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Libro: ‘La Ballata di Adam Henry’

LA BALLATA DI ADAM HENRY

la-ballata-di-adam-henryDi Ian McEwan

Anno Edizione 2014

Pagine 202

Costo € 10,20

Traduzione di Susanna Basso

Ed. Einaudi (collana ‘Supercoralli’) 

TRAMA: Fiona May è un giudice della Sezione Famiglia dell’Alta Corte di Londra che si occupa di gestire gli interessi dei minori nelle cause fra genitori. Fiona è una donna che ha superato la cinquantina, stimata ed in odore di promozione per incarichi ancora più prestigiosi. Il marito è un insegnante sessantenne e con il quale è felicemente sposata da trentacinque anni. Fiona ha sacrificato la maternità alla carriera. La sorpresa è totale quando il marito le confessa che sta per concedersi una storia puramente fisica con una donna molto più giovane. La sua sincerità punta ad avere il consenso della moglie con la quale i rapporti sessuali sono da tempo assenti. A suo dire, si tratta dell’ultima occasione utile prima di rassegnarsi allo scorrere ineluttabile del tempo. La reazione di Fiona è veemente, al punto che sembra inevitabile la completa rottura dei loro rapporti. Nonostante la crisi coniugale, continua a svolgere con scrupolo il suo lavoro. Nel bel mezzo di una discussione con il marito riceve una telefonata del suo cancelliere Pauling il quale la informa che il legale dell’ospedale di Wandsworth chiede il suo consenso all’intervento di trasfusione di un ragazzo di diciassette anni e mezzo, non ancora maggiorenne quindi per decidere in autonomia, affetto da una rara forma di leucemia. I suoi genitori e il ragazzo sono Testimoni di Geova fra i cui principi c’è quello di rifiutare le trasfusioni che ‘inquinano’ il sangue originale della persona, ma nel caso di Adam Henry, questo il nome del giovane, è l’unica possibilità rimasta per salvargli la vita. Fiona, nonostante debba gestire più cause al tempo stesso, ognuna delle quali ha caratteristiche specifiche di delicatezza, prende a cuore questa vicenda e per meglio chiarirsi i termini della questione decide di andare a far visita in ospedale al ragazzo. Il quale si rivela molto più maturo della sua età anagrafica, ma anche condizionato dall’atteggiamento intransigente dei suoi genitori, che pure gli vogliono bene e dei rappresentanti anziani della loro dottrina religiosa. Fiona infine decide di avvalersi dei suoi poteri ed impone che siano somministrate le cure del caso al ragazzo che è già arrivato ad un limite oltre il quale le speranze di salvarlo sarebbero nulle. Adam guarisce dalla leucemia ed all’uscita dall’ospedale rifiuta i dettami dei genitori e dei Testimoni di Geova, ma al tempo stesso sente fortissimo il legame che si è creato con il giudice, grazie anche alla comune passione per la musica e la poesia. Fiona nel frattempo sta faticosamente riallacciando i rapporti con il marito e rifiuta la richiesta di Adam di andare a vivere con loro, che a suo dire potrebbero considerarlo come se fosse un figlio adottivo. Le conseguenze della decisione di non accettare questa possibilità da parte di Fiona e di non cogliere il senso di una poesia che il ragazzo le ha spedito, sono però drammatiche.       

VALUTAZIONE: un romanzo ispirato ad una storia vera che pone una serie di interrogativi sul rispetto delle scelte personali in condizioni estreme di vita e di morte ed i condizionamenti delle dottrine religiose più intransigenti. Mc Ewan compie una interessante analisi in tale senso con una prosa efficace, puntigliosa ma piacevole e super partes. Il tema dell’infedeltà coniugale fra il giudice Fiona May ed il marito Jack che apre il racconto e procede parallelamente a quello del giovane Adam Henry, appare però sostanzialmente pretestuosa e distaccata, come se fosse una storia nella storia.                                                                                                                                                                             

Togliamoci subito il ‘dente’, per così dire. Il giudizio sull’organizzazione e sulle norme comportamentali dei Testimoni di Geova lo lascio a chi si occupa di storia delle religioni e delle dottrine che nel tempo sono sorte in disaccordo o addirittura in opposizione alle cinque considerate generalmente come principali (Cristianesimo, Ebraismo, Islamismo, Buddhismo e Induismo).

la-ballata-di-adam-henry-10La questione che pone il romanzo di Ian McEwan è in fondo molto semplice nella forma quanto complicata nella sostanza. E’ accettabile che i principi religiosi impongano regole tali da impedire ad una persona di guarire da una grave malattia, anche quando la scienza sarebbe in grado di salvarla? E se questa persona è minorenne, è comprensibile che a decidere per lui/lei siano i genitori oppure una Corte di Giustizia? Nel caso in oggetto l’età di Adam Henry, il giovane protagonista della storia, è persino al limite, avendo egli 17 anni e 9 mesi al momento dei fatti.

la-ballata-di-adam-henry-03Non si tratta di una vicenda che nasce dalla fantasia pur fervida di un autore come il raffinato scrittore inglese. L’idea di scrivere questo romanzo, come ha svelato lo stesso McEwan in un’intervista, gli è venuta nel corso di una cena con dei magistrati, uno dei quali al termine gli aveva mostrato un volume nel quale erano raccolte alcune delle cause che aveva gestito nel corso della sua carriera, sicché sfogliandone le pagine lo scrittore si era imbattuto in un caso analogo, incluso il drammatico finale. Non gli restava che cambiare i nomi ed il gioco era fatto.

la-ballata-di-adam-henry-24‘La Ballata di Adam Henry’ in realtà inizia con un tema che nulla ha a che vedere con tutto ciò e che riguarda, più banalmente, i rapporti di coppia. Una storia nella storia si potrebbe dire, che procede parallela ed a seconda dei momenti si sovrappone all’altra, seppure aleggia di continuo come un tormentone nei pensieri del giudice Fiona May che ne è coinvolta in prima persona. Una storia di tutti i giorni, si può dire, per parafrasare il titolo di una nota canzone di qualche tempo fa (Riccardo Fogli) e che quindi non ha nulla di eccezionale in fondo, se non che a sua volta pone una serie di interrogativi destinati a dividere non solo gli interlocutori interessati ma anche e soprattutto i lettori, al di là della battuta a doppio senso che si può leggere nell’immagine  qui di fianco.

la-ballata-di-adam-henry-21Scendendo dal generale al particolare, Jack confessa candidamente alla moglie Fiona di essere fortemente tentato d’iniziare una relazione fondata esclusivamente sul sesso con una donna molto più giovane. ‘…Ho cinquantanove anni. È la mia ultima occasione. Sull’aldilà non ho ancora raccolto prove inconfutabili…‘ ammette, sperando con ciò di ottenere la comprensione ed il tacito consenso dalla moglie per sciacquare i suoi rimorsi. I rapporti sessuali con la consorte d’altra parte, tutta presa dalla carriera e per comprensibili ragioni di consuetudine dopo trentacinque anni di matrimonio, non sono più quelli d’un tempo, quando li animava la passione, durata a lungo, pur senza aver generato dei figli ed il feeling fra loro era totale…(leggi il resto del commento cliccando qui sotto su ’Continua a leggere’) Continua a leggere

04/02/2017 Posted by | 3. LIBRI | , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Libro: ‘Il Potere Del Cane’

IL POTERE DEL CANE

Il Potere Del CaneDi Don Winslow

Anno Edizione 2009

Pagine 714

Costo € 22,00

Traduzione di Giuseppe Costigliola

Ed. Einaudi (collana ‘Stile Libero Big’) 

TRAMA: confine fra Messico e USA, dove si combatte il narcotraffico, in un periodo che va dal 1975 al 2004. I rispettivi governi sono impegnati a gestire questa lotta continua e senza esclusione di colpi, ma oltre agli interessi economici non meno importanti sono quelli politici. Negli anni della ‘guerra fredda’, l’ossessione della Casa Bianca e di Nixon nello specifico, è quella di stroncare in America Latina qualsiasi deviazione in senso comunista, avendo già la spina nel fianco di Cuba. Art Keller, già veterano del controspionaggio americano in Vietnam ed ora poliziotto della DEA (l’agenzia antidroga degli Stati Uniti) è un individualista, critico verso il suo stesso governo ma determinato a distruggere il cartello messicano della droga, specie dopo che ne è rimasto vittima il suo amico Ernie. Don Miguel Angel Barrera, detto ‘Tio’ collabora con la DEA ma in realtà fa il doppio gioco, addestrando al tempo stesso il nipote Adàn e suo fratello Raul, allo scopo di eliminare tutti i concorrenti ed avere campo libero per ricreare una nuova organizzazione, la ‘Federaciòn’, ancora più potente e ramificata. L’irlandese Sean Callan è diventato uno spietato killer della mafia italiana, dopo aver reagito con freddezza e cinismo di fronte ad un sopruso subito dal suo amico O-Bop da parte di un taglieggiatore locale, ma possiede anche una vena romantica che manifesta nei confronti di Siobhan prima e di Nora Hayden poi. Qust’ultima è di una bellezza mozzafiato sin da giovanissima, destinata però a sfiorire presto se restasse vicina ad un padre drogato che la sfrutta ed una madre assente, ma grazie ad un’abile ‘imprenditrice del sesso’, diventa una prostituta di lusso, elegante, istruita, irresistibile e che impara presto ad ‘usare il pene dei suoi clienti come un guinzaglio’. Ironia vuole che incontri, subito dopo un terremoto distruttivo dal quale si è salvata fortunosamente, uno strano prete come Juan Ocampo Parada, destinato a scalare le gerarchie ecclesiastiche sino a diventare cardinale, nonostante le sue idee siano tutt’altro che allineate ai dogmi del Vaticano. Nora lo aiuta nel prestare i soccorsi ed instaura con lui un profondo rapporto d’amicizia ed affetto. Fra servizi segreti deviati, corruzione politica, atroci vendette fra famiglie rivali che mirano al comando del cartello della droga e ciniche strategie ideologiche di alcuni apparati della DEA, un gruppo di personaggi intrecciano le loro storie personali. Art Keller è inizialmente al fianco dei Barrera per poi diventarne l’acerrimo ed instancabile nemico quando si rende conto di essere stato usato per i suoi obiettivi criminali. Nora diventa per caso l’amante di Adàn, ma alla morte violenta di Parada la sua nuova missione è smascherarne gli assassini. Callan dopo essere precipitato in un baratro di violenza e solitudine al soldo della mafia e del fanatico e corrotto ex colonnello Sal Scachi, deve decidere infine in pochi attimi da che parte stare e se vale ancora la pena di riscattare la sua vita al fianco della donna che ama. Il finale coinvolge questi cinque personaggi, ma molti altri s’incontrano nel corso della lunga e tormentata vicenda e molti di essi cadono vittime di una guerra di potere dagli oscuri e subdoli risvolti.     

VALUTAZIONE: potente romanzo che l’autore è riuscito brillantemente a condurre nel corso di oltre 700 pagine, nonostante la complessità della trama ed il numero dei personaggi coinvolti, con una padronanza e lucidità narrativa fuori dal comune. Winslow non solo riesce a spiegare con chiarezza le problematiche legate al narcotraffico fra Messico e USA, ma ha messo a punto una storia, in alcuni momenti molto dura, di grande fascino e respiro, senza concedere tregua al lettore. Da non perdere insomma.                                                                                                                                                                                                                                     

Nel Vecchio Testamento, “il potere del cane” si riferisce alla capacità e alla volontà dei ricchi e potenti di opprimere i poveri e quelli che non hanno potere‘. L’affermazione è tratta da un’intervista allo stesso scrittore Don Winslow.

Il Potere del Cane 06La parola ‘potere’ può assumere quindi molti significati e persino sfumature. Quando la si usa a proposito dello stato, ad esempio, viene associata ad una serie di organi o istituzioni fra esse collegate che hanno il compito ed il potere, appunto, di gestire la cosa pubblica. Ammesso che poi le persone che le rappresentano non escano dai binari del ruolo loro assegnato per sfruttarne i privilegi ed ottenere vantaggi personali a scapito della comunità. 

Se è invece un dittatore ad esercitare il potere, lo stesso termine assume inevitabilmente connotati inquietanti, perché significa che la democrazia e l’opposizione interna sono state soffocate per sostituirle con un sistema totalitario. Andando più indietro nel tempo il potere era gestito da re ed imperatori, legittimati per linea ereditaria o che si auto legittimavano brandendo la spada.

In tempi più vicini a noi si può parlare anche di potere finanziario, che non significa banalmente l’acquisto di un bene da parte del singolo e di una organizzazione, ma è costituito dalle lobby, spesso trasversali e sovranazionali, che condizionano dalla loro influente posizione i governi degli stati ed il destino economico dei loro popoli. Ma questo è un discorso che, se volessimo svilupparlo più approfonditamente, ci porterebbe molto più lontano rispetto ai temi stessi che l’opera di Winslow comunque propone.

Il Potere del Cane 15C’è poi un’altra forma di potere, che agisce fuori da ogni regola e legge, seminando violenza e paura, la quale agisce in antitesi alle istituzioni, puntando nel tempo ad insinuarsi ed a confondersi all’interno delle medesime. L’allusione è ovviamente rivolta a mafia, ‘ndrangheta e camorra.

Al confine fra Messico e Stati Uniti ad imporre ‘il potere del cane’ è il Cartello della ‘Federaciòn’, che gestisce il traffico della droga fra i due paesi. Il romanzo dello scrittore americano è quindi ambientato in un quadro di aberrante brutalità, sopraffazione, regolamento di conti, corruzione delle istituzioni e complicità fra le organizzazioni criminali e gli stessi apparati dello stato che avrebbero invece il compito di combatterle e distruggerle.

Il Potere del Cane 07Per Art Keller, uno dei protagonisti di questa storia, la questione è innanzitutto di natura sociologica per gli effetti che il traffico della droga provoca sulle vittime, cui si aggiungono problemi di natura etica e politica: ‘…soltanto un decimo dei fondi stanziati viene speso in campagne di informazione e programmi di cura, contro i nove decimi destinati alle attività di repressione? E come se non bastasse, nessuno ha mai investito abbastanza per risolvere il problema alla radice. Spendiamo miliardi per tenere in prigione i colpevoli di reati connessi alla droga, e le carceri si riempiono a tal punto che siamo costretti a liberare degli assassini. Per non parlare del fatto che in America i due terzi dei crimini «non connessi alla droga» vengono compiuti da persone che si trovano sotto l’effetto degli stupefacenti o dell’alcol. E le nostre soluzioni sono le solite, inutili non-soluzioni: costruire nuove prigioni, assumere più poliziotti, spendere altri miliardi di dollari per non curare i sintomi ed evitare a tutti i costi di studiare la malattia. Nel quartiere dove abito, la maggior parte di quelli che vorrebbero disintossicarsi non possono nemmeno permettersi di entrare in terapia: le polizze sanitarie che rimborsano quel genere di interventi costano una fortuna, e sono in pochi ad averle…‘….(leggi il resto del commento cliccando qui sotto su ’Continua a leggere’) Continua a leggere

24/08/2016 Posted by | 3. LIBRI | , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Libro: ‘L’Amante Di Lady Chatterley’

L’AMANTE DI LADY CHATTERLEY

L'Amante di Lady ChatterleyDi David Herbert Lawrence

Anno Edizione 1928

Pagine 377

Costo € 8,50

Traduzione di Sandro Melani

Ed. Garzanti Libri (collana ‘I Grandi Libri’)

 

TRAMA: Constance Reid e la sorella Hilde, figlie di Sir Malcolm, hanno trascorso un’adolescenza piacevole e tollerante, divise fra arte e politica. A Dresda, dove sono state mandate a studiare musica, hanno goduto notevole libertà, discutendo ed amoreggiando con altri studenti. Il padre, uomo di mondo, l’ha capito subito al loro ritorno a casa a Kensington per le vacanze estive, ma non se n’è fatto un cruccio. Poco prima dello scoppio della guerra nel 1914 la loro madre è morta e le due sorelle sono tornate precipitosamente a casa. I loro giovani spasimanti tedeschi nel frattempo sono deceduti al fronte. Hilda s’è consolata sposando quasi subito un uomo parecchio più anziano di lei, ma benestante; Constance invece ha conosciuto Clifford Chatterley nel circolo culturale che frequentavano a Cambridge. Un giovane aristocratico, figlio di Sir Geoffrey, proprietario della grande tenuta di Wragby nei Midlands che domina le miniere di carbone circostanti. Poco prima che Clifford partisse per la guerra, Constance l’ha sposato. Al suo ritorno però, gravemente ferito, Clifford non è più quello di prima, essendo rimasto paralizzato dalla cintola in giù. Anche il fratello maggiore è morto e poco dopo anche il padre, che non ha retto al dolore. Clifford è diventato perciò il signore di Wragby, seppure non può più generare eredi. Nonostante ciò, Constance lo accudisce amorevolmente. Clifford, anche se i mezzi economici gli consentirebbero di risiedere a Londra, preferisce rimanere a Wragby, incurante del fatto che la gente del posto, di differente classe sociale, mal sopporta lui ed anche la moglie. Dopo qualche tempo egli inizia a scrivere racconti, trascorrendo intere serate a discuterne con Constance. Il loro rapporto è ancora solido quindi, non condizionato sino a quel momento dalla menomazione fisica subita. Constance riempie il suo tempo occupandosi anche della gestione della casa. Clifford però pensa soprattutto a se stesso senza considerare il sacrificio della moglie ed è talmente lusingato dal successo dei suoi racconti pubblicati nel frattempo che diventa persino ospitale, invitando spesso nella sua dimora alcuni giovani intellettuali della zona. Constance ascolta i discorsi fra uomini e si preoccupa di gestirne l’andirivieni. Come l’irlandese Michaelis, uno scrittore di commedie che ha avuto fortuna in USA ed inizialmente anche nel Regno Unito, sinché il suo sarcasmo non è stato interpretato come irriverente dagli stessi nobili che le leggevano e quindi è stato emarginato. Non da Clifford comunque. Con il passare del tempo però Constance si sente soffocare in quella esistenza isolata e routinaria. Il padre stesso, in visita a Wragby, trovandola deperita le suggerisce di farsi un amante. Constance quindi non si ritrae di fronte alle avance di Michaelis, ma è una storia che dura poco. Lo stesso Clifford, da sempre poco attratto dal sesso, ipotizza la possibilità che possa partorire un figlio non suo, così da risolvere il problema dell’erede Constance nel frattempo ha conosciuto il guardacaccia Oliver Mellors, figlio di un minatore, che è stato soldato in India dove era attendente di un ufficiale ed ha alle spalle un matrimonio fallito. Mellors è un tipo solitario e scontroso ma di animo sensibile, che passa gran parte del suo tempo nella tenuta di Wragby, in compagnia del solo cane fedele, a costruire gabbie per i fagiani. Constance è attratta dalla sua riservatezza al limite della scontrosità. Mellors infatti sembra volerla evitare ma i contatti fra loro, per volontà della donna, diventano sempre più frequenti sinché scoppia una travolgente passione. Per la prima volta Lady Chatterley si lascia trasportare dall’istinto e dai sensi, piuttosto che dalla ragione e per la prima volta si sente anche una donna libera e completa. Gli incontri amorosi con Mellors diventano sempre più attesi ed ardenti, mentre Clifford, oramai da un pezzo ha per governante la vedova Mrs. Bolton che lo accudisce nei suoi bisogni fondamentali ed oltre alla scrittura si è appassionato all’ingegneria di alcuni nuovi macchinari da utilizzare in miniera. Durante una vacanza a Venezia con la sorella ed il padre, Constance scrive a Clifford l’intenzione di lasciarlo, mentre la moglie di Mellors dopo molto tempo torna a farsi viva e venuta a conoscenza della sua storia con Lady Chatterley, cerca di trarne un vantaggio economico. Le speranze dei due amanti sono messe perciò a dura prova dalle difficoltà oggettive che le regole della società e delle convenzioni impongono loro.    

VALUTAZIONE: un mix di tradizione, trasgressione e passione ad alto grado di erotismo, che non stupisce se ha suscitato così tanto scandalo all’inizio del secolo scorso. David Herbert Lawrence ha scritto infatti un romanzo che esalta la femminilità, l’eros ed il diritto delle donne a vivere un’esistenza piena, non subalterna e sacrificata, come imponevano le regole dell’epoca. Grazie anche all’elegante traduzione di Sandro Melani, la prosa delle scrittore inglese è fluida ed inaspettatamente moderna, mai banale e superficiale. I temi relativi al ruolo travolgente dell’istinto sulla ragione in ambito sentimentale, il peso oppressivo delle convenzioni e le barriere imposte dalle differenti classi sociali risaltano in modo costruttivamente provocatorio.                                                                                                                                                                                                                      

Più ancora degli aspetti trasgressivi di stampo sessuale che contiene questa famosa opera i quali, mi si creda o no, non conoscevo neppure prima d’iniziare a leggerla, quello che mi ha spinto a farlo è stata innanzitutto una motivazione di tipo campanilistico, essendo incappato per caso recentemente nel passo che segue.

Lady Chatterley 26…. Se vuoi conoscere un posto dove riposare in Italia, ti dico Lerici, ma vieni e stai qui con noi a Fiascherino’ . Così lo scrittore inglese David H. Lawrence, autore di ‘Lady Chatterley’, scriveva a Edward Garnett il 6 ottobre del 1913, durante il suo soggiorno a Fiascherino, dove visse dal 1913 al 1914 con la sua compagna, la rossa Frieda, sorella del Barone Rosso, leggendario aviere tedesco. E non solo le bellezze del paesaggio hanno attratto questi personaggi, ma anche i profumi e i sapori della cucina. ‘Il nostro villaggio è Tellaro. Sorge a picco sulle rocce del mare, un covo di pirati di duecento anime. La chiesa è sull’acqua. C’è una leggenda che dice che una notte la campana della chiesa suonò e continuò a suonare. La gente si svegliò terrorizzata, la campana suonava misteriosamente. Si scoprì che la corda della campana era caduta sulla punta di uno scoglio e un polpo ne aveva afferrato la cima e la stava tirando. Mi sembra impossibile. Gli uomini vanno a pescare il polpo con esca bianca e una lunga fiocina. Ne prendono di grossi talvolta di sei o sette libbre, e tu non hai mai visto niente di così diabolicamente brutto. Ma sono buoni da mangiare….‘.

Lady Chatterley 07Essendo nato a Lerici, dove sto scrivendo anche questo commento mentre trascorro uno dei periodi dell’anno nei quali il lavoro e le esigenze familiari a Milano ed in Brianza mi consentono di tornarci, mai più mi sarei aspettato, non solo di trovarmi di fronte ad un romanzo che per stile di prosa ed anche per le tematiche che affronta non sembra proprio che sia stato scritto oltre cento anni fa (seppure questo fatto capita spesso con gli autori classici di qualità), ma che descrive in maniera esplicita alcuni episodi erotici fra i protagonisti da far arrossire, e non passi per una battuta, l’autrice di ‘Cinquanta Sfumature di Grigio’. Di certo con una intensità e profondità sensuale che quest’ultima opera, al confronto, non sfiora neppure ed evito di addentrarmi ulteriormente in un paragone comunque improponibile ed inutile, anche perché dare soltanto la patina di romanzo erotico a ‘L’Amante di Lady Chatterley’ sarebbe riduttivo ed ingiusto.

Lady Chatterley 16D.H. Lawrence sapeva bene comunque cosa stava scrivendo e quali tasti sensibili per i costumi di quell’epoca stava toccando, non solo in termini erotici (‘…quella notte, nella sua strana e fragile nudità da ragazzino, (Mellors) fu un amante più eccitato. Per Connie fu impossibile raggiungere l’orgasmo prima che lui avesse finito col suo. E lui, con la sua nudità e morbidezza da ragazzino, risvegliò in Connie una certa intensa passione; lei dovette continuare dopo che lui ebbe finito, in un selvaggio e tumultuoso alzarsi ed abbassarsi dei lombi, mentre lui si teneva eroicamente eretto, e presente dentro di lei, con tutta la sua volontà, offrendosi a lei, finché lei non raggiunse l’acme con piccole, strane grida…), ma anche dal punto di vista delle convenzioni sociali, descrivendo e legittimando un’intensa storia d’amore fra due persone già sposate, le quali nel venire meno agli impegni assunti con i rispettivi partner, hanno a loro discolpa e differenti e comprensibili ragioni: il marito di Lady Chatterley è impotente, mentre la moglie di Oliver Mellors è scappata con un altro uomo, dopo averlo tradito ripetutamente con altri; ma ancora meno sopportabile e scandaloso, per la mentalità del tempo, è la loro appartenenza a due classi sociali differenti…(leggi il resto del commento cliccando qui sotto su ’Continua a leggere’) Continua a leggere

06/08/2016 Posted by | 3. LIBRI | , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Libro: ‘Sul Lettino di Freud’

SUL LETTINO DI FREUD

Sul Lettino di FreudDi Irvin D. Yalom

Anno Edizione 2015

Pagine 493

Costo € 18,00

Traduzione di Serena Prina

Ed. Neri Pozza (collana ‘I Narratori delle Tavole’) 

TRAMA: Ernest Lash è un assistente universitario della facoltà di psichiatria quando gli viene affidato l’incarico di valutare la posizione di Seymour Trotter, un anziano e noto psichiatra accusato di aver avuto rapporti non consoni alla deontologia professionale con una sua paziente molto più giovane e bella, di nome e di fatto. Poco importa che Belle avesse tratto notevole giovamento dalla ‘alleanza terapeutica’ instaurata con Seymour, superando una deriva autolesionistica dalla quale non sembrava più in grado di riprendersi; Seymour sarà comunque processato dalla stessa istituzione che ha a suo tempo presieduto. Ernest, che è a sua volta supervisionato da Marshal Streider, resta a tal punto impressionato dal colloquio con Trotter da decidere di specializzarsi e con notevole successo proprio in psicoterapia. Nell’utilizzare il metodo bipersonale di Seymour, che coinvolge pariteticamente nella terapia sia il paziente che lo psicoterapeuta, Lash teme di essersi spinto troppo in là con Justin Astrid, quando quest’ultimo gli comunica di punto in bianco di aver lasciato la moglie, dopo cinque anni di dubbi ed indecisioni e di non aver più bisogno di lui, avendo trovato nella nuova e giovane compagna Laura, tutto il conforto necessario. Carol, moglie di Justin ed avvocato presso uno affermato studio, reagisce con rabbia alla decisione di Justin e trae ispirazione da un consulto con due amiche, Norma e Heather, per addossare la colpa a Ernest Lash, nei confronti del quale decide quindi di rivolgere la sua personale vendetta, presentandosi nel suo studio sotto falso nome per iniziare una terapia allo scopo di sedurlo e rovinargli la carriera. Il marito di Norma è Shelly, con il vizietto del poker, che gli ha fatto perdere un sacco di soldi, specie con gli amici più benestanti e soprattutto più abili di lui nel gioco. Nel tentativo di farlo smettere minacciando il divorzio, Norma gli suggerisce di rivolgersi allo psicoterapeuta Seth Pande che aveva curato in passato un suo stato depressivo. La terapia non ha l’esito sperato ma quando Shelly viene a sapere che Pande, oramai vecchio ed ammalato di cancro, è stato accusato dall’Istituto Psicanalitico Golden Gate di San Francisco di aver assunto atteggiamenti contrari all’etica dello stesso, dannosi per i suoi stessi pazienti, trova l’appiglio per dissuadere la moglie dai suoi propositi. Shelly accetta la proposta dell’Istituto di sottoporsi gratuitamente ad una terapia di recupero da svolgere presso lo studio di Marshal Streider. In realtà nel corso della stessa egli si rende conto di poter acquisire informazioni utili sulle sue reazioni e sui segnali che fornisce, senza rendersene conto, ai suoi avversari mentre gioca a poker. Nel frattempo Carol ha iniziato la terapia con Ernest Lash e sta attuando, seppure con scarso successo ed una tempistica maggiore rispetto al previsto, le tattiche utili a sedurlo. Nello studio di Marshal Streider si è presentato anche Peter Macondo, uno strano e ricco filantropo, con problemi di gestione dei rapporti con la ex moglie ed i figli avuti da lei, da quando si è fidanzato con un’altra donna, Adriana. Peter è molto generoso e Marshal è molto sensibile al lato economico, tant’è che non perde giorno senza calcolare i guadagni dei suoi investimenti in borsa, pur trattandosi comunque di cifre relativamente modeste. Macondo per ringraziarlo dei risultati raggiunti con la terapia, invita Marshal a partecipare ad un affare apparentemente sicuro che si rivela invece un raggiro, facendogli perdere una grossa parte dei suoi risparmi. Quest’ultimo si rivolge quindi ad uno studio di avvocati e capita che sia proprio Carol ad assisterlo. Si chiude quindi il cerchio dei personaggi coinvolti nella storia, ovviamente ignari delle relazioni trasversali che li riguardano e che li porteranno in qualche modo a ribaltare il gioco delle parti ed a rivedere posizioni che ritenevano consolidate.

VALUTAZIONE: Un romanzo scritto dieci anni fa e pubblicato solo nel 2015, precedente quindi a quelli su Nietzsche, Schopenhauer e Spinoza grazie ai quali Yalom ha attirato l’attenzione di critica e pubblico. In questi però è molto più presente la figura del filosofo citato nel titolo di quanto lo sia invece nell’opera in oggetto. Che è incentrata sulla figura dello psicoterapeuta, vista attraverso tre professionisti molto diversi fra loro, sullo sfondo di vicende nelle quali non mancano ingredienti come sesso, potere, inganno e denaro. Il racconto parte bene, s’inceppa un po’ a metà, ma si conclude in un crescendo che lo rende comunque appassionante e piacevole.                                                                                                                                                                                                                                   

…Ha mai pensato al fatto che è più facile formulare una diagnosi la prima volta che si vede un paziente, e diventa invece più difficile quando lo si conosce meglio? Lo chieda a un qualsiasi terapeuta esperto, in privato, e tutti le diranno la stessa cosa! In altre parole, la certezza è inversamente proporzionale alla conoscenza. Niente male come scienza, eh?…‘.

Sul Lettino di Freud 05Come spesso capita, ma ciò non avviene solo in ambito letterario naturalmente, quando un autore raggiunge il successo spesso gli editori (in questo caso), vanno tempestivamente a scavare nelle sue opere precedenti e sfruttando il momento spacciano per novità anche ciò che invece è antecedente alla fama acquisita, con pieno merito fra l’altro, a proposito di Irvin D. Yalom.

Sul Lettino di Freud 04Si veda il caso di ‘Sul Lettino di Freud’, scritto nel 1996 con il titolo originale di ‘Lying on the Couch’, più o meno traducibile in ‘Giacendo sul divano’, che nel 2015 diventa opportunamente il quarto capitolo di una serie, forse ancora aperta, che l’autore ebraico americano sta dedicando ad alcune delle figure più importanti della filosofia. Mentre negli altri suoi romanzi: Le Lacrime di Nietzsche, ad esempio, l’illustre personaggio è al centro di una storia di stampo biografico; La Cura Schopenhauer vede il noto filosofo alle prese con una vicenda ed una cura che ha come protagonista impersonale ‘il senso della vita’ ed infine Il Problema Spinoza è il pretesto per narrare un’ossessione che riguarda da vicino uno dei maggiori teorici del nazismo, in quest’ultimo episodio la presenza nel titolo di Freud appare decisamente forzata.

Quante volte abbiamo sentito o usato un’espressione come ‘lapsus freudiano‘ e perché la cito di proposito? La ragione sta nel fatto che se ci fermassimo al significato che le viene dato di solito e che trae origine dalla filosofia e dal pensiero del famoso personaggio, probabilmente potremmo abusare del suo nome in gran parte dei tomi posti nelle vetrine e sugli scaffali delle librerie.

Sul Lettino di Freud 02Già nel 1901 infatti Sigmund Freud affrontava quella che più banalmente si può definire una sbadataggine, cioè confondere una parola o il nome di una persona con un altro nel corso di una conversazione o anche solo di un pensiero. Secondo il noto filosofo invece essa è tutt’altro che un malinteso involontario, bensì il prodotto dell’inconscio, di quell’area misteriosa della nostra psiche dove si confondono e mescolano realtà e fantasia, passato e presente, verità ed illusione, causa ed effetto. Un crogiolo dal quale ognuno di noi può far riemergere episodi sepolti nella memoria sin dalla prima infanzia, significati reconditi ad azioni, desideri e frustrazioni, anche scelte fatte nel corso degli anni, che possono essere all’origine proprio di quel ‘lapsus freudiano‘. Non è questo però il nocciolo del romanzo di Yalom, pur non potendo escludere nessuna delle contrapposizioni testé citate a proposito dell’inconscio nell’ambito del suo stesso racconto.

‘Sul Lettino di Freud’ racconta infatti le vicende di tre psicoterapeuti, evidenziando nel particolare le loro marcate diversità di carattere e gestione del loro lavoro e più in generale la complessità di una professione che si svolge a stretto contatto con i pazienti, nei confronti dei quali c’è un’etica da rispettare come un dogma, nonostante la fragilità insita nell’essere comunque, anche nello svolgimento delle funzioni psicoterapeutiche, persone come tutte le altre, dotate di sensibilità, sentimenti e quindi anche di debolezze…(leggi il resto del commento cliccando qui sotto su ’Continua a leggere’ Continua a leggere

11/04/2016 Posted by | 3. LIBRI | , , , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Un grazie a tutti i visitatori di questo blog!!!

2016

2015 wordpressUn nuovo anno è appena iniziato ma voglio ringraziare tutti i ‘vecchi’ e nuovi lettori/visitatori di questo blog/sito dell’anno appena concluso. Non voglio tediarvi con una lunga serie di dati. Uno solo mi piace condividerlo con voi, perché è quello che vi riguarda direttamente, cioè il numero dei visitatori, un trend che per merito vostro è sempre in crescita.

Da quando WordPress ha fornito i dati analitici nel 2013 sono stati 20.239 i visitatori di quell’anno. Che sono diventati 23.680 nel 2014, per salire a 24.959 nel 2015. Grazie davvero a tutti voi per l’attenzione!

Da doveNon mi stancherò mai di ripetere che quando nel 2010 ho iniziato a popolare questo spazio con recensioni di film, serie TV, libri e fotografie, non avrei mai immaginato, dopo cinque anni che avrei potuto essere ancora qui a commentare dati così incoraggianti, considerando la natura del materiale che pubblico.

Non è facile condividere il tempo del lavoro e della famiglia con la gestione di un sito come questo, soprattutto perché, come avrete inteso, per scelta ‘editoriale’ (diciamo così), non scrivo recensioni dei film che vedo e dei libri che leggo di due righe. So bene di andare in controtendenza rispetto a ciò che di solito s’incontra navigando in Internet. Ed ogni volta ci vuole tempo, tanto, in orari spesso impossibili per far quadrare tutte le altre esigenze quotidiane ed a volte confesso che mi chiedo chi me lo faccia fare. Come ho già ribadito altre volte non c’è pubblicità a sostenere questo impegno e tanto meno qualsiasi forma di guadagno, solo una passione che condivido con voi. Poi leggo i dati di frequentazione del sito ed allora la voglia di continuare spazza via ogni dubbio.

Grazie ancora e non esitate a cliccare sul ‘Mi Piace’ (lo trovate in fondo alla seconda pagina di ogni articolo), se condividete quello che avete appena letto. Ad inviare i vostri commenti e, perché no, anche a dissentire, se lo ritenete opportuno, riguardo il giudizio complessivo ed anche qualcosa di particolare che ho scritto nei miei articoli. Il confronto è sempre costruttivo. Buon 2016 a voi tutti!!!   

01/01/2016 Posted by | 1. CINEMA, 2. SERIE-TV, 3. LIBRI, 4. FOTOGRAFIA | Lascia un commento

Libro: ‘La Verità Non Basta’

LA VERITA’ NON BASTA

La Verità Non BastaDi Lee Child

Anno Edizione 2014

Pagine 394

Costo € 16,40

Traduzione di Adria Francesca Tissoni

Ed. Longanesi (collana ‘La Gaja Scienza’) 

TRAMA: l’esistenza della cittadina di Carter’s Crossing, nello stato del Mississippi, è direttamente legata alla base militare di Fort Kelham, i cui rangers in libera uscita costituiscono la principale risorsa dell’economia locale. A capo di una delle unità dei rangers, denominata Bravo, c’è il capitano Reed Riley, figlio del senatore Carlton il quale presiede una potente commissione che si occupa dei costi delle Forze Armate. A seguito della morte di una bellissima ragazza trovata con la gola tagliata dopo aver subito abusi sessuali, il maggiore Jack Reacher della polizia militare viene inviato in incognito a dare un occhio alla faccenda senza assumere iniziative che potrebbero mettere in difficoltà l’esercito. In realtà il suo ruolo dovrebbe essere secondario rispetto a quello del neomaggiore Duncan Munro, inviato invece all’interno della base. Il fatto è che quella ragazza frequentava proprio il capitano Riley. Un altro fatto è che lo sceriffo della cittadina è una donna, Elizabeth Deveraux, la quale ha passato sedici anni nei Marines, è molto bella e soprattutto ci mette pochi istanti a capire chi è in realtà Jack, nonostante sia arrivato in abiti borghesi e persino trasandato nell’aspetto ma senza che ciò lo renda comunque indifferente per la gran parte delle donne, inclusa Elizabeth. E Reacher a sua volta non è certamente insensibile al fascino di una bella donna come lei. La questione si complica quando Jack viene a sapere che quella ragazza uccisa non è l’unico caso ma ce ne sono state almeno un altro paio in precedenza che hanno subito la stessa sorte, pure loro straordinariamente belle. Jack  è un duro, di aspetto robusto e di modi spicci, come hanno subito compreso un paio di zoticoni prepotenti appartenenti ad una famiglia del luogo che si sono resi conto di che pasta è fatto quando l’hanno gratuitamente aggredito, solo perché non aveva voluto rispondere ad alcune loro domande. Anche le informazioni che ha ricevuto Jack riguardo Elizabeth però suggerirebbero di starne alla larga, ma lo sceriffo sembra davvero intenzionato a scoprire chi ha ucciso quelle ragazze ed anche Reacher vorrebbe capire se è responsabilità di un soldato oppure di un civile. L’intesa fra lui ed Elizabeth, dopo i reciproci iniziali sospetti, cresce di giorno in giorno mentre la base di Fort Kelham viene chiusa. Solo alcune auto con vetri oscurati vanno e vengono e gli elicotteri si alzano in volo per trasportare chissà chi, come se i comandanti del forte dovessero lavare, per così dire, i panni sporchi in casa, aumentando conseguentemente però i sospetti nei loro confronti. Il quesito per Jack è se restare in disparte come gli è stato ordinato oppure, superando le riserve su Elizabeth, fidarsi di lei e continuare assieme le indagini, dopo esserci finito inevitabilmente a letto. A costo di scoprire responsabilità imbarazzanti per l’esercito o addirittura per un senatore molto importante. E se poi far emergere la verità non fosse comunque sufficiente per garantire la giustizia e la dovuta trasparenza di fronte a casi del genere?

VALUTAZIONE: Jack Reacher è il protagonista di una lunga serie di romanzi di Lee Child. ‘La Verità Non Basta’ ne è il ‘prequel’ e quindi è interessante soprattutto per chi già lo ha apprezzato nei precedenti episodi. Considerato a se stante, quest’ultimo romanzo è un poliziesco di buona fattura, seppure non aggiunge nulla di nuovo all’iconografia del personaggio e del genere di appartenenza. E’ un racconto nel quale l’autore bada al sodo, pieno di dialoghi e descrizioni essenziali, anche se le sorprese vere e proprie sono più attese che reali.                                                                                                                                                                                                   

Cos’è un ‘prequel’? E’ l’antefatto di una storia già nota. La stessa saga di ‘Star Wars’, che è in questo momento nelle sale cinematografiche, è stata realizzata riferendosi ad eventi che precedono il primo episodio della serie uscito nel lontano 1977.

La Verità Non Basta 10Se Harry Hole è il personaggio comune a molti romanzi di Jo Nesbø; Robert Langdon il trait d’union di alcune storie scritte da Dan Brown; Lisbeth Salander è la stravagante e tecnologica eroina dark della trilogia Millennium, appena resuscitata da David Lagercrantz, giusto per citare i primi che mi vengono in mente, alla stessa stregua Jack Reacher è il personaggio di fantasia al centro di ben diciotto romanzi di Lee Child, scritti fra il 1997 ed oggi, dei quali ‘La Verità Non Basta’ è il sedicesimo in ordine di uscita.

La Verità Non Basta 01In realtà, dal punto di vista delle vicende personali di questa figura nata dalla penna del noto scrittore di origine britannica, quest’ultimo romanzo bisognerebbe considerarlo il primo perché racconta, a beneficio dei lettori che si sono affezionati a questo personaggio, il periodo nel quale lavorava nella polizia dell’esercito e ne spiega perciò le cause che l’hanno spinto, più o meno volontariamente, a rassegnare le dimissioni, per agire in seguito al di fuori di un ruolo governativo.

Essendo il primo romanzo che leggo di questo autore, ne scriverò come se non facesse parte della serie. D’altronde, seppure il finale lascia intendere gli sviluppi nella ‘carriera’ di Jack Reacher cui accennavo in precedenza, ‘La Verità Non Basta’ si può leggere anche in maniera autonoma rispetto agli altri episodi, senza che nasca mai la sensazione di aver perso qualcosa per strada.

La Verità Non Basta 04Siamo di fronte ad uno stereotipo, comunque. Un soldato che ha precedenti nelle forze speciali e che quindi è stato addestrato per essere preparatissimo dal punto di vista fisico e militare. Un gran ‘fico’ oltretutto, direbbe la gran parte delle donne che dovessero incontrarlo. Un uomo che non conosce la paura ed è abituato a gestire situazioni delicate e pericolose. Non per niente ora fa parte della polizia militare, una sorta di unità speciale adibita a svolgere indagini interne allo stesso esercito e che risponde solo ai suoi diretti superiori.

Un ruolo molto delicato perché a volte si può andare a cozzare contro figure e poteri determinanti dal punto di vista dell’equilibrio fra le forze armate che si occupano della difesa dello stato ed anche politico al di fuori di esse. L’esempio è dato proprio dall’incarico che Jack Reacher è stato chiamato a svolgere in maniera anomala rispetto alle abitudini. Il suo comandante Garber in poche sibilline parole gli ha ordinato di recarsi a Carter’s Crossing, un paesino sperduto ed insignificante dello stato del Mississippi, vicino alla base dei rangers di Fort Kelham. Da lì sono partite e tornate alcune delle forze americane che hanno operato in Kossovo durante la guerra dei Balcani seguente lo sfaldamento della Jugoslavia alla morte del dittatore Tito… Continua a leggere

01/01/2016 Posted by | 3. LIBRI | , , , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Libro: ‘La Verità di Amelia’

LA VERITA’ DI AMELIA

La Verità di AmeliaDi Kimberly McCreight

Anno Edizione 2014

Pagine 398

Costo € 16,40

Traduzione di Chiara Salina

Ed. Nord (collana ‘Narrativa Nord’) 

TRAMA: Kate Baron è un’avvocato del prestigioso studio Slone, Thayer. La figlia Amelia è una ragazza molto bella ed anche una brillante studentessa dell’esclusiva scuola privata Grace Hall di New York. Amelia non ha mai conosciuto il padre, perché Kate quando è rimasta incinta era una single ed aveva deciso di non coinvolgere il presunto genitore. Nel mezzo di un’importante riunione di lavoro riceve una telefonata dalla scuola che la invita ad andare a ritirare subito la figlia perché è stata sospesa dal preside per aver copiato un compito, una scorrettezza considerata gravissima in quell’istituto. Kate non ci può credere, conoscendo la serietà della figlia, ma la perentorietà della decisione non ammette discussioni. Quando giunge a scuola, in netto ritardo rispetto al previsto, si trova però davanti inaspettatamente alla polizia, ai vigili del fuoco e ad una serie di transenne. Qualcuno gli dice che una ragazza è precipitata dal tetto dell’istituto ed è morta. Kate capisce che si tratta proprio di Amelia quando un poliziotto, saputo il suo nome, la tratta con sospetta cortesia. Solo dopo le sue ripetute insistenze le conferma la terribile verità. Kate è sconvolta, anche perché sia la polizia che i dirigenti scolastici le dicono che i rilievi sul posto e le testimonianze indicano che si è trattato di un suicidio. Non può convincersi che la figlia, apparentemente serena e per quanto le è dato di sapere, priva di problematiche esistenziali, sia arrivata a compiere improvvisamente un gesto così estremo a seguito di un’accusa, per quanto umiliante potesse apparirle, in una materia nella quale, per giunta, eccelleva particolarmente. I giorni successivi per Kate sono contrassegnati da una profonda depressione, da innumerevoli interrogativi e strazianti rimorsi per non aver dedicato abbastanza tempo alla propria figlia e capire il suo disagio, colpa di una professione che assorbe molte, forse troppe, delle sue energie vitali. Sinché circa un mese dopo riceve un SMS da un numero nascosto che dice brutalmente: ‘Amelia non si è buttata’. Un’affermazione che, fosse vera, aprirebbe scenari completamente diversi ed in cuor suo Kate ha sempre avuto il sospetto che nella tragedia della figlia ci fosse qualcosa d’indefinito. Grazie alle conoscenze del suo capo Jeremy, riesce a far riaprire le indagini che il detective incaricato a suo tempo, Molina, aveva invece sbrigativamente chiuso. Anzi, viene a sapere che quest’ultimo ha lasciato la polizia per essere assunto da una compagnia privata. Kate allora inizia una sorta d’indagine personale che non può prescindere dall’assumere per prime tutte le informazioni possibili sul privato di Amelia. Accendendo il suo cellulare e facendo stampare il contenuto del profilo Facebook da un collega informatico, viene a scoprire molti particolari scioccanti che ignorava completamente. Il detective Lew, assegnato al nuovo caso, è però scrupoloso e capace. Al pari di Kate è convinto che la storia del suicidio non regge e che c’è molto di più dietro questa morte prematura. Una vicenda che tocca molti tasti sensibili: dalla volontà di Amelia di scoprire l’identità del padre, al bullismo scolastico come forma di esasperazione e di condizionamento psicologico, alla scoperta dell’identità sessuale dei giovani che stanno sbocciando, all’omertà delle istituzioni che sono disposte a tutto pur di conservare il loro buon nome e prestigio. Le implicazioni insomma sono numerose prima di arrivare a conoscere, appunto, la verità di Amelia.

VALUTAZIONE: romanzo d’esordio di una scrittrice che dimostra di saper gestire con grande padronanza, al pari di una veterana, i ritmi e gli schemi narrativi più efficaci in un dramma a tinte gialle che tocca vari tasti sensibili, a partire dalla conoscenza dei propri figli da parte dei genitori, in un ambiente esterno spietato sia a livello d’istituzioni che di rapporti interpersonali. Un racconto coinvolgente e trascinante, grazie ad una prosa moderna ed un linguaggio spigliato. Numerosi i colpi di scena, sino alla conclusione, forse intuibile per i più smaliziati.                                                                                                                                                                                                                                      

In un’epoca nella quale la comunicazione può contare su molte più forme e mezzi che in passato, assieme agli indubbi vantaggi è inevitabile considerare anche le controindicazioni, ovvero l’altra faccia della medaglia.

Social Network come Whatsapp, Facebook, Twitter, Instagram, la rete Internet stessa, consentono infatti a molte persone di esporsi maggiormente sul web rispetto a ciò che sarebbero disposte a fare di persona, anche per coltivare nuove conoscenze/amicizie, sentendosi protette e quindi più a proprio agio stando sedute comodamente a casa propria o comunque mascherate, entro certi limiti, da strumenti tecnologici come PC, tablet e smartphone.

La verità di Amelia 01Escludendo per ovvie ragioni quelli che sfruttano queste possibilità multimediali per fini illegali o peggio ancora criminali e quelli che per invalidità o altri problemi fisici/psicologici da queste possibilità hanno tratto invece un innegabile beneficio, questa facilità di approccio virtuale a volte e per assurdo complica, se non addirittura si sovrappone proprio a quelle occasioni di aggregazione e di rapporti interpersonali che dovrebbe invece agevolare. Di conseguenza non è raro il caso che queste nuove modalità di relazione finiscono per diventare un cronico surrogato di quelle tradizionali, per così dire, consentendo agli interessati di evitare d’assumersi i ‘rischi’ di una relazione diretta con persone in carne ed ossa, generando perciò distorsioni di natura psicologica.

La verità di Amelia 10Nella storia narrata dall’esordiente scrittrice americana Kimberly McCreight ne ‘La Verità di Amelia’ alcuni di questi mezzi virtuali di comunicazione ed interrelazione hanno un ruolo di primo piano e decisivo negli sviluppi di una vicenda che si potrebbe definire tutt’altro che rara nel nostro tempo, se non ci fosse di mezzo la morte, apparentemente inspiegabile, di una giovanissima ragazza alla quale, come si dice di solito in questi casi, non mancava nulla o quasi.

La verità di Amelia 02L’autrice ha strutturato il suo racconto su quattro piani narrativi paralleli, seppure riferiti a tempi diversi, ognuno dei quali però è fondamentale per comprendere gli altri tre. Amelia racconta gli eventi salienti che la riguardano sino ad arrivare ovviamente al giorno stesso della tragedia e contemporaneamente il lettore accompagna, in un certo senso, la madre Kate, con l’aiuto del detective Lew, a comprendere finalmente la verità dei fatti e le loro molteplici implicazioni. Se volessimo riassumere il romanzo in una domanda, non potrebbe che essere questa: perché Amelia è caduta dal tetto della scuola? Che diventa ancora più inquietante quando Kate, la quale non ha ancora superato lo choc ed il tremendo dolore per la perdita della figlia, riceve un sibillino SMS anonimo che dice: ‘Amelia non si è buttata’.  

Tutto inizia da un blog. Per chi non fosse addentro alle terminologie della Rete Internet, il blog è un sito web come questo nel quale mi stai leggendo, dove il ‘blogger’, cioè io in questo caso, pubblica quotidianamente o periodicamente articoli e/o contenuti multimediali. Nello specifico de ‘La Verità di Amelia’ il blog si chiama ‘gRaCeFULLY’, con le maiuscole e minuscole proprio scritte così, dietro il quale si nasconde un anonimo personaggio che dimostra di conoscere molto bene professori e studenti della Grace Hall, un istituto privato esclusivo di New York. Facendo nomi e cognomi, il blog pubblica notizie piccanti e pettegolezzi sulle loro relazioni sentimentali ed attività dentro e fuori dalla scuola…(leggi il resto del commento cliccando qui sotto su ’Continua a leggere’) Continua a leggere

20/11/2015 Posted by | 3. LIBRI | , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Libro: ‘Il Porto Delle Nebbie’

IL PORTO DELLE NEBBIE

DIl Porto delle Nebbiei Georges Simenon

Anno Edizione 2003

Pagine 147

Costo € 4,90

Traduzione Fabrizio Ascari

Ed. Fabbri Editore (collana ‘Le grandi inchieste del Commissario Maigret’) 

TRAMA: Yves Joris, comandante del porto di Ouistreham, scomparso da oltre un mese, viene soccorso in stato confusionale sui Grand Boulevards a Parigi, privo di documenti ma con indosso un vestito nuovo ed in tasca cinque biglietti da mille franchi. Non è in grado di rispondere sulla sua identità ed il commissario Maigret della polizia giudiziaria, solo dopo aver inviato una serie di telegrammi in Francia ed all’estero, riesce ad ottenere la risposta utile per il suo riconoscimento. Julie, la domestica di Joris, si è precipitata a Parigi appena saputo del ritrovamento e lo riconduce a casa, accompagnata nel viaggio in treno da Maigret, in un clima che pur essendo autunno sembra quasi invernale, fra le fitte nebbie della pianura francese e del porto di Ouistreham. Maigret si ferma a dormire nell’unica locanda del luogo, ma la mattina dopo viene bruscamente svegliato dalla notizia che Joris sta molto male. Giunto a casa del poveretto, il commissario viene a sapere dal medico che è morto per avvelenamento da stricnina. Per Maigret significa l’inizio di un’indagine, ancor più complessa di quello che sembrava dopo il ritrovamento e che si trova a condurre fra notevoli difficoltà ambientali in una comunità chiusa e sospettosa nei confronti degli estranei, per nulla collaborativa insomma. Nel testamento di Joris c’è scritto che lascia la gran parte della sua eredità proprio a Julie, riconoscente per la sua fedeltà, inclusi trecentomila franchi che sono stati versati sul suo conto soltanto di recente. Grand-Louis, il fratello di Julie, è già stato in carcere e Joris, considerandolo un poco di buono, gli aveva vietato di entrare in casa sua. Quest’ultimo è imbarcato sulla goletta Saint-Michel che spesso passa da Ouistreham con il suo carico di merci da scaricare a Caen. Gran parte delle proprietà del paese sono di proprietà del sindaco Grandmaison. Lo stesso Joris è stato alle sue dipendenze quando era capitano della Marina Mercantile. Un biglietto dentro la credenza di Julie, un personaggio che non ci tiene ad essere riconosciuto, trasportato sulla Saint-Michel e nascosto da Grand-Louis ed il volto tumefatto di Grandmaison convincono Maigret che c’è ben di più da scoprire oltre alle facili apparenze di questa vicenda e lui può contare soltanto sull’aiuto del fido brigadiere Lucas.     

VALUTAZIONE: noto romanzo breve di Simenon, con al centro il commissario Maigret, nel quale il quadro d’ambiente è descritto utilizzando una prosa essenziale, che non eccelle in originalità ed eleganza, ma è indubbiamente efficace. La lettura scorre in scioltezza anche se le atmosfere sono quasi sempre cupe e tese, sino alla conclusione, quando anche le ultime nebbie si diradano sul porto e sull’indagine di Maigret.                                                                                                                                                                                             

Hai presente Andrea Camilleri che alla veneranda età di novant’anni scrive praticamente ogni giorno e pubblica dai tre ai cinque racconti l’anno? Ecco, Georges Simenon, scomparso nel 1989 quando aveva ‘solo’ ottantasei anni, non è stato da meno, avendo pubblicato centinaia di opere e soltanto nell’anno 1947 è arrivato a darne alle stampe addirittura sette!

Il porto delle nebbie 01Il parallelismo fra i due scrittori non è casuale, visto che Camilleri è il creatore del commissario Montalbano e Simenon quello di Maigret, sui quali rispettivamente hanno costruito la loro fama e fortuna. ‘Il Porto delle Nebbie’, in originale ‘Le Port des Brumes’, pubblicato nel 1932, è il quindicesimo romanzo della serie di settantacinque che lo scrittore francese ha dedicato appunto al commissario Maigret. A sua volta, il quarto di sei polizieschi sfornati in quell’anno, tutti dedicati alla figura di questo celebre personaggio.

Pare, fra l’altro, che l’autore l’abbia iniziato addirittura sul posto dove sono ambientati gli eventi narrati, cioè nel paese di Ouistreham nel 1931 e completato ad Antibes, per essere pubblicato poi l’anno seguente. E’ un racconto breve, circa 150 pagine, a seconda delle edizioni, che si legge con estrema scorrevolezza, grazie anche alla netta predominanza dei dialoghi che snelliscono le pagine rendendo più fluida la lettura.

Il porto delle nebbie 02Lo stile narrativo di Simenon infatti è semplice ed immediato. Nel corso del racconto non sono presenti frasi ad effetto, di quelle che, per intenderci, si possono poi trovare nei siti che raccolgono aforismi. Il suo linguaggio è senza fronzoli, con una prosa molto vicina al parlato del lettore comune che presumibilmente non incontra perciò alcuna difficoltà, non solo nel seguire l’evoluzione della storia, per quanto intricata essa possa apparire inizialmente, ma anche a focalizzare i particolari ambientali e sociali.

Il porto delle nebbie 08Non mancano affatto le parti descrittive, sia chiaro, ma in genere sono rapidi ed efficaci passaggi che danno un’immediata misura del contesto nel quale si colloca la vicenda, senza che ci sia il bisogno di ricorrere a iperboliche metafore o ad enfatizzare comunque parole e fatti. La scrittura sembra seguire insomma lo schema pratico del commissario Maigret di fronte ad una scena del crimine prima d’iniziare le indagini: ‘…Una cucina chiara, con piastrelle di maiolica alle pareti, un grande tavolo di legno chiaro sabbiato, gli utensili di rame che scintillano. E il capitano va a sedersi d’istinto nella sua poltrona di vimini, accanto alla stufa… Apre la porta della sala da pranzo, in cui l’ordine perfetto, il parquet e i mobili fin troppo lustri di cera fanno intuire che non viene mai adoperata… Ci sono un pianoforte verticale, lacche cinesi e porcellane che il capitano deve aver portato dall’Estremo Oriente. Poi il salotto, nello stesso ordine, nelle stesse condizioni in cui si trovava nella vetrina del negozio dove è stato acquistato… Salgono le scale dai gradini ricoperti da una guida rossa. Ci sono tre camere, una delle quali non utilizzata. E sempre la stessa pulizia, lo stesso ordine meticoloso, e un tepore che sa di campagna e di cucina…‘….(leggi il resto del commento cliccando qui sotto su ’Continua a leggere’) Continua a leggere

16/11/2015 Posted by | 3. LIBRI | , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Libro: ‘L’Affare Kurilov’

L’AFFARE KURILOV

L'Affare KurilovDi Irène Némirovsky

Anno Edizione 2009

Pagine 192

Costo € 13,00

Traduzione Marina Di Leo

Ed. Adelphi (collana ‘Piccola Biblioteca Adelphi’) 

TRAMA: Leon M. è figlio di rivoluzionari russi, cresciuto in Svizzera, allevato dal movimento che organizza attentati contro i principali collaboratori dello Zar per minarne il regime. Il ministro della Pubblica Istruzione Valerian Aleksandrovič Kurilov è la prossima vittima designata, ma nel suo caso l’omicidio è stato deciso che deve avvenire in pubblico per ottenere il massimo effetto e visibilità. Leon M. è stato designato allo scopo, per raggiungere il quale, dopo aver assunto il nome di Marcel Legrand, riesce a farsi assumere come medico nello staff di Kurilov stesso ed a trasferirsi nella sua dimora, a stretto contatto quindi con il ministro. Leon infatti ha studiato medicina durante gli anni in cui è stato costretto a curarsi in sanatorio per problemi di tubercolosi ereditati dalla madre e Kurilov ha un cancro al fegato e necessita di costante assistenza, anche notturna. Il ministro della Pubblica Istruzione è soprannominato ‘il pescecane’ per la ferocia e la voracità nel perseguire gli studenti universitari che protestano contro il regime zarista, facendo uso della forza e di tutti i mezzi persuasivi, senza esitazione e pietà. Kurilov ha sposato in seconde nozze Marguerite, della quale è innamoratissimo, una donna dal passato non proprio limpido, già amante del principe Nelrode e per questa ragione l’immagine del ministro non è più nelle grazie alla coppia reale che si rifiuta di riceverlo assieme alla moglie. Per lei però Kurilov è disposto a giocarsi persino la carriera. Nel corso dei suoi frequenti contatti, Marcel ha modo di diventare un confidente di Kurilov e ad assistere in varie occasioni ai rituali retorici del potere ed alle insidie che fanno parte del corredo di certe posizioni ambite, sino a provare sentimenti di pietà e comprensione per la sua vittima che mal s’addicono ad un sicario. Quando giunge il momento di mettere in atto i suoi propositi, Legrand è roso dai dubbi che tenta di manifestare ai suoi mandanti, per i quali però non conta il singolo uomo quanto il regime da abbattere che egli rappresenta.     

VALUTAZIONE: un altro grande romanzo della Nemirovsky, nello specifico incentrato sul rapporto fra vittima e carnefice, e nel ribaltamento dei ruoli che a volte ne sovverte le ovvie apparenze e gli equilibri. Una notevole prova di stile, lucidità, efficacia, in una sola parola, di bravura, da parte della scrittrice di origine ucraina, morta ad Auschwitz, che stupisce in ogni sua opera per la modernità e l’eleganza della prosa unite alle mirabili doti di sintesi.                                                                                                                                                                                                                                                                        

Sopprimere gli ingiusti per il bene della maggioranza. Perché? E chi sono i giusti? Quanto a me, che m’importa degli uomini? Per il cacciatore è insopportabile ammazzare una bestia che ha nutrito, curato.. Eppure, finché siamo a questo mondo, bisogna stare al gioco…

L'Affare Kurilov 02Ad esprimersi in questo modo è il protagonista del romanzo di Irène Némirovsky e se non ne avete mai letto neppure uno di questa scrittrice, dovete rimediare subito, altrimenti significa che avete avuto dei problemi sin da giovanissimi con i libri e la lettura in generale.

A parte gli scherzi, anche se chi scrive ha già avuto modo di apprezzarne un buon numero della sua lunga bibliografia, riproposta con grande successo a partire dal 2005, ad ogni nuova occasione è un piacere riscoprire le qualità narrative e di contenuti delle sue opere, unite alla fluidità e, per quanto possa apparire assurdo, alla modernità della prosa di una scrittrice che purtroppo non esiste più dal 1942 (è brava in questo caso anche la traduttrice Marina Di Leo, eh?). Per ironia della sorte Irène Némirovsky è morta di tifo ad Auschwitz, all’età di soli trentanove anni, presumibilmente per le conseguenze dell’indigenza e dell’ambiente infetto nel quale è stata costretta a ‘vivere’ (?) dopo la deportazione in quel lager, strappandola al marito, a sua volta ucciso qualche mese dopo nello stesso luogo ed alle due figlie ancora molto piccole, le quali per fortuna invece si sono salvate.

L'Affare Kurilov 03E’ una storia affascinante e tremenda al tempo stesso quella della scrittrice, fra le altre opere, di David Golder, I Cani e i Lupi, I Doni della Vita, Il Ballo, Il Calore del Sangue, Il Malinteso, Jezabel e Suite Francese, che potrebbe essere oggetto di una sceneggiatura o di un romanzo stesso. Nata in Ucraina, per ragioni legate all’attività del padre, ricco banchiere ebreo, la sua famiglia si trasferì dapprima nell’attuale San Pietroburgo, quindi in Finlandia ed in Svezia, sino ad approdare definitivamente in Francia. Irène parlava ben sette lingue ed era talmente brava a scrivere che quando le sue opere furono pubblicate a Parigi, ebbero immediato successo e di conseguenza fu contesa nei salotti più prestigiosi. Ciò però non le servì a sua volta, ahimè, ad evitare d’incorrere nelle leggi razziali ed alla tragica fine che sappiamo.

Il fatto che le sue qualità siano state riscoperte in tempi recenti, grazie alla pubblicazione capillare dei suoi romanzi, sino a raschiare il fondo del barile, come si suol dire, può meravigliare soltanto chi non ha mai provato a leggerne uno. Altrimenti significa andare a colpo sicuro verso il piacere della lettura ai più alti livelli di una grande scrittrice che si ripropone ogni volta con disarmante puntualità. 

L'Affare Kurilov 08Fra tutti i romanzi che ho letto di Irène (citati appositamente qualche riga sopra, nel caso il lettore fosse interessato a leggere i relativi commenti che ho pubblicato è sufficiente che clicchi su ognuno dei titoli corrispondenti), ‘L’Affare Kurilov’ è senz’altro un’opera a parte, con forti connotazioni gialle. Seppure di quella speciale categoria che, partendo da un omicidio, politico in questo caso, già avvenuto e senza nascondere neppure l’identità dell’assassino, percorre a ritroso gli eventi che hanno portato a quella drammatica conclusione, circostanziandone il contesto e le ragioni. Al contempo però riesce miracolosamente a tenere alta la tensione, in un quadro narrativo solo in apparenza privo di sorprese e colpi di scena, nel quale invece l’autrice mescola opportunamente le carte così da renderlo tutt’altro che prevedibile, semmai ancora più brillante, arricchendolo di sfumature, ribaltamenti di prospettiva, dubbi, incertezze ed implicazioni di natura psicologica,  storica e sociale.

Da notare, ma non è una novità neppure questa a proposito della Némirovsky, che il volume è di piccolo formato e di sole 192 pagine, che un lettore appassionato ed allenato potrebbe consumare nel corso di una sola giornata, forse anche meno, perfettamente scandito però nei tempi, nei luoghi e nello sviluppo di un tema così complesso a delicato come può esserlo in talune occasioni il rapporto fra vittima e carnefice, i cui ruoli si ribaltano e confondono in questo caso rispetto alle facili premesse…(leggi il resto del commento cliccando qui sotto su ’Continua a leggere’) Continua a leggere

29/09/2015 Posted by | 3. LIBRI | , , , , , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Libro: ‘Il Problema Spinoza’

IL PROBLEMA SPINOZA

Il Problema SpinozaDi Irvin D. Yalom

Anno Edizione 2012

Pagine 441

Costo € 17,50

Traduzione Serena Prina

Ed. Neri Pozza (collana ‘I Narratori delle Tavole’)

 

TRAMA: Ad Amsterdam, nella seconda metà del XVII secolo l’ebreo Baruch (Bento) Spinoza gestisce assieme al fratello Gabriel un modesto negozio di merci locali e d’importazione. Il rabbino Mortera l’aveva seriamente preso in considerazione come suo erede prima che Spinoza esprimesse idee non propriamente consone al ruolo ed alle regole spirituali della loro comunità. Il fratello Gabriel è molto seccato e preoccupato per lui, da quando Bento si è allontanato dalla Sinagoga e diserta le funzioni in sinagoga, sfidando anche la stessa corte ebraica per un presunto debito del padre che non ritiene di doversi accollare poiché condurrebbe la sua famiglia al fallimento. Per ottenere giustizia si è rivolto infine alla corte civile della città. Spinoza alla morte del padre aveva rinunciato ad ogni eredità, tranne il letto paterno, lasciando tutto il resto a Gabriel ed alla sorella Rebeca. Una coppia di viandanti provenienti dal Portogallo, Jacob e Franco, si rivolge a Bento, seguendo il suggerimento di un loro cugino che ritiene il filosofo la persona più adatta a risolvere la crisi esistenziale di Franco. Spinoza è scettico e resiste per un po’ alle loro insistenze ma infine accetta di aiutarli. Durante una serie di colloqui risponde perciò alle loro domande e manifesta il suo pensiero, contrastante con l’ortodossia ebraica. Un colloquio con Mortera non serve a farlo recedere dalle sue posizioni, anzi la conclusione è la scomunica che costringe Bento ad abbandonare la sua comunità, inclusi il fratello e la sorella, che non dovranno più avere contatti con lui. L’unico che gli resta vicino, seppure andandolo a trovare di nascosto, è Franco, pentito ed a lui sinceramente affezionato dopo avergli confessato di averlo tradito, perché in realtà lo scopo dei loro incontri era proprio quello di raccogliere prove per incastrarlo. Spinoza trascorre il resto dei suoi anni vivendo modestamente grazie al mestiere di molatore di lenti per occhiali e trovando gratificazione nella scrittura delle opere che lo renderanno famoso, dopo la sua morte, come uno dei più importanti filosofi della storia. Parallelamente alle vicende narrate sulla vita di Spinoza, in Estonia all’inizio del XX secolo uno studente, Alfred Rosenberg, è stato convocato dal preside e dal suo tutor per rispondere alle accuse di razzismo nei confronti degli ebrei che ha manifestato il giorno precedente con un discorso tenuto per l’elezione a rappresentante della classe. Alfred è tenacemente convinto delle proprie idee e si professa ammiratore di Goethe. Rimane perciò sorpreso quando il preside gli assegna il compito di leggere la biografia di Goethe, che era a sua volta profondamente legato alla figura di Spinoza. Questa rivelazione, incomprensibile per un seguace delle idee razziste di Chamberlein, diventa una sorta di ossessione per Rosenberg, anche quando, da stretto collaboratore di Hitler e poi nominato responsabile dell’unità addetta alla raccolta di tutti i libri degli autori ebrei e/o considerati ostili al nazismo, farà di tutto per impossessarsi dei testi che facevano parte della raccolta personale di Spinoza. Rosenberg finirà processato e condannato a morte a Norinberga assieme ai principali gerarchi nazisti.         

VALUTAZIONE: due vicende parallele narrate a capitoli alternati, nel corso delle quali Yalom, già protagonista della rilettura in modo originale e romanzata della vita di Nietzsche e Schopenhauer, da un lato ripercorre alcune tappe della vita di Spinoza e dall’altro racconta la curiosa ossessione di Alfred Rosenberg, che è stato fra i fedelissimi di Hitler, propugnatore dell’ideologia nazista e corresponsabile dell’olocausto, per l’ebreo Spinoza. Un’opera, come le due precedenti, che affronta il pensiero di un grande filosofo con l’obiettivo comunque di catturare il lettore. Meno brillante dei due precedenti romanzi ma ugualmente ammirevole per la metodologia divulgativa che utilizza.                                                                                                                                                                                                                                                                     

André Gide: «La storia è un’invenzione letteraria che è effettivamente accaduta. L’invenzione letteraria è la storia che sarebbe potuta accadere».

Il problema Spinoza 12…Caro maestro, ho bisogno del suo aiuto per una faccenda. Si tratta del problema Spinoza. Mi spieghi come quest’ebreo di Amsterdam può aver scritto opere venerate a tal punto dai più grandi pensatori tedeschi, compreso l’immortale Goethe. Com’è stato possibile?…‘.  A pronunciare questa domanda è Alfred Rosenberg, ideologo del nazismo processato e condannato a morte nel corso del processo di Norimberga, rivolgendosi a Huston Stewart Chamberlain, a sua volta filosofo inglese naturalizzato tedesco, sostenitore del primato della razza ariana.

Il problema Spinoza 04Un problema, quello relativo a Baruch (Bento, in portoghese: paese d’origine della sua famiglia) Spinoza, che riguarda la stessa comunità ebraica cui apparteneva, conclusosi con un ‘cherem’, ovvero una scomunica da parte del rabbino capo Mortera, che l’ha costretto a vivere il resto dei suoi giorni lontano dai familiari e dalla stessa città olandese, come una sorta di appestato.

Il problema Spinoza 22La posizione di Spinoza è diventata improvvisamente scomoda quando si è rifiutato di pagare un debito che riteneva pretestuosamente richiesto al padre, mettendosi di traverso nei confronti della corte ebraica, che poi ha in sostanza scavalcato rivolgendosi alla corte civile di Amsterdam. E’ diventata infine insostenibile per via delle accuse mosse nei confronti del suo pensiero, ritenuto trasgressivo ed irrispettoso verso i dettami della religione ebraica. Il che di fatto ne ha sancito il destino e l’insanabile rottura, anche perché non si è mai mostrato disponibile a ritrattare o rinnegare le sue opinioni. 

Il problema Spinoza 01E’ significativo a tal proposito un dialogo con il fratello Gabriel: ‘…«Bento, è vero che hai definito “confusa” la Torah? (i primi cinque libri biblici, ndr.)»… «È vero che la Torah definisce Adamo il primo uomo. Ed è vero che dice che suo figlio Caino si sposò. Di certo abbiamo il diritto di porci l’ovvia domanda: se Adamo era il primo uomo, allora come poteva esistere qualcuno in grado di sposare Caino? Questo punto, la cosiddetta “questione preadamita”, è stato discusso per oltre un migliaio d’anni negli studi biblici. Quindi, se mi chiedi se si tratta di una favola, devo rispondere di sì… Ovviamente quella storia non è che una metafora»… «Parli così perché non la capisci. La tua saggezza supera forse quella di Dio? Non sai che esistono ragioni per cui noi non possiamo sapere tutto e dobbiamo confidare nei nostri rabbini per interpretare e chiarire le Scritture?»… «E’ una posizione straordinariamente conveniente per i rabbini, Gabriel. I religiosi di professione, nei secoli, hanno sempre cercato di essere gli unici interpreti di ciò che appariva inspiegabile. Gli torna decisamente utile»…‘.

Un bel problema davvero quello che pone in essere Irvin Yalom con la figura del filosofo Spinoza, ebreo censurato e bandito dalla sua stessa comunità e riabilitato solo in epoca recente, non senza oppositori che hanno tentato una dura resistenza, grazie al primo ministro israeliano Ben Gurion, suo ammiratore, che a specifica domanda rispondeva così: ‘…non ho cercato di ottenere l’annullamento della scomunica, in quanto davo per scontato che fosse nulla e priva di significato… A Tel Aviv c’è una strada che porta il nome di Spinoza, e non c’è una sola persona ragionevole nell’intero paese che pensi che la scomunica sia ancora in vigore…‘…(leggi il resto del commento cliccando qui sotto su ’Continua a leggere’) Continua a leggere

02/09/2015 Posted by | 3. LIBRI | , , , , , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Libro ‘Il Pettirosso’

IL PETTIROSSO

Il PettirossoDi Jo Nesbo

Anno Edizione 2012

Pagine 491

Costo € 13,00

Traduzione Giorgio Puleo

Ed. Piemme (collana ‘NumeriPrimi’) 

TRAMA: Harry Hole è un poliziotto norvegese ‘sui generis’, bravo e stimato nel suo lavoro ma individualista e non esente dall’alzare il gomito. Durante la visita ad Oslo del presidente degli USA, Harry si trova nella necessità di dover decidere in pochi secondi se intervenire nei riguardi di un sospetto armato ed infine spara, salvo scoprire troppo tardi che non si trattava di un terrorista ma di un agente americano non opportunamente segnalato. Il caso resta nell’ambito ristretto dei servizi segreti ma per evitare che la notizia possa comunque sfuggire al controllo e provocare una pubblicità negativa, il suo capo trasferisce Hole ad un’altra sezione, dove viene incaricato d’indagare sui movimenti neonazisti. E’ così che Harry scopre che qualcuno ha importato in Norvegia un costoso e micidiale fucile Marklin, uno dei preferiti dai terroristi per compiere attentati e le indagini lo portano sino ad un gruppo di ex-soldati norvegesi. I quali, nel corso della seconda Guerra Mondiale, si arruolarono volontariamente nelle truppe di Hitler, convinti che fosse la parte giusta per difendere anche la propria nazione, mentre il Re si rifugiava con la sua corte ed un ricco bottino a Londra per tornare, alla fine del conflitto, da vincitore. A loro invece al rientro è stato riservato un trattamento da traditori. Nel corso degli interrogatori dei testimoni rimasti ancora in vita, Harry conosce la figlia di uno di loro, Rakel, madre a sua volta di Oleg, nato da una relazione oramai conclusa mentre si trovava per lavoro in Russia e contrariamente al suo solito, se ne innamora quasi a prima vista, vergognandosi anche un pò che sia capitata una cosa del genere ad un uomo maturo ed un consumato donnaiolo come lui. Scopre in seguito che la donna fa parte delle sue stesse forze dell’ordine. Purtroppo per lui le ha messo gli occhi addosso anche un pezzo grosso del Ministero della Difesa, Brandhaug, il quale, per avere campo libero, fa in modo che Hole sia inviato in missione in una piccola e sperduta città svedese a 30km da Helsingborg. Harry, che nel frattempo aveva costruito una buona intesa anche con Oleg, non è al corrente dei propositi di Brandhaug, ma è costretto ad accettare il trasferimento, nonostante le sue indagini siano sempre più promettenti sull’associazione fra il temibile fucile Marklin ed il gruppo dei vecchi collaborazionisti dei nazisti. Uno dei quali viene assassinato in circostanze misteriose e lo stesso avviene alla sua collaboratrice abituale, Ellen, con la quale Harry ha sempre avuto un bel rapporto d’amicizia oltreché un’ottima intesa professionale. La sera stessa dell’omicidio, Ellen non era riuscita a mettersi in contatto con lui, ma gli aveva lasciato un messaggio in segreteria nel quale diceva di avere scoperto chi c’è dietro la storia del fucile Marklin. Quando viene ucciso pure Brandhaug, con lo stesso devastante fucile, Harry viene richiamato d’urgenza sul posto dal suo capo per occuparsi a tempo pieno di questa torbida faccenda e ciò che scopre infine è direttamente collegato al passato dei collaborazionisti, al desiderio di vendetta per aver subito un’umiliazione in patria che ritengono di non meritare e persino ad uno sdoppiamento di personalità.  

VALUTAZIONE: un giallo-thriller di buona fattura che ha rivelato al grande pubblico Jo Nesbo, autore fra i più apprezzati attualmente del filone degli scrittori nordici. Il racconto è complesso e non di facile approccio, almeno inizialmente, anche per via dei molti nomi norvegesi che certo non aiutano, ma la pazienza del lettore è premiata infine da una storia che mette assieme curiosi avvenimenti storici ed un poliziotto in stile americano. Si tratta del primo romanzo di una serie incentrata sull’ispettore e poi commissario Harry Hole ed anche per questo il finale non è del tutto chiarificatore. Jo Nesbo comunque non perde mai il sottile filo logico del suo romanzo ed è apprezzabile anche nell’analisi ed introspezione psicologica dei vari personaggi coinvolti.                                                                                                                                                                                                                                

Ho provato a fare una ricerca su Internet a proposito del fucile Marklin, al centro del romanzo di Jo Nesbo, ma il risultato non chiarisce se esiste o è mai esistito veramente, con una forte propensione però verso il no. Una prima direttrice conduce ad un falso obiettivo, cioè il sito di una fabbrica tedesca che produce trenini elettrici; aggiungendo invece al nome il termine ‘rifle’ (fucile in inglese), si trova qualcosa di più. Qualcuno propone addirittura una foto d’epoca, citando proprio questa micidiale arma, smentito però da altri che sostengono trattarsi di tutt’altro modello e ‘brand’, così come per i devastanti proiettili Singapore che quello stesso fucile utilizza, stando al racconto di Jo Nesbo.

Il Pettirosso 18Il quale ne parla in questi termini nel suo romanzo: ‘…Un fucile Màrklin è un fucile da caccia semiautomatico di fabbricazione tedesca che utilizza pallottole da 16 millimetri di diametro, ed è più grande di qualsiasi altro fucile. Serve a cacciare bestie come i bufali d’acqua e gli elefanti. Il primo fucile è stato fabbricato nel 1970, ma ne sono stati prodotti solo trecento esemplari, perché nel 1973 le autorità tedesche ne hanno vietata la vendita. Il motivo è che quel fucile, tramite alcune semplici modifiche e un mirino telescopico Màrklin, diventa lo strumento ideale per un killer professionista, e già nel 1973 era diventata l’arma più ricercata al mondo per gli attentati. Di quei trecento esemplari, almeno un centinaio si trovava nelle mani di assassini professionisti e organizzazioni terroristiche come la Baader-Meinhof o le Brigate Rosse…‘.

Il Pettirosso 01Bravo quindi lo scrittore norvegese a sfruttare proprio le peculiarità della letteratura romanzata, la quale per definizione consente di far coesistere avvenimenti realmente accaduti, con personaggi  ed oggetti in questo caso, anche dettagliatamente descritti, che poi al lato pratico non sono altro che il frutto della fantasia del suo autore. Sta al lettore quindi saper distinguere gli uni dagli altri.

Il Pettirosso 11‘Il Pettirosso’ non è il primo romanzo scritto da Jo Nesbo, ma è quello che per primo è stato tradotto e pubblicato in italiano. Lo scrittore, anche a proposito del titolo, gioca abilmente con la legittima curiosità del lettore. Si scopre infatti ad un certo punto che è un epiteto affibbiato ad un importante personaggio all’interno della vicenda narrata, ma nonostante l’autore afferma di averne spiegata la ragione, in realtà non sembra così chiara ed il minuto uccellino è tirato in ballo anche durante un dialogo fra i due poliziotti Ellen e Harry, di evidente natura metaforica pur riferendosi alle reali abitudini di questo animale in Norvegia: ‘…Il novanta per cento dei pettirossi migra verso sud, ma alcuni si affidano alla sorte e rimangono qui… sperano che l’inverno sia mite. Può andare bene, ma se sbagliano muoiono. Allora – viene da chiedersi – perché non vanno verso sud se è in gioco la loro vita? Quelli che restano lo fanno solo per pigrizia?… Il punto è che se l’inverno sarà mite potranno scegliere i luoghi migliori per la nidificazione prima che gli altri ritornino… Questo è un rischio calcolato… Può essere un successo o un fiasco totale. Rischiare o non rischiare… Se decidi di rischiare può darsi che una notte tu cada da un ramo congelato e non ti scongeli prima della primavera. Se sei un vigliacco può darsi che, quando torni, tu non riesca ad accoppiarti. Sono gli eterni problemi che affrontiamo nella vita...’.

O forse la spiegazione sta nella provocatoria considerazione che Ellen rivolge ad Harry per scuoterlo e sgravarlo dai rimorsi che lo tormentano dopo aver ferito gravemente un agente dei servizi segreti americani, un secondo prima che arrivasse l’informativa che quell’uomo armato dentro il casello dell’autostrada non era un terrorista: ‘…c’è sempre qualcuno che finisce nei guai, Harry, qualcuno che non se la cava. È così e basta, non è colpa di nessuno. Lo sai che ogni anno il sessanta per cento dell’intera razza dei passeri muore? Il sessanta per cento…‘. L’aspetto curioso della faccenda è che Harry a seguito di questo imbarazzante episodio è stato addirittura promosso al grado di commissario e nonostante i suoi tentativi di resistenza è stato conseguentemente spostato ad un’altra sezione per evitare che qualche media possa a risalire a lui: ‘…sapevi che, negli ultimi venti anni, nessun presidente americano ha portato a termine il suo mandato senza che venissero scoperti almeno dieci attentati? E che i cospiratori sono stati tutti arrestati senza che i mass media lo venissero a sapere? Nessuno ci guadagna qualcosa quando viene reso pubblico un tentato omicidio contro un capo di stato, Harry. Specialmente se, in teoria, avrebbe potuto avere successo. Gli attentati hanno la tendenza a diventare contagiosi…‘…(leggi il resto del commento cliccando qui sotto su ’Continua a leggere’)   Continua a leggere

06/06/2015 Posted by | 3. LIBRI | , , , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Libro: ‘I Buddenbrook. La Decadenza di una Famiglia’

I BUDDENBROOK – DECADENZA DI UNA FAMIGLIA

I Buddenbrook, la Decadenza di una Famiglia2Di Thomas Mann

Anno Edizione 2003

Pagine 718

Costo € 10,00

Traduzione Furio Jesi e Silvana Speciale Scalia

Ed. Garzanti (collana ‘I Grandi Libri’) 

TRAMA: Secolo XIX, Johann Buddenbrook è proprietario di un’azienda commerciale a Lubecca, una fiorente città della Germania del Nord, non distante dal Mar Baltico. Alla sua prematura morte gli subentra il figlio Thomas. Il fratello maggiore di quest’ultimo, Christian, si è rivelato infatti non adatto ad assumere una tale responsabilità, preferendo passare il tempo al Circolo, dove trova facili consolazioni ai suoi limiti caratteriali ed ai mali fisici, veri e presunti. L’affascinante e fiera sorella An(Toni)e, solo per non deludere il padre aveva accettato, dopo una corte serrata, di sposare il rappresentante Gruenlich di Amburgo, dal quale ha avuto la figlia Erika, sacrificando i suoi sentimenti per Morten, figlio del comandante dei piloti di Travemunde, sbocco balneare della ricca borghesia di Lubecca. Per Toni il prestigio della sua famiglia nel gotha della borghesia della città viene prima della sua felicità personale. Tuttavia il successivo fallimento del marito, che in realtà l’aveva sposata solo per avere la sua dote, l’aveva costretta a chiedere l’intervento del padre e quindi il divorzio. Thomas ha anche ereditato il ruolo di console e successivamente ha conquistato quello di senatore, superando nelle preferenze il rivale della famiglia Hagenstroem. Durante un viaggio di lavoro ad Amsterdam Thomas ha conosciuto Gerda, violinista come il padre, noto benestante, se n’è innamorato e l’ha sposata. La sorella più piccola Clara è andata invece in sposa al pastore Tiburtius di Riga, che si è dichiarato dopo aver pernottato per qualche tempo nella casa dei Buddenbrook dove vive ancora la madre Elisabeth la quale, dopo la morte del marito, s’è avvicinata alla fede con grande trasporto, dando spesso ospitalità ad uomini di chiesa. Toni, durante una vacanza a Monaco conosce il commerciante Permaneder e trovandolo simpatico, per togliere d’imbarazzo la famiglia dopo il divorzio da Gruenlich, accetta infine di sposarlo. In realtà anche questo matrimonio dura poco, perché Toni mal s’adatta allo stile di vita in Baviera ed il pretesto glielo offre il bizzarro marito qualche tempo dopo quando lo coglie, ubriaco, mentre importunava una cameriera. Il secondo divorzio la riporta a Lubecca, presso l’abitazione della madre, mentre Permaneder sorprendentemente rinuncia alla dote che aveva ricevuto sposando Toni. Thomas è all’apice della sua carriera, l’azienda di famiglia va a gonfie vele ed il matrimonio con Gerda ha contribuito ad aumentare la solidità della famiglia, grazie alla sua ricca dote. Toni consola le sue delusioni amorose partecipando attivamente alla ristrutturazione di una lussuosa villa che ha acquistato il fratello prima di partire per il lungo viaggio di nozze in Italia. Un’opera imponente e molto costosa il cui scopo è quello di sancire il primato dei Buddenboork. La successiva nascita del figlio Hanno è motivo di grande gioia per Thomas, che vede in lui l’erede destinato a prendere il suo posto quando verrà il momento. Una situazione insomma che sembra celebrare il successo di una dinastia e che rappresenta invece l’inizio del suo declino. Gli affari infatti, complice la difficile congiuntura economica conseguente la guerra fra Austria e Prussia, vanno peggiorando. La sorella Clara, di salute cagionevole, muore  nel frattempo e la madre Elisabeth acconsente a lasciare l’intera dote al marito Tiburtius senza consultare Thomas che se la prende a male. Hanno non ha passione per gli studi economici, come avrebbe voluto il padre, mostrando un carattere timido e timoroso, sensibile semmai solo alla musica, sulle orme della madre. Thomas si sente sempre più solo ed oberato di responsabilità verso le quali le forze non sono più quelle di un tempo. La morte della madre consente e costringe al tempo stesso Thomas a vendere la casa di famiglia, che attraverso un intermediario finisce nelle mani del rivale di sempre Hangenstroem. Toni si sente umiliata e non si da pace per il declino che sta subendo la sua famiglia. Thomas cerca invano conforto dapprima nella fede e poi nella filosofia di Schopenhauer, sinché viene stroncato, poco più che quarantenne, da un ictus. Hanno stesso scompare poco dopo, ancora adolescente, a causa del tifo. Rimangono in pratica solo le donne: Gerda, Toni, la figlia Erika, a sua volta divorziata dopo uno sfortunato matrimonio ed alle quali non resta che rassegnarsi alla fine di un’epoca.             

VALUTAZIONE: lo straordinario affresco dell’ascesa e decadenza di una dinastia, di natura autobiografica e di sorprendente modernità persino nello stile della prosa, che è valso a Thomas Mann il premio Nobel nel 1929. Un romanzo di grande respiro, imprescindibile ed inaspettatamente agile e sciolto dal punto di vista narrativo.                                                                                                                                

Di solito quando si guarda ad un romanzo definito come un ‘classico’, istintivamente si prova un po’ di soggezione, prudenza o, peggio ancora, rifiuto. Anche quando il proponimento è quello di leggerlo, prima o poi, nonostante il presunto impegno necessario, le scuse per continuare a riporlo in libreria assieme al buon proposito sovente hanno la meglio, preferendo dedicarsi ad altro, magari più soft, attuale e di breve durata. In alcuni casi però questa scelta di comodo si rivela un madornale errore di valutazione, sia perché può succedere che l’alternativa non si dimostra della qualità supposta, ma soprattutto perché in tal modo si perde l’occasione di leggere un romanzo che poi, al lato pratico, si palesa tutt’altro che insormontabile e complicato da affrontare, seguire e comprendere. 

I Buddenbrook 07Stava per succedere la stessa cosa anche a me, davanti ad uno dei classici più noti della letteratura del novecento, cioè ‘I Buddenbrook – Decadenza di una Famiglia’ di Thomas Mann che conservavo da tempo nella mia personale lista dei libri da leggere, senza trovare mai il momento giusto per aprirlo. Superata l’iniziale diffidenza invece, la sorpresa è stata quella di ritrovarmi immerso in una storia intrigante ed universale, anche se è ambientata nella seconda metà del XIX secolo, narrativamente scorrevole e per nulla difficile da seguire. Come tutte le opere che sono considerate nel loro genere un termine di riferimento, anche questa la si può affrontare e poi analizzare da molteplici punti di vista. Per comprenderla ed apprezzarla non c’è bisogno però di essere lettori dotati di un particolare bagaglio culturale, seppure questi ultimi sono favoriti dal fatto che vi possono comunque cogliere, nei vari strati dei quali è composta oltre a quello di più immediata interpretazione, numerosi spunti di approfondimento di natura psicologica, filosofica e sociologica.

I Buddenbrook 14D’accordo, potrà obiettare a questo punto chi volesse comunque continuare ad eccepire: sarà pure un’opera di grande respiro ma di sicuro superata dal punto di vista dell’epoca di riferimento e dei contenuti, oltreché scoraggiante per il numero delle pagine e il prevedibile numero di descrizioni e di riflessioni che possono appesantire il ritmo del racconto. Niente di tutto ciò invece, perché la prosa di Thomas Mann è talmente piacevole e coinvolgente in questo caso, che le pagine scorrono fluide, nonostante l’ampiezza e la profondità delle argomentazioni, per chi vuole ed è in grado di coglierle. 

E dire che personalmente non posso concedermi, se non raramente ahimé, lunghe sessioni di lettura (a volte, con un po’ d’invidia, leggo di lettori o lettrici che consumano un romanzo nel corso di una giornata o addirittura una nottata…) e spesso nel mio caso si tratta invece di brevi momenti, prima di coricarmi oppure di quella mezzora circa di viaggio in treno per andare e tornare dal lavoro, fra il vociare delle persone intorno (dalle quali, quando non ne faccio parte anch’io, cerco comunque di isolarmi mentre leggo, ascoltando musica di sottofondo con gli auricolari). Stiamo parlando quindi di condizioni oggettive semmai ancora più difficili per la necessaria concentrazione, eppure nonostante ciò il piacere di riprendere e continuare la lettura de ‘I Buddenbrook’ non è mai mancato.

I Buddenbrook 08Si tratta di un romanzo in buona misura autobiografico e seppure il personaggio di Thomas, per associazione con il nome, fa immediatamente presumere trattarsi dello stesso scrittore tedesco, in realtà lui pare si sia semmai identificato nel figlio Hanno. Curiosità vuole che il romanzo, ideato durante un soggiorno a Roma dell’autore e la sua famiglia, è stato pubblicato per la prima volta nel 1901, quando Mann aveva 26 anni, diviso in due volumi, in una costosa edizione che è andata miseramente invenduta.  L’editore allora decise di ripubblicarla in una sola edizione economica e divenne immediatamente un ‘best sellers’ (ciò dovrebbe suggerire qualcosa agli editori che spesso si lamentano per le scarse vendite delle prime pubblicazioni, persino di autori che vanno per la maggiore, con prezzi che non di rado superano i venti euro…)…(leggi il resto del commento cliccando qui sotto su ’Continua a leggere’) Continua a leggere

30/04/2015 Posted by | 3. LIBRI | , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Libro: ‘Il Cardellino’

IL CARDELLINO

Il CardellinoDi Donna Tartt

Anno Edizione 2014

Pagine 892

Costo € 20,00

Traduttore Mirko Zilahi De’ Gyurgyokai

Ed. Rizzoli (collana ‘Scala Stranieri’)

 

TRAMA: New York, Theo ha 13 anni ed è al Metropolitan Museum assieme alla mamma, grande estimatrice dei pittori fiamminghi di Delft, in particolare Carel Fabritius, allievo di Rembrandt. ‘Il Cardellino’ è una delle sue pochissime opere sopravvissute nel 1654 all’esplosione di un magazzino di polvere da sparo che uccise, assieme a molti altri, lo stesso pittore. Theo è molto legato alla madre specie da quando il padre, un uomo poco affidabile, se n’è andato. Ha da poco incrociato lo sguardo con una coetanea accompagnata da un anziano signore, la madre si è nel frattempo momentaneamente allontanata, che un attacco terrorista provoca lo scoppio di una bomba stravolgendo il destino di Theo e dei molti visitatori intorno a lui. Non appena si riprende dai terribili effetti dell’esplosione si rende conto di essere l’unico fortunato sopravvissuto assieme ad un anziano signore vicino a lui, il quale versa però in condizioni disperate. Nei pochi attimi che gli restano, quest’ultimo spinge Theo a portare in salvo il prezioso dipinto di Fabritius rimasto miracolosamente illeso e gli affida un anello ed un indirizzo. Uscito a fatica dal museo in una gran confusione di sirene e squadre di soccorso, Theo torna a casa dove spera di ritrovare la madre. E’ un’attesa vana però che si conclude con una telefonata dei Servizi Sociali che gli comunicano la terribile verità. Fa appena in tempo a nascondere il prezioso dipinto quando gli stessi lo raggiungono con l’intento di affidarlo a dei lontani e riluttanti parenti, mentre hanno attivato anche le ricerche per ritrovare il padre. Nel mentre si offrono di ospitare Theo i genitori di un suo compagno di scuola, Andy Barbour e nei giorni successivi, pur ossessionato dal ricordo e dall’assenza della madre, ritrova a fatica in quella famiglia scampoli della serenità perduta. Un giorno Theo decide di restituire l’anello che gli ha affidato l’anziano che è spirato fra le sue braccia e si spinge sino all’indirizzo che gli aveva indicato, dove ad accoglierlo trova un vecchio antiquario, Hobie ed anche la ragazzina, di nome Pippa, che aveva scorto poco prima dell’esplosione, la quale è rimasta a sua volta ferita seriamente. In più occasioni Theo torna in quella casa dove impara molte particolarità del lavoro artigianale di Hobie e trascorre parecchi momenti in compagnia della ragazzina. Quando s’illude di poter essere adottato dai Barbour, spunta suo padre assieme alla sua nuova estemporanea compagna Xandra, per condurlo con loro a Las Vegas. Theo riesce a nascondere il quadro fra il suo bagaglio senza che il padre sospetti nulla. Quest’ultimo sembra meglio disposto nei suoi confronti che in passato, ma conduce comunque una vita sregolata, scommettendo forte sugli eventi sportivi. Tornato a scuola, Theo conosce un ragazzo cosmopolita di nome Boris, d’origine ucraina, con il quale instaura un legame profondo. I due, lasciati spesso soli dai genitori, vivono d’espedienti, fra stupefacenti e furtarelli nei negozi, sinché il padre di Theo, braccato da alcuni tizi ai quali deve dei soldi, muore in un incidente d’auto durante un tentativo di fuga. Theo, temendo di finire un’altra volta nelle mani dei Servizi Sociali, decide di fuggire e tornare da solo a New York, affrontando un viaggio avventuroso in pullman. Lì ritrova una città diversa da quella che ricordava ma Hobie è ancora disposto ad ospitarlo. Messo al sicuro il prezioso quadro de ‘Il Cardellino’, che rappresenta l’ultimo legame con l’amata madre, seppure Theo è ossessionato dal timore di essere scoperto, s’appassiona al lavoro del vecchio antiquario diventando nel tempo il suo collaboratore, anzi assumendo su di sé tutti gli ambiti commerciali del negozio. Un casuale incontro con Platt, il fratello di Andy, annegato nel frattempo assieme al padre, lo porta a frequentare ancora casa Barbour e ad avere una relazione con la figlia minore Kitsey che ridesta dall’apatia sua madre e potrebbe concludersi addirittura con il matrimonio, nonostante Theo sia innamorato sin dalla più tenera età di Pippa. Quest’ultima però lo ha sempre considerato non più che un amico. Sinché torna a farsi vivo improvvisamente Boris, rivelandogli qualcosa di sconvolgente e la loro amicizia prende una piega inaspettata che porta i due amici sino ad Amsterdam, che è poi il prologo stesso del romanzo e dove il puzzle narrativo si ricompone e conclude. 

VALUTAZIONE: terzo romanzo, torrenziale, di una scrittrice di culto, la quale ne pubblica uno ogni dieci anni. Novecento pagine circa sviluppate in una serie di filoni narrativi ad accompagnare il complicato processo di crescita di un ragazzino. Oppure, partendo dal momento in cui è diventato adulto, una sorta di ‘ricerca del tempo perduto’ narrata in terza persona. Si apprezza la cura dedicata dall’autrice ad ogni singolo dettaglio del racconto, con lunghe pagine descrittive che al tempo stesso però a volte ne appesantiscono la fluidità. C’è anche un certo disallineamento stilistico allorché il romanzo nel finale prende un’inaspettata piega di stampo giallo-thriller.                                                                                                                                                                                                                                                      

Donna Tartt è un curioso personaggio della narrativa contemporanea. Cinquantenne americana, ha pubblicato sinora tre soli romanzi. Il primo, ‘Dio di Illusioni’, ha riscosso un consenso unanime; il secondo, ‘Il Piccolo Amico’, non ha confermato le attese ed il terzo è appunto ‘Il Cardellino’, cui è stato assegnato il Premio Pulitzer per la letteratura lo scorso anno ed ha già venduto alcuni milioni di copie.

Il Cardellino 001Questo breve elenco si potrebbe considerare la bibliografia in divenire di una scrittrice di successo, non dissimile però da altre, se non fosse che la Tartt ha pubblicato le sue tre opere a distanza di ben dieci anni una dall’altra ed intende procedere allo stesso modo anche in futuro. Il che certamente ed in parte contribuisce a creare attorno a lei, in abbinamento ovviamente ad un innegabile talento, anche un’aura di mistero e d’aspettativa fuori dalla norma, cui non si è sottratta neppure con quest’ultimo romanzo.

Il Cardellino 002Le dimensioni del tomo, la cover formale, elegante ed enigmatica al tempo stesso, sommata alla foto seriosa dell’autrice nella terza di copertina, contribuiscono decisamente ad incutere un certo rispetto al lettore che lo sfoglia per la prima volta. Il peso conseguente le quasi novecento pagine poi, non lascia dubbi sul fatto che si tratta di un romanzo ambizioso e narrativamente complesso che spiega, seppure solo in parte, la lunga gestazione. Ulteriore conferma del suo successo commerciale viene dalle quindici edizioni stampate, per citare solo la traduzione nella nostra lingua, alla data del luglio scorso, come riportano le stesse note di prefazione, a testimonianza di un consenso che è andato oltre le stesse aspettative della casa editrice. Naturalmente quelle appena citate sono informazioni di natura editoriale, estetica e statistica ma vedremo come il racconto stesso le giustifica e le supporta.

Il Cardellino 012Narrativamente parlando, la storia di Theo Dekker, che è il personaggio protagonista e narrante in terza persona, si può idealmente dividere in cinque parti, ognuna coincidente con i profondi cambiamenti nella vita di questo ragazzo, che iniziamo a conoscere quando ha solo tredici anni e ne seguiamo gli eventi sino al superamento della maggiore età. Ho letto da qualche parte che la casa editrice aveva sconsigliato alla Tartt di raccontare la sua storia con un io narrante maschio perché alle scrittrici non porta granché fortuna, ma evidentemente l’autrice originaria del Mississippi è esente anche da queste iettature. 

In realtà nelle prime pagine del libro Theo è una persona oramai adulta, che si trova nella camera di un hotel ad Amsterdam dalla quale, per circostanze che si chiariscono nel significato e nei particolari soltanto nel finale e per riempire il tempo d’attesa al fine di chiudere alcuni decisivi sviluppi all’origine di quell’improvviso viaggio nella terra dei tulipani e dei pittori della scuola di Delft, ripensa alle vicende della sua vita che l’hanno condotto sin lì, partendo da quell’episodio di cruda attualità. Un atto terroristico, avvenuto niente meno che dentro il Metropolitan Museum di New York e nel corso del quale ha perso l’amatissima madre: (‘…è successo a New York, il 10 aprile di quattordici anni fa. La mia mano esita di fronte a questa data, devo costringermi a scriverla, imporre alla penna di continuare a scorrere sul foglio. Era un giorno come tanti, ma da allora buca il calendario come un chiodo arrugginito…‘)… (leggi il resto del commento cliccando qui sotto su ’Continua a leggere’) Continua a leggere

27/01/2015 Posted by | 3. LIBRI | , , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Analisi del 2014

I folletti delle statistiche di WordPress.com hanno preparato un rapporto annuale 2014 per questo blog.

Carissimi lettori, nell’augurarvi un 2015 all’altezza delle vostre migliori aspettative, mi piace condividere con voi i risultati di questo blog nel corso dell’anno appena trascorso. E’ grazie a voi se i numeri evidenziati si possono definire un successo, per me francamente insperato quando ho iniziato quest’opera, considerando gli argomenti trattati, le scelte in particolare riguardo film e libri, e ciò che si può trovare su Internet sugli stessi temi da fonti certamente più competenti ed autorevoli della mia.

I miei commenti a film e libri sono in genere piuttosto lunghi rispetto a ciò che di norma viene pubblicato sulla Rete, dove è molto più facile trovare sintesi che però, a mio personalissimo modo di vedere e tranne casi eccezionali, sono piuttosto sinonimo di superficialità. Come scrivo nella presentazione di questo sito, io punto invece ad avvicinarmi il più possibile alla completezza d’informazione. Che ci riesca o no, lascio a voi il giudizio ma di certo io ci provo in buona fede, senza presunzione, perché sono il primo lettore di me stesso e quando vedo un film o leggo un libro mi piace poi riassumerlo in modo che sia più chiaro ed esaustivo possibile. Mi ha piacevolmente sorpreso in tal senso, ad esempio, il numero di lettori della recensione di un film-reportage come ‘Inside Job’ (solo nel 2014 ha avuto quasi 800 lettori) dove ho cercato, a mio beneficio per primo, di chiarire alcune dinamiche solitamente ostiche della finanza globale; oppure quella di un libro classico come ‘Jane Eyre’ (anch’esso più di 800 lettori nel solo 2014), del quale è evidente che ci sono critici letterari molto più qualificati del sottoscritto che l’hanno già raccontato ed analizzato. Mi ha emozionato la richiesta di una persona che ha curato il rilievo architettonico dell’abside e del coro ligneo della Basilica di San Domenico a Bologna di poter pubblicare la mia foto, così come mi ha fatto indubbiamente piacere la richiesta di un hotel vicino a La Spezia di pubblicare la foto che ho scattato ad un’insenatura vicino a Tellaro sulla ‘home page’ del loro sito. 

Ricevo pochi commenti e da un lato la cosa mi dispiace ma al tempo stesso, dovendo condividere questa passione con il lavoro (di tutt’altro genere) e la famiglia, non sarebbe facile trovare il tempo necessario per rispondere, ma ogni accesso al blog e lettura delle mie recensioni o visione delle foto che pubblico lo considero un riconoscimento sufficiente per giustificare il mio impegno, anche se ovviamente ogni commento, suggerimento, anche critica, al riguardo sarebbe il benvenuto.

Forse non c’è bisogno di chiarirlo, ma nel dubbio preferisco ribadirlo: non c’è alcun interesse pubblicitario o comunque alcuna forma di guadagno monetario dietro questo blog, che nasce solo dalla volontà di condividere con voi la visione di film, la lettura di libri e gli scatti fotografici che seleziono nel corso dell’anno. Grazie ancora per la vostra attenzione (non sono riuscito ad essere sintetico neppure in questa occasione, ma spero che non lo consideriate ugualmente un difetto, quanto semmai un’ulteriore testimonianza di convinta coerenza)…      

Ecco un estratto:

La sala concerti del teatro dell’opera di Sydney contiene 2.700 spettatori. Questo blog è stato visitato circa 53.000 volte in 2014. Se fosse un concerto al teatro dell’opera di Sydney, servirebbero circa 20 spettacoli con tutto esaurito per permettere a così tante persone di vederlo.

Clicca qui per vedere il rapporto completo.

01/01/2015 Posted by | 1. CINEMA, 2. SERIE-TV, 3. LIBRI, 4. FOTOGRAFIA | Lascia un commento

Libro: ‘I Giorni Dell’Eternità’

I GIORNI DELL’ETERNITA’

I Giorni dell'EternitàDi Ken Follett

Anno Edizione 2014

Pagine 1220

Costo € 25,00

Traduttori Nicoletta Lamberti, Annamaria Raffo e Roberta Scarabelli

Ed. Mondadori (collana ‘Omnibus’) 

TRAMA: Rebecca scopre che il marito Hans è un agente della Stasi, la polizia repressiva della Germania Est e sentendosi tradita e spiata, decide di lasciarlo. Una scelta ancora più coraggiosa, essendo stata adottata a suo tempo da una famiglia che non ha mai appoggiato il regine comunista. Hans si vendica iniziando a tormentarla con una serie di azioni spietate ed abiette che coinvolgono anche altri suoi parenti, ad iniziare dal fratello minore Walli. Rebecca si lega ad un insegnante, Bernd, che l’ha sempre discretamente amata e decidono di fuggire assieme quando le viene impedito persino di lavorare, a seguito di false accuse. Superare il muro che divide Berlino Est dalla parte Ovest della città è un grande rischio ma ciò non impedisce loro di provarci, costi quel che costi. George Jakes, figlio illegittimo del senatore Greg Peskov, nato da una relazione con una donna di colore, si è laureato brillantemente in avvocatura e potrebbe essere assunto da un noto studio legale, ma essendo sensibile alla lotta contro la segregazione razziale, preferisce entrare a far parte del team di Robert Kennedy al Dipartimento di Giustizia e lavorare quindi a stretto contatto con personaggi del calibro di John Fitzgerrald Kennedy e Martin Luther King. Cameron Dewar, nipote del’omonimo senatore democratico, è affascinato invece dalle idee repubblicane di Richard Nixon e riesce ad entrare nel suo entourage, partecipando attivamente all’azione illegale, nota come caso Watergate, che porterà alle dimissioni del Presidente degli Stati Uniti. Dimka Dvorkin a Mosca è nipote del generale dell’Armata Rossa Volodja Peskov ed è assistente di Nikita Chruščëv, per il quale svolge un ruolo di primo piano durante la crisi fra URSS e USA, a causa dei missili nucleari installati a Cuba per evitare l’invasione dell’isola da parte degli americani, quando il mondo ha rischiato di piombare nella guerra atomica. Dave è il nipote della gallese Eth Leckwith, a suo tempo governante del conte Fitzherbert e nominata in seguito baronessa, dopo una vita di lotte per l’emancipazione femminile e la giustizia sociale. Assieme a Walli, fuggito rocambolescamente come la sorella Rebecca da Berlino Est, essi costituiscono il gruppo rock’n’roll dei Plum Nellie, che riesce a scalare le classifiche di vendita dei dischi ed all’apice della notorietà organizza un grande concerto di fronte al famigerato muro, che attira migliaia di spettatori sia nella parte Ovest che ad Est, raggiunti comunque dal suono degli altoparlanti rivolti opportunamente sui due lati opposti,  poco prima che quella vergogna storica fosse finalmente abbattuta dopo oltre quarant’anni di repressione e sofferenze.       

VALUTAZIONE: anche nel terzo e conclusivo capitolo della Century Trilogy, Ken Follett riesce a tenere incollato il lettore al voluminoso tomo di oltre 1200 pagine, grazie alla brillante gestione di cinque storie di base che procedono parallele e coinvolgono i figli ed i nipoti dei personaggi conosciuti nei precedenti episodi. Follet, ancora una volta, mescola personaggi di fantasia a quelli reali, facendoli interagire fra loro, entrando in tal modo dentro le loro storie più note, rendendole ancora più interessanti e curiose. Un’altra grande lezione di narrativa, nella quale svolgono un ruolo fondamentale le vicende sentimentali, con il sesso a fare da volano e far sospettare qualche compiacenza di troppo.                                                                                                               

La trama ovviamente è molto più complessa ed articolata di quanto descritto poco sopra, con sviluppi drammatici e colpi di scena che rendono la lettura ancora più intrigante e movimentata. Per argomentarla più dettagliatamente lo spazio necessario sarebbe stato infatti eccessivo e leggendo il romanzo si capirà facilmente cosa intendo dire al riguardo, seguendo l’evoluzione di ciascuna della vicende guida citate nella trama medesima che si riferiscono, in linea generale, a cinque famiglie di provenienza geografica e politica molto diversa.

I Giorni dell'Eternità 01Da quella tedesca che vede fra i suoi maggiori protagonisti Rebecca, un’orfana adottata a suo tempo da Carla e Werner Franck ed il fratello Walli, loro figlio naturale invece, alla famiglia russa, con Dimka e Tanja protagonisti, nipoti del generale Volodja Peskov, figlio di Grigory, eroe della rivoluzione d’Ottobre e fratello di Lev, fuggito in America quand’erano ancora giovani per sfuggire alla cattura per l’omicidio di un poliziotto.Per proseguire con l’americano George, figlio di colore ed illegittimo del senatore Greg Peskov, il cui padre è quel Lev appena menzionato, diventato in USA un ricco imprenditore, in barba ad ogni legalità. Quindi il gallese Dave, figlio di Daisy e Lloyd Williams, a sua volta figlio illegittimo del conte Fitzherbert e della sua governante Ethel, protagonista in seguito di una brillante carriera politica; per chiudere con Jasper, figlio di Eva, una rifugiata ebrea, amica di Daisy e che ha sposato un militare inglese il cui cognome è Murray.

I Giorni dell'Eternità 03I due capitoli precedenti, che completano con l’opera in oggetto la ‘Century Trilogy’ di Ken Follett, ovvero ‘La Caduta Dei Giganti’ e ‘L’Inverno Del Mondo’, hanno riscosso un successo planetario. Entrambi ed a maggior ragione ‘I Giorni dell’Eternità’, si aprono con una sorta di censimento dei personaggi coinvolti. Una lista lunghissima, della quale il paragrafo precedente è solo un assaggio, che l’autore ha deciso d’inserire all’inizio di ogni volume per evitare al lettore di perdersi fra gli innumerevoli personaggi che compaiono nel corso del racconto. Follett li ha divisi opportunamente per famiglia e nazionalità, con l’aggiunta di un vero e proprio albero genealogico, cosicché chi leggesse tutti e tre gli episodi, possa orientarsi al meglio fra le diverse generazioni coinvolte e le interconnessioni fra di loro.

I Giorni dell'Eternità 05Trattandosi di un progetto di ampio respiro, come si usa dire in questi casi, i protagonisti dei tomi, sono via via i figli, se non addirittura i nipoti di quelli dell’episodio precedente e così via. ‘I Giorni Dell’Eternità’ non fa eccezione a questa regola base, ma il lettore che si è appassionato nel frattempo alla trilogia ha oramai compreso che la struttura dei tre romanzi è essenzialmente identica e segue una traccia diffusa nella narrativa attuale, anche in opere di autori come Dan Brown, Glenn Cooper e persino il nostro Marco Buticchi.

I Giorni dell'Eternità 06Il filo conduttore de ‘I Giorni dell’Eternità’ è focalizzato sul ventennio della seconda metà del secolo scorso, durante il quale il mondo ha rischiato la terza guerra mondiale, ha visto morire in forma violenta personaggi che avevano alimentato speranze per un mondo migliore e nascere viceversa la passione per gruppi musicali come i Beatles ed i Rolling Stones, nel mentre si consumava la sporca guerra in Vietnam ed esplodeva il caso Watergate, con i suoi intrighi, sino a chiudere il cerchio con la caduta del Muro di Berlino. Nello specifico della trilogia, le cinque famiglie delle quali si diceva sono di epoca contemporanea, diversamente da quello che avviene in altri romanzi nei quali gli autori procedono con una traccia che vede vicende di secoli anche molto lontani procedere fra loro parallelamente sino a convergere in un punto definito e risolutivo…(leggi il resto del commento cliccando qui sotto su ’Continua a leggere’ Continua a leggere

29/11/2014 Posted by | 3. LIBRI | , , , , , , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Libro e Film: ‘La 25ma Ora’

LA 25ma ORA (romanzo)

La 25ma OraDi David Benioff

Anno Edizione 2011

Pagine 217

Costo € 9,00

Traduttore Massimo Ortelio

Ed. Beat (collana omonima)

 

LA 25ma ORA (film)

La 25ma OraTitolo Originale: 25th Hour

Nazione: USA 

Anno:  2002

Genere:  Drammatico

Durata:  135’  Regia: Spike Lee

Cast: Edward Norton (Monty Brogan), Philip Seymour Hoffman (Jacob Elinsky), Barry Pepper (Frank Slaughtery), Isabel Rosario Dawson (Naturelle Riviera), Anna Paquin (Mary D’Annunzio), Brian Cox (James Brogan), Tony Siragusa (Kostya Novotni), Levan Uchaneishvili (Zio Nikolai), Tony Devon (Agente Allen) 

TRAMA: Monty è in auto assieme a Kostya e sta passando lungo un ponte quando scorge un cane abbandonato sul bordo della strada. Inchioda e torna indietro giusto per avere la conferma che la povera bestia è stata seviziata. Morirebbe di sicuro per suo conto o divorata dai topi se lui, nonostante le proteste del suo compagno, non la soccorresse caricandola sul portabagagli, anche se lei istintivamente cerca di reagire con le ultime forze che gli sono rimaste. Doyle diventerà in seguito il suo inseparabile e fedele compagno sino al giorno in cui Monty deve entrare in prigione a Otisville per scontare sette anni. Monty Brogan infatti è uno spacciatore il quale, iniziando dalla scuola e con il giro giusto, è diventato nel suo ambito un punto di riferimento, arricchendosi al punto da potersi permettere un lussuoso appartamento ed un tenore di vita invidiabile. Naturelle, la sua ragazza di origini dominicane, lo ama seppure, come il padre di Monty ed i suoi due migliori amici, l’insegnante nella scuola pubblica Jacob ed il broker Frank, non hanno mai insistito molto perché smettesse. Una soffiata gli ha portato in casa tre agenti della narcotici che già sapevano dove trovare la merce e così l’hanno incastrato. Mancano 24 ore al momento in cui, grazie alla cauzione che l’ha tenuto a piede libero sino a quel momento, impegnando però il bar del padre, Monty deve abbandonare tutto: lusso, donna, amici, padre e cane per andare in galera. L’ultimo giorno egli cerca di passarlo serenamente, assieme ai suoi cari ed amici, i quali gli organizzano persino una festa in un noto locale, ma i rimorsi, per quello che avrebbe potuto essere e non è stato, lo rodono, assieme alla paura che il suo bel faccino in mezzo a tanti criminali senza scrupoli non possa farcela a superare indenne la prova. Così, fra uno sfogo, che esplode guardandosi allo specchio nella toilette di un bar; una passeggiata con il fido Doyle nel lungo mare ed un pranzo veloce con il padre che non si rassegna a vederlo finire in quel posto, c’è anche il tempo per scoprire chi l’ha tradito. Prima che scocchi la 25ma ora è tempo di soffermarsi a fare un bilancio della sua vita, coltivare la tentare di una soluzione diversa, sistemare il suo cane e fare persino in modo che all’arrivo in carcere non abbia l’aspetto del bravo ragazzo da sbranare.   

VALUTAZIONE: il film di Spike Lee è fedele al romanzo di David Benioff ed entrambe le opere sono splendide, riuscendo a disegnare e descrivere un quadro oggettivo e quasi in tempo reale dello sprofondo umano in cui è finito un ‘pusher’, senza quasi rendersene conto. Nonostante il detestabile mestiere che svolge, lo scrittore ed il regista sono bravissimi però a non giudicare, ma a gestire una descrizione d’ambiente di straordinaria lucidità, degrado e cinismo, nella quale un uomo che ha sbagliato riflette sul senso della sua vita, gli errori che ha commesso e la paura per ciò che l’aspetta nei prossimi sette anni.                                                                                                                                                                                                                                

Trovarono il cane nero addormentato sul ciglio della West Side Highway, immerso nei suoi sogni da cane. Una povera bestia sciancata, l’orecchio sinistro ridotto in poltiglia, decine di bruciature di sigaretta sulla pelle: un cane da combattimento abbandonato alla mercé dei topi…‘. Il romanzo di David Benioff inizia così ed è una descrizione fulminea ed agghiacciante, apparentemente casuale, la quale però si presta benissimo a fare da metafora  alla cruda realtà nella quale si sta per calare, di lì a breve, Monty Brogan.

La 25ma Ora 01Il quale, nel film almeno (ma il romanzo non lo descrive molto diversamente), ha l’aspetto da bravo ragazzo di Edward Norton, nella parte però di uno spacciatore al soldo di Zio Nikolai (Uncle Blue), un immigrato russo che ha messo su una spietata ed efficiente organizzazione per gestire il traffico di droga a New York: una metropoli livida, sporca e poco raccomandabile come non mai. Monty non è un balordo, come di solito si bollano quelli come lui, semplicemente ha scelto la strada più facile per diventare in breve tempo un benestante, che si può permettere un appartamento ed un’auto di lusso ed ha abbastanza soldi per aiutare suo padre a mandare avanti un bar, oltreché mantenere la sua ragazza di origini dominicane, regalandole collane ed orecchini di pietre preziose che si possono permettere, appunto, solo quelli che hanno un ricco portafogli.

La 25ma Ora 02aMonty non ha mai ucciso nessuno direttamente anche se, con il mestiere che fa, porta sempre con sé una pistola nascosta nella giacca ed è comunque responsabile probabilmente della dipendenza dalla droga, se non addirittura della morte, di qualche cliente. Il suo business ha funzionato eccome infatti, da quando ha iniziato con una spacconata ai tempi della scuola e facendosi cacciare anche per questo una volta che si è sparsa la voce (nonostante fosse persino un promettente play della squadra di basket), vendendo stupefacenti sottocosto, giusto per dimostrare che lui era in grado di procurarla ad un prezzo inferiore rispetto a quello richiesto dai soliti spacciatori.

La 25ma Ora 01aIn seguito si è saputo organizzare e sono arrivati anche i guadagni, sempre più sostanziosi, al punto che lui stesso ammette, quando è già troppo tardi però, che con i soldi messi da parte nel frattempo avrebbe potuto smettere quel tipo di attività e dedicarsi a qualcos’altro in ambito legale. Ma si sa come finisce spesso in questi casi: un boccone tira l’altro, per così dire, ed uno rimanda la dieta al lunedì successivo, sino a quando scopre che ha tirato troppo la corda ed il suo fisico è minato irrimediabilmente. Monty avrebbe voluto fare il pompiere. Sua madre, morta ancora giovane per via di una crudele malattia, sul letto d’ospedale glielo aveva detto che quel cappello da pompiere gli stava da dio, ma lui, anche per via di quello strappo, troppo forte ed incomprensibile per un bambino, non ha seguito quella strada.

La 25ma Ora 10Poi succede che lui diventa un punto di riferimento nella zona di competenza, riconosciuto e rispettato persino dai buttafuori dei più prestigiosi locali notturni; gli è stata persino assegnata una guardia del corpo, nella figura dell’ucraino Kostya, un omaccione grande e grosso, il quale lo segue come un’ombra per evitare che possa essere rapinato da qualche balordo, come spesso avviene ai ‘pusher’ di livello più basso del suo e così un po’ per volta Monty ha finito per perdere il senso della misura, ritenendo di essere protetto ed intoccabile. Persino quando si presentano a casa sua i tre poliziotti della narcotici, lì per lì lui non si spaventa più di tanto, se non fosse che risulta evidente, dopo qualche scambio di battute, che essi non sono arrivati per caso, spinti da un generico controllo o sospetto, ma sanno benissimo come agire. Fanno persino dell’ironia fra loro e soprattutto conoscono già il posto sotto il divano dove Monty nasconde la droga da smerciare prossimamente e così si ritrova di punto in bianco incastrato. Il bel castello costruito nel frattempo crolla miseramente, come se fosse fatto di carta, anziché su solide fondamenta e robusti muri perimetrali, come lui pensava sino a quel momento, illudendosi…(leggi il resto del commento cliccando qui sotto su ’Continua a leggere’) Continua a leggere

30/10/2014 Posted by | 1. CINEMA, 3. LIBRI | , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Libro: ‘Le Lacrime Di Nietzsche’

LE LACRIME DI NIETZSCHE

Le Lacrime Di NietzscheDi Irvin D. Yalom

Anno Edizione 2006

Pagine 425

Costo € 18,00

Traduttore Mario Biondi

Ed. Neri Pozza (collana ‘I Narratori Delle Tavole’) 

TRAMA: l’esimio dottor Josef Breuer di Vienna conta fra i suoi pazienti nomi come Brahms e Brentano ed altri personaggi illustri che da tutta Europa si recano a consulto da lui, oltre ad una solida amicizia con un giovane brillante di nome Sigmund Freud. Josef sta trascorrendo un breve periodo di vacanza a Venezia quando riceve dalla giovane, misteriosa ed affascinante Lou Salomé, un biglietto con un messaggio lapidario, nel quale lei scrive che l’indomani ha urgente necessità d’incontrarlo per esporgli una questione della massima importanza. Si tratta in pratica di salvare, niente meno che, il destino della filosofia tedesca. La sorpresa per Breuer è doppia, non solo dipendente dal fatto di venire a sapere da Lou che il riferimento è al professore Friedrich Nietzsche, amico della donna, il quale sta attraversando un periodo di profonda disperazione, acuita da una serie di gravi disturbi fisici che potrebbero condurlo al suicidio, ma anche perché la donna non vuole che il filosofo venga a sapere che è stata lei a richiedere un intervento in suo aiuto. Superata la sorpresa per l’inusuale richiesta, Breuer, stregato dalla bellezza e dalla forte personalità di Lou, incuriosito e lusingato inoltre dal nome dell’insigne personaggio, stimato persino da Wagner, accetta d’incontrarlo nel suo studio viennese. Nietzsche porta con sé una nutrita cartella clinica, essendo già stato visitato da ben ventiquattro eminenti medici di tutta Europa, i quali non sono riusciti però nemmeno ad avvicinarsi alla soluzione dei suoi problemi fisici, che svariano da emicranie paralizzanti a dolori gastrici, da crampi intestinali a diminuzione della vista e che si manifestano per oltre trecento giorni all’anno, inibendogli di fatto la produttività ed in pratica di svolgere le sue attività. Sin dal primo incontro, fra Breuer e Nietzsche nasce uno spontaneo confronto intellettuale e psicologico, con il medico impegnato ad utilizzare tutte le abili strategie del mestiere che hanno successo di solito con i suoi pazienti, ma che si dimostrano del tutto inefficaci invece con il filosofo. Il quale si trincera dietro un solido riserbo riguardo le questioni personali, né si adatta ad un ruolo subalterno rispetto al medico. Anzi, non solo egli rintuzza ogni mossa del suo interlocutore, impedendogli in pratica di svolgere le indagini opportune, ma lo costringe a limitarsi ad un’analisi basata solo sulle problematiche di natura fisica. Un atteggiamento che in pratica ha impedito qualsiasi progresso anche con i medici precedentemente consultati. Breuer è affascinato dall’acuta intelligenza di Nietzsche e ne discute animatamente con Freud, pur senza fare esplicitamente il suo nome. Quando chiede però a Nietzsche di accettare un ricovero, per meglio analizzare il suo caso e praticare le cure più adeguate, il filosofo rifiuta ed a seguito di un’accesa discussione interrompe ogni rapporto con Breuer. Un breve distacco, perché a seguito di una violenta crisi, il medico viennese viene richiamato nottetempo al capezzale di Nietzsche, il quale versa in uno stato comatoso, impotente però a rifiutare ancora il ricovero. Grazie alle terapie di Josef, Friedrich migliora sensibilmente il suo stato di salute e torna a manifestare un rapporto di fiducia e di dialogo con il medico, il quale per seguire questo caso sempre più interessante ed appassionante, nonostante le difficoltà, trascura non solo la moglie ma anche, spesso, gli altri pazienti. Quando Lou si presenta nel suo studio per chiedergli riscontri riguardo la situazione di Nietzsche e gli mostra le lettere risentite che egli le scrive da tempo, ferito dalla decisione della donna d’intraprendere una relazione con il suo rivale Paul Rée, il medico viennese si rifiuta con decisione di fornirgliele, fedele al suo profilo deontologico. Nel frattempo, le quotidiane visite al filosofo in clinica mutano radicalmente il gioco delle parti. Josef accetta una sorta di scambio, sottoponendosi a sua volta ad una psicanalisi per cercare in tal modo di scardinare le resistenze di Nietzsche. Breuer infatti è ossessionato da una sua ex paziente, Bertha, una giovane bellissima ma isterica, che egli ha curato con una innovativa terapia basata sul parlare e sull’ipnosi, la quale ha avuto effetti sorprendenti sino a quando la ragazza lo ha accusato di una falsa maternità, mettendolo in serio imbarazzo nei confronti della moglie Mathilde, che lo ha perciò costretto a disfarsi della paziente e persino della sua assistente, con la quale Breuer intratteneva da tempo rapporti confidenziali. La consapevolezza di condividere le stesse angosce di natura sessuale, sentimentale ed esistenziale, avvicina sensibilmente i due protagonisti con effetti positivi sulla salute del filosofo e sorprendenti sul medico, sino al colpo di scena narrativo finale.          

VALUTAZIONE: Yalom si è specializzato da tempo nei romanzi filosofici. Questo è il primo di un trittico che vede coinvolti inoltre Schopenhauer e Spinoza. A fronte di un titolo impegnativo, la lettura è invece sorprendentemente e piacevolmente agevole, pur affrontando temi filosofico-esistenziali che possono spaventare molti lettori, di primo acchito. La prosa è molto elegante ed intrigante al tempo stesso, con una curiosa ed inaspettata svolta narrativa finale. Un’ottima occasione in definitiva per affrontare il pensiero di un filosofo controverso come Nietzsche ed assistere ai primi passi della psicanalisi.                                                                                                                                                                                                        

Tutto ciò che non mi uccide mi rafforza’. Se avete già letto o sentito da qualche parte questa massima, può essere che non sappiate che a pronunciarla è stato proprio il filosofo tedesco Friedrich Nietzsche. A chi fosse capitato di leggere almeno uno dei due romanzi già pubblicati da Irvin D. Yalom, nei quali egli utilizza un identico stratagemma narrativo (mi riferisco in particolare a ‘La Cura Schopenhauer’, nonostante in quel caso l’ambientazione ed il ruolo del celebre filosofo sono completamente diversi, poiché la vicenda si svolge in epoca attuale con una terapia di gruppo, mentre qui siamo alla fine del 1800 e si narra in prima persona una parte della storia di Nietzsche), non sarà certamente rimasto sorpreso di ritrovarsi fra le mani un volume che, a dispetto del titolo e diciamo pure anche della cover, ancora una volta non particolarmente attraente, ripaga la curiosità e forse anche la disponibilità del lettore, grazie ad un racconto intrigante ed al tempo stesso agevole da seguire, senza dover fare i conti con rompicapi interpretativi, come la figura del filosofo in oggetto e la sua opera potrebbero invece far pensare.

Le Lacrime di Nietzsche 16La sintesi non è certamente una mia nota distintiva, lo ammetto, come ritengo sia evidente a chi si avvicina a molti dei commenti ai libri ed ai film che pubblico periodicamente su questo blog. O perlomeno, bisogna intendersi sul concetto di dote di sintesi, che solo raramente si può definire tale ed è una prerogativa di pochi, quando molto più spesso invece è sinonimo di superficialità, per partecipare al coro o spiaccicare quattro parole, tanto per dire qualcosa insomma. La mia impostazione è una scelta voluta e l’obiettivo, che a maggior ragione si esplica di fronte ad opere come questa, è quello innanzitutto di chiarire a me stesso i punti essenziali del romanzo che ho appena letto o dell’opera cinematografica che ho appena visto, documentandomi al riguardo, per poi condividerne i punti salienti in maniera il più possibile esaustiva con i miei lettori, sperando ovviamente con ciò di non tediarli.

Le Lacrime di Nietzsche 02Non essendo né uno scrittore di professione, né un esperto di materie, come la filosofia, che mano a mano si presentano nelle tematiche delle opere che scelgo, mi sforzo di avvicinarmi il più possibile ad un linguaggio semplice e chiaro, che possa essere utile a comprenderle e collocarle nel rispettivo contesto che rappresentano. La prolissità della trama che ho scritto in questo caso, abnorme anche rispetto alla media delle altre, mira appunto a dare un immediato riscontro al lettore di come sia tutt’altro che scontata e monotona la storia che vede protagonisti, in particolare, il dottor Josef Breuer e Friedrich Nietzsche. Il loro contraddittorio copre gran parte del romanzo ed è in parte suffragato da eventi realmente avvenuti, combinati ad altri di natura immaginaria e quindi romanzata dallo scrittore americano.

Le Lacrime di Nietzsche 01Irvin D. Yalom, infatti, oltre ad essere uno psicoterapeuta che ha scritto numerosi saggi sull’argomento (l’ultimo, appena uscito, s’intitola ‘Il Dono della Terapia’), è anche professore emerito all’Università di Stanford in California dove insegna, appunto, psichiatria. Insegnare non significa automaticamente saper anche scrivere, tanto meno avere le doti dell’affabulatore, ma il progetto che sta portando avanti l’autore, giunto nel frattempo al terzo capitolo, è contemporaneamente ambizioso ed ammirevole, poiché punta ad avvicinare il grande pubblico ad alcuni fra gli interpreti più significativi della filosofia, utilizzando un espediente narrativo fondato innanzitutto su un cardine fondamentale: non tediare o spaventare il lettore, bensì introdurlo, utilizzando lo stile d’uso del romanzo, alla storia ed al pensiero di quegli illustri personaggi, senza che ciò possa in qualche misura costituire un peso o uno sforzo che richiede un impegno abnorme in nome della cosiddetta ‘cultura’, quella pomposa ed elitaria, per intenderci. Che poi, molto spesso, si tratta soltanto di assumere un atteggiamento umile, senza tirarsela troppo: ‘…per inciso, conoscete il saggio di Montaigne sulla morte, quello in cui consiglia di vivere in una stanza con una finestra che dia su un cimitero? È una cosa che chiarisce le idee, secondo lui, mantenendo nella giusta prospettiva le priorità della vita. Hanno lo stesso effetto anche su di voi, i cimiteri?‘… (leggi il resto del commento cliccando qui sotto su ’Continua a leggere’) Continua a leggere

16/10/2014 Posted by | 3. LIBRI | , , , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Libro e Film: ‘Il Grande Gatsby’

IL GRANDE GATSBY (romanzo)

Il Grande GatsbyDi Francis Scott Fitzgerald

Anno Edizione 2001

Pagine 272

Costo € 9,00

Traduttrice Fernanda Piovano

Ed. Mondadori (collana Oscar Classici Moderni)

 

IL GRANDE GATSBY (film)

Il Grande Gatsby - 1974Titolo Originale: The Great Gatsby

Nazione: USA  Anno:  1974

Genere:  Drammatico, Romantico

Durata:  144’  Regia: Jack Clayton

Cast: Robert Redford (Jay Gatsby), Mia Farrow (Daisy Fay), Karen Black (Myrtle Wilson), Bruce Dern (Tom Buchanan), Scott Wilson (George B. Wilson), Sam Waterston (Nick Carraway), Lois Chiles (Jordan Baker)

  

IL GRANDE GATSBY (film)

Il Grande Gatsby - 2013Titolo Originale: The Great Gatsby

 Nazione: USA  Anno:  2013

Genere:  Drammatico, Romantico

Durata:  143’  Regia: Buz Luhrmann

Cast: Leonardo Di Caprio (Jay Gatsby), Carey Mulligan (Daisy Fay), Isla Fisher (Myrtle Wilson), Joel Edgerton (Tom Buchanan), Jason Clarke (George B. Wilson), Tobey Maguire (Nick Carraway), Elizabeth Debicki (Jordan Baker), Callan McAuliffe (Jay Gatsby da giovane), Adelaide Clemens (Catherine), Amitabh Bachchan (Meyer Wolfshein), Jack Thompson (Walter Perkins), Max Cullen (Owl Eyes)

TRAMA: Jay Gatsby è il ricco proprietario di una sfarzosa villa di West Egg, una località nella baia di Long Island, vicino a New York, dove tutti i weekend organizza sontuose feste alle quali però egli non partecipa quasi mai, pur richiamando una miriade di persone, per la gran parte a lui sconosciute. Il suo obiettivo in realtà è quello di attirare l’attenzione della donna che vive nella villa posta di fronte alla sua, dall’altra parte della baia, nell’East Egg. Gatsby è innamorato di Daisy sin da quando ha avuto con lei, cinque anni prima, una fugace relazione, allorché egli era un militare di leva, povero di mezzi ma pieno di grandi sentimenti e speranze, alla vigilia della partenza per l’Europa con l’esercito americano nel corso della Prima Guerra Mondiale. Non avendo avuto la pazienza di aspettare il suo ritorno, Daisy si è sposata con Tom, un ricco possidente, il quale però la tradisce spesso, non ultima con Myrtle, la moglie di un ingenuo meccanico che vive in una squallida abitazione con annesso garage nella periferia più inquinata e squallida di New York. La precedente storia di Jay è quella di un giovane fuggito a sedici anni dalla misera condizione dei suoi genitori contadini, il quale, dopo aver conquistato la simpatia del ricco magnate Dan Cody ed aver trascorso un lungo periodo in giro per il mondo sul suo yacht, alla morte dello stesso e con la complicità dell’abile faccendiere Meyer Wolfshein, si è arricchito con il contrabbando di bevande alcoliche ed altre attività illegali durante il proibizionismo, accumulando una sostanziosa ricchezza. A raccontare il tutto è Nick, un modesto agente di borsa, il quale ha preso in affitto una piccola casa che confina con la villa di Gatsby ed è cugino di Daisy. L’amica di quest’ultima, Jordan Baker, abituale frequentatrice della feste di West Egg, è stata contattata da Gatsby per chiedere a Nick di fargli il favore di organizzare un incontro a casa sua con Daisy. Nel frattempo, dopo averlo invitato a partecipare ad una delle sue feste, fra Jay e Nick nasce una bella intesa e si frequentano spesso, da vicini di casa in ottimi rapporti. La sorpresa per la cugina è tanta, quando nel salotto della modesta abitazione di Nick, nel frattempo trasformata dagli uomini di Jay in una sorta di serra floreale, si presenta un incerto ed imbarazzato Gatsby, ma il feeling fra i due, dopo qualche momento d’incertezza, torna prepotente, come se il tempo si fosse fermato a cinque anni fa. Dopo neppure un mese di passione, Gatsby è determinato a convincere Daisy a lasciare Tom, certo che lei abbia sempre amato solo lui. Da quel momento cessano anche le feste nella villa ed anzi la dimora diventa l’alcova il più possibile discreta dei due amanti. Quando Jay ritiene che sia arrivato il momento di affrontare Tom, quest’ultimo per nulla disposto a perdere Daisy, riesce a provocare Gatsby ed a far nascere i dubbi nella moglie riguardo la natura delle ricchezze accumulate dal suo rivale, rimarcando inoltre le sue modeste origini, sino ad indurre Gatsby a reagire in malo modo. E’ la premessa al dramma che di lì a breve si consuma dapprima in una corsa in auto sulla strada fra New York e la villa di Tom e Daisy e successivamente con il tragico epilogo nella villa di Gatsby.    

VALUTAZIONE: un romanzo classico, relativamente breve, che richiede però un’attenta lettura, soprattutto nella prima parte, tanto elegante quanto prevalentemente descrittiva. L’autore utilizza, con evidenti accenni di stampo autobiografico e facendo uso di una prosa ricercata, lo stile ed i toni dei cosiddetti ‘anni ruggenti’, i quali anticipano la crisi del 1929, soffermandosi particolarmente sui temi della solitudine e dell’indifferenza. I due film in oggetto, tratti dal romanzo stesso e girati a distanza di quarant’anni, nell’insieme risultano più facilmente comunicativi per il grande pubblico e perciò meno cerebrali del racconto scritto, pur utilizzando diversi approcci stilistici: più compassato e rispettoso della storia originale il primo, più spumeggiante ed estrosa invece l’opera più recente. 

 

Quando si affronta un classico come il celeberrimo romanzo di Francis Scott Fitzgerald, caposaldo della letteratura americana del secolo scorso, si rischia di passare per presuntuosi se lo si considera con sufficienza; peggio ancora di scadere nel banale limitandosi a fare proprie, con poco sforzo, considerazioni già espresse da numerosi altri; viceversa si può coltivare la tentazione di assumere posizioni volutamente controcorrente, giusto per puntare a distinguersi a tutti i costi. Nel caso poi de ‘Il Grande Gatsby’, l’edizione in oggetto degli Oscar Mondadori di 270 pagine (che sono niente, ad esempio, in confronto alle quasi 1.000 pagine cadauno dei due ultimi romanzi che ho appena completato, riguardo la trilogia sul Novecento di Ken Follett) può sembrare un’ideale parentesi dopo, appunto, un paio di  letture molto più impegnative in termini di lunghezza. Così, lo ammetto, ho iniziato ‘The Great Gatsby’ a cuor leggero, certo di ‘consumare’ il racconto in breve tempo, che fossi comodamente seduto a casa oppure in treno durante il viaggio di mezzora per andare e tornare dal lavoro, attorniato da tante altre persone la cui presenza ed il chiacchiericcio inevitabilmente costituiscono fonte di disturbo o comunque di distrazione.

Il grande gatsby 30Di conseguenza l’opera di Francis Scott Fitzgerald, dopo una settantina di pagine mi è sembrata ostica, prolissa, per non dire noiosa e quasi impossibile perciò comprendere come possa tuttora riscuotere così tanti consensi (seppure postumi per l’autore, come avviene spesso). Ancora più curioso è il fatto che, dopo ben tre trasposizioni cinematografiche, una addirittura girata al tempo del cinema muto, una seconda nel 1949 ed una terza nel 1974, ci sia stato ancora qualcuno disposto, nel 2013, ad investire oltre cento milioni di dollari per realizzarne una quarta. Possibile insomma, mi chiedevo, che ancora oggi questo romanzo possa scomodare autori ed interpreti di così grande rilievo mentre a me, sorprendentemente, stava dando l’impressione di essere largamente sopravvalutato?

Il grande gatsby 03E’ pur vero che la lettura di un libro o la visione di un film è anche una questione di momenti psicologici e le impressioni poi ne restano inevitabilmente condizionate, ma in questo caso non si trattava tanto di una questione umorale o legata alla lunghezza quanto semmai di forma e di contenuti. Avendo però la fortuna di possedere un dvd della versione cinematografica girata nel 1974 dal regista Jack Clayton, sceneggiata niente meno che da Francis Ford Coppola ed al tempo stesso potendo facilmente recuperare la versione ultima di Buz Luhrman, grazie al servizio on-demand di una piattaforma digitale satellitare, mi è venuta la voglia, che qualcuno a questo punto potrà forse giudicare come esagerata, non appena avessi completato la lettura del romanzo, di cimentarmi in un confronto a tre, includendo appunto anche queste due versioni cinematografiche.

Il grande gatsby 31Prima ancora però ho ritenuto opportuno, prendendo a prestito un termine in voga sino a qualche tempo fa in riferimento ai nastri magnetici, di effettuare un ‘rewind’ del romanzo all’inizio, giusto per verificare se le impressioni globalmente negative avute sin lì potessero trovare ulteriore conferma oppure, com’è avvenuto invece grazie ad un diverso approccio, di ribaltare o perlomeno mitigare anche l’avverso giudizio parziale. ‘Il Grande Gatsby’ infatti è un racconto che richiede pazienza e concentrazione ed un’attenzione particolare, appunto, per la prosa di Francis Scott Fitzgerald che è costituita, in questo caso perlomeno, da uno stile forse un po’ datato e figurativo ma decisamente attento ai particolari ed alle sfumature narrative, oltreché ad una descrizione d’ambiente che non ammette una lettura superficiale o, peggio ancora, disattenta, pena non entrare in sintonia con il sottile filo logico dell’opera. Che è al tempo stesso rappresentativa di un decennio segnato da grande euforia ed ottimismo, in evidente contrasto con il pessimismo che traspare invece dall’io narrante, ovvero il personaggio di Nick, nel quale l’autore ha certamente proiettato molto di sé medesimo, confermato in seguito dall’amara conclusione della stessa storia che narra…(leggi il resto del commento cliccando qui sotto su ’Continua a leggere’)

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27/08/2014 Posted by | 1. CINEMA, 3. LIBRI | , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Libro: ‘L’Inverno Del Mondo’

L’INVERNO DEL MONDO – THE CENTURY TRILOGY – VOL. II

L'Inverno Del MondoDi Ken Follett

Anno Edizione 2012

Pagine 958

Costo € 25,00

Traduttori Adriana Colombo, Paola Frezza Pavese, Nicoletta Lamberti e Roberta Scarabelli

Ed. Mondadori (collana ‘Omnibus’) 

TRAMA: Sedici anni della storia del secolo scorso, dal 1933 al 1949, durante i quali il mondo passa, come dice lo stesso titolo, attraverso un periodo buio e freddo come l’inverno. Dal momento dell’ascesa al potere di Hitler, il quale impone una feroce dittatura in Germania, cui seguono la persecuzione degli ebrei e le mire espansionistiche che travolgono l’Europa, sino a spingere l’alleato Giappone contro gli USA, ultimi a scendere in campo per quella che sarà per sempre ricordata come la Seconda Guerra Mondiale. Carla ed Erik, figli di Walter e Maud, fra i protagonisti del primo episodio, reagiscono da opposte posizioni alla presa del potere da parte del nazismo. Lloyd Williams, figlio illegittimo del conte Fitzherbert e della sua ex-cameriera Ethel Leckwith, diventata in seguito addirittura un’agguerrita e stimata parlamentare, dopo aver visto con i suoi occhi le prepotenze dei nazisti durante una visita in Germania a Maud, amica della madre, diventa un paladino degli oppositori alle farneticanti ambizioni dei simpatizzanti nazisti in Inghilterra e si arruola poi volontario nella guerra di Spagna, fra le forze che contrastano il golpe del generale Franco. Volodja Peskov, figlio di Katherina e del padre adottivo Grigorij, protagonista della Rivoluzione d’Ottobre, è un’abile spia dell’ambasciata russa a Berlino. Ciò però non lo mette al riparo dalla deriva violenta dei famigerati servizi segreti staliniani dell’NKVD che schiacciano chiunque è soltanto sospettato di essere un dissidente oppure semplicemente per costringere con la forza gli stessi appartenenti al regime a svolgere particolari servigi. La sorellastra Daisy, figlia di Lev, fratello di Grigorij, fuggito a suo tempo in America per evitare di essere catturato, dopo aver ucciso in una rissa un poliziotto, aspira a diventare una nobile e suscitare l’invidia delle ricche coetanee di Buffalo che l’hanno sempre snobbata, poiché suo padre ha fama di essere un gangster e sposa così Boy, figlio legittimo del conte Fitzherbert, ma troverà la sua realizzazione solo nell’incontro con Lloyd. Woody e Chuck Dewar, figli dell’emerito senatore Gus, a suo tempo reduce della prima Guerra Mondiale in Francia, sono altri due protagonisti e testimoni di particolari momenti storici, come l’attacco dei giapponesi a Pearl Harbour e le sofferte e lunghe trattative per la creazione delle Nazioni Unite. Le loro storie e quelle di molti altri personaggi che s’incontrano nel corso del racconto s’intersecano, nel bene e nel male, sino a chiudere il cerchio con l’esplosione delle bombe atomiche in Giappone e la corsa ai nuovi e letali armamenti fra USA e URSS al fine di conquistare una posizione di predominio nella spartizione del mondo durante la conferenza di Jalta.  

VALUTAZIONE: un grande affresco storico che si avvale di una galleria di personaggi, frutto della fantasia di Follett, i quali partecipano con le loro storie ad alcuni degli avvenimenti più importanti del secolo scorso, mescolati a celebri figure reali, interagendo persino con esse, in un periodo drammatico e decisivo per le sorti del mondo. Un romanzo di gran classe che continua, senza mostrare il minimo cedimento e nonostante l’insolita lunghezza, la traccia già apprezzata ne ‘La Caduta dei Giganti’, aprendo la strada all’ultimo episodio della storia del secolo scorso.                                                                                                                                                                                                                                                                    

Secondo capitolo della trilogia relativa agli avvenimenti più significativi del secolo scorso, ripercorsi dallo scrittore inglese Ken Follett, il quale ha realizzato un romanzo storico ampio ed ambizioso, grazie ad una nutrita galleria di personaggi di varia nazionalità da lui medesimo creata, le vicende personali dei quali coinvolgono un paio di generazioni che si passano idealmente il testimone.

L'inverno del mondo 01Come ‘La Caduta Dei Giganti‘, anche questo secondo episodio è costituito da un corposo tomo di quasi mille pagine, ma nonostante le dimensioni ragguardevoli che potrebbero scoraggiare molti lettori, non appena ci si immerge negli avvenimenti che narra e nella ragnatela dei personaggi che ne fanno parte,  la prosa risulta talmente piacevole, fluida e le vicende di alcuni dei protagonisti così coinvolgenti, seppure a volte assumono toni inevitabilmente e decisamente drammatici e toccanti, che è quasi scontato, giunti al termine, il proposito di affrontare anche il terzo ed ultimo capitolo della trilogia, pare di prossima pubblicazione.

L'inverno del mondo 03Ed ovviamente, trattando un periodo storico così importante, angoscioso e tragico, non si poteva neppure supporre che Follett potesse sorvolare sugli episodi cardine che hanno contraddistinto, appunto, gli anni che vanno dal 1933 al 1949, lasciando sul campo, non esclusa una parte dei protagonisti del suo romanzo, atrocità e lutti di varia origine e natura, i quali testimoniano ancora una volta la deriva di cinismo e di barbarie che, ahimè, è storicamente capace di perseguire l’uomo. Al tempo stesso però anche gli slanci di generosità e le azioni che ne esaltano invece le caratteristiche più nobili, in una sorta di compensazione che è parte stessa della natura di questo strano e contraddittorio animale, praticamente da quando ha assunto il ruolo egemone sul nostro pianeta. Si aprirebbe però uno scenario a parte, che non può essere oggetto di questo commento, se ci interrogassimo sulle ragioni per cui l’uomo continua a ripetere ciclicamente gli stessi errori, senza imparare dagli stessi a migliorarsi, evitando continui rigurgiti in tal senso.

L'inverno del mondo 17Naturalmente uno spazio temporale limitato nel contesto di un intero secolo, ma così denso di eventi, come quello che lo scrittore inglese ha preso in considerazione ne ‘L’inverno Del Mondo’, richiederebbe ben altro che le mille pagine del suo comunque voluminoso romanzo e come avevo già sottolineato nel commento a ‘La Caduta Dei Giganti’, sarebbe stato oltremodo presuntuoso Ken Follett se avesse ritenuto di poter trattare con equilibrio, equidistanza e completezza la storia di avvenimenti così complessi e vasti come l’avvento del nazismo, la discriminazione e poi la persecuzione degli ebrei, l’espansionismo di Hitler, lo scoppio della guerra contro la Francia e la Gran Bretagna, l’accordo e poi l’attacco alla Russia di Stalin, L'inverno del mondo 05quello di Pearl Harbour da parte dei giapponesi e la conseguente entrata in guerra degli USA sino ad arrivare, per sintetizzare la massimo, all’esaurimento della forza dirompente dei tedeschi ed il loro disastroso ritiro, per chiudere il cerchio con le due bombe atomiche di Hiroshima e Nagasaki.

Insomma, non ci sarebbe neppure stato bisogno di una voce in più da aggiungere al coro degli storiografi, per quanto Ken Follett si potesse applicare in tal senso; sarebbe stato, come minimo, presuntuoso. E difatti egli ha scelto una via diversa per raccontare a suo modo quegli eventi, inserendo dentro di essi una serie di personaggi da lui medesimo inventati, di varia nazionalità, origine e classe sociale, così che la loro storia personale diventa esemplare di quel periodo critico del novecento, ricalcandone cause, sviluppi e conseguenze, ma proponendo al lettore un panorama narrativo quanto mai interessante e ricco di spunti, mai lezioso, certamente più facile da seguire negli sviluppi di un classico libro di storia e spesso intrigante nelle considerazioni…(leggi il resto del commento cliccando qui sotto su ’Continua a leggere’) Continua a leggere

22/08/2014 Posted by | 3. LIBRI | , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Libro: ‘La Caduta Dei Giganti’

LA CADUTA DEI GIGANTI

La Caduta Dei GigantiDi Ken Follett

Anno Edizione 2010

Pagine 999

Costo € 25,00

Traduttori Adriana Colombo, Paola Frezza Pavese, Nicoletta Lamberti e Roberta Scarabelli

Ed. Mondadori (collana ‘Omnibus’) 

TRAMA: Cinque famiglie di differente origine e classe sociale (due inglesi, una tedesca, una russa ed una americana) incrociano le loro storie nell’arco narrativo di una dozzina d’anni, fra il 1911 ed il 1923-4, nel corso dei quali l’Europa è travolta dagli eventi che sfociano nella Prima Guerra Mondiale, la rivolta dei bolscevichi in Russia e l’affermazione del nazismo in Germania. Il conte Fitzherbert, la sorella Maud, Billy ed Ethel Williams, Walter von Ulrich, i fratelli Grigory e Lev Peskov ed infine Gus Dewar sono solo i principali fra decine di personaggi le cui vicende di fantasia si svolgono e procedono in parallelo a quelle già conosciute di re, zar, nobili, generali e statisti, i cui nomi riempiono i libri di storia e con le loro azioni hanno segnato i destini di milioni di persone. Un’epoca di grandi cambiamenti e contrasti sociali, culturali, razziali e politici, dei quali i protagonisti de ‘La Caduta Dei Giganti’ rappresentano una significativa sintesi.    

VALUTAZIONE: primo capitolo della trilogia sul novecento di Ken Follett. Mille pagine dentro le quali si trova tutto ciò che contraddistingue un grande romanzo: luoghi e fatti fra i più noti della storia, personaggi veramente esistiti che interagiscono con altri creati dallo scrittore inglese, analisi storica e dietrologia politica, mescolati a sentimenti semplici ed onnipresenti come amore, tradimento, gioia e dolore. Una lezione di prosa e talento narrativo da parte di un autore fra i più versatili e prestigiosi della letteratura moderna.                                                          

‘<Secondo me ci dovrebbe essere più gente pronta a sparare ai direttori dei giornali> replicò Maud allegra. <Forse la qualità dei quotidiani migliorerebbe>’. Senza arrivare a tali estremi, qualcosa di alternativo però si potrebbe supporre magari anche riguardo certi libri di storia scelti per le nostre scuole, fonte sicura di noia e disamore per la materia da parte della maggior parte degli studenti ed invece, non dico sostituirli in toto, ma se gli si affiancasse ad esempio un tomo come ‘La Caduta Dei Giganti’, ci sarebbero forse più probabilità che alcuni avvenimenti possano apparire perlomeno più interessanti, se non proprio appassionare i nostri ragazzi delle scuole superiori.

La caduta dei giganti 05L’impegno preso da Ken Follett di raccontare gli eventi caratterizzanti il secolo scorso suddividendoli in tre parti, delle quali l’opera in oggetto costituisce la prima, focalizzata sul significativo periodo fra il 1911 ed il 1924, rappresenta certamente una sfida coraggiosa, perché tutto si può dire, ad esempio, tranne che il contesto storico preso in esame sia una novità e che centinaia di storici ed esperti della materia non l’abbiano già analizzato sotto tutti i punti di vista. Eppure le mille pagine del romanzo, il cui volume ha uno spessore di circa dieci centimetri ed a prima vista è facile immaginare che possa spaventare molti fra i possibili lettori e probabilmente anche tanti fra i fedelissimi dello scrittore inglese, sin dai primi capitoli dimostra di avere invece le qualità per convincerne molti. Come certi oratori che hanno la capacità innata di tenere desta l’attenzione del pubblico anche quando l’argomento che trattano per sua natura non è particolarmente intrigante.

La caduta dei giganti 02Per riuscirci l’autore ha usato le armi proprie del narratore di razza, documentandosi innanzitutto riguardo la vasta e complessa materia, ma certo questo sforzo da solo non sarebbe bastato, perché al più saremmo in presenza dell’ennesima testimonianza riguardo temi già sviscerati appunto da numerosi altri, probabilmente anche più qualificati di lui. La molla per convincere la massa dei suoi lettori e fan’s ad acquistare il primo capitolo della trilogia non poteva che essere un’altra, non essendo neppure sufficiente l’ambizioso obiettivo (ammesso che l’autore, fra l’altro, de ‘La Cruna Dell’Ago’ se lo fosse mai posto) di rendere più popolari pagine di storia le quali, di per sé medesime, sarebbe facile supporre che terrebbero alla larga un’ampia percentuale di lettori. Quanti sarebbero infatti quelli disposti oggigiorno ad acquistare un libro così corposo e che narra ‘solo’ la storia d’Europa nel primo quarto del secolo scorso, ovvero più o meno cento anni fa?

La caduta dei giganti 03Ken Follett, il quale certamente non ha bisogno di lezioni da parte di nessuno riguardo la capacità di ambientare una storia nel passato dalla quale fare emergere valori universali e quindi tirare fuori dal cilindro un successo planetario, ha già sperimentato tale formula, decisamente apprezzata nei mirabili precedenti de ‘I Pilastri della Terra’ e ‘Mondo Senza Fine’ e, fatto suo il motto di origine sportiva che recita: ‘squadra che vince non si tocca’, ha scelto fra una lunghissima lista di personaggi di contorno, sei/sette protagonisti e li ha calati nelle vicende realmente accadute all’inizio del secolo scorso, dando vita ad un crescendo narrativo quanto mai coinvolgente. I quali protagonisti, in alcuni momenti, si trovano addirittura ad interagire con personaggi storici del calibro del presidente americano Woodrow Wilson, il Kaiser Guglielmo II o addirittura Lenin.

Un altro punto a favore de ‘La Caduta Dei Giganti’, che in questo caso però riguarda in particolare la sfera della credibilità, è rappresentato dal fatto che Follett evita accuratamente la retorica che di solito dipinge e qualifica vincenti e perdenti, suddividendoli automaticamente fra buoni e cattivi, ma anzi si è sforzato di presentare gli eventi da diversi punti di vista, ricorrendo ad una nutrita serie di esperti consulenti di varia nazionalità i quali hanno avuto l’incarico di analizzare e correggere la prima bozza del romanzo, laddove sussistevano imprecisioni e ridurre quindi il più possibile gli eventuali errori, incluse posizioni precostituite di parte, nazionalistiche o partitiche che fossero…(leggi il resto del commento cliccando qui sotto su ’Continua a leggere’)

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14/06/2014 Posted by | 3. LIBRI | , , , , , , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Libro: ‘Inferno’

INFERNO

InfernoDi Dan Brown

Anno Edizione 2013

Pagine 522

Costo € 25,00

Traduttori: Nicoletta Lamberti, Annamaria Raffo e Roberta Scarabelli

Ed. Mondadori (collana ‘Omnibus’) 

TRAMA: Robert Langdon, esperto di simbologia ed insegnante d’iconologia religiosa all’università di Harvard, rinviene in un letto d’ospedale con un ferita alla testa e senza ricordare assolutamente la ragione per cui si trova a Firenze. In compenso rivive spesso lo stesso incubo: una donna con il viso coperto da un velo la quale, posta sulla sponda opposta di un fiume disseminato da una moltitudine di corpi straziati, gli sussurra: ‘cerca e troverai’. La dottoressa Sienna Brooks è riuscita a scambiare solo qualche parola con Langdon prima che irrompesse nell’ospedale un’altra donna armata e spietata, inviata sulle tracce del professore da un oscuro personaggio che si fa chiamare ‘Il Rettore’, il quale vive a bordo di una misteriosa e super tecnologica imbarcazione di nome ‘Mendacium’. Vayentha, questo il suo nome, dopo aver sparato a bruciapelo ad un medico, si dirige proprio verso la camera dov’è ricoverato Robert. Grazie alla prontezza ed allo spirito d’iniziativa di Sienna, il professore riesce a fuggire assieme a lei dalle scale di sicurezza e quindi a prendere al volo un taxi, evitando per un pelo i colpi che Vayentha spara nella sua direzione. Nel modesto appartamento in affitto della dottoressa, Langdon scopre che dentro la sua preziosa giacca di Harris Tweed, che Sienna ha avuto l’accortezza di portare con sé durante la fuga, è stato cucito uno strano involucro il quale, se viene scosso, proietta l’immagine di un celebre dipinto di Botticelli che rappresenta le bolge dell’Inferno di Dante Alighieri. Langdon scopre inoltre che la dottoressa è una ex bambina prodigio. Non ricordando nulla di quello che è successo nei giorni precedenti, il professore cerca di mettersi in contatto con il consolato USA e l’addetto gli risponde di non muoversi da lì poiché presto invierà qualcuno in suo soccorso. Quando però Robert vede arrivare sulla strada sottostante una pattuglia armata, capisce che anche le loro intenzioni non sono amichevoli ed allora,  grazie ancora all’abilità di Sienna, riesce un’altra volta a fuggire assieme a lei. Nei giorni precedenti il noto magnate e scienziato Bertrand Zobrist si è suicidato gettandosi dalla torre della Badia Fiorentina. Elizabeth Sinskey, direttrice dell’OMS, l’aveva messo in testa ad una lista di ricercati perché ritenuto un pericoloso criminale, sostenitore della necessità di diminuire la popolazione della terra, la cui sopravvivenza è minata dalla curva esponenziale del sovrappopolamento. Zobrist era anche un propugnatore del transumanesimo, un movimento che lavora al miglioramento della razza umana grazie alle scoperte scientifiche e la biogenetica. Lo scienziato, rimasto irreperibile per un paio d’anni grazie alla copertura assicurata dal ‘Rettore’, ha lasciato incarico a quest’ultimo di rendere pubblico entro pochi giorni un inquietante filmato girato all’interno di un’antica costruzione immersa nell’acqua nella quale, oltre ad un minaccioso sacco, appare anche una targa sibillina: ‘In questo luogo ed in questa data, il mondo è stato cambiato per sempre!’…. Robert Langdon si trova così coinvolto, suo malgrado, nell’urgente e terribile compito di dover assolutamente interpretare alcuni messaggi criptici lasciati dallo scienziato e tratti dall’Inferno dantesco, che da Firenze, lo portano prima a Venezia e poi ad Istanbul. Il destino del mondo è nelle mani, nell’intuito e nella cultura storica e simbologica che hanno reso famoso Robert Langdon in alcuni dei racconti precedenti del suo celebre autore.

VALUTAZIONE: Dan Brown conduce il lettore in un viaggio nel quale suspance, arte e storia si mescolano abilmente fra loro. Una vicenda ambientata in alcune delle città più affascinanti del mondo, nella quale lo scrittore ha aggiunto curiose e tutt’altro che scontate considerazioni sul destino della razza umana alla luce della crescita incontrollata della popolazione mondiale. ‘Inferno’ è uno dei thriller meglio riusciti di questo autore e ne conferma le indubbie doti di narratore ed affabulatore.                                                                                                                                                                                                                                                                                             

La popolazione della terra ha impiegato migliaia di anni, dagli albori dell’umanità fino all’inizio dell’Ottocento, per arrivare a un miliardo di persone. Poi, incredibilmente, sono bastati cento anni per raddoppiare e arrivare a due miliardi, negli anni Venti del secolo scorso. Dopodiché, in cinquant’anni la popolazione è nuovamente raddoppiata e negli anni Settanta è arrivata a quattro miliardi. Come può immaginare, raggiungeremo presto gli otto miliardi. Solo oggi, la razza umana ha aggiunto un altro quarto di milione di persone sul pianeta. Un quarto di milione. E questo accade ogni giorno, ogni singolo giorno. Attualmente, ogni anno aggiungiamo l’equivalente dell’intera popolazione della Germania..Qualunque esperto di biologia ambientale o di statistica può spiegare che le possibilità ottimali di sopravvivenza a lungo termine per l’umanità si verificano con una popolazione mondiale di circa quattro miliardi…’.

Inferno 01Queste inquietanti considerazioni, formulate nell’ultimo romanzo di Dan Brown, appartengono allo scienziato Bertrand Zobrist quando tenta di convincere con le buone la dottoressa Elizabeth Sinskey, a capo dell’OMS, sull’opportunità di intervenire al più presto per fermare e poi invertire il senso di marcia del treno relativo alla crescita numerica della popolazione mondiale. Anche se ciò può apparire assurdo ed immorale ed in antitesi a come agiscono le organizzazioni umanitarie, volte alla salvaguardia della vita ed al miglioramento delle condizioni di sostentamento ed igienico-sanitario delle popolazioni più povere e regresse della terra.

Dan Brown Inferno bookNon solo, alla luce del collasso globale previsto già nel diciannovesimo secolo dal matematico e demografo inglese Malthus, a causa appunto del temuto aumento esponenziale della popolazione mondiale, a cui s’aggiunge la situazione determinata dalla terribile Peste Nera che colpì pesantemente nel Trecento provocando la riduzione di un terzo della popolazione mondiale (che però a detta di molti storici aveva anche favorito, dopo le carestie, le difficoltà economiche ed il sovrappopolamento del Medioevo, il fiorire del Rinascimento) ed infine, non ultimo, basandosi sul dato statistico relativo agli Stati Uniti, nei quali il sessanta per cento delle spese sanitarie serve a curare i pazienti negli ultimi sei mesi di vita (‘…mentre il nostro cervello capisce che è una pazzia, il nostro cuore dice: “Tenete in vita la nonna il più a lungo possibile”… è il tipico conflitto tra Apollo e Dioniso… un dilemma classico nella mitologia. È l’antica lotta fra la ragione e il cuore, che raramente desiderano la stessa cosa…‘), Zobrist ed i suoi seguaci hanno trovato le conferme per formulare i fondamenti agghiaccianti sui quali poggia l’Equazione apocalittica della popolazione.

Inferno 03Ad aumentare ulteriormente il già alto livello di provocazione insito in questa premessa, Dan Brown aggiunge pure, attraverso la voce di uno dei suoi personaggi chiave, il seguente dilemma: se ti proponessero di premere un interruttore le cui conseguenze sarebbero la perdita di metà della razza umana, altrimenti nel giro di un secolo si estinguerebbe comunque, lo faresti, pur sapendo che significherebbe uccidere amici, parenti e forse anche te stesso? Robert Langdon, alter ego dello scrittore, cita inoltre, a proposito dell’ipotetico sacrificio di se stessi per il bene degli altri, definito anche suicidio altruistico, il romanzo del 1967 ‘La Fuga di Logan’, scritto da Francis Ford Nolan e George Clayton Johnson, il quale: ‘…raffigura una società del futuro in cui tutti accettano di buon grado di suicidarsi a ventun anni, godendo così in pieno della propria giovinezza e, al tempo stesso, impedendo che la sovrappopolazione e le malattie legate alla vecchiaia gravino sulle risorse limitate del pianeta. Se la memoria non lo tradiva, gli sembrava di ricordare che nella trasposizione cinematografica del romanzo l‘<età dell’eliminazione> fosse stata innalzata a trent’anni, senza dubbio per cercare di rendere la storia più appetibile al pubblico dei giovani dai diciotto ai venticinque anni che garantiva i maggiori incassi al botteghino…‘.

Come si può facilmente intendere perciò, il principio di accettazione di una dura realtà molto spesso è strettamente dipendente da punti di vista molto personali, che in altri termini si possono anche riassumere con il nome di egoismo, ma al tempo stesso, ed è lo stesso Dante Alighieri a sostenerlo, ancor peggio è evitare di prendere posizione sui quesiti fondamentali, seppure molto delicati dal punto di vista etico: ‘I luoghi più caldi dell’inferno sono riservati a coloro che in tempi di grande crisi morale si mantengono neutrali…’ e Bertrand Zobrist non ha alcuna intenzione di restare a guardare impassibile: secondo lui per raggiungere il Paradiso l’uomo deve attraversare l’Inferno... (leggi il resto del commento cliccando qui sotto su ’Continua a leggere’)  Continua a leggere

02/04/2014 Posted by | 3. LIBRI | , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Libro: ‘Il Richiamo Del Cuculo’

IL RICHIAMO DEL CUCULO

Il Richiamo Del CuculoDi Robert Galbraith (pseudonimo di J.K. Rowling)

Anno Edizione 2013

Pagine 464

Costo € 16,90

Traduttrici: Alessandra Casella e Angela Ragusa

Ed. Salani (collana ‘Romanzo’) 

TRAMA:  La celebre modella di colore Lula Landry precipita dal terrazzo del suo lussuoso appartamento di Mayfair, a Londra e muore sul colpo. Il fratello adottivo John Bristow, socio con lo zio Tony in un noto studio d’avvocati, ingaggia Cormoran Strike, un investigatore privato, perché faccia luce su quello che la polizia considera un suicidio e che John invece ritiene si tratti di un assassinio. Strike è un reduce dell’Afghanistan, dove ha perso una gamba ed ha appena chiuso una lunga e tormentata storia con la bellissima e ricca Charlotte, che infine l’ha cacciato di casa. L’unico recapito che gli rimane è il suo ufficio, dal quale potrebbe però essere sloggiato essendo indebitato ed in ritardo con i pagamenti dell’affitto. Quando la società interinale gli manda per una settimana Robin Ellacott, una nuova segretaria, egli l’accoglie con sufficienza, ma in realtà si rivela ben presto una preziosa ed intelligente collaboratrice, la migliore che ha mai avuto. Strike è stato scelto da John, fra molti altri possibili investigatori, perché anni addietro l’altro suo fratello adottivo Charlie, scomparso prematuramente, è stato amico d’infanzia di Cormoran. Quest’ultimo inizia le indagini più che altro attirato dal compenso di Bristow, essendo convinto che quest’ultimo si ostina nel rifiuto di accettare la decisione della sorellastra di farla finita. Un filmato ripreso da telecamere fisse nella zona del fattaccio rivela però la fuga sospetta di due uomini, poco dopo la rovinosa caduta di Lula. E’ il primo interrogativo che spinge Strike ad addentrarsi nel mondo stravagante della moda nel quale Lula era considerata una star. Tuttavia numerosi particolari contraddittori nella storia di Lula inducono l’investigatore a sospettare che non tutto sia così chiaro e definito come apparentemente si pensava. Gli sviluppi sono sorprendenti ed espongono lo stesso investigatore ad assumersi alcuni rischi riguardo la sua incolumità personale sino ad un rendez vous finale degno di Agatha Christie.    

VALUTAZIONE: un giallo-poliziesco di qualità alterna, scritto dall’autrice di ‘Harry Potter’. Indiscutibile la bontà della prosa, apprezzabile la descrizione ambientale ed efficacemente dettagliata quella dei personaggi coinvolti in una Londra astiosa e snob. Piacevoli ed interessanti sia la parte iniziale che il finale. In quella centrale c’è invece qualche momento ripetitivo e poco coinvolgente, nonostante l’azzeccata caratterizzazione di Strike e Robin, protagonisti di una prossima immancabile serie.                                                                                                                     

Per confermare, se ce ne fosse ancora bisogno, che viviamo un’epoca nella quale la qualità non è altrettanto importante delle apparenze, basta osservare cosa è successo nel caso de ‘Il Richiamo Del Cuculo’. Uscito a firma dell’esordiente Robert Galbraith, il romanzo ha stentato molto a catturare l’interesse del pubblico, con un modesto trend di vendite. Sinché la casa editrice si è vista costretta a rivelare che dietro quello sconosciuto scrittore si celava in realtà J.K. Rowling, famosa ispiratrice della fortunatissima serie di ‘Harry Potter’. Immediatamente l’ultimo romanzo della scrittrice inglese è schizzato in testa alle classifiche di USA ed Inghilterra, vendendo addirittura sette milioni di copie nel giro di una mattinata.

Il Richiamo Del Cuculo 08Sarebbe interessante capire a questo punto se è stato un semplice esperimento, utile agli analisti di mercato, oppure una curiosa scommessa editoriale, o meglio ancora un tentativo abortito di diversificare la propria bibliografia da parte di un’autrice di successo per imboccare un nuovo percorso narrativo rispetto a quello già collaudato e grazie al quale ha costruito la sua fama. Ironia vuole che neppure J.K. Rowling sia il suo vero nome, perché in realtà nei documenti d’identità è indicata come Joanne Murray (il cognome del marito). ‘È stato meraviglioso pubblicare senza clamori o aspettative’, eppure ha affermato la stessa Rowling. D’altronde non è neppure una novità lo sdoppiamento di personalità. In passato infatti altri nomi illustri hanno usato lo stesso metodo, per ragioni diverse, come ad esempio Agatha Christie, Fernando Pessoa, Georges Simenon, le sorelle Bronte, Charles Dickens, Isaac Asimov, Michael Crichton e persino Stephen King.  

Il Richiamo Del Cuculo 03Se alla Rowling, chiamiamola così punto e basta, piacciono questi giochetti di generalità, non c’è da meravigliarsi, dopo aver dato fondo a tutta la fantasia possibile con i sette episodi di Harry Potter, se ha deciso di riproporsi, con il primo episodio di una nuova serie più realistica ed attuale che vede protagonista una coppia di personaggi: l’investigatore privato Cormoran Strike e la sua assistente/segretaria Robin Ellacott, alle prese con una vicenda nella quale l’identità dei protagonisti riveste un ruolo fondamentale.

Il Richiamo Del Cuculo 05Il racconto inizia proprio con la morte, appena avvenuta, della giovane modella Lula Landry, bellissima ed osannata dai numerosi fans i quali, assieme a giornalisti e fotografi, gremiscono persino il luogo che è stato teatro del dramma consumato in un gelida serata invernale londinese imbiancata dalla neve: ‘…nella catena alimentare a rovescio della fama, erano i grandi animali a essere inseguiti e cacciati; ricevevano quel che era loro dovuto…‘. E’ la stessa autrice a sottolineare, attraverso questa metafora, le conseguenze paradossali della celebrità che chiede come contropartita la perdita della propria libertà personale, soffocata dai mass media e dagli stessi ammiratori (che sia un riferimento anche a se stessa?). Lula era la più piccola di tre fratelli, tutti adottati dalla ricca famiglia di Sir Alec Bristow, perché la moglie non poteva avere figli suoi. A dire il vero i bambini inizialmente erano due: John e Charlie, ma quando quest’ultimo è morto cadendo dentro la buca di una cava, il padre ha deciso di adottare una bambina, poco importa se di colore, pur di lenire il dolore della consorte…(leggi il resto del commento cliccando qui sotto su ’Continua a leggere’)

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26/02/2014 Posted by | 3. LIBRI | , , , , , , , , | Lascia un commento

Libro: ‘Gli Sdraiati’

GLI SDRAIATI

Gli SdraiatiDi Michele Serra

Anno Edizione 2013

Pagine 108

Costo € 12,00

Ed. Feltrinelli (collana ‘I Narratori’)                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                            

TRAMA: al centro della storia un classico scontro generazionale fra padre e figlio, reso attuale dall’epoca nella quale è ambientato, cioè oggi. Il protagonista è un genitore che ha intenzione di scrivere un racconto di fantascienza che si svolge in un futuro prossimo, nel corso del quale immagina che scoppierà una guerra fra i vecchi, a quel tempo in stragrande maggioranza ed i giovani, sul cui esito però non ha ancora preso una decisione definitiva. Nel mentre, il padre stila un bilancio del suo rapporto con il figlio diciottenne, preso a modello dei suoi coetanei, con il quale ha un dialogo complicato, evidenziando quelle che lui reputa le storture sociologiche, peculiari di una generazione oramai distante ed incomprensibile per la sua, sia negli atteggiamenti che nei valori. A contrassegnare i tempi cronologici della storia, il padre racconta, fra un capitolo e l’altro, il suo reiterato tentativo di convincere il figlio ad accompagnarlo nella salita verso il Colle della Nasca, al culmine del quale, metaforicamente ma anche praticamente, spera di riuscire a sciogliere i nodi che li dividono.   

VALUTAZIONE: breve saggio-romanzo, dalla prosa scorrevole, che racconta situazioni nelle quali molti padri, alle prese con figli fra i 14 ed i 18 anni, possono facilmente riconoscersi. Il limite di quest’opera sta appunto nell’essere sostanzialmente consolatoria per i padri ed accusatoria invece per i figli, a partire proprio dal titolo a loro espressamente rivolto, senza possibilità di contraddittorio.                                                                                                                                                                                                                                  

Intorno alla metà di questo secolo, secondo tutte le previsioni, la classe dominante, in Occidente, saranno i vecchi. A meno di invasioni vincenti dei popoli poveri (poveri e giovani saranno, anzi già sono, ormai sinonimi), le persone dai settantacinque in su saranno più della metà della popolazione…‘. Il mondo prossimo venturo che aspetta i nostri figli è perciò declinato (in tutti i sensi) verso una società nella quale i giovani dovranno sostenere, fra l’altro, il peso di un welfare completamente sbilanciato a loro sfavore e probabilmente insostenibile.

Gli Sdraiati 08Nella battaglia inevitabile che, secondo l’autore, nascerà da questa inedita ed anomala condizione, da lui medesimo rappresentata in un romanzo epico e lunghissimo che ha intenzione di scrivere (alla stregua di Tolstoj, afferma) ed al momento ancora in fase di abbozzo, il generale comandante dell’esercito dei vecchi si chiamerà Brenno Alzheimer. L’esemplificativo cognome è dichiaratamente ed ironicamente riferito a se stesso, cioè l’autore Michele Serra, il quale attraverso questo escamotage sembra perciò voler lanciare un segnale, se non un vero e proprio allarme nei confronti della sua generazione e quelle immediatamente successive. Le quali saranno presumibilmente le prime ad usufruire dei vantaggi (siamo sicuri?) riguardo le accresciute speranze di vita, togliendo però risorse e spazio ai giovani, costretti a supportarle ben oltre le loro possibilità pratiche.

Gli Sdraiati 05‘Gli Sdraiati’ di Michele Serra è stato il caso letterario del periodo pre-natalizio, un libro probabilmente regalato a chissà quante persone perché nell’esperienza dello scrittore nel rapporto con il proprio figlio, molti lettori possono riconoscersi e trovare analogie con i loro disagi generazionali. L’inizio d’altronde non lascia adito a dubbi: ‘…Ma dove cazzo sei? Ti ho telefonato almeno quattro volte, non rispondi mai. La sequela interminata degli squilli lascia intendere o la tua attiva renitenza o la tua soave distrazione: e non so quale sia, dei due “non rispondo”, il più offensivo…‘. C’è qualcuno fra i genitori con figli adolescenti o maturandi che possa dire di non aver pensato almeno una volta la stessa cosa? E quindi che non possa condividere anche quest’altra colorita considerazione: ‘…quante volte invece di mandarti a fare in culo avrei dovuto darti una carezza. Quante volte ti ho dato una carezza e invece avrei dovuto mandarti a fare in culo…‘?

Gli Sdraiati 01Qualche pagina più avanti, il padre (né di lui, né del figlio sono mai citati i nomi propri, perché in realtà non sono altro, appunto, che lo scrittore stesso e suo figlio: ma esiste davvero poi ‘sto figlio? io francamente non sono riuscito ad appurarlo…) racconta un episodio che si svolge a casa dell’amica Carla, la quale abita in Piemonte, fra i vigneti delle Langhe, in occasione della vendemmia del Nebbiolo, alla quale lui, il figlio ed un suo amico coetaneo, sono stati invitati a partecipare. La mattina, anziché alzarsi presto per svolgere il lavoro necessario nelle vigne di proprietà della famiglia di Carla, i due giovani restano a letto a dormire sino a tardi, svegliandosi per fare colazione solo quando tutti gli altri hanno già completato buona parte della vendemmia e sono a pranzo. La conclusione del padre è categorica ed amara ma anche pungente e polemica nei confronti del comportamento del figlio e dell’amico:  ‘…Certo che un mondo dove i vecchi lavorano e i giovani dormono, prima non si era mai visto…‘…(leggi il resto del commento cliccando qui sotto su ’Continua a leggere’)

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28/01/2014 Posted by | 3. LIBRI | , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Film e Libro: ‘Vita Di Pi’

VITA DI PI (Libro)

Vita di PiDi Yann Martel

Anno Edizione 2012

Pagine 334

Costo € 17,50

Traduttrice Clara Nubile

Ed. Piemme

VITA DI PI (Film)

Vita di PiTitolo Originale: Life Of Pi

 Nazione: USA 

Anno:  2012

Genere:  Avventura, Drammatico

Durata:  127’  Regia: Ang Lee

Cast: Suraj Sharma (Pi), Irfan Khan (vecchio Pi), Rafe Spall (Yann Martel), Gérard Depardieu (cuoco francese), Tabu (madre di Pi), Adil Hussain (padre di Pi), Ayush Tandon (giovane Pi)

TRAMA: Piscine Molitor Patel è un signore di mezza età che vive a Toronto ma è originario dell’India, dove suo padre era proprietario di uno zoo a Pondicherry. La sua infanzia è stata caratterizzata dallo strano nome, oggetto continuamente di scherno da parte dei compagni di scuola, al punto che egli ha poi deciso di cambiarlo semplicemente in ‘Pi’. D’animo sensibile e curioso, Pi era convinto che gli animali dello zoo avessero un’anima sensibile ed era inoltre affascinato dalle tre religioni che convivevano nell’ex colonia francese: induista, cattolica e musulmana, mentre il suo insegnante Kumar ed il padre, entrambi atei, cercavano di convincerlo ad essere razionale. Oberato dalle spese e persuaso che la politica di Indira Gandhi non avrebbe portato benefici al suo zoo, il padre di Pi aveva deciso di emigrare in Canada, imbarcando famiglia ed animali su di un vecchio cargo. Durante una tempesta la nave era affondata e Pi era rimasto solo su una scialuppa di salvataggio con l’insolita compagnia di una zebra con una gamba rotta, una iena ed una tigre. Poco dopo si era aggiunto anche uno scimpanzé. Alla disperazione per la perdita della sua famiglia s’era aggiunto ben presto anche il terrore di condividere uno spazio limitato con delle bestie feroci le quali non avevano esitato a sbranarsi fra loro. La iena aveva ucciso la zebra e poi lo scimpanzé. La tigre aveva prevalso sulla iena e così Pi si era ritrovato infine in solitaria compagnia di quest’ultima, la quale portava anch’essa un nome insolito: Richard Parker. Per sua fortuna la bestia soffriva il mal di mare, così che restava gran parte del tempo nascosta sotto la cerata della lancia di salvataggio mentre Pi si era costruito in fretta e furia una sorta di zattera legata con una corda alla scialuppa, sulla quale passava gran parte del suo tempo. Al dolore per la sua triste condizione aveva dovuto però sostituire al più presto inventiva ed iniziativa per cercare di sopravvivere ed al tempo stesso trovare una modalità di convivenza con la tigre, ad iniziare dalla sua alimentazione per evitare di diventare egli stesso oggetto della sua dieta, non potendo condividere con lei le scorte alimentari che aveva trovato sull’imbarcazione, appena sufficienti per garantirgli un limitato periodo di sopravvivenza. Pi aveva imparato molto da suo padre, dimostrando di possedere al pari suo un carattere risoluto e tenace. Difatti non solo era riuscito a superare i momenti di sconforto, soprattutto quando si era reso conto che la sua scialuppa rappresentava un puntino infinitesimale sospeso su un mare immenso, con l’eventualità molto rara d’incrociare la rotta di altre navi, ma aguzzando l’ingegno era riuscito a procurarsi cibo ed acqua sufficienti per lui e Richard Parker, seppure aveva dovuto andare contro i suoi principi uccidendo altre creature come pesci e tartarughe, cibarsi della loro carne cruda, alla stessa stregua della tigre. Al tempo stesso, con coraggio e determinazione, era riuscito ad imporre delle regole a Richard Parker, delimitando i loro territori dentro la scialuppa ed imponendosi come un vero e proprio domatore. Lungo il difficoltoso percorso Pi aveva provato tutte le terribili esperienze che possono capitare ad un naufrago costretto ad una durissima lotta di sopravvivenza. Nel lungo procedere alla deriva aveva incontrato un altro naufrago (solo nel libro) ed uno stranissimo isolotto vagante abitato da una moltitudine di suricati, prima di approdare, oramai allo stremo delle forze, sulla costa messicana dove Richard Parker era immediatamente scomparso nella foresta. Pi era stato invece soccorso da alcuni abitanti del luogo e trasportato in ospedale dove aveva raccontato la sua esperienza ad un paio di inviati della compagnia d’assicurazione, i quali non credendo al racconto del ragazzo gli avevano chiesto una versione differente priva degli animali feroci. Lo scrittore, al quale invece Pi ha appena terminato di raccontare la sua storia (nel film), pur senza negare i punti irrazionali della stessa, non esita a preferire questa versione, dai chiari accenni metaforici, a quella certamente più realistica ma anche meno straordinaria.    

VALUTAZIONE: un racconto di fantasia ma al tempo stesso anche di grande realismo, sempre in equilibrio fra fiaba, metafisica e crudo cinismo. Il libro si sofferma molto più del film nel descrivere i dubbi religiosi di Pi e gli aspetti grottescamente drammatici della dura lotta di sopravvivenza dentro una scialuppa con l’insolita compagnia di una tigre, entrambi però sottomessi allo strapotere della Natura. Il film di Ang Lee smussa molti crudi particolari espressi invece nel libro. Splendida sia la scenografia che gli effetti speciali in un’ambientazione molto complessa da rappresentare.                                                                      

Non capita spesso di leggere un libro e subito dopo avere l’opportunità di assistere alla sua trasposizione cinematografica, quindi ne approfitto, per una volta, per commentare entrambi in un colpo solo, in un confronto reso certamente più agevole dalla freschezza del ricordo. La storia narrata da Yann Martel è invero decisamente molto curiosa, e leggendo la trama credo non si possa che concordare riguardo l’uso appropriato di tale aggettivo, anche se non è originale poiché lo scrittore brasiliano Moacyr Scliar, citato comunque da Martel nella prefazione, aveva già pubblicato anni addietro un racconto che descriveva la convivenza di un uomo ed un giaguaro dentro una barca durante una traversata dell’Oceano Atlantico.

Vita di Pi 11Come si dice spesso però di situazioni che si sviluppano in campi anche molto diversi fra loro, quello che conta è trovarsi al posto giusto nel momento giusto e lo scrittore canadese evidentemente è stato più fortunato o semplicemente più bravo nel riuscire ad attirare l’attenzione di pubblico e critica sul suo romanzo che ha il merito innanzitutto di poter essere apprezzato passando attraverso differenti piani narrativi e quindi rivolgersi a diverse tipologie di pubblico, pur essendo ambientato per gran parte in un contesto molto particolare e limitato.

Vita di Pi 01La prima cosa che risulta evidente, sempre per chi ha la possibilità di confrontare romanzo e film, è la diversità di approccio data alle loro opere dallo scrittore e dal regista. Non poteva che essere così, come avviene nella gran parte dei casi, ma si può tranquillamente affermare che sia uno che l’altro hanno sfruttato al meglio il mezzo comunicativo che avevano a disposizione, perché laddove non arriva il film, per ragioni legate alla sua stessa natura, il libro lo sostituisce e completa, e viceversa. Questa complementarietà non li contrappone quindi ma anzi arricchisce il significato ed il valore di entrambi. 

Sopravvissi perché decisi di dimenticare. La mia avventura ebbe inizio il 2 luglio 1977 e terminò il 14 febbraio 1978, ma in mezzo per me non ci furono date. Non contai i giorni, né le settimane, né i mesi. Il tempo è un’illusione che toglie il fiato. Così lo cancellai.’ E’ Pi a parlare ovviamente poiché sia il romanzo, ma più ancora il film è un lungo flashback durante il quale il protagonista racconta allo scrittore, che in seguito ne trarrà il romanzo in oggetto, la sua straordinaria e per certi versi incredibile avventura. 

Vita di Pi 16Il regista Ang Lee (già vincitore di numerosi premi per opere come ‘La Tigre ed il Dragone’, ‘I Segreti di Brokeback Mountain’, ‘Ragione e Sentimento’, ‘Il Banchetto di Nozze’), rispetto al racconto scritto, ha scelto un taglio più basso dal punto di vista drammatico, privilegiando gli aspetti coreografici su quelli filosofici della storia nella parte girata a Pondicherry e quelli spettacolari della messa in scena riguardo il fascino e la forza soverchiante della natura, smussando quasi del tutto i particolari crudi sui quali il libro si sofferma molto più prosaicamente. In particolare nella lunga parte che si svolge sulla scialuppa, con Pi costretto a condividerla con animali feroci, addirittura una tigre del Bengala, seconda come dimensioni soltanto a quella Siberiana. Un lungo percorso nel quale elementi onirici, allegorici e favolistici convivono fra loro, sino al finale nel quale tutto il racconto viene messo in discussione, sorprendentemente se vogliamo, per lasciare al romanziere che lo ha appena ascoltato ed allo stesso lettore/spettatore la decisione sulla migliore interpretazione da dargli. La scelta stessa della visione in 3D dimostra la volontà del regista di dare, appunto, la maggiore verosimiglianza possibile alle immagini, immergendo lo spettatore, è proprio il caso di dirlo, dentro di esse ed accrescendo conseguentemente il tasso di spettacolarità e di virtuosismo scenico (la fotografia è da urlo), considerando che la figura della tigre è per la gran parte del tempo digitalizzata (magnificamente peraltro) e le scene spaventose di tempesta nell’oceano sono state quasi interamente realizzate in studio. La stessa scelta infine di scritturare un esordiente nella parte di Pi e di trovare nel cast solo un nome noto, Gérard Depardieu, peraltro in un ruolo secondario che nel libro neppure esiste, la dice lunga sulla convinzione del regista di origine taiwanese di avere già sufficiente materiale fra le mani per realizzare un prodotto di valore e successo.     

Vita di Pi 12Quando in passato hai sofferto molto, ogni ulteriore dolore è insopportabile e allo stesso tempo irrilevante. La mia vita è come uno di quei dipinti con il memento mori, accanto a me c’è sempre un teschio sogghignante che mi ricorda la follia delle ambizioni umane. Io mi faccio beffe del teschio. Lo guardo e dico: «Con me non funziona. Forse tu non credi nella vita, ma di certo io non credo nella morte. Sparisci!». Il teschio ridacchia e si avvicina ancora di più. La cosa non mi sorprende. Se la morte è così attaccata alla vita non è per necessità biologica, ma per invidia. La vita è così bella che la morte se ne innamora, un amore possessivo e geloso che afferra tutto quello che può. Ma la vita supera l’oblio con un balzo, perdendo al massimo una o due cose di poca importanza, e la tristezza è solo l’ombra fugace di una nuvola’.

Il romanzo contiene numerose riflessioni come questa che descrivono l’ampio spettro delle sensazioni che prova il protagonista nel suo vagare nell’oceano. Mi piace riportarne alcune perché in questo caso ritengo che il film, comprensibilmente, abbia più difficoltà oggettive ad esprimerle, pur contenendole ugualmente per chi è capace di andarle a cercare superando la cornice. D’altronde per larga parte della vicenda Pi è solo con se stesso ed è chiaro che la sfera del pensiero occupa un ruolo di primo piano laddove i dialoghi, comunemente intesi con una seconda persona, in pratica sono inesistenti. Ciò ha costituito ovviamente un ostacolo in più per Ang Lee, il quale ha perfettamente inteso l’impossibilità di competere su questo livello narrativo con il libro e così ne ha introdotto un altro, non meno interessante ed affascinante, ma più consono ad un mezzo espressivo fondato in primis sul senso della vista, introducendo di sana pianta una presunta ed innocente storia d’amore, promesso più che vissuto, fra Pi ed una ragazza di Pondicherry, nel corso della quale risaltano in tutto il loro splendore i colori di cultura indiana e le tradizioni delle danze, oltre a quelli non meno suggestivi dei luoghi, ex colonia francese restituita all’India nel 1954…(leggi il resto del commento cliccando qui sotto su ’Continua a leggere’)

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04/01/2014 Posted by | 1. CINEMA, 3. LIBRI | , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Libri: ‘Cinquanta Sfumature di Grigio, di Nero e di Rosso’

CINQUANTA SFUMATURE DI GRIGIO, NERO e ROSSO

Cinquanta Sfumature di Grigio 03Di E. L. James

Anno Edizione 2013

Pagine 623, 671 e 725

Costo € 5,00 cad.

Traduttori: T. Albanese, S. Zucca e E. Banfi

Ed. Mondadori (collana ‘Oscar’) 

TRAMA: Sfumatura Grigia: Anastasia (Ana) Steele è una studentessa vicina alla laurea. Causa un’indisposizione della sua amica e coinquilina Kate, direttrice del giornale universitario, Ana la sostituisce all’ultimo momento nell’intervista a Christian Grey, un magnate che sovvenziona la stessa università, nello stato di Washington. Nell’incontrarlo, totalmente impreparata, non aveva immaginato che Grey potesse essere così giovane ed affascinante. Nonostante l’apparente fragilità e la goffaggine al momento della presentazione nel lussuoso ufficio da Amministratore Delegato di Mr. Grey, Anastasia conduce una brillante intervista con alcune domande mirate alle quali lo stesso brillante e navigato magnate risponde con qualche difficoltà. Al tempo stesso quest’ultimo è affascinato da Ana, al punto che nei giorni successivi simula un incontro casuale nel negozio dove lei lavora quando non studia. Spinti da un’irresistibile e reciproca attrazione i due iniziano a frequentarsi ma Christian si rivela un uomo misterioso ed umorale. Egli infatti propone alla ragazza un contratto particolare, con scabrose regole fondate su un rapporto fra Dominatore e Sottomessa e dichiara ad Ana di non essere interessato ad alcuna affettività, essendo abituato a limitare i suoi rapporti con le donne che sceglie con cura esclusivamente alla sfera sessuale. La ragazza, nonostante l’inesperienza in questo campo, dopo alcune titubanze accetta comunque l’offerta, attratta dal fascino, il decisionismo e la fama di quell’uomo ed incuriosita dai suoi burrascosi trascorsi nella prima infanzia, che celano paure e tabù inconsueti in una persona di successo ed a capo di grandi imprese con migliaia di dipendenti. Anastasia si ritrova ben presto al centro di un travolgente rapporto di natura esclusivamente sessuale, che esclude ben poche delle pratiche sado-maso, finalizzato quindi soltanto al raggiungimento del piacere fisico reciproco. Volendo spingersi fino ed esplorarne i limiti, Ana si convince però che Christian soffre di alcune patologie psicologiche e spaventata dalle sue pratiche sessuali d’impronta punitiva, oltreché frustrata dalla convinzione di non riuscire a risolvere i fantasmi del passato di Grey, decide infine di lasciarlo. 

Sfumatura Nera: Anastasia si è laureata ed è stata assunta da una piccola casa editrice. Christian ha già avuto in passato almeno una quindicina di rapporti contrattuali con altrettante Sottomesse, ma non ha mai avuto a che fare con una di esse che fosse capace di tenergli testa come Ana, tutt’altro che rassegnata ad accettare supinamente un ruolo subalterno. Con la scusa di accompagnarla con il suo elicottero personale alla mostra di un amico a Portland, che altrimenti Anastasia non riuscirebbe a raggiungere per tempo, Christian riesce ad avvicinarsi nuovamente a lei e le loro frequentazioni riprendono, seppure è oramai evidente che la loro relazione sarà diversa rispetto a quella pattuita dalle precedenti norme contrattuali. Grey scopre cosa vuol dire provare, assieme all’attrazione sessuale, anche il calore di vivere accanto alla sua partner, sino ad essere talmente preso da sfociare addirittura nell’iperprotettività nei confronti di Anastasia. Un atteggiamento mal sopportato dalla ragazza che si rivela però decisivo quando lei, divenuta oggetto delle attenzioni perverse di Hyde, il suo capo, soltanto grazie all’intervento di Christian e le sue guardie del corpo riesce ad evitare di essere costretta con la violenza a sottostare alle sue voglie. Oppure quando Ana viene seguita e minacciata persino dentro le mura di casa da una ex Sottomessa di Grey con problemi psicologici. Anastasia, nonostante ciò, cerca comunque di conservare una sua autonomia da Christian ed al tempo stesso si applica nello scavare dentro il passato del suo partner, che è reticente riguardo le sue angosce infantili, per fare in modo che i loro rapporti non si limitino alla mera soddisfazione fisica ma siano supportati anche da una componente sentimentale. Pur fra bisticci e gelosie, soprattutto riguardo l’ostinata richiesta d’indipendenza da parte di Ana, il rapporto fra lei e Christian comunque si consolida, travolgendo entrambi e rendendo sofferta uno all’altra anche la più breve separazione. Christian chiede infine ad Anastasia di sposarlo. 

Sfumatura Rossa:Il loro matrimonio è stato celebrato senza lesinare le spese, fra la compiaciuta soddisfazione dei loro parenti ed amici. Al tempo stesso, a parte la spiccata personalità ed i cambiamenti d’umore repentini, non c’è più alcun atteggiamento del Dominatore di un tempo in Christian. Anastasia è totalmente al centro della sua vita e la famiglia di Christian le è riconoscente per averlo trasformato in meglio rispetto al personaggio introverso ed insicuro, nonostante le apparenze, che era in precedenza. L’ex capo di Anastasia però vuole vendicarsi, dopo essere stato licenziato da Grey a seguito delle sue avance con la ragazza appena assunta nell’azienda che lo stesso Christian ha poi rilevato. A complicare le cose Anastasia resta prematuramente incinta, sconvolgendo e precipitando un’altra volta Christian dentro il baratro delle sue angosce infantili dalle quali era appena riemerso a fatica. Per la prima volta nella loro relazione è Christian ad allontanarsi, suscitando il risentimento di Anastasia perché lui trascorre una serata in compagnia di Elena Lincoln, una donna ben più anziana di lui, che l’aveva a suo tempo iniziato ai giochetti sessuali dei quali poi è diventato un maestro, ma reso anche perversamente succube. Sarà un rapimento ed un ignobile ricatto a sistemare le cose fra Mr. e Mrs. Grey oltreché spingere Christian al pentimento per il suo ingiusto atteggiamento nei confronti dell’imminente paternità, facendo quindi trionfare l’amore che lo lega non più soltanto ad Anastasia ma a quella che è diventata nel frattempo la sua famiglia.   

VALUTAZIONE: un successo planetario di vendite per una trilogia che abbina facili sentimenti, sogni, ambizioni e personaggi studiati ad arte per colpire la massa dei lettori, immersi in una storia che replica i classici della letteratura rosa, con l’aggiunta di numerosi momenti di erotismo esplicito. Il voyerismo dell’operazione è inevitabile però.                                                                                                                                        

Se si pensa che qualche anno fa un film come ‘Ultimo Tango a Parigi’ di Bernardo Bertolucci è stato addirittura condannato al rogo, oppure che qualche giornaletto contenente immagini ritenute allora osé, veniva bollato come pornografico ed inevitabilmente relegato sul retro del chiosco dell’edicola, viene da sorridere, non senza un po’ d’ironia, sul mutamento dei costumi, in particolare riguardo le questioni inerenti il sesso appunto, da allora. Che poi stiamo parlando di una quarantina d’anni fa, non di qualche secolo!

Cinquanta Sfumature di Grigio 08Al tempo stesso però non si può fare a meno di osservare che questi tre romanzi della scrittrice Erika Leonard (la quale ha scelto lo pseudonimo E.L. James presumibilmente più per copertura, almeno inizialmente, che per originalità) non solo adesso compaiono in bella mostra nelle vetrine delle librerie ma sono anche facilmente consultabili persino dai più giovani in qualsiasi centro commerciale. Se sfogliandoli qualcuno di loro dovesse capitare però in una delle pagine esplicitamente piccanti in essi contenute, tutt’altro che rare, magari proverebbe soltanto un po’ di confusione, dopo l’iniziale curiosità, ma non sono altrettanto sicuro che i loro genitori gradirebbero sapere quale contenuto è capitato fra le mani dei loro figli. Magari nel frattempo siamo semplicemente passati da un eccesso di moralismo ad una totale mancanza di attenzione, specie per i più giovani. Forse che da un libro, a differenza di un film, non te lo aspetti? Anche perché non credo se ne trovi neppure uno che sia vietato ai minori nelle librerie oppure in biblioteca.

Cinquanta Sfumature di Grigio 01Sta di fatto, e così sgombriamo subito il campo da eventuali dubbi interpretativi, che il successo di ‘Cinquanta Sfumature di Grigio’, primo volume della trilogia, seguito dalla ‘Sfumatura di Nero’ e quindi da quella di colore ‘Rosso’, considerati in questo caso come un continuum unico, non è certamente dovuto né alla qualità della prosa dell’autrice, pur discretamente piacevole in sé beninteso, né all’originalità della trama e dei personaggi. Per quanto essi siano calati in un contesto opportunamente ambientato per apparire il più possibile allettante e nel quale, per sintetizzare al massimo, tutto il meglio che una donna/uomo può desiderare puntualmente si avvera. La ragione per cui una storia in fondo banale e deja-vu (qualcuno, a ragione a mio avviso, sostiene che sono evidenti i riferimenti a ‘Jane Eyre’ di Charlotte Bronte; altri arrivano sino a citare persino Cenerentola, Biancaneve ed il Principe Azzurro) è diventata un caso editoriale straordinario che ha venduto oltre 70 milioni di copie in tutto il mondo, si spiega evidentemente con qualcosa di maggior richiamo in essa contenuto.

Cinquanta Sfumature di Grigio 07Sembrerà scontato a questo punto il riferimento, dopo aver letto la premessa ed in effetti la ragione del grande successo della serie è ancora una volta dovuta ad un tema tutt’altro che originale, anzi decisamente vecchio come il mondo, vale a dire il sesso, in questo caso decisamente privo di veli, per così dire, pur trattandosi solo di parole, che però non è per niente scontato che siano meno incisive di tante immagini, colpendo l’immaginazione del lettore. Se qualcuno pensasse però ad un’opera semplicemente provocatoria, lasciva e trasgressiva che s’insinua nei meandri dei tabù e dell’imbarazzo che ancora molti provano davanti ad un argomento così intimo, sbaglierebbe clamorosamente la mira. Non si spiegherebbe altrimenti il successo di vendite a livello universale che ha ottenuto la scrittrice inglese, riuscendo al contempo a non scatenare le proteste dei cosiddetti bacchettoni. A meno di pensare che questi ultimi sono tutti dei pessimi lettori…(leggi il resto del commento cliccando qui sotto su ’Continua a leggere’) Continua a leggere

24/12/2013 Posted by | 3. LIBRI | , , , , , , , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Libro: ‘L’Isola Dei Due Mondi’

L’ISOLA DEI DUE MONDI

L'Isola Dei Due MondiDi Geraldine Brooks

Anno Edizione 2011

Pagine 335

Costo € 17,50

Traduttore Massimo Ortelio

Ed. Neri Pozza (collana ‘I Narratori Delle Tavole’)

TRAMA: La giovane Bethia Mayfield, figlia del pastore inglese John, ha una gran voglia di studiare, ma nel 1660 non è consentito alle donne avere un’istruzione superiore, così lei ascolta di nascosto le lezioni che il padre impartisce al fratello Makepeace ed assimila molto più di lui che è svogliato ed anche un po’ zuccone. La sua famiglia vive nel villaggio di Great Harbour, sull’isola di Martha’s Vineyard, posta a circa 80 miglia a sud di Boston. La missione del padre è quella di convertire quanti più nativi della tribù Wampanoag sia possibile, nonostante l’ostilità del temibile stregone o ‘pawaaw’ Tequamuck. Durante un’escursione solitaria a cavallo nella zona sud dell’isola, per la gran parte ancora selvaggia, Bethia incontra Caleb, nipote dello stregone, un giovane libero, robusto, socievole, abilissimo nella caccia ed a sfruttare le risorse offerte dalla natura del luogo. Fra i due ragazzi nasce subito una grande empatia, nonostante le difficoltà di lingua, cultura e religione. Bethia è attratta dalle colorite espressioni dell’amico che professa una fede panteista e Caleb a sua volta è incuriosito dalle pagine scritte di una copia del catechismo che gli dona la giovane. Quando però Caleb deve sottoporsi alla tradizionale e dura prova di iniziazione prevista alla sua età dal suo popolo, Bethia deve rinunciare al piacere della sua compagnia, che ha tenuta nascosta alla sua famiglia. Di lì a breve, ancora quindicenne, essa perde la madre e l’anno seguente anche la sorellina Solange. Lei interpreta questi tragici eventi come una punizione divina per aver provato l’ebbrezza della trasgressione coltivando l’amicizia con Caleb ed assistendo di nascosto ad alcuni riti tribali. E’ con grande sorpresa, mista a piacere quindi, che Bethia viene a conoscenza che Caleb, accettando l’offerta di suo padre, a breve domorerà a casa sua, dove sarà erudito alla religione cattolica ed altre materie di studio, assieme ad un altro nativo di nome Joel, oltreché Makepeace ovviamente. L’obiettivo del padre di Bethia è quello di preparare questi volenterosi nativi affinché superino l’esame di ammissione all’Università di Harvard e possano un giorno tornare sull’isola per insegnare la religione cattolica al loro popolo. Egli però non riesce a completare l’opera perché la goletta sulla quale s’imbarca per compiere un viaggio sul continente dove sperava di raccogliere dei fondi, naufraga nel corso di una terribile tempesta, come aveva profetizzato e minacciato Tequamuck. Il suo corpo non verrà più ritrovato. Al nonno di Bethia, il quale ha già impegnato gran parte dei soldi che gli aveva affidato il figlio John, non resta quindi che inviare i tre allievi a Cambridge, presso il maestro di una scuola locale, il quale è disposto ad accoglierli per completare la loro preparazione, in cambio dei servigi di Bethia, la quale diventa rabbiosa ancor più che sorpresa per non aver avuto alcuna voce in capitolo nella decisione. Il maestro Corlett, rimasto vedovo della moglie, si accorge ben presto che Bethia è tutt’altro che una serva ignorante e trascorre con lei piacevoli serate a chiacchierare, seppure, da buon tradizionalista, non condivide affatto le sue smanie culturali. Nel frattempo Caleb e Joel si distinguono per la loro volontà ed i risultati negli studi, al contrario di Makepeace il quale non mostra segni di miglioramento ed accusa la sorella di essersi innamorata di Caleb, per poi infine rinunciare e tornare sull’isola. Corlett nel frattempo ha riconosciuto in Bethia la donna ideale per il figlio Samuel, insegnante presso la stessa università e quest’ultimo difatti, ancora celibe, appena la conosce direttamente s’innamora di lei, colpito dalla sua insolita e fine istruzione, dal suo carattere ed avvenenza, proponendole poco dopo di sposarlo. Bethia non prova per Samuel, almeno inizialmente, il trasporto che sente invece per Caleb, ma al tempo stesso non è indifferente alla sua corte ed al fatto che egli ha libero accesso alla fornitissima libreria dell’Università di Harvard nella quale lei potrebbe dare finalmente libero sfogo alla sua sete di sapere. Gli eventi successivi riservano ancora parecchie sorprese e capovolgimenti di fronte, in una storia nella quale gli sviluppi sono tutt’altro che scontati.

VALUTAZIONE: Un romanzo insolito ed intrigante, il cui senso risiede nel narrare la storia del primo nativo laureato ad Harvard ma che finisce per esaltare la figura della giovane donna che lo ha sempre sostenuto nel suo percorso formativo, pur essendo a sua volta costretta a vivere fra i pregiudizi riservati al suo sesso nel XVII secolo. Geraldine Brooks è molto brava a tratteggiare entrambi i caratteri ed a tenere sempre ben desta l’attenzione del lettore con una prosa fluida e piacevole, a cui contribuiscono pure l’originalità dell’ambientazione e dell’architettura narrativa.                                                                                                                                                                                                                                         

Geraldine Brooks è una scrittrice alla quale evidentemente non piace vincere facile, per così dire. Già nel suo precedente romanzo ‘I Custodi del Libro’ aveva dimostrato una notevole sensibilità oltreché l’abilità di guadagnarsi l’attenzione del lettore pur trattando temi non propriamente popolari, come nel caso del testo ebraico Haggadah e le iterazioni fra popoli di diversa cultura in una città come Sarajevo, crocevia di conflitti religiosi e politici fra oriente ed occidente. Nonostante la particolarità dell’argomento, l’autrice americana di origini australiane, sicuramente in possesso di qualità narrative di prim’ordine, in quell’opera è riuscita a trasformare un racconto, nel quale è forte l’impronta storica, pur abbinata a personaggi e vicende di fantasia, in una sorta di giallo intrigante ed avvincente.

L'isola dei due mondi 09Ne ‘L’Isola Dei Due Mondi’, che mostra la suggestiva immagine in copertina di William Waterway, fondatore della Martha’s Vineyard Poetry Society, già nel titolo (per una volta quello nostrano è più incisivo dell’originale ed anonimo ‘Caleb’s Crossing’) Geraldine lascia trasparire il confronto fra due distinte culture e quindi ritorna sul tema della diversità e della tolleranza razziale, religiosa e sociale, seppure in un contesto molto diverso ed ancor di più insolito del precedente.

Lo scenario infatti in questo caso è l’isola di Martha’s Vineyard la quale, basta cercare qualche informazione su Internet, è grande più o meno quanto l’isola d’Elba; si trova non lontana dalla città di Boston ed è balzata alle cronache in tempi ancora relativamente recenti per alcuni fatti curiosi accaduti sul suo territorio o nel mare che la circonda, i quali l’hanno resa più nota di quello che probabilmente ed altrimenti sarebbe diventata, contando soltanto sulle sue risorse naturali, tipiche di una ridente località di villeggiatura, come tante altre però.

L'isola dei due mondi 07Gli annali del cinema la citano per almeno due voci: è il luogo ad esempio dove risiede la tomba del rimpianto attore John Belushi (‘The Blues Brothers’ a ‘Animal House’, fra le sue principali interpretazioni) ed è stata pure la location del celebre film di Steven Spielberg ‘Lo Squalo’. La stessa isola è stata poi teatro dell’incidente aereo nel quale morirono il figlio omonimo di John Fitzgerald Kennedy e la moglie, ed infine è stata oggetto degli studi di alcuni scienziati per un curioso caso di sordità genetica, una patologia ereditaria che si verificò, rimanendo a lungo inspiegabile, fra la popolazione protestante che vi risiedeva già agli inizi del ‘900. La questione è stata poi risolta grazie alla scoperta che, in una comunità chiusa e nella quale i collegamenti con la terraferma sono ulteriormente complicati dalle condizioni tutt’altro che agevoli del mare, con conseguenti difficoltà d’interscambio fra gli abitanti, i matrimoni fra consanguinei favorivano la diffusione della variazione di un gene che ha provocato per molti anni, appunto, la sordità in un numero di persone nettamente superiore alla media.

L'Isola Dei Due Mondi 01La scrittrice però nel mettere a punto il suo racconto non è ricorsa a nessuno di questi facili spunti, concentrandosi invece sulla figura, sconosciuta ai più, di Caleb Cheeshahteaumauk (lo so, il cognome è impronunciabile…), un nativo della tribù dei Wampanoag (e ridagli…), il quale intorno al 1665 fu il primo rappresentante degli indiani d’America a conseguire la laurea ad Harvard. L’io narrante della sua opera, Geraldine Brooks lo ha però affidato ad una sorta di alter ego, Bethia Mayfield: una figura totalmente inventata, la quale, nel ripercorrere la storia esaltante ma anche sofferta di Caleb, traccia al tempo stesso un quadro dettagliato e convincente della sua stessa vicenda esistenziale, non meno complicata ed intensa, considerando l’epoca ed i pregiudizi nei confronti delle donne. Soprattutto quelle che, come lei, sentivano forte la volontà di elevarsi culturalmente dal rango subalterno tradizionalmente destinato al loro sesso…(leggi il resto del commento cliccando qui sotto su ’Continua a leggere’)

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11/07/2013 Posted by | 3. LIBRI | , , , , , , , , , , , , , | 2 commenti

Libro: ‘Dove Nessuno Ti Troverà’

DOVE NESSUNO TI TROVERA’

Dove Nessuno Ti TroveràDi Alicia Giménez-Bartlett

Anno Edizione 2011

Pagine 456

Costo € 12,80

Traduttrice Maria Nicola

Ed. Sellerio Editore Palermo (collana ‘Il Contesto’)

TRAMA: Lucien Nourissier è uno psichiatra francese. Carlos Infante è invece un giornalista catalano. Quest’ultimo ha pubblicato un articolo su un personaggio invero molto particolare, La Pastora. Siamo all’epoca del franchismo. E’ stato Lucien a contattare Carlos, dopo aver letto il pezzo sul giornale, per ingaggiarlo come guida in un viaggio sulle tracce di questa figura misteriosa. L’ambizioso obiettivo di Nourissier è quello di poterla incontrare per analizzarne la particolarissima psicologia, strettamente legata alla sua storia personale. Sull’identità de La Pastora infatti è in atto un processo di mitizzazione e l’incertezza riguardo il suo sesso la rende ancora più intrigante. Nata donna, con il nome di Teresa Pla Meseguer, ma con gravi malformazioni genitali, La Pastora, come è stata soprannominata, vive da tempo nascosta fra montagne che conosce come nessun altro, rendendosi irreperibile e facendosi più volte beffe della famigerata Guardia Civil, da quando è rimasta l’ultima rappresentante ancora a piede libero di una brigata partigiana anti franchista oramai praticamente dissolta. Lucien e Carlos sono due uomini molto diversi per carattere e cultura, per cui il loro sodalizio è di frequente burrascoso, almeno inizialmente. Il viaggio si svolge dentro la Spagna più povera, arretrata e retrograda, dove essi vengono a contatto con personaggi di diversa estrazione sociale, dai quali per paura ed omertà è oltremodo faticoso raccogliere testimonianze fra chi ha avuto a che fare con La Pastora ed chi invece ne ha sentito soltanto parlare. I sospetti della Guardia Civil, che non vede di buon occhio la presenza di questa strana coppia in zone della Spagna lontane dalle mete abituali del turismo, rende ancora più complicata e rischiosa la ricerca che Lucien e Carlos cercano di condurre tenendola il più possibile nascosta. I tempi però si dilatano rispetto al previsto, adattandosi ai ritmi di vita di quei posti e con loro cambiano anche le prospettive, le abitudini e gli obiettivi dei protagonisti. In particolare, Lucien subisce una sorta d’imprinting, pur essendosi calato, almeno inizialmente, in un mondo ed una cultura così differenti dalla sua. A nulla servono i richiami della moglie che più volte lo invita a desistere. Il finale è in chiave di giallo e riserva alcuni colpi di scena.

VALUTAZIONE: splendido racconto inserito nella Spagna franchista, vista attraverso la storia di un personaggio particolare, realmente esistito, che ha suscitato curiosità e soggezione sino alle soglie del mito. Alicia Giménez-Bartlett ha scritto un’opera intrigante e coinvolgente, che accompagna il lettore alla scoperta di personaggi e luoghi di grande fascino figurativo, con ammirevole equilibrio dal punto di vista descrittivo ed una prosa brillante, costellata di battute spesso pungenti e divertenti. Un’autrice matura, senz’altro meritevole di ulteriori approfondimenti nella sua già cospicua bibliografia.                                                                                                                                                                                                                       

Il caso di Teresa Pla Meseguer è davvero inusuale e bene ha fatto Alicia Giménez-Bartlett ad affrontarlo in questo racconto che mescola, con notevole efficacia, realtà e fantasia. Diciamolo immediatamente, a scanso di equivoci: se qualcuno basandosi sull’ambientazione di quest’opera concludesse superficialmente che si tratta dell’ennesimo processo verso la lunga stagione del franchismo in Spagna, non sbaglierebbe completamente bersaglio, intendiamoci, perché l’autrice non si nasconde dietro il dito dell’ipocrita equidistanza, ma di sicuro non coglierebbe il senso più vero del suo romanzo, che non lo si può ingabbiare in questioni puramente ideologiche.

Dove Nessuno Ti Troverà 08Teresa o Teresot, come la chiamavano alcuni, è stata (poiché è deceduta nel 2004) una sorta di pseudo-ermafrodita. Sua madre alla nascita s’era subito resa conto che c’era qualcosa che non andava nell’apparato genitale della sua creatura, ma l’aveva registrata comunque all’anagrafe come femmina, seppure forza ed aspetto fisico ben presto avevano messo in evidenza tratti semmai decisamente mascolini. Si tratta, come si sarà già inteso, di un caso realmente vissuto. Teresa nacque infatti nel 1917 a Vallibona nella regione valenciana, in una famiglia povera, senza possibilità quindi di fare ulteriori accertamenti sulla sua particolare malformazione. Visse quindi tutta la sua infanzia cercando di nascondere la verità sulla sua intimità, suscitando inevitabilmente, e forse ancor di più per questo, la curiosità degli altri, ma reagendo con tutta la forza fisica della quale era dotata, pur essendo considerata una femmina, agli sfottò e le provocazioni dei suoi coetanei. Questa ambiguità sessuale ha però condizionato tutta la sua vita, spingendola ad isolarsi nelle montagne intorno, per dedicarsi alla pastorizia, acquisendo al tempo stesso una conoscenza straordinariamente approfondita di quei posti, che le è venuta molto utile in seguito.

Dove Nessuno Ti Troverà 06Pur non avendo avuto alcuna possibilità pratica di maturare una coscienza politica, essendo oltretutto praticamente analfabeta, La Pastora entrò a far parte dei partigiani anti franchisti, i maquis, se non altro perché mostravano rispetto nei suoi confronti e la sua conoscenza delle montagne intorno faceva comodo a chi per mezzo della guerriglia combatteva la sua battaglia contro le forze della terribile Guardia Civil, più numerose e meglio attrezzate. E’ la stessa Teresa a raccontare l’episodio decisivo per la sua scelta: ‘Carlos el Catalàn, che era il comandante di tutta la zona venne a cercarmi. «Pastora, cosa conti di fare?». Io, certe notti che avevamo bevuto vino, gli avevo detto che mi sentivo più uomo che donna. Lui non aveva riso, non si era nemmeno stupito. Mi aveva detto: «Sono cose che succedono, Pastora, ma in altri paesi non ha importanza, uno è quello che vuole». «Ma io sono di qui e tutti ridono di me, e vogliono vedere cos’ho tra le gambe, solo mettendogli paura sono riuscita a stare in pace. E’ dura, Catalàn, tutta una vita così». «Ma tu, sei frocio?». «No. Gli uomini non mi piacciono, e le donne non ci sono mai andata vicino per quelle cose. E adesso non m’importa più, non so come spiegarlo, è come se me le fossi tolte dalla testa, certe cose, e non volessi più farle tornare. E non ne ho mai parlato con nessuno. Mia madre diceva che ero femmina e femmina sono rimasta, ma dell’uomo ho tutto: la forza, la barba, il modo di fare, la cattiveria. Però la gente, cosa vuoi, vede malizia dappertutto». «Perché sono ignoranti, Pastora, perché ai fascisti che hanno vinto la guerra non interessa che la gente impari qualcosa, a loro conviene che tutti restino somari come sono venuti al mondo. Quello che vogliono è che tutto rimanga uguale, che i poveri si rompano la schiena a lavorare, che non sappiano leggere, perché coi libri si fanno le rivoluzioni». «Ma cosa c’entrano i libri se la gente ride di me?». «C’entrano, Pastora, c’entrano. Nel partito t’insegnano che le persone, tutte le persone, hanno una dignità e meritano rispetto, e questo s’impara sui libri, lì si impara la libertà. E poi ti dico una cosa: in Francia quello che succede a te non avrebbe nessuna importanza. Lì non ha importanza nemmeno se sei frocio, che è tutto dire». Essa si legò in particolare a Francisco, un partigiano che cadde poi in disgrazia nella sua stessa brigata perché sospettato ingiustamente di fare il doppio gioco e del quale La Pastora rimase comunque fedele compagna di ventura, per quanto necessariamente casta, fuggendo assieme. Pur essendo braccata da tutti, partigiani e Guardia Civil, la coppia rimase alla macchia nei boschi a lungo, scendendo a valle saltuariamente per procurarsi l’indispensabile per vivere e tali episodi contribuirono ad accrescere la fama di spietati briganti…(leggi il resto del commento cliccando qui sotto su ’Continua a leggere’)

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23/06/2013 Posted by | 3. LIBRI | , , , , , , , | Lascia un commento

Libro: ‘La Chiave dell’Apocalisse’

LA CHIAVE DELL’APOCALISSE

La Chiave dell'ApocalisseDi James Rollins

Anno Edizione 2010

Pagine 466

Costo € 19,60

Traduttore Gian Paolo Gasperi

Ed. Nord (collana ‘Narrativa Nord’)

TRAMA: Nel 1086 Guglielmo il Conquistatore ordinò un censimento delle terre d’Inghilterra il cui risultato fu un libro chiamato ‘Domesday Book’ divenuto in seguito noto anche con il nome inquietante di ‘Doomsday Book’, cioè il ‘Libro del Giorno del Giudizio’. Due luoghi infatti, a differenza degli altri, risultarono segnati nel volume in inchiostro rosso, con la definizione latina corrispondente al termine ‘devastati’. Spostandoci ai giorni nostri, avvengono tre strani omicidi nel giro di breve tempo: la prima vittima è Jason Gorman, figlio di un senatore americano, mentre sta partecipando ad un progetto di agricoltura geneticamente modificata in Mali, finalizzato ad incrementare il numero dei raccolti ed a migliorare la resistenza delle piante alla siccità ed alla voracità dei parassiti; la seconda è padre Marco Giovanni, appassionato ed esperto della vita di San Malachia, il quale viene ucciso addirittura dentro la basilica di San Pietro da un team di sicari dotati di frecce esplosive e l’ultima è un professore di biologia molecolare, il quale viene freddato nel suo laboratorio poco dopo aver ricevuto una email che il senatore gli aveva girato, non capendone la natura, quando l’aveva ricevuta a sua volta da Jason, qualche attimo prima che fosse assassinato. La relazione fra eventi e persone così temporalmente distanti fra loro sta in una croce celtica che è stata rinvenuta incisa sulle porte delle case dei due paesi ‘devastati’ ed ora risulta marchiata anche sulla fronte delle vittime. Dietro il progetto africano c’è una multinazionale norvegese, la Viatus Corporation, il cui amministratore delegato è Ivar Karlsen. Grayson Pearce è il comandante della Sigma Force, braccio militare della Darpa, un’unità di forze speciali ufficialmente inesistente per il governo americano. Il suo partner abituale è Monk Kokkali, ma essendo quest’ultimo reduce da una convalescenza, nell’occasione assieme a Gray c’è l’agente Kowalski. Il loro capo e direttore è Painter Crowe. La richiesta disperata di aiuto del tenente dei carabinieri Sara Veroni da Roma, il cui zio ha lavorato in passato per la Sigma ed è stato ferito gravemente mentre tentava di soccorrere padre Marco, spinge urgentemente Gray in missione nella città eterna, dove però ritrova inaspettatamente anche la temibile Seichan, un’agente della Gilda, un’oscura rete terroristica, la quale tiene prigioniera nella stanza di un hotel proprio Sara, con la quale Gray in passato ha avuto una storia. Quale intrigo lega tutti questi personaggi fra loro, incluso il dottor Wallace Boyle, un professore di storia all’università di Edinburgo e collega di padre Marco, e Krista, collega e compagna di Jason, è il nodo di un racconto che da Roma si sposta alle isole Svalbard, dove la Viatus ha costruito un tunnel sotterraneo che conserva dall’estinzione ed in condizioni ideali i semi di varie piante, sino a giungere all’isola di Bardsey, fra la Scozia e l’Irlanda, dove la torba crea fantastici fuochi naturali ed antiche leggende narrano che sono nascoste le tombe di Merlino e San Malachia. Quest’ultimo si dice che, quando era ancora in vita e proprio durante una visita in Vaticano, ebbe la visione dei nomi dei centododici papi successivi, partendo da Celestino II, l’ultimo dei quali coinciderebbe proprio con papa Francesco, a precedere la fine del mondo!

VALUTAZIONE: con uno stile che abbina fantasia e storia ai più moderni studi di biotecnologie, James Rollins ha scritto un altro racconto piacevole e coinvolgente. Il limite di questo genere di narrativa, cui non si sottrae neppure il romanzo in oggetto, sta nel forzare sino all’inverosimile alcune situazioni, in un’ottica di puro intrattenimento.

La produzione di semi geneticamente modificati è un’industria da un miliardo di dollari all’anno. Gli studi sulla sicurezza degli alimenti geneticamente modificati sono una presa in giro. Vengono studiati di più gli additivi alimentari. Gli OGM non hanno nessun protocollo ufficiale per la valutazione del grado di rischio e fanno affidamento in gran parte sull’autoregolamentazione. Le approvazioni sono basate su rapporti sintetici o completamente falsi forniti dall’industria…‘.

La Chiave dell'Apocalisse 08A sostenere queste conclusioni è il senatore Gorman, il cui figlio Jason è stato ucciso in Mali mentre partecipava ad una campagna di studio e test sugli OGM organizzata dalla Viatus Corporation, con sede in Norvegia. Un tema tutt’altro che banale, dibattuto anche aspramente sia in sede politica che scientifica in tutto il mondo ed a proposito del quale si potrebbe supporre che le valutazioni precedenti siano state estrapolate da un apposito symposium dedicato, appunto, agli Organismi Geneticamente Modificati. Che c’azzecca tutto ciò, direbbe qualcuno, con un romanzo della serie Sigma Force, i cui reparti speciali sono noti agli affezionati lettori di James Rollins per essere impiegati di solito in imprese di stampo terroristico, è presto detto.

L’amministratore delegato della Viatus, Ivar Karlsen, ha un’opinione precisa sul destino dell’uomo e sulle crisi prossime venture: ‘La gente parla della bomba demografica, ma non vuole ammettere che è già scoppiata. La popolazione mondiale sta raggiungendo rapidamente la massa critica, quando le risorse alimentari non basteranno più per tutti. Siamo a un passo dalla carestia, dalla guerra e dal caos mondiali. I tumulti per il cibo a Haiti, in Indonesia, in Africa sono solo l’inizio… Sono altre le crisi che vanno di moda e monopolizzano l’attenzione dei media. Il riscaldamento globale, le riserve di petrolio, le foreste pluviali. L’elenco si allunga, ma l’origine di tutti i problemi è la stessa: troppe persone stipate in troppo poco spazio. Eppure nessuno affronta questo problema in modo diretto. Come lo definite, voi americani? Politicamente scorretto, giusto? È intoccabile, impelagato in questioni religiose, politiche, razziali ed economiche. Siate fecondi e moltiplicatevi, dice la Bibbia. Nessuno ha il coraggio di dire il contrario. Affrontarlo è un suicidio politico. Proponi soluzioni e ti accusano di eugenetica. Qualcuno deve prendere posizione, decisioni difficili… e non solo a parole, ma con fatti concreti…‘.

La Chiave dell'Apocalisse 01Se vi siete spaventati riguardo i contenuti di questo romanzo, tranquillizzatevi, perché come spesso avviene nel genere avventuroso cui esso comunque appartiene, ad argomenti così complessi ed importanti viene riservato sostanzialmente il ruolo di pretesto, per quanto il loro peso ideologico e sociale farebbe supporre che possano condizionare notevolmente il racconto. In realtà James Rollins ne sfrutta abilmente l’appeal, per così dire, adattandovi opportunamente la sua opera. La quale è caratterizzata da frequenti momenti tensione e colpi di scena, che sono quindi la trave portante del suo stile narrativo ed ai quali contribuiscono in maniera decisiva alcune figure oramai familiari agli ammiratori del celebre scrittore americano, coinvolte in un’altra ‘mission impossible’ dalla quale riescono ad uscirne soltanto dopo aver rischiato la pelle in più occasioni.

Se vi piacciono quindi le vicende che mescolano storia vera, mitologia e leggende popolari, temi d’interesse scientifico-ideologico e sviluppo sostenibile in questo caso, con un ritmo di pura adrenalina alimentato da continui ribaltamenti nel corso della trama, questo romanzo fa al caso vostro, immerso oltretutto in scenari ed ambientazioni che cambiano frequentemente rendendo ancora più variegata e stuzzicante la narrazione. Non aspettatevi però alcuna risposta sui massimi sistemi planetari tirati in ballo nel corso della trama perché tutt’al più essi sono soltanto sfiorati.

La Chiave dell'Apocalisse 03Per darvi un’idea di come l’autore sia capace di mutare scena e prospettiva nel corso del racconto, anche se ciò non rappresenta ostacolo alcuno per godersi il particolare intreccio e la tensione che scaturisce dagli eventi, vi propongo un paio di citazioni raccolte durante della lettura. La prima è chiaramente di stampo mitologico ed è riferita all’isola di Bardsey al largo dell’Irlanda: ‘Avalon era un paradiso terrestre», spiegò padre Rye. «Il luogo dove era stata forgiata la spada di re Artù, Excalibur. Dove regnava fata Morgana. Era un’isola dove crescevano rarissimi alberi di mele, da cui il luogo ha preso il nome, dalla parola gallese afal, ‘mela’. Avalon era ritenuto un luogo capace di guarire e allungare la vita. E, alla fine del ciclo arturiano, re Artù fu portato lì per essere curato da fata Morgana dopo la battaglia di Camlann. E naturalmente, come ho detto, mago Merlino fu sepolto in quel luogo…‘. La seconda propone invece in tono allarmistico una considerazione di tipo politico-economico-esistenziale sin troppo concreta, derivante da tematiche di cruda realtà ed attualità: ‘…Nel mondo, si fa un uso intensivo dei terreni agricoli migliori, cosa che costringe gli agricoltori a ricorrere a terre marginali. Guadagnano di più con coltivazioni destinate ai biocarburanti che con quelle destinate alla produzione alimentare. E così sempre più terreno agricolo viene destinato ai biocarburanti anziché all’alimentazione. Ed è un sistema spaventosamente inefficiente. La quantità di frumento necessaria per produrre un pieno di etanolo per un SUV potrebbe sfamare per un anno una persona che soffre la fame…‘. Nonostante l’apparente distanza fra questi due riferimenti, naturalmente c’è un legame concreto fra loro, esattamente per gli stessi motivi strutturali del romanzo che ho elencato in precedenza, tutti funzionali a coinvolgere il lettore in una storia che resta sostanzialmente in bilico fra fantasia e realtà, spaziando fra epoche diverse nel tentativo di cogliere spunti curiosi e provocatori che possano rendere ancora più interessante il tomo…(leggi il resto del commento cliccando qui sotto su ’Continua a leggere’)

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25/05/2013 Posted by | 3. LIBRI | , , , , , , , , , | Lascia un commento

Libro: ‘Un’Eredità e la sua Storia’

UN’EREDITA’ E LA SUA STORIA

Un'Eredità e la sua StoriaDi Ivy Compton-Burnett

Anno Edizione 1999

Pagine 218

Costo L. 28.000

Traduttrice Elena De Angeli

Ed. Adelphi (collana ‘Biblioteca Adelphi’)

 

TRAMA: Nella famiglia Challoner due anziani fratelli, Hamish e Sir Edwin, si dividono la tenuta e la villa dove vivono. Quest’ultimo è scapolo, senza figli, mentre Hamish e la moglie Julia ne hanno due, Walter e Simon, oramai adulti. Mentre il primo non pare interessato in futuro a prendere il  posto del padre, Simon invece non vede l’ora di poter subentrare nell’eredità. Alla morte di Hamish, lo zio Edwin decide di sposarsi con una vecchia conoscenza, Rhoda Graham, cogliendo di sorpresa i due nipoti e di fatto riaprendo i giochi per l’eredità. La situazione si complica ulteriormente quando Rhoda resta incinta di Simon. Edwin costringe il nipote ad abbandonare la villa assieme al fratello e la madre, riconoscendo comunque il figlio bastardo come se fosse suo, per ragioni d’immagine, dandogli il nome Hamish. Simon, costretto a vivere con una misera rendita, sposa Fanny la sorella di Rhoda, dalla quale ha tre figli. La maggiore, Naomi ed Hamish, superata l’età dell’adolescenza, nonostante suppongano di essere soltanto cugini, s’innamorano e chiedono ai rispettivi genitori di potersi sposare. La reazione di Simon e Edwin, i quali nel frattempo hanno nascosto la verità sul reale legame di parentela dei due giovani, è risolutamente negativa, ben oltre quello che i giovani stessi si potessero aspettare. L’occasione spinge però Simon a confessare agli altri componenti la famiglia la realtà dei fatti. Hamish decide allora di prendersi un periodo di riflessione lontano da casa. Alla morte di Edwin, che Hamish fa appena in tempo a rivedere prima del decesso, egli annuncia di essersi sposato con una donna più anziana di lui e di rinunciare a prendere il posto del genitore che l’ha cresciuto in favore di Simon, suo padre biologico, il quale quindi torna da padrone alla dimora ed al ruolo che ambiva per sé e per il quale aveva perso le speranze proprio alla nascita di Hamish. 

VALUTAZIONE: un romanzo formalmente ineccepibile, costruito su una serie continua di dialoghi fra i componenti un gruppo di parenti arroccati intorno ad una ricca tenuta che circonda la villa di famiglia delle quali essi si contendono l’eredità. Un confronto senza esclusione di colpi dialettici ma con garbo ed aplomb tipicamente inglesi. Nonostante l’apparente scioltezza del racconto e la sua limitata lunghezza, si fa fatica però a seguire lo scambio bulimico dei dialoghi e la noia tende quindi a prendere il sopravvento.                                                                                                                                        

Quando ho acquistato questo romanzo di Ivy Compton-Burnett, lo confesso, non sapevo nulla di questa scrittrice inglese e sono stato attratto dal paragone che qualcuno ha fatto con Jane Austen. Sfogliando il libro, la prima impressione è stata quella di avere a che fare con un racconto molto fluido, caratterizzato da una fitta serie di dialoghi, che di solito agevolano la scorrevolezza della lettura.

Un'Eredità e la sua Storia 02Il tema dello scontro per ragioni d’interesse economico a livello familiare al fine di accaparrarsi una prossima eredità rende inoltre intrigante e non troppo complessa la trama del racconto, anche se ovviamente non si può parlare di una novità assoluta, con le relative implicazioni di tipo sociale, culturale ed ambientale che ne conseguono. Lo spessore del tomo infine è assolutamente incoraggiante, lasciando intendere che le poco più di duecento pagine si possano leggere in breve tempo e senza grande impegno.

Insomma c’erano tutte le premesse per una lettura piacevole e snella, una di quelle che di solito si scelgono come interlocutorie, ma non per questo con minori aspettative, fra altre più impegnative e corpose, almeno dal punto di vista della lunghezza. Ed invece è stata tutta un’illusione…

E dire che le prime righe sono assolutamente invitanti. Un dialogo fra due fratelli che appare, se non proprio come una sintesi ideale della trama del romanzo, perlomeno un esempio dello stile che lo caratterizza: ‘Peccato che tu non abbia il mio charme, Simon’ disse Walter Challoner. ‘Be’, due quote a famiglia mi parrebbero un lusso’. ‘Allora meno male che a rimanere senza sei stato tu. Di cose come lo charme non se ne ha mai abbastanza, secondo me. Io non sopporterei di essere uno qualunque, uno dei tanti. Stonerebbe con quel certo quid che mi riconosco‘.

Un'Eredità e la sua Storia 03Sembra uno scambio di battute introduttive ed invece tutto il romanzo è strutturato seguendo questa traccia e come si può notare già in questo primo approccio, è lasciato al lettore il compito d’intuire chi fra i personaggi sta interloquendo di volta in volta. Ad Ivy Compton-Burnett bisogna quindi riconoscere l’originalità dell’impostazione, che è appunto costituita sistematicamente da una sequenza senza fine di dialoghi fra i protagonisti, molti dei quali sono espressi come aforismi, spesso decisamente ironici se non addirittura caustici (ad esempio: ‘…la gente adora i sacrifici del prossimo. Anzi si augura che il prossimo non abbia alcuna esitazione a compierli…‘). La quantità torrentizia degli stessi però, unita ad una sistematica assenza d’introspezione sui protagonisti ed i fatti che li riguardano, se si escludono rarissime eccezioni sono lasciati totalmente in carico all’immaginazione ed alla deduzione del lettore, inducendo inevitabilmente lo stesso, dopo qualche pagina, ad un inaspettato e francamente fastidioso surplus di concentrazione per non perdere il filo del racconto.

Il romanzo è suddiviso in vari capitoli, che fungono anche da ponte narrativo riguardo un periodo di tempo relativamente lungo e durante il quale avvengono gli avvenimenti narrati. Così, a titolo puramente esemplificativo, se i figli di Simon al termine di un capitolo sono ancora dei bambini, pur ragionando come se fossero decisamente più grandi della loro età effettiva, in quello successivo essi sono già quasi adulti e si esprimono quindi con ancora maggiore proprietà di ragionamento ed analisi. Non c’è quindi una vera e propria sequenzialità temporale nel racconto ma una combinazione di eventi riguardanti appunto la famiglia Challoner che si svolgono nel corso di vari anni, dei quali ‘L’Eredità e la sua Storia’ punta a narrare, nell’ottica della sua autrice, quelli salienti…(leggi il resto del commento cliccando qui sotto su ’Continua a leggere’)

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15/05/2013 Posted by | 3. LIBRI | , , , , , , | Lascia un commento

Libro: ‘L’Arciere Di Azincourt’

L’ARCIERE DI AZINCOURT

L'Arciere di AzincourtDi Bernard Cornwell

Anno Edizione 2011

Pagine 447

Costo € 9,00

Traduttrice Donatella Cerutti Pini

Ed. TEA (collana ‘Teadue’) 

TRAMA: Nicholas (Nick) Hook è un arciere, figlio illegittimo di un signorotto inglese. La sua famiglia è in lotta asperrima da generazioni con quella dei Perril. Durante l’esecuzione di alcuni eretici egli colpisce con un pugno Sir Martin, un prete depravato che stava per violentare una ragazzina, figlia di uno dei condannati al rogo. Fuggito all’arresto e divenuto fuorilegge, per  evitare la pena capitale Nick accetta di arruolarsi in Francia al servigio di Henry di Calais, schierato in difesa della città di Soissons, in una lotta fratricida fra borgognoni e francesi fedeli al re Carlo VI. L’esercito di quest’ultimo, molto più numeroso ed attrezzato, riesce a penetrare le mura della città assediata, anche grazie al tradimento del comandante di Nick, il mercenario Sir Roger Pallaire. Nick ha però due preziosi alleati dalla sua parte, i santi Crispino e Crispiniano, che lo consigliano e lo sostengono nei momenti decisivi della sua vita. Durante il sacco della città Nick, che si è battuto da leone ma rimasto solo si è rifugiato dentro una casa, assiste di nascosto al tentativo di violenza di Pallaire nel confronti di una giovane monaca e la salva, uccidendo il traditore, spinto ad intervenire proprio dalla voce perentoria dei due santi. Il nome della giovane monaca è Mélisande, figlia bastarda di un nobile francese che l’ha costretta a prendere i voti. Assieme i due giovani riescono a fuggire miracolosamente da Soissons, non prima di aver assistito alla barbara esecuzione delle monache e degli arcieri che si erano rifugiati in chiesa ed erano stati convinti ad uscire con la promessa di aver salva la vita. Tornato a Calais con Mélisande, Nick viene inviato dal duca in Inghilterra per testimoniare ciò che ha visto a Soissons ed è il re Enrico V in persona ad ascoltare il suo racconto e quello della sua compagna. Quest’ultimo reclama infatti la corona di Francia e le testimonianze raccolte dalle sue spie confermano la versione della coppia, spingendo il re a reclutare un esercito per invadere la Francia, incluso Hook la cui abilità come arciere è oramai nota e difatti viene affidato a Sir John Cornewaille. E’ l’inizio dell’impresa che vede gli inglesi sbarcare nei pressi della città di Harfleur, subito impelagati in un lungo assedio infine risolto ma solo dopo aver pagato un prezzo altissimo in uomini, decimati non solo dalla cruenta lotta ma anche da malattie infettive come il colera. Indebolito nei mezzi e negli effettivi l’esercito inglese, anziché tornare indietro accontentandosi del parziale successo, prosegue la sua marcia verso Calais. Enrico V è infatti convinto di avere dalla sua parte il sostegno di Dio. Costretto a deviare il suo percorso al momento di attraversare la Somme, dove ad attendere il ridotto esercito inglese c’è quello francese, ben più numeroso, nella pianura di Azincourt avviene infine lo scontro. Una battaglia che sarà ricordata per sempre come una giornata fra le più gloriose per l’esercito inglese, addirittura proverbiale per i suoi arcieri, tra i quali lo stesso Hook eccelle combattendo eroicamente, mentre per i francesi rappresenta una delle pagine più buie della sua storia militare.   

VALUTAZIONE: Bernard Cornwell non sbaglia un colpo. Anche in questo romanzo egli si conferma un maestro del romanzo storico e fine autore nel ricostruire gli eventi che hanno portato alla celebre battaglia di Azincourt, con un mix ideale d’immaginazione e documentazione. Grazie alla sua oramai nota capacità di accontentare diversi palati, egli riesce a conquistare ancora una volta sia il semplice lettore d’avventure, che quello più pretenzioso, abbinando una prosa incalzante ad un’ammirevole scioltezza di lettura e precisione nel descrivere l’epoca ed il contesto nel quale si sviluppa la storia.                                                                                                                                                                                             

Perché mi viene spontaneo associare Bernard Cornwell a Irène Némirovsky? Chiunque conosce questi due grandi autori si starà chiedendo se sono improvvisamente impazzito e come posso soltanto pensare ad una qualche relazione fra loro. In effetti dal punto di vista tematico se non sono agli antipodi, di certo è molto difficile trovare delle analogie. La Némirovsky, ad esempio, è morta nel 1944 ed ha scritto una serie di romanzi, uno più bello dell’altro, sondando la natura umana in molte delle sue sfaccettature psicologiche. Nello stesso anno in cui Irène moriva assurdamente ad Auschwitz, nasceva Bernard Cornwell a Londra, il quale fortunatamente è ancora in vita, pur non essendo più un giovanotto ed è diventato specialista di romanzi storici, con particolare riferimento a battaglie e personaggi del medioevo, ma anche di periodi precedenti, d’Inghilterra e dei paesi nordici.

L'Arciere di Azincourt 06Chi ha letto però alcuni dei loro romanzi, sa che si va sul sicuro, nel senso che questi due autori, apparentemente così diversi, hanno però il dono comune di saper scrivere con grande semplicità, eleganza ed incisività, sia riguardo gli avvenimenti che affrontano di volta in volta, che le ambientazioni, descritte con grande cura dei dettagli, senza mai apparire però pedanti, così che il lettore viene facilmente conquistato. Se casomai mi si chiedesse di suggerire qualche scrittore, in una ipotetica lista ideale che prevede anche una diversificazione dei generi, questi due nomi non mancherebbero di sicuro.

L'Arciere di Azincourt 08Bernard Cornwell si è dedicato piuttosto tardi alla letteratura, quando aveva già compiuto cinquantacinque anni, avendo lavorato in precedenza alla BBC.  Ad un certo punto ha scoperto la sua vena d’autore romanzesco e si è dedicato ad alcune serie, strettamente di natura storica, che hanno riscosso in breve tempo un grande successo, come quella divisa in ben nove episodi che vede protagonista il personaggio immaginario di Richard Sharpe, dal discutibile passato, il quale è riuscito a riscattarsi diventando un eroe dopo essersi arruolato nell’esercito inglese. In precedenza Cornwell ha scritto cinque opere che fanno parte della serie intitolata ‘Il Romanzo di Excalibur’ e fra un capitolo e l’altro di Sharpe ha pubblicato la cosiddetta ‘Trilogia del Santo Graal’ ed infine ha scritto altri sei romanzi che costituiscono ‘Le Storie dei Re Sassoni’. ‘L’Arciere Di Azincourt’, uscito nel 2008, è una sorta di capitolo a sé, non avendo relazioni dirette con nessuna di queste raccolte. Siccome si tratta di un autore molto prolifico, come risulta evidente anche da questa succinta biografia, non tutte le sue opere sono state ancora tradotte nella nostra lingua (la serie di Sharpe, ad esempio, conta ben ventiquattro capitoli in lingua originale) ma un pò per volta alcune case editrici fra le più attente le stanno pubblicando per un pubblico nostrano di appassionati fedeli, come risulta facilmente leggendo qua e là i vari commenti, quasi sempre molto positivi.

L'Arciere di Azincourt 13Azincourt per l’italiano medio è tutt’al più un nome curioso, che qualcuno forse riesce ad associare ad una reminiscenza scolastica; per inglesi e francesi invece, seppure per opposte ragioni, è noto come il luogo nel quale si è svolta una celeberrima battaglia fra due delle nazioni più potenti d’Europa, nel corso della quale il re Carlo VI, detto anche ‘Il Pazzo’, ha subito una rovinosa disfatta ad opera dell’esercito proveniente da oltre Manica, molto più esiguo in termini numerici ma meglio organizzato e condotto. Soprattutto grazie all’azione estremamente potente ed efficace degli arcieri, nelle cui file figura anche il protagonista del romanzo, ovvero Nicholas Hook, detto Nick, personaggio vero seppure lo scrittore gli ha assegnato un ruolo diverso e molto più rilevante rispetto alla realtà dei fatti...(leggi il resto del commento cliccando qui sotto su ’Continua a leggere’)

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05/04/2013 Posted by | 3. LIBRI | , , , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Libro: ‘Villetta Con Piscina’

VILLETTA CON PISCINA

Villetta Con PiscinaDi Herman Koch

Anno Edizione 2011

Pagine 363

Costo € 17,00

Traduttore Giorgio Testa

Ed. Neri Pozza (collana ‘Bloom’) 

TRAMA:  Marc Schlosser è un medico di base olandese che svolge il suo lavoro come una routine e senza passione. Nonostante ciò, i suoi pazienti sono numerosi, lo stimano e sono soddisfatti del suo operato perché egli dedica circa venti minuti ad ognuno di essi durante le visite in ambulatorio, seppure dopo il primo minuto ha già inteso il da farsi e potrebbe quindi congedarli. Il suo finto interesse nell’ascoltare le loro fissazioni ed ipocondrie funziona senza scossoni, sinché una donna un giorno fa irruzione nel suo studio accusandolo di essere un assassino. Il suo nome è Judith ed il marito Ralph Meier, noto attore, è morto prematuramente a causa di un melanoma che Marc aveva riconosciuto immediatamente quando Ralph si era presentato nel suo studio. Eppure egli lo aveva ignorato opportunamente, minimizzando e lasciando che il cancro facesse il suo corso ed anzi contribuendo subdolamente alla sua diffusione in quel corpo. Le prove a suo carico sono schiaccianti, eppure egli rischia al massimo una sospensione dalla commissione medica. Siamo davanti ad un mostro? Uno di quelli che si nascondono abilmente dietro una facciata di normalità? Per capire l’origine di questa aberrante conclusione, altrimenti inspiegabile, bisogna risalire all’estate precedente quando Marc e la moglie Caroline sono stati ospiti di Judith e Ralph Meier nella villetta con piscina che hanno affittato vicino al mare. Julia e Lisa, le due figlie di Marc, hanno immediatamente legato con i due figli maschi loro coetanei di Judith e Ralph, ovvero Alex e Thomas. Julia, una splendida adolescente di tredici anni, è stata però ritrovata alcune sere dopo in stato d’incoscienza durante una festa sulla spiaggia, con segni inequivocabili di violenza sessuale. Alex l’aveva persa di vista quando assieme si erano allontanati dagli altri per andare in uno stabilimento balneare poco distante dove c’era una pista da ballo. Marc e Judith avevano ritrovato per primo Alex visibilmente scosso quando, preoccupati dalla lunga assenza, si erano messi in cerca dei due giovani. Ralph in precedenza aveva litigato con Judith, la quale l’aveva piantato in asso e lui s’era abbandonato, nel corso della stessa serata sulla spiaggia, a fare il cascamorto con un paio di turiste norvegesi che sembravano disponibili a facili e sbrigative avventure, ma al loro rifiuto di andare oltre il semplice corteggiamento egli aveva opposto una reazione violenta, scatenando una rissa con altre persone presenti, per poi sparire a lungo nel resto della serata. Lo stesso Ralph era stato scorto da Marc in precedenza mentre partecipava a bordo piscina con i ragazzi ad uno di quei giochi che comporta la penalità di denudarsi, un pezzo alla volta. A Julia è rimasto un ricordo confuso di quanto le è accaduto quella sera e per lungo tempo si è barricata dietro un silenzio carico di tristezza ed apatia, dal quale è riuscita a riprendersi parecchio tempo dopo. Così Marc ha provato ad indagare per suo conto, sino a supporre che Ralph sapesse molto più di quanto avesse dichiarato, quando quella sera era infine tornato a casa, e quindi a spingerlo a farsi giustizia da sé, dato che il suo mestiere gliene offriva una comoda apportunità.     

VALUTAZIONE: un romanzo che scava nelle contraddizioni della nostra etica e cultura, disegnando una galleria di personaggi che si barcamenano nel tentativo di dare un’immagine di sè migliore di quello che sono in realtà. Herman Koch s’interroga su alcuni valori fondamentali e coglie nel segno un’altra volta, dopo la precedente opera, cioè ‘La Cena’.                                                                                                                                     

Ci sono modi diversi di svolgere il proprio lavoro. Marc Schlosser ha le idee chiare in proposito: ‘Sono un medico di famiglia. Ricevo la mattina, dalle otto e mezza all’una. Faccio le cose con calma: venti minuti a paziente… I pazienti confondono il tempo con l’attenzione: credono che io gli dia più attenzione degli altri medici, quando in realtà gli do solo più tempo. Quello che c’è da capire lo capisco in un minuto; gli altri diciannove li occupo concedendo attenzione, o meglio una parvenza di attenzione… E’ semplice descrivere il lavoro di un medico di famiglia. Non deve guarire i pazienti, deve solo fare in modo che non finiscano in massa dagli specialisti e in ospedale. Il suo studio è come un avamposto: quanti più riesce a bloccarne alla prima barriera, tanto più un medico di famiglia sa fare il suo mestiere… io riservo venti minuti ad ognuno di loro per convincerli che non hanno nulla…’.

Villetta Con Piscina 02Non so cosa penseranno di questo loro collega i medici di famiglia nostrani che dovessero trovarsi, per scelta o per caso, a leggere questo romanzo. Beh, intanto diciamo che si riferisce ad una realtà che si trova geograficamente non proprio dietro l’angolo e sicuramente differente dalla nostra, ovvero in Olanda, laddove pare che gli errori, anche gravi, dei medici non sono così facilmente perseguibili. Inoltre si tratta di un medico perlomeno atipico, un caso limite se vogliamo, dato che egli stesso dichiara di provare una sorta di repulsione nell’osservare e toccare corpi nudi, spesso flaccidi come quelli delle persone anziane, dentro i quali, auscultandoli, si sentono rumori ripugnanti. Schlosser li descrive con un’efficace e fantasiosa metafora: ‘…all’interno del corpo umano i rumori sono sempre gli stessi: primo fra tutti, ovviamente, il battito del cuore. Non sa nulla, il cuore; lui pompa, è la sala macchine. Serve solo a tenere la nave in movimento, non sulla giusta rotta. Poi ci sono i rumori dei visceri, degli organi. Un fegato sovraccarico emette un suono diverso da un fegato sano. Geme. E supplica di avere un giorno libero, uno solo, un giorno in  cui poter eliminare il grosso delle scorie, perché è sommerso di arretrati. Il fegato sovraccarico è come la cucina di un ristorante aperto ventiquattr’ore su ventiquattro: le stoviglie si accumulano, le lavastoviglie vanno a pieno ritmo, ma le pile di piatti sporchi e di padelle incrostate continuano a crescere, a moltiplicarsi…. Il fegato sovraccarico resiste fin quando non si spacca. Prima s’indurisce, come uno pneumatico più gonfio del normale. Ed a quel punto basta una minima imperfezione del fondo stradale che lo fa esplodere…‘.

E continua, ancora più esplicitamente, allargando il campo sino all’etica di costume: ‘…ho già spiegato il mio punto di vista sui corpi nudi: sono la mia routine quotidiana, ma un corpo nudo nel mio studio è diverso da un corpo nudo all’aria aperta… Non sono un bacchettone, non è questo. Anzi, diciamola tutta: sono un bacchettone, e sono fiero di esserlo se questo vuol dire non sfruttare ogni occasione per mostrare apertamente a tutti il pisello e le altre parti del corpo. Insomma, quando ci si scopre bisogna prestare una certa attenzione. Le spiagge nudiste, i campeggi naturisti e altri luoghi di raduno di amanti delle nudità li evito come la peste: chiunque abbia visto delle persone nude che giocano a beach-volley sa bene che l’effetto è quanto meno antierotico. Anche nelle fosse comuni spesso si vedono accatastati corpi nudi: coprire le nudità significa preservare un minimo la dignità umana. Ma ai nudisti non importa nulla: con la scusa che è più naturale spogliarsi, ti buttano in faccia piselli oscillanti, tette ballonzolanti, vagine pendule e chiappe sudaticce. E puntano il dito, accusandoti di essere retrogrado se pensi che sarebbe meglio che tutto ciò non si vedesse…‘.

Villetta Con Piscina 01A prima vista Marc si potrebbe definire quindi un conservatore la cui logica di ragionamento è certamente discutibile ma a suo modo è lucida e razionale. Cos’è allora che porta quest’uomo, apparentemente pacifico, semmai censurabile per una discutibile deontologia professionale, a diventare addirittura un assassino, secondo l’accusa che gli muove una donna, Judith, la quale è stata anche sua amante ed ha motivi e prove concrete per sostenere la sua agghiacciante tesi?

Il racconto di Herman Koch si svolge quindi a ritroso, partendo dal presente, ed è narrato in prima persona dal protagonista, il quale non ci prova nemmeno a negare la verità dei fatti, perlomeno a chi lo sta seguendo nella lettura ed al quale si confida come in una specie di confessione, andando indietro nel tempo, sino alle origini della drammatica storia che alcuni mesi prima gli ha cambiato la vita. Schlosser ha utilizzato le sue conoscenze in campo medico ed abusato del suo ruolo per soddisfare la sua sete di vendetta e giustizia, conseguenti all’abuso che ha subito la figlia tredicenne Julia, vittima di uno stupro l’estate precedente, per il quale il colpevole non è stato scoperto ed egli sospetta che Ralph Meier, sessantenne noto attore, suo paziente ed ospite della sua villetta con piscina nell’occasione, abbia avuto una parte di rilievo, se non è stato addirittura l’autore materiale del barbaro gesto…(leggi il resto del commento cliccando qui sotto su ’Continua a leggere’)

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19/03/2013 Posted by | 3. LIBRI | , , , , , , | Lascia un commento

Libro: ‘Jezabel’

JEZABEL

JezabelDi Irène Némirovsky

Anno Edizione 2010

Pagine 194

Costo € 10,00

Traduttrice Laura Frausin Guarino

Ed. Adelphi (collana ‘Gli Adelphi’)                                                                                                                                                                                                                                                       

TRAMA:  Una donna è alla sbarra in un tribunale di Parigi. Il suo nome è Gladys Eysenach ed è accusata di aver ucciso un giovane ventenne. Ancora bellissima, pur avendo oramai superato la sessantina, Gladys è una ricchissima vedova che non ha più voluto sposarsi, preferendo una vita di piacere senza impegni particolari, avendo soltanto l’imbarazzo della scelta fra i suoi numerosi pretendenti, l’ultimo dei quali è il conte Aldo Monti de Fieschi. Sparando con una rivoltella a Bernard Martin, la protagonista sembra aver commesso un omicidio che ha origine in un rapporto di gelosia finito male con il suo giovane amante. Gladys o Jezabel, come la vittima l’aveva ribattezzata riferendosi al personaggio di una tragedia di Racine, è stranamente arrendevole durante il processo e chiede al giudice, davanti ad una platea gremita e trepidante per il caso scabroso che riguarda una nota donna di mondo, di essere condannata per il male che ha compiuto. La pena di cinque anni appare quindi tutto sommato benevola e giunge grazie all’abilità del suo avvocato difensore ed alle testimonianze favorevoli di alcune persone che le sono state vicine. Gladys Eysenach è una donna la quale ha fondato i suoi valori e tutta la sua esistenza sulla bellezza, l’apparenza e la vanità, alle quali non vuole in alcun modo rinunciare. La storia della sua vita e le ragioni che l’hanno spinta sino a quel gesto estremo sono narrate nella seconda parte del romanzo e riservano qualche sorpresa per il lettore.

VALUTAZIONE: altro straordinario racconto di Irène Némirovsky. Il ritratto spietato e straordinariamente attuale di una donna che ha dedicato totalmente la vita all’egoistica ed illusoria ricerca dell’eterna gioventù, sacrificando ed usando le persone intorno a lei, non esclusi gli affetti più profondi, pur di rimanere il più a lungo possibile desiderabile ed invidiabile protagonista della scena.     

 

Perchè Jezabel innanzitutto, se la protagonista si chiama in realtà Gladys, il cui cognome da ragazza era Burnera, sposata quindi a Richard Eysenach, del quale è rimasta poi vedova? Jezabel, non è obbligatorio saperlo, è una figura d’origine biblica, utilizzata anche da Jean Racine in una sua commedia teatrale, alla quale ultima in particolare si riferisce pure Iréne Nèmirovsky in questo suo romanzo.

Jezabel 09Jezabel (da ‘Jeza’baal’, ovvero ‘amante di Baal’, signore e Dio dei popoli semitici) è diventato nel tempo sinonimo femminile di dissolutezza, arrivismo e seduzione. Essa era moglie del re Achab d’Israele ed essendo subdola, bugiarda ed egoista, ha trascinato quest’ultimo nel peccato e nell’idolatria. Il suo personaggio viene comunemente associato alle donne che sono molto abili nel manipolare gli uomini facendo leva sulla loro avvenenza e disinvoltura morale, per così dire.

Jezabel 07Una descrizione, questa, la quale ben si adatta all’opinione che aveva Bernard Martin di Gladys, da lui appunto chiamata Jezabel, prima di essere ucciso dalla stessa protagonista dell’omonimo romanzo della straordinaria scrittrice, ucraina di nascita ma francese d’adozione, scomparsa settantun anni fa ad Auschwitz. Eppure Iréne Nèmirovsky è così attuale e piacevole da leggere ancora oggi, che la sua bibliografia è stata lodevolmente ripubblicata da Adelphi, un volume alla volta nel corso degli ultimi anni, conquistando una nutrita serie di ammiratori che la seguono, attendendo l’opera successiva come se si trattasse, per assurdo, di un’autrice ancora in vita. Io sono tra quei fortunati che l’hanno scoperta per caso e non finisco di stupirmi ogni volta che leggo una sua opera poiché, al di là dell’argomento che Iréne affronta nei suoi racconti, quello che più sorprende ed affascina nel suo caso è la modernità, unita alla scioltezza e chiarezza della sua prosa, sia dal punto di vista tematico che persino nel linguaggio e nell’etica del pensiero, tutt’altro che superati.

Jezabel 10Quest’ultimo romanzo (non nell’ordine cronologico della sua bibliografia ma riguardo la mia personalissima sequenza di lettura delle sue opere che, potrà forse notare chi mi segue in questo blog, sto gustando un pò per volta come se si trattasse degli ultimi cioccolatini di una scatola la cui marca è oramai esaurita), non fa eccezione alla regola e francamente devo trovarne ancora uno che si possa definire men che bello, fra i seguenti che ho apprezzato sinora: ‘David Golder‘, ‘I Cani e i Lupi‘, ‘I Doni della Vita‘, ‘Il Ballo‘, ‘Il Calore del Sangue‘, ‘Suite Francese‘, ‘Il Malinteso‘ (clicca sopra il titolo se vuoi leggere i miei commenti ad essi, già pubblicati in questo stesso sito).

Jezabel 01Se ‘David Golder’ è il duro ritratto di un uomo che ha trascorso la sua vita rincorrendo il denaro ed il profitto, accorgendosi troppo tardi che nel frattempo è già arrivato al capolinea, ‘Jezabel’ è il ritratto di una donna che al contrario vorrebbe fermare il tempo, assaporarne il più a lungo possibile il piacere di viverlo a suo modo e nell’età migliore, mentre per lei è angosciante il suo trascorrere ineluttabile in confronto alla necessità di rimanere per sempre giovane, splendida e desiderabile. Il denaro in eredità ed in abbondanza che le ha lasciato Richard è perciò funzionale per lei allo scopo di comprare persino un pò di quel tempo, per così dire. Il che ovviamente è inattuabile dal punto di vista biologico, ma non per l’immagine di sé che lei intende conservare il più a lungo possibile nei confronti delle persone che frequenta. Alle quali non è dato sapere, avendo preventivamente corrotto chi di dovere, che Gladys è riuscita a truccare persino i documenti d’identità affinché le fossero tolti dieci anni, almeno nominalmente, e se avesse potuto ne avrebbe chiesti anche di più. Per il resto madre Natura l’ha aiutata generosamente, conservandola molto più giovane nell’aspetto rispetto alla vera età anagrafica…(leggi il resto del commento cliccando qui sotto su ’Continua a leggere’)

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06/02/2013 Posted by | 3. LIBRI | , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Libro: ‘Cacciatori Di Tempeste’

CACCIATORI DI TEMPESTE

Cacciatori di TempesteDi Jenna Blum

Anno Edizione 2010

Pagine 382

Costo € 17,00

Traduttore Massimo Ortelio

Ed. Neri Pozza (collana ‘I Narratori delle Tavole’)                                                                                                                                                                                                                                                                                          

TRAMA:  Karena Hallingdahl compie 38 anni e la redazione del ‘Ledger’ di Minneapolis dove lavora ha organizzato una festa a sorpresa in suo onore. Il suo cognome discende dai pionieri scandinavi che si sono insediati in Minnesota. Karena ha già un matrimonio alle spalle ed un fratello gemello, Charles, affetto da sindrome bipolare, il quale alterna momenti di equilibrio ad altri nei quali è come se un’altra persona, dentro di lui, prendesse il sopravvento, modificandone completamente la natura, che diventa in tal caso collerica e priva di controllo. Sono vent’anni però che i gemelli non si vedono più, da quanto lui se n’è andato, convinto che la sorella abbia tradito la sua fiducia. Charles ha una passione irresistibile: dare la caccia alle tempeste, per meglio dire i tornado, verso i quali sente una particolare affinità ed attrazione. Il pensiero di Karena va a lui mentre spegne le candeline della torta e la sera stessa riceve una telefonata dalla clinica psichiatrica dell’ospedale di Wichita in Kansas da dove le comunicano un po’ sibillinamente che è stato ricoverato Charles. Karena prende il primo aereo e si precipita sul luogo ma al suo arrivo, il giorno dopo, scopre che il fratello è già stato dimesso, non sussistendo più le condizioni per trattenerlo. La sera in hotel visita il sito di Stormtrack, un riferimento per gli appassionati di tempeste e dopo aver trovato alcune foto che il fratello ha scattato in vari posti, decide di unirsi al Whirlwind Tour, un gruppo di cacciatori di tornado che si paga le spese portandosi appresso turisti in vena di forti emozioni. Non essendoci più posto nel pulmino, Karena accetta lo stesso di seguirlo con l’auto che ha noleggiato. Lei non è mai stata un’amante di queste violente manifestazioni della natura, nonostante da quelle parti esse sono tutt’altro che rare, ma il desiderio di ritrovare il fratello è diventato così forte che lei accetta ugualmente, superando la paura per la sua incolumità. Già al primo serio ‘incontro’ con una tempesta la donna però finirebbe male se non accorresse in suo soccorso una delle guide, Kevin Wiebke. Quest’ultimo non solo ha conosciuto suo fratello, ma è pure al corrente della sua patologia; è anche un bell’uomo, rude nei modi ma sincero e simpatico, verso il quale Karena prova ben presto attrazione, ricambiata a sua volta, essendo ancora una bella donna. Il loro viaggio si sussegue fra rischiosi inseguimenti ai tornado e sfiorati appuntamenti con Charles, le cui foto pubblicate nel frattempo dimostrano la sua presenza sullo stesso percorso che stanno seguendo loro. Anzi, una volta Karena l’ha persino scorto, ma nel costringere Kevin a tornare indietro c’è mancato poco che finissero proprio in bocca ad un tornado. Quando meno se l’aspettano è Charles a presentarsi direttamente a Karena. La loro storia in realtà nasconde un grande segreto che ha tormentato entrambi nei lunghi anni trascorsi durante il loro lungo distacco. Questa potrebbe essere quindi l’occasione propizia per liberarsi reciprocamente dell’enorme peso che li opprime, ma il ‘jinn’, lo sconosciuto che si nasconde dentro Charles non è scomparso nel corso del tempo ed è pronto ad esplodere nuovamente, come un tornado.                                                                    

VALUTAZIONE: una storia che ha al centro il tema degli effetti drammatici derivanti dal disturbo bipolare ma per nulla angosciante. Anzi il racconto è quasi sempre piacevolmente scorrevole ed è impreziosito dalle incursioni dentro il mondo pieno d’adrenalina dei cacciatori di tempeste dalla cui esperienza è anche possibile apprendere curiose e preziose informazioni.                                                                                                                                                                                                                                          

Come recita la bella copertina dei ‘Cacciatori di Tempeste’, si tratta di ‘…un romanzo in cui mistero, storia d’amore ed avventura si fondono perfettamente.’ Ora, io non arrivo fino al punto di usare un avverbio così impegnativo, ma inizio questo commento evidenziando, appunto, la cover di questo romanzo che è davvero elegante e cattura  immediatamente l’attenzione di chi la scorge in libreria, anche in mezzo a molte altre messe in bella mostra.

Cacciatori di Tempeste 02Lo so che un conto è colpire artificiosamente il potenziale lettore con un’immagine ad effetto ed un altro poi è conquistarlo con un racconto di qualità e sostanza, però in questo caso fotografia e grafica sintetizzano idealmente alcuni degli aspetti più stuzzicanti del romanzo, pur senza fare accenno al tema centrale che è quello del disturbo bipolare, forse per non spaventare subito il lettore mettendo in evidenza un argomento così delicato, particolare ed apparentemente pure poco invitante.

Cacciatori di Tempeste 03La prima cosa che incuriosisce, riferendomi sempre alla copertina, è certamente il titolo, almeno così è stato per me. Chi prova rispetto, timore e fascino per le manifestazioni più spettacolari e terrificanti della natura in questo caso trova pane per i suoi denti; non cacciatori di tigri, leoni, o che so io, cinghiali, bensì qualcosa di completamente diverso, come possono essere appunto le tempeste. Subito dopo balza all’occhio la donna, ripresa in posa statuaria dal basso verso l’alto, la quale si suppone bella, pur non essendo visibile di fronte ed in volto, con i lunghi capelli rosso-marrone scompigliati dal vento, che precede quel corposo cumulonembo nell’atto di salire dal fondo su un cielo minaccioso, il quale annuncia la burrasca in arrivo, sotto lo sguardo presumibilmente consapevole e preoccupato della stessa donna. Tutti elementi, questi, d’efficace rappresentazione e sintesi. La didascalia infine, citata Cacciatori di Tempeste 13all’inizio, che il lettore può leggere solo dopo aver indirizzato l’attenzione proprio su quel volume, completa il quadro narrativo, con la promessa appunto di aggiungere mistero, avventura ed una storia d’amore che nasce in circostanze invero piuttosto particolari.

Partiamo quindi dalla parte più spettacolare del racconto, ambientato nella Tornado Alley, una zona degli USA compresa fra gli stati del Texas, Oklahoma, Kansas, Colorado, Nebraska, Sud Dakota, Minnesota e Iowa, nella quale ogni anno si formano le tempeste più potenti e pericolose della terra. Chi vive da quelle parti prima o poi è toccato da vicino da uno di quei tornado che, come per i terremoti, si distinguono per una scala che ne rappresenta la forza distruttiva: da F1 a F5. La nota curiosa è che la lettera ‘F’ deriva dal nome Fujita, un giovane ricercatore giapponese che prese a pretesto l’esplosione della bomba atomica di Hiroshima, la quale provocò come effetto secondario numerosi tornado, per ideare la sua scala di riferimento…(leggi il resto del commento cliccando qui sotto su ’Continua a leggere’)

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27/01/2013 Posted by | 3. LIBRI | , , , , , , , , | 2 commenti

Libro: ‘La Donna Col Vestito Verde’

LA DONNA COL VESTITO VERDE

La Donna Col Vestito VerdeDi Stephanie Cowell

Anno Edizione 2010

Pagine 380

Costo € 17,50

Traduttrice Chiara Brovelli

Ed. Neri Pozza (collana ‘I Narratori delle Tavole’)

TRAMA: La donna col vestito verde è Camille Doncieux, ritratta da Claude Monet nel 1866. Questo romanzo racconta la loro storia passionale e drammatica durante gli anni nei quali si affermò, fra difficoltà d’ogni genere, la pittura Impressionista della quale Monet è considerato oggi il capostipite. Il celebre pittore nacque a Parigi, ma trascorse la sua infanzia a Le Havre dove il padre aveva un negozio di attrezzature marittime. Ancora giovanissimo Claude mostrava già familiarità con il ritratto a carboncino ma il pittore Eugene Boudin intuì il suo talento e lo convinse a dedicarsi alla tecnica ‘en-plein air’ e quindi a trasferirsi a Parigi per affinare la sua abilità e cultura artistica. Nella capitale francese Monet conobbe e convisse con artisti del calibro di Renoir, Cezanne, Pissarro, Sisley e Bazille con i quali tentò invano d’imporsi al grande pubblico e di essere ammesso al Salon, dove i critici più influenti decidevano di esporre le opere degli autori che ritenevano più degne. Nel frattempo Monet conobbe Camille in una libreria dove sostituiva temporaneamente uno zio malato e seppure lei apparteneva ad una famiglia nobile, già promessa sposa, scoccò immediatamente fra loro la scintilla della passione. Abbandonata la famiglia, Camille condivise con Monet la sua vita da bohemienne, densa di speranze, di altrettante delusioni, di brevi momenti di serenità economica, cui facevano seguito più spesso periodi nei quali i debiti erano così pressanti da costringerli ad una povertà umiliante ed a continui trasferimenti. Monet, nonostante ciò, non smise mai di trovare conforto nella pittura e di sognare per lui, la sua Camille ed il figlio Jean nato nel frattempo un futuro radioso, pur arrivando al punto di tradirla, persino di lasciare lei ed il figlio temporaneamente per cercare di ritrovare se stesso lontano, salvo poi tornare dalla sua musa pentito e più innamorato di prima. Camille era a sua volta una donna complessa, soggetta a mutamenti d’umore a causa dei quali alternava periodi d’entusiasmo infantile ad altri nella depressione più cupa, non necessariamente legati quindi alle fortune del suo compagno. In uno di questi sbandamenti, complice l’improvvida decisione di Monet che era tornato a Le Havre per isolarsi e ritrovare la vena artistica, il suo più caro amico Frederic Bazille ebbe una breve relazione con Camille e quando Monet ne venne a conoscenza ruppe i rapporti con Frederic il quale, deluso a sua volta per aver tradito le aspettative dei suoi genitori che lo volevano medico e la fiducia dell’amico si arruolò nell’esercito allo scoppio della guerra fra Napoleone ed i Prussiani dove vi trovò la morte. Monet visse un lungo periodo con Camille nel quale il rimorso e l’ombra dell’amico perduto si frappose fra loro e trovò un apparente momento di serenità solo quando fu ingaggiato dal ricco collezionista Hoschedè per dipingere una serie di pannelli in un gazebo nella sua villa di campagna. Nell’occasione l’artista conobbe la moglie Alice con la quale nacque un intenso rapporto. Quando Hoschedè cadde in rovina Camille stessa volle ospitare Alice ed i suoi figli e fu in questo periodo, l’anno dopo aver messo al mondo il secondo figlio che Camille s’ammalò di cancro e morì a soli 32 anni. In seguito trovò la morte anche Hoschedè e Monet sposò in seconde nozze Irene. Il grande pittore visse fino al 1926, perdendo nel frattempo anche Alice ed i due figli avuti da Camille, ma trovando sostegno e compagnia nella figliastra Blanche che si trasferì nella casa di Giverny dove Monet si era infine ritirato, affascinato dal giardino e dal laghetto delle ninfee, meta di innumerevoli turisti e che egli ritrasse più volte, come ossessionato dalla complessità e mutevolezza dei colori e dei riflessi che da esso traspare.

VALUTAZIONE: se avete amato le opere di Susan Vreeland, in particolare ‘La Passione di Artemisia e ‘La Vita Moderna’ non potrete fare a meno di apprezzare questa biografia romanzata della vita di Claude Monet nella quale Stephanie Cowell è riuscita a cogliere lo spirito del tempo ed il dramma che affligge molti grandi artisti, destinati ad una vita di sofferenze, stenti ed umiliazioni, prima di veder riconosciute le loro doti, spesso solo dopo morti. Una storia d’intenso e travagliato amore fra Monet e Camille Doncieux il cui ruolo è stato fondamentale dal punto di vista creativo per il grande artista.                                                                                                                                                                                                                                                                                           

Non riesco a credere che quel critico abbia definito il mio “Impressione, sole nascente” lo schizzo preliminare per una carta da parati… Ha mai visto sorgere il sole sul mare? Perché certe persone prive di talento si ostinano a perdere tempo dicendo sciocchezze sugli altri? Come diavolo si permette di dire a me, che ho trascorso quasi tutta la vita al mare, che aspetto dovrebbe avere un’alba?‘. Durand-Ruel sorrise e fece passare una custodia d’argento contenente dei sigari piccoli ed eleganti. ‘Quel critico vi ha fatto un favore, Monet. Ha dato un nome a voi tutti: Impressionisti‘.

La Donna Col Vestito Verde - Impression Soleil LevantE’ questo uno dei passi, se non il più importante certamente illuminante, de ‘La Donna Col Vestito Verde’ di Stephanie Cowell perchè svela la curiosa origine della definizione del movimento artistico al quale appartengono alcuni dei nomi più noti e significativi della storia della pittura. Lo dico in tutta modestia: non sono un esperto di questo genere d’arte, quindi non ci provo nemmeno a disquisire sul significato che l’Impressionismo ha avuto in seno all’evoluzione della pittura nel tempo, ma ho sempre avuto particolare simpatia per gli artisti che lo rappresentano, le cui opere mi regalano tante sensazioni positive, a prescindere dalla piena comprensione del loro significato e dalla collocazione all’interno della stessa corrente artistica cui appartengono.

D’altronde era lo stesso Monet a sostenere che: ‘…tutti parlano della mia arte e presumono di capire, come se fosse obbligatorio capire, quando invece è sufficiente amare…‘. Mi fa amaramente sorridere semmai scoprire che chi aveva titolo per giudicare, nel periodo in cui hanno vissuto Renoir, Cezanne, Pissarro, lo stesso Monet e gli altri grandi nomi di questa straordinaria corrente pittorica, ha preso una cantonata dietro l’altra, rifiutando lo stile di questi autori geniali ed innovatori, arrivando persino a paragonarli alla stregua di banali schizzi infantili. Il critico Emile Cardon nell’aprile del 1874 sosteneva infatti a proposito degli Impressionisti: ‘Questa scuola di pittura abolisce due cose: la linea, senza la quale è impossibile riprodurre qualunque forma, animata o inanimata; e il colore, che conferisce realismo alla forma… Gli scarabocchi di un bambino hanno un’ingenuità e una sincerità che fanno sorridere, ma gli eccessi di questa scuola provocano nausea e disgusto…‘.

La Donna Col Vestito Verde - Stephanie CowellL’opera della scrittrice americana ha quindi almeno due meriti: il primo è quello di raccontare la biografia romanzata di un grande artista come Claude Monet mettendo in primo piano la sua storia d’amore con Camille Doncieux che tanta parte ha avuto nel corso della loro vita ed inevitabilmente anche nella sua vena artistica; il secondo è quello di descrivere la genesi di questo gruppo di bohémiens, la solidarietà e l’unità d’intenti che hanno mantenuto fra loro nonostante le enormi difficoltà ed umiliazioni subite dando vita appunto all’Impressionismo. Sei anni fà sono stato a Parigi ed ho visitato fra l’altro anche il Museo d’Orsay dove sono esposti alcuni dei dipinti più importanti di questi autori, incluso naturalmente Claude Monet. Se avessi avuto modo di leggere questo romanzo prima di quel viaggio, sicuramente avrei osservato ed apprezzato quelle opere con un occhio diverso e ritengo che questa considerazione possa essere interpretata alla stregua di un complimento per il romanzo di Stephanie Cowell.

La Donna Col Vestito Verde - OmonimoE dire che quando ho iniziato a leggerlo ho fatto un pò di fatica nelle prime pagine ad ingranare il ritmo del racconto. Sarà che avevo terminato da poco ‘Il Libraio Notturno’ e mi era ancora rimasto il gusto del brio narrativo adottato dal suo autore Francois Foll, così che le prime pagine de ‘La Donna Col Vestito Verde’ mi sono parse al confronto un pò fredde, quasi si trattasse di un biografia in senso stretto. E’ stata però una sensazione che è durata poco perché la vicenda umana di Claude Monet e Camille Doncieux ha ben presto preso corpo in un crescendo narrativo che mi ha pienamente coinvolto, ritrovandomi immerso in una storia d’amore struggente ed appassionata che si potrebbe definire d’altri tempi, se proprio di quelli non si trattasse ed in un clima artistico-culturale di grande fermento e fascino, in una città che sembra nata apposta per ispirare ed ospitare i pittori dotati di maggior talento.

‘La Donna Col Vestito Verde’ è strutturato su due piani narrativi e sette parti. Il primo vede Claude Monet già anziano a Giverny, fra il 1908 ed il 1909, dove realizzò, dopo un lungo e complesso calvario creativo le celebri Ninfee ritratte in circa 250 dipinti e dove ebbe un tormentato scambio epistolare con Annette, la sorella di Camille, a conclusione di un prolungato e tempestoso rapporto. Nel corso di questo dialogo a distanza egli vide riaffiorare ricordi e sensazioni che riteneva fossero sopite da tempo, almeno da quando nel 1879 la sua musa era deceduta dopo atroci sofferenze causate da un tumore all’utero che aveva sottovalutato e si era rifiutata di curare per tempo, o perlomeno tentare di farlo. L’oggetto del contendere, per così dire, era costituito da una serie di lettere che Camille aveva scritto prima di conoscere Monet e che lui riteneva fossero ancora in possesso di Annette. Egli avrebbe voluto leggerle per sapere a chi fossero indirizzate e quali sentimenti e confidenze lei avesse provato e scritto prima di conoscere lui. Le sette parti quindi dividono il Prologo, gli Interludi e l’Epilogo nei quali, appunto, Stephanie Cowell racconta in brevi spunti questa fase senile della vita di Monet, narrativamente distinti ma in pratica essi costituiscono un tutt’uno con il resto, ovvero laddove racconta la gioventù e la maturità del pittore in capitoli contrassegnati temporalmente a partire dal 1857 per giungere fino al 1879, anno in cui appunto morì Camille e si chiuse forse il periodo più esaltante e sofferto dell’esistenza di questo grande artista il quale poi visse ancora a lungo, sino al 1926…(leggi il resto del commento cliccando qui sotto su ’Continua a leggere’)

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03/01/2013 Posted by | 3. LIBRI | , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Libro: ‘Il Libraio Notturno’

IL LIBRAIO NOTTURNO

Il Libraio NotturnoDi Francois Foll

Anno Edizione 2010

Pagine 459

Costo € 19,00

Traduttrice Paola Lanterna

Ed. Piemme

Parigi 1572, tira una brutta aria fra cattolici e protestanti. Martin Dubè ha perso i genitori a Montbrison, trucidati dai protestanti e da allora è ospitato dallo zio Guy, un tipografo libraio che lo tratta però come un servo. Pur vivendo in mezzo ai libri, Martin è analfabeta. La sua vita di stenti un giorno è lenita dal canto di una fanciulla che abita lì accanto, Isabelle Laborde. Camminando sui tetti nottetempo egli arriva a scorgerla senza farsi vedere e nei successivi appostamenti assiste alle lezioni che le impartisce il padre, assimilando quanto gli è più possibile a sua volta ed innamorandosi perdutamente della giovane. Una sera assiste anche all’incontro fra Philippe Laborde ed un suo misterioso ospite, Raymond Puységur e scopre così che essi si scambiano e discutono di rari libri il cui possesso però è rischioso per le loro stesse vite, trattandosi di opere considerate eretiche dai cattolici. La notte fra il 23 ed 24 agosto, San Bartolomeo, ad un convenuto suono delle campane, a Parigi si scatena la caccia all’uomo da parte dei cattolici nei confronti dei protestanti e Martin è costretto ad assistere inorridito al massacro che coinvolge anche la famiglia Laborde. Nei giorni successivi riesce ad intrufolarsi nella loro casa distrutta e recuperare alcuni preziosi volumi che Laborde aveva nascosto sotto il pavimento e nasconderli gelosamente a casa dello zio, consultandoli ogni sera senza farsi accorgere. Un anno dopo incontra per caso Puységur e dopo avergli raccontato la sua storia si offre di diventare suo autante, ma riesce solo a farsi riconoscere un lauto compenso per quei libri che ha miracolosamente salvato. Puységur è un calvinista convinto il quale sotto le false spoglie di venditore di officinali gira la Francia per incontrare simpatizzanti della sua stessa causa ed avvicinarne altri grazie anche ai preziosi libri che nasconde dentro alcune giare. Un giorno viene aggredito in campo aperto da un gruppo di briganti e, pur essendo un abile spadaccino, avrebbe la peggio se non spuntasse improvvisamente Martin ad aiutarlo, il quale l’ha seguito a lungo di nascosto. Ammirato dal suo coraggio e determinazione, Puységur, che è rimasto ferito nello scontro, accetta infine di portarlo con sé, pur essendo di religione cattolica, cogliendo nel ragazzo rare doti d’intelligenza unite ad una ferrea e rara volontà di imparare e recuperare il tempo perduto sino allora. In realtà il suo obiettivo è condurlo a Ginevra e lasciarlo presso una nobile vedova, opportunamente remunerata, affinché Martin possa frequentare l’università locale dove affinare e completare le conoscenze che ha appreso nel corso del lungo viaggio. Martin non avrebbe alcuna intenzione di separarsi dal suo mentore, se non fosse che la notte prima della sua partenza Puységur lo conduce in casa di Henri Estienne dove egli scopre, incredulo, che è stata portata in salvo la sua Isabelle e la sorella minore Aurore, miracolosamente scampate all’eccidio di Parigi. E’ solo una delle numerose sorprese che attendono Martin in questa nuova fase della sua vita, fra gioie, dolori e grandi avvenimenti storici, in cui si mescolano, in mirabile armonia, fantasia e realtà, per nulla scontate e banali.

VALUTAZIONE: cosa si può chiedere di più ad un romanzo che abbina pagine di storia, guerre di religione, sorprendenti avventure, grandi amori, atroci tragedie e personaggi carismatici, mirabilmente raccontati dall’esordiente Francois Foll, tutti comunque riconducibili ad un comun denominatore: la passione per i libri, come strumento di conoscenza e crescita da diffondere anche a rischio della propria vita. Un’opera affascinante, istruttiva, ma scorrevole nella lettura e trascinante nello svolgimento; in una parola, imperdibile.

Lungi da me il voler fare il moralista nei confronti delle scelte dei lettori riguardo i libri più letti e venduti. Sono sempre stato convinto che in letteratura, al cinema, nella fotografia oppure in ambito musicale, per citare alcune delle direttrici artistiche che mi attirano maggiormente e che tratto anche in questo blog, è inutile ed ingiusto fare distinzioni e classifiche, fra quelle che si possono definire opere d’arte e tutte le altre, anche quando queste ultime sono chiaramente destinate a mero consumismo. C’è posto per tutti insomma, per così dire e ci sono momenti nei quali io stesso preferisco letture più impegnative ed altri invece nei quali mi piace immergermi in argomenti e storie più leggere senza per questo definire le prime come autorevoli e le seconde invece delle inezie usa e getta.

Di fronte però ad un romanzo come questo, che sorprendentemente inchioda il lettore alla poltrona ed arrivati alla fine lascia un senso di appagamento misto all’amarezza per essere giunti appunto alla conclusione perdendo quindi il contatto con i personaggi che si è conosciuti ed apprezzati nel frattempo, si prova solo incredulità a vederlo relegato fra le opere cosiddette di nicchia, rispetto a quelle che invece sfondano più agevolmente il mercato, sebbene è probabile che valgono molto meno.

Il Libraio Notturno 02Non è mia abitudine, tanto meno obiettivo di qual si voglia interesse che mi riguardi fare pubblicità a nessuno, ma ho scoperto per caso che Mondadori propone questo romanzo al 60% di sconto rispetto al prezzo originale. Se da un lato mi viene spontaneo suggerire ai miei più affezionati lettori di correre subito ad acquistarlo, dall’altro mi sembra quasi un’offesa questa svendita a prezzo di remainder per un’opera che meriterebbe ben altra considerazione. Ma ci saranno pure delle ragioni più comprensibili alla base di una così evidente mancanza d’attenzione e successo… Cerchiamo di scoprirle assieme senza avere la pretesa di considerarmi più illuminato di altri nella scelta delle letture, né che dietro l’affermazione di alcuni libri rispetto ad altri ci sia per forza qualcosa di predeterminato, degli interessi di qualche natura oppure, peggio ancora, dell’ostracismo occulto verso romanzi un po’ meno allineati ai filoni della moda correnti e forse addirittura scomodi per gli argomenti che affrontano.

Opera prima di un ingegnere che la terza di copertina indica come promotore di molte iniziative per la diffusione della lettura, ‘Il Libraio Notturno’ sicuramente soffre innanzitutto per un titolo poco attraente e persino sviante nei confronti dell’originale ‘L’Enfant des Livres’ che già non brilla per particolare fantasia. ‘Il Libraio Notturno’ è qualcosa che ispira un’impressione di solitudine, qualcuno che ha scelto oppure è costretto a rimanere in disparte, lontano dagli altri e dagli avvenimenti del giorno: niente di più lontano da quello che narra invece il romanzo.

Secondariamente le vicende sono ambientate in Francia all’epoca delle grandi lotte di religione di fine XVI secolo, che vedono i re cattolici ed i loro seguaci nel poco edificante ruolo dei persecutori nei confronti degli ugonotti (i protestanti francesi di confessione calvinista). Insomma, oltreché l’ambientazione in un paese diverso dall’Italia, anche questo tema delle lotte religiose non ha certamente agevolato la pubblicità e l’appeal del tomo in una nazione come la nostra nella quale oltretutto il cattolicesimo è religione di stato, con tutto il suo peso, anche politico che ciò rappresenta ed i protestanti sono una ristretta minoranza, ancor di più quelli strettamente seguaci delle regole calviniste come Raymond Puységur, protagonista e riferimento carismatico dell’opera di Francois Foll.

Il Libraio Notturno 05Ora, se mi limitassi a queste note nel commentare ‘Il Libraio Notturno’ mi rendo conto che, per assurdo, forse contribuirei ad alimentare ulteriormente l’impressione che la storia in esso narrata è davvero compassata, accademica e, diciamolo pure, di scarso interesse per chi non è patito delle vicende francesi dei secoli scorsi. Se infine aggiungiamo la pur elegantissima (a mio avviso), ma inevitabilmente seriosa e cupa copertina del libro, probabilmente la sensazione di essere di fronte ad un tomo dedicato soltanto ad un pubblico di addetti ai lavori sarebbe legittima, ma anche in questo caso non si potrebbe essere più lontani dalla realtà.

Francois Foll ha invece scritto un racconto che mostra sin dalle prime pagine, oltreché un’assoluta padronanza della materia trattata, persino nei particolari descrittivi dei mestieri del tempo, soprattutto in campo tipografico, anche una sorprendente scioltezza e padronanza narrativa, unite ad una serie incalzante di eventi drammatici, sentimentali ed avventurosi che non lasciano respiro al lettore, stretto fra avvenimenti di natura storica ed altri di fantasia che vedono protagonisti alcuni personaggi brillanti, valorosi ed autorevoli al tempo stesso o che si guadagnano questi titoli nel corso della storia…(leggi il resto del commento cliccando qui sotto su ’Continua a leggere’)

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02/01/2013 Posted by | 3. LIBRI | , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

I cinesi dicono che il 2013 sarà l’anno del serpente. Io non so se questo fatto è da interpretare positivamente e quindi mi limito a dire che per varie ragioni e fatti avvenuti il 2012 non è stato un anno del quale sentiremo nostalgia. Speriamo e crediamo fermamente in un 2013 diverso, in meglio naturalmente. Tanti auguri a voi ed ai vostri cari.

Un mare di ringraziamenti inoltre alle tantissime persone che hanno cliccato per ben 85.494 volte le recensioni dei film, dei libri e le foto contenute in questo sito con un punta di 806 in un solo giorno. Non avrei mai creduto, quando ho iniziato, che potesse essere possibile un risultato del genere considerando oltretutto che gli accessi avvengono soltanto attraverso il passa parola al quale voi stessi partecipate.

2013 Buon Anno a Tutti

01/01/2013 Posted by | 1. CINEMA, 3. LIBRI, 4. FOTOGRAFIA | Lascia un commento

Libro: ‘La Versione di Barney’

LA VERSIONE DI BARNEY

La Versione di BarneyDi Mordecai Richler

Anno Edizione 2005

Pagine 490

Costo € 12,00

Traduttore Matteo Codignola

Ed. Adelphi (collana Gli Adelphi)

TRAMA: Barney Panofsky è un ebreo di oltre sessant’anni. Figlio di un ex poliziotto, titolare di una società che produce mediocri serie televisive, grazie alle quali però si è arricchito, egli ha deciso seppure controvoglia di scrivere una sua biografia per respingere le accuse di aver ucciso un comune amico, Boogie, apparse in un libro che ha pubblicato una sua vecchia conoscenza, Terry McIver. Boogie è scomparso infatti in circostanze sospette dalla casa in riva al lago di Barney e non è mai stato trovato il cadavere. Nel raccontare, appunto, la sua versione dei fatti, Barney rivisita la sua vita, caratterizzata da tre matrimoni, l’ultimo dei quali con la donna che non ha mai smesso di amare, cioè Miriam, dalla quale ha avuto tre figli, seppure lei, dopo aver sopportato a lungo il suo carattere possessivo e refrattario a qualsiasi compromesso, infine lo ha lasciato. Ne esce il quadro di una vita spericolata ed il ritratto di un uomo oramai al tramonto, troppo spesso ubriaco, dissoluto, minato per giunta dal morbo di Alzheimer. Barney non si è fatto mancare nulla nel corso del tempo, nel bene e nel male, e nel raccontare se stesso non usa mezzi termini. Improvvisatosi scrittore suo malgrado, egli salta continuamente dal presente al passato, divaga, si contraddice, impreca quando non ricorda i nomi delle persone e delle cose, mostrandosi di volta in volta scostante, arrogante, cinico, affabile e spiritoso, mai concreto e coerente insomma, travolgendo il lettore in una sbrodolata narrativa per larghi tratti confusa, sicuramente inusuale ma anche affascinante al tempo stesso.

VALUTAZIONE: un romanzo inevitabilmente destinato a spaccare in due il pubblico. Esagerato, scorbutico e torrenziale, richiede un notevole sforzo di resistenza nella prima parte, quando Mordecai Richler sommerge il lettore con una prosa diretta e logorroica, che solo ben oltre la metà si ricompone in una struttura narrativa più convincente e piacevole, sino all’amaro finale.                                                                                                                                                                                                                      

…Tutti quanti noi all’epoca vivevamo nella più beata incoscienza, e non ce ne importava un fico secco di quanti anni avessimo: ventitré, ventisette, era lo stesso. A quel che ci restava da vivere non pensavamo proprio. Forse perché i colpi cadevano nella terra di nessuno, se vogliamo usare una metafora bellica…’. E’ lo stesso Barney Panofsky, io narrante del romanzo, a riassumere in questa frase il clima nel quale ha vissuto a Parigi nei primi anni cinquanta, in mezzo ad una ‘…accozzaglia di giovani scrittori arrapati, senza un soldo e subissati di lettere di rifiuto, eppure palesemente convinti che tutto fosse a portata di mano; che fama, successo e bambole in deliquio fossero lì, dietro l’angolo…’.

La Versione di Barney - 02‘La Versione di Barney’ è un’opera dal destino curioso. Scritta da un ebreo canadese nato nel 1931 e deceduto nel 2001, è stata pubblicata nel 1997. Proprio in coincidenza con la scomparsa del suo autore è divenuta un caso editoriale in Italia, pur non essendo presente nel racconto alcuna relazione con il nostro paese, dato che la storia è ambientata fra Parigi e Montreal, fortemente caratterizzata dalla potente comunità ebraica e dalle istanze di indipendentismo dello stato del Quebec dal resto del Canada. Pur trattandosi di una biografia di natura fantastica (nella quale però in certi passi taluni hanno riconosciuto l’autore medesimo, nonostante le sue smentite), è corredata di note a piè di pagina del figlio Michael, il quale corregge il padre in alcune esternazioni esagerate e rancorose, dimenticanze e scambi di nomi e date, riguardo avvenimenti e personaggi reali calati in un contesto immaginario. Nel finale Michael ha aggiunto un poscritto nel quale non solo chiarisce la natura della malattia senile che ha colpito il padre ma anche la soluzione al mistero sulla sorte dell’amico Boogie.

La Versione di Barney - Mordecai RichlerLa stesura e pubblicazione del romanzo nell’ottica di Barney nasce dall’esigenza di rispondere alle accuse contenute nel libro ‘Il tempo, le febbri’, opera di un vecchio compagno d’avventure che aveva frequentato, quando erano giovani e spensierati, nella capitale francese. Terry McIver ha poi fatto carriera, appunto, come scrittore ed evidentemente spinto da vecchie ruggini nei confronti di Barney, ne ha approfittato per  appoggiare le accuse sulle presunte responsabilità di quest’ultimo nella scomparsa del comune amico Bernard Moscovitch, detto Boogie, che Barney ha trovato a letto con la sua seconda moglie nel cottage di sua proprietà posto in riva ad un lago. Eppure, nonostante questo sospetto abbia spinto, per non dire costretto, il protagonista a scrivere la sua biografia per reclamare la sua innocenza, ciò che a conti fatti risulta evidente sin dall’indice dei capitoli posto all’inizio del romanzo, è che nel ricostruire gli avvenimenti principali della sua vita lo scrittore ha dato scarso peso alla vicenda di Boogie, che pure doveva essere la principale ragione d’essere, per concentrarsi invece nel descrivere la storia con le tre donne che ha impalmato nel corso degli anni le quali, per ragioni completamente diverse una dall’altra, hanno condizionato in maniera decisiva la sua vicenda umana:…(leggi il resto del commento cliccando qui sotto su ’Continua a leggere’)

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16/12/2012 Posted by | 3. LIBRI | , , , , | 2 commenti

Libro: ‘Lolita’

LOLITA

Di Vladimir Nabokov

Anno Edizione 1993

Pagine 395

Costo € 20,00

Traduttrice Giulia Arborio Mella

Ed. Adelphi (collana Biblioteca Adelphi)                                                                                                                                                                                                                                                                                                            

TRAMA: Humbert Humbert è un professore inglese che racconta in prima persona, come una sorta di confessione poco prima di essere giustiziato in carcere, la sua ossessione per alcune giovanissime fanciulle fra i nove ed i quattordici anni dalle quali è stato da sempre irresistibilmente attratto. Le ‘ninfette’, come egli le definisce, non sono più appariscenti di altre coetanee, ciò nonostante esse sono da lui riconoscibili all’istante perché possiedono caratteristiche seduttive a suo dire inconfondibili. Quando incontra per caso Dolores Haze durante un viaggio in USA per una serie di conferenze, Humbert rivede in lei la scomparsa Annabell, il suo primo e sfortunato amore quando aveva solo tredici anni. I modi spontaneamente sensuali e provocatori di Dolores lo conquistano immediatamente e lo tormentano sino al punto di accettare di sposarne la madre, Charlotte, pur di poter rimanere vicino a quella che lui inizia a chiamare Lolita. Quando Charlotte comprende le attenzioni morbose di Humbert per la figlia, (con la quale lei non ha mai avuto un buon rapporto, al contrario del feeling che è subito sbocciato fra Lolita ed il padre acquisito), quest’ultimo ha già deciso di uccidere la moglie, ma un banale incidente stradale la toglie di mezzo poco prima, mentre la ragazza si trova in vacanza in una colonia estiva. Humbert resta in tal modo l’unico genitore legalmente riconosciuto della ragazzina, senza più ostacoli a frapporsi fra loro, ma quando la raggiunge per comunicarle la notizia della tragedia, si rende conto che Lolita è tutt’altro che sprovveduta ed è proprio lei a sedurlo. Il professore decide allora di intraprendere un lungo viaggio, pur di mantenere il suo inconfessabile rapporto lontano da occhi indiscreti, non avendo alcuna intenzione di rinunciarvi. Durante il percorso fra un motel e l’altro in alcuni States, egli diventa sempre più possessivo nei confronti della giovinetta e, ossessionato dalla gelosia, Humbert sospetta pure di essere seguito da un uomo sconosciuto. Cercando di restituire una parvenza di libertà e di normalità a Lolita, che si dimostra sempre più insofferente, il professore accetta un incarico come insegnante in una città, mentre lascia che la ragazza frequenti la scuola ed una compagnia teatrale, dove lei conosce il commediografo Quilty. Poco dopo però il patrigno decide nuovamente di partire, temendo che venga alla luce il rapporto incestuoso con la figlia acquisita. Durante il nuovo viaggio una banale infezione costringe Lolita in ospedale ma quando Humbert qualche giorno dopo torna per riprenderla, scopre che lei è fuggita con un fantomatico zio. Dopo circa tre anni è lei a rifarsi viva, scrivendo al patrigno che è sposata, incinta e bisognosa di un aiuto finanziario. Humbert la raggiunge e dopo averle consegnato i soldi che le aveva lasciato in eredità sua madre, tenta di convincere Lolita a tornare con lui. Al suo deciso rifiuto riesce però a farle confessare il nome dell’uomo che a suo tempo l’aveva seguita a lungo e convinta a fuggire. Dopodiché egli lo va a scovare e lo uccide, scrivendo poi in carcere le sue memorie, in attesa di essere giudicato.

VALUTAZIONE: uno dei romanzi più controversi e discussi che siano mai stati scritti, osteggiato per lungo tempo dalla censura a causa dei delicati ed imbarazzanti temi al centro del racconto: pedofilia ed incesto. Superato il malinteso che si tratti di un’apologia di tali aberranti deviazioni dagli standard sessuali, resta la struggente ed impossibile storia d’amore scritta da Vladimir Nabokov con una prosa praticamente perfetta per intensità ed eleganza narrativa. Tuttavia nella seconda parte il racconto perde a tratti un pò di ritmo quando prevale l’introspezione psicologica del protagonista, per recuperare però l’eccellenza nello splendido finale.                                                                                                                                                                                                                           

Diciamolo subito: non è mai agevole esprimere opinioni e giudizi riguardo libri e film di natura erotica e sessuale: si rischia facilmente di essere travisati e, se va bene, di passare per banali guardoni, altrimenti e peggio ancora, di essere accusati di utilizzare subdoli pretesti di natura snobistica e provocatoria per attaccare la morale corrente, quello che il titolo di un vecchio film di Alberto Sordi definiva ‘il comune senso del pudore’. C’è chi se ne frega dei giudizi altrui e tira avanti per la sua strada, ma l’obiettivo primario di chi, come il sottoscritto, scrive commenti su romanzi e film è quello di illustrare queste opere al lettore, indipendentemente dalla consistenza dell’argomento che trattano, in modo che possa trarne le informazioni necessarie per decidere se leggerlo, vederlo oppure se ritiene utile confrontarsi con quello che scrivo. Il primo passo quindi è quello d’intendersi con chiarezza perlomeno sulla natura dell’opera in oggetto, al di là delle tesi che esprime e per riuscirci è assolutamente necessario evitare malintesi di partenza, tanto più se il tema è delicato e facilmente equivocabile come quello proposto nel romanzo di Vladimir Nabokov.

Sgombriamo perciò il campo da qualsiasi possibile confusione ed ambiguità. Nel caso di un film biografico su una pornostar come ‘Moana’, ad esempio (leggi QUI il mio commento), vengono proposte inevitabilmente situazioni che sono considerate tabù dai bigotti e dagli ipocriti, tanto per parlar chiaro, ma che in qualche modo sono infine dai medesimi riconosciute e tollerate, più o meno tacitamente. In fondo è ben noto cos’è l’oggetto del mestiere più vecchio del mondo e la pornografia al cinema, su Internet ed anche nei romanzi (ci sono casi di successo anche molto recenti) è solo una forma evolutiva mediatica che percorre binari diversi nel metodo ma non nel merito. Comunque sia ed a parte il fatto che affrontare soggetti da taluni ritenuti scomodi o sconvenienti non significa automaticamente condividerne la natura ed i principi, c’è tema e tema anche nell’ambito della pornografia ed alcuni di questi vengono spesso opportunamente ignorati, sottesi, nascosti dietro una sorta di omertà, come se in tal modo fosse possibile rimuoverli o risolverli.

Figurarsi quindi la difficoltà ed il rischio di essere ancora più facilmente mal interpretato o tacciato di passività, occulta o meno, addentrandomi, come in questo caso, in una storia di pedofilia ed incesto, innegabilmente definibili fra le più aberranti ed imbarazzanti storture sessuali per la nostra visione culturale e sociale. Il solo accennarne perciò spesso suscita immediatamente il rifiuto nel lettore più sensibile, mentre quello più intransigente e conservatore può addirittura arrivare a sospettare che chi ne parla sottintenda una qualche forma di condivisione o compiacimento. Naturalmente ci sono analisti e fior di psicologi che affrontano continuamente ed anche direttamente tali problematiche, le quali nascono, che ci piaccia o meno e seppure in maniera abnorme, dalla stessa natura umana. Chissà perché un romanzo non dovrebbe avere allora il diritto a sua volta di affrontare un argomento del genere, se poi, come vedremo nel caso di ‘Lolita’, Nabokov non ha espresso alcun intento provocatorio, né assolutorio, tant’è che il protagonista evita la condanna a morte solo perché casualmente preceduta di poco da quella naturale.

Eppure ‘Lolita’, prima che una casa editrice erotica di Parigi accettasse di pubblicarlo nel 1955, aveva fatto terra bruciata intorno a sé fra gli editori americani, ai quali per primi era stato offerto in visione dal suo autore. E’ lo stesso scrittore di origine russa a spiegarne le ragioni in un’interessante postfazione al termine del racconto medesimo: ‘…inizialmente, su consiglio di un cauto vecchio amico, concordai docilmente che il libro sarebbe stato pubblicato anonimo. Poco dopo, rendendomi conto che una maschera avrebbe probabilmente tradito la mia causa, decisi di firmare Lolita – e dubito che avrò mai occasione di pentirmene. I quattro editori americani, W, X, Y e Z, ai quali proposi a turno il dattiloscritto e che lo fecero annusare ai loro lettori, rimasero scandalizzati da Lolita a un punto tale che persino il mio cauto vecchio amico F.P. non si attendeva…‘. Ma non è che poi nel prosieguo il romanzo abbia avuto vita più facile, dato che il tema al centro della storia è inevitabilmente soggetto ad essere emarginato come se potesse infettare chi osa trattarlo, suscitando in ogni caso contrastanti giudizi e prese di posizione:’…ai nostri giorni il termine «pornografia» suggerisce subito l’idea della mediocrità, del lucro e di certe ferree regole narrative. L’oscenità deve accoppiarsi con la banalità, perché qualsiasi genere di godimento estetico dev’essere interamente sostituito dal semplice stimolo sessuale, il quale, per avere un’immediata efficacia sul paziente, esige la terminologia tradizionale… Certe tecniche all’inizio di Lolita (il diario di Humbert, per esempio) hanno indotto alcuni dei miei primi lettori a credere che si trattasse di un libro licenzioso. Si aspettavano il crescendo di scene erotiche; quando quelle si interruppero, loro interruppero la lettura, sentendosi annoiati e traditi. Questa, sospetto, è una delle ragioni per cui non tutti i quattro editori hanno letto il dattiloscritto sino alla fine. Il fatto che l’avessero trovato più o meno pornografico non mi interessava. Il loro rifiuto di comprare il libro era motivato non dal mio modo di affrontare il tema, ma dal tema stesso: per quanto riguarda la maggior parte degli editori americani, infatti, ci sono almeno tre temi assolutamente tabù. Gli altri due sono: il matrimonio tra un negro e una bianca, o viceversa, che sia magnificamente riuscito e culmini in tanti figli e nipotini; e l’ateo impenitente che viva una vita felice e utile, e muoia nel sonno all’età di 106 anni…‘…(leggi il resto del commento cliccando qui sotto su ’Continua a leggere’)

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19/10/2012 Posted by | 3. LIBRI | , , , , , , , , | Lascia un commento

Libro: ‘La Cura Schopenhauer’

LA CURA SCHOPENHAUER

Di Irvin D. Yalom

Anno Edizione 2009

Pagine 479

Costo € 13,50

Traduttrice Serena Prina

Ed. Neri Pozza(collana Biblioteca)

 

TRAMA: Julius Hertzfeld è uno psichiatra di sessantacinque anni. Nonostante abbia perso tempo addietro l’amatissima moglie in un incidente aereo, ha reagito ed è riuscito comunque a calarsi nei problemi esistenziali altrui, il più delle volte riuscendo a risolverli. Un giorno, durante una visita di controllo, scopre di avere un melanoma ad uno stadio oramai abbastanza avanzato da non concedergli, presumibilmente, più di un anno di vita normale. Dapprima sconvolto, dopo qualche giorno passato a meditare su se stesso e l’appuntamento prossimo con la ‘grande livellatrice’, decide infine di non farsi travolgere dagli eventi e quindi di lasciare inalterato il corso delle sue giornate ed i programmi che ha stabilito da tempo con il gruppo dei pazienti con i quali sta lavorando, i quali oltretutto stanno rispondendo con grande partecipazione e concretezza. Gli è però spuntata una curiosità: rivedere nei suoi schedari l’elenco dei pazienti catalogati come fallimentari. L’attenzione si concentra su di uno in particolare, Philip Slate, che ha avuto in cura per ben tre anni senza riuscire a cavarne neppure il più piccolo miglioramento. Da allora sono trascorsi venti anni ma Julius vorrebbe avere riscontro da lui se, in qualche modo, la terapia ha dato risultati, anche in un secondo tempo: a volte succede. Non c’è che un modo per saperlo: mettersi in contatto con Slate. Così egli viene a sapere che Philip svolge una professione non dissimile dalla sua, ma essendo sempre stato franco con Julius, gli conferma pure di non aver tratto alcun beneficio a suo tempo, bensì di aver trovato risposta ai suoi problemi studiando ed approfondendo la filosofia di Arthur Schopenhauer. Philip considera il pensiero di quest’ultimo una vera e propria cura. Julius gli propone allora di aggiungersi al suo gruppo in terapia in cambio di una sua referenza che Philip potrà spendere in seguito. L’ingresso di Slate nel gruppo composto da tre uomini e due donne (una terza si è temporaneamente allontanata per compiere un viaggio di meditazione in India) è accolto inizialmente con freddezza mista a rispetto, che diventano in breve ed in parte soggezione, ma anche considerazione per il suo atteggiamento distaccato e le ripetute esternazioni culturali nelle quali sono sempre ben presenti la figura ed il pensiero di Schopenhauer. Il ritorno della terza donna è però sconvolgente e scombina radicalmente i fragili equilibri costruiti a fatica nel frattempo all’interno del gruppo. Intanto per Julius si avvicina il momento della fine…          

VALUTAZIONE: un’opera di notevole ricchezza a livello di contenuti, per nulla complessa o pesante nella lettura come si potrebbe invece supporre, nonostante tratti vari argomenti di alto valore esistenziale e sociologico. L’impianto narrativo è suddiviso fra brevi capitoli che riguardano la biografia di Schopenhauer e la cronaca delle discussioni che si succedono durante le sedute terapeutiche del gruppo di Julius, sino a trasformarsi in una sorta di giallo che inchioda il lettore sino alla conclusione, senza mai scadere nella banalità. Un tomo imperdibile.       

 

Lo ammetto, questo romanzo l’ho acquistato poco dopo la sua uscita, incuriosito al tempo stesso dallo strano titolo e dal contesto narrativo, aggiungendolo  però alla mia libreria con il velato sospetto che potesse rimanere a lungo fra quelli da leggere. La ragione non dipende tanto dalla scarsa convinzione sulla scelta, sarebbe infatti contraddittorio, quanto piuttosto dal ritenere quest’opera una lettura piuttosto impegnativa, che richiede quindi la miglior predisposizione d’animo ed uno sforzo maggiore del solito per essere apprezzata appieno. Nonostante ciò, conclusi altri libri, ho provato a riprenderlo in considerazione più volte per iniziare una nuova lettura, ma poi ho preferito dedicarmi ad altri generi, un pò per variare gli argomenti e le atmosfere, ma anche convinto, forse condizionato dall’immagine seriosa e datata della copertina stessa, che si trattasse appunto di un romanzo alquanto difficile da digerire, per così dire. A maggior ragione poi se si scorre la seconda di copertina e si legge che il racconto parte dal momento in cui il dottor Julius Hertzfeld scopre casualmente di essere condannato a morte a causa di una spietata malattia.

…Ogni volta che respiriamo, allontaniamo la morte che ci assale… Ma bisogna infine che la morte trionfi, poiché siamo divenuti sua preda per il solo fatto di essere nati; la morte si permette un momento di giocare con la sua preda, ma non aspetta che l’ora di divorarla. Rimaniamo tuttavia affezionati alla vita e spendiamo ogni cura per prolungarla quanto possiamo; proprio come chi si sforza di gonfiare quanto più e quanto più a lungo è possibile una bolla di sapone, pur sapendola destinata a scoppiare…‘.

Già di suo questa premessa sembra più che sufficiente per tenere lontana una buona parte dei lettori, senza che essi possano rendersi conto invece di compiere un grossolano e superficiale errore di valutazione. Quando infine ho deciso che fosse arrivato il momento di leggere il romanzo di Irvin Yalom, la spinta decisiva è venuta dalla stuzzicante frase riportata sulla quarta di copertina: ‘…un commovente romanzo sul senso della vita…‘.

Il senso della vita… quante volte ci siamo posti la domanda: ‘qual’è il senso della vita?‘. Terry Gillian e Terry Jones su questo interrogativo hanno addirittura realizzato un film comico che ha avuto un notevole successo, dal titolo ‘Monty Python – Il Senso Della Vita‘, mentre innumerevoli poeti, uomini di scienza e di varia cultura hanno disquisito per secoli, più seriamente, su questo tema. Spesso però ci si rende conto che in realtà è una domanda alla quale è impossibile rispondere in maniera univoca perchè ogni essere umano, che sia consapevole, ragionevole e curioso quanto basta nei confronti di un tema così delicato, può esprimere in merito un’interpretazione differente, dipendente da molti fattori: sociali, caratteriali e culturali. Talvolta però si sente la necessità di riprendere le fila di questo discorso, dopo averlo lungamente ed opportunamente messo da parte, oppure di avere qualche riscontro, utile almeno a farlo apparire meno evanescente. Ecco quindi che un’enunciazione come quella della quarta di copertina che citavo innanzi non può che servire da stimolo e curiosità nel lettore che si mostri disponibile ad aprire quella specie di ‘porta’, metaforicamente parlando, uscendo da una stanza solitamente buia verso l’agognata luce. E quasi sempre non basta neppure un’intera vita per riuscirci.

‘…La maggior parte delle persone, se alla fine guarderanno indietro, troveranno di aver vissuto tutta la vita ad interim, e si meraviglieranno di vedere che proprio ciò che hanno lasciato passare senza considerarlo e senza goderlo è stata la loro vita… E così l’uomo preso in giro dalla speranza, finisce a passo di danza fra le braccia della morte…‘.

Un’affermazione, quest’ultima che probabilmente avrebbe fatto propria anche Dino Buzzati per il suo romanzo ‘Il Deserto Dei Tartari’ e Valerio Zurlini per il film che ne ha tratto in seguito. Non solo ‘La Cura Schopenhauer’ mantiene l’impegnativa promessa di rispondere, pur nei limiti inevitabili del caso specifico, riguardo l’annosa questione sul senso della vita, non per risolverla che è forse impossibile, ma almeno proponendosi di affrontarla, ma mai invece mi sarei aspettato di trovarmi davanti ad un racconto per nulla opprimente o patetico, per niente noioso, men che meno cattedratico, viceversa trascinante, coinvolgente e ricco di contenuti, facili però da comprendere e da seguire. Al punto che ogni volta chiudere il tomo è stato motivo di rincrescimento, finito l’ennesimo capitolo ed il tempo a disposizione, senza riuscire a resistere, spesso, alla tentazione di sbirciare l’inizio di quello successivo. Un risultato che sembra ancora più sorprendente se si considera che il tutto si svolge, escluse brevi digressioni che riguardano la vita del celebre filosofo (polacco di nascita, tedesco per cultura ed educazione), quasi tutto dentro una stanza, fra uno psicologo ed un gruppo di suoi pazienti seduti in circolo. Non ci credete? Provate a vincere la stessa diffidenza che ho avuto io inizialmente e vedrete che concorderete con me. Superate le prime pagine, inevitabilmente descrittive riguardo il contesto ed i personaggi che ne fanno parte, il racconto diventa infatti piacevolmente fluido, coinvolgendo ed avvolgendo il lettore come nella tela di un ragno, impossibilitato a sfuggirne, essendo diventato nel frattempo, senza accorgersene, una sorta di preda prelibata…(leggi il resto del commento cliccando qui sotto su ’Continua a leggere’)

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20/09/2012 Posted by | 3. LIBRI | , , , , , , , , , , , , | 2 commenti

Libro: ‘Cime Tempestose’

CIME TEMPESTOSE

Di Emily Brontë

Anno Edizione 2008

Pagine 381

Costo € 5,00

Traduttrice Lia Gemma De Sanctis

Ed. Giunti (collana Acquarelli)

 

TRAMA:  1801, nord dello Yorkshire in Inghilterra. Il signor Lockwood è affittuario della tenuta di Thrushcross Grange e si reca in visita al suo proprietario, Heathcliff, il quale abita nella dimora di Wuthering Heights, non molto distante e posta su una ventosa collina che domina la brughiera sottostante. Sorpreso dall’inospitalità di Heathcliff, del suo servo Joseph, dello zotico Hareton e della bella ma scontrosa ed acida Catherine, Lockwood è costretto a soggiornare una notte in quella casa per via di una improvvisa bufera. Vicino al letto della stanza, arrangiata alla bell’e meglio per l’occasione, egli trova alcuni diari che narrano spezzoni di una confusa storia familiare. La sua governante Nelly conosce nei dettagli gli avvenimenti che hanno riguardato Wuthering Heights e Lockwood, incuriosito da quelle strane persone, la convince a raccontarglieli. Viene così a sapere che Heathcliff è stato trovato ed adottato pietosamente quando era un bimbo dal vecchio proprietario Earnshow, il quale aveva già due figli: Hindley e Catherine. Mentre il primo ha odiato sin dall’inizio il nuovo arrivato ed appena giunto in età utile è stato mandato dal padre ad istruirsi altrove, la seconda è diventata con il tempo un’amica inseparabile del trovatello. La morte di Earnshow anni dopo determina il ritorno repentino di Hindley, che si è sposato nel frattempo ed Heathcliff viene costretto ad interrompere gli studi per dedicarsi ai servigi del nuovo padrone. Innamorato di Catherine, ma rifiutato da quest’ultima, Heathcliff fugge e dopo tre anni torna completamente trasformato e ricco, deciso a vendicarsi. Catherine nel frattempo ha sposato il posato ma pavido Edgar Linton ed allora, per rivalsa, Heathcliff sposa Isabella, sorella di Edgar. Gli eventi precipitano quando Catherine muore, indebolita da una gravidanza e sofferente per l’ostilità di Edgar nei confronti di Heathcliff, del resto ricambiata, ma giusto in tempo per dare alla luce una bambina alla quale il marito dà il suo stesso nome. Muore anche Isabella, che si è ben presto separata da Heathcliff il quale l’ha sempre maltrattata, non avendola mai amata veramente. Anche lei però ha fatto in tempo a dare alla luce un bimbo di nome Linton. L’obiettivo di Heathcliff a questo punto è quello di impossessarsi di entrambe le proprietà, facendo sposare la giovane Catherine a suo figlio, comunque gravemente minato nella salute. Per riuscire nel suo intento induce alla rovina Hindley, il quale non si è più ripreso dal decesso della moglie e si spegne egli stesso dopo aver sperperato i suoi averi nel gioco ed aver cercato consolazione con troppa frequenza nell’alcool. Heathcliff attende pazientemente anche la fine di Edgar Linton, malato da tempo ai polmoni a sua volta. Sbaragliato il campo dai suoi odiati nemici, egli si ritrova infine solo con il servo Joseph, l’ancor giovane vedova Catherine la quale però lo odia profondamente e Hareton, figli odi Hindley, cresciuto senza istruzione alcuna e trattato alla stregua di un animale da cortile. Lockwood, dopo aver ascoltato dalla voce di Nelly i drammatici eventi che hanno riguardato questi personaggi, è però testimone di un sorprendente finale.

VALUTAZIONE: L’unico romanzo scritto da Emily Brontë è forse oggi più noto ancora di ‘Jane Eyre’ della sorella Charlotte, seppure a mio avviso non lo vale. Affascinante ed intenso melodramma della narrativa d’inizio epoca vittoriana, sorprende per la padronanza dell’allora giovane autrice nel tenere saldamente in pugno con la maturità di una veterana i ritmi narrativi ed i molteplici personaggi del complesso intreccio familiare nel quale non mancano risvolti intriganti ed anche scandalosi per il tempo. Un’opera meno profonda, sottile ed elegante di ‘Jane Eyre’ ma che inchioda il lettore per via di uno stile spumeggiante e continui capovolgimenti di fronte.                

’Cime Tempestose’ è un classico che è difficile perlomeno non aver mai sentito neppure nominare. Dopo aver apprezzato la biografia romanzata delle tre note sorelle inglesi ad opera di Syrie James (‘I Sogni Perduti Delle Sorelle Brontë’) e l’opera più prestigiosa scritta da Charlotte (‘Jane Eyre’) non potevo esimermi dal chiudere questa breve incursione nella narrativa classica inglese, affrontando l’appassionante ed emotivamente coinvolgente atto unico, per così dire, uscito sorprendentemente dalla fantasia e dalla penna di Emily Brontë.

Bisogna conoscere lo scenario nel quale le sorelle hanno vissuto per comprenderne l’originale ed imprevedibile successo che a metà del XIX secolo riguardò in particolare Charlotte con il suo più celebrato e già citato romanzo,  il quale ebbe un clamoroso ed immediato riscontro popolare già alla sua uscita. In tempi più recenti per alcuni esso è stato addirittura superato da ‘Wuthering Heights’, all’epoca accolto invece con minore entusiasmo, anche per via delle esplicite situazioni scandalose che contiene per l’epoca di riferimento, seppure oggi al più fanno semplicemente sorridere.

Ci stiamo comunque riferendo a tre sorelle nate e cresciute nel bel mezzo della remota brughiera nello Yorkshire, in Inghilterra, laddove per queste giovani donne la scrittura poteva rappresentare l’occasione per esprimere un ego represso e l’unico sfogo per ravvivare giornate altrimenti irrimediabilmente monotone. Anne, Charlotte ed Emily erano però anche abbastanza avvedute ed accorte da decidere, almeno inizialmente, di pubblicare i loro racconti affidandosi alla copertura di altrettanti pseudonimi maschili. A quel tempo infatti il mestiere dello scrittore era riservato in particolare a chi era già in grado di mantenersi, indipendentemente dai proventi derivanti dalla vendita delle opere letterarie che pubblicava e dato che alle donne non era concessa alcuna indipendenza economica, la conclusione era che solo gli uomini facoltosi potevano permettersi il lusso di gingillarsi, per così dire, con la penna in mano. Ecco quindi spiegata l’eccezionalità del loro caso, considerando oltretutto la qualità degli scritti che hanno realizzato ed il seguito di fans che ancora oggi godono queste tre straordinarie figure, davvero uniche per la loro vicenda umana, seppure conclusa ahimè troppo presto.

Fate caso alla cover del romanzo riportata all’inizio nella scheda di presentazione. In alto riporta il cognome dell’autrice, incompleto quindi del nome di battesimo, come se l’opera in oggetto non fosse stata scritta da Emily ma da tutte e tre le sorelle Brontë. Ed in un certo senso è proprio così, perché le tre sorelle erano così profondamente legate fra loro e caratterialmente complementari; così amaramente collegate anche nel destino della loro esistenza, che parlare dell’una o dell’altra specificatamente forse è improprio e certamente riduttivo. Eppure esse erano tutt’altro che simili: Anna era la più dolce, Emily la più riservata e Charlotte la più spregiudicata, se così si possono definire le figlie di un pastore protestante nate e cresciute in un’epoca decisamente castigata…(leggi il resto del commento cliccando qui sotto su ’Continua a leggere’)

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22/08/2012 Posted by | 3. LIBRI | , , , , , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Libro: ‘Jane Eyre’

JANE EYRE

Di Charlotte Brontë

Anno Edizione 2011

Pagine 320

Costo € 5,10

Traduttrice Lia Spaventa Filippi

Ed. Newton Compton (collana Grandi tascabili economici)                                                                                                                                                                                                                       

TRAMA: Jane Eyre rimane orfana quando è ancora una bambina. Il signor Reed, suo zio, l’accoglie a casa sua, ma sebbene in punto di morte fa giurare alla moglie di trattarla bene, lei ed i suoi tre figli invece non la sopportano, trattandola senza riguardo e punendola ad ogni occasione. Il carattere risoluto ed indomabile di Jane suggerisce infine alla signora Reed di liberarsene, affidandola ad un modestissimo collegio per ragazze orfane. Nonostante le dure condizioni riguardo vitto, alloggio e disciplina, che hanno portato alla morte numerose ragazze ospiti a causa del tifo e della tubercolosi, Jane sopravvive ed alcuni anni dopo diventa a sua volta insegnante in quell’istituto. Raggiunta la maggiore età essa sceglie di andare a fare l’istitutrice e dopo aver pubblicato un annuncio viene assunta presso la nobile famiglia dei Rochester, la quale abita nella imponente residenza di Thornfield Hall. Il compito di Jane è quello di educare Adéle, la figlia adottiva del padrone, il quale solo di rado torna a Thornfield. Ad accoglierla al suo arrivo c’è quindi la signora Fairfax, la governante, una donna anziana ed affabile che inizialmente Jane scambia per la moglie di Rochester. Jane Eyre si trova subito a suo agio in quell’ambiente e dopo un periodo sereno, durante il quale sia Adéle che la signora Fairfax si affezionano a lei, l’arrivo improvviso di Rochester, un uomo rude nei modi e d’aspetto ma culturalmente raffinato, determina una svolta inaspettata. Egli infatti resta colpito dalla personalità e dalla sensibilità di Jane, cerca spesso la sua compagnia la sera in salotto e si trattiene a Thornfield ben oltre i tempi soliti. Anche Jane è affascinata da quell’uomo, non bello come non è neppure lei d’altronde, burbero, ma in presenza del quale prova sentimenti sconosciuti sino a quel momento, pur essendo cosciente della differenza di ruoli, rango ed origine. Nel frattempo Rochester invita nella sua dimora alcuni ospiti fra i quali Blanche Ingram, una giovane e bella donna in cerca di un marito facoltoso. Il confronto è utile all’uomo per chiarire le sue aspettative ed intenzioni. Sorprendentemente egli chiede infatti a Jane di sposarlo, ma proprio il giorno delle nozze un testimone svela un segreto che incombe nel palazzo di Thornfield e nella vita precedente di Rochester. Jane sconvolta lascia precipitosamente la dimora e dopo aver rischiato di morire di fame e di sete viene accolta come una mendicante da un prete, St. John Rivers e le sue due sorelle, delle quali diventa in breve amica inseparabile. St. John le offre un lavoro come maestra presso una modesta scuola di campagna e Jane si rivela a tal punto diligente e seria che egli le chiede di sposarlo per accompagnarlo in una missione in India, nonostante Jane abbia ricevuto intanto una grossa somma da un vecchio zio del quale ha saputo di essere rimasta l’unica erede ed abbia inoltre scoperto di essere imparentata con la famiglia Rivers. Dopo aver diviso in parti uguali con loro le ventimila sterline ricevute inaspettatamente, pur lusingata dall’offerta di St. John, Jane sente l’obbligo irresistibile di conoscere il destino di Rochester e ciò che scopre tornando a Thornfield le cambia ancora una volta la vita, definitivamente…

VALUTAZIONE: un classico della narrativa che colpisce ancora adesso per la maturità espressiva e narrativa di una scrittrice all’epoca praticamente esordiente, ma capace di essere al tempo stesso trasgressiva (usando un falso nome maschile), profonda nell’analisi dei complessi caratteri dei protagonisti ed anche abile nell’accontentare il più vasto pubblico con una storia intrigante ma rispettosa dei costumi del tempo.                                                                                                                                                                

La curiosità per questo romanzo mi è venuta dopo aver letto recentemente ‘I Sogni Perduti Delle Sorelle Brontë’ di Syrie James (clicca QUI per accedere al mio commento relativo), il quale racconta in forma romanzata la biografia delle più note fra le sorelle Brontë: Charlotte, Emily ed Anne. Figlie di un pastore protestante di origini irlandesi ed orfane giovanissime della madre, morta di cancro dopo aver dato alla luce ben sei figli in altrettanti anni, la loro vicenda è davvero singolare: tre femmine appartenenti alla stessa famiglia che sfidano le prevenzioni e le convenzioni del tempo proponendosi come scrittrici, pur nascondendosi a lungo dietro altrettanti nomi maschili, lasciando un’impronta indelebile nella narrativa internazionale pur avendo pubblicato, Emily ed Anne, un unico romanzo e Charlotte altri tre, oltre a ‘Jane Eyre’. Quest’ultimo è certamente quello che, almeno inizialmente, ha avuto il maggiore successo ed ha raccolto immediati consensi, prima che le tre sorelle Brontë scomparissero, ancora giovani e prematuramente quindi, a breve distanza di tempo una dall’altra. La loro storia è curiosa ed il mito che le circonda perdura ancora oggi, tant’è che anche su Internet si trovano tuttora parecchi siti e blog a loro dedicati. Eppure esse sono nate e cresciute in un piccolo paesino rurale, lontano, se così si può dire, dai riflettori di una grande città, destinate come tante altre della loro condizione sociale ad una vita frustrata e modesta.

..In genere si crede che le donne siamo molto quiete. Le donne invece provano gli stessi sentimenti degli uomini. Hanno bisogno di esercitare la loro facoltà, e di provare le loro capacità come i loro fratelli; soffrono come gli uomini dei freni e dell’inattività, e fa parte della mentalità ristretta dei loro compagni più fortunati il dire che si devono limitare a cucinare ed a far di calza, a suonare il piano e far ricami. E’ stupido condannarle o schernirle, se cercano di fare di più o imparare di più di quello è solito al loro sesso…‘. E’ l’alter ego di Charlotte, cioè la protagonista della sua opera, a pronunciare questa frase, nella quale qualcuno può leggervi una sorta di messaggio antesignano di stampo femminista. A mio avviso però bisogna andarci cauti al riguardo; Charlotte Brontë e le sue sorelle per parecchio tempo hanno addirittura scelto deliberatamente di nascondersi dietro le identità maschili di Currer, Ellis ed Acton Bell (le lettere iniziali corrispondevano ai loro veri nomi), rifuggendo la notorietà e le inevitabili attenzioni e forse anche le discussioni che avrebbero scatenato la scoperta del loro sesso. Così come è altrettanto evidente che, Charlotte in particolare, dimostra sin da giovanissima di non avere alcuna intenzione di adeguarsi al destino secolare delle donne del suo lignaggio e condizione; delle tre è certamente quella che mostra meno timore ad esporsi, tanto da spingere e convincere anche Emily ed Anne infine a rivelare la loro identità.

Siamo intorno al 1850 ed a quel tempo il cosiddetto ‘sesso forte’ non godeva invece di alcuna autonomia. La maggior parte delle donne, perlomeno quelle nate in famiglie prive di titoli nobiliari e rendite cospicue, non solo aveva pochissime possibilità di compiere un ciclo di studi completo, ma anche le più istruite al massimo in seguito potevano aspirare al ruolo di istitutrici in qualche famiglia benestante. Tanto meno esse potevano svolgere un mestiere contemplativo, poco remunerativo (almeno nella fase iniziale), persino un pò snob a quell’epoca e perciò praticamente di monopolio del sesso maschile, come quello dello scrittore.

Allevate da una zia molto severa la quale si sentì in dovere di assumere l’onere della loro educazione dopo la morte della madre e con un padre altrettanto intransigente, ammiratore dell’ammiraglio Lord Nelson (nominato duca di Bronte in Sicilia da re Ferdinando IV), al punto da modificare il proprio cognome da Prunty a Brontë, con la dieresi sopra l’ultima vocale affinché gli inglesi lo pronunciassero correttamente, Charlotte e le altre sorelle hanno avuto comunque l’opportunità di frequentare alcuni istituti scolastici allo scopo, appunto, di diventare istitutrici in seguito. In realtà il padre si occupava direttamente soltanto dell’istruzione dell’unico figlio maschio Branwell (senza ottenere però alcun risultato), tant’è che le prime due figlie morirono di tubercolosi in un insalubre istituto e Charlotte, Emily ed Anne furono precipitosamente ritirate per evitare loro la stessa sorte. Al rientro a casa le tre approfittarono dei molteplici interessi del padre riguardo letteratura, storia, geografia, i classici e la sua partecipazione come socio della locale libreria per leggere numerosi testi i quali influirono decisamente nella loro formazione artistica…(leggi il resto del commento cliccando qui sotto su ’Continua a leggere’)

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07/08/2012 Posted by | 3. LIBRI | , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Libro: ‘I Sogni Perduti Delle Sorelle Brontë’

I SOGNI PERDUTI DELLE SORELLE BRONTE

Di Syrie James

Anno Edizione 2010

Pagine 542

Costo € 17,00

Traduttrice Roberta Scarabelli

Ed. Piemme

 

TRAMA: Charlotte, Emily e Anne Brontë sono tre sorelle, figlie del pastore della chiesa anglicana di Haworth, nello Yorkshire in Inghilterra. Rimaste ben presto orfane di madre esse sono prive di prospettive per il futuro. Il padre è quasi cieco e ad aiutarlo nelle sue mansioni viene assunto il curato Arthur Bell Nicholls, il quale già al primo incontro irrita Charlotte con una serie di affermazioni che lei reputa retrograde come mentalità ed offensive in particolare nei suoi confronti. Alle tre donne non restano quindi che due possibilità per evitare un’esistenza noiosa e inutile: insegnare e prestare servizio come istitutrici. E’ con l’obiettivo di aprire una scuola al loro ritorno che il padre accompagna Charlotte ed Emily a Brussels per iscriverle in un istituto per affinare francese e tedesco. Charlotte però s’innamora del direttore Héger, già sposato ed è costretta a tornare a casa, pur essendosi dimostrata nel frattempo un’allieva dalle doti non comuni. Per rompere la monotonia le tre sorelle scoprono allora la comune passione per la scrittura e decidono di comporre una raccolta di poesie e poi addirittura dei romanzi che riescono a far pubblicare da un lungimirante editore di Londra con i nomi maschili di Currer, Ellis ed Acton Bell, così da superare la prevenzione dell’epoca nei riguardi delle donne scrittrici. Emily che pubblica ‘Cime Tempestose’ ottiene un tiepido apprezzamento mentre è travolgente invece il successo che riscuote soprattutto Charlotte, per la sua opera ‘Jane Eyre’. Emily e Anne però nel frattempo muoiono di tubercolosi e così anche il fratello Bramwell, distrutto da una delusione amorosa e così Charlotte resta sola con il padre ed il reverendo Nicholls. L’avversione verso quest’ultimo muta con il tempo in rispetto per la dedizione che egli dedica al lavoro, soprattutto verso i poveri. La sorpresa per Charlotte è quindi notevole allorchè quest’ultimo si dichiara. Suo padre rifiuta sdegnato di dare la figlia in sposa ad un uomo che ritiene di rango inferiore e Charlotte stessa tentenna non sicura dei suoi sentimenti, essendo ancora infatuata del professor Héger, così che Nicholls, non resistendo oltre di rimanere a contatto dell’amata senza essere corrisposto, decide di partire. Ripresi i contatti dopo non molto tempo, grazie ad un intermediario, Charlotte e Arthur tornano a frequentarsi saltuariamente ed infine lei acconsente a sposarlo, convincendo anche il padre. L’inizio del viaggio di nozze, dopo qualche timidezza, si rivela dolce e passionale, come Charlotte non avrebbe mai sperato, così che si convince un po’ per volta di aver sposato l’uomo giusto, ma un malaugurato malinteso provoca il risentimento di Nicholls ed un raffreddamento dei loro rapporti. L’arrivo in Irlanda a casa dei parenti di Arthur è sorprendente per Charlotte perché non solo si rende conto che la sua famiglia è benestante ed anche elevata culturalmente ma suo marito gode anche di grande considerazione al suo interno e lei sin dal primo momento viene trattata con riguardo ed affetto. Una brutta bronchite consente a Charlotte, che è amaramente pentita di aver sottovalutato Arthur ed ora ne è invece sinceramente innamorata, di riavvicinarsi a lui chiarendo finalmente i suoi sentimenti. Da quel momento il loro matrimonio non potrebbe essere più felice, se non fosse che il destino ha già deciso altrimenti facendo ammalare qualche mese dopo Charlotte analogamente a Emily e Anne.   

VALUTAZIONE: biografia romanzata di Charlotte Brontë realizzata da Syrie James (già autrice di un’operazione analoga riguardo la scrittrice Jane Austen). Un romanzo piacevolissimo che ripercorre la storia della scrittrice e delle due sorelle Emily e Anne senza cadere mai nel romanticismo spicciolo o nel melodramma sdolcinato. Una lettura precisa e documentata, consigliata sia per gli ammiratori delle tre scrittrici, che per chi si avvicina alla loro storia per la prima volta.                                                                                                                                                                                                                                                                                        

Per quasi tutta la mia esistenza, scrivere era stato per me la gioia ed il conforto più grandi: una dimensione a cui dare sfogo alle mie emozioni più felici, e nella quale cercare consolazione nei momenti di dolore…’. Ritengo che questa affermazione sia una sorta di postulato per chiunque ha un po’ di passione per la scrittura.

D’altronde era Chateaubriand a sostenere che: ‘…i grandi scrittori non fanno che raccontare la propria storia nelle loro opere… uno può descrivere con sincerità solo il proprio cuore, attribuendolo ad un altro…’. Parole che fanno proprio al caso delle sorelle Brontë, note al pubblico degli appassionati per aver scritto romanzi che sono diventati dei classici come ‘Jane Eyre’ per merito di Charlotte, ma anche ‘Cime Tempestose’ della riservata sorella minore Emily ed infine, seppure appena un gradino sotto per successo e credito, pure ‘Agnes Grey’ della tenera e dolce sorella minore Anne. Queste ultime due, morte purtroppo prematuramente, non hanno avuto la possibilità di bissare le loro opere prime, al contrario di Charlotte che è riuscita almeno a scriverne altre tre (‘Shirley’, ‘Villette’ e, pubblicata postuma, ‘Il Professore’) prima di morire anch’essa di tubercolosi a soli 39 anni. Sia di ‘Cime Tempestose’ che di ‘Jane Eyre’ sono state realizzate nel corso degli anni alcune versioni cinematografiche, le ultime l’anno scorso, essendo tornate improvvisamente di moda, per così dire. Persino il gruppo storico dei Genesis dedicò a suo tempo un intero album,  ‘Wind & Wuthering’, alle atmosfere di ‘Wuthering Heights’, che è il titolo originale appunto di ‘Cime Tempestose’. 

Ora, immaginatevi il clima dell’epoca nella quale vissero le tre sorelle. Siamo intorno al 1850 in Inghilterra nella zona dello Yorkshire, in un paesino di campagna di nome Haworth dove non c’è nulla, a parte le vaste brughiere e poche anime che vivono una grama esistenza intorno all’unica chiesa. Persino la stazione più vicina si trova a Keighley, cioè a qualche chilometro di distanza. Figlie di un pastore della Chiesa Anglicana (la quale consente il matrimonio ai preti), prima di loro in famiglia erano nate altre due amate sorelle, Elizabeth e Mary, anch’esse morte prematuramente, così come l’unico fratello maschio Bramwell, tanto caro al padre quanto inaffidabile e privo di carattere e qualità; tutti e sei nati nel giro di pochi anni. Non stupisce più di tanto perciò se la madre, sfinita da una serie così ravvicinata di gestazioni, sia infine deceduta, considerando pure le precarie condizioni sanitarie dell’epoca e la conseguente bassa prospettiva di vita. Rimaste sole ad accudire il padre, il quale non si è più risposato e con il tempo è diventato quasi cieco, esse tuttavia sono cresciute decorosamente grazie al fatto che lui era ‘…un uomo buono, gentile, vivace e intelligentissimo, molto colto ed interessato a letteratura, arte, musica e scienza, assai più di quando fosse richiesto al suo ruolo… Gli piaceva scrivere ed aveva pubblicato parecchie poesie e testi religiosi…’. Tuttavia la considerazione riguardo le donne all’epoca era quella che era, se persino il nuovo curato Arthur Bell Nicholls, assunto per supportare il padre nelle sue attività, appena arrivato a destinazione si sentiva in diritto di affermare, davanti alla stessa Charlotte, che: ‘…le donne danno il meglio di sé nelle occupazioni che Dio ha assegnato loro: quando cuciono o stanno in cucina…’…(leggi il resto del commento cliccando qui sotto su ’Continua a leggere’)

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09/07/2012 Posted by | 3. LIBRI | , , , , , , , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Libro: ‘David Golder’

DAVID GOLDER

Di Iréne Nèmirovsky

Anno Edizione 2006

Pagine 180

Costo € 13,60

Traduttrice Margherita Belardetti

Ed. Adelphi (collana ‘Biblioteca Adelphi’)

 

TRAMA: David Golder è un ebreo di umili origini che è diventato un magnate della finanza grazie al successo di alcune speculazioni petrolifere in Russia e giocando in borsa. A 68 anni la sua vita si è consumata in una continua rincorsa al denaro, all’eccitazione fine a se stessa nel condurre gli affari, senza mai fermarsi neppure un momento per goderne i benefici. Al suo posto c’hanno pensato la moglie Gloria e la figlia Joyce, le quali vivono da tempo per conto loro in una villa a Biarritz, viziate e dissolute, circondate da amanti prezzolati. Golder è la loro carta di credito, dalla quale attingere continuamente per mantenere i loro agi ed un costante alto tenore di vita. Un vecchio socio in affari, Marcus, finito in cattive acque finanziarie, cerca di raggirarlo, ma Golder non ci casca e si sottrae. La stessa notte Marcus si suicida. Colpito da questa inaspettata e per lui inconcepibile scelta, della quale si sente però almeno in parte colpevole, David Golder si ferma un momento a guardarsi allo specchio e quello che vede lo spaventa: un uomo stanco, trascurato ed invecchiato. Egli decide allora di prendersi una pausa e di raggiungere Gloria e Joyce, ma durante il viaggio si sente molto male ed inizia a temere fortemente per la sua vita. All’arrivo a Biarritz si rende conto inoltre di quanto sia diventato estraneo alle due donne, nonostante almeno la figlia si finga affettuosa nei suoi riguardi. Golder ha sempre avuto un debole per Joyce alla quale non è mai riuscito a rifiutare le continue richieste di denaro che lei sperpera con irrisoria facilità. Il breve soggiorno si trasforma ben presto in una sorta di resa dei conti e di presa di coscienza personale. Orami convinto di essersi spinto troppo in là trascurando la sua salute ed i rapporti con  la famiglia, David Golder cerca perlomeno di rimediare nell’unico modo che conosce: dapprima reagendo nel tagliare gli alimenti alle due donne e poi riducendosi egli stesso sul lastrico, essendo rimasto troppo a lungo fuori dai mercati finanziari. Un ultimo sussulto d’orgoglio lo spinge ad assicurare un futuro economico alla figlia prima della sua morte, che lo coglie in seguito ad un nuovo e fatale attacco di cuore durante il viaggio su una vecchia nave in direzione di Costantinopoli, dove contava di concludere in tempo un ultimo affare.     

VALUTAZIONE: primo romanzo di Irène Némirovsky, pubblicato nel 1929,  sorprende per la lucidità, la maturità ed anche la durezza della scrittrice (che all’epoca aveva solo 26 anni) nel trattare ed approfondire una materia così complessa come la figura al tramonto di un uomo arido  e legato ad un unico valore, cioè il denaro. Iréne è fredda e puntuale nel descrivere il decadimento fisico di David Golder, parallelamente alla sua tardiva consapevolezza del fallimento di un’esistenza priva di affetti.

 

Terza in ordine cronologico di realizzazione (dopo ‘Il Malinteso’ e ‘Il Bambino Prodigio’), ma prima ad essere pubblicata nel lontano 1929, ‘David Golder’ è considerata da molti l’opera d’esordio di Irène Némirovsky, allora ventiseienne. Sì, avete letto bene: data di pubblicazione proprio l’anno della più grande depressione economica della storia, avvenuta ben ottantarè anni fà, anche se quella che stiamo vivendo oggi non ci sembra poi tanto dissimile e naturalmente ci spaventa di più.

Chi ha letto questo breve romanzo (sono soltanto 180 pagine), sono sicuro che converrà nel sottolineare che, pur essendo stato scritto in un passato oramai lontano, gli eventi che racconta e le considerazioni che suscita si potrebbero tranquillamente riferire alla biografia di un personaggio del giorno d’oggi. Basterebbe modificare qualche particolare, a livello descrittivo, per collocare la storia al presente: l’ambientazione nel mondo della finanza internazionale sarebbe comunque pertinente e si potrebbe aggiungere solo una spruzzata di attualità tecnologica, riguardo i mezzi di comunicazione ad esempio, Internet ed i media in primis, per rendere il quadro narrativo assolutamente attuale. Riguardo il personaggio di David Golder, così come viene rappresentato, non ci sarebbe invece che l’imbarazzo della scelta nel trovarne qualcuno a lui simile, se non addirittura sovrapponibile come immagine, caratteristiche e finalità. 

Chi mi segue o scorre la lista dei libri che ho commentato sinora, non credo ci metta poi molto a scoprire che a scadenza periodica sto ripercorrendo la bibliografia di questa scrittrice, con lo stesso piacere di ritrovare una cara amica dopo un periodo di lontananza, centellinando le sue opere come se si trattasse di degustare, un pò alla volta, una bottiglia di vino pregiato. Un privilegio che purtroppo non durerà ancora a lungo, dato che i romanzi disponibili della Némirovsky non sono di numero illimitato, nonostante gli sforzi della casa editrice Adelphi nel pubblicarne in media uno all’anno, scadenzandoli come se l’autrice fosse ancora in vita e non invece purtroppo una delle tante vittime di Auschwitz nel 1942, prima ancora di compiere quarant’anni. Immaginate quanti splendidi racconti avrebbe ancora potuto scrivere, se l’idiozia di un regime abominevole non l’avesse falciata assieme a tanti altri innocenti.

Non sto a ripetere nei dettagli la triste vicenda personale di questa grande scrittrice, se non la conoscete ancora andate sul web e troverete tutti i particolari, oppure leggete quello che ho scritto al riguardo nei commenti precedenti ai suoi romanzi, fra i quali i più significativi ritengo che siano ‘Suite Francese’, ‘Il Calore Del Sangue’ e ‘I Cani e i Lupi’. ‘David Golder’ stupisce chi è già familiare con lo stile dell’autrice per almeno una ragione in particolare: la sua prosa è di una durezza ed immediatezza inusitata per la Némirovsky ed inizia con una querelle di natura finanziaria che sarebbe più facile associare ad un giallo di uno scrittore come John Grisham, per citare un nome a caso specializzato nel genere, se non fosse che quest’ultimo c’entra proprio nulla con Irène, essendo nato oltre cinquant’anni dopo…(leggi il resto del commento cliccando qui sotto su ’Continua a leggere’)

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27/06/2012 Posted by | 3. LIBRI | , , , , , , , , | Lascia un commento

Libro: ‘L’Eredità Di Eszter’

L’EREDITA’ DI ESZTER

Di Sàndor Màrai

Anno Edizione 2004

Pagine 137

Costo € 8,00

Traduttrice G. Bonetti

Ed. Adelphi (collana ‘Gli Adelphi’)

 

TRAMA: Eszter è una donna di quaranticinque anni che non si è mai sposata, pur avendo avuto più di un pretendente, poichè da oltre venti anni è irrazionalmente innamorata di Lajos, un uomo falso, un filibustiere senza scrupoli, il quale dopo averla illusa ha poi sposato sua sorella Vilma, dalla quale ha avuto due figli. Quando quest’ultima è morta prematuramente, Lajos se n’è andato, non prima di essersi preso gioco un’ultima volta di Eszter restituendole un falso del prezioso anello della sorella che ha venduto nel frattempo. Un improvviso telegramma annuncia il ritorno di Lajos dopo una lunga e silenziosa assenza, apparentemente per regolare le pendenze che aveva lasciato un tempo, ma in realtà per reclamare anche quello (la casa di Eszter) che allora aveva risparmiato. Eszter, pur rendendosi conto che l’atteggiamento di Lajos non è cambiato e nonostante alcuni amici di famiglia si adoperano per metterla in guardia, va comunque incontro al suo destino e ad una resa incondizionata, assecondando le pretese del suo amato, prendendosi pure le colpe per non aver avuto abbastanza coraggio per conquistarlo.

VALUTAZIONE: romanzo breve ma comunque pungente ed esaustivo. Una profonda riflessione sulla dissennata autodistruzione di una donna per causa d’amore. Perfettamente descritto il ritratto dell’avventuriero Lajos, che Màrai Sàndor pone al centro della storia, sviluppata con grande padronanza e vivacità anche dal punto di vista della prosa. Numerose sono infatti le considerazioni dell’io narrante (Eszter) ed i dialoghi spumeggianti, efficaci sia dal punto di vista metaforico che specificatamente riferiti agli eventi narrati.                                                                                                  

Dopo aver letto recentemente ‘22/12/63’ di Stephen King con le sue 800 e rotte pagine, passare a ‘L’Eredità di Eszter’ di Sàndor Màrai, che ne conta solo 137, è stata quasi una passeggiata. Si dirà che un tomo così lungo come l’opera del maestro del brivido possa risultare prolisso, oppure che la brevità di quello dello scrittore magiaro possa essere interpretata come un eccesso di sintesi. Di solito un racconto breve si presume che sia, per quanto piacevole, poco approfondito, ma non c’è una verità assoluta al riguardo. Entrambi questi romanzi insomma sono esemplari nel loro genere e sta semmai alla vena del lettore scegliere, a seconda dei momenti, uno o l’altro, nel senso di racconti lunghi o brevi in generale, se questa può essere una discriminante con qualche valenza logica.

Sàndor Màrai scrive benissimo, su questo non c’è il minimo dubbio, grazie ad una prosa fluente dentro la quale spesso ricorre a considerazioni e similitudini fulminanti ed efficacissime che conquistano immediatamente l’immaginario del lettore. Autore di nascita ungherese, ma di educazione tedesca, nel corso della sua vita ha percorso un lungo tragitto che l’ha portato, per via delle sue idee antifasciste ma allo stesso tempo pure anticomuniste, prima in Germania, poi in Francia, quindi in Svizzera, in Italia ed infine negli Stati Uniti dove morì suicida 1989, dopo aver perso moglie e figlio e conseguentemente la voglia di continuare a vivere in solitudine. Le sue opere sono state riscoperte solo dopo la sua morte, come capita sovente ai migliori e solo da quel momento il suo nome viene accostato ad altri grandi scrittori europei del novecento.

‘L’Eredità di Eszter’, in originale ‘Eszter Hagyatèka’ è stato scritto da Màrai nel 1939, tre anni prima di un’altra opera ritenuta fondamentale della sua bibliografia e cioè ‘Le Braci’. Si tratta di un romanzo narrato in prima persona dalla protagonista,  Eszter appunto, anche se si scopre presto che il fulcro del racconto in realtà è costituito dalla figura di Lajos, un uomo cinico ma di grande personalità ammaliatrice, del quale la donna è inutilmente, perdutamente ed assurdamente innamorata da oltre venti anni. Non è mai nato fra loro un vero e proprio rapporto sentimentale, semmai in più occasioni Eszter ha avuto la riprova di avere a che fare con un uomo inaffidabile, disonesto ed approfittatore nei confronti di tutti, lei compresa quindi. Eppure, anche a distanza di tanti anni ed alcune delusioni patite, lei insiste nel definirlo così: ‘Lajos non era mai stato crudele con me; d’altra parte non si può certo dire che fosse buono nel senso stabilito dai manuali scolastici. Era malvagio? Non ho mai avuto questa sensazione. Mentiva, è vero, ma mentiva come urla il vento, con una specie di forza primordiale, con allegria indomabile…’. Nonostante ciò, Eszter non ha mai voluto legarsi e nessun altro uomo, pur avendo avuto almeno due altri pretendenti che le avrebbero potuto garantire un’esistenza serena e certamente più soddisfacente di quella che ha scelto invece di condurre ed ora che ha quarantacinque anni si sente come chi ha già perso il tram della vita, per così dire, sopraffatta dalla rassegnazione…(leggi il resto del commento cliccando qui sotto su ’Continua a leggere’)

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11/06/2012 Posted by | 3. LIBRI | , , , | Lascia un commento

Libro: ‘Il Mondo Di Sofia’

IL MONDO DI SOFIA

Di Jostein Gaarder

Anno Edizione 1994

Pagine 550

Costo € 19,60

Traduttrice Margherita Podestà Heir

Ed. Longanesi (collana ‘La Gaja Scienza’)

 

TRAMA: Sofia è un’adolescente di 14 anni, uguale a tante altre coetanee. Improvvisamente inizia a ricevere lettere anonime che contengono interrogativi universali come ‘Chi sei tu?’ oppure ‘Da dove viene il mondo?’. Nella cassetta della posta trova inoltre una cartolina spedita da un maggiore dell’ONU in Libano alla figlia Hilde, la quale compirà fra circa un mese 15 anni, guarda caso lo stesso giorno di Sofia. Quest’ultima pensa inizialmente ad uno scherzo ma la frequenza delle lettere ed anche delle cartoline la convincono che qualcuno la sta manovrando. Scopre così che le missive vengono consegnate nottetempo da un cane di nome Hermes e che il mittente è un certo Alberto Knox, un uomo che ha parecchi più anni di lei. Quest’ultimo ha scelto lei evidentemente come allieva di un originale corso a puntate sulla storia della filosofia, partendo dai ‘miti’ dell’antichità per arrivare ai nostri giorni e passando in rassegna tutti i più grandi nomi della storia del pensiero. La stranezza della cosa è però amplificata dal fatto che Sofia si trova al centro di avvenimenti che superano la razionalità, venendo a contatto con personaggi di fantasia come Aladino, Winnie the Pooh e la banda Disney. Mentre la madre di Sofia teme che la figlia sia plagiata da un uomo molto più adulto di lei, la ragazza scopre infine che la realtà e la fantasia si confondono fra loro senza sapere più cosa appartiene all’una o all’altra. Il finale è a sorpresa, come un giallo in piena regola.  

VALUTAZIONE: lo scrittore norvegese Josten Gaarder ha vinto la sua scommessa. Il suo romanzo è ambizioso ma riesce nell’intento di avvicinare il lettore ad un argomento solitamente ostico come la filosofia grazie alla curiosità di una storia molto particolare. Un’opera che rappresenta anche un utile strumento per riordinare le idee sulla sequenza evolutiva del pensiero umano nel corso dei secoli. 

Ho trovato per caso un giorno questo tomo mentre ero in libreria e stavo scorrendo alcuni titoli su di uno scaffale. Devo ammettere che mi ha subito incuriosito l’affermazione per certi versi contraddittoria e posta, come una sorta di sfida, in bella mostra già nella prima di copertina: ‘romanzo sulla storia della filosofia‘. Non si tratta di una novità letteraria ‘Il Mondo Di Sofia’, essendo stato scritto nel 1991, ma l’edizione che ho acquistato, giunta alla decima ristampa, testimonia il successo che ha ottenuto nel frattempo, incluso nel 1995 il Premio Bancarella. Il suo autore, Jostein Gaarder, ha scritto una quindicina di libri, dei quali quello in oggetto è certamente il più noto, tradotto in varie lingue.

Si sa che la filosofia è un argomento che può essere tanto intrigante quanto ostico ai più. Chi l’ha studiata a scuola e non ha avuto la fortuna di avere un insegnante all’altezza nell’incuriosire e coinvolgere i suoi allievi, ha conservato nel tempo un brutto ricordo legato a questa materia, un misto di noia e confusione, sicuramente un tema che in seguito ha scantonato volentieri, poco incline a riprenderlo e tanto meno ad approfondirlo.

Socrate, Platone, Aristotele, Cartesio, Kant, Hegel, Kirkegaard, Marx e via di questo passo. Sono solo alcuni dei nomi più noti fra i filosofi della storia. Eppure spesso il loro pensiero è apparso allo studente come una tediosa sequenza di considerazioni astruse e caotiche, se non addirittura inutili sofismi espressi da chi ha solo del tempo da perdere. Un vero e proprio fardello insomma, da portarsi appresso durante il corso di studi scolastici, all’apparenza estraneo al mondo reale ed alle esigenze concrete quotidiane dell’uomo comune. Jostein Gaarder ha deciso a suo modo di porre rimedio a questo pregiudizio di fondo, inventandosi una sorta di giallo che coinvolge una ragazzina di 14 anni alla quale qualcuno, inizialmente in incognito, pone una serie di domande universali quali: ‘Chi sei tu?’, ‘Da dove viene il mondo?’. Sofia, nel rispondere a questi quesiti che provengono da una fonte ignota, come una specie di gioco o provocazione che dir si voglia (soprattutto dopo aver realizzato che intorno a lei succedono degli strani accadimenti proprio da quando ha iniziato a ricevere questi strani messaggi), si ritrova coinvolta ed incuriosita dentro un percorso di apprendimento che si risolve attraverso l’analisi del pensiero dei maggiori teorici, al quale s’affianca una storia personale che più fantasiosa di così non potrebbe essere (ed il lettore si renderà conto di quanto sia veritiera questa affermazione, quando arriverà alla fine del racconto). L’obiettivo dell’autore è quindi ambizioso: utilizzare l’escamotage di una elaborata vicenda immaginaria per stuzzicare la curiosità del più vasto pubblico possibile intorno allo sviluppo del pensiero umano (i tanti interrogativi che da sempre l’uomo si pone riguardo le sue origini, la vita ed il destino dopo la morte, anche se poi, per la gran parte, sono irrisolti dalla notte dei tempi) grazie ad una storia nella quale il percorso dialettico costruito nel corso dei secoli coincide con il progredire dell’avventura di una ragazza nel più classico stile narrativo di un romanzo, con tanto di sorprese e colpi di scena.

Uno degli aspetti più positivi de ‘Il Mondo Di Sofia’ è proprio legato al fatto che non solo mette ordine nella sequenza dei grandi pensatori della storia, così che ogni lettore possa risolvere l‘eventuale confusione che si è portato dietro nel corso del tempo, ‘poche idee e confuse’ direbbe qualcuno al riguardo, ma offre l’occasione unica di sintetizzare tale successione, dimostrando che il pensiero filosofico dell’uomo, non solo sulle cose ultime della vita, ma anche dal punto di vista etico ed ideologico, ha subito, tanto per cominciare, l’influenza del tempo. Non solo, sviluppando contemporaneamente un filo logico evolutivo in base al quale non è possibile, ad esempio, invertire l’ordine cronologico fra i grandi pensatori, perchè essi sono complementari e conseguenti gli uni agli altri, si capisce come non sia possibile, ad esempio, comprendere appieno la filosofia di Marx senza conoscere prima le considerazioni di Kirkegaard e così via. Non si può insomma parlare del cellulare senza passare prima dal telefono a fili, oppure dell’automobile senza aver inventato in precedenza la carrozza. Sarebbe un pò come entrare in una sala cinematografica negli ultimi dieci minuti di un film e pretendere di capirne lo stesso la trama ed il suo significato…(leggi il resto del commento cliccando qui sotto su ’Continua a leggere’)

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25/05/2012 Posted by | 3. LIBRI | , , , , , | Lascia un commento

Libro: ’22/11/63′

22/11/’63

Di Stephen King

Anno Edizione 2011

Pagine 768

Costo € 23,90

Traduttore Wu Ming I

Ed. Sperling & Kupfler (collana ‘Pandora’)

 

TRAMA: Jack Epping è un insegnante di 35 anni che vive a Lisbon Falls un paesino nello stato del Maine. Il suo amico Al, gestore di una tavola calda che frequenta spesso Jack da quando si è separato dalla moglie Christie, è gravemente malato quando gli rivela che nella dispensa del suo locale c’è un ‘portale’ che conduce indietro nel tempo, direttamente al 9 settembre 1958, dal quale si può però comunque tornare in qualunque momento. Per quanto tempo si rimanga nel passato, al ritorno sarà come se fossero trascorsi solo due minuti dalla partenza. La straordinarietà del luogo e dei suoi effetti è ancora più incredibile se si considerano le possibilità di condizionare e modificare gli eventi trascorsi da quel momento in poi, conoscendoli in anticipo. Al spinge Jack ad adoperarsi per evitare che John Kennedy venga assassinato alla data del titolo, cambiando quindi il corso della storia. Jack, che nell’altro mondo si fa chiamare George, si rende però ben presto conto che la storia stessa non vuole essere cambiata e pone ostacoli di vario genere e crescenti difficoltà per evitarlo. Non solo, altri avvenimenti possono essere modificati nel frattempo, anche di natura personale o comunque meno eclatanti riguardo gli interessi generali. La sua stessa vita sentimentale può sorprendentemente cambiare in modo radicale dopo aver conosciuto una donna eccezionale come Sadie Dunhill della quale Jack/George s’innamora perdutamente.

VALUTAZIONE: mescolando fra loro un avvenimento di grande appeal storico come l’assassinio di John Kennedy e ardite teorie matematiche come quella delle catastrofi e l’effetto farfalla, Stephen King non racconta nulla di nuovo, neppure riguardo i viaggi a ritroso nel tempo, ma realizza un romanzo eccezionalmente intrigante, scorrevole nella lettura, forse un tantino lungo, che si conclude però sorprendentemente, considerando lo stile dell’autore, in una grande storia d’amore.

   

Entrare nella bibliografia di un autore come Stephen King è come accedere per la prima volta al Museo del Louvre o dentro la Cappella Sistina: si prova una diffusa sensazione di rispetto, piacere e soggezione. Basta scorrere la lista delle sue opere (oltre sessanta dal 1974 quando iniziò con ‘Carrie’ per un totale di oltre 500 milioni di copie vendute nel mondo) e quelle trasposte al cinema (quasi tutti i suoi romanzi) per rendersi conto della personalità e del seguito di questo scrittore. Certo, un così alto numero di opere non testimonia da solo la qualità e l’importanza di un nome, ma basta citare qualche titolo a caso per capire immediatamente che non siamo davanti ad un bluff ma ad un autore di altissimo livello che a suo modo ha fatto scuola: ‘Carrie lo Sguardo di Satana’, ‘Shining’, ‘La Zona Morta’, ‘It’, ‘Misery Non Deve Morire’, ‘Il Miglio Verde’ e via di questo passo che registi del calibro di Stanley Kubrick, Brian De Palma, Bob Reiner, George A. Romero, David Cronenberg e John Carpenter hanno poi trasposto al cinema producendo in molti casi dei ‘cult’ che resistono allo scorrere del tempo, così importante concettualmente in quest’ultima storia.

Stephen King si è specializzato nel genere fantasy ed horror, il che ha fatto storcere il naso a parecchi critici inizialmente i quali difatti l’hanno lungamente sottovalutato, sino poi a ricredersi, una volta tanto, per fortuna, quando l’autore è ancora in vita. L’attesa per la pubblicazione dei suoi romanzi è sempre ai vertici per i suoi innumerevoli estimatori ed anche se i risultati non sono sempre omogenei, l’opera omnia di questo scrittore è impressionante. Per quanto mi riguarda ho visto parecchi film tratti dai suoi racconti ma, curiosamente, è la prima volta che leggo un suo romanzo (del quale, manco a dirlo, Jonathan Demme sta girando il film in uscita, pare, a fine 2012 o inizio 2013). Il mio giudizio non può che essere perciò limitato al romanzo in oggetto, lasciando ad altri appassionati ed esperti il compito di ripercorrerne la bibliografia, collocando anche quest’ultima fatica nell’eventuale graduatoria.

La prima cosa che balza all’occhio osservando il tomo sono le dimensioni: 768 pagine che possono scoraggiare più d’uno, commettendo però un banale errore di valutazione, come vedremo in seguito. Nota negativa, il costo: 23,90 euro sono davvero tanti, anche per un autore di grido. La seconda cosa che colpisce immediatamente guardando la cover del libro sono le immagini ed i titoli di repertorio che riguardano, nella prima di copertina, l’assassinio di John Fitzgerald Kennedy, ma ancora più sorprendenti sono quelle che appaiono voltando il volume, in quarta di copertina, nella quale si annuncia allo stesso modo un’evoluzione completamente diversa di quell’attentato.

22/12/63 infatti non è altro che la data nella quale Lee Harvey Oswald ha sparato i colpi di fucile (un Carcano di fabbricazione italiana, acquistato per corrispondenza) che hanno tolto la vita a John Kennedy sprofondando il mondo in un periodo di grandi tensioni, sospetti ed analisi investigative che non hanno mai chiarito del tutto i contorni e neppure la sostanza, neppure a distanza di quasi cinquant’anni. Stephen King nel ripercorrere quei momenti con una sorta di rielaborazione dei fatti e dei personaggi che hanno  portato sino a quella fatidica data, suppone di poter intervenire per cambiarne la conclusione ed il corso della storia seguente…(leggi il resto del commento cliccando qui sotto su ’Continua a leggere’) Continua a leggere

20/04/2012 Posted by | 3. LIBRI | , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Libro: ‘Controllo a Distanza’

CONTROLLO A DISTANZA

Di Andy McNab

Anno Edizione 2011

Pagine 448

Costo € 8,90

Traduttore Stefano Tettamanti

Ed. TEA (collana ‘Teadue’)

 

TRAMA: Nick Stone, ex agente SAS (Special Air Service), viene convocato al quartier generale dell’Intelligence nel Regno Unito. Dopo aver fallito una missione a Gibilterra contro due terroristi dell’IRA viene costretto ad accettare il pedinamento in USA di un altro paio di terroristi irlandesi a caccia di finanziamenti fra gli emigrati sostenitori. Quando è già sbarcato oltreoceano Nick riceve però l’ordine improvviso di tornare indietro lasciando perdere i due uomini. Sorpreso dall’inaspettato cambiamento di programma, telefona per salutare Kev, un vecchio compagno d’avventure nelle forze speciali. Quest’ultimo però lo invita il giorno stesso a recarsi a casa sua per chiedergli consiglio riguardo alcune scottanti informazioni in suo possesso. All’arrivo Nick trova Kev, la moglie Marsha e la figlia piccola Aida massacrati atrocemente. L’unica a salvarsi è l’altra figlia adolescente Kelly che è riuscita a nascondersi per tempo. Nick si prende cura di Kelly la quale è traumatizzata e non è ancora al corrente del destino della sua famiglia. Assieme i due affrontano un lungo viaggio per sfuggire alla caccia degli spietati esecutori, intenzionati a far fuori anche l’ultima testimone ed il suo soccorritore. Nick però è del mestiere, addestrato ad aggirare le trappole ed a reagire al tempo stesso procurandosi le informazioni utili a smascherare i colpevoli ed i loro mandanti. Solo così può sperare di tornare in Inghilterra, evitando di essere accusato ingiustamente a sua volta di essere il responsabile dell’eccidio, avendo lasciato numerose impronte in casa di Kev prima di darsi alla fuga con Kelly la quale si è affezionata a lui nel frattempo.

VALUTAZIONE: una storia tirata come una corda di violino, scritta con cognizione di causa da un esperto, ex appartenente ai Servizi Speciali, che non trascura neppure il minimo particolare. ‘Controllo a distanza’ non concede pause ed inchioda il lettore dalla prima all’ultima pagina. Un racconto che non risparmia anche qualche crudezza lungo il percorso, sempre credibile per gli avvenimenti che narra e per l’ambiente che descrive. Un po’ forte forse per il lettore più sensibile.

Nella mia personalissima carrellata sui più significativi scrittori di romanzi d’avventure contemporanei questa volta mi sono accostato ad Andy McNab. ‘Controllo a Distanza’, pubblicato la prima volta nel 1997 ed edito in più occasioni in seguito, l’ultima delle quali nel 2011, è il primo di una serie di otto episodi (a testimonianza del successo e dell’apprezzamento dei lettori che ha conquistato nel frattempo) che McNab ha dedicato al personaggio di fantasia Nick Stone, un ex comandante dello Special Air Service, come cita direttamente la prima di copertina.

In un ipotetico diagramma sui più noti scrittori del genere al quale appartiene anche Andy McNab, quest’ultimo occupa però una casella a parte. Solo impropriamente infatti può essere accostato ad autori come Steve Berry, James Rollins, Clive Cussler, Marco Buticchi e già che ci siamo aggiungiamo pure Dan Brown. Questo gruppo, pur con i dovuti distinguo sui temi, le prospettive e gli stili, è specializzato in racconti di matrice storica, di particolare appeal nell’immaginario del lettore, che si ripercuotono poi su persone e vicende dei giorni nostri e per i quali la fantasia, pur appoggiandosi ad avvenimenti concretamente avvenuti o misteri ancora da chiarire, ha comunque un ruolo fondamentale. McNab racconta invece storie calate interamente su fatti contemporanei che ha vissuto di persona o comunque ad essi riconducibili, per i quali la credibilità, anche dei particolari, è un dato fondamentale.

Andy McNab è lo pseudonimo dietro il quale si nasconde un ex agente 007, per semplificare, il quale ha partecipato ad alcune rischiose missioni, inclusa una in Iraq nel 1990, in occasione della guerra in Kuwait, durante la quale venne fatto prigioniero e persino torturato. Fu rilasciato solo dopo la sconfitta irachena. Egli uscì poi dai servizi segreti inglesi nel 1993 quando iniziò a scrivere romanzi nei quali racconta le sue esperienze militari (con non poco disappunto da parte dei suoi ex datori di lavoro), specializzandosi poi nel genere reparti speciali, con un filone in particolare legato alla figura di Nick Stone, della cui serie, come si diceva, ‘Controllo a Distanza’ è il primo episodio.

Caratterizzato da uno stile asciutto, realistico, preciso sin nei minimi dettagli, come deve essere d’altronde chi è stato addestrato sul serio e necessariamente per il delicato mestiere che ha svolto per alcuni anni, questo romanzo di  Andy McNab, decisamente scorrevole e trascinante, è stato per me una sorpresa. Temevo un’opera di pura azione, caratterizzata da una spiccata impronta tecnica, considerando appunto la provenienza dell’autore, quindi rivolta ad un target di lettori ben definito, un po’ ‘muscolare’ per intenderci e poco propenso ad orpelli, divagazioni ed approfondimenti psicologici e caratteriali. Invece ‘Controllo a Distanza’ si legge, o per meglio dire, si divora senza la minima difficoltà e, aldilà delle implicazioni da ‘spy story’ o politico-militari che propone, c’è la vicenda umana ed affettiva che coinvolge Nick e Kelly in primo piano, che non scade mai nel patetico o nel facile sentimentalismo…(leggi il resto del commento cliccando qui sotto su ’Continua a leggere’) Continua a leggere

16/03/2012 Posted by | 3. LIBRI | , , , , , , , , | Lascia un commento

Libro: ‘Il Tesoro Di Gengis Khan’

IL TESORO DI GENGIS KHAN

Di Clive e Dirk Cussler

Anno Edizione 2009

Pagine 533

Costo € 8,90

Traduttrice Paola Mirizzi Zoppi

Ed. TEA (collana ‘Teadue’)

 

TRAMA:  Dirk Pitt ed il suo compagno d’avventure Al Giordino sono imbarcati su una nave nel lago Baikal, nella Siberia meridionale, per una missione di ricerca congiunta fra USA e Russia, quando si verifica un terremoto che provoca uno tsunami. Grazie al loro tempestivo intervento riescono a salvare i componenti una nave di rilevazioni petrolifere poco distante. La mattina dopo però scoprono che qualcuno ha sabotato la loro nave e l’equipaggio soccorso, due uomini e due donne, è stato rapito. Le tracce conducono in Mongolia sino ad un potente ed ambiguo personaggio di nome Borjin che è in possesso di un’arma micidiale con la quale riesce a far apparire come disastri naturali alcuni atti terroristici nelle località dove risiedono i più importanti terminal petroliferi del mondo. Il suo obiettivo è quello di provocare una crisi petrolifera globale allo scopo di diventare monopolista del mercato, avendo scoperto nel frattempo un grande giacimento in una regione contesa della Cina al confine con la Mongolia. Dirk Pitt ed Al Giardino devono sventare la minaccia, in un’area geografica dominata un tempo dal famoso condottiero Gengis Khan con il suo leggendario tesoro di Xanadu mai ritrovato. Borjin ha infatti avuto dal padre a suo tempo preziose informazioni riguardo la tomba ed i favolosi manufatti e preziosi in essa contenuti. Dai mari intorno alle isole Hawaii, alle montagne che delimitano il lago Baikal, sino al deserto del Gobi, i nostri eroi diventano protagonisti di una storia senza respiro.    

VALUTAZIONE: grazie ad un modello collaudato che parte da un evento storico più o meno lontano nel tempo per arrivare sino ai nostri giorni, Clive Cussler ha scritto un altro romanzo della serie di successo che vede protagonisti Dirk Pitt e Al Giordino e nel quale non c’è praticamente un solo momento di pausa. Grazie ad un’azione incalzante e continui colpi di scena fra suggestivi scenari naturali, il racconto scorre velocemente e piacevolmente. L’unica avvertenza è quella di non stare troppo a sottilizzare sui particolari e la spropositata fortuna dei protagonisti nel riuscire a cavarsela sempre, anche quando sembra logicamente impossibile.

Clive Cussler appartiene alla schiera degli scrittori di romanzi d’avventura che è stata capace di conquistare nel tempo un folto numero di fedeli lettori. Ex aviatore nella guerra in Corea, in seguito pubblicitario, quindi ghostwriter, infine ricercatore di relitti storici, Cussler può essere accostato per lo stile e le tematiche d’impronta avventurosa ad autori come Steve Berry, James Rollins ed il nostro Marco Buticchi, tanto per fare qualche nome illustre.

‘Il Tesoro di Gengis Khan’ è il terz’ultimo di una ventina di racconti scritti da Cussler incentrati sul personaggio di Dirk Pitt, una sorta di James Bond, che lavora per la NUMA (National Underwater and Marine Agency), un’organizzazione no-profit che si occupa del recupero dei relitti marini d’interesse storico. Cussler non nasconde di riconoscere come proprie alcune peculiarità del suo personaggio più noto, il cui nome di battesimo è lo stesso del figlio, coautore di quest’opera.

Lo schema utilizzato dallo scrittore americano, nato nel 1931 ad Alhambra in California, è semplice ed ampiamente sperimentato: lo spunto parte da un evento enigmatico avvenuto nel passato e che quindi, per ragioni particolari, ha lasciato un alone di mistero irrisolto, per arrivare più o meno ai giorni nostri quando lo stesso torna improvvisamente alla ribalta scatenando intrighi singolari ed avventurosi. Qualcuno, per caso o a seguito di circostanze curiose, viene coinvolto in avvenimenti che riportano a quegli eventi storici e nella classica separazione fra buoni e cattivi c’è chi cerca di sfruttare i vantaggi derivanti in maniera proditoria, arrivista ed a fini di potere (in alcuni casi addirittura con implicazioni di natura globale per l’umanità intera), affrontati eroicamente e coraggiosamente da altri che invece si prodigano per evitare che trionfi il male. Caso vuole che i ‘buoni’ siano personaggi come Dirk Pitt, il quale si trova sempre nel punto e nel momento giusto per intervenire e risolvere anche le questioni più spinose ed eclatanti.

Si tratta naturalmente di letteratura d’intrattenimento, da sdraio ed ombrellone in completo relax, ma con almeno due o tre pregi apprezzabili. Il primo è che mediamente si tratta di racconti molto piacevoli alla lettura: briosi, veloci ed efficaci dal punto di vista emotivo e della costruzione narrativa, privi di violenza brutale. Il secondo è che si svolgono generalmente nei posti e nei territori più affascinanti della terra, quei luoghi nei quali ognuno sogna prima o poi di poter fare un viaggio pur non trovandone mai l’opportunità, il coraggio ed i mezzi. Il terzo è che narrando quasi sempre avventure di fantasia che si appoggiano su eventi e figure storiche che colpiscono facilmente l’immaginario, a loro volta caratterizzate da enigmi più o meno irrisolti, tesori presunti mai ritrovati, in qualche modo spingono il lettore più attento e curioso a documentarsi per suo conto, al di fuori della vicenda supposta dall’autore, riguardo argomenti altrimenti dimenticati o trascurati, ricavandone nella peggiore delle ipotesi qualche notazione di tipo culturale, seppure indiretta e limitata…(leggi il resto del commento cliccando qui sotto su ’Continua a leggere’)

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02/03/2012 Posted by | 3. LIBRI | , , , , , , | Lascia un commento

Libro: ‘Aiuto Vampiro’

AIUTO VAMPIRO

Di Darren Shan

Anno Edizione 2010

Pagine 535

Costo € 20,00

Traduttrice Giuseppina Conti

Ed. Mondadori (collana ‘I Grandi’)

 

TRAMA: Darren Shan è uno studente adolescente qualsiasi con i problemi e gli atteggiamenti tipici della sua età, appassionato di ragni. Il suo amico e compagno di scuola Steve trova uno strano volantino che pubblicizza il ‘Circo degli Orrori’, uno spettacolo di mostri per persone non impressionabili che si svolge in un vecchio teatro abbandonato. La tentazione è troppo forte ed i due ragazzi riescono a trovare i soldi per pagare il biglietto ed assistere allo show, che in effetti è straordinario grazie ad alcuni interpreti unici. Steve resta talmente colpito che decide di trattenersi alla fine dello spettacolo dicendo a Shan di tornare a casa da solo. Quest’ultimo però si nasconde dentro il teatro ed assiste di nascosto al colloquio fra Steve e Mister Crepsley, il quale in realtà è un vampiro. Steve vorrebbe essere trasformato per unirsi al circo ma il suo sangue rivela un animo malvagio, quindi viene respinto da Crepsley. Darren scopre nei bassifondi del teatro il posto dove dormono i protagonisti dello strabiliante spettacolo e ruba la gabbia che contiene un temibile ed enorme ragno che esegue i comandi con il pensiero. Il ragazzo nasconde l’aracnide dentro l’armadio della sua camera e dopo qualche giorno lo mostra a Steve. A causa di un imprevisto, quest’ultimo però viene aggredito e morso dal ragno, finendo in coma all’ospedale. Darren è assalito dai rimorsi, anche se i medici, ipotizzando un malore di origine naturale, non hanno ancora capito la vera causa dell’incidente e le responsabilità del ragazzo per quanto è accaduto. Accecato dall’ira, Darren scaraventa gabbia e ragno fuori dalla finestra dove lesto a raccoglierli però c’è Crepsley. Il giovane allora la sera successiva torna al teatro ed incontra il vampiro che gli propone uno scambio: l’antidoto per salvare la vita di Steve, se Darren accetta di diventare a sua volta un mezzo vampiro al suo servizio. Cedendo generosamente al ricatto per salvare l’amico, Darren inizia così una nuova esistenza fra i rimpianti per quella pur breve vissuta sin lì da umano ed una nuova dimensione nella quale viene catapultato, dove incontra alcune figure terrificanti ed altre invece inaspettatamente affascinanti e persino affettuose.       

VALUTAZIONE: nella valanga di storie sui vampiri che affollano le librerie a seguito del successo della saga ‘Twilight’, questo romanzo destinato ai ragazzi si distingue per la fantasia, la freschezza narrativa e l’originalità. Il meglio però l’autore lo esprime nella prima delle tre parti che compongono la storia, resa frizzante e densa di spunti da una fervida fantasia. In seguito subentra invece qualche momento di stanca ed una vicenda più di maniera che allude chiaramente ad un secondo episodio.

‘Aiuto Vampiro’ è un romanzo scritto nel 2005 dall’oramai ventenne Darrel Shan, destinato a lettori coetanei o anche più giovani, che non sfigura però nemmeno di fronte ad un pubblico più adulto, una volta che sia chiara, appunto, la ‘destinazione d’uso’. L’autore, come recita la terza di copertina, è nato a Londra in una data palindroma (ovvero si può leggere in maniera analoga da sinistra a destra e viceversa), cioè il 2-7-72. Una curiosità che aggiunge un pizzico di esoterismo alla sua lusinghiera prova d’esordio.

Il genere vampiresco ha una lunga ed illustre storia letteraria. Chi non ha mai sentito perlomeno nominare, ad esempio, ‘Dracula’ di Bram Stoker? Dopo alcuni anni di decadenza, recentemente il filone ha ripreso fiato grazie all’esplosiva saga (in termini di successo) ‘Twilight’ di Stephenie Meyer. Entrando in libreria si può tuttora notare una lunga fila di emuli i quali, approfittando dell’interesse multimediale suscitato dalla storia romantica del vampiro Edward e l’umana Bella, si sono inseriti in questo trend con cloni di ogni tipo, arrivando persino a parafrasare, almeno nel titolo, opere di tutt’altra natura, come ad esempio ‘Promessi Vampiri’ di Beth Fantaskey.

‘Aiuto Vampiro’ ha beneficiato indubbiamente del ritrovato interesse per questo affascinante e sinistro genere, ma si discosta nettamente dal marcato romanticismo della gran parte delle opere pubblicate nel frattempo per indirizzarsi, pur con uno stile chiaramente rivolto al target di età che si diceva in precedenza, verso un punto di vista manifestamente allegorico riguardo le angosce adolescenziali in primis, ma non solo, distaccandosi perciò dall’iconografia cui i classici e numerosi film ad essi ispirati ci hanno abituati.

Se John Lindqvist in ‘Lasciami Entrare’ affronta un contesto che presenta alcune analogie con ‘Aiuto Vampiro’ da un’ottica altrettanto fuori dall’ordinario, raccontando di una bambina vampiro che suscita immediatamente pietà e tenerezza per la sua diversità, ma anche pari repulsione ed orrore avendo comunque la necessità di nutrirsi di sangue umano, anche Darren Shan racconta una storia nella quale i vampiri vivono un’esistenza parallela al mondo degli umani fra acuti contrasti di natura e comportamento…(leggi il resto del commento cliccando qui sotto su ’Continua a leggere’)

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05/02/2012 Posted by | 3. LIBRI | , , , | Lascia un commento

Libro: ‘Il Club Degli Incorreggibili Ottimisti’

IL CLUB DEGLI INCORREGGIBILI OTTIMISTI

Di Jean-Michel Guenassia

Anno Edizione 2010

Pagine 701

Costo € 18,60

Traduttore Francesco Bruno

Editore Salani

 

TRAMA: Michel è un adolescente figlio di immigrati italiani, divoratore di libri classici ed appassionato di calcio balilla. La sua famiglia è divisa fra due opposte fazioni e stili di vita: i Marini ed i Delaunay. Siamo a Parigi nel 1959. La Francia è impegnata nella controversa guerra indipendentista d’Algeria e nell’Europa dell’Est l’URSS ha da poco soffocato brutalmente la rivolta in Ungheria. Un gruppo di esuli dell’impero sovietico si è rifugiato nella capitale francese e si ritrova nel retro di un bistrò dove giocano a scacchi, discutono e si raccontano barzellette su Stalin. Essi si dichiarano il ‘club degli incorreggibili ottimisti’ perché credono ancora nel comunismo come ideologia seppure hanno pagato in prima persona le criminose storture derivanti dalla deriva dittatoriale sovietica. Michel scopre per caso questo curioso ed eterogeneo gruppo di persone, di varia umanità ed estrazione, sostenuto generosamente da noti personaggi del mondo culturale francese come Sartre e Kessel. La presenza di Michel nel club viene accolta con simpatia, nonostante la sua giovane età.  Egli viene così a conoscenza delle storie drammatiche di questi personaggi atipici,  racconti che si rivelano straordinarie e contradditorie esperienze di vita, con un crudele segreto da svelare per una questione rimasta drammaticamente aperta.

VALUTAZIONE: settecento pagine che scorrono con sorprendente facilità grazie alla prosa mirabilmente sciolta ed affabile di Guenassia. La sua capacità narrativa si esalta nel cucire armoniosamente alcuni personaggi di fantasia con una descrizione di stampo sociologico della Francia fine anni ’50 (divisa fra boom economico e guerra d’Algeria) e le ripercusisoni della dittatura sovietica e staliniana in particolare sugli esuli che sono riusciti a rifugiarsi a Parigi  

Guardando la prima di copertina e quel gruppo di uomini impegnati in una piacevole conversazione vien subito da pensare ad un racconto leggero che potrebbe riguardare, appunto, alcuni incorreggibili ottimisti, allegramente riuniti. In realtà ciò che si cela dietro quell’immagine accattivante e serena è ben diverso rispetto alle apparenze, ma lo si capisce solo inoltrandosi nella lettura di questo splendido romanzo dell’esordiente scrittore francese Jean-Michel Guenassia.

Già dopo le prime pagine infatti s’intuisce che gli argomenti trattati non solo sono molteplici, ma alcuni anche maledettamente seri, per non dire drammatici. La fluidità e la chiarezza espositiva dell’autore riescono però nell’intento di rendere semplice il ruolo del lettore che si ritrova a calarsi dentro vicende decisamente diverse per i contenuti, ma sviluppate con sorprendente lucidità, ideali come si dice in questi casi per unire l’utile al dilettevole.

Il club degli incorreggibili ottimisti è una definizione condivisa da un gruppo di esuli della dittatura sovietica, poco dopo l’uscita di scena di Stalin, quando il clima di terrore nell’oramai disciolta galassia comunista era così diffuso ed incontrollato a quel tempo che il semplice dubbio nei confronti di qualcuno corrispondeva già ad una sentenza di condanna. Se andava bene, si fa per dire, il colpevole finiva a marcire in qualche gulag sperduto della Siberia, altrimenti veniva brutalmente e velocemente eliminato. I suoi familiari dovevano rinnegarlo, se volevano sopravvivere, le sue foto venivano bruciate e laddove il colpevole appariva assieme ad altre persone, un team specializzato della polizia di stato, l’MVD, si occupava di farlo sparire, con un‘efficienza tale da fare invidia ai software di fotoritocco più in voga oggi. Insomma non doveva più restare traccia di colui o colei che innescava in qualche modo il più piccolo sospetto di tradimento. Alternative? Scappare immediatamente all’estero per chi riusciva ad avere le informazioni utili poco prima dell’arresto ed aveva la fortuna di non vivere troppo distante dal confine con la Finlandia, dove spesso lo aspettava un viaggio comunque pieno d’insidie, anche di tipo logistico. Conseguenze? Abbandonare tutto e dimenticare, per quanto fosse possibile, moglie, figli, parenti, amici, sapendo già in anticipo di non avere alcuna possibilità di incontrarli nuovamente in seguito. Conclusione? Ritrovarsi a vivere in occidente, nel nostro caso a Parigi, arrangiandosi alla bell’e meglio con qualche lavoretto improvvisato, rinunciando a qualsiasi qualifica e status sociale acquisiti nella vita precedente, inevitabilmente non riconosciuti dal paese ospitante, anche se l’esperienza e la capacità dimostrate in certi casi dimostrano ampiamente le dichiarate e supposte competenze…(leggi il resto del commento cliccando qui sotto su ’Continua a leggere’)

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19/01/2012 Posted by | 3. LIBRI | , , , , , | Lascia un commento