Libro e Film: ‘Colazione da Tiffany’

COLAZIONE DA TIFFANY

Di Truman Capote

Anno Edizione 1959

Pagine 199

Costo € 8,42

Ed. Garzanti (collana ‘Libri Vintage’)

TRAMA: Lo scrittore Paul Varjak, prendendo a pretesto la foto scattata in Africa di un viso scolpito su legno che sembra la copia esatta del ritratto di Holly Golightly, sua particolarissima vicina di casa, ne racconta la storia. Holly abitava l’appartamento sotto il suo. Era molto giovane, sulla cassetta della posta aveva scritto ‘in transito’ ma era molto sicura di sé, seppure soltanto dentro la gioielleria Tiffany si sentiva veramente in pace con se stessa. Nel frattempo conduceva una vita equivoca nei locali notturni di New York dove frequentava uomini molto più anziani, ma anche benestanti, che la mantenevano. Esclusa la camera da letto, il suo appartamento, che condivideva con un gatto rosso senza nome, era disseminato di scatoloni, come se fosse sul punto di trasferirsi altrove. Holly rientrava sempre a notte fonda ed incurante delle chiavi del portone, suonava all’inquilino del terzo piano, un fotografo di origine giapponese, il quale ovviamente reagiva protestando, ma lei lo chetava promettendogli di ricambiare il disturbo facendosi scattare alcune foto, che lui ambiva da tempo. Tutti i giovedì si recava a Sing Sing per trovare un vecchio mafioso, Sally Tomato, del quale si era fatta passare per nipote e che tramite il suo avvocato le passava ogni volta un centone in cambio di alcune sibilline previsioni sul tempo. Una notte aveva suonato a Paul e da allora erano diventati confidenti, specie dopo quella volta che Holly, passando dalle scale di sicurezza, si era introdotta nel suo appartamento, svegliandolo di soprassalto, per sfuggire ad un amante ubriaco con il quale era rientrata a casa. La loro amicizia, priva d’implicazioni sessuali, s’alimentava di reciproche confidenze, complicità ed anche di alti e bassi. Lei lo chiamava come il fratello Fred, al quale Paul somigliava e che era stato chiamato nell’esercito per assolvere gli obblighi di leva. Sinché un giorno, un uomo piuttosto avanti con l’età si era presentato a Paul dopo averlo pedinato, identificandosi come il veterinario Doc Colightly, marito di Holly, dal quale lei era fuggita e che anni addietro l’aveva adottata assieme al fratello Fred. I due giovani avevano perso i genitori ed erano stati affidati dai servizi sociali ad una famiglia dalla quale erano fuggiti a causa dei maltrattamenti subiti. Doc aveva cercato invano di convincere Holly a tornare a casa con lui. Lei però aveva altri obiettivi e dopo una fallita relazione con il miliardario Rusty Tawler, anche i rapporti con Paul avevano subito una rottura a seguito di un litigio. La notizia della morte di Fred in un malaugurato incidente aveva sconvolto Holly e Paul si era riavvicinato a lei per consolarla. La ragazza in seguito si era legata ad un ricco diplomatico brasiliano dal quale era rimasta incinta e contava di trasferirsi in Brasile per sposarlo. Il giorno del compleanno di Paul, lei lo aveva invitato ad una cavalcata in Central Park ma per salvarlo dal cavallo, che era stato imbizzarrito da alcuni maldestri ragazzini, Holly aveva perso il bambino. Al ritorno dall’ospedale però era stata arrestata dalla polizia, la quale aveva scoperto che Tomato dal carcere riusciva comunque a gestire i suoi traffici, grazie proprio a quei messaggi in codice sulle previsioni del tempo che passava a Holly. Il diplomatico brasiliano per evitare pubblicità negativa aveva rotto immediatamente con lei, ma nonostante ciò era intenzionata ad andare ugualmente in Brasile per cambiare vita. Paul era riuscito a farla liberare dietro cauzione, pagata da un facoltoso uomo d’affari con il quale la ragazza aveva avuto dei trascorsi e che le era rimasta simpatica. Paul aveva quindi cercato di dissuaderla dal fuggire per evitare guai peggiori con la giustizia. Mentre la stava accompagnando in taxi all’aeroporto sotto una fitta pioggia, Holly aveva fatto fermare l’auto e scendendo aveva abbandonato il gatto, al quale era legata da tempo, in una via di periferia, lasciandolo fradicio ma soprattutto libero, a suo dire, così come si era sempre sentita anche lei.

COLAZIONE DA TIFFANY

Titolo Originale: Breakfast at Tiffany’s

 Nazione: Italia

Anno:  1961

Genere: Commedia

Durata: 115’ Regia: Blake Edwards

Cast: Audrey Hepburn (Holly Golightly), George Peppard (Paul Varjak), Martin Balsam (O.J. Berman), Patricia Neal (Liz Failenson), Buddy Ebsen (‘Doc’ Golightly), Mickey Rooney (Sig. Yunioshi), Dorothy Whitney (Mag Wildwood), José Luis de Vilallonga (José De Silva), Stanley Adams (Rusty Trawler), John McGiver (commesso di Tiffany), Alan Reed (Sally Tomato), Claude Stroud (Sid Arbuck), Robert Patten (Sig. O’Shaughnessy)

TRAMA: La trama del film si differenzia nei fatti dal romanzo per alcune sequenze e particolari che però non sono di poco conto. Fra i più significativi, la figura del barista John Bell, innamorato segretamente di Holly e grazie al quale comincia il romanzo, nel film è quasi del tutto ignorata. Paul è uno scrittore che non ha mai combinato nulla di buono: ha scritto un solo libro, che non ha letto quasi nessuno e si fa mantenere da un’amante sposata che lascia soltanto quando s’innamora di Holly. Paul, dopo aver lasciato l’amante, essendo innamorato di Holly, la cerca a casa e per strada, confondendola con altre donne, sinché la trova per caso in biblioteca, ma il suo entusiasmo viene soffocato da Holly che lo bistratta sinché Paul la lascia dopo una scenata. La sequenza dentro Tiffany con il simpatico e pazientissimo commesso, nel romanzo non esiste e neppure la cavalcata a Central Park, anche perché Holly non aspetta alcun figlio dal diplomatico brasiliano. Il finale poi è completamente diverso nel film: il gatto abbandonato da Holly viene in questo caso recuperato da lei medesima che, pentita, torna a riprenderlo poco dopo ed infine si abbandona nelle braccia di Paul in un classico lieto fine che nel libro di Truman Capote non c’è. 

VALUTAZIONE: Due modi diversi di raccontare una storia non solo per quanto riguarda il finale, ma anche nella caratterizzazione dei protagonisti, che nella versione cinematografica sono decisamente edulcorati rispetto al romanzo di Truman Capote. Il libro infatti racconta una storia piuttosto trasgressiva rispetto alla consuetudine del tempo mentre il film ne sorvola gli aspetti più provocatori. L’interpretazione di Audrey Hepburn ha contribuito non poco al successo della pellicola che è considerata fra i ‘cult’ del genere di appartenenza.

…È stato questo lo sbaglio di Doc. Si portava sempre a casa qualche bestiola selvatica. Un falco con un’ala spezzata. E una volta un gatto selvatico adulto con una zampa rotta. Ma non si può dare il proprio cuore a una creatura selvatica; più le si vuol bene più forte diventa. Finché diventa abbastanza forte da scappare nei boschi. O da volare su un albero. Poi su un albero più alto. Poi in cielo. E sarà questa la vostra fine, signor Bell, se vi concederete il lusso di amare una creatura selvatica. Finirete per guardare il cielo…‘.

Colazione da Tiffany 30Doc è una figura piuttosto controversa che appare sia nel libro che nel film (a proposito, il colore alternato del testo è voluto, essendo una recensione riferita contemporaneamente ad un film ed un libro). E’ il marito di Holly e su ciò non ci sarebbe nulla di strano, se non si guarda alle rispettive età ed alle vicende che hanno portato alle nozze, così come sul fatto che va a cercarla a New York, dopo un po’ di tempo che lei se n’è andata da casa senza più tornare, per lui senza ragione.

Colazione da Tiffany 14Mentre Holly (che Doc chiama con il suo vero nome di Lula Mae) nel romanzo spiega il suo comportamento a John Bell, un personaggio che nel film non c’è, in quest’ultimo rivolge la stessa frase qui sopra riportata direttamente a Doc: una metafora rivolta a se stessa ed alla sua natura di ‘bestiola selvatica‘.

Colazione da Tiffany 10Non sembra quindi che dietro la sua decisione di andarsene di casa ci fosse una condizione di maltrattamento, d’indigenza o di conflitto, anche perché Doc, il quale era rimasto vedovo ed aveva già quattro figli suoi, si era lasciato commuovere dai due bambini spauriti e deperiti che aveva trovato affamati a rubacchiare qualcosa da mangiare nella fattoria di sua proprietà ed aveva adottato sia Holly che il fratello Fred, trattandoli in seguito come se fossero figli suoi. Quando Holly aveva compiuto quindici anni però, Doc le aveva chiesto se accettasse di sposarlo e lei l’aveva fatto (‘…ci sposeremo naturalmente…  non sono mai stata sposata prima!…) come se fosse una cosa naturale sulla quale non valeva neppure la pena di riflettere più di tanto.

Colazione da Tiffany 40Ciò nonostante, si trattava pur sempre di un matrimonio fra un uomo decisamente maturo ed una minorenne che oltretutto dal punto di vista figurativo, se non geneticamente in questo caso, si potrebbe addirittura configurare come una sorta d’incesto. Ricordiamoci sempre, a tal proposito, che stiamo parlando di un film del 1961 tratto da un romanzo scritto soltanto due anni prima, quando certi temi di costume e di morale, specie al cinema, non erano così facilmente trattabili. Soprattutto se la produzione, come in questo caso, puntava a realizzare un film di largo consenso popolare, come in effetti poi è avvenuto.

Colazione da Tiffany 27La questione etica e sessuale in quest’opera è quindi molto presente, anche se la trasposizione cinematografica di Blake Edwards tende opportunamente a stemperarla per non urtare, appunto, la sensibilità del gran pubblico benpensante. Che difatti l’ha accettata senza creare attorno ad essa ed in alcun modo uno scandalo, decretandone al contrario un successo strepitoso. Nel 2012 l’opera è stata aggiunta al National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti d’America, un riconoscimento riservato solo a quelle destinate ad essere considerate, o che sono già diventate, dei ‘cult‘…(leggi il resto del commento cliccando qui sotto su ’Continua a leggere’)Continua a leggere…

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Libro: ‘Maccaia – Una Settimana Con Bacci Pagano’

MACCAIA – UNA SETTIMANA CON BACCI PAGANO

Di Bruno Morchio

Anno Edizione 2005

Pagine 240

Costo € 8,42

Ed. Frilli (collana ‘Tascabili Noir)

TRAMA: Genova, un anziano usurario di nome Giacomino Terenzi è morto, azzannato alla gola niente meno che da un lupo mentre si trovava intorno alla mezzanotte, inspiegabilmente, nel parco del Peralto. Bacci Pagano è uno stimato investigatore privato, un uomo maturo al quale piace mangiare e bere bene, oltreché un impenitente ‘tombeur de femme’. Lo sa anche la dottoressa Mara Sabelli che ogni tanto ci finisce a letto, per poi pentirsene subito dopo. Bacci è anche amico del commissario Pertusiello con il quale, specie accompagnando la conversazione con un piatto di stoccafisso da lui stesso preparato come si deve e da un buon vino, ottiene preziose informazioni. Bacci Pagano è separato da parecchi anni, da quando la moglie non l’ha retto più e se n’è andata con la loro unica figlia che ora sta per diventare maggiorenne, ma del padre non vuole proprio più saperne. Da tempo a sistemare le faccende domestiche a casa di Bacci ci va l’immigrata Zainab, una donna discreta con un figlio, Essam, che ha avuto dal marito deceduto quando erano ancora in Africa. Bacci si è affezionato ad entrambi, particolarmente ad Essam che è un ragazzo sveglio e nonostante sia solito frequentare molti suoi connazionali che vivono di espedienti o fuori dalla legalità, è sempre stato attento a non mettersi nei guai. La CarPol Assicurazioni, nella figura del presidente Augusto Caviglia, offre una ricca parcella a Bacci Pagano perché indaghi su Julia Rodriguez Amanzàr, moglie di Terenzi, una panamense molto più giovane di lui che si è data alla bella vita, amante incluso e che dovrebbe ereditare un milione di euro dall’assicurazione sulla vita che aveva sottoscritto la vittima dopo il matrimonio. Caviglia, per non dover sborsare quella somma, chiede a Bacci Pagano di indagare per dimostrare che dietro quell’omicidio ci sono proprio quei due. Facile immaginare che la verità è di tutt’altra natura.  

VALUTAZIONE: un racconto che si svolge a Genova, fra i suoi carruggi, i meandri e le contraddizioni di una città complessa che Morchio descrive con passione, anche grazie ad alcuni espressivi termini dialettali. Il suo stile è elegante, a volte minuzioso, spesso genialmente metaforico ma poi sa anche puntare al sodo nel dipanare la matassa narrativa di un tortuoso giallo investigativo che vede il suo alter ego Bacci Pagano impegnato nel secondo dei numerosi romanzi dei quali è il protagonista.

Non so nelle altre nazioni ma è curioso come in Italia i dialetti siano così differenti fra loro, anche quando la distanza fra due luoghi è limitata. Il dialetto genovese, ad esempio, ha solo qualche vaga similitudine con quello spezzino ed in fondo sempre di Liguria si tratta. Questione forse di influenze storiche, di dominazioni, di contrapposizioni vissute in un lontano passato e forse mai completamente superate.

Maccaia 16Colpisce ancora di più il fatto che nella stessa provincia di La Spezia il dialetto di Lerici, mio paese natio, come sa chi mi segue in questo blog o mi conosce personalmente, è simile ma al tempo stesso anche diverso da quello della frazione di San Terenzo, che è posta quasi di fronte e dalla quale dista solo un chilometro e mezzo. Con ciò voglio dire che anche per me è stato molto utile il glossario pubblicato alla fine del romanzo di Bruno Morchio dove sono riportati i termini dialettali che lo scrittore ha seminato qua e là nel corso del suo racconto, molto spesso tanto indispensabili quanto pittoreschi (un termine usato spesso, in senso ironico, da un noto personaggio interpretato da Enrico Montesano) per comprenderne appieno il senso.

Maccaia 01Si può aggiungere che molte di quelle parole non trovano una diretta corrispondenza nella lingua italiana. Un esempio? ‘Manimàn‘ che l’autore stesso afferma che si può tradurre in ‘non si sa mai‘, quindi non riconducibile ad una singola parola, definisce al tempo stesso, secondo Morchio, ‘…l’atteggiamento dei genovesi verso il mondo e la vita. Non ti sbilanciare, non aprirti troppo, non rischiare…‘.

Maccaia 12Oppure ‘Maccaia‘ che dà il titolo a questo suo romanzo, la cui origine etimologica non è neppure chiara (forse dal latino ‘malacia=bonaccia’) e vuole significare la congiunzione meteo che si verifica quando il vento di scirocco si unisce ad un alto tasso di umidità e ad un cielo nuvoloso. Il risultato è una sensazione oppressiva esteriore che si riflette spesso anche interiormente in maniera sgradevole, nota ai genovesi ma non soltanto a loro evidentemente. Al tempo stesso, l’autore ne fornisce anche un’altra interpretazione ‘…quell’aria sospesa, dove tutto può accadere e niente mai accade, per noi genovesi ha un nome preciso, la maccaia…‘.

Maccaia 08Comunque se qualcuno in base a quanto detto sinora supponesse che Bruno Morchio ha scritto questo suo romanzo con uno stile a ricalco di Andrea Camilleri, il quale invece usa in molti suoi racconti e molto più diffusamente un misto di italiano e siciliano, si tranquillizzi, non tema, oppure al contrario se ne dolga (scelga il lettore quale delle tre espressioni preferisce), perché di questi termini ce ne sono un numero esiguo, tutto sommato. Semmai rappresentano una nota di colore in omaggio ed in aggiunta alla dichiarata ed inseparabile appartenenza dello scrittore alla città di Genova che egli descrive sia nelle sue atmosfere più affascinanti, come in certi giornate di sole e tramonti, che negli aspetti più caratteristici ma anche per ciò contraddittori: ‘…mi chiamo Pagano. Bacci Pagano. E la mia storia è tutta in questo cognome. Un cognome che puzza di fabbriche, di porto e di Genova…‘.

Maccaia 06Una nota particolare, che balza immediatamente all’occhio del lettore comunque, è lo stile della prosa di Bruno Morchio, che si è laureato in Lettere Moderne, ma oltreché scrittore è anche psicologo e psicoterapeuta. La sua capacità di esprimersi per metafore pungenti ed illuminanti che rendono immediatamente l’idea del concetto che vuole esprimere, in maniera elegante, se non addirittura geniale in certe occasioni. Descrivendo ad esempio il suo rapporto con la psicologa e psicoterapeuta (forse una sua proiezione femminile?) Mara Sabelli, con la quale condivide da tempo una irrisolta relazione che va e viene come la risacca del mare, Bacci Pagano si esprime così: ‘…non facevo in tempo ad avvertire un mal di pancia che subito la ragazza si infilava i guanti e lo sbatteva sul vetrino del suo microscopio mentale…‘…(leggi il resto del commento cliccando qui sotto su ’Continua a leggere’)Continua a leggere…

Libro: ‘La Colonna Di Fuoco’

LA COLONNA DI FUOCO

Di Ken Follett

Anno Edizione 2017

Pagine 912

Costo € 27,00

Traduzione di Annamaria Raffo e Roberta Scarabelli

Ed. Mondadori (collana ‘Omnibus’)

TRAMA: Ned Willard è di ritorno a Kingsbridge dopo un anno trascorso all’estero. Sua madre Alice, da quando è morto il padre di Ned, gestisce l’attività di commercio di famiglia fra l’Inghilterra ed i porti di Calais in Francia e Siviglia in Spagna, dove c’è l’altro figlio Barney. Ned prima di partire si era innamorato di Margery Fitzgerald, la figlia del sindaco di Kingsbridge ed ora è intenzionato a chiederla in sposa. Lei lo ricambia, ma il padre Reginald ed il fratello Rollo hanno altri obiettivi, cioè di maritarla a Bart, visconte di Shiring. In tal modo la loro famiglia acquisirà il titolo nobiliare cui aspira. Dal canto suo Margery non può fare nulla per opporsi. Così, quando sir William Cecil, consigliere di Elisabetta Tudor, sorellastra della regina Maria, offre a Ned un posto fra i suoi collaboratori, lui finisce per accettare, anche per allontanarsi da Kingsbridge e non essere costretto a vedere la sua amata sposata ad un altro. E poi, sempre a causa dei Fitzgerald, sua madre Alice è stata ingannata e rovinata, con i soldi che le hanno chiesto in presto e mai restituiti. Per giunta di Barney non si hanno notizie da tempo. I Willard sono protestanti, mentre i Fitzgerald sono cattolici. Morta la cattolica Maria, il trono d’Inghilterra spetta alla protestante Elisabetta, la quale è sostenitrice della tolleranza fra le diverse religioni. Una concezione che è invisa invece ai dominanti nobili cattolici d’Inghilterra, al Papa ed ai loro alleati regnanti in Europa, i quali vorrebbero sul trono d’Inghilterra la quindicenne Maria Stuarda, regina di Scozia, pronipote di Enrico VIII e fidanzata con il principe Francesco, erede al trono di Francia, dove lei stessa risiede. A Filippo II, potente re cattolico di Spagna, nel gioco delle alleanze e di potere che supera anche quello religioso, conviene appoggiare Elisabetta, la quale diventa quindi regina d’Inghilterra, seppure dichiarando di non sentirsi obbligata nei suoi confronti. Quindi mentre in Francia ed in Spagna i cattolici dominano la scena ed i protestanti sono costretti a professare la loro fede di nascosto, in Inghilterra nonostante i propositi di Elisabetta avviene il contrario. Elisabetta per difendersi da chi in Europa ed al suo interno, Rollo Fitzgerald in testa, vorrebbero esautorarla a vantaggio di Maria Stuarda, con uno stratagemma la imprigiona ed affida ai fidi sir Francis Walsingham e Ned Willard l’organizzazione di una rete di spie per scoprire i traditori ed i sovversivi, mentre Carlo, il cardinale di Lorena e l’infido Pierre Aumande de Guisa al suo servizio a Parigi,  cercano di scoprire e mandare al rogo quanti più protestanti è possibile e stabilire nel frattempo le opportune alleanze per spodestare Elisabetta. A farne le spese è anche il padre di Sylvie Palot. La famiglia gestisce una stamperia che produce, fra l’altro, copie illegali della Bibbia in francese. Pierre Aumande non ha esitato a fare la corte a Sylvie sino a sposarla per poi smascherare il padre e mandarlo al rogo. In questo intricato scenario che vede re contro regine, cattolici contro protestanti e viceversa, nobili di opposte fazioni in acerrima competizione per obiettivi di supremazia, innumerevoli personaggi affascinanti o odiosi entrano ed escono di scena fra continui colpi di scena.

VALUTAZIONE: terzo splendido episodio della saga di Ken Follett che ha in comune con gli altri due l’immaginaria cittadina di Kingsbridge, attraverso vicende che si svolgono nel corso di alcuni secoli di storia vera e di fantasia. Un’opera di quasi mille pagine dalla quale però è difficile staccarsi, una volta iniziata. Straordinaria è l’abilità dello scrittore inglese di tenere desta costantemente l’attenzione del lettore, nonostante l’ampiezza storica delle vicende ed il numero dei personaggi coinvolti.

Nel 1989 Ken Follett ha pubblicato ‘I Pilastri della Terra‘ ed ha venduto milioni di copie nel mondo. Io stesso a suo tempo ne fui come fulminato e considero tuttora quel romanzo come uno dei più belli che abbia letto sinora. Una storia ambientata intorno al XII secolo, di oltre mille pagine dense di avvenimenti e personaggi che rimangono a lungo impressi nella memoria.

La Colonna di Fuoco 09Nel 2007 è uscito ‘Mondo Senza Fine‘, che si svolge negli stessi luoghi del precedente, cioè la cittadina immaginaria di Kingsbridge in Inghilterra, ma duecento anni dopo, perciò con personaggi storici reali mescolati al altri di fantasia totalmente differenti. Le pagine in questo caso sono persino di più, oltre mille e trecento ed ancora una volta il racconto è di grande attrattiva e suggestione, con figure e vicende di assoluto coinvolgimento, sia nel bene che nel male. 

La Colonna di Fuoco 11Dieci anni dopo lo scrittore gallese esce con il terzo episodio di questa originale trilogia, ‘La Colonna di Fuoco‘, ambientato a metà del XVI secolo ed a sua volta non segue la sequenzialità temporale rispetto a quello che lo ha preceduto ed i personaggi sono perciò completamente diversi. Alcuni di quelli che sono stati protagonisti dei precedenti capitoli sono citati come icone da chi in seguito a Kingsbridge ne ha raccolto l’eredità. Quest’ultima opera si avvicina a sua volta al traguardo delle mille pagine, così che lo spessore del tomo si stacca anche in questo caso dalla media.

La Colonna di Fuoco 19Ora, chi non avesse letto nessuno dei tre romanzi, potrebbe facilmente obiettare che affrontare mille pagine richiede uno sforzo che solo l’appassionato, forse affetto anche da una sottile vena di masochismo, è in grado di sopportare ed arrivare alla fine senza protrarre la lettura a tempi biblici. Ammesso che ciò possa valere per qualche autore, non è di sicuro il caso di Ken Follett, il quale anche nella ‘Trilogia del Secolo, costituita da ‘La caduta dei Giganti‘, ‘L’Inverno del Mondo‘ e ‘I Giorni dell’Eternità‘ non si è di certo risparmiato in quanto a volume dei rispettivi tomi, sempre però a fronte di un costante ed altissimo livello qualitativo.

La Colonna di Fuoco 12Insomma, tornando invece alla ‘Trilogia di Kingsbridge‘, dopo aver molto apprezzato i due precedenti capitoli, anche in quest’ultimo romanzo è sorprendente come lo scrittore inglese riesca a gestire una trama così vasta e complessa, rappresentata da quasi un centinaio di personaggi che entrano ed escono dal racconto, senza lasciare nulla al caso. Di più, senza mandare in confusione il lettore, mantenendo al tempo stesso immutato il suo interesse, pagina dopo pagina ed evitando accuratamente i tempi morti, con uno stile di scrittura essenziale ma estremamente fluido e chiaro. 

La Colonna di Fuoco 06Opportunamente per il lettore inoltre, subito dopo la prefazione del romanzo, è stampata una piantina della cittadina di Kingsbridge, seppure sappiamo essere di pura fantasia, in modo che chiunque possa localizzare gli eventi che si svolgono all’interno del suo perimetro, nonostante siano soltanto una parte dei molti luoghi nei quali ‘La Colonna di Fuoco‘ si svolge. A seguire, suddivisa per nazionalità e ruolo, è riportata pure la lista completa di tutti i personaggi che s’incontrano nel corso della storia. Alla fine della medesima, subito dopo i ringraziamenti di rito da parte dell’autore, è riportata anche la lista dei soli personaggi realmente esistiti ed apparsi nel corso delle mille pagine circa. E’ curioso notare come essi siano di gran lunga superiori come numero rispetto a quelli usciti dalla pur fervida fantasia di Ken Follett. Il che fa pendere la bilancia dell’opera un po’ più verso la realtà che rispetto alla fantasia…(‘leggi il resto del commento cliccando qui sotto su ’Continua a leggere’)Continua a leggere…

Libro: ‘La Verità Sul Caso Harry Quebert’

LA VERITA’ SUL CASO HARRY QUEBERT

Di Joel Dicker

Anno Edizione 2013

Pagine 779

Costo € 10,20

Traduzione di Vincenzo Vega

Ed. Bompiani (collana ‘Narratori Stranieri’)

TRAMA: Marcus Goldman vive a New York ed è uno scrittore. Nel 2008 ha riscosso successo e lauti guadagni dal primo romanzo che ha pubblicato, ma ora sta vivendo un lungo momento di crisi creativa che gli impedisce di scriverne un altro. Poiché il suo editore lo sta pressando, per ricevere qualche utile suggerimento, Marcus contatta il suo mentore Harry Quebert, scrittore di fama ed a sua volta autore di un romanzo epistolare di grandissimo successo intitolato ‘Le origini del male’, pubblicato nel 1976. Harry lo invita a raggiungerlo nella sua villa di Aurora, nel New Hampshire dove vive da tempo. Marcus scopre qualche giorno dopo, curiosando in casa, che Harry nel 1975 ha avuto una storia travolgente con una quindicenne, Nola Kellergan. La quale all’epoca aveva la metà dei suoi anni ed era improvvisamente scomparsa senza lasciare tracce dietro di sé, se si esclude un’anziana donna che aveva chiamato la polizia dicendo di aver visto una ragazza inseguita nel bosco, ma non aveva fatto in tempo ad aggiungere altro perché era stata uccisa prima che fosse raggiunta dalle forze dell’ordine. Tornato a New York senza aver risolto la crisi creativa, poco tempo dopo Marcus viene raggiunto dalla notizia della scoperta del cadavere di Nola, o quel che ne resta, sepolto nel giardino della villa di Harry, assieme al manoscritto originale del romanzo che lo ha reso famoso. Quebert viene accusato di omicidio, incarcerato e rischia la pena di morte. Marcus non crede possibile che il suo mentore sia arrivato a tanto e decide pertanto d’indagare per scagionarlo, tornando ad Aurora dove trova però un clima ostile, nonostante la collaborazione con un poliziotto antipatico ma ligio al dovere come il sergente Gahalowood. Nel frattempo Quebert in carcere vive una profonda depressione ma rivela a Goldman che il giorno della scomparsa di Nola avrebbe dovuto raggiungerlo in un motel della zona dal quale fuggire assieme per vivere liberamente il loro amore, che altrimenti sarebbe stato considerato inappropriato data la differenza d’età. Gli indizi in mano alla polizia però convergono tutti contro Harry, nonostante Marcus scopra che Nola aveva avuto problemi familiari e qualcuno al di fuori della stessa l’aveva usata. L’editore intanto minaccia Marcus di rovinarlo per mancato rispetto del contratto e lo spinge ad utilizzare questa scabrosa vicenda come trama della sua prossima opera. Molte sorprese e sviluppi però attendono ancora Goldman ed il lettore.          

VALUTAZIONE: un’opera strutturalmente autobiografica che è diventata un clamoroso best sellers. I pochi difetti del romanzo sono ampiamente compensati da un racconto travolgente negli sviluppi che non concede un attimo di tregua al lettore. I numerosi spunti che contiene sul processo creativo di uno scrittore, rappresentano al tempo stesso un vademecum per chi intendesse provarci a sua volta ed una traccia per tutti gli altri che meglio possono comprendere la delicatezza del compito oltre le facili apparenze. 

..Le parole sono importanti, Marcus. Ma non scrivere per farti leggere: scrivi per farti capire…‘. Come mi piace questa affermazione! E’ esattamente quello che dovrebbero proporsi tutti quelli che scrivono rivolgendosi ad un pubblico ed è il risultato che cerco di raggiungere anch’io, nel mio piccolo, quando commento un libro, un film oppure, nell’ultima categoria inserita di recente, un’opera musicale.

La verità sul caso Harry Quebert 01E’ la prima volta invece che scrivo di un romanzo che ho letto tre mesi fa, mentre ero in vacanza al mare. In quel periodo però, forse distratto da un piatto di spaghetti allo scoglio oppure più genericamente ancora, in assenza della necessaria concentrazione, non avevo trovato l’ispirazione giusta per esprimere la mia opinione. Curiosamente l’opera di Joel Dicker parla anche, se non specificatamente, di questo indispensabile ingrediente della creatività. Nel caso del protagonista narrante del romanzo però, scrittore a sua volta, la crisi che lo angustia ovviamente è di gran lunga più seria ed importante della mia presunta pigrizia di allora.

La verità sul caso Harry Quebert 11Nonostante il mentore di Marcus Goldman, il famoso scrittore Harry Quebert, gli suggerisce che ‘…devi scrivere perché è l’unico modo per trasformare in un’esperienza giusta e gratificante questa minuscola, insignificante cosa che chiamiamo vita…‘, Marcus si trova invece in una sorta d’impasse creativa. Dopo aver scritto e pubblicato il romanzo d’esordio che ha ottenuto uno strepitoso successo, rendendolo famoso e garantendogli al tempo stesso un cospicuo conto in banca, Goldman vive il disagio, che ben presto si trasforma in ansia ed infine in una vera e propria paura, di non riuscire più a trovare il bandolo del processo creativo. Giornate e giornate passate a bighellonare in casa senza riuscire a cavare un ragno dal buco, o per meglio dire, uno straccio di riga utile ad avviare l’opera seconda.

La verità sul caso Harry Quebert 15E si sa come funziona il sistema editoriale, non diversamente da altri settori, come quello musicale ad esempio, o cinematografico e persino il mondo del lavoro. Laddove insomma è indispensabile trovare un’idea, un’ispirazione che non nasce a comando ed a tempi prestabiliti, ma semmai dovrebbe scoccare spontaneamente, per essere credibile innanzitutto e nel caso dello scrittore, anche artisticamente illuminata. Invece le spietate leggi del mercato richiedono esattamente il contrario. Intendiamoci, Marcus stesso ha accettato le regole del gioco, firmando un contratto che gli garantisce ritorni economici non indifferenti ed in cambio egli deve sfornare un certo numero di opere, scaglionate in prefissati tempi tecnici, affinché il pubblico abbia modo di consumarne una dello stesso autore, abbastanza a lungo da arrivare a desiderare la successiva.

La verità sul caso Harry Quebert 03Qualcosa che Joel Dicker non ha vissuto di persona evidentemente, ma che in qualche modo deve aver già provato, magari per interposta persona o semplicemente per sentito dire. Sta di fatto che nella finzione del suo racconto egli non solo anticipa, come se fosse un veggente, il successo planetario che poi ha ottenuto realmente con ‘La verità sul caso Harry Quebert’, ma ha previsto o almeno temuto di ritrovarsi nella condizione di sterilità creativa che attanaglia il suo alter ego Marcus Goldman quando deve farsi venire l’intuizione, indispensabile appunto per ripetersi…(‘leggi il resto del commento cliccando qui sotto su ’Continua a leggere’)Continua a leggere…

Libro: ‘Origin’

ORIGIN

Di Dan Brown

Anno Edizione 2017

Pagine 560

Costo € 25,00

Traduttori: Annamaria Raffo e Roberta Scarabelli

Ed. Mondadori (collana ‘Omnibus’)

TRAMA: Edmond Kirsch è un futurologo miliardario, ex brillante allievo di Robert Langdon, professore ad Harvard in simbologia e iconologia. Edmond ha invitato Robert ad assistere ad una sua presentazione, organizzata presso l’avveniristico museo Guggenheim di Bilbao, diretto dall’affascinante Ambra Vidal, fidanzata e promessa sposa di Julian, l’erede al trono di Spagna. Kirsch è noto anche per alcune sue straordinarie invenzioni high-tech ed è quindi considerato un guru dai suoi ammiratori, ma al tempo stesso è anche un dichiarato ateista. L’annuncio, che verrà dato ad una selezionatissima cerchia di invitati al museo ed a milioni di persone connesse via Internet, è però sconvolgente. Kirsch infatti svelerà una scoperta scientifica che rivoluzionerà il destino della razza umana ed avrà un profondo impatto sui credenti di tutto il mondo, rispondendo a due fondamentali quesiti: da dove veniamo e soprattutto dove andiamo. Sorprendentemente però ed in gran segreto, qualche giorno prima Kirsch ha incontrato al Monastero di Montserrat tre eminenze delle rispettive e più importanti religioni: il cardinale Valdospino, fra l’altro amico fidato e consigliere del re; il rabbino Yehuda Koves e l’allamah Syed al-Fadl. Kirsch ha mostrato loro, attraverso il suo avveniristico smartphone, una demo di ciò che ha deciso di rivelare al mondo intero fra un mese ed i tre religiosi sono rimasti basiti e sgomenti da quello che hanno assistito. Valdospino ha quindi chiesto insistentemente a Kirsch di soprassedere nella divulgazione della sua scoperta, ma per tutta risposta il futurologo ne ha addirittura anticipato i tempi. Prima che ciò avvenga però, sia il rabbino che l’amallah, i quali avevano intenzione di svelare in anticipo le conclusioni di Edmond per attutirne gli effetti sulle masse, vengono assassinati. Kirsch stesso viene ucciso in diretta TV, sotto gli occhi di Robert, Ambra e le innumerevoli persone che stanno assistendo alla sua rivelazione in formato multimediale, da un colpo di pistola sparato da Luis Avila, ammiraglio della Marina Militare, il quale è stato inserito all’ultimo momento, grazie ad una richiesta che sembra provenire dal Palazzo Reale, nella lista degli invitati al museo, per compiere il delitto seguendo gli ordini di un fantomatico ‘Reggente’. Avila ha perso moglie e figlio anni prima durante un attentato terroristico in chiesa e da allora ha vissuto senza scopo e sfiorato addirittura il suicidio, trovando nuova linfa vitale solo nell’intransigenza religiosa verso tutto ciò che esula dalla tradizione, che si aggiunge ad un odio profondo nei confronti dell’ateismo. Nella confusione generata dal clamoroso assassinio, Robert ed Ambra sono testimoni di una serie di strane coincidenze che lasciano supporre ci sia stata una regia occulta, gestita da persone ed istituzioni insospettabili, finalizzata ad evitare a tutti i costi che la scoperta di Edmond fosse divulgata e perciò hanno deciso di fuggire assieme dal museo per portarla alla luce. Grazie al prezioso supporto del super computer Winston, inventato dallo stesso Kirsch, l’improvvisata coppia dovrà smentire i sospetti che qualcuno ha lasciato trasparire addirittura di un suo presunto coinvolgimento, confermato dall’inspiegabile fuga ed a cercare al tempo stesso di completare l’opera del celebre futurologo ed amico. Per riuscirci è indispensabile però trasmettere la sua presentazione sino in fondo, essendo stata interrotta proprio sul più bello e renderla quindi visibile a tutti con i suoi clamorosi contenuti.

VALUTAZIONE: il nuovo romanzo del celebre scrittore americano abbina la nota ed apprezzata abilità del suo stile ad un paio di domande fra le più intriganti che l’uomo si pone da sempre. A differenza di quello che si potrebbe supporre, Brown fornisce le risposte. La prosa è sempre piacevole ed i colpi di scena si susseguono di continuo nel solito collaudato sistema di procedere parallelamente su più piani narrativi sino a convergere in un finale risolutivo.

A dar retta a Dan Brown, per rispondere ai due quesiti più importanti che l’uomo si pone da sempre e cioè, ‘da dove veniamo?’ e ‘dove andiamo?’, sembra che sia più facile dare una risposta convincente su quest’ultimo piuttosto che sul primo. Il che significa conseguentemente possedere una più chiara percezione del futuro, piuttosto che del passato, nonostante ciò possa apparire come una curiosa contraddizione. 

Origin 24‘Origin’ è un romanzo di fantasia, non un saggio cosmologico, ma è ovvio che l’annuncio del futurologo ed esperto di high-tech Edmond Kirsch, …l’era della religione sta tramontando, e sta per sorgere l’era della scienza…‘, come parte di un insieme di rivelazioni ancora più sconvolgenti, traslato nel mondo reale, sembra un’affermazione che va in senso opposto rispetto al dato di fatto che vede il nostro pianeta tuttora percorso da guerre di religione. La quale rappresenta, nei casi più estremi naturalmente, il brodo di coltura, prima ancora di ragioni economiche, culturali e di egemonia territoriale, del terrorismo internazionale, come purtroppo ed ahimè ben sappiamo da avvenimenti anche molto recenti.

CZECH-US-LITERATURE-DAN BROWNIl professor Robert Langdon, alter ego di Dan Brown e protagonista principale di alcuni dei suoi romanzi di maggiore successo (come ‘Angeli e demoni’ e ‘Il codice da Vinci’, per citare solo i primi due) parte comunque dalle origini, in ossequio al titolo, riferendosi alla fede, che nasce assieme all’uomo ed è perciò ben posteriore al momento della creazione dell’universo in senso assoluto e persino alla comparsa della vita sul nostro pianeta.

Origin 25Nel confermare le posizioni sul tema del suo ex allievo ed amico, Robert sostiene infatti che: ‘…i primi esseri umani avevano un rapporto di meraviglia con il loro universo, specie con quei fenomeni che non riuscivano a comprendere razionalmente. Per risolvere questi misteri, crearono un vasto pantheon di divinità con cui spiegavano tutto quello che andava oltre la loro comprensione: tuoni, maree, terremoti, vulcani, infertilità, epidemie, e persino l’amore…’. Ed aggiunge subito dopo: ‘…le convinzioni religiose ci vengono impresse profondamente nella psiche da piccoli per mano delle persone che più amiamo e di cui ci fidiamo: i nostri genitori, i nostri insegnanti, le nostre guide religiose. Pertanto ogni cambiamento religioso avviene nel corso di generazioni e non senza grande angoscia e, spesso, spargimenti di sangue…‘. Per concludere affermando: ‘…i seguaci di Zeus erano così contrari a rinunciare al loro dio che nel cristianesimo, la fede vincente… il volto barbuto di Zeus si trasformò in quello del dio cristiano dipinto da Michelangelo nella Creazione di Adamo sulla volta della Cappella Sistina…‘.

Origin 07Ma questa, come dicevo, è solo una delle considerazioni che consegue la scoperta del noto futurologo di fantasia e che sta per pronunciare al mondo intero. Se andassimo ancora più indietro nel tempo poi, a sentir lui: ‘…esistono soltanto due scuole di pensiero sull’origine dell’uomo: il concetto religioso secondo cui Dio ha creato gli uomini pienamente formati, e il modello darwiniano secondo cui siamo usciti dal limo primordiale e ci siamo evoluti in esseri umani…‘…(leggi il resto del commento cliccando qui sotto su ’Continua a leggere’)Continua a leggere…