Serie TV: ‘Sharp Objects’

SHARP OBJECTS (Serie TV)

Titolo Originale: Sharp Objects

 Nazione: USA

Anno:  2017

Genere: Thriller, Psicologico

Durata: 400’ circa in 8 puntate

Regia: Jean-Marc Vallée

Cast: Amy Adams (Camille Preaker), Patricia Clarkson (Adora Crellin), Chris Messina (Detective Richard Willis), Eliza Scanlen (Amma Crellin), Matt Craven (Capo della Polizia Bill Vickery), Henry Czerny (Alan Crellin), Elizabeth Perkins (Jackie O’Neill), Taylor John Smith (John Keene), Madison Davenport (Ashley Wheeler), Miguel Sandoval (Frank Curry), Sophia Lillis (Camille da giovane), Lulu Wilson (Marian Crellin)

TRAMA: Camille Preaker vive a St. Louis, nello stato del Missouri ed è una giornalista con un traumatico passato alle spalle ed un presente ancora denso di problematiche e fantasmi, a causa dei quali ha sviluppato una forte dipendenza dall’alcol. E’ uscita da poco da una clinica psichiatrica perché a suo dire, per sentirsi meglio, si è a lungo praticata dei tagli sulla pelle, che hanno lasciato molteplici cicatrici, disseminate in quasi tutto il corpo in forma di scritte che riguardano se stessa, la sua condizione psicologica ed il lutto mai superato per aver perso la sorella Marian, cui era molto affezionata. Per giunta una sua compagna di stanza durante il ricovero, molto più giovane ed affetta dallo stesso autolesionismo, si è infine suicidata. Il capo redattore del giornale e la sua compagna si sono molto affezionati a Camille e quando a Wind Gap, suo paese di origine, sparisce improvvisamente la giovane Natalie Keen, le chiede di tornarci, vincendo la sua ritrosia, per scrivere un articolo su una vicenda che potrebbe essere opera di un serial killer, visto che l’anno prima era stata ritrovata cadavere un’altra adolescente. A Wind Gap, un paesino di confine fra lo stato del Missouri ed il Tennessee, vivono ancora la madre Adora, il suo patrigno Alan e Amma, la sorellastra minore. Lo sceriffo Bill Vickey non vede di buon occhio il ritorno di Camille ed ancor meno l’arrivo del detective Richard Willis, inviato dai federali per affiancarlo nelle indagini. Sia uno che l’altra potrebbero mettere in cattiva luce quello che è sempre stato un luogo pacifico e tranquillo. Camille un tempo era stata una reginetta di bellezza a Wind Gap ma il suo carattere ribelle si è sempre scontrato con quello possessivo della madre, la quale infatti non l’accoglie a braccia aperte al suo improvviso arrivo. La stessa Amma è un’estranea per Camille e se a casa si comporta con ubbidienza e sudditanza nei confronti dei genitori, in strada è una leader fra le sue compagne, trasgressiva e ribelle a sua volta. Amma però si comporta con la sorellastra come se volesse approfittare del momento per riempire il vuoto della loro lontananza. Quest’ultima cerca di raccogliere informazioni utili per scrivere l’articolo per il suo giornale dallo sceriffo e dal detective Willlis ma senza grande successo. Il paesino viene però sconvolto dal ritrovamento di Natalie, brutalmente uccisa. Qualcuno le ha pure strappato gli incisivi dalla bocca. I sospetti ben presto si indirizzano su John, il fratello maggiore della vittima, un tipo schivo e ambiguo nel comportamento. Lo stesso padre della ragazzina uccisa l’anno prima, Anne Nash, è convinto che sia proprio lui il colpevole e coltiva da tempo del risentimento nei suoi confronti. Camille è stretta fra la manifesta ostilità della madre Adora, la quale a Wind Gap non solo è considerata un punto di riferimento per la sua spiccata personalità ma è anche la proprietaria del grande allevamento di maiali che rappresenta la principale fonte di reddito e di lavoro della zona ed un irrisolto spirito autodistruttivo che si materializza in continue visioni di episodi e protagonisti del suo drammatico passato. Non l’aiuta lo scostante rapporto con lo sceriffo e quello contraddittorio con Richard che pure potrebbe assumere una inaspettata evoluzione sentimentale. La tormenta infine il senso di protezione che le ispira Amma, nella quale in parte si riconosce e che vorrebbe liberare dalla melliflua e morbosa influenza della madre. Le prove raccolte nei confronti di John sembrano andare nel senso sperato da molti, incluso lo sceriffo che non vede l’ora di chiudere lo spinoso ed insolito caso per tornare alla banale gestione di sempre, ma per Richard e Camille troppi particolari non tornano e la strada per scoprire la verità è ancora lunga e lastricata di amarezza ed atrocità.   

VALUTAZIONE: una serie TV molto ben condotta da Jean-Marc Vallée nell’arco di otto puntate che si conclude senza lasciare irrisolto il caso al centro della trama, ma senza precludere una successiva stagione. Un format già utilizzato con successo, ad esempio, dalla serie TV ‘Fargo’. ‘Sharp Objects’ scava dentro le meschinità e le ipocrisie di un piccolo paese di provincia, dove tutti si conoscono e diventa destabilizzante l’ipotesi che un serial killer possa nascondersi nel suo stesso seno. Al tempo stesso tratta con serietà, quindi senza indulgere nel compiacimento, la patologia dell’autolesionismo conseguente spesso a traumi infantili. Un thriller psicologico, spesso claustrofobico, che parte in sordina e si sviluppa in crescendo sino ad un finale sconvolgente. Il cast è perfettamente assortito, specie nelle interpreti femminili, che poi sono le vere star di questa riuscita serie TV e delle quali analizza a fondo la personalità.

Il romanzo omonimo dal quale è tratta questa Serie TV, scritto da Gillian Flynn, uscito nel 2008 con il titolo ‘Sulla Pelle‘ (clicca sul titolo di diverso colore se vuoi leggere il commento che avevo scritto al riguardo a suo tempo), è stato prontamente ristampato con il titolo originale e mostra la stessa cover della Serie TV. Non è il primo caso e non sarà neppure l’ultimo. Poco male, se non per quell’ignaro lettore che avesse acquistato entrambi i tomi e si fosse ritrovato con la stessa storia, a fronte di due diversi titoli ed immagini di copertina.

A guadagnarci invece è lo spettatore della Serie TV ‘Sharp Objects‘, che magari non avrà neppure letto il romanzo di riferimento ed ha l’opportunità di godersi uno spettacolo di alto livello. Per quello che ricordo, persino superiore al racconto scritto, che già di per sé è un gran bel merito. Una Serie TV che utilizza il format che personalmente ritengo ideale: una storia suddivisa in otto puntate, che inizia e chiude il cerchio di un tesissimo thriller, anche se il finale lascia aperto uno spiraglio per ulteriori sviluppi da proporre semmai in una successiva stagione, tutta ancora da scrivere però, per quanto ne sappia.

Una caratteristica di molte Serie TV infatti, che nasce ovviamente da scelte commerciali della produzione e degli autori, raramente invece per necessità artistiche, è quello di spalmare la trama su più stagioni. Esaurita quest’ultima, se il prodotto ‘tira’ ancora, gli sceneggiatori spesso s’inventano nuovi sviluppi, tirandola alle lunghe il più possibile, sinché i dati di visione ed ascolto consentono di generare ulteriore business. Trovo molto più appropriata e condivisibile invece la scelta dei fratelli Coen, produttori della Serie TV ‘Fargo‘ che hanno girato già tre stagioni ambientate negli stessi luoghi, conservando il legame con le precedenti solo attraverso alcuni personaggi e particolari narrativi, inseriti però in storie autonome e chiaramente distinte fra loro. Chissà se il regista canadese Jean-Marc Vallée ha intenzione di seguire la stessa traccia. Vedremo…

Di certo, l’autore della Serie TV ‘Big Little Lies – Piccole grandi bugie‘, che non ho avuto l’opportunità di vedere sinora e che a questo punto spero di poter recuperare, ha centrato il bersaglio con un’opera che impreziosisce il genere di appartenenza, grazie anche ad alcuni interpreti d’altissimo livello che raffigurano al meglio i loro personaggi. Da Amy Adams (già apprezzata di recente nell’intenso e complesso ‘The Arrival‘ di Denis Villeneuve), la quale fra l’altro porta egregiamente i suoi 44 anni, anche se interpreta la giornalista Camille che presumibilmente ne ha alcuni di meno e pur essendo una bella donna questo aspetto non le serve per apparire seducente, bensì perché il ruolo richiede grande impegno recitativo che lei svolge egregiamente. La Adams è anche produttrice della serie TV, oltreché attrice protagonista.

La palma della migliore però spetta sicuramente a Patricia Clarkson nei panni di Adora, il personaggio dominante ed ambiguo di una madre che mira a schiacciare subdolamente chiunque le stia intorno, che si tratti del marito, delle figlie o degli stessi concittadini di Wind Gap che ne subiscono la subdola personalità ed ai quali magnanimamente ogni anno concede spazio e mezzi per organizzare la festa rievocativa del Calhoun Day. La sorpresa invece è Eliza Scanlen nel ruolo di Amma, la quale ricopre una triplice veste: quella remissiva in casa di fronte alla dominante madre ed affettuosa adolescente nei confronti del padre; quella della spiccata leader con le coetanee ma anche quella della provocante Lolita con gli uomini adulti, ben oltre quello che compete alla sua giovanissima età. Non che Chris Messina e Matt Craven, rispettivamente il detective e lo sceriffo, incaricati dalle autorità di dipanare il caso delle giovani improvvisamente scomparse e poi ritrovate cadavere, non siano all’altezza. Tanto meno Taylor John Smith nell’interpretare il fragile e controverso John Keene. E’ proprio la struttura portante della sceneggiatura che privilegia decisamente le tre figure femminili citate precedentemente.

La scrittrice Gillian Flynn, parlando della sua opera, dice che: ‘…il motivo per cui ha scritto il romanzo è per descrivere come si esprimono la violenza e l’odio femminile. Quanto sia pericoloso quando vengono repressi o ignorati…‘. Il regista Jean-Marc Vallée, ne rafforza i toni quando afferma: ‘…Gillian Flynn ha scritto un romanzo così cupo e tuttavia così bello. C’è bellezza nell’oscurità ed in questo personaggio. Camille non sa fare le sue scelte, non sa quello che è giusto per lei, ma è così onesta nel modo in cui parla di  e delle sue ferite. Il modo in cui queste donne si feriscono a vicenda, i loro abusi, è una cosa che spezza il cuore. Non sanno come volersi bene…‘. La stessa Amy Adams, nel descrivere il suo personaggio sostiene che: ‘…nasconde dentro di sé tutto il suo dolore. Ma nonostante tutti i suoi vizi e le sue zone d’ombra non si arrende e continua a cercare di essere diversa…‘, oppure, riferendosi allo stesso regista, da lei fortemente voluto, ne elogia la sua sensibilità: ‘…a Jean-Marc Vallée sembra che piaccia molto esplorare la profondità della psiche femminile, in una maniera onesta che accetta tutti i loro difetti. Non è interessato a farci sembrare perfette, ed è una cosa che adoro. Vuole solo mostrare la verità…‘. Tutto ciò insomma sembra confermare un impianto narrativo volto decisamente al femminile…(leggi il resto del commento cliccando qui sotto su ’Continua a leggere’).Continua a leggere…

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Film: ‘Il Lato Positivo – Silver Linings Playbook’

IL LATO POSITIVO – SILVER LININGS PLAYBOOK

Titolo Originale: Silver Linings Playbook

 Nazione: USA

Anno:  2012

Genere: Commedia

Durata: 117’ Regia: David O. Russell

Cast: Bradley Cooper (Pat Solitano), Jennifer Lawrence (Tiffany), Robert De Niro (Pat Solitano Sr.), Jacki Weaver (Delores Solitano), Chris Tucker (Danny), Anupam Kher (Dott. Cliff Patel), Brea Bee (Nikki), Shea Whigham (Jake), Julia Stiles (Veronica), John Ortiz (Ronnie), Paul Herman (Randy), Dash Mihok (Agente Keogh), Matthew Russell (Ricky D’Angelo), Cheryl Williams (Madre di Tiffany), Patrick McDade (Padre di Tiffany), Regency Boies (Regina), Phillip Chorba (Jordie), Anthony Lawton (Dott. Timbers), Patsy Meck (Nancy), Jeff Reim (Jeffrey), Fritz Blanchette (Fritzy), Ted Barba (Doug Culpepper), Tiffany Green (Tanya)

TRAMA: Tornato a casa ad un orario inaspettato, Pat Solitano ha trovato sparsi per casa vestiti e capi intimi, e poi la moglie Nikki dentro la doccia assieme ad un collega in atteggiamento esplicito. La reazione l’ha mandato fuori di testa ed ha menato così brutalmente il rivale che è stato poi costretto ad un ricovero presso un centro psichiatrico per curare quella che è stata diagnosticata, confermata da precedenti segnali, come una forma di bipolarismo. Che si sia ripreso completamente da allora non si può dire: parla a voce alta con se stesso; quando sente la canzone del suo matrimonio reagisce violentemente ed inoltre sveglia i genitori alle quattro di notte per discutere il finale di un libro di Hemingway che ha letto in modo compulsivo e non ha apprezzato. Nonostante ciò è determinato a recuperare il rapporto con la moglie ed appena può evita di prendere le pastiglie antidepressive che sostiene gli tolgano lucidità. Quando la madre dopo otto mesi ottiene il permesso di riportarlo a casa, lui è convinto di essere sulla strada giusta, nonostante i divieti ambientali, incluso quello di cercare ed avvicinarsi a Nikki che nel frattempo però ha venduto la casa e se n’è andata. Il padre Pat Senior non è molto convinto riguardo la sua guarigione ma considera il figlio un portafortuna quando guardano assieme in TV le partite di football americano della squadra degli Eagles, dei quali è un accanito fan e registra su videocassette le partite, sulle quali scommette pure cifre sempre più pesanti, nonostante abbia perso il lavoro. Allo stadio non può più andarci però, perché è considerato un tifoso pericoloso dopo aver partecipato ad alcune risse. Da quando è tornato a casa, Pat va spesso a correre per mantenersi in forma e scaricare le sue frustrazioni che cerca di convertire in positività. Un vecchio amico lo invita a cena e la moglie di quest’ultimo gli presenta la sorella, Tiffany, a sua volta appena uscita da una cura psichiatrica conseguente la morte del marito in un incidente, dalla quale ha reagito andando a letto con una dozzina di colleghi, sinché il suo capo l’ha licenziata. Durante la serata, Tiffany ha una brusca reazione ad alcune parole della sorella e chiede a Pat di accompagnarla a casa e poi si offre pure a lui, che però rifiuta dichiarandosi sposato e fedele alla moglie. Nei giorni successivi, mentre Pat mentre sta facendo footing, a sorpresa viene raggiunto da Tiffany che lo rimbrotta, lo stuzzica, sinché lui le chiede di farsi da tramite per consegnare una sua lettera alla moglie. Lei però in cambio gli impone di farle da partner in una gara di ballo. Nonostante Pat cerchi di negarsi, infine è costretto ad accettare. Si ritrovano così in un box arredato e coibentato da Tiffany stessa, dove Pat scopre gli effetti benefici che gli trasmette questo esercizio di concentrazione, di condivisione e di responsabilizzazione, anche se torna a casa stanco morto. La madre ed il padre sono sorpresi di vederlo così impegnato e positivo. Pat Sr., conoscendo Tiffany e la sua storia, vorrebbe che il figlio gli dedicasse più tempo per portargli fortuna con le partite degli Eagles. Intanto Tiffany gli consegna una lettera di risposta di Nikki e Pat non sa come interpretare il contenuto del testo di stampo interlocutorio. Una domenica suo padre gli chiede di andare a vedere la partita allo stadio, nonostante Pat gli dica che ha un’importante sessione di prova con Tiffany per mettere a punto alcuni passi in vista dell’oramai imminente gara di ballo. Ancora prima di entrare allo stadio però scoppia una rissa durante la quale Pat è costretto ad intervenire per salvare il fratello maggiore dai colpi di alcuni tifosi. Il risultato è che entrambi vengono allontanati dai poliziotti e quando tornano a casa il padre li accoglie come se ciò fosse la causa della sconfitta degli Eagles. Tiffany, che era rimasta invano ad aspettare Pat, lo raggiunge a sua volta ed a Pat Sr., che la tratta con sufficienza, mostra tutto il suo disappunto ma anche la sua competenza sportiva, convincendolo dati alla mano sull’assurdità delle sue conclusioni scaramantiche. Ne consegue una scommessa fra Pat Sr. e l’amico Randy che si tramuta poi in una martingala: nella partita degli Eagles contro i Cowboys, che coincide nei giorni successivi  al Natale con la gara di ballo, non solo la sua squadra dovrà vincere ma anche con un scarto di almeno dieci punti punti ed al tempo stesso la coppia Tiffany/Pat dovrà raggiungere almeno una valutazione della giuria di 5 su 10. Le sorprese però non sono ancora finite nel corso della giornata del 28 dicembre che pur promettendo un probabile insuccesso, diventa decisiva non solo per Pat Sr. ma anche per la coppia Tiffany e Pat Jr..        

VALUTAZIONE: una storia che inizia come un dramma di natura sociale, con una forte connotazione psicologica e comportamentale, per trasformarsi in seguito in una vicenda di riscatto e di rivincita, non solo sentimentale, dal finale prevedibile, ma che riesce miracolosamente ad evitare le sdolcinature e la retorica tipica del genere. Jennifer Lawrence ha vinto l’Oscar per questa interpretazione ma non meno convincenti sono Bradley Cooper e Robert De Niro. I dialoghi del film sono crudi a volte ma molto efficaci dal punto di vista del significato narrativo. Il film di David O. Russell per molti versi si rivela una piacevole sorpresa ed interessante anche dal punto di vista sociologico.   

E’ proprio vero che a volte capita d’imbattersi casualmente in un film dal quale non ti aspetti granché ed invece dopo un po’ ti ritrovi ad alzarti sempre più dalla posizione quasi sdraiata assunta sul divano di casa, scoprendo che la storia ed i personaggi che appaiono sul TV meritano ben altra attenzione e partecipazione. Innanzitutto, ma non solo quello, c’è il tema del bipolarismo che a volte affligge persone che mai ti aspetteresti ne siano affette e che magari salta fuori improvvisamente, in circostanze molto particolari, in alcuni casi ahimè anche drammatiche. Ne sa qualcosa Pat Solitano, il protagonista maschile de ‘Il Lato Positivo – Silver Linings Playbook‘.

Evitando di addentrarmi troppo in un ambito che è di natura psichiatrica e quindi va lasciato a chi ne è effettivamente competente, basti sapere in maniera molto semplicistica che il disturbo bipolare è una patologia che si può manifestare in alcune varianti ma più in generale comporta repentini cambi d’umore che portano chi lo manifesta a passare da stati di esagerata esaltazione ad altri di profonda depressione. Come se due distinte persone convivessero dentro una sola, anche in maniera latente ed il sopravvento dell’una sull’altra si scatena solo in particolari circostanze.

Ora, non conosciamo bene il suo regresso, se non per qualche ammissione dello stesso Pat di fronte al suo psicologo, ma di certo un forte e comprensibile choc lo ha subito quando è tornato a casa ed ha trovato la moglie e l’amante che se la spassavano dentro la doccia sulle note di una canzone che a lui ricorda il giorno del suo matrimonio. Qualcosa di violento è scattato in Pat e siccome il fisico non gli fa difetto, ha assalito il rivale e l’ha quasi massacrato di botte. Questo aspetto dormiente della sua personalità, seppure fortemente condizionato da un’evidente provocazione, è esploso in quel momento facendo emergere un disturbo bipolare, rispetto alla natura mite che l’aveva contraddistinto sino ad allora.

La degenza in una struttura psichiatrica e le medicine che è stato costretto ad assumere hanno assopito ma non pienamente risolto il deragliamento mentale che ha subito Pat. Nonostante ciò, è riuscito ad incanalare quel disturbo bipolare nel senso del titolo del film, tratto dal romanzo ‘L’orlo argenteo delle nuvole‘ di Matthew Quick. Il suo proposito infatti è molto chiaro: uscire da quel triste posto per riconquistare la moglie tenendo come barra del timone questo motto: ‘…sai cosa farò? Prenderò tutta questa negatività e la userò come carburante per trovare il lato positivo! È questo che farò! Non è una stronzata…Ci vuole impegno!…‘.

La madre riesce a farlo uscire dopo qualche mese, nonostante Pat non sia ancora del tutto a posto: parla ad alta voce con se stesso; legge in modo compulsivo i romanzi che gli aveva consigliato la moglie Nikki prima del fattaccio e poi di notte riemergono nella sua mente vari fantasmi, come il voler rivedere a tutti i costi la cassetta del video del matrimonio e mettersi ad urlare svegliando tutto il vicinato perché non la trova. Oppure presentarsi in camera dei genitori alle quattro di notte per spiegare loro la ragione per cui il romanzo ‘Addio alle Armi’ di Hemingway che ha appena terminato e l’ha scaraventato in giardino rompendo il vetro della finestra, ha un finale che lo ha molto deluso. Di giorno poi non va meglio: quando si reca dal suo psichiatra, nel rispetto delle regole stabilite per la sua libertà condizionata e quest’ultimo lo mette alla prova, invero un po’ provocatoriamente, dà in escandescenze quando sente diffondere in sala d’aspetto ancora una volta quella musica che ha udito in casa il giorno in cui è tornato all’orario ed al momento sbagliato…(leggi il resto del commento cliccando qui sotto su ’Continua a leggere’)  Continua a leggere…

Film: ‘Quasi Famosi’

QUASI FAMOSI

Titolo Originale: Almost Famous

 Nazione: USA

Anno:  2000

Genere: Commedia, Drammatico, Musicale

Durata: 122’ Regia: Cameron Crowe

Cast: Patrick Fugit (William Miller), Billy Crudup (Russell Hammond), Frances McDormand (Elaine Miller), Kate Hudson (Penny Lane), Jason Lee (Jeff Bebe), Anna Paquin (Polexia Aphrodesia), Philip Seymour Hoffman (Lester Bangs), Zooey Deschanel (Anita Miller), Noah Taylor (Dick Roswell), Michael Angarano (William Giovane), Jimmy Fallon (Dennis Hope), Jay Baruchel (Vic Munoz), Fairuza Balk (Sapphire)

TRAMA: San Diego, USA, 1969: William Miller ha undici anni e vive con la sorella maggiore Elaine e la madre. Quest’ultima è un’insegnante, molto protettiva, al limite dell’ossessione, affinché i suoi figli non finiscano in cattive compagnie o si facciano attirare dalle droghe che scorrono sin troppo facilmente in certi ambienti, anche giovanili e tanto meno dalle mode del momento. Elaine però si sente talmente oppressa dalle regole imposte dalla madre, che quando compie 18 anni se ne va di casa per andare a vivere con il suo ragazzo a San Francisco e lascia a William in dote una ricca collezione di dischi in vinile sui quali quest’ultimo costruisce una solida esperienza, appassionandosi alla musica rock di quei favolosi anni. Poiché scrive molto bene, quattro anni dopo le sue recensioni dei dischi sono pubblicate nel giornalino della scuola e le invia anche al rinomato critico Lester Bangs, direttore della rivista ‘Cleem’, il quale dopo averlo messo in guardia sui pericoli che corre, volendo entrare troppo giovane ed inesperto in quel contraddittorio e fagocitante mondo musicale, offre a William l’opportunità di scrivere un articolo per lui sul prossimo concerto di un gruppo di primo piano come Black Sabbath. Per via della sua età e conseguente aspetto fisico, William non viene preso in considerazione quando chiede di entrare nel ‘back stage’. Alcune ‘groupies’ che stazionano sul retro con lui, in attesa dell’arrivo del gruppo di supporto Steelwater, lo prendono in simpatia, in particolare una di loro, che si chiama Penny Lane. Quest’ultima, pur avendo un solo anno più di lui, in realtà sembra molto più navigata ed esperta. All’arrivo della band, nonostante i componenti si dichiarino ostili nei confronti dei critici musicali per precedenti giudizi negativi, William riesce ad attirarne l’attenzione con alcune argute affermazioni sulla loro musica e quindi ad entrare assieme ed assistere al concerto da dietro le quinte, di fianco alle ‘groupies’. Al termine della serata Penny Lane chiede a William se gli andrebbe di fare un viaggio assieme in Marocco e lui, seppure stupito, risponde di sì. Non passa molto tempo che la giovane accompagna William al ‘Continental Hyatt House’ di Los Angeles, un hotel molto frequentato dalle band e dalle rock star più famose, dove incontra ancora gli Steelwater ed osserva Penny Lane che, dopo aver catturato l’attenzione di Russell, si apparta con lui in una camera dove consumano un rapporto sessuale. Contattato dalla celebre rivista ‘Rolling Stones’, che ha letto le sue recensioni e lo crede molto più adulto, il direttore editoriale gli propone una ben retribuita collaborazione, che l’incredulo William accetta immediatamente. Il suo compito è di scrivere un articolo sugli Steelwater seguendone la tournée. La madre è preoccupatissima e gli impone di farle ogni giorno un paio di telefonate che la rassicurino, nel corso dei trasferimenti, che avvengono in un pullman a disposizione della band. Convivendo con la band e le ‘groupies’ che lo accompagnano nel corso delle varie date dei concerti, un po’ alla volta William diventa parte del gruppo e passa dalla simpatia per Penny Lane, ad una vera e propria cotta, senza avere però il coraggio di dichiararsi. Intanto cerca di raccogliere più informazioni possibili per il suo articolo, registrando un’intervista al cantante Jeff Babe ma senza riuscire a fare altrettanto con Russell, apparentemente il più disponibile, che invece rimanda continuamente il momento. Durante i lunghi tempi di viaggio emergono i conflitti caratteriali e le differenti aspirazioni dei componenti la band. Russell si sente più bravo degli altri e quindi sprecato a rimanere con loro, mentre il cantante, che inizio si considerava il leader, ora soffre la personalità del chitarrista, di gran lunga il più acclamato dai fan. All’arrivo a New York, dopo aver dovuto accettare dalla casa discografica un ‘manager del loro manager’, le ‘groupies’ vengono scaricate ad un altro gruppo, mentre agli Steelwater si ricongiungono con le loro fidanzate ufficiali e mogli. Penny Lane però non si rassegna e con mezzi propri giunge ugualmente a New York, prende una camera in hotel sotto falso nome e poi mette in imbarazzo Russell dentro un ristorante, allontanata però dal vecchio manager del gruppo. William insegue Penny Lane fuori dal ristorante sino all’hotel dove gli aveva rivelato che alloggia poco prima un amichetto, fan dei Led Zeppelin, il quale a sua volta ha viaggiato sin lì per incontrarli, e la trova in camera semi incosciente per una overdose di barbiturici. La sua immediata richiesta d’intervento di un medico, salva la vita alla ragazza, convincendo però William a chiudere con la tournée degli Steelwater, non prima di aver urlato la sua rabbia a Russell ed agli altri, durante un viaggio in aereo che sembra sul punto di trasformarsi in tragedia, per il cinico comportamento che hanno tenuto con le loro ‘groupies’, le quali erano, prima di tutto, le loro fan più sfegatate e fedeli. Ottenuto comunque il permesso di scrivere nel suo articolo quello che gli pare, si presenta alla rivista ‘Rolling Stones’ dove il referente che lo ha ingaggiato telefonicamente si rende conto finalmente della sua giovane età, ma trova comunque molto interessante il suo reportage. Chiesta però a Russell una conferma sul contenuto, lui lo smentisce e l’articolo non viene pubblicato. Di conseguenza, William viene messo alla porta. In seguito però una delle ‘groupies’ rimasta con gli Steelwater mette Russell, che già ha nostalgia di Penny Lane, di fronte alle sue responsabilità nei confronti della ragazza ed anche di William ed il chitarrista, pentito del suo atteggiamento, le telefona chiedendole l’indirizzo per raggiungerla. Lo attende però una sorpresa.  

VALUTAZIONE: un’opera che, pur nella sua semplicità, i limiti e le contraddizioni, è imperdibile per chi quegli anni ’70 li ha vissuti veramente, intorno alla musica rock ed anche per chi ne ha soltanto sentito parlare appartenendo a generazioni più recenti, ma ha l’opportunità di farsi un’idea in modo credibile dell’atmosfera frizzante di quell’epoca, in special modo cosa ferveva appunto intorno alla musica ed al sogno di alcuni di poter cambiare il mondo attraverso le canzoni, mentre per altri era un modo come un altro di fare soldi sfruttando l’onda creativa. Non si tratta quindi di un capolavoro, ma di un film di natura autobiografica dello stesso regista Cameron Crowe, che sorprende piacevolmente per lo stile rievocativo ma non retorico ed al tempo stesso simpatico e coinvolgente, accompagnato da una suggestiva ed ampia colonna sonora. La sceneggiatura dello stesso Crowe è stata premiata con l’Oscar.  

Il regista e sceneggiatore di ‘Quasi Famosi‘, Cameron Crowe, all’epoca del film aveva la stessa età del protagonista, l’undicenne William Miller. Facile perciò è immaginare che ci sia qualcosa di autobiografico in questa storia e difatti, leggendo la sua biografia, emerge almeno un’importante ed indicativa analogia: anche lui quando era molto giovane ha lavorato per un po’ come reporter della rivista musicale ‘Rolling Stone‘, un punto di riferimento del settore, già a quel tempo. Avendo quindi vissuto di persona un’esperienza del genere, Crowe ha le giuste referenze per inoltrarsi in alcuni  aspetti dei media di allora e l’esuberante ed impetuoso mondo musicale del rock di quegli anni ’70, inclusi i retroscena che, proprio per loro natura, sono spesso poco visibili al grande pubblico.    

Quasi Famosi‘ (traduzione letterale dell’originale ‘Almost Famous‘), titolo grazie al quale per la produzione nostrana è stato gioco facile riferirsi ad un ‘cult’ del 1980, cioè ‘Saranno Famosi‘ di Alan Parker (che invece in lingua originale era intitolato ‘Fame‘), sin dalle prime sequenze mostra toni che, pur senza nulla nascondere delle contraddizioni e delle problematiche, anche molto serie, di quel movimentato periodo e, soprattutto, delle conseguenze legate all’uso di anfetamine e degli acidi (oltre al sin troppo disinvolto sfruttamento delle cosiddette ‘groupies‘ – sull’uso corretto del plurale di ‘groupie‘ ci sono varie interpretazioni – da parte delle rock star più in voga) i toni dicevo non sono mai troppo severi. Non si tratta insomma di un film di denuncia sociale.

Anzi, a partire dalla figura di Elaine, madre di William, interpretata da una sicurezza come Frances McDormand, spunti grotteschi vanno a braccetto con altri ironici in vari momenti del film e diventano elementi costitutivi fondamentali di un interessante e coinvolgente viaggio dentro un’epoca contrassegnata da grandi speranze ed aspettative, nonostante le atmosfere ahimè piuttosto datate oramai, espresse però in un struttura narrativa che spesso si dimostra divertente.

Già dai titoli di testa comunque, scritti a matita su un quaderno, forse simile a quelli che usano i reporter ancora oggi, con la cinepresa che si muove quasi fosse alla ricerca di qualcosa di specifico fra alcune cover di dischi ed oggetti vari sparsi su un tavolo, si capisce che questo è un film che non vuole essere soltanto celebrativo di un’epoca ma neppure convenzionale. Lo conferma la sequenza introduttiva, che vede il giovanissimo William, seduto nel sedile posteriore dell’auto di famiglia, discutere con la madre e la sorella (il padre non c’è più, è morto d’infarto) sui suoi anni effettivi. Che gli sono stati taciuti sino a quel momento, rendendolo in tal modo oggetto dello scherno dei suoi compagni, essendo più piccolo, anche di statura, avendo due anni di meno di quelli che credeva. La madre infatti gli ha fatto anticipare i tempi scolastici, ritenendo che se ne potesse avvantaggiare, avendo in mente per lui una carriera da avvocato, mentre Anita, la sorella maggiore, la accusa in tal modo di aver rubato a William una parte significativa di tempo dell’infanzia spensierata. Insomma, un bel conflitto generazionale, un tema che torna a galla a più riprese nel corso del film ma che al tempo stesso spiega come William sia cresciuto in un ambiente che gli ha ispirato precocemente uno spiccato spirito critico rispetto alla gran parte dei suoi compagni.

A proposito, la madre è un’insegnante di psicologia, ma riesce a farsi capire meglio dai suoi studenti che dai suoi figli. Specie Anita, che sta per compiere diciotto anni e non sopporta più di essere soffocata dalle critiche Elaine al conformismo dei loro coetanei, finendo per far sentire esclusi lei ed il fratello. Come quando Anita cerca di entrare di soppiatto in casa, nascondendo sotto il giaccone un disco di Simon & Garfunkel e la madre, più furba di lei nell’accorgersene subito, soltanto guardando l’espressione dei due artisti in copertina ne deduce che sono da evitare, perché si vede chiaramente che fumano erba, altro che le poesie dei loro testi.

Così, appena diventa maggiorenne, Anita esce di casa, ma lascia a William la sua collezione di dischi nascosta sotto il letto (‘…ascolta ‘Tommy’ – concept album di The Who, ndr. – ed accendi una candela e vedrai davanti a te il tuo futuro…’ gli sussurra in un orecchio, abbracciandolo, mentre se ne sta andando). Grazie a questo piccolo tesoro lui, nei successivi quattro anni, diventa un esperto di musica rock, capace di scrivere brillanti recensioni nel giornale della scuola e persino di dare giudizi con cognizione di causa sull’evoluzione o involuzione di una rock star, ad esempio su Lou Reed: ‘…mi piace le prime cose che ha fatto, nelle ultime vuole imitare David Bowie, invece di essere se stesso…’.

L’incontro con il noto critico musicale Lester Bangs, direttore della rivista ‘Cleem‘, interpretato dal bravo Philip Seymour Hoffman (premio Oscar come attore protagonista nel 2005 di ‘Truman Capote – A Sangue Freddo‘ di Bennett Miller) ahimè scomparso nel frattempo, al quale William fa pervenire le sue recensioni (dopo averlo osservato, ammirato e divertito un giorno, da dietro la vetrata di una radio locale, mentre disquisiva in maniera a dir poco eccentrica su alcuni artisti, stroncando Jim Morrison e preferendogli, considerandolo più vero e coerente, il gruppo dei Guess Who, ma infine metteva sul piatto del giradischi un ‘LP’ dello scatenato Iggy Pop), è illuminante per il giovane critico in erba (senza allusioni a quell’altro tipo…). Sarebbe anche poco incoraggiante, stando a sentire Lester, quando tenta di metterlo in guardia con questo verdetto: ‘…è un peccato che ti sia perso il rock’n’roll, è finito. Sei giusto in tempo per il rantolo della morte, l’ultimo singulto, l’ultimo annaspo…. William però non è tipo da demordere tanto facilmente ed infatti gli risponde che s’accontenta anche soltanto di quel poco che è rimasto. 

Lester perciò gli assegna, promettendogli un compenso di 35 dollari, l’incarico di scrivere in quattro cartelle un articolo sulla band dei Black Sabbath che si sta per esibire in città. Poco dopo, nonostante un attimo prima Lester sembrava volesse congedarlo, forse perché stanco di sentir dire anche a se stesso che molte volte si è riempito di anfetamine e persino di sciroppo per la tosse, quando scriveva di notte pagine su pagine, tanto per buttare giù qualcosa, sono entrambi seduti in un bar. Da professionista oramai disincantato che conosce tutti gli aspetti, i retroscena e le disillusioni del mestiere del critico e del mondo del rock, inclusa la frustrazione di aver vissuto all’ombra delle star, non sempre dotate di un talento migliore del suo, impartisce a William una sorta di lezione iniziatica, sui pericoli insiti in quell’ambiente, che valgono in buona parte anche nella vita in generale: ‘…una volta che andrai a Los Angeles avrai una barca di amici, saranno tutti falsi amici. Tenteranno tutti di corromperti, con quel tuo faccino onesto, ti diranno qualsiasi cosa. Ma non si può diventare amico delle rock star. Se vuoi essere un vero giornalista rock, prima di tutto pagano una miseria, però le case discografiche ti mandano i dischi gratis… Guarda che sarà una brutta storia, ti offriranno da bere, incontrerai delle ragazze, volerai con loro da un posto all’altro, ti offriranno la droga. Lo so che sembra una svolta, ma non saranno mai tuoi amici. Cioè quelli vogliono che tu disegni dei santini sul grande genio della rock star ma in realtà rovineranno il rock’n’roll e soffocheranno tutto quello che amiamo del rock’n’roll. E poi diventerà soltanto l’industria del più fico… Cioè, davvero sei arrivato in un momento molto pericoloso per il rock’n’roll. Ecco per me dovresti tornartene a casa e fare, che ne so, l’avvocato per esempio. Ma vedo dalla tua faccia che non lo farai…‘. Anche perché, come aveva detto lui stesso in precedenza: ‘… è la musica che ti sceglie…‘…(leggi il resto del commento cliccando qui sotto su ’Continua a leggere’)  Continua a leggere…

Libro: ‘Amber’ e Film: ‘Ambra’

AMBER

Di Kathleen Winsor

Scritto nel 1944

Anno di Edizione 2015; Pagine 880

Costo € 6,90

Ed. BEAT (collana ‘Best BEAT’)

Traduttrice: Luciana Agnoli Zucchini

AMBRA

Titolo Originale: Forever Amber

 Nazione: Irlanda, Francia, Olanda, GBR

Anno:  1947

Genere: Commedia, Dramma in Costume

Durata: 100’ Regia: Otto Preminger

Cast: Linda Darnell (Ambra St. Clare), Cornel Wilde (Bruce Carlton), George Sanders (Carlo II d’Inghilterra), Jessica Tandy (Nan Britton), Richard Greene (lord Almsbury), Glenn Langan (capitano Rex Morgan), Richard Haydn (conte di Radcliffe), John Russell (Black Jack Mallard), Jane Ball (Corinne Carlton), Leo G. Carroll (Matt Goodgrome), Anne Revere (Red Cap), Robert Coote (sir Thomas Dudley), Natalie Draper (Barbara, contessa di Castelmaine), Margaret Wycherly (signora Spong), Alma Kruger (lady Redmond), Edmond Breon (lord Redmond), Alan Napier (Landale)

TRAMA: Amber Mainwaring è nata nella casa di una coppia di contadini, Sarah e Matthew Goodegroome, presso la quale si era rifugiata la madre Judith, una nobile che era morta mettendola al mondo. Judith era stata promessa in sposa a John St. Clare, figlio di un altro nobile. Le loro casate però si erano ritrovate su opposti schieramenti nella lotta fra i fedeli al re Carlo I ed i puritani del Parlamento di Oliver Cromwell e quindi avevano rotto il patto. Nonostante ciò, Judith e John intanto si erano innamorati ed in seguito ad un furtivo ultimo incontro, prima della partenza del giovane per la guerra civile, era rimasta incinta. Non potendo confessarlo ai genitori e volendo comunque sposare John, d’accordo con lui aveva deciso di partire e raggiungere il villaggio di Marygreen dove vive Sarah, la quale l’aveva accolta, seguendo le istruzioni di John ed in attesa del suo ritorno, convinta che la coppia si fosse sposata nel frattempo. John però non era tornato ed era stata Sarah a crescere Amber come se fosse figlia sua. Nel 1660, sedici anni dopo, Amber è diventata una bellissima ragazza ed un giorno nel villaggio arriva un gruppo di sei cavalieri che si ferma nella locale locanda durante un viaggio di trasferimento a Londra. Per Amber la vista del loro capo, Bruce Carlton, è un colpo di fulmine. Il giorno dopo, durante l’usuale fiera paesana, lo incontra nuovamente e nonostante Bruce si comporti da galantuomo, lo convince ad appartarsi con lei e gli chiede poi di portarla con sé a Londra, non volendo rassegnarsi a sposare un contadino e adattarsi ad una umile esistenza. Bruce cerca di convincerla a rinunciare ma poi cede di fronte alla sua risolutezza, chiarendo subito però che non l’avrebbe mai sposata. I due convivono per un po’ ed Amber scopre di essere incinta. Bruce però è un corsaro, che intercetta e depreda le navi spagnole, con il beneplacito ed il finanziamento del re d’Inghilterra Carlo II, che nel frattempo è tornato dall’esilio in Francia, acclamato dal popolo quando Cromwell è stato deposto e con lui le regole oppressive e castigate che aveva imposto. Bruce non resta a lungo a Londra, non sopportando l’ozio e gli intrighi della vita di corte e Amber è disperata quando decide di partire per compiere nuove scorribande con la sua nave, lasciandole però una ricca dote per mantenere lei ed il prossimo nascituro, assieme ad alcuni suggerimenti pratici per sopravvivere in una città piena di trappole e uomini cinici e spietati. Il conte Almsbury, nonostante l’amicizia con Bruce, ha già provato a sedurre Amber, ma con il tempo diventa per lei un prezioso alleato ed accompagnatore per accedere a Whitehall, dove la nobiltà vive nel lusso e le dame competono fra loro per apparire ed essere ammirate. Nonostante la giovane età, Amber è molto ambiziosa ma la gravidanza, non ancora evidente ma prossima, diventa un ostacolo che è indispensabile superare prima che sia troppo tardi. Dopo aver familiarizzato con Sally Goodman, una donna che abita vicino a lei, sposa suo nipote Luke Channell, sperando che creda suo il figlio che porta in grembo, accorgendosi troppo tardi che si trattava di un raggiro architettato da entrambi per impossessarsi dei soldi che le aveva lasciato Bruce e che Amber stoltamente non aveva messo al sicuro come le aveva vivamente suggerito. Coperta dai debiti del marito, nel frattempo fuggito assieme alla zia con il bottino, viene condannata ed incarcerata a Newgate. E’ solo l’inizio di una lunga sequenza di eventi. Riesce infatti a fuggire da quel carcere, dove regnano sovrane corruzione e crudeltà, assieme ad un bandito di nome Black Jack Mallard, del quale accetta di diventare l’amante, dopo aver partorito il figlio di Bruce, per poi fargli da esca per i nobili che intende rapinare. Sinché Black Jack viene tradito, catturato ed impiccato e lei si ritrova di nuovo sola e senza denaro. Con coraggio e determinazione, oltreché immutabile fiducia in se stessa e sul suo fascino, Amber trascorre i successivi dieci anni attraversando varie vicissitudini, salendo e scendendo più volte i gradini della scala sociale sino a diventare, accettando di buon grado anche un altro paio di maternità, persino l’amante del re. Il che la porta a rivaleggiare senza tirarsi indietro con la bellissima e temuta Barbara, contessa di Castelmaine ed altre favorite di Carlo II. Amber però è sempre stata innamorata soltanto di Bruce e quando egli torna a più riprese dalle sue scorribande navali, non riesce a farne a meno, complice anche il figlio che porta il suo stesso nome. A nulla serve che lei assista l’amato, rischiando a sua volta di morire, quando scoppia la peste a Londra e Bruce ne resta contagiato, scampando miracolosamente alla morte, soltanto grazie alla sua dedizione. Per nulla rassegnata, Amber si sposa più volte, durante le lunghe assenze di Bruce, rimanendo vedova in circostanze anche drammatiche, sino ad ottenere quel titolo nobiliare cui ambiva da sempre con l’intento di convincere finalmente Bruce a sposarla. Ma il destino le riserva, dopo essersi tolta molte soddisfazioni ed aver agito per ciò cui desiderava, anche una brutta sorpresa che non riesce proprio ad accettare.       

VALUTAZIONE: quasi 900 pagine sono impegnative per chiunque, ma Kathleen Winsor riesce a renderle estremamente fluide e ricche di avvenimenti e colpi di scena da farle scorrere via che è un piacere. Nel mentre racconta la vita pericolosa ed anticonformista di Amber, l’immaginaria protagonista, inserendola nella storia d’Inghilterra del XVII secolo, descrive ambienti e vicende di grande rilievo di quel tempo con la minuzia e la competenza che possono appartenere solo ad una appassionata studiosa. Un notevole romanzo insomma, che alla data di prima pubblicazione suscitò grande scandalo e fu addirittura proibito in alcuni stati per gli argomenti ritenuti troppo osé che racconta, ma che possiede la rara virtù di convincere sia il lettore più semplice che quello più esigente. Il film di Otto Preminger è una trasposizione parziale e semplicistica, con molti elementi narrativi importanti che sono stati sorvolati ed un finale persino antecedente a quello del romanzo. Un film che può apprezzare, forse, soltanto chi non ha letto l’opera della scrittrice americana.   

Aldilà dell’altezza di cinque centimetri del tomo e le sue ottocentottanta pagine, che comprensibilmente possono indurre chiunque, alla sola vista, a desistere dall’iniziare a leggerlo, una volta accettata la sfida e scorsi i primi capitoli, l’impressione che se ne trae per prima, ovviamente parziale e riduttiva, è quella di una storia melodrammatica, ambientata nel XVII secolo, che vede protagonista la giovane contadina del titolo, la quale s’innamora follemente e per tutta la vita di un cavaliere di ventura, dal momento in cui, casualmente, gli appare di fronte per la prima volta, di passaggio dal villaggio di Marygreen nella contea dell’Essex, che si trova nell’Inghilterra orientale (‘…non aveva mai visto nessuno come lui prima nella sua vita. Gli abiti che indossava, il suono della sua voce, l’espressione nei suoi occhi, la facevano sentire come se avesse avuto una visione momentanea in un altro mondo – e desiderava ardentemente vederla di nuovo, anche se solo per un breve periodo…).

Il quale invece glielo dice subito che non vuole saperne di legarsi a lei in maniera duratura, men che meno in seguito in prospettiva di un matrimonio. Amber pensa che la causa siano le sue origini popolane, mentre in seguito scoprirà una verità ancora più dura da mandar giù. Comunque il bel tenebroso, per dirla senza giri di parole, l’ha sverginata poche ore dopo averla conosciuta quando aveva solo sedici anni, l’ha messa incinta e non si è posto alcun problema a godere a più riprese della sua compagnia, per così dire, ogni volta che è tornato dai suoi viaggi a bordo delle navi corsare, sempre più ricco, dopo aver assaltato e depredato le imbarcazioni commerciali spagnole, con il beneplacito ed il finanziamento del re Carlo II.

Un comportamento certamente deprecabile, quello di Bruce Carlton, ma al netto di qualche attenuante ed una franchezza, sin dal principio, che Amber non ha inteso in alcun modo di voler ascoltare e prenderne atto. La sua correttezza si ferma al garantire ad Amber ed a suo figlio, prima di lasciarli e partire per un lungo periodo in mare, una generosa somma ed al ritorno di amarla ancora con passione, perché fra loro sicuramente c’è una forte componente chimica, ma senza considerarla mai la donna della sua vita, tanto meno da sposare. D’altra parte, come tirarsi indietro di fronte ad una creatura così compiutamente descritta dall’autrice: ‘…i capelli biondi le scendevano morbidi ed ondulati sulle spalle e, mentre fissava il bel cavaliere, i suoi occhi limpidi, screziati d’ambra, sembravano farsi più grandi. Le sopracciglia nere erano arcuate e le ciglia folte e scure. Dalla sua figura emanava una sorta di rigogliosa esuberanza, una promessa di piacere che subito si comunicava agli uomini, della quale, pur non dipendendo dalla sua volontà, lei era acutamente consapevole. Era questo indefinibile potere, più che la sua bellezza, a suscitare la gelosia e la rabbia delle compagne…‘.

Solo un po’ per volta, andando avanti nella lettura, ci si rende conto però quanto sia stata abile invece Kathleen Winsor a scrivere una corposa storia di fantasia, che neppure per un momento risulta noiosa, inserendola in avvenimenti realmente accaduti e personaggi storici veramente esistiti, come se fosse venuta a conoscenza, lei sola, di aneddoti e protagonisti che per qualche strana ragione sono sfuggiti agli storici di quel tempo. Ancora più sorprendente è il fatto che la scrittrice è di nazionalità americana, ma ciò non le ha impedito di appassionarsi così tanto e diventare talmente competente riguardo il periodo storico della cosiddetta ‘restaurazione’ della monarchia da parte di Carlo II d’Inghilterra, che la sua opera, in originale intitolata ‘Forever Amber‘, viene tuttora considerata anche un vero e proprio documento storico. Non soltanto quindi, e questa è anche un’altra chiave di lettura del romanzo, la vicenda di una donna che per soddisfare la sua ambizione e la voglia di riscatto dalle umili origini (che poi lei non sa neppure che sono nobili invece), non teme nessuno e non si ferma davanti a nulla, pagando i suoi errori in prima persona senza guardarsi mai indietro. Eccezion fatta per l’unico uomo che lei ha sempre amato veramente sin dalla prima volta che l’ha visto e di fronte al quale è inerme.

Nel corso della trama alcuni eventi tristemente noti, come la peste a Londra del 1665, che causò dai 75 ai 100.000 morti e il grande incendio dell’anno seguente, che da un lato pose finalmente fine alla terribile epidemia, ma dall’altro distrusse la città per due terzi e con essa oltre una decina di migliaia di case e persino la cattedrale di Saint Paul, sono descritti con dovizia di dettagli sparsi in numerose pagine che testimoniano la loro causa, gravità ed entità. Risulta perciò ancora più stridente la contrapposizione con la sfrenata ricchezza e la vita dissoluta di corte, davvero un altro mondo, dopo il ritorno di Carlo II d’Inghilterra, che seguì il puritanesimo parlamentare di Oliver Cromwell (rimasto curiosamente l’unico governo repubblicano della storia britannica), diventato insopportabile per lo stesso popolo e non soltanto per l’aristocrazia, a causa delle proibizioni e del clima di malcontento, oppressione e terrore che aveva instaurato.

La reazione infatti fu di segno opposto e seguì un lungo periodo di divertimenti dai più bassi strati sociali ai più alti livelli, nei quali ultimi poi gli sprechi abbondarono, unitamente a storie passionali sullo sfondo di vicende politiche e conflitti fra stati come Inghilterra, Olanda e Francia che nonostante la loro drammaticità sembravano quasi in second’ordine rispetto alle sfarzose feste di corte, agli spettacoli teatrali con le prostitute in sala che distribuivano arance ed alle liaison che riguardavano in special modo il re Carlo II, inclusa Amber che pure ne diventerà l’amante, al culmine di una irresistibile ascesa sociale. La scrittrice descrive questo passaggio storico senza lesinare curiosi aneddoti sulle implicazioni ed i particolari, con autorevolezza ed un linguaggio spigliato ed accattivante (merito pure della traduttrice Luciana Agnoli Zucchini), mettendo in risalto anche l’aspetto architettonico ed artistico delle vie, delle case di Londra e della residenza reale di Whitehall…(leggi il resto del commento cliccando qui sotto su ’Continua a leggere’)  Continua a leggere…

Foto: ‘ a Lerici e dintorni, ‘carpe diem’ fra i colori del giorno e della sera… ‘

Cliccando su una qualsiasi delle foto è possibile vederle in un formato ingrandito e scorrere in avanti ed indietro le stesse usando i tasti freccia. Avvicinando il mouse ad ogni singola foto è visibile il titolo che le ho dato, per informazione sul luogo o semplicemente per dare sfogo alla mia fantasia. Buona visione…

Quante volte avrò scattato foto a Lerici e dintorni, dove sono nato e torno quando mi è possibile? Non saprei neanche dire un numero… ogni volta però, vuoi per caratteristiche proprie della fotografia stessa, che è sinonimo di… ‘cogliere l’attimo’; vuoi perché c’è sempre modo di vedere uno scorcio in maniera diversa dalle precedenti, ci si stupisce di trovare nuove prospettive a vedute, seppure ci si è già trovati di fronte innumerevoli volte.

Tutte le foto, eccetto quella di notte del castello con la luna, ripresa da casa mia, le ho scattate con lo smartphone, quindi chiedo venia per la qualità delle stesse. Ho pensato, per una volta, di dividerle in due gallerie: quelle scattate di giorno, fra le quali ne ho lasciata persino una sbagliata, nella quale il vero soggetto, il castello, è sfocato e posto sullo sfondo, ma è curiosa quindi l’ho lasciata volentieri ugualmente…

…e quelle invece riprese al tramonto o subito dopo, con l’immutabile piacere di rivedere certi posti di Lerici e dintorni, seppure già ampiamente immortalati anche fra le foto che ho scattato in passato ed alle quali ho dedicato una specifica galleria visibile (clicca su questo link se ti va di vederle). Eppure ogni volta è come se cambiassero d’abito, per così dire, arricchendosi di colori e sfumature differenti. Sarà un giudizio di parte, non lo nego, ma è uno spettacolo che non mi stanca mai e che perciò mi ostino a riproporre…

 

Film: ‘Amore e Inganni’ e Libro: ‘Lady Susan’

AMORE E INGANNI

Titolo Originale: Love & Friendship

 Nazione: Irlanda, Francia, Olanda, GBR

Anno:  2016

Genere: Commedia in Costume

Durata: 90’ Regia: Whit Stillman

Cast: Kate Beckinsale (Lady Susan Vernon), Chloë Sevigny (Sig.ra Alicia Johnson), Xavier Samuel (Sig. Reginald DeCourcy), Morfydd Clark (Miss Frederica Vernon), Emma Greenwell (Sig.ra Catherine Vernon), Tom Bennett (Sir James Martin), James Fleet (Sir Reginald DeCourcy), Jemma Redgrave (Lady DeCourcy), Justin Edwards (Sig. Charles Vernon), Stephen Fry (Sig. Johnson), Lochlainn O’Mearain (Lord Manwaring), Jenn Murray (Lady Lucy Manwaring)

LADY SUSAN

Di Jane Austen

Anno 1^ Edizione 1871

Pagine 128

Costo € 0,99

Newton Compton Editori

Traduttrice: Daniela Paladini

TRAMA: Lady Susan Vernon è vedova da quattro mesi ma non se ne duole affatto, anche se il marito Frederic l’ha lasciata senza una rendita. Ancora giovane e molto attraente, non le difettano neppure intelligenza, perspicacia, eloquenza e doti di manipolatrice e riesce perciò facilmente a farsi ospitare dalla famiglia del cognato nella tenuta di campagna di Churchill, dopo aver lasciato a Langford quella dei Manwaring, che l’avevano inizialmente accolta,  suscitando però il risentimento di Mrs. Lucy e molte chiacchiere riguardo il Lord suo marito ed il suo ospite Sir James Martin, del quale è innamorata Miss Manwaring. Lady Susan ha anche una figlia sedicenne, Frederica, completamente diversa da lei e che ha sempre trascurato, ma ora punta a farla sposare proprio allo sciocco e mediocre Sir James Martin, il quale ha il pregio, non di poco conto, di essere erede di una notevole ricchezza. Mrs. Alicia Johnson è la compiacente alleata di Lady Susan, nonostante suo marito, per via della fama di Lady Susan, le proibisce di frequentarla. Mr. Charles Vernon invece è molto cortese ed ospitale nei confronti della cognata, quanto sua moglie Catherine DeCourcy ne diffida invece, nonostante i modi estremamente cordiali, ma affettati a suo modo di vedere, con i quali si relaziona la vedova, allo scopo di ottenere per sé i maggiori vantaggi possibili. Al tempo stesso però Lady Susan si adopera per sfruttare tutte le più ghiotte opportunità per trovare un buon partito, che si tratti di Lord Manwaring oppure di Reginald, fratello di Catherine. Il quale, incuriosito dalla cattiva reputazione di Lady Susan e dal proposito, a suo dire, di scoprirne la maschera, ne resta al contrario stregato. Dalle iniziali ironiche riserve nei suoi confronti infatti, dopo aver trascorso un po’ di tempo a chiacchierare nel corso di alcune passeggiate nei dintorni della tenuta, diventa un suo convinto sostenitore e persino difensore della sua integrità, che ritiene minata soltanto da chiacchiere invidiose e prive di fondamento. La sorella, preoccupatissima per l’inaspettata piega di questo rapporto e temendo che Reginald possa persino chiedere la mano di Susan, scrive ai genitori e l’omonimo padre si precipita a Churchill per sincerarsi della situazione. Il figlio, unico erede dei DeCourcy, si dichiara stupito e lo rassicura sulla sua volontà di non mettere a repentaglio il buon nome di famiglia, legandosi ad una donna che oltretutto ha dodici anni più di lui. Ma per quanto sostenga questa posizione di fronte al padre, in realtà è soggiogato da Lady Susan. L’arrivo inaspettato di Frederica, fuggita dal collegio di Londra dove l’aveva inviata la madre per darle un’istruzione, ma soprattutto per non doversene occupare direttamente, spinge Catherine e Charles ad ospitare con affetto e comprensione la nipote ed a schierarsi dalla sua parte, anche quando improvvisamente si presenta Sir James Martin e Frederica si nasconde in camera, non avendo alcuna intenzione d’incontrarlo e tanto meno di sposarlo. Reginald stesso ritiene ingiusto l’atteggiamento di Susan e dopo averne condiviso le ragioni che la stessa ragazza gli ha rivelato durante uno sfogo confidenziale, cambia l’opinione che aveva di lei, che riteneva priva di qualsiasi attrattiva. La storia di complica quando Lady Susan, annoiata dalla vita di campagna e sentendo un’altra volta gli occhi puntati su di sé, decide di tornare a Londra, portando con sè Frederica. Contando sull’aiuto di Alicia, la vedova riprende a frequentare Lord Manwaring, senza interrompere gli stretti rapporti con Reginald DeCourcy, con il quale anzi sta parlando di matrimonio. La situazione precipita quando Lucy Manwaring riesce ad ottenere le prove dell’adulterio fra il marito e Susan. Reginald, incredulo ed indispettito testimone di quanto riportato da un testimone, viene liquidato da Susan dopo aver tentato, con abili argomentazioni, di convincerlo un’altra volta riguardo la sua buona fede. Catherine e Charles, preoccupati per Frederica, alla quale oramai si sono affezionati, raggiungono Susan a Londra e riescono a convincere la cognata a lasciare tornare a Churchill la figlia assieme a loro. In realtà Lady Susan finge di farsi convincere, alludendo a presunte cattive condizioni di salute di Frederica determinate dall’aria insalubre di Londra. Nei suoi piani, poiché nel frattempo è rimasta incinta di Lord Manwaring, c’è ora il suo matrimonio con l’ingenuo Sir James Martin, facilmente convinto di essere lui il prossimo padre, mentre Frederica e Reginald convolano a loro volta a nozze avendo compreso di essere fatti l’una per l’altro.     

VALUTAZIONE: mentre Jane Austen ha scritto un romanzo epistolare composto da quarantuno lettere nelle quali i protagonisti intrecciano i loro rapporti, scambiandosi al tempo stesso giudizi ed opinioni, con al centro quasi sempre lei, Lady Susan: una donna attraente, intelligente ma pericolosa e trasgressiva civetta; il film di Whit Stillman è svolto come una classica storia a filo unico narrativo, molto rispettoso nei dialoghi e, tranne poche eccezioni, anche della trama del romanzo. Lo stile della Austen è al solito molto elegante, pungente ed ironico, pur essendo questa un’opera giovanile. Il film ne riprende le atmosfere in una forma ad impianto teatrale, estremamente piacevole, pur nella retorica espressiva dell’epoca. Kate Beckinsale è una Lady Susan molto credibile ed efficace.   

Amore e Inganni‘ (ogni tanto un titolo della distribuzione nostrana che è più appropriato dell’originale ‘Love & Friendship‘, cioè ‘Amore & Amicizia‘) è la trasposizione cinematografica del romanzo epistolare giovanile ‘Lady Susan‘ di Jane Austen, la celebre scrittrice di romanzi classici, quali ‘Ragione e sentimento‘ (clicca sul titolo se vuoi leggere la mia recensione del film dal quale è stato tratto), ‘Orgoglio e Pregiudizio‘ e ‘Persuasione‘. Scritto nel 1795 quando Jane Austen aveva solo venti anni e pubblicato postumo nel 1871 da un suo nipote, ‘Lady Susan‘ stupisce non tanto per la struttura epistolare, che non ha di certo inventata la scrittrice britannica, quanto soprattutto per la maturità espressiva e psicologica che questo breve racconto giovanile già mostra chiaramente, seppure l’autrice evidentemente non la pensava allo stesso modo, per eccesso di autocritica o mancanza di coraggio.

Spesso pubblicato assieme ad altri due componimenti considerati minori come ‘I Watson‘ e ‘Sanditon‘, ‘Lady Susan‘ è costituito da poco più di centoventi pagine. Il che rende facile, anche dopo aver visto il film di Whit Stillman, recuperarlo e verificare le analogie e le differenze fra le due versioni. Si può così notare che, mentre l’opera letteraria è una sequenza di quarantun lettere che alcuni dei protagonisti si scambiano fra loro, attraverso le quali la storia prende forma seguendo i relativi interessi, anche contrapposti, i timori, le curiosità e l’empatia fra i vari personaggi coinvolti; nel caso del film invece, pur non mancando i riferimenti epistolari, la trama è costruita a struttura classica sequenziale. Ciò ha comportato qualche piccola differenza rispetto al romanzo, ma si tratta di fatto di questioni puramente marginali.

Il film, seguendo fedelmente lo stile del romanzo, ha una impostazione elegante ed enfatica al tempo stesso, non esclusivamente, ma in particolar modo riguardo i dialoghi, alla quale il regista ha aggiunto la componente teatrale. Nonostante sia stato girato in magnifiche location realmente esistenti (Churchill Castle, Langford, Parklands nella contea inglese del Kent ed Edward Street a Londra, seppure la dedica al re Edoardo VI leggevo che risale al 1843, posteriore quindi a quella d’ambientazione della storia narrata dalla Austen), Whit Stillman utilizza questo schema narrativo sin da quando presenta per la prima volta, come se si trattasse appunto di una rappresentazione che di lì a breve si consumerà su un palcoscenico, i personaggi principali, ognuno legato alla sua residenza abituale. Le didascalie poste sotto le inquadrature (tranne quella della protagonista prima, cioè Lady Susan), mostrate prevalentemente a mezzo busto ed al pari di alcune loro espressioni, sono pervase dalla stessa ironia con la quale Jane Austen descrive i personaggi che, di volta in volta, nella sequenza progressiva delle lettere si scambiano fra loro.

Così, a Langford, Lord Manwaring è… ‘un uomo divinamente attraente‘. Lady Lucy Manwaring è ‘la sua ricca moglie‘. Miss Maria Manwaring, la sorella di lui, è ‘una donna in età da marito‘ e Sir James Martin, ricco spasimante di Frederica Vernon e Maria Manwaring, è ‘piuttosto irritante‘.

A Churchill, Mrs. Catherine Vernon, (nata DeCourcy) è ‘la cognata di Lady Susan‘. Mr. Charles Vernon, ‘il suo compiacente marito, è il fratello del defunto Frederic Vernon‘, mentre Mr. Reginald DeCourcy è ‘il giovane affascinante fratello di Catherine‘. A Londra, in Edward Street, Mrs. Alicia Johnson è ‘un’esule americana ed amica di Lady Susan‘, mentre Mr. Johnson, marito di Alicia, più anziano di lei, è ‘un uomo rispettabile‘. Manca a questa lista, trascurando alcuni personaggi minori, Frederica Vernon, figlia sedicenne di Lady Susan e del defunto Frederic Vernon, la quale entra in scena in un secondo momento nella residenza di Churchill.

Sulle note di ‘Music for the Funeral of Queen Mary‘ di Frank Purcell, che immediatamente i cinefili ricorderanno inclusa anche nella soundtrack di un’opera completamente differente per toni, contesto e stile come ‘Arancia Meccanica‘ di Stanley Kubrick, la protagonista, vestita ancora a lutto, sale in carrozza e lascia la residenza di Langford, seguita già dallo sguardo nostalgico di Lord Manwaring ed invano rincorsa da Sir James Martin, il quale a sua volta suscita le lacrime accorate della delusa Miss Maria Manwaring e l’espressione severa, solo in minima parte associata ad un effimero sollievo di Mrs. Lucy Manwaring. La sceneggiatura del film quindi vede l’azione leggermente anticipata rispetto a quello che le prime lettere del romanzo descrivono…(leggi il resto del commento cliccando qui sotto su ’Continua a leggere’)  Continua a leggere…

Musica: ‘Emerson, Lake & Palmer’

EMERSON, LAKE & PALMER

Omonimo

Anno: 1970

Genere: Rock Progressive, Pop
Etichetta: Island
Nazione: GBR

Tracklist:

  • Lato A
    The Barbarian – 4:27 (Arrangiamento e adattamento di EL&P su musica composta da Béla Bartók)
    Take a Pebble – 12:32 (Greg Lake)
    Knife Edge – 5:04 (Testi di Dik Fraser, Keith Emerson, Greg Lake su musica composta da Leoš Janáček)
  • Lato B
    The Three Fates – 7:46 (Keith Emerson)
    a) Clotho
    b) Lachesis
    c) Atropos
    Tank – 6:49 (Keith Emerson, Carl Palmer)
    Lucky Man – 4:36 (Greg Lake)

Band:

  • Keith Emerson – organo Hammond, pianoforte, Clavinet, sintetizzatore modulare Moog IIIc, organo della Royal Festival Hall
  • Greg Lake – basso, chitarre, voce
  • Carl Palmer – batteria e percussioni

VALUTAZIONE: l’album d’esordio del celebre super trio, è il tentativo riuscito di un connubio fra due apparenti opposti: il rock progressive e la musica classica, i cui riferimenti in questo caso sono chiaramente indicati persino nella tracklist del disco. Il quale perciò è diventato un riferimento fondamentale del genere di appartenenza ed al tempo stesso mette in evidenza le straordinarie capacità tecniche dei tre componenti il gruppo, che si sono uniti dopo aver maturato esperienze anche molto diverse fra loro per tipologia, coniugando una ideale affermazione e sintesi in questo lavoro imperdibile.

Quando si pensa a due generi come la musica classica ed il rock: progressive, pop o di qualunque altra corrente ad esso assimilabile, opinione generalmente diffusa è che appartengono a due opposte concezioni e non ci possono essere quindi fra loro granché punti d’incontro, essendo diverse le epoche d’espressione alle quali appartengono e di conseguenza lo stile, la destinazione dell’ascoltatore casuale o melomane che dir si voglia, specie poi in edizione ‘live’.

Effettivamente nella maggior parte dei casi la distanza è ampia, se non apparentemente addirittura inconciliabile fra i due generi, ma ci sono le dovute eccezioni, come sempre, ed Emerson, Lake & Palmer ne fanno sicuramente parte. Di certo, anche per ragioni puramente anagrafiche, la musica rock, ma possiamo dire anche molti altri filoni della musica moderna, hanno attinto a piene mani dalla musica classica. E non c’è da stupirsi quindi, perché anche questa forma d’arte, come qualunque altra, si è sviluppata nel tempo in numerose diramazioni che solo in apparenza sembrano discordanti ed estranee, mentre invece non sono altro che evoluzioni della specie, per così dire.

ELP 01

Seppure molti appassionati delle espressioni musicali più recenti o più in voga attualmente, principalmente giovani e giovanissimi, storcono il naso quando gli capita d’ascoltare anche soltanto qualche nota di musica sinfonica e di fronte ai nomi di compositori come Beethoven, Bach, Brahms, Chopin, Mozart, per citarne solo alcuni, ma anche Bartók e Janáček, per menzionare quelli più immediatamente riferibili all’opera in oggetto, che gli piaccia o no, molti dei loro attuali ed insospettabili beniamini hanno sviluppato la loro formazione proprio sulle composizioni di quei musicisti di epoche molto lontane. Oppure, come in questo caso, si sono cimentati a riproporre versioni, riadattate in chiave rock progressive, di alcune delle loro melodie, più o meno note, più o meno riconoscibili.

Il video che propongo qui di seguito è il migliore per qualità d’immagine e suono che ho trovato relativamente alla prima parte della carriera del celebre trio, quando stava affermandosi a livello mondiale, in pratica cioè subito dopo la data di pubblicazione del primo album omonimo. Il lettore potrà forse rimanere perplesso nel seguire le prime immagini, con Keith Emerson che si esibisce in una serie di sonorità fortemente distorte, come se fosse stato colto da un improvviso raptus, maltrattando un particolare organo Hammond costruito secondo sue esigenze sceniche sul palcoscenico e subito dopo Carl Palmer si produce a sua volta in uno scatenato assolo di batteria e percussioni, impressionante non soltanto dal punto di vista della varietà e della bravura tecnica, ma anche da quello della resistenza fisica.

Se però il lettore più paziente e curioso di verificare la veridicità di quanto sostenevo innanzi, volesse trovare riscontri alla stessa definizione di gruppo rock-pop-sinfonico che il trio si guadagnò all’epoca, può saltare a piè pari il primo dei due filmati che costituiscono questo video e portarsi direttamente al 25^ minuto, da dove proseguire e godersi la seconda metà, ad iniziare dall’esecuzione, ‘arricchita’ di suggestive immagini a corredo (anche se io francamente ne avrei fatto volentieri a meno…), di quello che forse è il più bel brano in assoluto contenuto nell’album in oggetto e probabilmente della loro intera discografia, ispirato dall’opera del ceco Leoš Janáček, guarda caso un autore classico. Mi riferisco a ‘Take a Pebble‘, nel corso del quale, non solo si può apprezzare la straordinaria bravura strumentale dei singoli ma anche la splendida voce di Greg Lake, senz’altro una delle più belle per timbrica dell’intero panorama rock progressive, unitamente alla bellezza della costruzione musicale della traccia, naturalmente di origine classica.

In questa esibizione ‘live’ sono presenti inoltre influenze di stampo jazzistico (mondo nel quale Keith Emerson ha maturato significative esperienze) e si può notare, dal punto di vista della interazione fra band e pubblico, un approccio che nell’album ovviamente non può essere presente. Cioè alcuni inaspettati siparietti, che potremmo definire persino dissacratori ma che in realtà si sposano alla perfezione con la sintonia del trio, rendendolo in un certo senso più umano e raggiungibile dal proprio pubblico e non soltanto un ‘totem’ da ammirare con soggezione e distacco. Pur dimostrando totale padronanza dello show, il trio riesce infatti a prendersi delle pause, a scendere dallo scranno, per così dire e non prendersi troppo sul serio, improvvisando situazioni al limite della comicità, che saranno certamente costruite ad arte, ma forse lasciano spazio anche all’estro ed all’intuizione del momento (Lake che scuote la testa sorridendo quando Emerson divaga su un ritornello, ne fornisce forse la conferma). Qualcosa però che può permettersi soltanto un gruppo che possiede una profonda intesa e padronanza dei propri mezzi; che può concedersi digressioni rispetto alla consueta seriosità del ruolo nel restante tempo del concerto davanti ad una sala gremita. Durante la parte del brano che Greg Lake esegue alla chitarra classica, non solo egli stesso canta un ‘jungle’ che non è presente nella versione ufficiale dell’album, ma lo vede coinvolto anche in una spiritosa improvvisazione con Carl Palmer, fra l’ilarità dei due e quella del pubblico di fronte.   

La biografia di Keith Emerson, Greg Lake e Carl Palmer è ricca di riferimenti e di esperienze professionali, prima, durante e dopo la parabola professionale di questo supergruppo. Emerson è il più anziano dei tre: tre anni più di Lake e addirittura sei più di Palmer. Inoltre fra loro è quello che molto probabilmente ha maturato una più approfondita conoscenza della musica classica e del jazz. Ne è una testimonianza il gruppo di provenienza, The Nice, considerato forse il primo a proporre un mix di rock progressive e musica classica. La tecnica di Keith si somma alla sua creatività nel cercare nuove sonorità e forme d’espressione dalle numerose tastiere che suona, anche puramente finalizzate a spettacolarizzare la scena dal vivo in totale disarmonia, sia nell’uso del già citato organo Hammond ma anche del celebre sintetizzatore modulare Moog IIIc. Quest’ultimo è uno strumento elettronico che ha trovato la sua consacrazione proprio nel brano di chiusura dell’album, ovvero ‘Lucky Man‘, paradossalmente un riempitivo per raggiungere la durata totale canonica in quegli anni del disco di vinile, composto da Lake e che invece è diventato in seguito uno dei loro cavalli di battaglia ed un single di grande successo…(leggi il resto del commento cliccando qui sotto su ’Continua a leggere’) Continua a leggere…