Film: ‘Lo Chiamavano Jeeg Robot’

LO CHIAMAVANO JEEG ROBOT

Titolo Originale: Omonimo

 Nazione: Italia

Anno:  2015

Genere:  Fantastico, Azione, Drammatico

Durata: 118’ Regia: Gabriele Mainetti

Cast: Claudio Santamaria (Enzo Ceccotti), Luca Marinelli (Zingaro), Ilenia Pastorelli (Alessia), Stefano Ambrogi (Sergio), Maurizio Tesei (Biondo), Francesco Formichetti (Sperma), Daniele Trombetti (Tazzina), Antonia Truppo (Nunzia), Salvo Esposito (Vincenzo), Gianluca Di Gennaro (Antonio) 

TRAMA: Enzo Ceccotti è un ladruncolo romano. Ha appena rubato un orologio ed è inseguito da alcuni poliziotti in borghese. Sul Lungo Tevere si rifugia dentro una chiatta, ma è costretto ad immergersi nelle acque del fiume per sfuggire alla cattura. Con i piedi scalcia degli strani contenitori che riportano il simbolo della radioattività ed uno di essi si rompe. Quando Enzo risale in superficie si sente male, vomita ed ha i brividi ma nonostante sia bagnato fradicio riesce comunque a raggiungere la sua abitazione a Tor Bella Monaca. In realtà è un piccolo appartamento in condizioni pietose in un condominio-alveare degradato. Enzo ha la febbre, trema, vomita di continuo ma infine riesce ad addormentarsi. Al risveglio sta molto meglio. Al piano di sotto abita Sergio con Alessia, una figlia disturbata, la quale vive in una realtà di fantasia, dominata dai manga giapponesi. Sergio fa parte della banda dello Zingaro, un criminale senza scrupoli alla ricerca del colpo grosso per entrare nel grande giro e per questo si è accordato con un’organizzazione legata alla camorra ed allo spaccio della droga. Enzo raggiunge il luogo dove si riunisce di solito la banda e tratta con Sergio la vendita dell’orologio rubato. Subito dopo quest’ultimo gli propone di accompagnarlo all’appuntamento con un paio di corrieri orientali che sono appena giunti a Roma ed hanno ingoiato delle capsule di cocaina per sfuggire ai controlli. Il ritrovo è all’ultimo piano di un palazzo in costruzione. Una di queste capsule però si rompe ed il corriere muore per overdose. Il suo compare, spaventato, spara alcuni colpi di pistola a Sergio che muore a sua volta ed uno di essi raggiunge ad una spalla anche Enzo che vola nel vuoto. Quando rinviene si rende conto incredulo di non avere subito traumi nonostante quella caduta di parecchi piani. Si allontana di corsa da quel luogo e trova Alessia seduta sulle scale di casa che gli chiede notizie del padre, ma Enzo non ha il coraggio di dirle la verità e si chiude nel suo appartamento. Alessia bussa però insistentemente alla porta, sinché Sergio indispettito colpisce la stessa porta con un pugno e con irrisoria facilità la sfonda, scoprendo così di possedere una forza sovrumana, che esperimenta subito dopo spostando un armadio con irridente facilità. Dallo stupore passa poco dopo all’azione, scardinando un bancomat per poi trascinarlo sino a casa. Il filmato ripreso dalle telecamere finisce in Internet e diventa virale. Persino lo Zingaro è stupito da quello che vede e gli piacerebbe che quell’uomo fosse al suo fianco. Con quattro scagnozzi al seguito si presenta a casa di Alessia minacciandola per sapere dove è finito il padre con il carico di droga che aspettavano, ma quando sembra intenzionato ad ucciderla, irrompe dalla finestra Enzo, il viso coperto da un passamontagna, che in breve tempo sgomina gli assalitori costringendoli alla fuga, nonostante lo Zingaro gli mozzi, poco prima di dileguarsi, il dito mignolo di un piede con una mannaretta. Alessia identifica il suo salvatore in Jeeg Robot d’Acciaio, il suo idolo dei manga. Enzo diventa così un criminale, che blocca e rapina un furgone portavalori facendo infuriare lo Zingaro che aveva intenzione di attuare lo stesso colpo per restituire i soldi della fallita partita di droga alla cosca di Nunzia. Enzo diventa una sorta di ‘Superman’ delle borgate quando salva una bimba dalle fiamme dell’auto coinvolta in un incidente stradale ed è tenero al tempo stesso nei confronti di Alessia, alla quale finisce per affezionarsi. Un comportamento contraddittorio che mescola buone intenzioni ad illegalità e che diventa il leit-motiv della sua vita e del suo nuovo ruolo. Solo lui infatti è in grado di fermare lo Zingaro che vuole sconvolgere Roma per diventare il più temuto e famoso dei criminali. 

VALUTAZIONE: un’opera unica nel panorama del cinema nazionale, di un esordiente che ha fatto incetta di alcuni dei premi più prestigiosi ai David di Donatello dell’edizione 2016. Uno stile a mezza strada fra grottesco, fantastico e drammatico con un gruppo d’interpreti azzeccatissimi in una sorta di western fra le borgate romane.                                                                                                                                                      

Lo confesso: di manga e anime giapponesi (quelli che noi definiamo abitualmente fumetti o cartoni animati) non ne so niente, quindi Jeeg Robot d’Acciaio, Hiroshi Shiba e Go Nagai erano per me dei nomi sconosciuti, prima della visione di questo film.

Il lettore che fosse nella stessa condizione non si preoccupi però, perché le ragioni per apprezzare quest’opera d’esordio di Gabriele Mainetti sono di tutt’altro genere e non c’è alcun bisogno di rimediare alla lacuna sottoponendosi frettolosamente ad una sorta di corso intensivo sul tema.

La sequenza iniziale, che vede un uomo in fuga dai poliziotti in borghese a Roma, fra Castel Sant’Angelo ed il Lungo Tevere, potrebbe sembrare tratta da un poliziesco italiano degli anni settanta, perlomeno sinché il fuggitivo, elusa la cattura, riemerge dalle acque torbide del fiume, dove si è dovuto immergere suo malgrado calandosi da una chiatta, per riapparire tempo dopo, quasi irriconoscibile, impregnato di una sostanza nera, oleosa e malsana.

Sin qui, a parte un’inquadratura che mostra alcune taniche nascoste sotto quella stessa chiatta con l’indicazione che contengono sostanze radioattive, una delle quali si rompe a causa dei maldestri movimenti in acqua di Enzo Ceccotti, ci sarebbe poco altro da aggiungere. Un cognome, quello di Ceccotti, foneticamente anonimo, diciamolo; quasi risibile rispetto ad altri decisamente più pertinenti che è abile a proporre, ad esempio, la cinematografia americana in opere analoghe. Il ritorno a casa, zuppo, sporco e schivo in un quartiere degradato della periferia romana di Tor Bella Monaca (altro nome che sembra paradossale a confronto dell’ambiente che rappresenta) pare preludere all’ennesima storia di miseria e di disagio sociale della periferia di una grande città, con il rischio concreto che il voltastomaco e la febbre che hanno colpito Enzo poco dopo essere riemerso dall’acqua torbida, possano preludere ad un’evoluzione dannosa per la sua salute.

L’agglomerato urbano dove abita, in un appartamento che definire trasandato, fetido e sporco è persino riduttivo, non è molto diverso dalle cosiddette Vele di Scampia a Napoli (un’altra associazione di nomi nella quale è difficile non cogliervi un intento sarcastico), rese particolarmente famigerate dalla serie TV ‘Gomorra’. Enzo spende le sue serate fra videocassette hard, delle quale ha una nutrita collezione ed alimentandosi soltanto con una sorta di strano budino giallastro in confezioni da yogurt prive di etichetta, che conserva in notevole quantità dentro il frigo. 

Al piano di sotto ci abitano Sergio e Alessia, padre e figlia. Lui è un affiliato della banda dello Zingaro; lei è una bella ragazza, anzi una donna dal punto di vista fisico, che però non si è più ripresa dallo choc della morte prematura della madre e da allora non c’è più con la testa, come afferma lo stesso padre. Confonde spesso infatti la realtà con la fantasia delle ‘anime giapponesi’, non si stacca mai da un lettore dvd nel quale vede e rivede le imprese dei suoi eroi e sogna di vestire l’abito di una principessa ed è in attesa che il suo idolo, Jeeg Robot d’Acciaio, la venga a prendere, come il cavaliere azzurro delle favole di un tempo.

Lo Zingaro, gli occhi spiritati, l’espressione aquilina, velenoso come un serpente, ambizioso e senza scrupoli, è il leader di una banda che ha la sua sede nel canile di una zona malfamata della stessa Tor Bella Monaca, dal quale dirige un’attività criminosa di piccolo cabotaggio, per così dire, usando una metafora marinaresca. Dopo aver partecipato persino ad un’edizione del programma televisivo ‘Buona domenica’, appassionato esecutore canoro di cover della migliore tradizione musicale italiana, come malavitoso in carriera ha aspettative molto diverse e vuole puntare ad entrare nel grande giro. ‘…Io vojo fa’ ‘r botto. Vojo che ‘a gente se piega a pecoroni quanno me ‘ncontra pe’ salutamme, così je posso piscia’ ‘n testa…’, è il suo proclama d’intenti…(leggi il resto del commento cliccando qui sotto su ’Continua a leggere’)Continua a leggere…

Film: ‘V Per Vendetta’

V PER VENDETTA

Titolo Originale: V For Vendetta

 Nazione: USA  

Anno:  2005 

Genere:  Azione, Fantascienza, Thriller

Durata:  132′  Regia: James McTeigue

Cast: Natalie Portman, Hugo Weaving, Stephen Rea, John Hurt, Stephen Frey, Sinéad Cusack, Rupert Graves, Tim Pigott-Smith, John Standing

 

TRAMA:   Anno 2020: negli USA è in corso la guerra civile e la Gran Bretagna a sua volta è oppressa da una dittatura a capo della quale c’è l’Alto Cancelliere Adam Sutler, il quale ha approfittato del clima generale di paura per vincere facilmente le elezioni, proponendosi come paladino delle istanze per il ripristino dell’ordine. La sua immagine martellante sui media, il suo credo e le sue regole ferree liberticide, applicate con il supporto della polizia segreta che sopprime ogni forma di dissenso ed impone il coprifuoco nelle ore notturne, gravano sulla popolazione. Evey Hammond, una ragazza con una dolorosa storia familiare alle spalle, viene colta in flagrante da una squadra di ‘Castigatori’ poco dopo l’inizio del coprifuoco. In suo soccorso interviene ‘V’, un uomo mascherato, il quale riesce a salvarla dal tentativo di stupro da parte delle guardie. Egli convince poi Evey a seguirlo per assistere ad un insolito ‘concerto’ dal tetto di una costruzione posta di fronte all’Old Bailey, palazzo simbolo della giustizia, da tempo offesa e violata dallo stesso governo. Dagli altoparlanti nelle strade escono le note di una sinfonia di Čajkovskij, nel mentre ‘V’, improvvisatosi direttore d’orchestra, ‘dirige’ a modo suo la distruzione dell’Old Bailey, davanti allo sguardo atterrito di Evey. ‘V’ si rifà ai fatti del 5 novembre 1605, noti come ‘la congiura delle polveri’, quando Guy Fawkes tentò di far saltare per aria il Parlamento Inglese, ivi incluso il re Giacomo I e la sua famiglia, in nome dei cattolici oppressi. L’obiettivo di ‘V’ è quello di abbattere la vigente tirannia, facendo leva su un forte sentimento di Vendetta, pazientemente coltivato come unico sopravvissuto, seppure orrendamente storpiato, di un lager dentro il quale sono stati compiuti esperimenti atroci su uomini e donne cavia da parte di Adam Sutler ed i suoi complici. V promette a questi ultimi che il prossimo 5 novembre metterà in atto ciò che non era riuscito a Guy Fawkes, sovvertendo il regime e dando modo al popolo liberato ed unito di fondare un nuovo stato più giusto, dignitoso e democratico.     

VALUTAZIONE: film di notevole carattere spettacolare e significato ideologico, che parte dal modello di Orwell (‘1984’) ‘, per disegnare una metafora inquietante sul presente, sull’ambiguità dei ruoli fra stato legale, autoritarismo e terrorismo. Un’opera in stile gotico, che si rifà a vari generi e figure del cinema in continua altalena fra ironia, caricatura, avventura, azione e thriller.                                                                                                                              

‘V’ per Vendetta’ è un film che colpisce, indubbiamente. Non si può dire che ciò dipenda dall’originalità dei contenuti, o da uno stile particolarmente innovativo, anzi sin dalla breve sequenza storica introduttiva, i riferimenti, sia di natura letteraria che cinematografica, sono facilmente identificabili. Eppure, pur essendo il resto della trama ambientato in un allucinante futuro prossimo ed in un contesto contraddittorio di genere e di visione, sarà per l’attualità di certe allusioni o per la curiosa figura del protagonista, costantemente ed ambiguamente in bilico fra la finzione di un gioco fine a se stesso ed un provocatorio scenario di stampo ideologico, ma gli effetti che il film suscita sono molteplici, tranne quello meno desiderabile dell’indifferenza. Si tratta infatti in questo caso di un’opera che può essere compresa, condivisa, osteggiata o anche malintesa, a seconda dei punti di vista, ma che è limitativo, perlomeno per lo spettatore più incline all’approfondimento, liquidarla in poche parole o limitarsi, nel valutarla, ad un’unica chiave di lettura.  

Il plot parte da un lontano passato, come dicevo innanzi, cioè da una breve citazione relativa alla ‘congiura delle polveri’ a Londra, datata addirittura 1605, per poi passare direttamente ad un futuro prossimo, posto fra il 2015 ed il 2020, saltando perciò a piè pari il nostro presente. Il che fa immediatamente pensare ad una scelta di stampo fantascientifico, a qualche evento che ha avuto origine in un passato lontano e che torna d’attualità, per qualche strana e misteriosa ragione, per risolversi, o ispirare qualcosa che abbia una qualche relazione, anche a parecchia distanza di tempo. Numerose serie, da quella di ‘Indiana Jones’ a la ‘Mummia’, tanto per citarne un paio fra le più note e molti romanzi del genere thriller-storico dai quali spesso esse sono tratte, si rifanno a questo modello, ma in quei casi sono chiare sin dall’inizio le finalità di puro divertimento ed intrattenimento senz’altri paragoni o sottintesi, mentre ‘V per Vendetta’ è un’opera volutamente difforme e fuorviante. Si può ritenere che ciò dipenda dal tentativo di proporre un prodotto composto da ingredienti molto differenti fra loro, opportunamente assemblati nell’occasione per accontentare palati anche molto diversi, ad iniziare da quelli appunto che prediligono il cinema d’azione pura e le storie più spettacolari ed avventurose, ma oltrepassata la patina narrativa più superficiale, sono evidenti le ambizioni dagli autori ed i loro obiettivi di più alto e complesso contenuto.  

Quando c’è di mezzo un racconto di fantasia è consuetudine che dietro la facciata di una storia apparentemente lineare e semplice spunti una metafora che fa emergere un secondo strato narrativo, più articolato e profondo. E’ proprio il caso del film di James McTeigue, nel quale si palesa chiaramente una continua altalena di toni e di riferimenti che spaziano dal cinema di cappa e spada, alle allucinanti ipotesi ‘Orwelliane’, agli eroi solitari e spesso fraintesi tipo Batman e Superman, sino ad arrivare, ed è certamente la sfida più pretenziosa, alla critica feroce della realtà socio-politica del mondo in cui viviamo. Una prospettiva quest’ultima che muta completamente il significato dell’opera caricandola di responsabilità ed accenni provocatori, intriganti, ma anche scomodi, come vedremo.

Il quadro della nostra società che ne deriva infatti non potrebbe essere più desolante, dilaniata come appare al suo interno da despoti e millantatori, il cui archetipo è costituito in questo caso da Adam Sutler, un uomo senza scrupoli che ha abbindolato le masse sull’ineluttabilità della sua ascesa al potere, susseguente ad un periodo di confusione, incertezza e paura durante il quale i suoi uomini più fidati hanno fomentato ad arte lo sviluppo della criminalità, della violenza ed il disordine sociale. Un periodo caratterizzato da una dilagante corruzione, dal dominio pressoché totale dei media per meglio condizionare e controllare le masse, in aggiunta al timore di essere contagiati dall’implosione del modello statunitense, sino ad allora dominante perlomeno nel mondo occidentale, dalla quale e’ scaturita  la guerra civile e la disgregazione degli stati confederali. Tutti questi elementi sono ingredienti di un cocktail micidiale finalizzato a spingere la gente comune a considerare inderogabile la scelta (o per meglio dire, farla passare come tale) di affidarsi a chi è capace di rappresentare nelle parole e nei fatti il migliore compromesso possibile, per quanto doloroso nelle conseguenze per le libertà individuali, allo scopo di ripristinare l’ordine e conservare l’orgoglio nazionale. L’ascesa di Hitler al potere non ha avuto una genesi molto diversa, come racconta pure  ‘La Caduta Degli Dei’ di Luchino Visconti che ho rivisto di recente e contrariamente a quello che il protagonista di quest’opera ritiene che dovrebbe accadere: ‘…I popoli non dovrebbero avere paura dei propri governi, sono i governi che dovrebbero avere paura dei popoli…’…(leggi il resto del commento cliccando qui sotto su ’Continua a leggere’)

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