Film: ‘Beata Ignoranza’

BEATA IGNORANZA

Titolo Originale: Idem

 Nazione: Italia

Anno:  2017

Genere:  Commedia

Durata: 102’ Regia: Massimiliano Bruno

Cast: Marco Giallini (Ernesto), Alessandro Gassmann (Filippo), Valeria Bilello (Margherita), Carolina Crescentini (Marianna), Teresa Romagnoli (Nina), Giuseppe Ragone (Gianluca), Malvina Ruggiano (Costanza), Emanuela Fanelli (Iris), Luca Angeletti (Nazi), Luciano Scarpa (Mayer), Teodoro Giambanco (Lorenzo), Susy Laude (Roberta)

TRAMA: Ernesto e Filippo sono cresciuti assieme. Filippo è sempre stato uno scapestrato, l’esatto contrario di Ernesto. Da grandi li ha divisi una donna, Marianna, la quale ha avuto una figlia, Nina e fra i due rivali ha infine scelto Ernesto come compagno. Solo quindici anni dopo però gli ha confessato che Nina in realtà è figlia di Filippo. Ernesto sorpreso e sconvolto se n’è andato di casa, abbandonando anche Nina perché non è sangue suo. Marianna in seguito è morta a causa di un incidente stradale, ma Nina quando ha tentato di avvicinarsi al vero padre Filippo, non ha trovato l’attenzione sperata. Entrambi gli amici di un tempo sono diventati professori: Ernesto di italiano e Filippo di matematica. Ernesto è un insegnante vecchio stampo che odia i telefonini, Internet ed i computer, preferendo ancora i libri cartacei ed i classici. Filippo, laureato fuori corso con il minimo dei voti, è un seduttore di donne ed appassionato di social network, con grandi lacune nella materia che dovrebbe insegnare. Gli studenti però non glielo fanno pesare perché lui conquista la loro simpatia con alcune concessioni comportamentali. Caso vuole che un giorno Ernesto e Filippo si ritrovano assegnati allo stesso istituto ed alla stessa classe. Un immediato litigio davanti agli studenti sugli opposti metodi d’insegnamento, diventa virale sulla Rete. Nina lo vede, si vergogna, nel frattempo è rimasta incinta e nel seguire un progetto multimediale che potrebbe aprirle opportunità di lavoro e guadagno, propone ai due di darle finalmente una mano, accettando di fare un esperimento: dovranno scambiarsi le parti ed il risultato sarà registrato in un filmato. Ernesto per un limitato periodo di tempo dovrà imparare ad usare smartphone, PC, chat ed Internet, mentre Filippo dovrà viceversa rinunciare ai suoi preziosi ‘giocattoli’ multimediali. Il cambiamento delle regole di vita è dapprima traumatico per entrambi ma in seguito si rivela utile per riflettere su loro stessi e trovare l’equilibrio che per ragioni diverse non hanno mai raggiunto, con una sorpresa finale.

VALUTAZIONE: esile ma non del tutto disprezzabile commedia incentrata soprattutto, ma non solo, sulla disputa sociologica fra chi rifiuta a priori gli strumenti digitali e chi invece ne è ossessionato. La prima parte del film è troppo schematica e spezzettata, ed anche il divertimento ne risente, mentre la seconda è più consona alla commedia degli equivoci che è un tema tipico del cinema italiano. Giallini è un attore maturo che non ha nulla da invidiare ai grossi nomi di Hollywood.                                                                                                                                               

‘Beata Ignoranza’ è un titolo rivolto ai due personaggi principali, interpretati da Marco Giallini ed Alessandro Gassman, nei panni di una coppia di professori coetanei ma agli antipodi in quanto a metodi d’insegnamento e regole di vita.

Ernesto non sa nulla del mondo digitale che lo circonda: preferisce ancora il vecchio strumento cartaceo per decantare le opere di Foscolo agli annoiati studenti della sua classe, ai quali chiede di depositare sulla cattedra i loro smartphones. E’ contrario ad ogni trasgressione, ma almeno la materia che insegna la conosce. Filippo invece usa lo smartphone ossessivamente e non ne può fare a meno, come i suoi allievi ed ignora i libri scolastici, fra il giubilo della classe con la quale non di sdegna di scattare dei selfie e condivide una ‘app’ per risolvere ogni esercizio di matematica. In realtà è un atteggiamento di comodo per mascherare l’impreparazione sulla materia che dovrebbe insegnare. Beata ignoranza per entrambi quindi, seppure da punti di vista differenti.

La stessa definizione ben s’adatta anche alla relazione che entrambi hanno avuto con Marianna, dalla quale è nata una figlia. Sia uno che l’altro hanno creduto per quindici anni che il padre fosse Ernesto, sinché la madre s’è decisa a confessare che Nina non è figlia sua, bensì di Filippo, fra l’incredulità di quest’ultimo e la reazione rabbiosa di Ernesto, il quale dal quel momento si rifiuta di considerarla tale e se ne esce di casa.

Beata ignoranza quella di Ernesto, nonostante la cultura e la maturità delle quali non esita a vantarsi, senza alcun dubbio superiori a quelle del rivale di sempre Filippo, donnaiolo impenitente e superficiale. Qualità che non gli sono servite però per mettere da parte l’orgoglio di maschio ferito, specie da quello lì e comprendere che essere il vero padre non è una questione di sangue bensì di chi è capace di crescere negli anni i figli. Seppure anche qui, insomma, non è che sia stato proprio un modello di presenza e di attenzione neppure lui.

Beata ignoranza infine quella di non sapere che con quella figlia prima o poi comunque i conti dovranno farli entrambi, specie dopo che Marianna è passata, come si suol dire, a miglior vita, per essere stata vittima a sua volta del mondo digitale, ovvero uno smartphone che l’ha distratta durante la guida con le conseguenze letali che purtroppo anche lei avrebbe dovuto considerare, per non lasciare sola Nina.

Sull’onda di ‘Perfetti Sconosciuti’ di Paolo Genovese, anche Massimiliano Bruno, regista e soggettista/sceneggiatore in compartecipazione con Herbert Simone Paragnani e Gianni Corsi di questa sua quinta opera dietro la macchina da presa (a seguire ‘Gli Ultimi Saranno Ultimi’ del 2015), affronta a sua volta, seppure scalfendone appena la superficie, uno dei grandi temi della nostra epoca…(leggi il resto del commento cliccando qui sotto su ’Continua a leggere’)Continua a leggere…

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Film: ‘Soap Opera’

SOAP OPERA

Soap OperaTitolo Originale: Omonimo

 Nazione: Italia

Anno:  2014

Genere:  Commedia

Durata: 86’  Regia: Alessandro Genovesi

Cast: Fabio De Luigi (Francesco), Cristiana Capotondi (Anna), Ricky Memphis (Paolo), Chiara Francini (Alice), Elisa Sednaoui (Francesca), Ale(ssandro) Besentini (Gianni), Franz Villa (Mario), Caterina Guzzanti (Patrizia), Diego Abatantuono (Carabiniere Gaetano), Astrid Meloni (Elena), Alberto Farina (Cameriere)

TRAMA: In una casa di due piani e quattro appartamenti di proprietà di Ale, gemello eterozigote di Mario, ci vivono oltre ai due fratelli, Pietro, un fantomatico personaggio, che abita di fronte a loro. Di sopra invece c’è Francesco e dirimpetto a lui Alice. Francesco è stato lasciato da Anna, che lo accusa di averla tradita. In effetti lui si concede qualche scappatella, seppure senza molta convinzione, tant’è che nonostante Patrizia si dia da fare sopra di lui, Francesco non vede l’ora che sia finita. Ad interrompere l’imbarazzante rapporto, qualcuno suona alla porta e temendo che sia Anna, Francesco chiede a Patrizia di nascondersi sotto il letto. In realtà è Paolo, un amico di Francesco, la cui moglie Elena sta per partorire, ma lui dice di sentirsi a pezzi e tira fuori una pistola davanti allo sbigottito Francesco che però riesce a convincerlo di non puntargliela addosso e poi di lasciargliela. Patrizia è rimasta incastrata nel letto e Francesco per tirarla fuori si fa aiutare da Paolo. Poco dopo suonano ancora alla porta ed è Alice, una donna eccentrica e disinibita, nota al pubblico televisivo come interprete di una soap opera ambientata in epoca settecentesca. Mentre Francesco accompagna alla porta Patrizia, che ha appena chiesto ad Alice un selfie assieme, quest’ultima confida a Paolo che le è presa una fissa per gli uomini in divisa come il metronotte che è nel suo appartamento e Francesco è sempre molto gentile con lei nel passarle qualche preservativo in caso di necessità. Fuori nevica e sono i giorni precedenti il Capodanno. Francesco è ancora in strada quando si sente un colpo di pistola. Pensando che sia opera di Paolo, sale di corsa le scale ma lo trova vivo e vegeto, più stupito di lui. Il metronotte, allarmato a sua volta, balza fuori dall’altro appartamento, pistola in mano, seguito da Alice ed allora tutti assieme scendono le scale dove escono nell’androne anche i due gemelli. Manca all’appello Pietro, che non risponde quando bussano alla sua porta ed allora il metronotte la sfonda ed appena entrati scoprono che si è suicidato. Il giorno dopo Francesco incontra casualmente Anna in tram, scende subito dopo di lei e la invita a prendere un cappuccino. Durante il colloquio al bar Francesco le confessa di essere sempre innamorato di lei ma Anna lo gela dicendo di essere incinta di un altro uomo, che si chiama a sua volta Francesco. Si danno comunque appuntamento nello stesso posto quella sera e quando Francesco torna a casa trova Paolo indaffarato in cucina. I due gemelli intanto litigano di continuo. A causa di un incidente provocato da Gianni, Mario è rimasto paralizzato e non perde occasione per rinfacciarglielo, facendosi servire senza rinunciare a calcare la mano con qualche dispetto. Sin da piccoli vestono sempre uguale e passano le serate guardando Alice in TV, beccandosi a vicenda. Suonano ancora alla porta di Francesco ed è Francesca, la fidanzata di Pietro, appena giunta da Parigi che resta sconvolta quando comprende da Francesco l’accaduto. Mentre Paolo scappa in ospedale dove sembra che la moglie abbia le doglie, Francesco accompagna Francesca all’obitorio ed al ritorno Anna li scorge dall’altro lato della strada mentre salgono in casa… 

VALUTAZIONE: una commedia anomala nel panorama comico italiano, un po’ grottesca, un po’ melò, un pò giallo, nulla di chiaramente definito, ma il mix funziona, con un cast ben assortito ed affiatato. Ovvi i riferimenti a ‘La finestra sul cortile’ di Hitchcock, ma Genovesi dimostra di saper gestire al meglio la sceneggiatura che ha scritto lui ed una trama che, a ripercorrerla, sembra non finire mai, come in una Soap Opera, appunto.

Di solito, lo so… lo so… non scrivo trame particolarmente sintetiche. Anche in questo mi piace… raccontarmela, per così dire, rivivere gli eventi del film non solo a grandi linee insomma. Stavolta però, mentre la scrivevo, mi sono accorto che non riuscivo a chiuderla in uno spazio ragionevole, tali e tanti sono gli eventi che accadono nel corso del film che trascurarne qualcuno mi sembrava di fare un torto alla bizzarra e frenetica sceneggiatura ed anche alla chiarezza e completezza dei fatti e dei personaggi stessi.

Soap Opera 01Così, per una volta ho deciso addirittura di spezzarla in due parti, lasciando i puntini di sospensione nell’area apposita per riprenderla qui di seguito, prima di passare al commento vero e proprio. Chi volesse leggere solo quest’ultimo perché il film non l’ha ancora visto e vuole scoprire da sé gli avvenimenti che racconta, salti i prossimi tre paragrafi in corsivo.

Soap Opera 03…Francesco infatti si è offerto di ospitare per la notte la sua omonima, non volendo lasciarla da sola in albergo. Appena entrati nel portone si trovano però davanti il carabiniere Gaetano ed il suo aiutante che stanno svolgendo un’indagine sul suicidio, interrogando uno ad uno gli inquilini. Finiscono così tutti in caserma dove nel corso dell’interrogatorio comune emerge l’astio fra i due gemelli, le illazioni che riguardano di già Francesco e Francesca, ma soprattutto l’ammissione di Paolo di aver trafugato al suocero una pistola, sequestrata da Gaetano, identica a quella usata da Pietro per suicidarsi, che voleva utilizzare allo stesso scopo, essendo innamorato dai tempi dei boy-scouts di Francesco. Lo stupore di tutti e di quest’ultimo in particolare è grandissimo e Francesco nega di aver mai baciato Paolo, come lui sostiene una volta, quando erano ‘lupetti’ e quel ricordo ha tormentato quest’ultimo negli anni a venire, nonostante il matrimonio con Elena. Il giorno dopo, mentre Francesca si sta facendo una doccia, Paolo chiede a Francesco di baciarlo un’ultima volta, perché possa sfatare quel mito che lo tormenta come un’ossessione da troppo tempo. Francesco inizialmente si rifiuta ma infine accetta con l’accordo che sia il modo per chiudere definitivamente l’imbarazzante questione, proprio mentre Francesca li scorge, labbra sulle labbra, uscendo dalla doccia.

Soap Opera 11E’ la notte di Capodanno e gli inquilini del condominio hanno deciso di passarlo assieme. Francesca però ha chiesto di anticipare il funerale di Pietro e ad accompagnarla, ancora una volta è Francesco. Nel frattempo però sta nascendo finalmente il figlio di Paolo, che corre perciò in ospedale. Mentre Alice ed il carabiniere Gaetano, del quale si è immediatamente invaghita per la sua divisa, si stanno divertendo nel suo appartamento, Gianni e Mario preparano il cenone ed i botti. Torna Francesco con Francesca dal funerale e proprio davanti a casa non riesce ad evitare d’investire un passante. E’ Anna, che era rimasta in attesa sino ad allora sotto casa. Francesca che aveva fatto forse un pensierino su Francesco, gentile e premuroso nei suoi confronti, si rende conto che lui è ancora innamorato di Anna.

Soap Opera 04Trasportata immediatamente in ospedale, per fortuna la diagnosi non rileva alcun danno, solo un grande spavento. Nel frattempo è nato il figlio di Paolo e tutti assieme, già che si trovano in ospedale, vanno a rimirarlo nella culla. Tornati a casa prima della mezzanotte, Francesca abbandona la scena, per tornare a Parigi, sentendosi a disagio ed oramai di troppo, ma anziché uscire dal portone entra nella stanza di Pietro ed osservando gli oggetti che gli appartenevano e che fanno affiorare tanti ricordi, si commuove. Gianni e Mario non hanno resistito alla lunga attesa e si sono mangiati un antipasto che però Gaetano dice che potrebbe essere stato avariato, come risulta da un’indagine in corso. Mario nella foga di maneggiare un razzo da sparare dalla finestra non s’accorge che la miccia ha preso fuoco inavvertitamente. Il botto che ne Soap Opera 20segue fa alzare di scatto lo stesso Mario dalla carrozzina e si scopre così che ha finto di essere paralizzato per costringere il fratello a servirlo. Ne nasce una rissa fra loro mentre Francesco viene a sapere da Anna che il figlio è suo ed un bacio fra loro suggella il ritrovato amore ed il lieto fine.

Si veda quindi da questo ampio riassunto come gli eventi nel corso dell’opera si susseguono a tambur battente, senza concedere tregua alcuna allo spettatore, con repentini colpi di scena e continui salti narrativi da un personaggio all’altro, in una lunga sequela di episodi, spesso molto divertenti, che legano fra loro i protagonisti di quello strano microcosmo che è il fabbricato di un’ipotetica via, di un’ipotetica città del nord che per comodità potremmo identificare, sempre ipoteticamente, in Milano…(leggi il resto del commento cliccando qui sotto su ’Continua a leggere’)Continua a leggere…

Film: ‘Sole a Catinelle’

SOLE A CATINELLE

Sole a CatinelleTitolo Originale: idem

 Nazione: Italia

Anno:  2013

Genere:  Commedia

Durata: 90’  Regia: Gennaro Nunziante

Cast: Checco Zalone (Checco), Robert Dancs (Nicolò), Miriam Dalmazio (Daniela), Aurore Erguy (Zoe Manieri), Ruben Aprea (Lorenzo Manieri), Matilde Caterina (zia Ritella), Mimmo Mignemi (padre di Daniela), Valeria Cavalli (Juliette Marin), Orsetta De Rossi (Domiziana), Stefano Sabelli (Onofrio), Daniele Piperno (Giovanna)

TRAMA: Checco è un cameriere d’albergo. Poiché ritiene di essere sottostimato, si dimette, proprio nel giorno in cui però la moglie Daniela perde il lavoro di operaia in un’industria tessile. Dopo vari colloqui andati a vuoto, Checco viene assunto come venditore porta a porta da una ditta che produce aspirapolvere. In breve Checco riesce a venderne un buon numero ai numerosi parenti e con i bonus del miglior venditore del periodo compra a rate tutti gli arredi ed accessori più costosi per la casa. Quando esaurisce però la vena degli acquirenti facili, Checco non guadagna più abbastanza per pagare i debiti contratti nel frattempo per i numerosi acquisti, che pertanto gli vengono pignorati. Daniela infuriata per l’umiliazione, caccia Checco di casa. La coppia ha un figlio, Niccolò, bravissimo a scuola ed il padre, per mostrarsi magnanimo nei suoi confronti, gli promette un viaggio premio se terminerà l’anno scolastico con la media del dieci. Niccolò è molto intelligente e riesce nell’impresa, così che Checco, sorpreso, prova persino a contestare una maestra per l’esagerato metro di giudizio, a suo dire, utilizzato nei confronti del figlio. Costretto a mantenere la promessa, i due partono assieme in auto, ma Checco non può proporre a Niccolò niente di meglio che una visita in Molise a casa di zia Ritella, con l’intento di vendere qualche altro aspirapolvere ai numerosi parenti che dovrebbero abitare ancora nella zona. Alcuni di essi però sono morti nel corso degli anni, altri si sono trasferiti in Canada e la zia, oltreché anziana, è pure tirchia ed ossessionata dalla bolletta dell’elettricità. Niccolò s’annoia, non trovando compagni della sua età con cui giocare e di notte fa talmente freddo che Checco, di nascosto dalla zia, accende una vecchia stufetta elettrica. Dopo qualche giorno però Niccolò telefona alla mamma che lo invita ad unirsi ad alcuni suoi conoscenti per una vacanza in Sardegna. Checco lo saluta all’imbarco in porto, ma Niccolò si pente e torna dal padre in auto, proprio mentre sta per ripartire. Inizia così un viaggio ‘on the road’ che migliora di molto l’intesa fra i due, sinché si fermano in un curioso zoo, posto in mezzo alla campagna, dove Checco scorge un ragazzino che accarezza un coniglietto e nel chiedere alcune informazioni alla sua solita maniera sbrigativa, riesce a farlo parlare e quindi a socializzare con Niccolò, con grande sorpresa della madre Zoe che si trova proprio in quel posto per risolvere un problema di mutismo del figlio. Zoe allora invita Niccolò e Checco nella sua lussuosa villa, colpita anche dall’ esuberante anticonformismo di quest’ultimo, presentandolo a parenti, soci in affari e amici mondani come suo nuovo compagno. Checco s’adatta immediatamente all’inaspettato benessere, intromettendosi persino in una discussione fra Zoe ed i genitori, sconsigliandoli di acquisire la finanziaria che è stata all’origine delle sue disgrazie, dimostrando che sta per fallire e mettendo in guardia Zoe dall’inganno che sta per subire, finalizzato ad estrometterla dalla proprietà dell’azienda di famiglia. Il padre di Zoe ed un suo socio allora cercano di circuire Checco, promettendogli facili guadagni e facendogli alcuni regali. Quando Checco appare in TV a fianco del padre di Zoe che è responsabile del licenziamento della moglie, quest’ultima sviene davanti ai colleghi di lavoro, ma subito dopo si vendica facendo credere al marito di avere una relazione con un sindacalista. Checco allora lascia la villa ed il lusso per tornare immediatamente a casa, allo scopo di far ricredere Daniela riguardo la sua presunta mancanza di sensibilità politica e sindacale e riguadagnarne la fiducia, grazie anche all’aiuto di Zoe.   

VALUTAZIONE: una storia d’innegabile appeal narrativo che muove i suoi passi dentro la crisi economica globale attraverso le vicende comico-surreali di un personaggio che possiede una spropositata autostima e somma su di sé le contraddizioni di una certa meridionalità. Siamo però dalle discutibili parti del ridere sulle proprie (ed altrui) disgrazie. Checco Zalone è indubbiamente un istrione (la rima non è voluta) ma il suo personaggio eccede in sbruffoneria e Robert Dancs, nella parte del figlio, è bravissimo ma spaventosamente maturo per l’età che ha.                                                                                                                                                                                                                                       

Approfittando del fatto che durante le ultime Festività è stato proposto per la prima volta in TV, ho voluto verificare se davvero alcuni numeri di ‘Sole a Catinelle’ sembrano non concedere scampo a critica alcuna. Tanto per fare un esempio, da quando è uscito a fine ottobre del 2013, ha incassato oltre 50 milioni di euro, secondo solo in Italia ad ‘Avatar’, che rappresenta tuttora il maggiore incasso di sempre sul territorio nazionale e forse non solo. Tanto è stato il successo conquistato con il pubblico che Checco Zalone probabilmente vive ancora di rendita su quest’opera, per così dire, non essendosi più riproposto, come sarebbe stato lecito attendersi in coincidenza magari con il Natale appena trascorso.

Sole a Catinelle 22Pur essendo Gennaro Nunziante accreditato del ruolo di regista, co-soggettista e co-sceneggiatore non credo ci sia un solo spettatore che possa dubitare che nei fatti è Checco Zalone in realtà il vero orchestratore della scena, una sorta di ‘one man show’ che delega a Gennaro, in passato sceneggiatore (ad esempio ‘La Febbre’ di Alessandro D’Alatri), il solo compito di stare dietro la macchina da presa dove evidentemente ha acquisito la padronanza tecnica che manca ancora a lui. Insomma penso che nessuno oserebbe dire: ‘Sole a Catinelle’ di Gennaro Nunziante, quanto semmai… ‘di’ Checco Zalone, al contrario di quanto avviene invece in tanti altri film, che ne so, di Carlo Vanzina, per citare un regista specializzato in cine-panettoni, per i quali si dice semmai ‘con’ Christian De Sica e Massimo Boldi o Massimo Ghini.

Sole a Catinelle 12‘Sole a Catinelle’ è anche stato un film molto atteso prima dell’uscita, ma non per questo o per le cifre che ha incassato deve essere per forza considerato il più riuscito del trittico che costituisce sinora la filmografia del protagonista (personalmente preferisco ancora ‘Che Bella Giornata’). Checco Zalone nella realtà si chiama Luca Pasquale Medici ed il nome d’arte ha a che fare con lo ‘slang’ pugliese, se così lo si può definire, che lo identifica con la colorita figura del cosiddetto ‘tamarro’, sulla quale l’attore e cabarettista ha molto giocato, prima di arrivare alla notorietà sul grande schermo, quando faceva parte del ‘giro’ di Zelig.

Sole a Catinelle 19Nelle precedenti opere ‘Cado Dalle Nubi’ ed il già citato ‘Che Bella Giornata’ si era limitato, se così si può dire di un ‘animale da spettacolo’ come lui, a mettere in risalto in particolare le caratteristiche più estemporanee del personaggio dell’immigrato il quale, pur salendo dal depresso sud nello sviluppato e dinamico nord Italia, non rinuncia comunque e con orgoglio alla sua meridionalità, ma anzi cerca di sfruttarne gli aspetti più curiosi e variopinti dal punto di vista comportamentale. Anche per lui viene in mente spesso la frase con la quale una collega delle Poste di Alessandro Siani in ‘Benvenuti al Nord’ l’aveva più volte bollato, si perdoni il gioco di parole, con accento tipicamente milanese: ‘…ma questo è fuori!..‘.

Sole a Catinelle 01In quest’ultima opera Zalone invece alza il tiro, pur mantenendo l’impostazione di base del personaggio per il quale è diventato famoso e che conduce spesso lo spettatore a chiedersi, appunto, se ‘ci è o ci fa’, calandolo dentro i meandri della crisi che attanaglia il nostro paese (seppure in ‘cattiva’ ed ampia compagnia, ahimé, come ben sappiamo) ed a causa della quale per la prima volta dagli anni del cosiddetto boom economico, sta venendo a mancare ‘la terra promessa’ posta fra il Po e le Alpi. Quella stessa che allora rappresentava la soluzione alternativa per chi voleva smarcarsi dall’atavico immobilismo del Meridione e cercare fortuna o semplicemente coltivare una speranza, per quanto modesta, di elevarsi da un’esistenza altrimenti ed irrimediabilmente precaria, emigrando a Torino ed in altre parti del nord Italia…(leggi il resto del commento cliccando qui sotto su ’Continua a leggere’)Continua a leggere…