Serie TV: ‘Sharp Objects’

SHARP OBJECTS (Serie TV)

Titolo Originale: Sharp Objects

 Nazione: USA

Anno:  2017

Genere: Thriller, Psicologico

Durata: 400’ circa in 8 puntate

Regia: Jean-Marc Vallée

Cast: Amy Adams (Camille Preaker), Patricia Clarkson (Adora Crellin), Chris Messina (Detective Richard Willis), Eliza Scanlen (Amma Crellin), Matt Craven (Capo della Polizia Bill Vickery), Henry Czerny (Alan Crellin), Elizabeth Perkins (Jackie O’Neill), Taylor John Smith (John Keene), Madison Davenport (Ashley Wheeler), Miguel Sandoval (Frank Curry), Sophia Lillis (Camille da giovane), Lulu Wilson (Marian Crellin)

TRAMA: Camille Preaker vive a St. Louis, nello stato del Missouri ed è una giornalista con un traumatico passato alle spalle ed un presente ancora denso di problematiche e fantasmi, a causa dei quali ha sviluppato una forte dipendenza dall’alcol. E’ uscita da poco da una clinica psichiatrica perché a suo dire, per sentirsi meglio, si è a lungo praticata dei tagli sulla pelle, che hanno lasciato molteplici cicatrici, disseminate in quasi tutto il corpo in forma di scritte che riguardano se stessa, la sua condizione psicologica ed il lutto mai superato per aver perso la sorella Marian, cui era molto affezionata. Per giunta una sua compagna di stanza durante il ricovero, molto più giovane ed affetta dallo stesso autolesionismo, si è infine suicidata. Il capo redattore del giornale e la sua compagna si sono molto affezionati a Camille e quando a Wind Gap, suo paese di origine, sparisce improvvisamente la giovane Natalie Keen, le chiede di tornarci, vincendo la sua ritrosia, per scrivere un articolo su una vicenda che potrebbe essere opera di un serial killer, visto che l’anno prima era stata ritrovata cadavere un’altra adolescente. A Wind Gap, un paesino di confine fra lo stato del Missouri ed il Tennessee, vivono ancora la madre Adora, il suo patrigno Alan e Amma, la sorellastra minore. Lo sceriffo Bill Vickey non vede di buon occhio il ritorno di Camille ed ancor meno l’arrivo del detective Richard Willis, inviato dai federali per affiancarlo nelle indagini. Sia uno che l’altra potrebbero mettere in cattiva luce quello che è sempre stato un luogo pacifico e tranquillo. Camille un tempo era stata una reginetta di bellezza a Wind Gap ma il suo carattere ribelle si è sempre scontrato con quello possessivo della madre, la quale infatti non l’accoglie a braccia aperte al suo improvviso arrivo. La stessa Amma è un’estranea per Camille e se a casa si comporta con ubbidienza e sudditanza nei confronti dei genitori, in strada è una leader fra le sue compagne, trasgressiva e ribelle a sua volta. Amma però si comporta con la sorellastra come se volesse approfittare del momento per riempire il vuoto della loro lontananza. Quest’ultima cerca di raccogliere informazioni utili per scrivere l’articolo per il suo giornale dallo sceriffo e dal detective Willlis ma senza grande successo. Il paesino viene però sconvolto dal ritrovamento di Natalie, brutalmente uccisa. Qualcuno le ha pure strappato gli incisivi dalla bocca. I sospetti ben presto si indirizzano su John, il fratello maggiore della vittima, un tipo schivo e ambiguo nel comportamento. Lo stesso padre della ragazzina uccisa l’anno prima, Anne Nash, è convinto che sia proprio lui il colpevole e coltiva da tempo del risentimento nei suoi confronti. Camille è stretta fra la manifesta ostilità della madre Adora, la quale a Wind Gap non solo è considerata un punto di riferimento per la sua spiccata personalità ma è anche la proprietaria del grande allevamento di maiali che rappresenta la principale fonte di reddito e di lavoro della zona ed un irrisolto spirito autodistruttivo che si materializza in continue visioni di episodi e protagonisti del suo drammatico passato. Non l’aiuta lo scostante rapporto con lo sceriffo e quello contraddittorio con Richard che pure potrebbe assumere una inaspettata evoluzione sentimentale. La tormenta infine il senso di protezione che le ispira Amma, nella quale in parte si riconosce e che vorrebbe liberare dalla melliflua e morbosa influenza della madre. Le prove raccolte nei confronti di John sembrano andare nel senso sperato da molti, incluso lo sceriffo che non vede l’ora di chiudere lo spinoso ed insolito caso per tornare alla banale gestione di sempre, ma per Richard e Camille troppi particolari non tornano e la strada per scoprire la verità è ancora lunga e lastricata di amarezza ed atrocità.   

VALUTAZIONE: una serie TV molto ben condotta da Jean-Marc Vallée nell’arco di otto puntate che si conclude senza lasciare irrisolto il caso al centro della trama, ma senza precludere una successiva stagione. Un format già utilizzato con successo, ad esempio, dalla serie TV ‘Fargo’. ‘Sharp Objects’ scava dentro le meschinità e le ipocrisie di un piccolo paese di provincia, dove tutti si conoscono e diventa destabilizzante l’ipotesi che un serial killer possa nascondersi nel suo stesso seno. Al tempo stesso tratta con serietà, quindi senza indulgere nel compiacimento, la patologia dell’autolesionismo conseguente spesso a traumi infantili. Un thriller psicologico, spesso claustrofobico, che parte in sordina e si sviluppa in crescendo sino ad un finale sconvolgente. Il cast è perfettamente assortito, specie nelle interpreti femminili, che poi sono le vere star di questa riuscita serie TV e delle quali analizza a fondo la personalità.

Il romanzo omonimo dal quale è tratta questa Serie TV, scritto da Gillian Flynn, uscito nel 2008 con il titolo ‘Sulla Pelle‘ (clicca sul titolo di diverso colore se vuoi leggere il commento che avevo scritto al riguardo a suo tempo), è stato prontamente ristampato con il titolo originale e mostra la stessa cover della Serie TV. Non è il primo caso e non sarà neppure l’ultimo. Poco male, se non per quell’ignaro lettore che avesse acquistato entrambi i tomi e si fosse ritrovato con la stessa storia, a fronte di due diversi titoli ed immagini di copertina.

A guadagnarci invece è lo spettatore della Serie TV ‘Sharp Objects‘, che magari non avrà neppure letto il romanzo di riferimento ed ha l’opportunità di godersi uno spettacolo di alto livello. Per quello che ricordo, persino superiore al racconto scritto, che già di per sé è un gran bel merito. Una Serie TV che utilizza il format che personalmente ritengo ideale: una storia suddivisa in otto puntate, che inizia e chiude il cerchio di un tesissimo thriller, anche se il finale lascia aperto uno spiraglio per ulteriori sviluppi da proporre semmai in una successiva stagione, tutta ancora da scrivere però, per quanto ne sappia.

Una caratteristica di molte Serie TV infatti, che nasce ovviamente da scelte commerciali della produzione e degli autori, raramente invece per necessità artistiche, è quello di spalmare la trama su più stagioni. Esaurita quest’ultima, se il prodotto ‘tira’ ancora, gli sceneggiatori spesso s’inventano nuovi sviluppi, tirandola alle lunghe il più possibile, sinché i dati di visione ed ascolto consentono di generare ulteriore business. Trovo molto più appropriata e condivisibile invece la scelta dei fratelli Coen, produttori della Serie TV ‘Fargo‘ che hanno girato già tre stagioni ambientate negli stessi luoghi, conservando il legame con le precedenti solo attraverso alcuni personaggi e particolari narrativi, inseriti però in storie autonome e chiaramente distinte fra loro. Chissà se il regista canadese Jean-Marc Vallée ha intenzione di seguire la stessa traccia. Vedremo…

Di certo, l’autore della Serie TV ‘Big Little Lies – Piccole grandi bugie‘, che non ho avuto l’opportunità di vedere sinora e che a questo punto spero di poter recuperare, ha centrato il bersaglio con un’opera che impreziosisce il genere di appartenenza, grazie anche ad alcuni interpreti d’altissimo livello che raffigurano al meglio i loro personaggi. Da Amy Adams (già apprezzata di recente nell’intenso e complesso ‘The Arrival‘ di Denis Villeneuve), la quale fra l’altro porta egregiamente i suoi 44 anni, anche se interpreta la giornalista Camille che presumibilmente ne ha alcuni di meno e pur essendo una bella donna questo aspetto non le serve per apparire seducente, bensì perché il ruolo richiede grande impegno recitativo che lei svolge egregiamente. La Adams è anche produttrice della serie TV, oltreché attrice protagonista.

La palma della migliore però spetta sicuramente a Patricia Clarkson nei panni di Adora, il personaggio dominante ed ambiguo di una madre che mira a schiacciare subdolamente chiunque le stia intorno, che si tratti del marito, delle figlie o degli stessi concittadini di Wind Gap che ne subiscono la subdola personalità ed ai quali magnanimamente ogni anno concede spazio e mezzi per organizzare la festa rievocativa del Calhoun Day. La sorpresa invece è Eliza Scanlen nel ruolo di Amma, la quale ricopre una triplice veste: quella remissiva in casa di fronte alla dominante madre ed affettuosa adolescente nei confronti del padre; quella della spiccata leader con le coetanee ma anche quella della provocante Lolita con gli uomini adulti, ben oltre quello che compete alla sua giovanissima età. Non che Chris Messina e Matt Craven, rispettivamente il detective e lo sceriffo, incaricati dalle autorità di dipanare il caso delle giovani improvvisamente scomparse e poi ritrovate cadavere, non siano all’altezza. Tanto meno Taylor John Smith nell’interpretare il fragile e controverso John Keene. E’ proprio la struttura portante della sceneggiatura che privilegia decisamente le tre figure femminili citate precedentemente.

La scrittrice Gillian Flynn, parlando della sua opera, dice che: ‘…il motivo per cui ha scritto il romanzo è per descrivere come si esprimono la violenza e l’odio femminile. Quanto sia pericoloso quando vengono repressi o ignorati…‘. Il regista Jean-Marc Vallée, ne rafforza i toni quando afferma: ‘…Gillian Flynn ha scritto un romanzo così cupo e tuttavia così bello. C’è bellezza nell’oscurità ed in questo personaggio. Camille non sa fare le sue scelte, non sa quello che è giusto per lei, ma è così onesta nel modo in cui parla di  e delle sue ferite. Il modo in cui queste donne si feriscono a vicenda, i loro abusi, è una cosa che spezza il cuore. Non sanno come volersi bene…‘. La stessa Amy Adams, nel descrivere il suo personaggio sostiene che: ‘…nasconde dentro di sé tutto il suo dolore. Ma nonostante tutti i suoi vizi e le sue zone d’ombra non si arrende e continua a cercare di essere diversa…‘, oppure, riferendosi allo stesso regista, da lei fortemente voluto, ne elogia la sua sensibilità: ‘…a Jean-Marc Vallée sembra che piaccia molto esplorare la profondità della psiche femminile, in una maniera onesta che accetta tutti i loro difetti. Non è interessato a farci sembrare perfette, ed è una cosa che adoro. Vuole solo mostrare la verità…‘. Tutto ciò insomma sembra confermare un impianto narrativo volto decisamente al femminile…(leggi il resto del commento cliccando qui sotto su ’Continua a leggere’).Continua a leggere…

Annunci

Libro, Film e Serie TV: ‘Picnic A Hanging Rock’

PICNIC A HANGING ROCK (Libro)

Di Joan Lindsay

Anno Edizione 1967

Pagine 296

Costo € 10,20

Ed. Sellerio Editore Palermo (collana ‘La Memoria’)

Traduttrice: Maria Vittoria Malvano

 PICNIC AD HANGING ROCK (Film)

Titolo Originale: Picnic At Hanging Rock

 Nazione: Australia

Anno:  1975

Genere: Drammatico, Giallo

Durata: 115’ Regia: Peter Weir

Cast: Rachel Roberts (Mrs. Appleyard), Vivean Gray (Miss McCraw), Helen Morse (Mlle. de Poitiers), Kirsty Child (Miss Lumley), Anne Louise Lambert (Miranda), Karen Robson (Irma), Jane Vallis (Marion), Margaret Nelson (Sara), Christine Schuler (Edith Horton), Dominic Guard (Michael Fitzhubert), John Jarrett (Albert Crundall), Frank Gunnell (Mr. Whitehead), Jacki Weaver (Minnie), Tony Llewellyn-Jones (Tom), Olga Dickie (Mrs. Fitzhubert), Peter Collingwood (Colonello Fitzhubert), Ingrid Mason (Rosamund), Martin Vaughan (Ben Hussey)

  PICNIC A HANGING ROCK (Serie TV)

Titolo Originale: Picnic At Hanging Rock

 Nazione: Australia

Anno:  2018

Genere: Drammatico, Giallo

Durata: 360’ in 6 puntate

Regia: Michael Rymer, Larysa Kondracki, Amanda Brotchie

Cast: Natalie Dormer (Hester Appleyard), Lily Sullivan (Miranda Reid), Samara Weaving (Irma Leopold), Madeleine Madden (Marion Quade), Inez Currò (Sara Waybourne), Ruby Rees (Edith Horton), Lola Bessis (Dianne de Poitiers), Harrison Gilbertson (Michael Fitzhubert), James Hoare (Albert Crundall), Yael Stone (Dora Lumley), Mark Coles Smith (Tom), Jonny Pasvolsky (Sergente Bumpher), Anna McGahan (Miss Greta McCraw), Don Hany (Dott. Mackenzie), Nicholas Hope (Colonnello Fitzhubert), John Flaus (Sig. Whitehead), Emily Gruhl (Minnie), Mayah Fredes (Rosamund Swift), Philip Quast (Arthur Appleyard), Marcus Graham (Tomasetti), Kate Box (Signora Bumpher), Roslyn Gentle (Signora Fitzhubert)

TRAMA: Il 14 febbraio dell’anno 1900 in Australia, giorno di San Valentino si festeggia anche nell’esclusivo collegio Appleyard. Nonostante sia composto di sole studentesse, esse si scambiano ugualmente biglietti e piccoli regali per simpatia, amicizia o infatuazione. Nel pomeriggio è prevista una gita presso la celebre collina di Hanging Rock, una formazione rocciosa che si erge maestosa dalla pianura intorno, posta ad una settantina di chilometri da Melbourne. La severissima direttrice del collegio, dalla quale lo stesso prende il nome, ha affidato le allieve alle cure del cocchiere Ben Hussey ed alle insegnanti ed educatrici Dianne de Poitiers e Miss Greta McCraw, con la raccomandazione di tornare al collegio entro le ore venti. Nel gruppo, composto da una ventina di ragazze di diversa età, le più grandi sono un punto di riferimento ed oggetto di ammirazione ma anche d’invidia, in certe occasioni, per le più giovani. Le più in vista sono Miranda Reid, dalla spiccata personalità ribelle, cui si è particolarmente affezionata la giovanissima Sara Waybourne, un’orfana adottata da un benestante tutore che però spesso è in viaggio per lavoro; Irma Leopold, forse la più bella del collegio ed erede della ricchissima casata dei Rothschild; e Marion Quade, completa il terzetto, con la quale le altre due hanno raggiunto nel frattempo una solida intesa. Arrivata la carovana a Hanging Rock, alla cui base c’è una fitta vegetazione ed un laghetto sulle cui sponde si soggiorna piacevolmente, la giornata si svolge in un’atmosfera rilassata, sinché Miranda, Irma e Marion chiedono il permesso di fare una breve escursione, cui chiede di unirsi, seppure non richiesta, la giovane Edith Horton. Mademoiselle Dianne vorrebbe trattenerle, rispettando gli ordini di Madame Appleyard, ma infine acconsente. Le quattro ragazze si avviano con la promessa di tornare in breve tempo e durante il percorso si ritrovano ad essere osservate da lontano dal giovane nobile inglese Michael Fitzhubert e Albert, lo stalliere di suo zio che lo accompagna. Michael è affascinato dalla loro grazia e stupito di vederle sole in quel posto, per cui segue le ragazze per un breve tratto, sinché le vede sparire fra le rocce. Giunte su un pianoro le quattro giovani sono stanche ed assalite da un sonno irresistibile. Quando si svegliano, come se seguissero un richiamo irresistibile, Miranda, Irma e Marion riprendono la marcia in salita fra le rocce, lasciando Edith sola. La quale, travolta dalla paura, torna indietro precipitosamente sino all’accampamento delle altre compagne, urlando a squarciagola e spaventandole a loro volta. Ben Hussey infatti aveva già da tempo preparato la carrozza per tornare al collegio e Mademoiselle Dianne preoccupata per il protrarsi dell’assenza delle tre ragazze, non sapeva più che fare, anche perché Miss Greta McCraw, prima ancora che tornasse Edith, aveva deciso di andare incontro alle altre assenti, ma quando oramai è imminente l’imbrunire, non è più tornata a sua volta. Il ritorno al collegio Appleyard avviene in un clima di confusione e stordimento, quando oramai è buio pesto. Le ricerche da parte della polizia e volontari fra la popolazione civile iniziano immediatamente la mattina dopo e proseguono nei giorni a venire, senza però trovare traccia delle ragazze e dell’insegnante scomparsa. Neppure Edith può essere d’aiuto perché, forse a causa dello choc, non ricorda nulla. L’unico che non demorde è Michael, il quale decide autonomamente di tornare a Hanging Rock accompagnato da Albert, ma dopo una giornata infruttuosa a cercare le studentesse, decide di dormire sul posto per continuare il mattino seguente, nonostante Albert cerchi di farlo desistere e tornando indietro deve giustificare con una scusa l’assenza di Michael a suo zio. All’alba Albert torna e sale ancora verso Hanging Rock dove trova Michael semi incosciente, ma ancora in grado almeno di fargli intendere che deve risalire le rocce, dove infatti Albert trova Irma, giacente a terra, ma ancora miracolosamente viva. Nei giorni seguenti però anche lei sostiene di non ricordare nulla e quindi di non poter dare informazioni utili per trovare le altre due compagne e l’insegnante che risultano ancora irreperibili. Il mistero è perciò ancora lontano dalla sua soluzione e molto altro deve ancora accadere prima della conclusione.

VALUTAZIONE: mettere a confronto un romanzo scritto nel 1967, con la sua trasposizione cinematografica del 1975, divenuta un classico nel suo genere e quindi con la riproposizione della stessa storia in una serie TV realizzata nell’anno corrente, è una bella sfida. Palese è infatti la differenza di stile, non solo dipendente dagli anni trascorsi, ma anche da numerosi aggiustamenti che gli autori, specie nella serie TV, hanno apportato alla trama rispetto alla versione originale, mentre il film di Peter Weir del 1975 è sostanzialmente fedele al romanzo ma ancora più indirizzato su atmosfere enigmatiche. La vicenda al centro della storia è infatti molto particolare, sin dalla suggestiva ambientazione e soprattutto il caso della sparizione di tre studentesse ad Hanging Rock durante un picnic. I personaggi sono ben delineati in tutte e tre le versioni. Il finale, oggetto di molte interpretazioni, è stato in parte chiarito alcuni anni dopo con la pubblicazione di un ultimo capitolo che l’editore aveva deciso di tagliare dall’opera di Joan Lindsay.

Il romanzo non lo avevo ancora letto sinora. Il film di Peter Weir dal quale è tratto, uscito nel 1975, l’avevo invece già visto anni fa ed è stato quello che ha rivelato il regista australiano, divenuto ancora più noto in seguito, grazie ad opere di grande successo e qualità come ‘Witness – Il Testimone‘, ‘L’attimo Fuggente‘ e ‘The Truman Show‘ (clicca sul titolo di ognuno di essi se vuoi leggere la mia recensione, ndr.), giusto per citare forse quelle più note. Sia la storia narrata che lo stile utilizzato dal regista australiano, poetico ed oscuro al tempo stesso nel trasporre l’opera letteraria di Joan Lindsay, hanno fatto in modo che diventasse in breve una sorta di ‘cult‘ fra gli appassionati cinefili. 

La curiosità di leggere il romanzo mi è venuta però soprattutto dopo aver visto la miniserie di sei puntate dedicata a questa stessa storia, realizzata nell’anno corrente da FremantleMedia Australia, a distanza quindi di oltre cinquantanni dall’uscita del libro e quarantatré dal film di Weir. Nel ruolo di Mrs. Hester Appleyard, in quest’ultimo caso è stata scelta Natalie Dormer, già vista nella parte del personaggio di Margaery Tyrell nella famosissima serie TV ‘Il Trono di spade‘, la cui età ed aspetto fisico tracciano già una significativa differenza, sia con il romanzo che con il film precedente, essendo molto più giovane ed avvenente, e con una complessa vicenda personale alle spalle che non esiste nelle altre versioni.

Ovviamente, se ci si trova di fronte a tre opere incentrate sulla stessa storia, è inevitabile che sorga la curiosità di confrontarle ed evidenziarne i pregi, i difetti e le differenze. Se c’è qualcosa comunque che, indipendentemente dalla versione, colpisce particolarmente in questo caso, non è la vicenda, anche se intrigante, della scomparsa di tre studentesse e di una loro insegnante, delle quali solo una poi viene ritrovata viva, nonostante l’impiego d’ingenti forze dell’ordine e volontari che per giorni e giorni le hanno cercate, battendo e risalendo i meandri rocciosi, scoscesi ed inquietanti di Hanging Rock in Australia, un posto che di per sé evoca atmosfere tenebrose e surreali. E’ il finale la parte più curiosa ed anche ambigua, perché non chiarisce quasi nulla, dopo aver lungamente seminato dubbi e congetture, contrariamente a quello che avviene di solito in racconti analoghi nei quali il mistero viene trascinato a lungo ma infine in qualche modo risolto.

Molte interpretazioni sono state date a tal riguardo a suo tempo, sia per il romanzo che per il film dal quale è tratto, a proposito di questa incredibile vicenda: dalla fuga, al rapimento, alla violenza, al suicidio e sono state fatte anche ipotesi di natura trascendentale, ma pare che l’editore abbia voluto eliminare il capitolo finale dell’opera letteraria proprio per lasciare aleggiare questa sensazione di mistero e d’irrisolto che alimentava a suo dire ancor di più la curiosità del lettore.

Sorprendentemente, molto se non tutto si è chiarito, in maniera ancora una volta inconsueta, soltanto ventidue anni dopo la pubblicazione dell’opera, quando la stessa scrittrice Joan Lindsay era già morta da tre anni (e quindi quando il film omonimo era già stato realizzato), in un’appendice postuma intitolata ‘The Secret of Hanging Rock‘. La quale è composta di sole cinquantotto pagine, dodici delle quali costituiscono il diciottesimo capitolo mancante al romanzo. Soltanto alla fine di questo commento però riporterò qualche indicazione al riguardo che ho letto in Internet, giusto per mantenere un po’ di suspense nel lettore, ma anche con l’intenzione di non rendere superfluo quello che le precede e che comunque contiene indicazioni che ritengo sia utile conoscere per avere un quadro più completo dell’opera, evitando al contempo di seguire l’ermetico ed un po’ sadico esempio dell’editore all’uscita del romanzo della Lindsay.

Avendo deciso in questa occasione di andare oltre l’ordinario e di scrivere addirittura un unico commento che mette a confronto tre fonti diverse della stessa storia, risulta evidente innanzitutto che l’ultima versione, quella relativa alla serie TV, è piuttosto liberamente tratta dal romanzo e rispetto anche al film di Peter Weir. Riguardo il personaggio della direttrice del collegio dal quale prende il nome, cioè Appleyard, ad esempio, le sceneggiatrici Beatrix Christian e Alice Addison l’hanno pensato iniziando dalla trattativa d’acquisto fra l’imperscrutabile donna e l’agente che cura la vendita della sede e relativi giardini, il che è una novità rispetto alle precedenti versioni. Anche il personaggio interpretato da Natalie Dormer ha un nome proprio, Hester, che nel romanzo non viene mai menzionato ed oltretutto viene da un passato tenebroso dal quale in qualche modo sta fuggendo, che è un’altra libera interpretazione della serie TV…(leggi il resto del commento cliccando qui sotto su ’Continua a leggere’)Continua a leggere…

Serie TV: ‘One Strange Rock – Pianeta Terra’

ONE STRANGE ROCK – PIANETA TERRA

Titolo Originale: One Strange Rock

 Nazione: USA

Anno:  2017

Genere: Documentario

Durata: 10 episodi da 60’ circa cad.

Regia: Autori Vari (Graham Booth, Nat Sharman, Nic Stacey, Nicholas Jordan, Christopher Riley, Alice Jones) con la supervisione di Darren Aronofsky

Commento Parlato: Will Smith

VALUTAZIONE: Un esaltante viaggio lungo in dieci puntate sulla genesi, sviluppo, sconvolgimenti, sopravvivenza, sulla storia insomma dello straordinario pianeta nel quale viviamo, raccontato con simpatia e brillantemente da Will Smith, affiancato dalle testimonianze di otto astronauti americani che hanno effettuato innumerevoli foto e riprese dalla loro particolare e suggestiva prospettiva, nel corso di numerose missioni spaziali. Immagini mozzafiato con la supervisione del regista premio Oscar Darren Aronofsky contribuiscono a rendere questa serie imperdibile.

Sinora non ho mai commentato un documentario, o per meglio dire, una Serie TV di dieci puntate legate fra loro da un comune denominatore di stampo naturalistico e scientifico, nonostante sia un genere che amo molto. E’ una scelta dovuta alla mancanza di tempo e quindi per non allargare ulteriormente le tematiche di questo sito, già abbastanza numerose e complicate da seguire ed alimentare.

Voglio fare un’eccezione però, perché si tratta di qualcosa di straordinario che merita di essere segnalato, nonostante sinora sia stata messa in onda solo poco più della metà degli episodi previsti. Mo confido sul fatto che i rimanenti siano altrettanto all’altezza.

Si tratta di un’opera alla quale la definizione e il genere ‘documentario’ sta decisamente un po’ stretto, non solo perché alle spalle c’è un regista di grande spessore come Darren Aronofsky, già di per sé una garanzia (‘Il Cigno Nero‘ e ‘The Wrestler‘ per citare un paio di suoi film) ma perché il soggetto attorno al quale è costruita, cioè il pianeta Terra, è osservato ed approfondito da molteplici punti di vista, non solo quello strettamente paesaggistico e scientifico. ‘Vi racconterò la storia del posto più incredibile che esista. Il posto più strano di tutto l’universo. Pieno di roccia liquida, caverne di cristallo e paesaggi alieni. E sapete una cosa? Ci camminate sopra…‘.

A parlare è l’attore Will Smith, sulle immagini di apertura della prima puntata, intitolata ‘Il Respiro della Terra‘, visibile interamente anche nel link qui sopra proposto, così come gli episodi successivi, quasi in contemporanea a Sky che sta trasmettendo settimanalmente una puntata dietro l’altra ed al momento siamo arrivati alla sesta. ‘Otto astronauti con un totale di oltre mille giorni vissuti nello spazio, ci racconteranno come andare lassù li abbia aiutati a comprendere davvero tutto quello che accade quaggiù. Le strane connessioni, i disastri mancati, i colpi di fortuna che hanno creato il nostro incredibile mondo. Il posto più strano di tutto l’universo potrebbe proprio essere questo…‘.

La prima considerazione che pone il noto narratore ripreso in primo piano è quindi legata ad un’azione, se così possiamo definirla, che per abitudine e senza che ciò ci stupisca in alcun modo, spesso diamo per scontata appunto, mentre non la è affatto. Respirare infatti è un meccanismo naturale ed obbligatorio per mantenerci in vita. Lo facciamo senza sosta, lungo tutto l’arco della stessa, dal momento della nascita sino a quando sopraggiunge la morte, senza che il processo continuo di inspirare ed espirare aria ci appaia perlomeno curioso, ma nel caso ci venisse a mancare questa preziosa miscela, costituita per la gran parte da ossigeno ed azoto, non avremmo scampo……(leggi il resto del commento cliccando qui sotto su ’Continua a leggere’)  Continua a leggere…

Serie TV: ‘Le Bureau – Sotto Copertura (Prime Tre Stagioni)’

LE BUREAU – SOTTO COPERTURA

Titolo Originale: Le Bureau des Légendes

 Nazione: Francia

Anno:  2017

Genere: Spionaggio, Drammatico

Durata: 30 episodi da 50′ cad. suddivisi in tre Stagioni

Regia: Autori Vari (Hélier Cisterne, Laïla Marrakchi, Eric Rochant, Mathieu Demy, Jean-Marc Moutout, Samuel Collardey, Elie Wajeman)

Cast: Mathieu Kassovitz (Guillaume Debailly), Sara Giraudeau (Marina Loiseau), Jean-Pierre Darroussin (Henri Duflot), Léa Drucker (Dottoressa Balmes), Zineb Triki (Nadia El Mansour), Gilles Cohen (Marc Lauré), Florence Loiret Caille (Marie-Jeanne Duthilleul), Patrick Ligardes (Marcel Gaingouin), Jonathan Zaccaï (Raymond Sisteron), Alexandre Brasseur (Mémé), Michaël Abiteboul (Pépé), Alba Gaïa Bellugi (Prune Debailly), Stéphane Debac (Jérome), Alice Belaïdi (Sabrina Boumaza), Fares Helou (Hachem Al-Khatib), Ziad Bakri (Nadim), Pauline Etienne (Céline Delorme, stagione 2)

TRAMA: Guillaume Debailly, alias Paul Lefebvre, è una spia. Per meglio dire è un infiltrato in Siria della DGSE e sotto copertura veste i panni di un professore di francese. Separato e padre di Prune, una studentessa che rivede al suo ritorno a Parigi dopo sei anni di missione, Guillaume/Paul ha conosciuto a Damasco la bella Nadia el Mansour, insegnante presso l’università ed esperta di storia del suo paese. La loro liaison si è interrotta quando Paul è stato richiamato in patria per assumere l’incarico di vice direttore, riportando ad Henri Duflot. Nonostante Guillaume non avesse taciuto la relazione alla sua referente Marie-Jeanne, ha però evitato di ammettere la profonda intensità del loro rapporto. Nel frattempo ad Algeri l’infiltrato ‘Cyclone’ è stato arrestato dopo essere stato fermato in stato di ubriachezza, perlomeno inconsueto per un musulmano, quando era al volante della sua auto ma poi è misteriosamente sparito dalla locale sede della polizia. Tornato a Parigi e contrariamente alle regole della DGSE, Guillaume non ha riconsegnato con una scusa la carta d’identità di Paul, che egli nasconde e continua ad utilizzare in varie occasioni per sfuggire ad un paio di agenti della stessa DGSE che lo seguono di continuo. La coppia segue gli ordini e la prassi, per verificare se la sua copertura in Medio Oriente è rimasta intatta, ma Guillaume li semina regolarmente con abilità. Il primo incarico che gli è stato assegnato al ritorno è quello di addestrare Marina Loiseau, la quale dovrebbe sostituirlo nell’incarico in Medio Oriente, convincendo ad assumerla il responsabile dell’ente iraniano che si occupa di sismologia per rilevare i siti più sicuri dove installare centrali nucleari. Quest’ultimo infatti ogni anno si reca a Parigi, in un accordo di collaborazione fra le due nazioni, per scegliere un collaboratore francese da inserire nel suo team a Damasco. La crisi ad Algeri, che fa temere ‘Cyclone’ possa essere prestato al doppio gioco, oppure costretto a forza a rivelare il suo ruolo e le informazioni che ha ricevuto nel frattempo, spingono Duflot a coinvolgere nelle indagini Guillaume, per la sua riconosciuta qualità e competenza. Le sommosse che intanto avvengono a Damasco da parte dei ribelli contrari a Beshar el Assad, inducono però Guillaume/Paul a mettere da parte la prudenza e contattare Nadia per scoprire con sorpresa che si trova a sua volta a Parigi, con un falso incarico. In realtà è al seguito di una delegazione governativa che con il beneplacito dei russi sta effettuando in gran segreto trattative con i ribelli. Gli incontri clandestini che seguono fra Paul e Nadia in un hotel, di nascosto dai rispettivi referenti, generano però il sospetto di Duflot, il quale teme che Guillaume sia affetto dalla sindrome dell’infiltrato e quindi non sia ancora uscito completamente dal personaggio Paul che interpretava in Siria. Ma anche le guardie al seguito del nipote di Assad ed adibite alla sicurezza ed alla riservatezza delle trattative in corso, temono che Nadia sia caduta in una trappola dei servizi segreti francesi attraverso la figura di Paul. D’altronde sia quest’ultimo che Nadia non conoscono ancora i loro rispettivi e reali ruoli. Le guardie del corpo siriane iniziano quindi a seguire Paul per smascherarne gli obiettivi. In alcune sequenze che si sovrappongono, Guillaume/Paul appare però sotto interrogatorio di una macchina della verità, gestita dalla CIA ed alla presenza di un’altra figura inaspettata, come se ciò che è accaduto sinora sia solo parte di un racconto di sintesi e la verità sia molto più complessa, multiforme ed inquietante. Nel frattempo, seguendo una prassi piuttosto cruda ma efficace, sia il referente di ‘Cyclone’ ad Algeri, che Marina a Parigi, vengono sottoposti dalla DGSE ed a loro insaputa, ad improvvisi e finti rapimenti, con conseguenti interrogatori intimidatori, per saggiarne la resistenza nel caso dovessero essere arrestati dal controspionaggio dei paesi nei quali operano o dovranno a breve infiltrarsi. Gli sviluppi di tutto il complicato quadro operativo è denso di colpi di scena e per molti aspetti sorprendente.

VALUTAZIONE: di produzione francese, è una serie TV coinvolgente ed intrigante. Lo spettatore viene calato nel misterioso e complesso mondo dei servizi segreti, senza però spettacolarizzazioni alla 007 e neppure scene particolarmente cruente, in un contesto intessuto però d’intrighi e sospetti. Con base in Francia, le vicende si spostano di volta in volta in paesi ad altro rischio come Siria, Giordania, Iran e Algeria. Il coinvolgimento dell’ISIS e dello spionaggio e controspionaggio di nazioni che sono persino alleate fra loro, completano il quadro operativo. I retroscena che riguardano le implicazioni politiche a volte risultano un po’ tortuosi. A rompere le rigide regole sono i sentimenti, nonostante la natura dei personaggi è inevitabilmente soggetta ad ambiguità. Ogni errore, anche il più banale, può però diventare fatale.   

Raccontare anche solo una sintesi dei trenta episodi suddivisi in tre stagioni, trasmesse su Sky, l’ultima delle quali si è appena conclusa, è una missione praticamente impossibile, fosse pure per sommi capi, appunto. La trama che ho riportato qui sopra non copre neanche per intero la prima stagione ma fornisce, spero, un’idea del quadro narrativo che è assolutamente originale ed intrigante, denso di sviluppi ed implicazioni di varia natura, in un contesto narrativo caratterizzato da una notevole tensione e colpi di scena. Nonostante ciò, l’azione vera e propria non è l’elemento peculiare di questa Serie TV francese.

Il malinteso nel quale si può più facilmente incorrere infatti, prima di addentrarsi nei meandri, anche tortuosi a volte a dirla tutta, delle vicende che vedono coinvolti più nazioni al tempo stesso, è quello di assimilare il termine di ‘infiltrato‘ a quello di ‘agente segreto‘. Una figura quest’ultima esaltata, tanto per citare un nome, dallo scrittore Andrew Fleming con il suo James Bond, il noto agente 007, immortalato al cinema da numerosi film che le TV ripropongono a ciclo continuo, con canali addirittura dedicati ed interpreti come Sean Connery, Roger Moore ed altri, sino all’ultimo in ordine di tempo, cioè Daniel Craig.

Sarà forse lo stile compassato che è tipico del cinema europeo e nello specifico anche di questa fiction d’oltralpe, decisamente più riflessivo a confronto di analoghe produzioni di origine statunitense, ma la narrazione è volta a tutt’altro versante rispetto al rituale abituale del genere di appartenenza. Ciò però non la rende né lenta, né ripetitiva, anche se spesso la scena si svolge dentro gli uffici, attrezzatissimi ovviamente dal punto di vista tecnologico, della DGSE.

Per comprendere al meglio il contesto comunque, bisogna chiarire il ruolo dell’infiltrato. Guillaume (il suo vero nome) o Paul (quello da infiltrato appunto) lo spiega molto bene nell’inedito ruolo di ‘coach’ di Marina Loiseau, prossima a infiltrarsi in Iran, quando le fissa un appuntamento conoscitivo in un ristorante e la sottopone ad un test immediato, che lei supera comunque brillantemente in pochi minuti. Si trattava di ottenere in meno di quindici minuti le informazioni personali dettagliate di un paio di casuali clienti in piedi davanti al bancone del bar, inventandosi una scusa qualsiasi. Al suo ritorno al tavolo, orgogliosa del risultato ottenuto, Guillaume le fa notare però l’errore di base nel quale è incappata e che non deve invece assolutamente ripetere (‘…deve imparare a mantenere una certa distanza con le persone: né lontana per conoscere più cose possibili, né vicina per non influenzare l’obiettivo. La nostra missione è quella di conoscere gli altri senza farsi notare. Non siamo agenti ma infiltrati. Noi non ricordiamo, descriviamo…’). 

Bisogna assumere perciò, che il loro mestiere richiede toni esattamente opposti al protagonismo ed alla spettacolarizzazione. Quelli invece che sono specifici del cinema per il genere di appartenenza ed il profilo dell’agente segreto, che tanto successo ha riscosso e riscuote ancora nel pubblico. Si può essere portati a concludere perciò, prima di decidere di affrontare la visione di questa Serie TV, che si tratta di una storia compassata, a sfondo psicologico, alquanto complicata e forse anche introversa, carente insomma di azione e di colpi di scena, quanto semmai di lunghe dissertazioni politiche, sociologiche e comportamentali, riguardo ad esempio agli effetti che l’uso prolungato di una differente identità in paesi lontani può provocare negli infiltrati quando poi devono tornare alla vita normale.

Uno scenario tipico, se vogliamo, di un certo stile europeo e francese in particolare in questo caso, basato essenzialmente sui dialoghi e magari costellato di situazioni non esenti da spunti grotteschi. Beh, così non è, seppure tutti questi elementi mescolati fra loro non mancano comunque e l’aspetto psicologico, politico e comportamentale riveste un ruolo fondamentale. Fra l’altro, si parla di Siria, della figura di Assad, dell’ISIS, degli equilibri fra alcune delle potenze mondiali in Medio Oriente: temi quanto mai attuali, come purtroppo ben sappiamo.

Le Bureau‘, che in francese significa genericamente ‘Ufficio‘, è la sede della DGSE, un acronimo che sta per ‘Direction Générale de la Sécurité Extérieure‘, alle dirette dipendenze del Ministero della Difesa francese. Le sue finalità, Wikipedia le riassume così: ‘…responsabile di esplorare e sfruttare le informazioni riguardanti la sicurezza della Francia, e di rilevare e impedire al di fuori del territorio nazionale, le attività di spionaggio dirette contro gli interessi francesi, al fine di prevenire le conseguenze…‘…(leggi il resto del commento cliccando qui sotto su ’Continua a leggere’ Continua a leggere…

Serie TV: ‘Babylon Berlin’ – 1^ e 2^ Stagione

BABYLON BERLIN

Titolo Originale: idem

 Nazione: Germania

Anno:  2017

Genere: Drammatico, Giallo, Storico

Ideatori e Registi: Henk Handloegten, Tom Tykwer, Achim von Borries

Durata: 16 episodi di circa 45’ cad. Regia: Autori Vari

Cast: Volker Bruch (Gereon Rath), Liv Lisa Fries (Charlotte Ritter), Peter Kurth (Bruno Wolter), Matthias Brandt (August Benda), Leonie Benesch (Greta), Severija Janušauskaitė (Swetlana), Ivan Shvedoff (Alexej Kardakow), Lars Eidinger (Alfred Nyssen), Anton von Lucke (Stephan Jänicke), Fritzi Haberlandt (Elisabeth Behnke)

TRAMA: Gereon Rath è un commissario della Buoncostume di Colonia in missione a Berlino per rintracciare e distruggere una pellicola pornografica che compromette il borgomastro della sua città, amico di famiglia. Da quando è stata costituita la Repubblica di Weimar, Berlino è una Babilonia, appunto, di artisti, di attivisti politici, di libertà d’ogni genere, anche di natura sessuale, di scontri sociali, di locali notturni sfavillanti di luci e suoni, di vicoli rischiosi e bui, di pochi, molto ricchi e di tanti, molto poveri. Insomma, un coacervo di contraddizioni stridenti. Rath è rimasto traumatizzato al fronte durante la Prima Guerra Mondiale; si è salvato per un pelo senza prestare soccorso a suo fratello ferito sul campo, che non è più tornato. Da allora, per superare un tremore epilettico che lo attanaglia nei momenti di tensione, assume un potente calmante, probabilmente una droga che porta sempre con  alla bisogna. Il rebus della pellicola comunque si rivela molto più complesso di quello che poteva supporre, anche se riesce a risolverlo, perché dietro quel ricatto pare si nascondano interessi molto più grandi. Rath infatti si trova ben presto in mezzo a complessi e pericolosi schieramenti contrapposti che coinvolgono, fra le altre, istituzioni a difesa dello stato ed altre deviate; generali che operano autonomamente per la rinascita della grande Germania uscita distrutta dalla Prima Guerra Mondiale; un misterioso treno che vede trotzkisti e stalinisti in lotta fra loro e che interessa particolarmente agli stessi vertici militari tedeschi, e persino strane figure che operano in campo medico. Molti di questi ambigui personaggi gravitano al Moka Efti, un locale notturno dove, fra fiumi di champagne, musiche e balli sfrenati, sesso a pagamento, si prostituisce anche Charlotte, una giovane spigliata ed ambiziosa che con i guadagni in quell’ambiente lussuoso e decadente ci mantiene la numerosa famiglia a casa. Di certo il contrasto è acuto fra l’opulenza e l’ostentazione di quel locale ed altri simili con la tristezza e miseria dell’appartamento dove ritorna spesso solo all’alba e che condivide con alcuni parenti parassiti. A Charlotte però interessa solo proteggere Toni, la sorella minore, ancora una bambina, per quanto sveglia, ma già oggetto delle scabrose attenzioni del cognato, peraltro un fannullone. Una situazione d’indigenza comunque che è comune a tante altre famiglie nella Berlino nel 1929. Charlotte in realtà ha una naturale predisposizione all’investigazione e sogna di essere la prima donna ad entrare nella sezione omicidi della polizia. Riesce quindi a farsi assumere in quella sede per un temporaneo lavoro di archiviazione, in combinazione con quello più sicuro e remunerativo nel locale notturno e dopo aver conosciuto Rath in circostanze particolari, si offre di aiutarlo nelle indagini che vanno ben oltre la pellicola, nonostante lui inizialmente non la prenda sul serio. La curiosa ed intraprendente Charlotte vuole però dimostrare a tutti i costi di valere quel ruolo. Un percorso lungo e pieno d’insidie nel corso del quale comunque Rath deve fare i conti con il suo passato.      

VALUTAZIONE: una delle più eleganti ed intriganti Serie TV, di grande impegno economico ma di altrettanto e sicuro impatto visivo ed emotivo, che trasporta lo spettatore in una sorta di fantasmagorico viaggio a Berlino al tempo della Repubblica di Weimar, dentro la quale convivono lusso, miseria, trasgressione, speranze e contrasti sociali e politici, per i quali non è difficile cogliere inquietanti analogie con la realtà di oggi

‘Babylon Berlin’ è una Serie TV costata quasi 40 milioni di euro,  è in assoluto la produzione più onerosa mai prodotta in Germania ed ha richiesto 180 giorni di lavorazione, 300 location, 5000 comparse e 8000 mq. di set a Babelberg.

Babylon Berlin 10Bisogna ammettere che sono stati soldi spesi egregiamente, specie nella ricostruzione in studio, quasi maniacale (se non son bravi i tedeschi in queste cose…), della celebre Aleksanderplatz ed altri luoghi storici della città, come il ristorante-club Moka Efti, così come gli arredi, i costumi e l‘oggettistica in generale del periodo intorno al 1929, anno nel quale è ambientata questa produzione. 

Babylon Berlin 02La storia è tratta dal romanzo ‘Der Nasse Fisch‘ (‘Il Pesce Bagnato‘) dello scrittore tedesco Volker Kutscher e parte dalle indagini sul ricatto di un importante personaggio politico di Colonia e poi si allarga in una serie di eventi, sia in sviluppo parallelo che in conseguenza gli uni degli altri. Il tutto avviene durante la breve stagione della Repubblica di Weimar, durata soltanto tredici anni, cioè sino all’avvento della dittatura di Hitler, la quale repubblica prese il nome dal luogo nel quale venne redatta la Costituzione.

Babylon Berlin 01E’ indispensabile contestualizzare gli eventi al loro periodo storico ed alla città nella quale avvengono, per comprenderne appieno le implicazioni e le diramazioni, i cui contenuti vanno quindi ben oltre una banale e semplice ‘crime-story‘, seppure anche da questo punto di vista ‘Babylon Berlin‘ funziona eccome. Una Serie TV semmai più eccentrica e curiosa di tante altre.

Babylon Berlin 33La legge ‘Groß-Berlin‘, così come la Repubblica di Weimar, nacquero nel 1920 dalle ceneri della Germania uscita distrutta, non solo economicamente, dalla Grande Guerra. La prima fu redatta in base alla ricostruzione delle infrastrutture rimaste gravemente danneggiate. Alla città di origine vennero infatti aggiunte altre località limitrofe, suddivise poi in venti distretti, che portarono la Grande Berlino ad avere una popolazione di 3,8 milioni. Una delle prime cinque città più popolose del mondo nel 1920. La Repubblica invece voleva rappresentare il tentativo di smarcarsi dalla rovinosa monarchia del Kaiser Guglielmo II, per creare una democrazia parlamentare. La più evoluta forse del tempo che includeva, fra l’altro, il voto alle donne, l’elezione diretta del presidente e la responsabilità del governo di fronte al parlamento.   

Babylon Berlin 17Nel 1929 a Berlino, divenuta quindi nel frattempo una metropoli, convivevano grandi fermenti sociali ed artistici, insolite libertà dei costumi rispetto ad altre città d’Europa, eccessi smodati di lusso ma anche di miseria e malcontento, in un persistente clima d’incertezza politica e governativa e stridenti contraddizioni sociali. Nei locali notturni scorrevano fiumi di champagne; le danze erano sfrenate; le ballerine seminude; i travestiti che si esibivano sul palcoscenico non facevano scandalo ed anzi in alcuni casi erano persino osannati; il cibo in quei luoghi di puro e solo divertimento era di prima qualità, così come il sesso, venduto nel piano sotterraneo del Moka Efti, costituiva un’altra voce del business gestito da un elegante ma anche pericoloso personaggio di origine russa legato alla criminalità organizzata…(leggi il resto del commento cliccando qui sotto su ’Continua a leggere’)Continua a leggere…