Film: ‘Manhattan’

MANHATTAN

Titolo Originale: Omonimo

Nazione: USA

Anno:  1979

Genere:  Commedia

Durata: 96’ Regia: Woody Allen

Cast: Woody Allen (Isaac Davis), Diane Keaton (Mary Wilke), Michael Murphy (Yale), Mariel Hemingway (Tracy), Meryl Streep (Jill), Anne Byrne Hoffman (Emily), Karen Ludwig (Connie), Michael O’Donoghue (Dennis), Victor Truro (invitato al cocktail), Tisa Farrow (invitata al cocktail), Helen Hanft (invitata al cocktail), Bella Abzug (invitata d’onore), Gary Weis (regista televisivo), Kenny Vance (produttore televisivo), Charles Levin (attore TV), Karen Allen (attrice TV), David Rasche (attore TV), Damion Scheller (Willie Davis), Wallace Shawn (Jeremiah)

TRAMA: Isaac è un autore di testi televisivi. Non è certamente un Adone, ma in compenso possiede un grande ego che lo rende interessante e seducente per alcune donne. La seconda moglie, dalla quale ha avuto l’unico figlio, lo ha però lasciato per intraprendere una relazione lesbica e sta scrivendo un libro autobiografico sul quale Isaac teme di essere messo alla berlina. Nel frattempo lui frequenta Tracy, una diciassettenne molto carina, che si è innamorata del suo profilo culturale, della brillante battuta sempre pronta e dell’apparente sicurezza da quarantenne che mostra. Il suo amico Yale è felicemente sposato con Emily, ma ha conosciuto da poco una giornalista divorziata, Mary, decisamente snob e con un carattere forte almeno quanto è insicura, con la quale ha iniziato una relazione. Quando Yale la presenta a Isaac, quest’ultimo la trova però insopportabilmente arrogante. Mary dopo poco vuole lasciare Yale, non sopportando un rapporto prolungato e clandestino con un uomo che non le può garantire l’esclusività che invece vorrebbe. Isaac incontra Mary ad un cocktail e scopre una persona diversa, molto più interessante di quella che gli era apparsa nel primo incontro ed iniziano a frequentarsi, trovando fra loro molti punti di contatto. Tracy nel frattempo ha ricevuto un invito a frequentare una stage di recitazione a Londra e vorrebbe che Isaac l’accompagnasse, mentre lui è convinto che i venticinque anni di differenza fra loro siano eccessivi, anche perché nel frattempo si è infatuato di Mary. Tracy resta malissimo quindi quando Isaac la lascia, consigliandole di non sprecare l’opportunità in Inghilterra e suggerendole di legarsi piuttosto a qualcuno suo coetaneo. Mary decide a sua volta di rompere con Yale e prende a frequentarsi con assiduità con Isaac ed infine persino a conviverci. Dura poco però anche questo legame, perché Mary e Yale sentono la mancanza uno dell’altra e Isaac si ritrova quindi solo e per giunta in ristrettezze economiche, dopo che ha mollato il suo lavoro in TV, stanco della routine con l’intenzione di scrivere un libro che gli apra nuove prospettive, anche economiche. Improvvisamente si convince che l’unica donna che lo ha amato veramente è stata Tracy e decide seduta stante di andarla a cercare a casa. Dopo una lunga corsa per le strade di Manhattan, congestionata dal traffico, trova la ragazza con le valigie in mano, pronta a salire sul taxi che la porterà a vivere la sua nuova esperienza a Londra. Isaac prova a trattenerla temendo di perderla per sempre ma lei, che non intende più ripensarci, non si lascia convincere ed anzi lo invita a avere fiducia nel prossimo.       

VALUTAZIONE: una commedia girata in mirabile bianco e nero, come il cinema classico americano cui intende ispirarsi. Rivista a quasi quarant’anni dalla sua uscita, non perde nulla della sua eleganza e verve ironica nel tratteggiare, accompagnandosi alle musiche di Gershwin, l’atteggiamento snobistico di una certa middle-class che a Manhattan in particolare,  ma non solo, pare trovare il suo habitat naturale. Sembra un mondo ancora lontano rispetto a quello che si sveglierà venti anni dopo con il crollo delle Torri Gemelle.

Yale (Michael Murphy): ‘…Sei così farisaico! Be’, ma noi siamo persone, solo esseri umani, sai: tu ti credi Dio!…‘, Isaac (Woody Allen): ‘…Io… io a qualche modello dovrò pure ispirarmi!…‘. Si può senz’altro dire che Woody Allen ha passato varie fasi creative nel corso della sua già lunghissima carriera registica ed attoriale. L’ironia, la battuta fulminante e l’eleganza autoriale non gli sono però mai venute meno, anche nelle prove meno riuscite.

Manhattan 16Manhattan‘ esce subito dopo il mezzo fallimento di ‘Interiors‘, ispirato al grande regista svedese Ingmar Bergman, a sua volta preceduta dal grande successo di  ‘Io e Annie‘ che gli è valsa invece ben quattro Oscar fra i più prestigiosi. ‘Manhattan‘ è la prima opera di una serie dedicata da Allen alle atmosfere, alle musiche e allo stile degli anni della sua infanzia ed al cinema della cosiddetta ‘sofisticated comedy‘. L’uso del bianco e nero, nel 1979 oramai già in disuso da tempo, vuole proprio essere un omaggio alla commedia classica americana in bianco e nero e va detto che il direttore della fotografia Gordon Willis ne ha ricavato luci e chiaroscuri che è difficile pensare di ottenere migliori.

Manhattan 20La prima impressione che si prova guardando quest’opera è però di malinconia, nonostante sia infarcita di battute esilaranti (…Io sono all’antica, io non credo alle relazioni extraconiugali: credo che ci si dovrebbe accoppiare a vita, come i piccioni o i cattolici….). Ma attenzione, non è una comicità adatta a chi preferisce la risata grassa; Allen lavora di fioretto, anche quando affonda il colpo deciso: si ride molto intendiamoci, ma più spesso ancora si sorride per l’arguzia e la genialità al limite del cinismo (…sei così bella che stento a tenere gli occhi sul tassametro…).

Manhattan 11Pur essendo un film ambientato più o meno contemporaneamente alla data di produzione, nei fatti sembra descrivere un’epoca ben più lontana nel tempo. Sarà per il bianco e nero, appunto, che dona romanticismo alle immagini oppure perché nella prima inquadratura appaiono sullo sfondo le Torri Gemelle. Tutta la storia si svolge infatti sull’isola di Manhattan, che è pur sempre una parte di New York, resa peraltro indimenticabile da quella panchina posta di fronte al Queensboro Bridge che appare anche nella locandina del film.

Manhattan 04Apparentemente siamo ancora molto lontani dallo choc del 2001, quando la Grande Mela, per prima, fu sconvolta da quei due aerei che si sfracellarono volutamente proprio sulle Torri Gemelle, simbolo non soltanto economico degli Stati Uniti, causandone l’incendio ed il successivo crollo. In realtà mancano solo poco più di venti anni, che non sono pochi intendiamoci, ma sembrano ancora di più guardando il film, nel quale si respira ancora un clima che ben poco lascia presagire ciò che sta invece maturando, cancellando di colpo ogni residuo di amenità e di futilità, anche sentimentale, così ben rappresentate nel film in oggetto…(leggi il resto del commento cliccando qui sotto su ’Continua a leggere’)Continua a leggere…

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Film: ‘Beata Ignoranza’

BEATA IGNORANZA

Titolo Originale: Idem

 Nazione: Italia

Anno:  2017

Genere:  Commedia

Durata: 102’ Regia: Massimiliano Bruno

Cast: Marco Giallini (Ernesto), Alessandro Gassmann (Filippo), Valeria Bilello (Margherita), Carolina Crescentini (Marianna), Teresa Romagnoli (Nina), Giuseppe Ragone (Gianluca), Malvina Ruggiano (Costanza), Emanuela Fanelli (Iris), Luca Angeletti (Nazi), Luciano Scarpa (Mayer), Teodoro Giambanco (Lorenzo), Susy Laude (Roberta)

TRAMA: Ernesto e Filippo sono cresciuti assieme. Filippo è sempre stato uno scapestrato, l’esatto contrario di Ernesto. Da grandi li ha divisi una donna, Marianna, la quale ha avuto una figlia, Nina e fra i due rivali ha infine scelto Ernesto come compagno. Solo quindici anni dopo però gli ha confessato che Nina in realtà è figlia di Filippo. Ernesto sorpreso e sconvolto se n’è andato di casa, abbandonando anche Nina perché non è sangue suo. Marianna in seguito è morta a causa di un incidente stradale, ma Nina quando ha tentato di avvicinarsi al vero padre Filippo, non ha trovato l’attenzione sperata. Entrambi gli amici di un tempo sono diventati professori: Ernesto di italiano e Filippo di matematica. Ernesto è un insegnante vecchio stampo che odia i telefonini, Internet ed i computer, preferendo ancora i libri cartacei ed i classici. Filippo, laureato fuori corso con il minimo dei voti, è un seduttore di donne ed appassionato di social network, con grandi lacune nella materia che dovrebbe insegnare. Gli studenti però non glielo fanno pesare perché lui conquista la loro simpatia con alcune concessioni comportamentali. Caso vuole che un giorno Ernesto e Filippo si ritrovano assegnati allo stesso istituto ed alla stessa classe. Un immediato litigio davanti agli studenti sugli opposti metodi d’insegnamento, diventa virale sulla Rete. Nina lo vede, si vergogna, nel frattempo è rimasta incinta e nel seguire un progetto multimediale che potrebbe aprirle opportunità di lavoro e guadagno, propone ai due di darle finalmente una mano, accettando di fare un esperimento: dovranno scambiarsi le parti ed il risultato sarà registrato in un filmato. Ernesto per un limitato periodo di tempo dovrà imparare ad usare smartphone, PC, chat ed Internet, mentre Filippo dovrà viceversa rinunciare ai suoi preziosi ‘giocattoli’ multimediali. Il cambiamento delle regole di vita è dapprima traumatico per entrambi ma in seguito si rivela utile per riflettere su loro stessi e trovare l’equilibrio che per ragioni diverse non hanno mai raggiunto, con una sorpresa finale.

VALUTAZIONE: esile ma non del tutto disprezzabile commedia incentrata soprattutto, ma non solo, sulla disputa sociologica fra chi rifiuta a priori gli strumenti digitali e chi invece ne è ossessionato. La prima parte del film è troppo schematica e spezzettata, ed anche il divertimento ne risente, mentre la seconda è più consona alla commedia degli equivoci che è un tema tipico del cinema italiano. Giallini è un attore maturo che non ha nulla da invidiare ai grossi nomi di Hollywood.                                                                                                                                               

‘Beata Ignoranza’ è un titolo rivolto ai due personaggi principali, interpretati da Marco Giallini ed Alessandro Gassman, nei panni di una coppia di professori coetanei ma agli antipodi in quanto a metodi d’insegnamento e regole di vita.

Ernesto non sa nulla del mondo digitale che lo circonda: preferisce ancora il vecchio strumento cartaceo per decantare le opere di Foscolo agli annoiati studenti della sua classe, ai quali chiede di depositare sulla cattedra i loro smartphones. E’ contrario ad ogni trasgressione, ma almeno la materia che insegna la conosce. Filippo invece usa lo smartphone ossessivamente e non ne può fare a meno, come i suoi allievi ed ignora i libri scolastici, fra il giubilo della classe con la quale non di sdegna di scattare dei selfie e condivide una ‘app’ per risolvere ogni esercizio di matematica. In realtà è un atteggiamento di comodo per mascherare l’impreparazione sulla materia che dovrebbe insegnare. Beata ignoranza per entrambi quindi, seppure da punti di vista differenti.

La stessa definizione ben s’adatta anche alla relazione che entrambi hanno avuto con Marianna, dalla quale è nata una figlia. Sia uno che l’altro hanno creduto per quindici anni che il padre fosse Ernesto, sinché la madre s’è decisa a confessare che Nina non è figlia sua, bensì di Filippo, fra l’incredulità di quest’ultimo e la reazione rabbiosa di Ernesto, il quale dal quel momento si rifiuta di considerarla tale e se ne esce di casa.

Beata ignoranza quella di Ernesto, nonostante la cultura e la maturità delle quali non esita a vantarsi, senza alcun dubbio superiori a quelle del rivale di sempre Filippo, donnaiolo impenitente e superficiale. Qualità che non gli sono servite però per mettere da parte l’orgoglio di maschio ferito, specie da quello lì e comprendere che essere il vero padre non è una questione di sangue bensì di chi è capace di crescere negli anni i figli. Seppure anche qui, insomma, non è che sia stato proprio un modello di presenza e di attenzione neppure lui.

Beata ignoranza infine quella di non sapere che con quella figlia prima o poi comunque i conti dovranno farli entrambi, specie dopo che Marianna è passata, come si suol dire, a miglior vita, per essere stata vittima a sua volta del mondo digitale, ovvero uno smartphone che l’ha distratta durante la guida con le conseguenze letali che purtroppo anche lei avrebbe dovuto considerare, per non lasciare sola Nina.

Sull’onda di ‘Perfetti Sconosciuti’ di Paolo Genovese, anche Massimiliano Bruno, regista e soggettista/sceneggiatore in compartecipazione con Herbert Simone Paragnani e Gianni Corsi di questa sua quinta opera dietro la macchina da presa (a seguire ‘Gli Ultimi Saranno Ultimi’ del 2015), affronta a sua volta, seppure scalfendone appena la superficie, uno dei grandi temi della nostra epoca…(leggi il resto del commento cliccando qui sotto su ’Continua a leggere’)Continua a leggere…