Libro e Film: ‘Presunto Innocente’

PRESUNTO INNOCENTE (romanzo)

Di Scott Turow

Anno Edizione 1987 (ed. italiana 1991)

Pagine 448

Costo € 7,99

Traduzione di Roberta Rambelli

Ed. Mondadori (collana ‘Oscar Bestsellers’)

 PRESUNTO INNOCENTE (film)

Titolo Originale: Presumed Innocent

 Nazione: USA, Anno:  1990

Genere:  Drammatico, Giallo-Thriller

Durata: 128’ Regia: Alan J. Pakula

Cast: Harrison Ford (Rusty Sabich), Greta Scacchi (Carolyn Polhemus), Brian Dennehy (Raymond Horgan), Raul Julia (Sandy Stern), Bonnie Bedelia (Barbara Sabich), Paul Winfield (Larren Lyttle), John Spencer (Detective Lipranzer), Joe Grifasi (Tommy Molto), Tom Mardirosian (Nico Della Guardia), Sab Shimono (Medico legale Kumabai), Bradley Whitford (Jamie Kemp), Leland Gantt (Leon Wells)

TRAMA: nell’ipotetica contea di Kindle, nel South End di Chicago, si stanno per svolgere le elezioni per il procuratore distrettuale, ruolo occupato da Raymond Horgan, il quale stavolta rischia seriamente di non essere rieletto, incalzato dal suo rivale Nico Della Guardia. Rusty Sabich è il vice di Raymond. Nel pieno della campagna elettorale la procuratrice Carolyn Polhemus viene assassinata brutalmente e legata, forse anche violentata, nel suo appartamento. Carolyn era brava, bella, sensuale ma anche molto ambiziosa. Per favorire la sua carriera perciò non ha esitato a relazionarsi sessualmente con chi nel suo ambiente poteva spianarle la strada. Horgan affida il caso a Sabich, confidando nella sua bravura per risolvere il caso in tempo utile ad ottenere un ribaltamento dei sondaggi a lui sfavorevoli. Rusty però è stato amante di Carolyn, seppure per un breve periodo ed il loro rapporto si è concluso bruscamente per volontà della donna, lasciando Sabich nello sconcerto e molto più coinvolto di quello che avrebbe mai potuto presumere. Non ha nascosto la sua relazione neppure alla moglie Barbara, dalla quale ha avuto un figlio cui è affezionatissimo e che non ha mai inteso lasciare, nonostante la fatale infatuazione. Sorprendentemente però Sabich viene accusato poco dopo da Della Guardia e dal suo fido braccio destro Tommy Molto di essere l’autore dell’omicidio, avendo trovato sul luogo del delitto alcune prove schiaccianti della sua colpevolezza. Rusty si trova così ben presto a passare dal ruolo di inquirente a quello di presunto colpevole, abbandonato dal suo stesso capo e mentore. Una situazione paradossale che mina pesantemente la sua reputazione e lo costringe ad indebitarsi per assumere a sua difesa un avvocato di grido, che lui individua in Sandy Stern, suo contraddittorio in alcuni processi. Attraverso una serie di testimonianze e contro interrogatori, cavilli legali abilmente cercati e colpi di scena, anche insperati ed inaspettati, Sabich riuscirà a dimostrare la sua innocenza, non più soltanto presunta quindi, anche se la verità che infine emergerà sarà comunque per lui amara.   

VALUTAZIONE: il confronto fra film e romanzo dal quale è tratto evidenzia in questo caso ancor più del solito le differenze, che riguardano in particolare l’approfondimento delle descrizioni psicologiche e ambientali ed il complesso e/o corrotto ambiente della procura distrettuale dentro il quale avviene il caso giudiziario al centro dell’opera. Come capita frequentemente nel genere di appartenenza, alcuni particolari narrativi risultano discutibili. Nonostante ciò il romanzo è riuscito, specie nei lunghi dibattimenti in aula, giocati quasi sempre sul filo delle singole parole e delle speciose regole processuali. Il film a sua volta, pur risultando al lettore del romanzo un po’ arrangiato e compresso, ha il pregio di presentare un set d’interpreti azzeccati con una Greta Scacchi, la cui dirompente sensualità, ancor più che nella descrizione scritta, spiega le ragioni per cui molti uomini hanno perso la testa per Carolyn, bruciandosi. 

Il dubbio è un classico: è meglio vedere un film prima di leggere il romanzo dal quale è tratto oppure il contrario? Molti si tolgono il pensiero (ammesso che ne esista uno in proposito) guardando solo il film o leggendo soltanto il romanzo, opera d’esordio di Scott Turow. Magari gli stessi non sanno neppure che esiste uno o l’altro.

Presunto InnocenteChi decidesse però in questo caso di affrontare entrambi in sequenza, come il sottoscritto, partendo dal tomo per poi andare a recuperare, soprattutto per curiosità, questa oramai datata versione cinematografica diretta da un signor regista come Alan J. Pakula (noto ai più per film d’indagine come ‘Tutti gli uomini del presidente’, ‘Perché un assassinio’ e ‘Una squillo per l’ispettore Klute’) ed interpretata da nomi del calibro di Harrison Ford, Greta Scacchi ed il compianto Raul Julia, noterà che il confronto si ripropone puntualmente anche stavolta ed è quasi sempre a sfavore del film.

Presunto Innocente 03‘Presunto Innocente’ non fa eccezione nonostante l’adattamento cinematografico si possa assolutamente definire riuscito. Sono quasi certo che chiunque abbia visto solo il film non esiterà a definirlo in termini ancora più lusinghieri e difatti alcuni lo considerano addirittura, nel genere di competenza, uno dei migliori degli anni novanta.

Presunto Innocente 04Scott Turow ha scritto il suo primo romanzo nel 1987 ed è stato immediatamente un grande successo. Qualcuno sostiene che sia anche il capostipite di un genere letterario definito ‘legal thriller’ o ‘thriller giudiziario’, cui devono il loro successo autori fra gli altri come John Grisham, Michael Connelly e Richard North Patterson. Ventitrè anni dopo, lo stesso personaggio protagonista, Rusty Sabich, invecchiato in egual misura, è stato riproposto da Turow in un sequel intitolato ‘Innocente’, senza neppure la presunzione quindi. Anche di quest’opera, come di quasi tutte quelle che lo scrittore americano ha pubblicato nel frattempo, ne è seguito un adattamento per lo schermo, seppure in quest’ultimo caso solo per la TV.

Presunto Innocente 06Scott Turow, prima di dedicarsi a tempo pieno alla scrittura, è stato un avvocato. Le cronache, probabilmente aggiustate ad arte, raccontano che ‘Presunto Innocente’ l’abbia scritto sui mezzi di trasporto mentre si recava allo studio di avvocatura presso il quale lavorava. Il particolare non è solo di stampo puramente informativo perché scorrendo il tomo non ci vuole molto a capire il livello di competenza e di puntigliosità con le quali l’autore descrive e tratta le varie fasi processuali ed i rapporti fra avvocati e giudice. Non solo, ma anche i rituali politici e di potere e ahimè di corruzione che girano attorno all’ambiente della procura distrettuale, incluso il gioco delle parti, denso di sfumature e di finezze legali fra accusa e difesa, dalle quali però dipende la sorte dello sfortunato innocente che si trovasse, come in questo caso, ad essere accusato di omicidio a fronte di prove apparentemente schiaccianti…(leggi il resto del commento cliccando qui sotto su ’Continua a leggere’)Continua a leggere…

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Film: ‘Il Ponte Delle Spie’

IL PONTE DELLE SPIE

Titolo Originale: Bridge of Spies

 Nazione: USA

Anno:  2015

Genere:  Storico, Spionaggio, Drammatico, Thriller

Durata: 142’ Regia: Steven Spielberg

Cast: Tom Hanks (James Donovan), Mark Rylance (Rudolf Abel), Amy Ryan (Mary Donovan), Sebastian Koch (Wolfgang Vogel), Alan Alda (Thomas Watters), Scott Shepherd (Hoffman, funzionario CIA), Austin Stowell (Francis Gary Powers), Mikhail Gorevoy (Ivan Schischkin), Will Rogers II (Frederic Pryor), Billy Magnussen (Doug Forrester), Eve Hewson (Carol Donovan), Domenick Lombardozzi (Agente Blasco), Michael Gaston (Agente Williams), Peter McRobbie (Allen Dulles), Edward James Hyland (Earl Warren), Joshua Harto (Bates), Noah Schnapp (Roger Donovan), Stephen Kunken (William Tompkins), Greg Nutcher (Tenente James), Jon Donahue (Agente Faye), Jillian Lebling (Peggy Donovan), Victor Verhaeghe (Agente Gamber), Nadja Bobyleva (Katje), Joe Forbrich (Agente Pinker), Rebekah Brockman (Alison), Jesse Plemons (Joe Murphy), John Rue (Lynn Goodnough), Dakin Matthews (Giudice Byers), Michael Schenk (Cugino Drews), Burghart Klaussner (Harald Ott), Luce Dreznin (Lydia Abel), Steve Cirbus (Michael Verona), Petra Marie Cammin (Helen Abel), Jon Curry (Agente Somner), Le Clanché du Rand (Millie Byers), Steven Boyer (Marty), David Wilson Barnes (Sig. Michener)

TRAMA: A James Donovan, avvocato assicurativo di un prestigioso studio di Brooklyn, viene assegnata la difesa d’ufficio di Rudolf Abel, una spia russa arrestata sotto mentite spoglie, accusato di inviare da New York a Mosca messaggi in codice proprio negli anni della ‘guerra fredda’. Abel raccoglieva informazioni camuffato da pittore di strada. L’obiettivo del governo americano è quello di dimostrare che in uno stato democratico anche una spia nemica può contare su una legittima difesa. Donovan in pratica dovrebbe limitarsi ad un ruolo di facciata per una condanna già scritta riguardo un argomento giudiziario che non ha mai neppure affrontato in precedenza. Lui vorrebbe rifiutarsi, preoccupato per le ripercussioni sulla sua famiglia e sulla carriera, ma non può esimersi. Chi ha deciso di affidare a lui questo incarico però non ha tenuto in debito conto la forza della sua etica professionale. Dopo aver incontrato Abel, che è una persona intelligente, dotata d’ironia e persino di sensibilità artistica, ma oramai preparato al ruolo del martire, Donovan si sente in dovere di svolgere il suo compito con serietà ed in breve finisce per avere contro tutti: giudice, studio legale, le persone che incontra sul treno e che lo riconoscono dalle foto pubblicate sui giornali e persino la famiglia che non capisce la sua ostinazione, a scapito persino della loro sicurezza. Nonostante la sua appassionata difesa, non riesce ad evitare la condanna ad Abel, ma grazie ad una intuizione convince il giudice a non emettere una sentenza di morte riservata di solito alle spie. Dopo qualche tempo infatti un pilota americano che stava cercando con un aereo di nuova concezione di scattare foto in alta quota del territorio sovietico, viene abbattuto da un missile e catturato dai russi. Quasi in contemporanea, durante i lavori per l’innalzamento del muro a Berlino un giovane studente americano viene fermato dalle guardie della Germania Est ed imprigionato con un futile pretesto. Il governo americano ritenendo fondamentale recuperare il pilota, che è a conoscenza di numerose delicate informazioni, accetta di rispondere ad un segnale dei sovietici per uno scambio di prigionieri ed attraverso la CIA viene contattato proprio Donovan per affidargli l’incarico di condurre in gran segreto la trattativa. All’oscuro della moglie e dei figli, viene inviato a Berlino dove si trova ad avere a che fare sia con i russi che con i tedeschi dell’est, in una sorta di rappresentazione teatrale già predisposta sin nei minimi particolari al fine di ottenere le migliori condizioni possibili per lo scambio. Nonostante l’opposizione della CIA, Donovan intende ottenere in cambio di Abel, la liberazione sia del pilota che dello studente. Un uomo tutto d’un pezzo, lo definisce infatti con rispetto e riconoscenza la spia russa, al momento dello scambio.

VALUTAZIONE: un episodio di storia che non si legge sui libri ma che Spielberg ha rielaborato con grande professionalità, grazie alla splendida sceneggiatura dei fratelli Coen ed a interpreti di alto livello. Una vicenda di spionaggio che conduce lo spettatore dentro la città di Berlino al momento dell’innalzamento del famigerato muro e nelle atmosfere della ‘guerra fredda’ in un crescendo di tensione. Lo stile ricalca le migliori opere del genere di appartenenza basate su quel periodo storico.                                                                                                                                                                         

Ne è passato di tempo da ‘Duel’, sorprendente Film TV che ha rivelato Steven Spielberg nel 1971, sino a ‘Il Ponte delle Spie’ del 2015, passando per ‘E.T.’, ‘Incontri Ravvicinati del Terzo Tipo’, ‘Indiana Jones’, ‘Jurassic Park’ e via di questo passo, in una carriera dietro la macchina da presa di grande valore e di ampio spettro dal punto di vista dei generi affrontati e dei contenuti.

Spielberg, nel corso di quasi mezzo secolo di carriera, ha affrontato infatti situazioni anche molto distanti fra loro per tipologia, temi e stile, privilegiando però non soltanto il lato spettacolare, pur evidente nelle sue opere che si possono definire più di consumo, ma spesso anche raffigurando personaggi di grande carisma e carattere, con puntante in episodi di straordinario impegno civile. Si veda ad esempio un’opera come ‘Schindler’s List’, oppure ‘Il Colore Viola’, per proseguire in una rapida carrellata con ‘L’impero del Sole’, ‘Amistad’, ‘Munich’ ed infine ‘Lincoln’. Non tutte queste ‘torte’ gli sono riuscite con il buco, per così dire, ma è evidente l’impegno del regista non soltanto volto al mero raggiungimento del risultato al botteghino, seppure non l’ha mai neppure disdegnato e senza il quale non avrebbe avuto lo spazio e la carriera che oggi conosciamo.

‘Il Ponte delle Spie’ racconta una storia vera che è avvenuta fra la fine degli anni cinquanta e gli inizi dei sessanta. A quel tempo la ‘Guerra Fredda’ era nel pieno del suo sviluppo, a Berlino i comunisti erigevano il famigerato muro che divideva la parte est della città in mani loro, da quella ovest sotto il controllo degli alleati. Strade e case separate da una parete di cemento, con la fuga precipitosa di chi era disposto a rischiare la vita proprio mentre si chiudevano anche gli ultimi spiragli sul muro o aveva intuito per tempo quello che stava per accadere.

Le spie di entrambe le parti erano già da tempo sguinzagliate alla ricerca di informazioni utili ai rispettivi governi, in una corsa agli armamenti il cui punto di massima tensione si verificherà, di lì a breve, con la crisi di Cuba e la minaccia di una guerra nucleare che, se fosse scoppiata, avrebbe cambiato le sorti del mondo e non solo dei due stati principali antagonisti, cioè USA e URSS.

Rudolf Abel alias William Genrikowitsch Fischer era il personaggio ideale per diventare una spia sovietica negli Stati Uniti. Nativo del nord Inghilterra da madre russa e padre tedesco, aveva imparato perfettamente alcune lingue fra le quali ovviamente l’inglese. Tornato giovane nell’URSS, era entrato a far parte della Polizia Segreta. Nel 1957 lo troviamo a New York nei panni di un pittore di strada mentre stacca con circospezione un nichelino magnetico appiccicato sotto una panchina, il quale contiene nella parte cava interna un foglietto accuratamente piegato con una serie di numeri, la cui cifratura diventerà in seguito un rompicapo per i servizi segreti americani. Scoperto e condannato a trenta anni di carcere, Abel fu al centro di un caso clamoroso di scambio prigionieri fra URSS e Stati Uniti che avvenne sul cosiddetto ‘ponte delle spie’ del titolo, ovvero il ponte di Glienicke sul fiume Havel, nella parte nord di Berlino.

Se il caso fu clamoroso, lo testimonia anche il fatto che ha spinto Steven Spielberg a trarne un film, il quale è valso il premio Oscar per il miglior attore non protagonista a Mark Rylance nei panni proprio di Rudolf Abel, la cui risposta era sempre la stessa, quando l’avvocato James Donovan (interpretato dal solito bravissimo Tom Hanks) gli chiedeva in più circostanze se era preoccupato per i rischi che stava correndo per la sua vita, cioè un fatalistico quanto ineccepibile: ‘…servirebbe?…‘.

La sceneggiatura è d’autore, cioè dei fratelli Ethan e Joel Coen e non c’era da dubitare quindi che fosse molto ben costruita, se si esclude il fatto, a patto che non sia voluto, che si percepisce poco la distanza fra alcuni avvenimenti della storia vera dalla quale è tratta. La durata della prigionia di Abel dopo la condanna, rispetto alla cattura da parte dei sovietici del pilota Francis Gary Powers, a seguito dell’abbattimento del nuovissimo areo da ricognizione U-2, avviene infatti due anni dopo ed il successivo scambio di prigionieri ancora due anni dopo, mentre nel film questi avvenimenti sembrano in pratica consecutivi uno all’altro. La ricostruzione, con inserti di repertorio, dei giorni nei quali è stato eretto il muro a Berlino e la sensazione di oppressione che generano quelle sequenze, mentre le persone cercano di scappare come topi imprigionati dentro una nave che sta affondando, sono di notevole impatto emotivo ed evidenziano chiaramente tutta la drammaticità del momento storico….(leggi il resto del commento cliccando qui sotto su ’Continua a leggere’)Continua a leggere…