti che la percorrono. E proprio a Monterey e dintorni, nota per i suoi edifici storici in stile coloniale, la riserva marina ed il circuito automobilistico e motociclistico di Laguna Seca, è ambientata la Serie TV ‘Big Little Lies‘ con l’aggiunta, come suffisso, del titolo nostrano tradotto in ‘Piccole Grandi Bugie‘ nel quale i due aggettivi sono stranamente invertiti rispetto all’originale. Eppure, ad essere pignoli ma anche ad onore del vero, dire ‘Grandi Piccole Bugie‘, non è esattamente equivalente a ‘Piccole Grandi Bugie‘ perché, in un caso sembra quasi che le bugie da grandi diventino piccole e nell’altro invece esattamente il contrario.

Comunque sia, la Serie TV è incentrata sulle figure di tre + due donne, per ragioni di feeling fra loro e di reciproca solidarietà: cioè Madeline, Celeste e Jane, più Renata e Bonnie, anche se ognuna di loro, eccetto Jane, è sposata o convive con il corrispondente partner maschile. A parte però il violento Perry, marito di Celeste, nessuno di loro si dimostra caratterialmente in grado di competere con la sua compagna in quanto a personalità e determinazione: perciò o si fanno da parte per quieto vivere, oppure perché sottovalutano o ritengono esagerate le reazioni, a volte anche scomposte, delle loro donne; altrimenti perché proprio non riescono a stare al loro passo ed assumono perciò atteggiamenti passivi, almeno sinché il loro coinvolgimento diventa inevitabile.

Perry è un caso a parte perché, pur ammettendo lui stesso di non ritenersi all’altezza della moglie Celeste (ed in effetti è proprio così, nonostante lui sia un banchiere e lei un ex avvocato che si è adattata a fare la casalinga), per colmare la distanza la mette sul piano fisico e della gelosia, entrambi però in modo esasperato. Poco conta quindi che egli sia un uomo di successo sul lavoro che vive in una società evoluta e matura dal punto di vista culturale e dei costumi, perché evidentemente non riesce a controllare i suoi peggiori e primitivi istinti. E’ facile concludere che Perry soffre di qualche patologia psicologica perché seppure sia sposato con una donna molto avvenente (interpretata da un’ancora splendida Nicole Kidman) ed abbiano avuto due gemelli, non riesce a conciliare il sesso se non è alimentato dalla supremazia fisica che tende sempre più spesso a sfociare in violenza vera e propria.

Madeline è un po’ la figura attorno alla quale ruotano tutte le altre. E’ una donna piena di energia ed iniziativa, solo apparentemente forte e sicura in se stessa, ma che in realtà è preda continuamente di dubbi ed incertezze, nonostante agli occhi degli altri sembra una figura energica, carismatica  e persino temibile all’interno della sua comunità. Si è separata dal marito Nathan, ma con il suo nuovo compagno Ed, che pure stravede per lei, riesce a far sesso soltanto raramente. Lei dice perché è stanca essendo presa da innumerevoli impegni. In realtà perché non prova per lui lo stesso coinvolgimento fisico che le suscitava prima Nathan. Ha dell’affetto nei confronti di Ed, ma nulla di più, tant’è che cede persino a Joseph, l’intraprendente regista dello spettacolo teatrale che ha organizzato per la scuola, pur pentendosene poi. Con la figlia Abigail i rapporti non sono migliori: c’è il tipico contrasto e rivalità fra madre e figlia che sta per diventare donna. Anche nei confronti di Bonnie, la nuova compagna di Nathan, nutre del risentimento, specie quando Abigail decide di andare a vivere con lei ed il padre e Madeline si sente perciò come espropriata del suo ruolo di madre. La rivalità che prova nei confronti della coppia Nathan/Bonnie si riflette anche su Ed, il quale si ritrova a sua volta in competizione con Nathan, ritenendo che non si mai del tutto concluso il rapporto e l’ex moglie perché lei si sente ancora attratta...(leggi il resto del commento cliccando qui sotto su ’Continua a leggere’)Continua a leggere…

Film: ‘I 4 Figli Di Katie Elder’

I 4 FIGLI DI KATIE ELDER

Titolo Originale: The Sons of Katie Elder

 Nazione: USA

Anno:  1965

Genere: Western

Durata: 122’ Regia: Henry Hathaway

Cast: John Wayne (John Elder), Dean Martin (Tom Elder), George Kennedy (Curley), Michael Anderson Jr. (Bud Elder), Martha Hyer (Miss Mary Gordon), Dennis Hopper (Dave Hastings), Earl Holliman (Matt Elder), Jeremy Slate (Vice-sceriffo Ben Latta), Paul Fix (Sceriffo Billy Wilson), James Gregory (Morgan Hastings), Strother Martin (Jeb Ross), Sheldon Allman (Harry Evers), John Litel (Minister), Strother Martin (Jeb Ross), James Westerfield (Mr. Vennar)

TRAMA: In occasione del funerale di Katie Elder a Clearwater si ritrovano dopo molto tempo i suoi quattro figli, il più anziano dei quali è John, un pistolero e l’ultimo, Matt, è ancora molto giovane. Katie era una donna indipendente ed altruista, capace e stimata da tutti, che ha pensato persino di mettere da parte i soldi per il suo funerale, per non pesare su nessuno. Il ranch che un tempo era di proprietà degli Elder è però finito in mano del cinico Morgan Hastings, il quale lo ha trasformato nel frattempo in un negozio di armi, espandendo le sue proprietà terriere in previsione di una futura speculazione nella zona. Sembra che il padre dei quattro figli si sia giocato a carte il suo ranch, mentre era sbronzo come suo solito e la stessa notte è rimasto ucciso in circostanze mai chiarite. Katie però non aveva messo al corrente i figli dell’accaduto, onde evitare che potessero mettersi nei guai per farsi giustizia. John insospettito dalle reticenze dello sceriffo Billy, inizia ad indagare assieme al fratello Tom e fra l’altro scoprono che la madre si era messa in contatto con un allevatore di cavalli e l’aveva così positivamente colpito, da accettare di affidarle a credito una mandria di duecento capi. Il suo obiettivo era quello di rivenderli per trovare i soldi necessari per mantenere agli studi il figlio Matt. L’affare però non è mai andato a buon fine perché Katie è morta nel frattempo ed allora i figli, per onorarne la memoria, propongono allo stesso allevatore di portare a termine l’impresa. Nel frattempo Hastings ha assoldato un killer, Curley, temendo la reazione di John. Lo sceriffo, preoccupato che s’inneschi una escalation di violenza, vorrebbe che quest’ultimo se ne andasse al più presto, mentre il vice sceriffo Jeremy è giovane e impulsivo ed ha scoperto che Tom Elder è ricercato per omicidio. Per evitare una sparatoria, il vecchio sceriffo Billy si reca lui stesso a casa degli Elder per arrestare Tom, ma Hastings coglie l’occasione per tendere un agguato a quest’ultimo, uccidendolo proprio davanti alla casa dei fratelli Elder. I quattro fratelli però nel frattempo sono andati a ritirare la mandria dei cavalli e quindi non erano in casa quando è avvenuto l’assassinio. In paese l’uccisione dello sceriffo crea sconcerto e collera fra gli abitanti, aizzati da Morgan Hastings. Viene così organizzata una battuta, durante la quale i quattro fratelli sono raggiunti e facilmente costretti ad arrendersi, anche perché all’oscuro dalle accuse per la morte dello sceriffo. Condotti in carcere nella stessa Clearwater, subiscono le invettive della folla riunita fuori, nella quale monta sempre più la rabbia ed il desiderio che venga fatta giustizia. Per evitare che l’assembramento si trasformi in un linciaggio, il vice sceriffo Jeremy si convince infine a condurre i prigionieri a Laredo perché siano giudicati dallo sceriffo della contea. Hastings però non è della stessa idea e punta ad eliminare definitivamente i fratelli Elder e con essi gli ostacoli alle sue ambizioni. Organizza perciò un agguato che però non ottiene i risultati sperati, perché John, intuito cosa sta per succedere, riesce a saltare per tempo dal carro dove è seduto incatenato con i fratelli e bloccato appositamente su un ponticello lungo un corso d’acqua, un attimo prima che un’esplosione con la dinamite lo faccia crollare. Ne consegue una sparatoria, con il vice sceriffo, rimasto all’oscuro della trama, che viene disarmato dagli uomini di Hastings e poi ucciso dallo stesso sotto gli occhi impietriti del figlio Dave. Jeremy infatti, avendo inteso di essere stato vittima di un raggiro, stava per unirsi alla difesa dei quattro fratelli. I quali sono riusciti ad impossessarsi di una cassa di armi e rispondono al fuoco da dietro le macerie del ponte crollato. Bud Elder però è rimasto ucciso a causa dello scoppio ed anche il killer Curlin viene colpito a morte da John, mentre Matt è ferito a sua volta. I sopravvissuti all’agguato, temendo il peggio, a quel punto fuggono, ma John per far curare il fratello da un medico non esita a tornare in paese, dove è inevitabile la resa dei conti con Morgan Hastings.        

VALUTAZIONE: nella fase che segue i grandi capolavori dei western classici alla John Ford e precede quelli della rivisitazione (Sergio Leone e ‘spaghetti western’ in primis) e del filone crepuscolare, Henri Hathaway, solido e poliedrico regista, ha realizzato un’opera che mantiene l’ossatura dei primi ma lascia anche presagire, nei secondi, la fine di un’epoca gloriosa ed un inevitabile mutamento interno allo stesso genere di appartenenza. Ne è uscito un film piacevole, a volte persino divertente sino alla caricatura, in altri momenti spettacolare e persino curioso, dato che tutto gira intorno alla memoria della donna del titolo, che è già morta. I personaggi sono quelli tipici, suddivisi per carattere, interessi e principi morali. La coppia John Wayne e Dean Martin funziona ancora a meraviglia.

Sarà pure una sterile curiosità ma a volte è inevitabile chiedersi le motivazioni che hanno spinto la distribuzione nostrana a differenziarsi dal titolo originale aggiungendo un numero, per quanto pertinente e neppure proposto in lettere, cioè ‘I 4 Figli di Katie Elder‘, rispetto a ‘The Sons of Katie Elder‘. Sarà per l’immagine della locandina, oppure per qualche altro oscuro scopo subliminale che non è facile ma neppure indispensabile comprendere, sia chiaro. Sta di fatto che il film di Henry Hathaway, prodotto nel 1965, lo si può considerare al tempo stesso appartenente a quelli a struttura classica, così come una sorta di avvisaglia di un cambiamento stilistico in atto, che di lì a breve si delineerà essenzialmente in due distinte correnti del genere western: quella della rivisitazione da un lato e quella del disincanto o del cosiddetto ‘crepuscolo’ dall’altro.

Girato fra Stati Uniti e Messico, in classiche location intorno a Durango, come San Vincente de Chupaderos, negli studi cinematografici di Churubusco a Città del Messico oppure in panorami spettacolari come El Saltito, con le sue tre maestose cascate che appaiono sullo sfondo, poco prima della lunga sparatoria a seguito dell’agguato fra il corso d’acqua ed il ponticello, il film di Hathaway propone ancora una volta la coppia di successo di ‘Un Dollaro d’Onore‘ e ‘El Dorado‘ di Howard Hawks (clicca sul titolo di diverso colore se vuoi leggere il mio commentoed alcune altre opere che li ha visti affiancati uno all’altro. Mi riferisco ovviamente a John Wayne e Dean Martin che in questa occasione sono i fratelli maggiori dei quattro figli, appunto, di Katie Elder.

Il titolo del film è curiosamente riferito ad una donna che non appare mai nel corso dello stesso perché la poveretta, per quanto ammirevole figura e stimata da tutti i suoi concittadini, nel frattempo è deceduta e di lei non rimane neppure una foto, ma solo un funerale al quale il figlio maggiore John sembra essere l’unico assente, atteso invano dagli altri tre alla fermata del treno, mentre in realtà lo vediamo assistere, non visto dall’alto di una roccia posta di fronte allo scarno cimitero e prima di ricongiungersi con i fratelli, agli ultimi atti della cerimonia ed all’elogio accorato del prete. L’atteggiamento circospetto e prudente è una scelta di John perché essendo un pistolero famoso vuole evitare, almeno davanti alla tomba della madre, di attirare l’attenzione di qualche provocatore in cerca di gloria. Scende soltanto quando tutti gli altri se ne sono già andati ed allo sceriffo che gli chiede perché sia entrato in paese dalla ‘porta di servizio’ e se teme qualche fastidio, risponde pacatamente: ‘…c’è sempre qualcuno che ne va in cerca. Clearwater non è diversa dalle altre città. Ma se c’è una cosa che non voglio, Billy, sono i fastidi…‘. La fama che lo precede infatti non è delle più lusinghiere, persino in quel paese abitato da poche anime dal quale in fondo proviene.

Il comportamento dei quattro figli, specie i primi tre, nei confronti della loro madre non si può di certo dire che sia stato esemplare. La povera Katie Elder ne andava lo stesso orgogliosa di loro ma spesso mentiva dicendo che riceveva soldi e lettere che in realtà non arrivavano mai. La sua amica Mary Gordon lo rinfaccia senza tanti giri di parole ai quattro i fratelli, quando li raggiunge a bordo di un calesse nella casa in cui la loro madre aveva trascorso gli ultimi mesi della sua vita. Katie aveva espresso a Mary il desiderio che portasse loro del cibo quando fossero tornati e lei aveva acconsentito per il rispetto e l’affetto che provava per quella donna. La quale era solita dire: ‘…Il Texas è una donna, una bella, magnifica donna selvaggia. Si alleva un figlio e, appena è grande abbastanza, arriva il Texas che gli bisbiglia all’orecchio con un bel sorriso: “vieni via con me e divertiamoci”. È già difficile allevare i figli, ma quando c’è di mezzo il Texas una madre non può farcela…’(leggi il resto del commento cliccando qui sotto su ’Continua a leggere’)Continua a leggere…

Musica: ‘Dire Straits’ e ‘Communiquè’

DIRE STRAITS

Dire Straits – Communiquè

Anno: 1978-1979

Genere: Rock, Blues, Country, Folk, Jazz 

Etichetta: Vertigo Records

Nazione: GBR

  • Dire Straits – Lato A
    • Down to the Waterline – 4:01 
    • Water of Love – 5:22
    • Setting Me Up – 3:20
    • Six Blade Knife – 4:10
    • Southbound Again – 3:10
  • Dire Straits – Lato B
    • Sultans of Swing – 5:48 
    • In the Gallery – 6:15 
    • Wild West End – 4:42 
    • Lions – 4:54
  • Communiquè – Lato A
    • Once Upon a Time in the West – 5:25 
    • News – 4:14 
    • Where Do You Think You’re Going? – 3:50 
    • Communiqué – 5:50
  • Communiquè – Lato B
    • Lady Writer – 3:45 
    • Angel of Mercy – 4:36 
    • Portobello Belle – 4:30 
    • Single-Handed Sailor – 4:42 
    • Follow Me Home – 5:50

Band: 

  • Mark Knopfler – voce, chitarra solista, chitarra ritmica 
  • David Knopfler – chitarra ritmica, cori
  • John Illsley – basso, cori 
  • Pick Withers – batteria

VALUTAZIONE: difficile dire se i primi due album dei Dire Straits sono stati anche i migliori della loro produzione, ma quando uscirono alla fine degli anni settanta, stretti fra la vena più gloriosa del pop progressive in via di esaurimento da una parte, la disco music e l’arrembante trasgressione del punk rock dall’altra, i Dire Straits con il loro mix di vari generi sapientemente amalgamati, il suono pulito ed accattivante, e soprattutto l’estrosa chitarra di Mark Knopfler, conquistarono le platee di tutto il mondo. Di fatto crearono uno stile molto personale che riusciva a combinare belle armonie a testi di spessore, anche di natura sociale. Una band che ha fatto epoca ed ancora oggi conta, seppure sciolta oramai da oltre venti anni, innumerevoli e fedeli estimatori.

‘Dire Straits’, tradotto letteralmente, significa qualcosa come ‘Terribili Ristrettezze’ e lascia supporre che quando il nome della band venne scelto a suo tempo dai quattro componenti il gruppo di Deptford, una località della grande Londra, non se la stessero passando un granché bene, ma nonostante ciò evidentemente possedevano doti di auto critica ed auto ironia. Dopo aver fatto una considerevole esperienza nei locali ‘pub-rock’, oramai quasi trentenni, forse a quel punto non ci credevano più nemmeno loro di poter sfondare.

Invece la fortuna, indispensabile quanto l’estro in qualsiasi attività per ottenere il pieno riconoscimento delle proprie doti, gli venne incontro quando un nastro, contenente alcuni loro brani, finì nelle mani del DJ giusto il quale propose alla radio, senza che fossero neppure stati avvisati, il brano ‘Sultans of Swing‘ e da quel momento si spalancarono come d’incanto le porte del successo che divenne travolgente. Due fratelli, Mark e David Knopfler, rispettivamente chitarra solista e ritmica, più una coppia di loro amici, il bassista John Illsley ed il batterista Pick Whiters (già noto in Italia per aver fatto parte del gruppo The Primitives, il cui leader era il cantante Mal) sono i componenti storici che figurano sulle copertine dei primi due album. I quali uscirono a breve distanza uno dall’altro, ma già nel terzo, intitolato ‘Making Movies‘, David lasciò il gruppo per divergenze proprio con il fratello ed in seguito, a supporto del duo Mark e John, che è rimasto assieme per tutto il tempo sino a quando è stata sciolta la band (perché anche Pick se n’è andato dopo l’album ‘Love Over Gold‘), si sono aggiunti ed alternati vari musicisti come Hal Lindes alla ritmica, Alan Clark e Guy Fletcher alle tastiere e Terry Williams alla batteria, più altri session-man più o meno noti come Jeff Porcaro, Mel Collins e Tony Levin.

Dal 1978 al 1991 i Dire Straits sono stati uno dei gruppi più famosi e di maggior successo a livello internazionale ma due elementi sono stati decisivi per il raggiungimento di tale risultato: il primo, lo stile pulito, elegante, che attraversa vari generi musicali amalgamandoli in maniera sorprendentemente personale ed efficace; il secondo, la tecnica ed il modo particolare di suonare la chitarra elettrica da parte di Mark Knopfler, fra l’altro compositore di quasi tutti i brani del gruppo sia riguardo i testi che la musica.

Un recente articolo a nome di Giuseppe Gaetano, pubblicato sul Corriere della Sera per celebrare i 40 anni compiuti dal già citato brano di riferimento ‘Sultans of Swing‘, spiega la natura assolutamente anomala dei Dire Straits, non solo nel panorama musicale della loro epoca, quando i gruppi del cosiddetto rock progressive e pop sinfonico avevano già o stavano sparando le ultime cartucce mentre punk e disco music erano in rapida ascesa e stavano conquistando i gusti del pubblico, ma anche come personaggi controcorrente all’interno dello star system musicale. Sono riusciti infatti a rimanere al di fuori delle dinamiche tipicamente esagerate del divismo ed anche nei loro concerti (ne ho anche un ricordo personale al Forum di Assago di Milano) più che gli effetti scenici, ridotti al minimo indispensabile, contava soprattutto una cosa, la musica. Dal punto di vista mediatico hanno mantenuto nel tempo lo stesso approccio compassato con il quale sono entrati in scena e dalla quale poi sono anche usciti, in sordina. Ancora oggi Mark Knopfler quando viene intervistato non ha nulla della star che se la tira, per usare un termine espressivo; modestia ed umiltà sono caratteristiche che lo hanno sempre contraddistinto nel corso della lunga carriera.

Nel periodo di massimo successo, i Dire Straits hanno vissuto naturalmente anni di esaltante successo in giro per il mondo; venduto qualcosa come 120 milioni di dischi e cavalcato l’onda della notorietà in maniera frenetica. Come nel 1979, quando si esibirono in 51 concerti in soli 38 giorni, che sembra persino impossibile, se non fosse che sono dati ufficiali ed evidentemente a volte ne hanno fatti due in un solo giorno. Anche nel loro ultimo World Tour intitolato all’album ‘On Every Street‘ iniziato il 23 agosto del 1991 e terminato il 9 ottobre del 1992 si sono esibiti in ben 216 concerti! Ottenuto però tutto il meglio che un musicista possa sperare per soddisfare i propri sogni iniziali, le aspettative e le ambizioni, ognuno di loro, seguendo anche una filosofia di vita differente da quella di molte altre star o semplicemente consumato dallo stress per quanto esaltante possa essere esibirsi davanti a migliaia di fan osannanti, ha preso strade alternative. Lo stesso Mark Knopfler si è dedicato alla composizione di colonne sonore di successo di film come, ad esempio, ‘Local Hero‘, ‘Ultima Fermata Brooklyn‘, e ‘Metroland‘.

E se qualcuno commettesse l’errore di snobbare gli altri componenti dei Dire Straits lasciando la ribalta soltanto al loro pur indiscusso leader Mark Knopfler, sappia che il batterista Pick Whiters si dedicò al Jazz già agli inizi degli anni ’80 e sempre l’articolo citato in precedenza rivela che ‘…Terry Williams suonò nientemeno che con B.B. King prima di ritirarsi a gestire un club blues nella sua città natale, Swansea; il talentuoso bassista John Illsley si mise a fare addirittura il pittore. E jazzisti, nel senso più profondo del termine, erano anche i turnisti che affiancarono i Dire Straits dal vivo: Jack Sonni era diplomato al conservatorio; Michael Brecker collaborò con mostri sacri del calibro di Pat Metheny, Jaco Pastorius, Herbie Hancock e Charles Mingus; Tony Levin creò perfino una nuova tecnica per suonare il basso con le bacchette; Omar Hakim studiò batteria col mitico Art Blakey e aveva la black music nel sangue (il padre fu trombonista nelle orchestre di Duke Ellington, Count Basie e John Coltrane)…’. Insomma, ben altro che semplici comprimari…(leggi il resto del commento cliccando qui sotto su ’Continua a leggere’)Continua a leggere…

Foto: ‘Scene da una normale piena sull’Adda’

Cliccando su una qualsiasi delle foto è possibile vederle in un formato ingrandito e scorrere in avanti ed indietro le stesse usando i tasti freccia. Avvicinando il mouse ad ogni singola foto è visibile il titolo che le ho dato, per informazione sul luogo o semplicemente per dare sfogo alla mia fantasia. Buona visione…

In questo blog, come credo sia evidente, si parla essenzialmente di cinema, letture, musica e foto. Quindi ci può anche stare che possa intitolare questo collage di scatti fotografici, effettuati semplicemente con uno smartphone nel corso di qualche recente passeggiata-escursione in luoghi per me abituali, ma sempre piacevoli ed affascinanti, prendendo spunto proprio dal titolo di un famoso film di Ingmar Bergman ‘Scene da un matrimonio‘, anche se le analogie ovviamente finiscono lì.

Le scene di una piena sono generalmente drammatiche, a volte i danni e le vittime le trasformano in tragedia. In altre occasioni invece, per fortuna, è con piacere e rispetto che si può osservare la maestosità della natura e goderne lo spettacolo senza colpo ferire, per così dire. Gli scatti che seguono, seppure riferiti a giornate diverse, in qualche modo rappresentano il corso di un’unica ideale, dal mattino al tramonto. Come spesso capita al fotografo amatoriale visionario che, pur in tutta modestia, si ritiene un po’ di essere chi scrive, le occasioni migliori sono quelle che permettono di trovare inquadrature e prospettive meno consuete, pur inframmezzate ad altre ordinarie che però le completano. Esserci riusciti o meno spetta dirlo a chi scorrerà la galleria delle foto. Io di sicuro ho unito l’utile di qualche salutare passeggiata lungo la riva del fiume Adda al dilettevole, come suol dirsi, dando alle immagini anche un titolo, in alcuni casi di fantasia, basato sulle istintive sensazioni che mi hanno suggerito.

  

Serie TV: ‘The Affair – Una Relazione Pericolosa’ (Prime Quattro Stagioni)

THE AFFAIR – UNA RELAZIONE PERICOLOSA  (Serie TV)

Titolo Originale: The Affair

Nazione: USA

Anno: 2014-18

Genere: Drammatico, Giallo, Sentimentale

Durata: 55′ circa per ogni puntata (42 in totale sinora)

Regia: Jeffrey Reiner (16 ep. 2015-17), John Dahl (5 ep. 2015-17), Ryan Fleck (4 ep. 2014-15), Carl Franklin (2 ep. 2015, Anna Boden (2 ep. 2015), Laura Innes (2 ep. 2015), Mark Mylod (1 ep. 2014), Scott Vinant e Michael Slovis,  (1 ep. 2015), Agnieszka Holland (1 ep. 2017) su un’idea di Sarah Treem e Hagai Levi

Cast: Dominic West (Noah Solloway), Ruth Wilson (Alison Lockhart), Maura Tierney (Helen Solloway), Joshua Jackson (Cole Lockhart), Catalina Sandino Moreno (Luisa Lèon), Omar Metwally (Vic Ullah), Emily Browning (Sierra), Irène Jacob (Juliette Le Gall), Sanaa Lathan (Janelle Wilson), Julia Goldani Telles (Whitney Solloway), Jake Siciliano (Martin Solloway), Jadon Sand (Trevor Solloway), Josh Stamberg (Max Cadman), Colin Donnell (Scotty Lockhart), Ramon Rodriguez (Ben Cruz), Mare Winningham (Cherry Lockhart), Kathleen Chalfant (Margaret), Leya Catlett (Stacey Solloway – solo stagione 1-2), Abigail Dylan Harrison (Stacey Solloway – solo stagioni 3 e 4)

TRAMA: Noah è un insegnante e scrittore di New York, sposato con Helen ed hanno quattro figli. Sono in vacanza a Montauk, vicino a Long Island, dove abitano i genitori di lei ed il suocero è a sua volta uno scrittore di successo nei confronti del quale il genero sente però un complesso d’inferiorità. Quest’ultimo sta cercando l’ispirazione per il suo secondo romanzo quando conosce Alison, una cameriera di un ristorante della zona, verso la quale prova un’immediata e ricambiata attrazione. Noah sente il bisogno di nuova energia vitale e lo stesso vale per Alison, che è sposata con Cole, ma dopo la morte del loro bambino per annegamento, i rapporti fra loro si sono raffreddati: lei è tormentata dal rimorso e lui si è immerso nella gestione del ranch di famiglia assieme alla madre ed ai fratelli, ma per via dei debiti trafficano anche in droga. Noah e Alison diventano amanti e quando lui torna a New York con la famiglia non vede l’ora di rivederla. La situazione si complica ulteriormente quando Whitney, la prima figlia di Helen e Noah, a seguito di una relazione con Scotty, il fratello balordo di Cole, resta incinta ed è costretta ad abortire. Il matrimonio con Helen, già complicato, subisce un colpo durissimo dalla relazione fra Noah ed Alison, che difatti vanno a vivere assieme. Il loro rapporto sembra andare a gonfie vele e Noah intanto ha trovato l’ispirazione per il nuovo romanzo prendendo spunto proprio dalla sua personale vicenda. Alison però un giorno ne legge alcune pagine mentre Noah non è in casa e ne trae la convinzione che in realtà quest’ultimo la stia usando e non abbia intenzioni serie nei suoi riguardi, nonostante l’istanza di divorzio da Helen sia in corso, ma con la quale comunque continua a mantenere buoni rapporti. Alison allora per una notte torna fra le braccia di Cole come se fossero due nuovi amanti e resta incinta di Joanie, ma a Noah non dice nulla e la bimba nasce come se fosse sua figlia. Intanto il libro di Noah viene pubblicato con il titolo ‘La Discesa’ e diventa un successo editoriale che allontana ancora di più quest’ultimo dalla sua partner, tutto preso da interviste e presentazioni della sua opera. Helen, dopo una fugace relazione con Max, trova un nuovo e più stabile compagno nel chirurgo Vic Ullah. Cole invece, dopo la vendita del ranch, fa il tassista ed ha trovato consolazione fra le braccia di Luisa, una bella sudamericana immigrata irregolarmente negli USA, che ha concluso una relazione con il fratello Scotty e si è messa con lui. Cole però è ancora innamorato di Alison ed il rapporto con Luisa ne risente. Il fugace tradimento fa quindi parte di questa sua indecisione, nonostante tenga sinceramente a Luisa che gli sta trasmettendo ottimismo e voglia di ricominciare. Tant’è che le chiede infine di sposarlo, dopo aver maturato la decisione di acquistare, in compartecipazione con Alison, un locale da ristrutturare, il Lobster Roll. Alla festa di matrimonio sono invitati anche Helen e Noah come se tutti facessero parte di una famiglia allargata. Scotty si ubriaca mentre Alison confessa a Noah che la figlia Joanie in realtà è di Cole. Noah, che è rimasto colpito dalla rivelazione non se la sente di guidare al ritorno dalla cerimonia e lascia il volante a Helen. Lungo la strada buia Alison sta camminando da sola lungo il ciglio quando viene aggredita da Scotty. La sua reazione però lo spinge sulla strada mentre sta sopraggiungendo l’auto guidata da Helen che lo investe ed uccide. Al processo si mette male per la moglie ed allora Noah, si assume la colpa e viene condannato ed incarcerato, dove subisce anche le angherie di un secondino… Molti eventi si susseguono, anche dopo l’uscita di Noah dal carcere. Helen prova rimorso nei suoi confronti e questo si riflette nel rapporto con Vic, per il resto riuscito. Alison rivela a Cole la sua paternità riguardo Joanie e gliela affida dovendo curarsi un esaurimento nervoso. Noah soffre di manie di persecuzioni e quella che sembrava un’aggressione con un taglio alla gola si rivela invece un atto contro se stesso. Emergono anche particolari inquietanti riguardo la morte assistita di sua madre che sarebbero all’origine delle sue paranoie. Alison lotta con Cole e Luisa per riottenere la custodia congiunta di Joanie ma la sua speranza di tornare assieme all’ex marito fallisce, così come i tentativi di Noah di riavvicinarsi a lei. Mentre quest’ultimo intreccia un paio di relazioni, prima con una collega insegnante di origine francese e poi con una preside di colore e madre di un allievo turbolento della sua classe cui Noah si era affezionato prima ancora di sapere chi fosse sua madre, Vic scopre di essere gravemente malato e di non avere speranze di sopravvivenza. Alison invece è stata contattata dal padre che non aveva mai conosciuto ed ha scoperto che è nata a seguito di una violenza sulla madre ed ora il padre vorrebbe che lei gli donasse un rene in cambio di denaro essendo in pericolo di vita. Intanto intreccia una relazione con il compagno di un corso, Ben Cruz, ex marine ed ex alcolista. Cole è però ancora innamorato di Alison e per chiarirsi le idee compie lo stesso viaggio che suo padre aveva fatto molti anni addietro e così conosce la sua amante di allora, scoprendo ulteriori retroscena. Alison però risulta scomparsa ed allora Cole, Noah e l’allievo figlio della preside sua amante, si uniscono per trovarla, ma l’esito è drammatico.    

VALUTAZIONE: quattro stagioni ed una quinta (ed ultima, pare) in produzione, per una Serie TV che appassiona e conquista non soltanto per la complessità dell’intreccio psicologico-relazionale fra i vari personaggi coinvolti, ma anche per l’originalità della rappresentazione. Ogni puntata è divisa in due parti speculari, che raccontano il rispettivo punto di vista di due fra i protagonisti, sempre in alternanza uomo-donna. Un modo curioso ed interessante per scoprire, attraverso le differenti personalità, due diverse prospettive di vedere le stesse vicende. Sia la Serie TV che Ruth Wilson (Alison) e Maura Tierney (Helen) sono stata premiate con il Golden Globe, queste ultime rispettivamente come protagonista e non protagonista. Per gli appassionati delle tortuose e profonde storie relazionali, uno spettacolo da non perdere. 

The Affair‘ è una Serie TV che scava nel cuore, nell’intimità e nelle sfumature delle relazioni sentimentali ed analizza da molteplici punti di vista la fedeltà ed il tradimento all’interno della vita di coppia. Pur essendo ambientata negli Stati Uniti, in contesti familiari e sociali diversi dai nostri, ciò nondimeno riesce ad apparirci verosimile ed a farci immedesimare nelle vicende dei protagonisti, al di là della distanza che normalmente si frappone fra ciò che accade sullo schermo e lo spettatore seduto sul divano di casa propria.

A differenza di quanto scrivevo recentemente a proposito della Serie TV ‘Poldark‘ (clicca sul titolo di diverso colore se vuoi leggere il mio commento), i personaggi della quale al confronto sono tagliati con l’accetta e nettamente distinti fra buoni e cattivi, in quest’opera invece, nata da un’idea di Sarah Treem e Hagai Levi (gli stessi di ‘In Treatment‘), per la gran parte di loro i caratteri e le psicologie sono molteplici, cangianti e spesso contraddittorie.

Una differenza che non è soltanto dovuta all’ambientazione ed alla collocazione storica, poiché ‘The Affair‘ si svolge ai giorni nostri ed il romanzo scritto da Winston Graham invece si riferisce ad un paio di secoli prima, ma in quest’ultima Serie TV si può assistere anche ad un campionario significativo delle nevrosi che minano i rapporti di coppia nella società odierna; della difficoltà di trovare realizzazione ed appagamento per ciò che si è costruito nel corso degli anni, con l’inevitabile coinvolgimento, quasi sempre, di altre persone che ne subiscono direttamente o indirettamente le conseguenze.

The Affair‘ perciò ripropone uno dei ritornelli classici del nostro tempo: l’interiore insoddisfazione per non riuscire ad accettarsi per ciò che si è e quindi sentire il continuo bisogno di mutamenti nella propria vita, il che però spesso si abbina anche ad una fuga dalle responsabilità. Come nel caso di Noah e Helen, che pure hanno costruito una famiglia, generato ben quattro figli e non si può certo dire che soffrano difficoltà economiche, di salute o di altra natura. Sembra quasi, nel caso di Noah in particolare, che il benessere raggiunto diventa ad un certo punto una routine così pesante da sopportare che trovare una scappatoia alla normalità e consuetudine costituisce un passo obbligato ed un’esigenza imprescindibile. Che ciò sia dovuto, per lui, alla cosiddetta crisi del quarantenne oppure perché non si accontenta più del ruolo d’insegnante ed aspira alla fama, letteraria nel suo caso, sta di fatto che ad un certo punto si sente come chiuso in gabbia e cercare l’evasione diventa una priorità, come l’aria per respirare.

Poi ci sono persone come Alison, con una famiglia serena, assieme a Cole ed il loro bambino, ma a causa di una fatale distrazione quest’ultimo è annegato e da allora anche il suo rapporto con il marito, da ideale, non solo affettivamente ma anche sessualmente, si è arenato e raffreddato, mentre in lei è subentrata una continua angoscia nel ricordo di quei terribili momenti e delle colpe che si addossa per non essere riuscita ad evitare la tragedia. Alison non si può dire che sia una bellezza particolarmente evidente, di quelle per intenderci che fanno girare gli uomini per strada mentre passano, ma possiede una dote che la rende ancora più attraente, cioè la sensualità e quindi nell’incontrare Noah è come se nel grande puzzle dell’umanità, tasselli che sino a quel momento erano rimasti confusi in mezzo a tanti altri, improvvisamente s’incrociassero ed incastrassero perfettamente fra loro. A quel punto il passo che manca è breve per passare dalla fedeltà al tradimento dei rispettivi partner. 

Sia Noah che Alison sentono forte il bisogno di un cambiamento, di un nuovo entusiasmo, sia fisico che mentale e come se fosse possibile riavvolgere il nastro del tempo, buttano alle spalle passato e presente, amandosi in maniera travolgente. E’ una situazione illusoria e transitoria però perché non poggia su radici profonde bensì su un’opportunità colta al volo che però provoca, non soltanto nella loro vita, trasformazioni profonde. ‘…Lei era sesso, la vera e propria definizione di ciò. Era il motivo per cui il mondo era stato inventato… Nessun matrimonio, per quanto solido, avrebbe potuto sopravviverle…’, scriveva in seguito nel suo romanzo Noah, descrivendo la protagonista, con evidente riferimento ad Alison, la quale però leggendolo e riconoscendosi non l’ha presa bene, sentendosi usata e non sinceramente amata…(leggi il resto del commento cliccando qui sotto su ’Continua a leggere’). Continua a leggere…

Serie TV: ‘Poldark’ (Prime Tre Stagioni)

POLDARK (Serie TV)

Titolo Originale: Poldark

Nazione: Regno Unito

Anno: 2015

Genere: Costume, Sentimentale, Storico

Durata: 60′ circa per ogni puntata (35 nelle quattro stagioni, l’ultima ancora inedita)

Regia: Edward Bazalgette, Will McGregor

Cast: Aidan Turner (Ross Poldark), Eleanor Tomlinson (Demelza Carne Poldark), Heida Reed (Elizabeth Poldark Warleggan), Jack Farthing (George Warleggan), Caroline Blakiston (zia Agatha), Luke Norris (dott. Dwight Enys), Gabriella Wilde (Caroline Penvenen Enys), Warren Clarke (Charles Poldark), Kyle Soller (Francis Poldark), Ruby Bentall (Verity Poldark Blamey), Phil Davis (Jud Paynter), Beatie Edney (Prudie Paynter), John Nettles (Ray Penvenen), Harry Richarson (Drake), Ellise Chappel (Morwenna), Tom York (Sam), Christian Brassington (Ossie Whitworth), Josh Whitehouse (Hugh Armitage)

TRAMA: di ritorno in Cornovaglia dalla Guerra d’Indipendenza Americana, dove è stato ferito e sfregiato in volto, Ross Poldark è convinto che il peggio sia passato e ad attenderlo a casa ci siano il padre, un sostanzioso patrimonio e la bella fidanzata Elizabeth. La delusione è forte quando scopre invece che nel frattempo il padre è morto, lasciando soltanto debiti e la fidanzata, credendolo deceduto a sua volta, si è promessa sposa nel frattempo a Francis Poldark, cugino di Ross. Superato il duro colpo, quest’ultimo, con quello che gli è rimasto, cioè una modesta casa di campagna, la tenuta di Nampara ed una vecchia miniera, la Wheal Leisure, si presta con nobiltà d’animo a non far mancare il lavoro alle povere famiglie dei dintorni, che possono sopravvivere soltanto grazie al modesto seppure pericoloso sostegno dato dall’estrazione del rame, con il quale però anche le finanze di Ross potrebbero risollevarsi. Il quale coltiva anche un altro obiettivo, cioè recuperare il rispetto per il nome dei Poldark, messo a dura prova dal padre. Per coltivare i campi e svolgere le faccende di casa però non basta una coppia di vecchi ubriaconi, così assume come domestica una giovane donna, Demelza, salvandola da un pestaggio. A rendere ancora più complicati i suoi sforzi, Ross si trova però a fare i conti con George Warleggan, un banchiere altezzoso, arrogante e cinico, che mira ad acquisire il monopolio delle attività minerarie della zona. L’incompatibilità fra loro è evidente sin dal primo approccio e Warleggan non esita quindi ad intraprendere qualsiasi azione utile e spietata pur di mettere in difficoltà Ross. Elizabeth per contro non ha dimenticato il suo ex fidanzato e nonostante sia andata in sposa a Francis ed abbia avuto un figlio da lui, i suoi sentimenti per Ross sono rimasti forti e difficili da nascondere. La vecchia zia Agata non esita, con le sue battute e l’innato sarcasmo, a rimarcarne l’evidenza. Comunque Demelza, non soltanto si rivela preziosa e capace in casa, ma la sua dolcezza e ragionevolezza colpiscono Ross che s’innamora di lei. Il rapporto conflittuale fra Warleggan e Ross s’inasprisce ulteriormente quando il primo riesce con uno stratagemma finanziario ad assumere il possesso della miniera Wheal Leisure. Poldark però non si dà per vinto e con l’aiuto del cugino Francis mette in funzione la vecchia ed abbandonata miniera di Wheal Grace, dalla quale oltre al meno pregiato stagno cerca di estrarre il più prezioso rame, scavando a fondo per trovarne un vecchio filone. Quindi sposa Demelza e nasce una figlia che però muore presto per un’infezione. Francis a sua volta resta intrappolato nella miniera ed Elizabeth, rimasta vedova, nonostante sia ancora innamorata di Ross e lui senta ancora forte l’attrazione per lei, pur amando al tempo stesso Demelza, accetta di diventare moglie di Warleggan che le assicura, così come non era riuscito a Francis, un futuro di agiatezza. Questo legame rappresenta per Warleggan anche un’ulteriore provocazione nei confronti di Ross. Nella vicenda mano a mano entrano personaggi che assumono importanza narrativa come il dottor Dwight Enys, amico di Ross e la ricca ereditiera Caroline che diventerà sua moglie. Più avanti ancora, alla morte del padre di Demelza che l’aveva ripudiata per aver disobbedito ai suoi ordini sposando Ross, i due fratelli di lei si trasferiscono a Nampara. Il più giovane, Drake, s’innamora, ricambiato, di Morwenna, cugina di Elizabeth, nonostante Warleggan invece se ne voglia servire per maritarla ad un prete sessualmente disturbato che appartiene però ad una famiglia altolocata che può assicurargli potere e cariche sempre più prestigiose. La ‘Guerra dei Sette Anni’ che vede fra i contendenti gli inglesi ed i francesi nel frattempo minaccia anche le coste della Cornovaglia, con Ross che rischia la vita oltre Manica per salvare Dwight, rimasto prigioniero dei francesi, dopo essersi imbarcato come medico militare non solo per obbligo morale nei confronti della patria. I rapporti sempre più tesi fra Warleggan e Ross, anche per via di Elizabeth, che ingelosisce a sua volta Demelza, rappresentano ulteriori momenti di rilievo di una trama che si svolge fra continui colpi di scena e si presume che nella quarta stagione possa riservare ancora molti sviluppi, piacevoli e meno…  

VALUTAZIONE: una serie TV ambientata nei magnifici scenari naturali della Cornovaglia fra il XVIII ed il XIX secolo, che racconta una vicenda di fantasia ma in un contesto storico almeno in parte veritiero e ben rappresentato. I caratteri dei personaggi sono un po’ tagliati con l’accetta, per così dire e chiaramente suddivisi in buoni e cattivi. Grandi sentimenti, carisma e nobiltà d’animo di alcuni; spietatezza, cinismo ed arrivismo di altri; la miseria del popolo affamato e spesso persino bersagliato dalla sfortuna, costituiscono un mix ideale che, nonostante le contraddizioni, comunque coinvolge ed affascina. Tratta dalla saga scritta da Graham Winston, questa Serie TV si distingue e si fa apprezzare anche per i dialoghi spesso brillanti e narrativamente efficaci. ‘Poldark’ perciò non delude le aspettative, anche perché i personaggi principali sono rappresentati in maniera ineccepibile da attori assolutamente all’altezza del ruolo.  

‘La F’ (Effe) è un canale prodotto dal gruppo Feltrinelli e da un po’ di tempo fa parte della piattaforma satellitare Sky, attraverso la quale sta proponendo alcune serie TV realizzate originariamente dalla BBC (poi ritrasmesse su canali in chiaro come Cielo e Canale 5), che sono la riduzione o la trasposizione di alcuni grandi romanzi come ‘Guerra e Pace‘ di Lev Tolstoj, ‘Casa Howard‘ di di Edward Morgan Forster ed alcune delle opere più note della scrittrice Jane Austen, come ‘Orgoglio e Pregiudizio‘ e ‘Ragione e Sentimento‘, senza dimenticare quella dedicata a ‘Victoria‘ la celebre regina del Regno Unito. Tutte opere che meritano la visione anche se per noi trattano eventi legati essenzialmente alla storia anglosassone, se si eccettua forse la prima citata. Il comune denominatore fra loro è che sono realizzate con grande professionalità e senza lesinare nelle spese, mettendo in luce interpreti che grazie ad esse hanno ricevuto una spinta considerevole per la loro carriera attoriale. ‘Poldark’ dal punto di vista autoriale è forse l’opera meno nota, scritta da Graham Winston, che non è un autore molto noto ma non da sottovalutare e dalla cui penna è uscito un romanzo come ‘Marnie‘, la cui trasposizione sul grande schermo porta la firma niente meno che di Alfred Hitchcock.

Raccontare una Serie TV, riferita in questo caso e differentemente da molte altre, anziché ad un singolo romanzo, suddiviso in più annate per lo schermo, ad una vera e propria saga che nasce nel 1945 e si conclude nel 2002 (l’autore è deceduto l’anno seguente) e che conta quindi ben quattordici titoli, seppure fra i primi quattro e gli altri c’è un buco di venti anni, non è certo facile, se non altro dal punto di vista della sintesi. Non fosse altro quindi per riassumerne anche solo il contesto e gli eventi che si susseguono di puntata in puntata con continui capovolgimenti ma sviluppi in buona parte prevedibili in un contesto storico però molto movimentato.

I primi tomi sono dedicati singolarmente ai personaggi principali della saga, in particolare il primo, il secondo ed il quarto, rispettivamente a Ross Poldark (Aidan Turner), la moglie Demelza (Eleanor Tomlinson) e l’odioso loro nemico Warleggan (Jack Farthing). Il terzo capitolo è dedicato dallo scrittore inglese a Jeremiah Poldark, figlio di Ross e Demelza, un personaggio che nella Serie TV non ha avuto sinora praticamente alcun ruolo di rilievo, a differenza invece di Elizabeth (Heida Reed) attorno alla quale e lungamente s’intrecciano i rapporti fra i tre citati in precedenza. Forse allora possiamo considerare ‘Poldark’ un caso del tutto anomalo nel panorama delle Serie TV, seppure ancora da verificare nel tempo, se consideriamo che il numero dei tomi dai quali è tratto potrebbe dovesse risultare alla fine in numero superiore rispetto alle stagioni trasposte sullo schermo. Di sicuro, nel momento in cui ne sto scrivendo questo commento, siamo arrivati alla fine della terza stagione, che conta di suo nove episodi, dei trentacinque previsti includendo anche la quarta stagione, attualmente ancora inedita in Italia.

E allora seguiamo pure la traccia indicata dallo scrittore Graham Winston incentrata sui personaggi più importanti della sua opera, unitamente alla mirabile ambientazione, sullo sfondo di vicende storiche a cavallo fra il XVIII e il XIX secolo. Iniziamo perciò da Ross Poldark, l’eroe maschile, per così dire, tanto testardo, quanto generoso; tanto tenebroso, quanto in fondo è vulnerabile nei confronti delle donne che ama, cioè Elizabeth e Demelza. Ross è fedele ai suoi principi da pagarne le conseguenze, che siano dipendenti dalle angherie di George Warleggan, tutte improntate ad uno sfrenato egoismo, arrivismo e sete di potere, oppure dal non volersi sporcare le mani con il potere stesso, se ciò significa scendere a compromessi con i suoi principi, anche nell’accettare di assumere cariche che in fondo potrebbero rappresentare una svolta per il bene della sua comunità, anziché per il proprio, come molti altri sono d’uso fare. Tanto è rispettoso del sentimento puro e forte dell’amicizia, sia che la conceda o che la riceva, quanto è invece confuso fra il restare fedele alla donna che ama e rappresenta l’essenza della ragionevolezza oppure a rischiare la sua credibilità per quella che personifica il cosiddetto ‘amour fou‘, perchè se Corneille diceva ‘…ti amo perché te lo meriti…‘, Racine obiettava che l’amore è una sorta di malattia e non si può decidere quando prenderla o guarirne…(leggi il resto del commento cliccando qui sotto su ’Continua a leggere’). Continua a leggere…