MauPes

Le mie Foto, i Film che vedo, i Libri che leggo…

Film: ‘Il Ponte Delle Spie’

IL PONTE DELLE SPIE

Titolo Originale: Bridge of Spies

 Nazione: USA

Anno:  2015

Genere:  Storico, Spionaggio, Drammatico, Thriller

Durata: 142’ Regia: Steven Spielberg

Cast: Tom Hanks (James Donovan), Mark Rylance (Rudolf Abel), Amy Ryan (Mary Donovan), Sebastian Koch (Wolfgang Vogel), Alan Alda (Thomas Watters), Scott Shepherd (Hoffman, funzionario CIA), Austin Stowell (Francis Gary Powers), Mikhail Gorevoy (Ivan Schischkin), Will Rogers II (Frederic Pryor), Billy Magnussen (Doug Forrester), Eve Hewson (Carol Donovan), Domenick Lombardozzi (Agente Blasco), Michael Gaston (Agente Williams), Peter McRobbie (Allen Dulles), Edward James Hyland (Earl Warren), Joshua Harto (Bates), Noah Schnapp (Roger Donovan), Stephen Kunken (William Tompkins), Greg Nutcher (Tenente James), Jon Donahue (Agente Faye), Jillian Lebling (Peggy Donovan), Victor Verhaeghe (Agente Gamber), Nadja Bobyleva (Katje), Joe Forbrich (Agente Pinker), Rebekah Brockman (Alison), Jesse Plemons (Joe Murphy), John Rue (Lynn Goodnough), Dakin Matthews (Giudice Byers), Michael Schenk (Cugino Drews), Burghart Klaussner (Harald Ott), Luce Dreznin (Lydia Abel), Steve Cirbus (Michael Verona), Petra Marie Cammin (Helen Abel), Jon Curry (Agente Somner), Le Clanché du Rand (Millie Byers), Steven Boyer (Marty), David Wilson Barnes (Sig. Michener)

TRAMA: A James Donovan, avvocato assicurativo di un prestigioso studio di Brooklyn, viene assegnata la difesa d’ufficio di Rudolf Abel, una spia russa arrestata sotto mentite spoglie, accusato di inviare da New York a Mosca messaggi in codice proprio negli anni della ‘guerra fredda’. Abel raccoglieva informazioni camuffato da pittore di strada. L’obiettivo del governo americano è quello di dimostrare che in uno stato democratico anche una spia nemica può contare su una legittima difesa. Donovan in pratica dovrebbe limitarsi ad un ruolo di facciata per una condanna già scritta riguardo un argomento giudiziario che non ha mai neppure affrontato in precedenza. Lui vorrebbe rifiutarsi, preoccupato per le ripercussioni sulla sua famiglia e sulla carriera, ma non può esimersi. Chi ha deciso di affidare a lui questo incarico però non ha tenuto in debito conto la forza della sua etica professionale. Dopo aver incontrato Abel, che è una persona intelligente, dotata d’ironia e persino di sensibilità artistica, ma oramai preparato al ruolo del martire, Donovan si sente in dovere di svolgere il suo compito con serietà ed in breve finisce per avere contro tutti: giudice, studio legale, le persone che incontra sul treno e che lo riconoscono dalle foto pubblicate sui giornali e persino la famiglia che non capisce la sua ostinazione, a scapito persino della loro sicurezza. Nonostante la sua appassionata difesa, non riesce ad evitare la condanna ad Abel, ma grazie ad una intuizione convince il giudice a non emettere una sentenza di morte riservata di solito alle spie. Dopo qualche tempo infatti un pilota americano che stava cercando con un aereo di nuova concezione di scattare foto in alta quota del territorio sovietico, viene abbattuto da un missile e catturato dai russi. Quasi in contemporanea, durante i lavori per l’innalzamento del muro a Berlino un giovane studente americano viene fermato dalle guardie della Germania Est ed imprigionato con un futile pretesto. Il governo americano ritenendo fondamentale recuperare il pilota, che è a conoscenza di numerose delicate informazioni, accetta di rispondere ad un segnale dei sovietici per uno scambio di prigionieri ed attraverso la CIA viene contattato proprio Donovan per affidargli l’incarico di condurre in gran segreto la trattativa. All’oscuro della moglie e dei figli, viene inviato a Berlino dove si trova ad avere a che fare sia con i russi che con i tedeschi dell’est, in una sorta di rappresentazione teatrale già predisposta sin nei minimi particolari al fine di ottenere le migliori condizioni possibili per lo scambio. Nonostante l’opposizione della CIA, Donovan intende ottenere in cambio di Abel, la liberazione sia del pilota che dello studente. Un uomo tutto d’un pezzo, lo definisce infatti con rispetto e riconoscenza la spia russa, al momento dello scambio.

VALUTAZIONE: un episodio di storia che non si legge sui libri ma che Spielberg ha rielaborato con grande professionalità, grazie alla splendida sceneggiatura dei fratelli Coen ed a interpreti di alto livello. Una vicenda di spionaggio che conduce lo spettatore dentro la città di Berlino al momento dell’innalzamento del famigerato muro e nelle atmosfere della ‘guerra fredda’ in un crescendo di tensione. Lo stile ricalca le migliori opere del genere di appartenenza basate su quel periodo storico.                                                                                                                                                                         

Ne è passato di tempo da ‘Duel’, sorprendente Film TV che ha rivelato Steven Spielberg nel 1971, sino a ‘Il Ponte delle Spie’ del 2015, passando per ‘E.T.’, ‘Incontri Ravvicinati del Terzo Tipo’, ‘Indiana Jones’, ‘Jurassic Park’ e via di questo passo, in una carriera dietro la macchina da presa di grande valore e di ampio spettro dal punto di vista dei generi affrontati e dei contenuti.

Spielberg, nel corso di quasi mezzo secolo di carriera, ha affrontato infatti situazioni anche molto distanti fra loro per tipologia, temi e stile, privilegiando però non soltanto il lato spettacolare, pur evidente nelle sue opere che si possono definire più di consumo, ma spesso anche raffigurando personaggi di grande carisma e carattere, con puntante in episodi di straordinario impegno civile. Si veda ad esempio un’opera come ‘Schindler’s List’, oppure ‘Il Colore Viola’, per proseguire in una rapida carrellata con ‘L’impero del Sole’, ‘Amistad’, ‘Munich’ ed infine ‘Lincoln’. Non tutte queste ‘torte’ gli sono riuscite con il buco, per così dire, ma è evidente l’impegno del regista non soltanto volto al mero raggiungimento del risultato al botteghino, seppure non l’ha mai neppure disdegnato e senza il quale non avrebbe avuto lo spazio e la carriera che oggi conosciamo.

‘Il Ponte delle Spie’ racconta una storia vera che è avvenuta fra la fine degli anni cinquanta e gli inizi dei sessanta. A quel tempo la ‘Guerra Fredda’ era nel pieno del suo sviluppo, a Berlino i comunisti erigevano il famigerato muro che divideva la parte est della città in mani loro, da quella ovest sotto il controllo degli alleati. Strade e case separate da una parete di cemento, con la fuga precipitosa di chi era disposto a rischiare la vita proprio mentre si chiudevano anche gli ultimi spiragli sul muro o aveva intuito per tempo quello che stava per accadere.

Le spie di entrambe le parti erano già da tempo sguinzagliate alla ricerca di informazioni utili ai rispettivi governi, in una corsa agli armamenti il cui punto di massima tensione si verificherà, di lì a breve, con la crisi di Cuba e la minaccia di una guerra nucleare che, se fosse scoppiata, avrebbe cambiato le sorti del mondo e non solo dei due stati principali antagonisti, cioè USA e URSS.

Rudolf Abel alias William Genrikowitsch Fischer era il personaggio ideale per diventare una spia sovietica negli Stati Uniti. Nativo del nord Inghilterra da madre russa e padre tedesco, aveva imparato perfettamente alcune lingue fra le quali ovviamente l’inglese. Tornato giovane nell’URSS, era entrato a far parte della Polizia Segreta. Nel 1957 lo troviamo a New York nei panni di un pittore di strada mentre stacca con circospezione un nichelino magnetico appiccicato sotto una panchina, il quale contiene nella parte cava interna un foglietto accuratamente piegato con una serie di numeri, la cui cifratura diventerà in seguito un rompicapo per i servizi segreti americani. Scoperto e condannato a trenta anni di carcere, Abel fu al centro di un caso clamoroso di scambio prigionieri fra URSS e Stati Uniti che avvenne sul cosiddetto ‘ponte delle spie’ del titolo, ovvero il ponte di Glienicke sul fiume Havel, nella parte nord di Berlino.

Se il caso fu clamoroso, lo testimonia anche il fatto che ha spinto Steven Spielberg a trarne un film, il quale è valso il premio Oscar per il miglior attore non protagonista a Mark Rylance nei panni proprio di Rudolf Abel, la cui risposta era sempre la stessa, quando l’avvocato James Donovan (interpretato dal solito bravissimo Tom Hanks) gli chiedeva in più circostanze se era preoccupato per i rischi che stava correndo per la sua vita, cioè un fatalistico quanto ineccepibile: ‘…servirebbe?…‘.

La sceneggiatura è d’autore, cioè dei fratelli Ethan e Joel Coen e non c’era da dubitare quindi che fosse molto ben costruita, se si esclude il fatto, a patto che non sia voluto, che si percepisce poco la distanza fra alcuni avvenimenti della storia vera dalla quale è tratta. La durata della prigionia di Abel dopo la condanna, rispetto alla cattura da parte dei sovietici del pilota Francis Gary Powers, a seguito dell’abbattimento del nuovissimo areo da ricognizione U-2, avviene infatti due anni dopo ed il successivo scambio di prigionieri ancora due anni dopo, mentre nel film questi avvenimenti sembrano in pratica consecutivi uno all’altro. La ricostruzione, con inserti di repertorio, dei giorni nei quali è stato eretto il muro a Berlino e la sensazione di oppressione che generano quelle sequenze, mentre le persone cercano di scappare come topi imprigionati dentro una nave che sta affondando, sono di notevole impatto emotivo ed evidenziano chiaramente tutta la drammaticità del momento storico….(leggi il resto del commento cliccando qui sotto su ’Continua a leggere’) Continua a leggere

13/03/2017 Posted by | 1. CINEMA | , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Film: ‘ Captain Phillips – Attacco In Mare Aperto’

CAPTAIN PHILLIPS – ATTACCO IN MARE APERTO

Captain Phillips - Attacco In Mare ApertoTitolo Originale: Captain Phillips

Nazione: USA

Anno:  2013

Genere:  Drammatico, Biografico, Thriller

Durata:  134’  Regia: Paul Greengrass

Cast: Tom Hanks (Captain Phillips), Barkhad Abdi (Abduwali Muse), Barkhad Abdirahman (Adan Bilal), Faysal Ahmed (Nour Najee), Mahat M. Ali Lay (Walid Elmi), Catherine Keener (Andrea Phillips), Michael Chernus (primo ufficiale Shane Murphy), David Warshafsky (ingegnere Mike Perry), Corey Johnson (timoniere Ken Quinn), Issak Farah Samatar (Hufan), Yul Vazquez (comandante Frank Castellano), Max Martini (comandante Devgru)

TRAMA: Il 28 marzo 2009 un cargo americano che trasporta aiuti alimentari ed agricoli ai paesi del Corno d’Africa, nella rotta fra l’Oman ed il Kenya, subisce l’attacco di alcuni pirati somali. Il loro capo, lo spietato Hufan, li ha scelti fra i tanti disperati pescatori e nullafacenti che vivono sulle coste della Somalia, uno dei paesi più poveri del continente. Quando il cargo Maersk Alabama al cui comando c’è il capitano Phillips viene rilevato dai radar in una posizione ideale, diventa immediatamente un obiettivo da abbordare allo scopo di chiederne il riscatto, com’è già avvenuto più volte in quel tratto di mare. Il primo tentativo però fallisce, perché Phillips usando due stratagemmi (spingere la nave alla massima velocità e poi far finta di chiedere aiuto alla marina militare americana, che invece in quel momento non è in grado di aiutarlo) ottiene l’effetto sperato: una barca dei pirati rinuncia all’inseguimento mentre l’altra poco dopo è costretta a fermarsi per un’avaria al motore. I marinai imbarcati sul cargo, non più di una ventina, sono spaventati per l’accaduto e vorrebbero modificare la rotta, ma Phillips decide invece di continuare, incoraggiato dal successo ottenuto. Il giorno seguente, a conclusione di un regolamento di conti interno alla banda di pirati, essi tornano alla carica con una sola imbarcazione, potenziata però da due motori e nonostante Phillips attui tutti i diversivi possibili e faccia uso delle numerose pompe le quali sparano acqua ad alte atmosfere per tenere lontani i pirati, essi riescono comunque ad attraccare e salire a bordo, armi in pugno, prendendone possesso. Phillips, esclusi i suoi più diretti collaboratori in sala comando, ordina al resto dei suoi uomini di nascondersi nella sala macchine, fermando i motori del cargo. L’atteggiamento minaccioso dei pirati, al cui comando c’è Abduwali Muse, il quale parla un discreto inglese e sembra quello più deciso a risolvere la questione senza spargimento di sangue, trova in Phillips un avversario altrettanto determinato ed abile ad impostare una trattativa che sia il meno possibile onerosa per la compagnia proprietaria della nave ed al tempo stesso utile a proteggere i suoi uomini. La tensione però sale quando Muse viene a sapere che il capitano può dargli solo 30 mila dollari e dice di non sapere dove si nascondono i suoi uomini. Adan Bilal, un altro dei pirati, è meno conciliante, più sospettoso e nervoso di Muse. E’ solo grazie ad un accordo che segue uno duro scambio verbale fra quest’ultimo e Phillips se viene risparmiato l’ingegnere di bordo Perry, il quale aveva già una pistola puntata alla tempia. Muse, Phillips ed il giovane pirata Walid scendono sotto bordo per scovare i marinai. Questi ultimi però hanno sentito i dialoghi in sala comando attraverso un walkie-talkie e sabotano l’impianto elettrico per rimanere ancor più al buio, spargendo anche dei vetri rotti vicino alla porta d’ingresso della sala macchine. Walid, essendo scalzo, si ferisce gravemente ed è impossibilitato a proseguire. Allora Muse gli ordina di tornare di sopra assieme al capitano per farsi sostituire mentre lui decide di proseguire la ricerca da solo. I marinai però si sono organizzati nel frattempo e riescono a catturarlo con una manovra diversiva. Nasce quindi una trattativa nella trattativa. Adan Bilan e Muse stesso accettano di lasciare la nave con i 30 mila dollari, ma costringono Phillips a rimanere loro ostaggio. La scialuppa viene sganciata, nonostante il parere contrario del primo ufficiale Murphy e degli altri marinai. Phillips si ritrova in mare, prigioniero dei pirati somali, decisi a tornare a terra e poi chiedere il riscatto in cambio della liberazione del prezioso prigioniero. Le navi militari americane che pattugliano i mari del Corno d’Africa sono però sulle loro tracce e di tutt’altro avviso sulla conclusione della vicenda. Anche una pattuglia dei Navy Seals è stata inviata sul luogo. Gli sviluppi sono ad alta tensione.      

VALUTAZIONE: una storia vera che riguarda il problema della pirateria nel Corno d’Africa. Il regista Paul Grengrass è bravissimo a non cadere nella trappola del banale action-movie, ma ad impostare il film sul piano psicologico, sostenuto da un gran ritmo e tensione, la quale sale sino ai massimi livelli senza scadere mai però nella facile tentazione del puro spettacolo. Non mancano neppure accenni di analisi critica e sociologica fuori dal coro a rendere più interessante l’opera. Bravissimi sia Tom Hanks che Barkhad Abdi. Montaggio e fotografia al top.                                                                                                                                                                                                                                                                                                  

La situazione attuale, dal punto di vista dei sequestri delle navi che transitano al largo della costa somala, è molto migliorata, se è vero che gli attacchi si sono drasticamente ridotti rispetto ai 176 del 2011 e persino quelli già scesi drasticamente a 35 del 2012. Quale potrebbe essere stata la soluzione più efficace per ottenere questo risultato? Non solo il pattugliamento dei mari da parte delle navi militari di un gruppo di nazioni particolarmente interessate ed accomunate dallo stesso obiettivo, dato che nessuna compagnia di bandiera può sentirsi al sicuro dai pirati, ma soprattutto la decisione da parte della maggioranza degli armatori di dotare le proprie navi di ‘contractors’ armati con funzioni di scorta e protezione, con il vantaggio per giunta di difendere la nave da una posizione migliore rispetto a quella decisamente più precaria degli attaccanti sui motoscafi.

Captain Phillips 11E ci voleva tanto ad adottare una strategia del genere, potrebbe giustamente osservare qualcuno? Francamente viene da chiederselo anche durante la visione del film, ambientato nel 2009 quando ancora i cargo viaggiavano soltanto con a bordo del personale disarmato. Beh, a leggere in proposito su qualche sito Internet, la questione non appare così banale, perché ogni ‘contractor’ costa in media oltre 500 euro al giorno, sempre meno però dei circa 60.000 euro al giorno che è la ‘gabella’ tipica di una fregata, cioè una nave militare piccola e veloce, specializzata in compiti di pattugliamento. Ovviamente le navi commerciali che transitano nel Corno d’Africa sono innumerevoli, tant’è che, giusto per dare una dimensione del business dei sequestri, nel 2008 essi hanno fruttato qualcosa come 120 milioni di euro, e costi ad armatori e stati interessati compresi fra 900 milioni e 3,3 miliardi.

Captain Phillips 10Inevitabile quindi pensare alla necessità di adottare misure risolutive a spezzare questa insostenibile catena, gestita con astuzia e cinismo da alcuni criminali, i quali trovano facile terreno per procurarsi manovalanza da mandare allo sbaraglio nei tanti disperati ridotti alla fame che vivono lungo le coste somale, inclusi i pescatori che non trovano più sostentamento neppure dal frutto del loro atavico mestiere, un tempo florido. Pare infatti che i mari della Somalia, una nazione fra le più povere dell’Africa e priva di peso politico e mediatico, siano stati utilizzati dalle cosiddette nazioni ricche, in un primo momento per saccheggiare quella che è sempre stata la risorsa più importante ed abbondante, cioè la pesca (tonni, aragoste e gamberi) ed i frutti di mare, specie a causa della distruttiva pesca a traino. A peggiorare la situazione, in seguito lo stesso mare è diventato una discarica dei prodotti chimici delle nostre industrie e centrali, con il risultato che già nel 1990 parecchi somali hanno iniziato ad ammalarsi per cause le quali per molto tempo sono rimaste ignote, sino a quando nel 2004, a seguito dello tsunami in Indonesia, le cui onde sono arrivate sino alle coste dell’Africa, sono stati trascinati a riva innumerevoli detriti e rifiuti i quali hanno svelato l’origine delle numerose patologie insorte nel frattempo.

Tom HanksSe si prendono per buone queste tesi è chiaro che si può riconsiderare la questione della pirateria da una prospettiva diversa, meno scontata perlomeno. C’è però una battuta che il capitano Phillips rivolge al suo principale antagonista Muse, capo dei pirati, il quale si vanta di essere stato già protagonista di un’impresa simile (‘…l’anno scorso hai rubato una nave che ti ha fruttato sei milioni di dollari e sei ancora qui?…), a rendere spietatamente evidente che queste azioni non sono mai servite, se vogliamo considerarle da questo punto di vista, a risarcire le popolazioni somale dagli eventuali danni subiti, ma sono solo finalizzate ad arricchire alcuni ‘signori della guerra’ senza scrupoli, i quali speculano persino nei confronti di chi è già vittima e quindi lo diventa doppiamente. Il che spiega la decisione di considerare la pirateria come il primo crimine della storia per cui sia stata prevista la giurisdizione universale, in base alla quale a chiunque è consentito, anche al di fuori delle proprie acque territoriali, di arrestare e processare a casa propria i pirati colti sul fatto e catturati dalle navi preposte al pattugliamento…(leggi il resto del commento cliccando qui sotto su ’Continua a leggere’)

Continua a leggere

06/09/2014 Posted by | 1. CINEMA | , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Film: ‘Molto Forte, Incredibilmente Vicino’

MOLTO FORTE, INCREDIBILMENTE VICINO

Molto Forte, Incredibilmente VicinoTitolo Originale: Extremely Loud And Incredibly

 Nazione: USA

Anno:  2011 Genere:  Drammatico

Durata:  129’  Regia: Stephen Daldry

Cast: Tom Hanks (Thomas Schell), Sandra Bullock (Linda Schell), Thomas Horn (Oskar Schell), Max von Sydow (L’inquilino), Viola Davis (Abby Black), John Goodman (Stan il portiere), Jeffrey Wright (William Black), Zoe Caldwell (Nonna di Oskar), Julian Tepper (Deli Waiter), Hazelle Goodman (Hazelle Black), Jim Norton (Black da vecchio) 

TRAMA: New York, 11 settembre 2011. Il padre di Oskar è una delle 2752 vittime del crollo delle Torri Gemelle. Nel momento dell’attacco terroristico Oskar non era in casa, quindi non poteva rispondere alle telefonate del padre, che sono rimaste registrate però in segreteria. Dapprima il tono della sua voce era rassicurante ma con il passare del tempo è diventato sempre più spaventato, in una escalation che si è conclusa con l’orribile collasso strutturale di quello che si poteva ritenere, sino a quel momento, il simbolo stesso del mondo economico occidentale. Da quel giorno Oskar ha perso non solo il padre, ma anche la guida ed il compagno di giochi che alimentava continuamente la sua fantasia e maturazione, grazie a stuzzicanti esercizi a difficoltà crescente. La madre Linda ha perso a sua volta non solo l’amato marito ma si è scoperta impreparata a sostenere da sola il dramma che l’ha colpita ed un figlio che attraversa un’età particolarmente delicata. Oskar le ha nascosto le registrazioni delle telefonate del padre e curiosando nell’armadio di quest’ultimo ha scoperto una misteriosa chiave ed un nome, Black, che sembrano l’ennesima sfida in corso di preparazione, interrotta soltanto dalla prematura fine. Scandagliando l’elenco del telefono egli inizia così a contattare tutte le persone che di cognome si chiamano Black. Di fronte a casa sua abita la nonna, la quale ospita un anziano e stranissimo personaggio muto. Oskar, nonostante la nonna gli abbia intimato di evitarlo, un po’ incuriosito ed un po’ per caso, un giorno si trova di fronte all’uomo e ne resta in qualche modo colpito. Egli infatti si esprime scrivendo quello che vuol dire in foglietti che mostra poi al suo interlocutore. Oscar si sfoga con lui raccontandogli la sua storia ed il vecchio inquilino commosso dalla sua determinazione e disperazione si offre di aiutarlo nella ricerca. Ne nasce così una curiosa e segreta complicità. La mamma non riesce a frenare il furore del figlio in questa ricerca ed anche il vecchio fatica a star dietro al ritmo imposto da Oskar, determinato a concluderla nel più breve tempo possibile. In questa prova è come se egli compisse nel frattempo un percorso d’identificazione del quale il padre sarebbe certamente orgoglioso se fosse ancora in vita e che si conclude con un paio di sorprese. 

VALUTAZIONE: Opportunamente il regista Stephen Daldry evita la retorica di quella catastrofica giornata, della quale mostra solo qualche flash, concentrandosi invece sulla storia di un ragazzino, simbolo di tutti quelli che restano improvvisamente senza i loro riferimenti diretti e sono costretti a crescere più velocemente di altri, convivendo con le relative ingombranti ed incolmabili assenze. Bravissimi i due estremi anagrafici del film: Thomas Horn e Max von Sydow.                                                                                                                                                                                                               

Cosa si può ancora aggiungere che non sia già stato detto da qualcuno riguardo quell’evento terribile dell’11 settembre che ha segnato la storia dell’inizio del secolo corrente e probabilmente rappresenta uno dei momenti peggiori dalla fine della seconda guerra mondiale? Niente, il fattore sorpresa è stato sicuramente uno degli elementi che ha scioccato e lasciato il mondo con il fiato sospeso, assieme all’incredulità di fronte all’audacia ed il cinismo di una tale impresa, immortalata  dalle immagini TV che hanno generato così tanta angoscia in quasi tutto il mondo.

Molto Forte Incredibilmente Vicino 09Personalmente ricordo che ero al lavoro e quando è arrivata la notizia del primo aereo finito contro il World Trade Center ho supposto, come tanti, che fosse un inopinato incidente, per quanto sorprendente ed inaudito a sua volta. Quando però è stata colpita anche la seconda torre e poco dopo è giunta pure la notizia dell’attacco al Pentagono non solo si è avuta la certezza di un piano mirato alla base di quell’impresa ma credo di aver temuto, come tanti altri per un po’, che quello che stava succedendo in USA in quel momento fosse solo l’inizio di qualcosa di terribile che avrebbe coinvolto di lì a breve anche altre nazioni del mondo occidentale, con sviluppi impensabili per chi come me appartiene ad una generazione che fortunatamente non ha conosciuto direttamente una guerra mondiale, com’è capitato invece a quella dei nostri genitori e nonni.

Molto Forte Incredibilmente Vicino 02Detto ciò, se il lettore a questo punto stesse supponendo che ‘Molto Forte, Incredibilmente Vicino’ è un altro film che scava su quei tragici eventi, pur da una prospettiva di natura soggettiva e familiare, compierebbe un fatale errore di valutazione, poiché nonostante le conseguenze di quella sciagura siano indubbiamente all’origine dell’opera, tratta dall’omonimo romanzo di  Jonathan Safran Foer, in realtà il tema su cui verte potrebbe avere origine in qualunque catastrofico avvenimento che coinvolge gli affetti più cari di un adolescente, il quale da un momento all’altro è costretto a perdere l’innocenza della sua età ed il diritto a crescere un po’ per volta, come avviene di solito ai suoi coetanei.

Molto Forte Incredibilmente Vicino 15L’opera del regista britannico, già apprezzato autore di ‘Billy Elliot’, ‘The Hours e ‘ The Reader – A Voce Alta’, (per tutti e tre, curiosamente, è stato candidato all’Oscar) è focalizzata infatti attorno alla figura di un ragazzo di undici anni, Oskar, il quale ha perso il padre nel crollo di una delle Torri Gemelle. Una delle quasi tremila vittime di quel giorno, ognuna con una storia diversa ma identico fatale destino. 

Molto Forte Incredibilmente Vicino 03Padre e marito esemplare, Thomas Schell (Tom Hanks), è stato per Oskar non solo un ovvio riferimento genitoriale, ma anche un compagno insostituibile di giochi. La gran parte dei quali erano incentrati sull’evidente obiettivo di sviluppare l’intelligenza del ragazzo attraverso l’uso di esercizi di apprendimento a difficoltà crescente, una sorta di caccia al tesoro con riferimenti storici e scientifici che Oskar doveva cercare di risolvere per arrivare alla soluzione. Anche grazie a questo, il giovane è diventato un appassionato di storia europea, raggiungendo un livello cognitivo certamente superiore alla media della sua età…(leggi il resto del commento cliccando qui sotto su ’Continua a leggere’) Continua a leggere

03/08/2014 Posted by | 1. CINEMA | , , , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Film: ‘Angeli e Demoni’

ANGELI E DEMONI

Titolo Originale: Angels & Demons

Nazione: USA  Anno:  2009

Genere:  Thriller

Durata:  138′  Regia: Ron Howard

Cast: Tom Hanks, Ewan McGregor, Ayelet Zurer, Stellan Skarsgard, Pierfrancesco Savino, Armin Mueller-Stahl

A volte a leggere i retroscena di un film non ci si crede. Eppure ‘Angeli e Demoni’, tratto dal celebre romanzo di Dan Brown, ha incontrato un tenace ostracismo da parte del Vaticano, che s’è sentito preso di mezzo prima dal libro e poi dal film, sino al punto da ingaggiare una lotta accanita con gli autori per impedirgli di girare alcune sequenze all’interno di San Pietro e persino nelle chiese di Roma dove sono ambientate alcune delle scene più forti del film. Così il regista Ron Howard, che ha già firmato ‘Il Codice da Vinci’, altro romanzo di Dan Brown e celebri successi come ‘A Beautiful Mind’ e ‘Cocoon’, oltre ad aver vestito i panni di Richard Cunningham nel mitico ‘Happy days’ (quando aveva parecchi anni di meno e molti capelli di più) s’è dovuto inventare qualche furbata, tipo cinepresa in miniatura, oppure ricostruire alcuni scenari a Hollywood per poter condurre infine in porto l’opera. E dire che l’immagine di Roma che mostra nel corso del film, totalmente ambientato nella città ‘eterna’, i suoi angoli suggestivi e le bellezze storiche, sono qui rappresentate come meglio non si potrebbe, pur essendo arcinote. Insomma, misteri di certe istituzioni, che dovrebbero mostrarsi superiori a certi giochetti e debolezze, così evidentemente terrene e legate alla sfera umana ed invece si incaponiscono dietro un filmetto, per quanto di gran lusso e richiamo.

La storia, detta in poche parole, trattandosi di un thriller del quale, per definizione, non bisogna svelare più di tanto, riguarda la setta degli Illuminati, nei secoli scorsi perseguitati dalla Chiesa, i quali, dopo anni ed anni di silenzio, si ripresentano improvvisamente per consumare una tremenda vendetta, proprio durante il fatidico momento del motto: ‘morto un papa se ne fa un altro’. Richard Langton (Tom Hanks), noto studioso di simbologia viene ingaggiato dal Vaticano, pur non essendo uomo toccato dalla fede, per risolvere uno strano caso, nato dopo che è stata trafugata dal CERN di Ginevra una sorta di bomba nucleare, a seguito di alcuni esperimenti sull’antimateria, che gli ‘illuminati’ senza scrupoli (un nome quanto mai esplicito) minacciano di far esplodere proprio a Piazza San Pietro, quando è gremita di fedeli e dopo aver rapito quattro cardinali fra i maggiori candidati all’elezione del nuovo capo della Chiesa ed avergli riservato una fine atroce.

Tolta la parte scenografica, la sontuosa e ricercata ricostruzione dei luoghi e dei costumi, ‘Angeli e Demoni’ mostra tutti i suoi limiti nel rappresentare una storia che nasce da un bel ‘congegno’ ma che nel film appare molto più improbabile, a conti fatti, di quello che si legge nel romanzo di Dan Brown, del quale conservo comunque un buon ricordo, seppure oramai lontano. Molti particolari risultano infatti banali, riguardo i personaggi coinvolti ed i luoghi comuni abbondano nel ricalcare situazioni e contesti deja-vu,  che non aggiungono nulla alle critiche ed i misteri che riguardano la Chiesa nel corso del tempo, della quale ne sortisce perciò un’immagine più vicina a certa iconografia classica, piuttosto che all’oggettiva rappresentazione dei fatti e dei personaggi che l’hanno caratterizzata. Ho letto anche di parecchie imprecisioni storiche: non mi ci addentro, anche perché il film in oggetto non è un trattato storico ma, come diceva Bennato a proposito di certi brani musicali presi troppo sul serio (e che lui definiva invece ‘…sono solo canzonette, non mettetemi alle strette…’), alla stessa stregua si può dire dell’opera in oggetto, che è ‘solo’ un thriller, peraltro poco riuscito, al quale non bisogna chiedere nulla di più di quello che mostra in termini di mera suspance ed emozioni a livello di pelle.

E’ un film infatti che manca di personalità, nervoso e sin troppo moviemtnato, che vanta alcune scene ben girate e condotte, soprattutto quella nella chiesa dove si consuma il rogo, con un buon senso del ritmo e della tensione, ma che troppo spesso appare slegato e dove in effetti non spicca alcun personaggio in particolare. Lo stesso Tom Hanks non sembra al meglio, quasi una maschera di se stesso, non proprio ideale nell’incarnazione del professore ingaggiato per risolvere l’arcano, mentre nel romanzo il suo personaggio dimostra ben altro appeal. Assolutamente insignificante poi Ayelet Zurer nei panni della scienziata che dove farsi carico di recuperare il pericoloso materiale che minaccia di distruggere l’intero Vaticano e persino il killer, che entra ed esce dal film come fosse una cometa, rimanendo un comprimario, anziché un personaggio centrale nello sviluppo dell’intrigo. Lo stesso camerlengo Ewan McGregor sembra sia stato prelevato direttamente da ‘Uccelli di Rovo’. Ben altra personalità mostrano quindi i due anziani del cast: Stellan Skarsgard, il comandante delle Guardie Svizzere e Armin Mueller-Stahl, il cardinale decano.

Se la scena dell’esplosione sopra i cieli ‘der Cupolone’ è decisamente suggestiva ed impressionante in quanto ad effetti speciali, così come la ricostruzione di Piazza San Pietro e la folla straripante in attesa della notoria fumata bianca, per nulla abbagliante invece appare la sceneggiatura e, sarà che avevo già letto il romanzo, ma ho avuto l’impressione che non fosse neppure così difficile immaginare la verità e risolvere in anticipo il mistero della vicenda.

Insomma, il film incasserà comunque i suoi soldini, considerando il battage pubblicitario, la trasposizione da un celebre romanzo e la spettacolarità indubbia di certe scene, ma resta pur sempre un’occasione sprecata, molto di più del rischio che correva sin dall’inizio nel confronto con il racconto scritto del quale è comunque una libera trasposizione, fedele sino ad un certo punto, per ammissione dello stesso autore.

02/10/2010 Posted by | 1. CINEMA | , , , , , , , , , , , | Lascia un commento