Foto e Musica: ‘…Che venga Primavera’

Il paesaggio si sta progressivamente modificando verso una nuova Primavera. Se ne vedono i segnali dappertutto nel bosco e sulle piante, come nelle foto che riporto qui sotto, nonostante siano ancora ben presenti le testimonianze dell’autunno-inverno. Anche le giornate si stanno allungando nel frattempo e viene la voglia di riascoltare la splendida canzone di Riccardo Cocciante, il cui metaforico testo sulla primavera è il seguente: ‘…e solcherò il tuo corpo, come se fosse terra. Cancellerò quei segni dell’ultima tua guerra. E brucerò col fuoco quest’erba tua cattiva. E ti farò con l’acqua più fertile e più viva. E pregherò che il sole asciughi questo pianto. E pregherò che il tempo guarisca le ferite. Poi costruirò una serra intorno al tuo sorriso. Farò della tua vita, un altro paradiso. Sarò il tuo contadino e tu la terra mia. Combatterò col vento che non ti porti via. Poi spargerò il mio seme nella tua verde valle e aspetteremo insieme che venga primavera. Che venga primavera…‘. Vedete e ascoltante nel video qui di seguito.

Cliccando su una qualsiasi delle foto qui sotto è possibile vederle in un formato ingrandito e scorrere in avanti ed indietro le stesse usando i tasti freccia. Avvicinando il mouse ad ogni singola foto, è visibile il titolo che, per informazione o pura fantasia, le ho assegnato. Buona visione…

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Musica: ‘Storia Di Un Minuto’ e ‘Per Un Amico’

PREMIATA FORNERIA MARCONI (PFM)

Storia Di Un Minuto – Per Un Amico

Anno: 1972

Genere: Rock Progressive 
Etichetta: Numero Uno
Nazione: Italia

  • Storia di un Minuto – Lato A
    • Introduzione – 1:09 (Mussida) 
    • Impressioni di settembre – 5:44 (Mussida, Mogol, Pagani)
    • È festa – 4:52 (Mussida, Pagani)
    • Dove… quando… (parte I) – 4:10 (Mussida, Pagani)
  • Storia di un Minuto – Lato B
    • Dove… quando… (parte II) – 6:01 (Mussida, Pagani)
    • La carrozza di Hans – 6:46 (Mussida, Pagani)
    • Grazie davvero – 5:51 (Mussida, Pagani)
  • Per un Amico – Lato A
    • Appena un po’ – 7:38 (Pagani, Mussida, Premoli)
    • Generale – 4:13 (Mussida, Premoli)
    • Per un amico – 5:20 (Pagani, Mussida, Premoli)
  • Per un Amico – Lato B
    • Il banchetto – 8:34 (Pagani, Mussida, Premoli)
    • Geranio – 8:10 (Pagani, Mussida, Premoli)

Band:

  • Franco Mussida – chitarra acustica, chitarra a 12 corde, chitarra elettrica, mandoloncello e voce solista
  • Flavio Premoli – pianoforte, organo Hammond, clavicembalo, spinetta, mellotron, campane e voce
  • Mauro Pagani – flauto, flauto contralto, piccolo, violino e voce
  • Giorgio Piazza – basso e voce
  • Franz Di Cioccio – batteria, percussioni e voce

VALUTAZIONE: la PFM è, insieme al Banco, la più importante band di rock progressive nostrana, l’unica ad aver varcato i confini nazionali e ad aver raccolto anche lusinghieri consensi all’estero, senza aver nulla da invidiare ai gruppi più affermati della scena inglese. I primi due album sono usciti entrambi lo stesso anno e sono pietre miliari del genere d’appartenenza sia dal punto di vista compositivo che per la qualità tecnica dei musicisti.

Penso di non scrivere un’eresia dicendo che un gruppo di quel livello, nel genere ‘progressive‘, non si era ancora visto in Italia prima del 1972 ed i due album, i primi della loro ampia discografia, che sono usciti a distanza solo di qualche mese uno dall’altro, si possono considerare in realtà alla stregua di un unicum. Come se fossero il lato ‘A’ e quello ‘B’ di un solo album quindi, anziché due distinti.

PFM - Storia di un minuto 15Mi ricordo che quando vidi per la prima volta la PFM in concerto (lasciamo perdere l’anno… allora si chiamava ancora nella forma estesa di Premiata Forneria Marconi) nel teatro Monteverdi di La Spezia (oggi purtroppo scomparso, aveva un’acustica fantastica e si trovava nella piazza che sale alla vicina stazione ferroviaria), mi fecero un’enorme impressione per la straordinaria precisione, l’affiatamento ed il virtuosismo di tutti i componenti, ma anche e soprattutto per la qualità dei loro brani e la cura degli arrangiamenti.

PFM - Storia di un minuto 12Era evidente che avevano tratto ispirazione dalla lezione di gruppi di riferimento di allora, come King Crimson; Emerson, Lake & Palmer; Gentle Giant; YES e Jethro Tull, ma erano riusciti ad aggiungere una vena tradizionale e classica nei loro brani, che li rendeva originali ed anche immediatamente riconoscibili, creando al tempo stesso un tessuto musicale particolare all’interno del genere ‘progressive‘ di riferimento.

PFM - Storia di un minuto 11L’unico appunto che forse si poteva muovere alla PFM (l’acronimo è nato per rendere più facile all’estero la pronuncia del nome della band e uso il verbo al passato riferendomi ai due album oggetto di questa recensione), ma proprio a voler trovare il famigerato pelo nell’uovo, era che gli mancava una voce solista di grande timbrica o estensione vocale (alla Greg Lake o Jon Anderson, per intenderci). Da Mussida, a Premoli, a Di Cioccio non sfiguravano come voci, ma mentre erano straordinari nel comporre ed arrangiare i loro brani e tecnicamente ineccepibili con i rispettivi strumenti, gli mancava qualcosa per eccellere anche nella parte cantata

PFM - Storia di un minuto 16Neppure Di Cioccio, in seguito diviso fra lo stare dietro a tamburi e piatti o davanti al microfono come vocal leader, è riuscito a riempire davvero questo piccolo buco, nonostante la sua notevole carica scenica ed una voce che non è da buttare via, sia chiaro. E stiamo parlando di un batterista che quando gli YES persero Bill Bruford, pensarono proprio a lui per sostituirlo, anche se poi non se ne fece nulla, pare per scelta di Di Cioccio stesso.

PFM - Storia di un minuto 02Il gruppo di supporto, per quella persona che ancora non lo sapesse, si esibisce prima della star, singola o band, per la quale il pubblico ha pagato il biglietto del concerto. Il suo scopo è essenzialmente quello di ‘scaldare’ l’ambiente per chi entrerà subito dopo e far crescere quindi la temperatura, per così dire. Nei casi migliori, il gruppo di supporto ha anche l’occasione di promuoversi davanti al grande pubblico e farsi notare, specie quando ancora non c’era la vetrina mediatica di Youtube ed Internet in generale…(leggi il resto del commento cliccando qui sotto su ’Continua a leggere’)Continua a leggere…

Libro e Film: ‘Colazione da Tiffany’

COLAZIONE DA TIFFANY

Di Truman Capote

Anno Edizione 1959

Pagine 199

Costo € 8,42

Ed. Garzanti (collana ‘Libri Vintage’)

TRAMA: Lo scrittore Paul Varjak, prendendo a pretesto la foto scattata in Africa di un viso scolpito su legno che sembra la copia esatta del ritratto di Holly Golightly, sua particolarissima vicina di casa, ne racconta la storia. Holly abitava l’appartamento sotto il suo. Era molto giovane, sulla cassetta della posta aveva scritto ‘in transito’ ma era molto sicura di sé, seppure soltanto dentro la gioielleria Tiffany si sentiva veramente in pace con se stessa. Nel frattempo conduceva una vita equivoca nei locali notturni di New York dove frequentava uomini molto più anziani, ma anche benestanti, che la mantenevano. Esclusa la camera da letto, il suo appartamento, che condivideva con un gatto rosso senza nome, era disseminato di scatoloni, come se fosse sul punto di trasferirsi altrove. Holly rientrava sempre a notte fonda ed incurante delle chiavi del portone, suonava all’inquilino del terzo piano, un fotografo di origine giapponese, il quale ovviamente reagiva protestando, ma lei lo chetava promettendogli di ricambiare il disturbo facendosi scattare alcune foto, che lui ambiva da tempo. Tutti i giovedì si recava a Sing Sing per trovare un vecchio mafioso, Sally Tomato, del quale si era fatta passare per nipote e che tramite il suo avvocato le passava ogni volta un centone in cambio di alcune sibilline previsioni sul tempo. Una notte aveva suonato a Paul e da allora erano diventati confidenti, specie dopo quella volta che Holly, passando dalle scale di sicurezza, si era introdotta nel suo appartamento, svegliandolo di soprassalto, per sfuggire ad un amante ubriaco con il quale era rientrata a casa. La loro amicizia, priva d’implicazioni sessuali, s’alimentava di reciproche confidenze, complicità ed anche di alti e bassi. Lei lo chiamava come il fratello Fred, al quale Paul somigliava e che era stato chiamato nell’esercito per assolvere gli obblighi di leva. Sinché un giorno, un uomo piuttosto avanti con l’età si era presentato a Paul dopo averlo pedinato, identificandosi come il veterinario Doc Colightly, marito di Holly, dal quale lei era fuggita e che anni addietro l’aveva adottata assieme al fratello Fred. I due giovani avevano perso i genitori ed erano stati affidati dai servizi sociali ad una famiglia dalla quale erano fuggiti a causa dei maltrattamenti subiti. Doc aveva cercato invano di convincere Holly a tornare a casa con lui. Lei però aveva altri obiettivi e dopo una fallita relazione con il miliardario Rusty Tawler, anche i rapporti con Paul avevano subito una rottura a seguito di un litigio. La notizia della morte di Fred in un malaugurato incidente aveva sconvolto Holly e Paul si era riavvicinato a lei per consolarla. La ragazza in seguito si era legata ad un ricco diplomatico brasiliano dal quale era rimasta incinta e contava di trasferirsi in Brasile per sposarlo. Il giorno del compleanno di Paul, lei lo aveva invitato ad una cavalcata in Central Park ma per salvarlo dal cavallo, che era stato imbizzarrito da alcuni maldestri ragazzini, Holly aveva perso il bambino. Al ritorno dall’ospedale però era stata arrestata dalla polizia, la quale aveva scoperto che Tomato dal carcere riusciva comunque a gestire i suoi traffici, grazie proprio a quei messaggi in codice sulle previsioni del tempo che passava a Holly. Il diplomatico brasiliano per evitare pubblicità negativa aveva rotto immediatamente con lei, ma nonostante ciò era intenzionata ad andare ugualmente in Brasile per cambiare vita. Paul era riuscito a farla liberare dietro cauzione, pagata da un facoltoso uomo d’affari con il quale la ragazza aveva avuto dei trascorsi e che le era rimasta simpatica. Paul aveva quindi cercato di dissuaderla dal fuggire per evitare guai peggiori con la giustizia. Mentre la stava accompagnando in taxi all’aeroporto sotto una fitta pioggia, Holly aveva fatto fermare l’auto e scendendo aveva abbandonato il gatto, al quale era legata da tempo, in una via di periferia, lasciandolo fradicio ma soprattutto libero, a suo dire, così come si era sempre sentita anche lei.

COLAZIONE DA TIFFANY

Titolo Originale: Breakfast at Tiffany’s

 Nazione: Italia

Anno:  1961

Genere: Commedia

Durata: 115’ Regia: Blake Edwards

Cast: Audrey Hepburn (Holly Golightly), George Peppard (Paul Varjak), Martin Balsam (O.J. Berman), Patricia Neal (Liz Failenson), Buddy Ebsen (‘Doc’ Golightly), Mickey Rooney (Sig. Yunioshi), Dorothy Whitney (Mag Wildwood), José Luis de Vilallonga (José De Silva), Stanley Adams (Rusty Trawler), John McGiver (commesso di Tiffany), Alan Reed (Sally Tomato), Claude Stroud (Sid Arbuck), Robert Patten (Sig. O’Shaughnessy)

TRAMA: La trama del film si differenzia nei fatti dal romanzo per alcune sequenze e particolari che però non sono di poco conto. Fra i più significativi, la figura del barista John Bell, innamorato segretamente di Holly e grazie al quale comincia il romanzo, nel film è quasi del tutto ignorata. Paul è uno scrittore che non ha mai combinato nulla di buono: ha scritto un solo libro, che non ha letto quasi nessuno e si fa mantenere da un’amante sposata che lascia soltanto quando s’innamora di Holly. Paul, dopo aver lasciato l’amante, essendo innamorato di Holly, la cerca a casa e per strada, confondendola con altre donne, sinché la trova per caso in biblioteca, ma il suo entusiasmo viene soffocato da Holly che lo bistratta sinché Paul la lascia dopo una scenata. La sequenza dentro Tiffany con il simpatico e pazientissimo commesso, nel romanzo non esiste e neppure la cavalcata a Central Park, anche perché Holly non aspetta alcun figlio dal diplomatico brasiliano. Il finale poi è completamente diverso nel film: il gatto abbandonato da Holly viene in questo caso recuperato da lei medesima che, pentita, torna a riprenderlo poco dopo ed infine si abbandona nelle braccia di Paul in un classico lieto fine che nel libro di Truman Capote non c’è. 

VALUTAZIONE: Due modi diversi di raccontare una storia non solo per quanto riguarda il finale, ma anche nella caratterizzazione dei protagonisti, che nella versione cinematografica sono decisamente edulcorati rispetto al romanzo di Truman Capote. Il libro infatti racconta una storia piuttosto trasgressiva rispetto alla consuetudine del tempo mentre il film ne sorvola gli aspetti più provocatori. L’interpretazione di Audrey Hepburn ha contribuito non poco al successo della pellicola che è considerata fra i ‘cult’ del genere di appartenenza.

…È stato questo lo sbaglio di Doc. Si portava sempre a casa qualche bestiola selvatica. Un falco con un’ala spezzata. E una volta un gatto selvatico adulto con una zampa rotta. Ma non si può dare il proprio cuore a una creatura selvatica; più le si vuol bene più forte diventa. Finché diventa abbastanza forte da scappare nei boschi. O da volare su un albero. Poi su un albero più alto. Poi in cielo. E sarà questa la vostra fine, signor Bell, se vi concederete il lusso di amare una creatura selvatica. Finirete per guardare il cielo…‘.

Colazione da Tiffany 30Doc è una figura piuttosto controversa che appare sia nel libro che nel film (a proposito, il colore alternato del testo è voluto, essendo una recensione riferita contemporaneamente ad un film ed un libro). E’ il marito di Holly e su ciò non ci sarebbe nulla di strano, se non si guarda alle rispettive età ed alle vicende che hanno portato alle nozze, così come sul fatto che va a cercarla a New York, dopo un po’ di tempo che lei se n’è andata da casa senza più tornare, per lui senza ragione.

Colazione da Tiffany 14Mentre Holly (che Doc chiama con il suo vero nome di Lula Mae) nel romanzo spiega il suo comportamento a John Bell, un personaggio che nel film non c’è, in quest’ultimo rivolge la stessa frase qui sopra riportata direttamente a Doc: una metafora rivolta a se stessa ed alla sua natura di ‘bestiola selvatica‘.

Colazione da Tiffany 10Non sembra quindi che dietro la sua decisione di andarsene di casa ci fosse una condizione di maltrattamento, d’indigenza o di conflitto, anche perché Doc, il quale era rimasto vedovo ed aveva già quattro figli suoi, si era lasciato commuovere dai due bambini spauriti e deperiti che aveva trovato affamati a rubacchiare qualcosa da mangiare nella fattoria di sua proprietà ed aveva adottato sia Holly che il fratello Fred, trattandoli in seguito come se fossero figli suoi. Quando Holly aveva compiuto quindici anni però, Doc le aveva chiesto se accettasse di sposarlo e lei l’aveva fatto (‘…ci sposeremo naturalmente…  non sono mai stata sposata prima!…) come se fosse una cosa naturale sulla quale non valeva neppure la pena di riflettere più di tanto.

Colazione da Tiffany 40Ciò nonostante, si trattava pur sempre di un matrimonio fra un uomo decisamente maturo ed una minorenne che oltretutto dal punto di vista figurativo, se non geneticamente in questo caso, si potrebbe addirittura configurare come una sorta d’incesto. Ricordiamoci sempre, a tal proposito, che stiamo parlando di un film del 1961 tratto da un romanzo scritto soltanto due anni prima, quando certi temi di costume e di morale, specie al cinema, non erano così facilmente trattabili. Soprattutto se la produzione, come in questo caso, puntava a realizzare un film di largo consenso popolare, come in effetti poi è avvenuto.

Colazione da Tiffany 27La questione etica e sessuale in quest’opera è quindi molto presente, anche se la trasposizione cinematografica di Blake Edwards tende opportunamente a stemperarla per non urtare, appunto, la sensibilità del gran pubblico benpensante. Che difatti l’ha accettata senza creare attorno ad essa ed in alcun modo uno scandalo, decretandone al contrario un successo strepitoso. Nel 2012 l’opera è stata aggiunta al National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti d’America, un riconoscimento riservato solo a quelle destinate ad essere considerate, o che sono già diventate, dei ‘cult‘…(leggi il resto del commento cliccando qui sotto su ’Continua a leggere’)Continua a leggere…

Foto: ‘Gocce di Brianza’

Durante una passeggiata e nel corso di una bella giornata, è difficile resistere allo scatto compulsivo, anche se i soggetti non sono delle novità. Ogni foto comunque è una storia a sé, perché basta una nuvola che si riflette con una certa angolatura, oppure il sole posto un po’ più in là della volta precedente, per dare un aspetto diverso ad ogni inquadratura. Insomma dove ci sono sole, luci ed ombre, acqua, nuvole, prati e colline, come in Brianza, scattare foto, anche soltanto con uno smartphone come in questo caso, diventa un riflesso naturale, se non addirittura un obbligo.

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Film: ‘Addio Mia Regina’ e ‘Marie Antoinette’

ADDIO MIA REGINA

Titolo Originale: Le Adieux à la Reine

 Nazione: Francia, Spagna

Anno:  2012

Genere: Storico, Drammatico

Durata: 100’ Regia: Benoit Jacquot

Cast: Diane Kruger (Maria Antonietta), Léa Seydoux (Sidonie Laborde), Virginie Ledoyen (Madame de Polignac), Xavier Beauvois (Luigi XVI), Noémie Lvovsky (Madame Campan), Grégory Gadebois (Conte di Provenza), Francis Leplay (Conte d’Artois)

TRAMA: Alla reggia di Versailles la regina Maria Antonietta passa le sue giornate noiosamente, adagiata sullo sfarzo, ignara ed insensibile verso il popolo affamato che sta montando la rivolta. La sua lettrice personale Sidonie, ottempera o sceglie lei stessa dalla corposa biblioteca reale le letture della regina, verso la quale coltiva una sorta di venerazione, purtroppo per lei, ignorata. Maria Antonietta invece sente un trasporto al limite dello scandalo verso Madame de Polignac che vorrebbe sempre avere al suo fianco. Quando il popolo assale la Bastiglia e viene redatta una lista di nobili, compresa la regina, ai quali si minaccia di tagliare la testa, la gran parte di essi si prepara a fuggire per trovare riparo in Svizzera. Maria Antonietta, preoccupata per la sorte di Madame de Polignac, chiede a Sidonie di viaggiare in carrozza assieme a lei, scambiando gli abiti in modo che se fosse fermata lungo il percorso, Madame passi per la sua governante, assieme al marito che invece deve figurare come suo assistente. Sidonie, nonostante la crudeltà di questa richiesta, che non bada in alcun modo alla sua persona, decide comunque di accettare, come estrema prova di fedeltà e sacrificio, non considerata neppure in questo caso da Maria Antonietta. Nonostante ciò, Sidonie riesce a passare i controlli e ad avere salva la vita.    

MARIE ANTOINETTE

Titolo Originale: idem

 Nazione: USA, Francia, Giappone

Anno:  2006

Genere: Storico, Drammatico, Biografico

Durata: 125’ Regia: Sofia Coppola

Cast: Kirsten Dunst (Maria Antonietta), Jason Schwartzman (Luigi XVI), Rip Torn (Luigi XV), Judy Davis (Contessa di Noailles), Asia Argento (Madame Du Barry), Marianne Faithfull (Maria Teresa d’Austria), Danny Huston (Giuseppe II), Molly Shannon (Anna Vittoria), Steve Coogan (Conte Mercy d’Argenteau), Rose Byrne (Duchessa di Polignac), Shirley Henderson (Zia Sofia), Jamie Dornan (Axel von Fersen), Clémentine Poidatz (Contessa di Provenza), Jean-Christophe Bouvet (Duca di Choiseul), Aurore Clément (Duchessa di Chartres), Bob Barrett (Paggio), Raphaël Neal (Paggio), Alain Doutey (Capo Valletto), Mary Nighy (Principessa di Lamballe), Al Weaver (Conte d’Artois), Sarah Adler (Contessa d’Artois), Guillaume Gallienne (Conte Vergennes), Alexia Landeau (Contessa de La Londe), Tom Hardy (Raumont)

TRAMA: Per celebrare l’alleanza fra Austria e Francia, a scapito di Prussia ed Inghilterra, Maria Antonietta d’Asburgo e Lorena, a soli quattordici anni, viene data in sposa a Luigi Augusto, delfino di Francia ed erede al trono di Luigi XV. Maria Antonietta è una giovane allegra e spensierata, così quando si trova a dover sottostare ai dettami ingessati della corte francese, dapprima ne trova risibili i rituali, poi però le diventano noiosi ed oppressivi, in aggiunta alla delusione di un matrimonio che la vede spesso sola mentre il marito va a caccia e le rivolge solo poche parole persino durante i pasti. Per giunta le nozze non sono state consumate perché Luigi Augusto, forse inibito da una educazione troppo pudica, non riesce ad avere rapporti sessuali con lei. Maria Teresa d’Austria, madre di Antonietta, la critica aspramente attraverso le missive ed i suoi intermediari, perché teme che non generando figli, l’alleanza fra Austria e Francia possa venire meno. Quando infine Luigi Augusto si sblocca e Maria Antonietta mette al mondo prima una femmina e poi un maschietto, Luigi Giuseppe, il nuovo Delfino di Francia, il suo ruolo viene finalmente legittimato. Nonostante i rapporti con il marito, divenuto nel frattempo Luigi XVI alla morte del padre, siano normali, non si può però certo dire che sia mai sbocciata fra loro la fiamma della passione. Il carattere volitivo e resistente alle ferree regole di corte, rendono inoltre Maria Antonietta invisa alla gran parte dei nobili che a sua volta lei tratta senza la pretesa considerazione. Si rifugia pertanto nella dependance del Petit Trianon, donatele dal marito, dove si estrania sempre più dalla vita di corte e coltiva amicizie come quella con Madame de Polignac, considerata da molti di natura lesbica e poi con il conte svedese Hans Axel von Fersen con il quale ha una breve ma intensa relazione. La sua mancata comprensione della condizioni di sofferenza del popolo affamato la rendono però invisa a molti, compresi i nobili che l’hanno mai accettata. La cattiva gestione delle finanze governative di Luigi XVI, che si lascia trascinare nelle esose richieste per sostenere la guerra americana, provocano la rivolta popolare che si concretizza nella presa della Bastiglia e raggiunge anche Versailles. Molti nobili sono già fuggiti nel frattempo ma il re e Maria Antonietta decidono inizialmente di rimanere ed accettano di lasciare la Reggia per trasferirsi a Parigi solo quando la folla inferocita penetra nel palazzo minacciando di uccidere la regina.  

VALUTAZIONE: due opere che affrontano da punti di vista molto diversi la controversa figura della regina Maria Antonietta, sino alla presa della Bastiglia ed agli eventi successivi. Grazie ad esse il cinema dimostra ancora una volta la sua versatilità ed imprevedibilità, pur nel rispetto sostanziale di fatti e personaggi relativi ad una precisa epoca storica. In un caso ne propone una lettura classica, parziale ed intimista. Nell’altro invece i toni sono antitetici e provocatori, accompagnati persino da musiche pop-rock.

Semmai vi capitasse di vedere, a breve distanza uno dall’altro com’è successo a me, questi due film, in realtà realizzati uno sei anni dopo l’altro, non potrete fare a meno di notare che la figura di Maria Antonietta è raffigurata, a parte alcuni analoghi riscontri, in modo molto differente. Nonostante ciò però, sono entrambi legittimi e credibili, senza che ciò suoni come contraddittorio.

Addio Mia Regina 02La versione di Benoit Jacquot infatti si svolge in un periodo molto limitato della vita di Maria Antonietta ed è incentrata sul carattere frivolo, umorale, solitario ed egoista della regina, in preda ad un’irrazionale infatuazione verso un’altra donna, Madame de Polignac e relegata in una sorta di gabbia dorata nella Reggia di Versailles. Indifferente nei confronti del popolo parigino affamato e del suo crescente malcontento, del quale peraltro non ha alcuna percezione vivendo fuori Parigi e isolata dentro un palazzo ovattato, la regina si comporta invece in maniera cinica e crudele verso la sua fedele e dedita lettrice Sidonie (interpretata dalla sempre brava ed espressiva Léa Seydoux, straordinaria protagonista di ‘La Vita di Adèle‘ ed apprezzata anche in ‘Bastardi Senza Gloria‘, quando era ancora alle prime armi).

Marie Antoinette 01L’opera di Sofia Coppola invece, molto più estesa temporalmente e tratta dalla biografia scritta da Antonia Fraser, intitolata ‘Maria Antonietta – La solitudine di una regina‘, mette in risalto la figura di una giovane allegra e spensierata, costretta com’era d’uso a quei tempi fra dinastie reali di paesi diversi d’Europa, ad un matrimonio di convenienza per sancire un’alleanza politica. La giovinetta, pur accettando ubbidientemente il destino a lei riservato dalla madre Maria Teresa d’Asburgo, grazie al suo carattere estroverso ed anticonformista, riesce a resistere di fronte all’ostilità dei nobili francesi che sin dal primo momento la considerano come un corpo estraneo, in quanto austriaca, ma anche perché irrispettosa nei confronti dei rigidi e secolari rituali di corte…(leggi il resto del commento cliccando qui sotto su ’Continua a leggere’)Continua a leggere…

Foto: ‘Il bosco, il presepe subacqueo, l’ansa dell’Adda, le pecore ed un cielo che minaccia neve’

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Musica: ‘Yessongs’

YES

Yessongs

Anno: 1973

Genere: Rock Progressive
Etichetta: Atlantic Records
Nazione: GBR

Tracklist:

  • Opening (excerpt from ‘Firebird Suite’) – 3:47
  • Siberian Khatru – 9:03
  • Heart of the Sunrise – 11:33
  • Perpetual Change – 14:11
  • And You and I – 9:33Cord Of Life
    • Eclipse
    • The Preacher the Teacher
    • Apocalypse
  • Mood For a Day – 2:53
  • Excerpts from the Six Wives of Henry VIII – 6:37
  • Roundabout – 8:33
  • I’ve Seen All Good People – 7:09
    • Your Move
    • All Good People
  • Long Distance Runaround/The Fish (Schindleria Praematurus) – 13:37
  • Close to the Edge – 18:13The Solid Time of Change
    • Total Mass Retain
    • I Get Up I Get Down
    • Seasons of Man
  • Yours Is No Disgrace – 14:23
  • Starship Trooper – 10:17Life Seeker
    • Disillusion
    • Würm

Band:

  • Jon Anderson – voce solista
  • Chris Squire – basso, voce
  • Rick Wakeman – tastiere
  • Steve Howe – chitarra, voce
  • Bill Bruford – batteria (nei brani 4 e 8)
  • Alan White – batteria (tutti i brani, tranne 4 e 8)

VALUTAZIONE: il più bello e completo disco ‘live’ realizzato nei primi anni settanta. Esecuzioni perfette dal punto di vista tecnico-stilistico e musicale per una delle band più importanti, preparate e personali del genere progressive. Un’opera capitale che contiene alcuni dei brani più significativi della loro discografia. Gli YES ancora oggi, dopo quasi cinquantanni, sono seguitissimi dai loro fan.

Se il lettore, convinto da quanto segue o per semplice curiosità volesse provare ad ascoltare questo album storico, rimarrà probabilmente spiazzato dal brano di apertura, che introduceva anche i concerti degli YES di allora, dai quali è uscito questo corposo ‘live‘. Si tratta infatti di un breve omaggio, ovviamente riadattato dal tastierista Rick Wakeman, alla celebre ‘Firebird Suite‘ ovvero ‘L’Uccello di Fuoco‘ di Igor Stravinsky, che qualcuno forse ricorderà incluso in parte anche nella colonna sonora del film ‘Fantasia 2000‘. Clicca QUI per averne un riscontro ‘live‘ durante un concerto riepilogativo dei 35 anni del celebre gruppo riunito nella sua formazione più nota.

Yessongs 06Se poi, saltando a piè pari i quattro brani successivi, il lettore ascoltasse il brano ‘Mood for a day‘, avrebbe modo di apprezzare il chitarrista Steve Howe che da solo si esibisce in un brano acustico di evidente impronta classica ed in una performance degna dei migliori esecutori di tale strumento. Facendo oltretutto chiaramente intendere che per lui chitarra acustica o elettrica, come dimostra ampiamente negli altri brani, pari sono. Da considerare che Steve Howe è un autodidatta ma la nota marca di chitarre elettriche Gibson ebbe a dichiarare che ‘ha elevato la chitarra rock al rango di forma d’arte‘ e la Martin, altrettanto prestigiosa marca produttrice di chitarre acustiche, ne produsse un modello in numero limitato con il nome di ‘Steve Howe Signature‘. Clicca QUI per vedere una splendida riproposizione ‘live‘ di questo brano da parte di Steve Howe.

Yessongs 08Se lo stesso lettore volesse a questo punto proseguire con il brano successivo: ‘Excerpts from the Six Wives of Henry VIII‘, si troverebbe letteralmente immerso nella musica avvolgente di Rick Wakeman che esegue, in solitaria e molto liberamente, una sintesi della sua celebre opera omonima da solista. Nel corso della quale e pure in questo caso, testimonia come la definizione di tastierista, per quanto lo riguarda, comprende una lunga lista di strumenti e quanto sia per lui naturale, così come per un pesce nuotare nel mare, passare dal pianoforte, all’organo, al mellotron, al sintetizzatore, al particolarissimo ‘minimoog’ oppure a qualche altra diavoleria che produce comunque suoni o suggestivi effetti ambientali. Clicca QUI per vedere una versione di questo estratto da parte di Rick Wakeman registrata al tempo di ‘Yessongs‘, seppure in parte si discosta da quella inserita nel vinile.

Yessongs 04Straordinaria per i mezzi di allora, ad esempio, è la programmazione del sintetizzatore che consente a Wakeman di simulare un coro di voci simile a quelli che erano soliti fare gli stessi YES con le loro corde vocali. E impressionante, sempre considerando l’anno di riferimento, è anche quella sorta di simulazione di un bombardamento aereo e delle sirene delle ambulanze che concludono, in una sorta di apoteosi, questo estratto… (leggi il resto del commento cliccando qui sotto su ’Continua a leggere’)Continua a leggere…