Film: ‘Il Ponte Delle Spie’

IL PONTE DELLE SPIE

Titolo Originale: Bridge of Spies

 Nazione: USA

Anno:  2015

Genere:  Storico, Spionaggio, Drammatico, Thriller

Durata: 142’ Regia: Steven Spielberg

Cast: Tom Hanks (James Donovan), Mark Rylance (Rudolf Abel), Amy Ryan (Mary Donovan), Sebastian Koch (Wolfgang Vogel), Alan Alda (Thomas Watters), Scott Shepherd (Hoffman, funzionario CIA), Austin Stowell (Francis Gary Powers), Mikhail Gorevoy (Ivan Schischkin), Will Rogers II (Frederic Pryor), Billy Magnussen (Doug Forrester), Eve Hewson (Carol Donovan), Domenick Lombardozzi (Agente Blasco), Michael Gaston (Agente Williams), Peter McRobbie (Allen Dulles), Edward James Hyland (Earl Warren), Joshua Harto (Bates), Noah Schnapp (Roger Donovan), Stephen Kunken (William Tompkins), Greg Nutcher (Tenente James), Jon Donahue (Agente Faye), Jillian Lebling (Peggy Donovan), Victor Verhaeghe (Agente Gamber), Nadja Bobyleva (Katje), Joe Forbrich (Agente Pinker), Rebekah Brockman (Alison), Jesse Plemons (Joe Murphy), John Rue (Lynn Goodnough), Dakin Matthews (Giudice Byers), Michael Schenk (Cugino Drews), Burghart Klaussner (Harald Ott), Luce Dreznin (Lydia Abel), Steve Cirbus (Michael Verona), Petra Marie Cammin (Helen Abel), Jon Curry (Agente Somner), Le Clanché du Rand (Millie Byers), Steven Boyer (Marty), David Wilson Barnes (Sig. Michener)

TRAMA: A James Donovan, avvocato assicurativo di un prestigioso studio di Brooklyn, viene assegnata la difesa d’ufficio di Rudolf Abel, una spia russa arrestata sotto mentite spoglie, accusato di inviare da New York a Mosca messaggi in codice proprio negli anni della ‘guerra fredda’. Abel raccoglieva informazioni camuffato da pittore di strada. L’obiettivo del governo americano è quello di dimostrare che in uno stato democratico anche una spia nemica può contare su una legittima difesa. Donovan in pratica dovrebbe limitarsi ad un ruolo di facciata per una condanna già scritta riguardo un argomento giudiziario che non ha mai neppure affrontato in precedenza. Lui vorrebbe rifiutarsi, preoccupato per le ripercussioni sulla sua famiglia e sulla carriera, ma non può esimersi. Chi ha deciso di affidare a lui questo incarico però non ha tenuto in debito conto la forza della sua etica professionale. Dopo aver incontrato Abel, che è una persona intelligente, dotata d’ironia e persino di sensibilità artistica, ma oramai preparato al ruolo del martire, Donovan si sente in dovere di svolgere il suo compito con serietà ed in breve finisce per avere contro tutti: giudice, studio legale, le persone che incontra sul treno e che lo riconoscono dalle foto pubblicate sui giornali e persino la famiglia che non capisce la sua ostinazione, a scapito persino della loro sicurezza. Nonostante la sua appassionata difesa, non riesce ad evitare la condanna ad Abel, ma grazie ad una intuizione convince il giudice a non emettere una sentenza di morte riservata di solito alle spie. Dopo qualche tempo infatti un pilota americano che stava cercando con un aereo di nuova concezione di scattare foto in alta quota del territorio sovietico, viene abbattuto da un missile e catturato dai russi. Quasi in contemporanea, durante i lavori per l’innalzamento del muro a Berlino un giovane studente americano viene fermato dalle guardie della Germania Est ed imprigionato con un futile pretesto. Il governo americano ritenendo fondamentale recuperare il pilota, che è a conoscenza di numerose delicate informazioni, accetta di rispondere ad un segnale dei sovietici per uno scambio di prigionieri ed attraverso la CIA viene contattato proprio Donovan per affidargli l’incarico di condurre in gran segreto la trattativa. All’oscuro della moglie e dei figli, viene inviato a Berlino dove si trova ad avere a che fare sia con i russi che con i tedeschi dell’est, in una sorta di rappresentazione teatrale già predisposta sin nei minimi particolari al fine di ottenere le migliori condizioni possibili per lo scambio. Nonostante l’opposizione della CIA, Donovan intende ottenere in cambio di Abel, la liberazione sia del pilota che dello studente. Un uomo tutto d’un pezzo, lo definisce infatti con rispetto e riconoscenza la spia russa, al momento dello scambio.

VALUTAZIONE: un episodio di storia che non si legge sui libri ma che Spielberg ha rielaborato con grande professionalità, grazie alla splendida sceneggiatura dei fratelli Coen ed a interpreti di alto livello. Una vicenda di spionaggio che conduce lo spettatore dentro la città di Berlino al momento dell’innalzamento del famigerato muro e nelle atmosfere della ‘guerra fredda’ in un crescendo di tensione. Lo stile ricalca le migliori opere del genere di appartenenza basate su quel periodo storico.                                                                                                                                                                         

Ne è passato di tempo da ‘Duel’, sorprendente Film TV che ha rivelato Steven Spielberg nel 1971, sino a ‘Il Ponte delle Spie’ del 2015, passando per ‘E.T.’, ‘Incontri Ravvicinati del Terzo Tipo’, ‘Indiana Jones’, ‘Jurassic Park’ e via di questo passo, in una carriera dietro la macchina da presa di grande valore e di ampio spettro dal punto di vista dei generi affrontati e dei contenuti.

Spielberg, nel corso di quasi mezzo secolo di carriera, ha affrontato infatti situazioni anche molto distanti fra loro per tipologia, temi e stile, privilegiando però non soltanto il lato spettacolare, pur evidente nelle sue opere che si possono definire più di consumo, ma spesso anche raffigurando personaggi di grande carisma e carattere, con puntante in episodi di straordinario impegno civile. Si veda ad esempio un’opera come ‘Schindler’s List’, oppure ‘Il Colore Viola’, per proseguire in una rapida carrellata con ‘L’impero del Sole’, ‘Amistad’, ‘Munich’ ed infine ‘Lincoln’. Non tutte queste ‘torte’ gli sono riuscite con il buco, per così dire, ma è evidente l’impegno del regista non soltanto volto al mero raggiungimento del risultato al botteghino, seppure non l’ha mai neppure disdegnato e senza il quale non avrebbe avuto lo spazio e la carriera che oggi conosciamo.

‘Il Ponte delle Spie’ racconta una storia vera che è avvenuta fra la fine degli anni cinquanta e gli inizi dei sessanta. A quel tempo la ‘Guerra Fredda’ era nel pieno del suo sviluppo, a Berlino i comunisti erigevano il famigerato muro che divideva la parte est della città in mani loro, da quella ovest sotto il controllo degli alleati. Strade e case separate da una parete di cemento, con la fuga precipitosa di chi era disposto a rischiare la vita proprio mentre si chiudevano anche gli ultimi spiragli sul muro o aveva intuito per tempo quello che stava per accadere.

Le spie di entrambe le parti erano già da tempo sguinzagliate alla ricerca di informazioni utili ai rispettivi governi, in una corsa agli armamenti il cui punto di massima tensione si verificherà, di lì a breve, con la crisi di Cuba e la minaccia di una guerra nucleare che, se fosse scoppiata, avrebbe cambiato le sorti del mondo e non solo dei due stati principali antagonisti, cioè USA e URSS.

Rudolf Abel alias William Genrikowitsch Fischer era il personaggio ideale per diventare una spia sovietica negli Stati Uniti. Nativo del nord Inghilterra da madre russa e padre tedesco, aveva imparato perfettamente alcune lingue fra le quali ovviamente l’inglese. Tornato giovane nell’URSS, era entrato a far parte della Polizia Segreta. Nel 1957 lo troviamo a New York nei panni di un pittore di strada mentre stacca con circospezione un nichelino magnetico appiccicato sotto una panchina, il quale contiene nella parte cava interna un foglietto accuratamente piegato con una serie di numeri, la cui cifratura diventerà in seguito un rompicapo per i servizi segreti americani. Scoperto e condannato a trenta anni di carcere, Abel fu al centro di un caso clamoroso di scambio prigionieri fra URSS e Stati Uniti che avvenne sul cosiddetto ‘ponte delle spie’ del titolo, ovvero il ponte di Glienicke sul fiume Havel, nella parte nord di Berlino.

Se il caso fu clamoroso, lo testimonia anche il fatto che ha spinto Steven Spielberg a trarne un film, il quale è valso il premio Oscar per il miglior attore non protagonista a Mark Rylance nei panni proprio di Rudolf Abel, la cui risposta era sempre la stessa, quando l’avvocato James Donovan (interpretato dal solito bravissimo Tom Hanks) gli chiedeva in più circostanze se era preoccupato per i rischi che stava correndo per la sua vita, cioè un fatalistico quanto ineccepibile: ‘…servirebbe?…‘.

La sceneggiatura è d’autore, cioè dei fratelli Ethan e Joel Coen e non c’era da dubitare quindi che fosse molto ben costruita, se si esclude il fatto, a patto che non sia voluto, che si percepisce poco la distanza fra alcuni avvenimenti della storia vera dalla quale è tratta. La durata della prigionia di Abel dopo la condanna, rispetto alla cattura da parte dei sovietici del pilota Francis Gary Powers, a seguito dell’abbattimento del nuovissimo areo da ricognizione U-2, avviene infatti due anni dopo ed il successivo scambio di prigionieri ancora due anni dopo, mentre nel film questi avvenimenti sembrano in pratica consecutivi uno all’altro. La ricostruzione, con inserti di repertorio, dei giorni nei quali è stato eretto il muro a Berlino e la sensazione di oppressione che generano quelle sequenze, mentre le persone cercano di scappare come topi imprigionati dentro una nave che sta affondando, sono di notevole impatto emotivo ed evidenziano chiaramente tutta la drammaticità del momento storico….(leggi il resto del commento cliccando qui sotto su ’Continua a leggere’)Continua a leggere…

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Film: ‘Il Petroliere’

IL PETROLIERE

Il PetroliereTitolo Originale: There Will Be Blood

 Nazione: USA

Anno:  2007

Genere:  Drammatico

Durata:  156’  Regia: Paul Thomas Anderson

Cast: Daniel Day-Lewis (Daniel Plainview), Eli e Paul Sunday (Paul Dano), Dillon Freasier (H.W. Plainview-Ailman), Kevin O’Connor (Henry Brands), Ciàran Hinds (Fletcher Hamilton), David Willis (Abel Sunday), Mary Elizabeth Barrett (Fanny Clark), Colleen Foy (Mary Sunday), Hans R. Howes (Bandy), David Willis (Abel Sunday)

TRAMA: La storia si svolge nell’arco di una trentina d’anni, a partire dal 1898. Daniel Plainview è un solitario cercatore d’argento in California, un lavoro pericoloso e usurante, a spaccare roccia con il piccone in grotte sotto terra. Un giorno si rompe una gamba cadendo da una scala a pioli ed è costretto a cambiare attività. Daniel è un uomo di poche parole ma di grande intuito: individualista, ambizioso, determinato e sempre in competizione. Si associa per un po’ ad alcuni uomini e diventano ricercatori di petrolio, un minerale che nel frattempo sta diventando più remunerativo dell’argento. Quando muore uno dei suoi compagni, travolto in un incidente dentro il pozzo in corso di perforazione, Plainview si prende cura del suo bimbo di pochi mesi, H.W., già orfano della madre. L’obiettivo non è quello di assumersi una benemerita responsabilità, ma di servirsene a scopo d’immagine, spacciandolo per suo al fine di ben impressionare i proprietari delle terre e spingerli a cedergli le loro proprietà. Negli anni a seguire però s’affeziona al ragazzino e lo porta sempre con sé, cercando d’insegnargli i trucchi del mestiere e come trattare con la gente. Quando Daniel ha già messo da parte un bel gruzzolo, si presenta nel suo improvvisato ufficio un giovane, Paul Sunday e per un’anticipo di 500 dollari gli rivela che sul terreno dei suoi genitori, piuttosto lontano dal primo centro abitato, il petrolio addirittura affiora in superficie. Daniel e H.W. si recano con un diversivo presso la modesta fattoria dove Abel Sunday li accoglie comunque con ospitalità. Il giorno seguente, appurata la veridicità dell’indicazione di Paul, Daniel si offre di acquistare tutto la proprietà, che in fondo non è più che una pietraia incoltivabile. Abel sarebbe disposto a vendergliela per un cifra modesta ma il figlio Eli, gemello di Paul, il quale non è più tornato a casa nel frattempo, intuisce l’obiettivo del petroliere e gli chiede diecimila dollari, cinquemila subito e la rimanenza in seguito, per la costruzione di una chiesa, della quale egli si è autoproclamato pastore, riuscendo con la teatralità dei suoi sermoni, a circuire gli abitanti della zona e farli diventare suoi proseliti. Daniel acquista tutti i territori confinanti, tranne uno, prospettando ai proprietari nuovo lavoro ed il sostanziale miglioramento del loro tenore di vita, oramai ridotto al limite della sopravvivenza. Costruita la stazione di trivellazione, i risultati sperati non tardano ad arrivare, ma proprio nel momento in cui il petrolio sgorga violentemente all’esterno, H.W. viene sbalzato dal tetto sopra il quale stava assistendo ai lavori ed a causa del fortissimo spostamento d’aria, rimane irrimediabilmente sordo. I rapporti fra Daniel ed Eli nel frattempo peggiorano, perché il petroliere lo considera un ciarlatano, non paga il saldo dell’accordo ed un giorno, stanco delle sue rimostranze, lo pesta, scaraventandolo nel fango. Intanto, attirato dalle notizie pubblicate sulla stampa, spunta Henry, un fratellastro di Daniel, mai conosciuto in precedenza, il quale esibisce alcune prove sulla sua identità e chiede di restare. Daniel lo accoglie bene, dopo le iniziali perplessità, ma H.W. diventa geloso e tenta di appiccare il fuoco alla stanza dove, oltre a lui, dormono di solito Henry e Daniel, il quale decide di trasferirlo in un istituto per sordi. Daniel coinvolge Henry nell’amministrazione delle sue proprietà e quando un emissario di una grossa compagnia petrolifera gli offre una sostanziosa cifra per rilevare le sue attività, egli reagisce male, spinto dalla molla della competizione e per nulla disposto a subire le pressioni. Il nodo infatti è riuscire a costruire un oleodotto per trasportare il petrolio sino al mare, dove venderlo. Henry però si tradisce e risulta essere un impostore, così Daniel lo uccide ed in seguito accetta di soddisfare la richiesta di conversione, davanti ad Eli ed i suoi fedeli riuniti in chiesa, quando l’ultimo proprietario che non gli ha ancora ceduto il diritto di passaggio per i tubi dell’oleodotto, gli pone proprio quell’unica condizione in cambio. L’accordo comporta anche il ritorno di H.W., verso il quale Daniel prova davvero affetto, pur essendo un uomo di ghiaccio nei rapporti con tutti gli altri esseri umani. Eli acquisisce ancora più credito presso i suoi parrocchiani, in maniera sempre più enfatica e teatrale, ma decide infine di partire, non trovando ulteriori sbocchi per soddisfare le sue ambizioni. I rapporti fra Daniel ed H.R. s’interrompono bruscamente alcuni anni dopo, quando H.W. è oramai adulto e rivendica il diritto di costruirsi una vita autonoma, anziché rimanere relegato nella lussuosa residenza dove si è rintanato Daniel da tempo, alcolizzato, insopportabile e rancoroso nei confronti di tutto il mondo intorno. Come reazione ai propositi di H.R., gli rivela di non essere il suo vero padre, umiliandolo davanti al logopedista che lo segue da tempo. Anche Eli infine si presenta in quella stessa grande dimora per proporre quello che crede sia un affare a Daniel, ma pure per lui è il momento della resa dei conti.   

VALUTAZIONE: un’opera complessa ed ambiziosa, come la personalità del protagonista della storia messa in scena da Paul Thomas Anderson, il quale è considerato un autore fra i più estrosi e talentuosi del panorama attuale, seppure in alcuni momenti pecca un po’ d’ermetismo ed equilibrio. Sono parecchi comunque i momenti di grande cinema, ad iniziare dai primi quindici minuti, nei quali il regista da sfoggio del suo virtuosismo. Straordinaria l’interpretazione di Daniel Day-Lewis, premiato con l’Oscar. Le musiche di Jonny Greenwood dei Radiohead contribuiscono a rendere l’opera suggestiva e particolare.                                                                                                                                                                                                               

 Io sento la competizione in me… io non voglio che gli altri riescano!…‘. E’ una sorta di mantra che Daniel Plainview ripete, per primo, a se stesso, come se fosse parte del suo DNA. Le due frasi, volendo, si possono anche disgiungere e non sono per forza di cose conseguenti una all’altra, ma nel suo caso il successo non è soltanto la finalizzazione dei suoi obiettivi, ma la vittoria conseguente al fallimento altrui, di colui che considera di volta in volta il suo ‘competitor’, appunto.

Il petroliere 13Già a partire da questa duplice affermazione si ha la misura di un’opera sottile, che non si limita a sondare la grezza superficie della pionieristica rincorsa alla scoperta dei pozzi petroliferi in California all’inizio del secolo scorso, ma scava, per usare un termine pertinente con la ricerca del petrolio nelle viscere della terra, la profondità dell’animo del protagonista, diventato con il tempo un ricco petroliere, capace di tenere testa alle grandi compagnie petrolifere che cercavano di accaparrarsi tutti i territori più promettenti dal punto di vista dei giacimenti, per quello che di lì a poco sarà definito come l’oro nero.

Il petroliere 05Daniel poi aggiusta il tiro in una frase che potrebbe essere considerata in generale anche a sé stante, ma nel suo caso invece completa la precedente: ‘…io guardo le persone e non ci trovo niente di attraente. Io vedo il peggio delle persone…‘. Si comprende meglio allora perché egli agisce da ‘cane sciolto’, per usare un’efficace espressione metaforica: freddo, cinico e distaccato, come le musiche di Jonny Greenwood del gruppo dei Radiohead che accompagnano spesso le immagini del film, a partire dalle prime inquadrature, il cui sonoro in realtà ricorda da vicino la ‘micropolifonia’ di Ligeti, della quale abbiamo avuto efficacissimo esempio in ‘2001: odissea nello spazio’ del grande Stanley Kubrick. Ad esse forse s’ispira il regista Paul Thomas Anderson, con quei primi secondi completamente su sfondo nero che un rumore inquietante rende ancora più lungh ed inquietantii, nonostante nei titoli di coda dedica ‘Il Petroliere’ ad un altro maestro del cinema come Robert Altman, scomparso nel 2006.

Il petroliere 12In seguito Daniel aggiusta ancor di più il tiro riguardo i suoi obiettivi, dichiarando:…voglio guadagnare così tanto da stare lontano da tutti…‘. Un benessere materiale che effettivamente riesce a raggiungere, ma non certamente finalizzato, come si potrebbe pensare, a godersi un’esistenza serena ed utile a riscattare le privazioni patite in precedenza. ‘Lontano da tutti’ significa infatti emarginarsi, che è il contrario di solito rispetto al comportamento di chi invece nell’arricchimento e nel successo vede inoltre l’opportunità per distinguersi dalla massa, apparire e magari circondarsi di cortigiani che ne esaltano il raggiungimento, allo scopo, spesso neppure tanto nascosto, di beneficiarne di riflesso a loro volta. Daniel invece è come se paradossalmente, divenuto ricchissimo, avesse trovato ancora più motivo per incrementare il suo rancore, rifiuto e distanza rispetto agli altri suoi simili ed alla vita medesima. Una perfetta autonomia ed autosufficienza insomma.

Il petroliere 03Lui, per assurdo, si realizza così, disprezzando il prossimo e, non sempre a torto, vedendo davanti a sé solo avversari con cui competere e da superare a tutti i costi per realizzare il suo fine. Non è capace di vivere altrimenti e qualunque occasione gli capiti per mutare questa direzione, la rifiuta con determinazione, come se altrimenti andasse contro natura. La sua è una concezione assolutamente fondata sull’individualismo, dal quale è escluso, ad esempio, qualsiasi affetto, che fosse solo desiderio fisico verso una donna (l’universo femminile è praticamente assente in quest’opera), meno ancora per costruirsi una famiglia. E non è una questione di preferenze sessuali, perché egli è come se non contemplasse neppure tali istinti, avendo come unico interesse prima l’argento e poi il petrolio, come un’ossessione che lo tormenta e si autoalimenta di continuo, terreno dopo terreno, pozzo dopo pozzo…(leggi il resto del commento cliccando qui sotto su ’Continua a leggere’) Continua a leggere…

Film: ‘La Migliore Offerta’

LA MIGLIORE OFFERTA

La Migliore OffertaTitolo Originale: idem

Nazione: Italia 

Anno:  2013

Genere:  Giallo, Drammatico, Romantico

Durata:  124’  Regia: Giuseppe Tornatore

Cast: Geoffrey Rush (Virgil Oldman), Jim Sturgess (Robert), Sylvia Hoeks (Claire Ibbetson), Donald Sutherland (Billy Whistler), Philip Jackson (Fred), Dermot Crowley (Lambert), Kiruna Starnell (Claire del bar), Liya Kebede (Sarah) 

TRAMA: Virgil Oldman è un banditore d’asta ed un grande esperto d’antiquariato e pittura, apprezzato e conteso dalle più prestigiose case d’asta per la sua competenza e professionalità. Virgil è al tempo stesso anche un collezionista di ritratti femminili di ogni epoca. In combutta con Billy Whistler, conoscenza di vecchia data, il quale si mescola fra i clienti durante le offerte in asta, è solito aggiudicarsi preziosi dipinti a prezzi stracciati, così da arricchire la sua oramai vasta raccolta personale d’inestimabile valore che conserva dentro una stanza segreta costruita ad hoc a casa sua e nella quale si sofferma quotidianamente a rimirare i volti che adornano le pareti. Oldman è anche un uomo attempato e scontroso, oltreché superstizioso, solito a cenare da solo in un lussuoso ristorante, ignorando gli altri avventori intorno. La telefonata di una giovane donna, Claire, la quale afferma di aver ricevuto in eredità dal padre un’enorme villa contenente arredi e quadri di varie epoche e stili, con il suggerimento, nel caso decidesse di venderli, di richiedere una valutazione soltanto a Oldman, attira ed indispone al tempo stesso quest’ultimo. L’indispone, perché la donna sembra essere evanescente, mancando gli appuntamenti con scuse di vario genere e supplicando poi l’anziano banditore, risentito per la sua mancanza di rispetto, di non chiuderle il telefono in faccia. L’attira invece, quando viene a sapere dal guardiano della villa, che Claire vive volontariamente reclusa lì dentro da ben dodici anni, a seguito di un trauma subito da bambina. Da allora soffre infatti di agorafobia, una psicosi che la obbliga ed evitare di rimanere in mezzo alla gente e di uscire fuori dalle mura familiari della villa. Questo disturbo le impedisce di mostrarsi persino a Virgil, al quale comunque, assegna l’incarico di eseguire la valutazione, parlando con lui attraverso il muro divisorio di una stanza, come se fosse una monaca di clausura. Spinto da una irresistibile ed inusitata per lui curiosità, Oldman si ritrova a compiere azioni mai sperimentate in precedenza, come nascondersi per spiare Claire quando esce dalla sua stanza, convinta di essere rimasta sola in casa, e spostare o dimenticarsi del tutto gli appuntamenti delle aste. Invaghitosi oramai della ragazza e conscio della sua totale inesperienza in ambito sentimentale, Oldman chiede consiglio su come meglio rapportarsi con Claire a Robert, un giovane ed affabile riparatore di apparati elettronici e marchingegni storici, come l’automa di Vaucanson, i cui pezzi, come facessero parte di un puzzle, Virgil li sta ritrovando sparsi nella villa. Seguendo i suggerimenti del giovane, ben più disinvolto di lui con le donne, Virgil assume un atteggiamento protettivo nei confronti di Claire, per concludere ben presto che se n’è innamorato. Rotti gli argini della virtualità, grazie alla quale sino a quel momento si è garantito una più sicura ed agevole ‘conquista’ delle donne immortalate dai pennelli dei più celebri artisti, Oldman si lascia trasportare, per la prima volta nella sua vita, in una rischiosa quanto intrigante avventura con una donna in carne ed ossa. Un azzardo che riserva non poche sorprese prima della conclusione.           

VALUTAZIONE: un film che, per eleganza stilistica, analisi e profondità dei temi affrontati, ricorda da vicino il fascino di alcune opere di Luchino Visconti. Un viaggio affascinante dentro i meandri contraddittori e sorprendenti che distinguono virtuale e carnale,  falso e vero nei rapporti sentimentali e di amicizia.                                                                                                                                          

La migliore offerta è innanzitutto quella che propone in questo caso Giuseppe Tornatore allo spettatore, coinvolgendolo in un avvincente e raffinato gioco di confronto fra realtà e fantasia, verità e simulazione, che riguarda sia la vicenda in sé narrata nel corso delle due ore del film, che la natura stessa del cinema, strumento ideale di contrapposizione e/o sovrapposizione, a seconda dei punti di vista, di tali opposti figurativi.

La Migliore Offerta 03L’ultima opera del regista siciliano, già Premio Oscar per ‘Nuovo Cinema Paradiso’, realizzata lo scorso anno come un altro film nostrano che ha appena vinto lo stesso ambizioso premio, ovvero ‘La Grande Bellezza’ di Sorrentino, con il quale inevitabilmente quello in oggetto finisce per essere messo a confronto, anche se una ragione logica in tal senso non c’è (se non chiedersi perché uno e non l’altro sia stato scelto per rappresentare il nostro paese alla kermesse hollywoodiana), dimostra senza alcun dubbio la maturità espressiva raggiunta dal suo autore e la capacità di realizzare un’opera che, al pari di altri autorevoli esempi, è fruibile a diversi strati di lettura, dipendenti dal livello culturale, dalla sensibilità e dal gusto cinematografico dello spettatore, senza però deluderne nessuno.

La Migliore Offerta 15‘La Migliore Offerta’ racconta apparentemente una storia banale: quella di un uomo che ha speso la sua vita nel ruolo di banditore d’asta delle case più prestigiose nelle quali si offrono al miglior prezzo mobili ed oggetti d’antiquariato oppure dipinti dei più noti artisti. Grazie alla sua indiscutibile competenza nel ramo, Virgil Oldman è in grado di distinguere con infallibile precisione e sicurezza, più ancora dei microscopi dei laboratori scientifici, le opere autentiche dai falsi; a riconoscere in maniera inequivocabile il tratto di un particolare autore e ad individuare un capolavoro rispetto al prodotto di medio livello. Egli infatti è il migliore fra i banditori, ovvero colui che fissa e regola il valore commerciale dal quale partire in base d’asta e conseguentemente la misura del talento degli artisti coinvolti.

La Migliore Offerta 04E’ anche un personaggio strano Virgil Oldman, il cui cognome, tradotto in italiano, significa letteralmente, che sia casuale o no, ‘vecchio (uomo)’. Ed in effetti giovane non lo è più, ma nel corso del tempo è diventato un appassionato collezionista di ritratti femminili dei maggiori pittori, che riesce ad accaparrarsi perché è abilissimo a sottostimarne il valore artistico e la quotazione proposta al pubblico, e poi con l’aiuto del fido Billy ad aggiudicarseli a prezzi stracciati. Fanatico igienista, Oldman indossa perennemente un paio di guanti (ne ha a casa un armadio colmo, di vari colori); copre il telefono con un fazzoletto per non essere contaminato dai batteri e pur essendo un personaggio molto noto nel suo ambiente, non sostiene lo sguardo di una donna quando gli rivolge la parola, clienti a parte ovviamente, limitandosi a rimirare ogni giorno, dopo aver congedato verso sera il personale di servizio a casa sua, i volti femminili ritratti nei dipinti della sua ampia raccolta, che conserva in una stanza segreta costruita appositamente ed alla quale si accede con una combinazione dopo aver aperto l’armadio contenente i guanti cui accennavo innanzi. D’altronde è lo stesso banditore d’aste ad ammettere la sua misoginia: ‘…l’ammirazione che nutro per le donne è pari al timore che ho sempre avuto di loro e alla mia incapacità di comprenderle!…

La Migliore Offerta 13Cresciuto in un collegio di suore, essendo rimasto orfano di entrambi i genitori, Virgil ha lavorato in un laboratorio artigianale d’antiquariato dove ha imparato con il tempo ad accumulare conoscenze ed esperienze tali da diventare un grande esperto d’arte. Tuttavia, probabilmente a causa di quelle non facili origini, ha sviluppato un carattere scorbutico e refrattario ad ogni rapporto che vada al di là della formalità che mantiene con i suoi collaboratori, conducendo una vita tanto agiata quanto solitaria e ripetitiva. Egli, in sostanza, ha scelto di riversare tutte le sue energie ed interessi nell’arte, evitando perciò qualsiasi rischio conseguente dall’instaurare rapporti confidenziali ed affettivi, specialmente con l’altro sesso, mantenendosi ligio pertanto alla massima di un suo assistente: ‘…vivere con una donna è come partecipare ad un’asta. Non sai mai se la tua è l’offerta migliore…‘.

La Migliore Offerta 01La sua esistenza trascorrerebbe quindi in una lussuosa monotonia, se si escludono gli scossoni derivanti dalla scoperta di qualche opera d’arte dimenticata, o ignota, nel corso delle valutazioni che è chiamato a svolgere presso i clienti, e le incognite rappresentate dalla strategia per aggiudicarsi durante le aste qualche prezioso ritratto femminile, fra i molti e diversi articoli che gestisce comunque con grande professionalità, ma meno trasporto personale. Non sempre riesce a spuntarla però, prendendosela poi a volte in maniera stizzita con Billy, reo di non aver eseguito i suoi ordini come avrebbe dovuto. Indifferente ad ogni genere di ossequio, Oldman è anche superstizioso, come dimostra l’episodio nel quale resta immobile come una statua a fissare una torta, gentilmente offerta dal ristorante per il suo compleanno, sinché non si esaurisce la candela accesa al centro, pur di evitare di trasgredire la regola scaramantica di non festeggiare con un giorno di anticipo…(leggi il resto del commento cliccando qui sotto su ’Continua a leggere’)       

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