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I Film e le Serie TV Che Vedo

In questa sezione pubblicherò i commenti ai film ed alle Serie TV che vedo, proponendo il mio personalissimo punto di vista, come una sorta di riflessione indirizzata anche a me stesso, per meglio comprendere l’opera che ho appena visto.                                                                                            Cliccando qui di seguito su ‘Continua a leggere’ oppure su LISTA DEI FILM E SERIE TV è possibile accedere all’elenco in ordine alfabetico e visualizzare quindi il commento delle opere presenti. Altrimenti digita qualcosa nel campo di ricerca qui di fianco a destra e premi il bottone Cerca.

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I Libri Che Leggo

In questa sezione pubblicherò i miei commenti ai libri, romanzi in particolare, che leggo. Pur esprimendo ovviamente giudizi del tutto personali e quindi opinabili, mi auguro comunque che queste note possano essere utili per comprendere il contesto e farsi un’idea generale delle opere.                                                                                                                             Cliccando qui di seguito su ’Continua a leggere’ oppure su LISTA DEI LIBRI è possibile accedere all’elenco in ordine alfabetico e visualizzare il commento delle opere presenti. Altrimenti digita qualcosa nel campo di ricerca qui di fianco a destra e premi il bottone Cerca

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Le Mie Foto

In questa sezione pubblicherò alcune delle mie fotografie, suddivise in tre Categorie (qui di fianco le località sono numerate e dettagliate, per un più facile ed immediato accesso): I Miei Posti, un piccolo omaggio ai luoghi dove sono nato e quelli dove attualmente risiedo, e relativi dintorni; In Viaggio contiene alcune foto scattate durante le vacanze con la mia famiglia, i parenti e gli amici in posti più o meno lontani; ‘Famole Strane’ è infine lo spazio creativo dedicato alla mia fantasia ed immaginazione, che può trovare espressione per caso o per intuizione. Si noti che ci sono pochissime foto di persone, fra quelle che io conosco o in qualche modo a me legate, per ovvie ragioni di privacy.

La Musica Che Ascolto

In questa sezione pubblicherò i miei commenti alle opere degli autori, gruppi e singoli, che ascolto con più curiosità e piacere. Ovviamente anche i video su Youtube mi interessano molto, soprattutto per le esecuzioni live che mi permettono di poter apprezzare, oltre al livello compositivo, anche quello tecnico dei protagonisti. Nelle mie scelte mi piace spaziare dai giorni nostri sino ad arrivare ai primi anni settanta, che rappresentano quelli di formazione dei miei gusti musicali. E’ l’ultima delle sezioni che apro in ordine di tempo, quindi non c’è ancora la lista a disposizione come nelle altre, ma spero di poterne aggiungere una al più presto.

Musica: ‘McDonald and Giles’

MCDONALD AND GILES
Omonimo
Anno: 1970

Genere: Rock Prog, Art Rock 
Etichetta: Islands Records
Nazione: GBR

Tracklist:

  • Suite in ‘C’ 11’15
  • Flight of the Ibis 3’11
  • Is She Waiting? 2’36
  • Tomorrow’s People – The Children of Today 7’03
  • Birdman: 
    • The Inventor’s Dream (O.U.A.T.) 3’53
    • The Workshop 2’52
    • Wishbone Ascension 1’30
    • Birdman Flies! 6’18
    • Wings in the Sunset 0’41
    • Birdman – The Reflection 6’00

Band:

  • Ian McDonald – chitarra, piano, organo, sassofoni, flauto, clarinetto, cetra da tavolo e voce
  • Michael Giles – batteria, percussioni e voce
  • Peter Giles – basso
  • Steve Winwood – organo e assolo di piano in ‘Turnham Green’ 
  • Michael Blakesley – trombone in ‘Tomorrow’s People’

VALUTAZIONE: Due fuoriusciti dalla prima formazione dei King Crimson hanno inciso una sorta di rivisitazione in chiave soft del famoso album dedicato all’uomo schizoide del ventunesimo secolo. Un disco inevitabilmente datato ma meritevole di essere riscoperto, essendo recuperabile anche in streaming e che ancora oggi, a distanza di quasi 50 anni, riesce a farsi apprezzare, grazie ad una serie di brani dalle sonorità rilassanti e dalle atmosfere eleganti, mentre sono quasi completamente assenti gli sperimentalismi del gruppo di origine.

L’avevo anticipato nel corso della recensione dello storico album dei King Crimson ‘In the Court of the Crimson King‘, da me pubblicata di recente, che avrei scritto qualcosa anche a proposito di questo lavoro, inciso da due dei componenti originari del gruppo, ma fuoriusciti quasi subito: il poli-strumentista Ian McDonald ed il batterista e percussionista Mike Giles. Per essere più precisi questo lavoro segue l’opera seconda del Re Cremisi, ovvero ‘In the Wake of Poseidon‘, cui ha partecipato anche Mike, mentre McDonald se n’era già andato subito dopo la precedente.

McDonald and Giles 14Nel 1970 esisteva solo il vinile come supporto musicale, se escludiamo la cassetta a nastro che però era decisamente più scadente nella qualità e meno appetibile nell’aspetto. Comunque sia, va detto che questo non è un disco che ha avuto un gran successo, a mio avviso immeritatamente. Tant’è che non ci sono stati altri riscontri in seguito di questo gruppo in sala d’incisione. Tuttavia ritengo di poter affermare, senza che ciò appaia come una forzatura o peggio ancora una stravagante interpretazione personale, che questo album più ancora di ‘Lizard‘, che è il terzo album in ordine temporale dei King Crimson, sia stato la naturale conclusione di una trilogia, anche se il nome della band non appare stampato sulla cover. O per meglio dire, è quello che riprende più da vicino le sonorità e persino la disposizione cronologica dei brani in una sorta di complementarietà con i due lavori precedenti.

McDonald and Giles 13Ian McDonald è stato il compositore di quasi tutti i brani più importanti del più noto album d’esordio dei King Crimson, da solo o in compartecipazione con altri componenti come Robert Fripp e Greg Lake. Fra l’altro, e non è un dettaglio di poco conto, è un grande musicista e lo ribadisce in lungo ed in largo nel corso di questo album. Anche il fratello di Mike Giles, il bassista Peter, ha partecipato al loro secondo album e lo ritroviamo pure in questo lavoro. Le ragioni di una tale diaspora, che ha riguardato molti altri musicisti che si sono alternati fra i componenti del gruppo, si può probabilmente addebitare in buona parte alla personalità dispotica e condizionante di Robert Fripp, fondatore e leader carismatico indiscusso, evidentemente mal sopportata da Ian McDonald, Mike Giles ed altri.

Mc Donald & Giles 02La struttura dell’album in oggetto rispecchia quindi, si diceva, sia nella sequenza dei brani che nello stile proprio i due primi album dei King Crimson. Addirittura la bellissima e dolcissima ballata ‘Flight of the Ibis‘, composta da McDonald, ricorda molto da vicino, specie nel ritornello solo musicale a metà, il brano ‘Cadence and Cascade‘, accreditato alla coppia Robert Fripp e Peter Sinfield ma inciso prima, cronologicamente. Ciò si spiega con il fatto che quando McDonald faceva ancora parte dei King Crimson aveva già composto il brano inserito qui come secondo del lato ‘A’ ed è quindi forte il sospetto che anche gli altri ne conoscessero almeno in parte l’armonia e se ne siano appropriati. Ascoltare per credere: https://www.youtube.com/watch?v=hNuTI1JIuik riguardo quest’ultimo brano e https://www.youtube.com/watch?v=fniV60lpvhI a proposito dell’altro. Sta di fatto che nessuno poi ha avuto da recriminare, quindi l’osservazione resta solo a livello di curiosità.

McDonald and Giles 02Se è vero che la sequenza dei brani di ‘McDonald and Giles‘ ricalca i primi due lavori dei King Crimson, le improvvisazioni e la cacofonia dei suoni che contraddistinguono lo straordinario brano ‘21st Century Schizoid Man‘ ed il meno nobile ‘Moonchild‘, in questo caso sono limitate alla sola parte centrale della ‘Suite in C‘ che apre l’album, nella quale i vari strumenti sfociano in una sorta di ‘jam session’ disordinata, prima di ricompattarsi per svoltare, come avviene almeno in tre occasioni in questo brano, stile e ritmo…(‘leggi il resto del commento cliccando qui sotto su ’Continua a leggere’)Continua a leggere…

Foto: ‘Un Inatteso Incontro quasi al Tramonto’

E’ curioso come ogni volta che esco senza la fotocamera nelle mie quasi quotidiane passeggiate nei dintorni, finisce poi che me ne pento. Oggi ad esempio mi sono reso conto ben presto che i colori, pur freddi com’è d’uso in questa stagione, erano molto contrastati all’avvicinarsi del tramonto, anche grazie ai riverberi che le nuvole colorate dal sole dipingevano sull’acqua, in parte ghiacciata, dell’Adda o sul Resegone e la Val Cava. Poi, improvviso, inaspettato, cercato e non trovato tempo addietro, ecco l’incontro con una nutria che lì per lì, vista di schiena fuori dall’acqua del fiume, sembrava un gatto acquattato sulla riva. Le dimensioni erano quelle, più o meno. Come mi ha scorto troppo vicino però, naturalmente è scivolata in acqua, osservandomi per un po’ in tono di sfida o forse soltanto in attesa che mi allontanassi. Quindi, forse stanca di galleggiare, piano piano si è avvicinata alla riva, rimanendo comunque a distanza di sicurezza e nascondendosi fra le fronde. Le foto di questa serie le ho scattate perciò con lo smartphone.

Come sempre riguardo queste gallerie di foto, cliccando su una qualsiasi di esse inizia la visione della serie che si può scorrere con i tasti freccia in avanti ed indietro.

  

Film: ‘Pearl Harbor’

PEARL HARBOR

Titolo Originale: Omonimo

 Nazione: USA

Anno:  2001

Genere:  Drammatico, Storico

Durata: 172’ Regia: Michael Bay

Cast: Ben Affleck (Rafe McCawley), Josh Hartnett (Danny Walker), Kate Beckinsale (Evelyn Stewart), Cuba Gooding Jr. (Dorie Miller), Tom Sizemore (Earl Sistern), Cary-Hiroyuki Tagawa (Comandante Genda), James King (Betty), Scott Wilson (Generale Marshall), Peter Firth (Capitano Della West Virginia), Andrew Bryniarski (Jack Il Pugile), Colm Feore (Ammiraglio Kimmel), Jon Voight (Franklin D. Roosevelt), Alec Baldwin (Generale Doolittle), Dan Aykroyd (Capitano Thurman), William Lee Scott (Billy), Mako (Ammiraglio Yamamoto)

TRAMA: Sin da quando erano due ragazzini del Tennessee, Rafe e Danny mostravano una predilezione per il volo. Il padre di Danny era un ex pilota americano che ha combattuto contro i tedeschi durante la prima Guerra Mondiale ad aveva ancora un piccolo aereo che usava per muoversi dalla sua fattoria, lontana dai grandi centri abitati. Un giorno era appena atterrato quando i due giovanissimi di soppiatto erano saliti sopra il suo aereo e agendo per gioco sul quadro comandi lo avevano messo in moto sin quasi a farlo decollare. Se la goliardata non era finita in tragedia, era stato per un puro miracolo. Manco a dirlo, 18 anni dopo i due scapestrati sono diventati entrambi piloti graduati dell’aviazione militare, ma Rafe, il maggiore fra i due ed anche il più abile e coraggioso, ha fatto domanda, all’oscuro di Danny per evitare che si esponesse a sua volta, per entrare a far parte dello Squadrone Eagle, un gruppo di piloti americani che a fianco di quelli della RAF dovrebbero duellare nel cielo della Manica contro i tedeschi durante la battaglia d’Inghilterra. Rafe però è dislessico e non passerebbe il test finale di ammissione se non riuscisse a convincere la bella infermiera Evelyn a chiudere un occhio. La stessa sera la invita ad un ballo in discoteca e fra i due scocca il classico colpo di fulmine, soffocato però dall’imminente partenza di Rafe. Tempo dopo, mentre quest’ultimo dà sfoggio della sua abilità di pilota in battaglia, Evelyn, Danny ed altri reparti vengono trasferiti a Pearl Harbor, sede della flotta americana del Pacifico. Rafe però viene infine abbattuto e risulta disperso in mare. Le lettere appassionate che aveva scambiato con Evelyn erano state più di una promessa una volta che fosse tornato. E’ Danny a dare la notizia ad Evelyn, la quale ne resta ovviamente sconvolta. La vicinanza fra loro nel dolore per la comune perdita, dopo tre mesi però si trasforma in un sentimento reciproco vero e proprio, che si concretizza una sera al tramonto quando Danny fa salire di nascosto Evelyn sul suo aereo e le fa provare l’ebbrezza del volo. Quando oramai nessuno se lo aspettava più, Rafe ricompare, guarito dalle ferite riportate e scopre la relazione fra il suo amico carissimo e la donna alla quale teneva così tanto da trovare conforto nei momenti più difficili e duri pensando al giorno che l’avrebbe rivista. Mentre Evelyn è combattuta fra rimorso per Rafe e l’amore per Danny, i due rivali s’azzuffano e sfuggono per un pelo alla retata della polizia militare. La mattina del giorno dopo è il 7 dicembre 1941 e la Marina del Giappone attacca all’alba la flotta americana a Pearl Harbor cogliendola di sorpresa. Numerose navi, anche prestigiose come l’Arizona, vengono affondate senza poter reagire e migliaia di uomini muoiono uccisi dalle mitragliate degli aerei nipponici Zero che a centinaia si sono riversati come mosche nella baia delle isole Hawaii, colpendo i marinai, i civili, le navi in rada e gli aerei ancora a terra, quasi senza colpo ferire. Evelyn si prodiga nell’ospedale a soccorrere i feriti mentre Rafe e Danny sono fra i pochi piloti che riescono a decollare con i loro aerei ed a duellare con i giapponesi, abbattendone alcuni. Al termine di quella terribile giornata, mentre il presidente Roosevelt annuncia l’entrata in guerra al fianco degli Alleati e contro Germania, Giappone e Italia, Rafe e Danny donano il loro sangue per soccorrere i più bisognosi ed in seguito vengono premiati per il loro valore. La guerra con il Giappone però è appena iniziata e gli USA devono riguadagnare la perduta supremazia nel Pacifico. A Rafe a Danny viene chiesto quindi di partecipare ad una missione ad alto rischio per bombardare alcuni obiettivi fondamentali in territorio nipponico. Poco prima della partenza Evelyn confida a Rafe di essere incinta di Danny, che ne è invece ancora all’oscuro. Soltanto uno dei due piloti tornerà però da quella rischiosissima impresa         

VALUTAZIONE: un classico e neanche troppo sdolcinato incrocio sentimentale a tre sullo sfondo dell’attacco giapponese a Pearl Harbor che ha sancito l’entrata in guerra degli USA nella Seconda Guerra Mondiale. Ovviamente la parte più spettacolare ed interessante del film è proprio quella della ricostruzione di quei tragici eventi, molto realistica. Alcuni episodi che riguardano i due piloti, sia da giovanissimi che nella vicenda romantica che coinvolge entrambi da adulti con la bella infermiera Evelyn, sono però piuttosto deboli a livello di sceneggiatura.

‘Pearl Harbor’ è un titolo che non può lasciare adito a dubbi sul tema scelto dagli autori, a cominciare quindi dal regista Michael Bay. Ovvero la rievocazione degli eventi che hanno portato il Giappone il 7 dicembre del 1941 ad attaccare di sorpresa la flotta americana del Pacifico, procurandole gravissimi danni ed ingenti perdite materiali ed in vite umane. Un clamoroso episodio che ha determinato l’entrata degli USA nella Seconda Guerra, che da quel momento assunse perciò una dimensione mondiale, convincendo il popolo americano a desistere da quel ruolo di spettatore che aveva avuto sin lì riguardo al conflitto che si stava consumando in Europa ed in Asia.

Pearl Harbor 21E da questo punto di vista lo spettatore non resta di certo deluso, perché il clou del film, che dura quasi tre ore, è rappresentato proprio da quegli eventi culminati nel proditorio attacco, mostrato in una lunga e dettagliata sequenza che dura ben quaranta minuti. Non molti di meno della realtà dei fatti, se è vero che il terribile raid si è concluso in poco più di un’ora.

Pearl Harbor 17I mezzi tecnici a disposizione nei primi anni duemila, quando è stato girato il film, hanno reso possibile ai tecnici impegnati nella lavorazione e nel montaggio della pellicola di rendere le scene quanto mai realistiche, con un dispiegamento di macchine da ripresa, aerei, navi e uomini che giustificano il costo complessivo di oltre centoquaranta milioni di dollari, ampiamente ripagato però da quasi mezzo miliardo d’incassi in giro per il mondo.

Pearl Harbor 11Naturalmente se l’opera fosse tutta racchiusa in questo ‘singolo’ evento, staremmo parlando di un documentario o al più di una accurata rievocazione virtuale di quell’episodio drammatico che ha segnato però, probabilmente, le sorti della guerra. Trattandosi di un film invece, con tanto di attori professionisti come protagonisti (da Ben Affleck, a Kate Beckinsale; da Jon Voight a Alec Baldwyn e Dan Aykroyd, seppure questi ultimi tre appaiono solo in parti secondarie, ma con i loro nomi però hanno contribuito ad accrescere l’interesse mediatico intorno all’opera), Michael Bay ha scelto di raccontare una storia di fantasia calandola dentro avvenimenti realmente accaduti. Resta da vedere se l’appassionato di storia e di strategia militare non disdegna al tempo stesso anche le passionali vicende sentimentali o viceversa se l’inguaribile romantico è altrettanto interessato ad assistere alla carneficina di un tale tristemente noto evento bellico.

Pearl Harbor 25Il film però non finisce con il terribile attacco del dicembre 1941 a Pearl Harbor, la dichiarazione di guerra del Giappone agli USA che avviene soltanto dopo e non prima di quell’evento, e la risposta del presidente Roosevelt che definì quella giornata come un’infamia, sancendo l’ingresso degli USA in guerra dopo aver ottenuto l’assenso del Congresso. Si protrae infatti nei successivi tre mesi, raccontando l’impresa di alcuni bombardieri B-25 Mitchell, opportunamente alleggeriti ed inviati sulle coste nipponiche a bombardare alcuni obiettivi strategici. Una missione kamikaze a parti invertite, si potrebbe dire, resa disperata dalla necessità di alzarsi in volo dalle portaerei che li trasportavano (che già di per se stessa costituiva un’impresa, non essendo certo quella la loro pista di decollo più appropriata), ma soprattutto in anticipo sui tempi prefissati perché i giapponesi erano vicini a scoprire le loro intenzioni. Gli aerei avevano perciò scorte di carburante al limite che, dopo aver assolto al loro compito, non potevano tornare indietro ma dovevano servire per raggiungere la Cina, allora in buona parte sotto il controllo delle stesse forze del Sol Levante. Purtroppo c’era l’alta possibilità che non bastassero.

Pearl Harbor 23Nonostante la presenza della dolcissima Kate Backinsale, che raggiungerà il top di romanticismo nella delicata commedia successiva a questa interpretazione, cioè ‘Serendipity – Quando l’amore è magia‘ ed in seguito sarà l’affascinante vampira guerriera della serie ‘Underworld‘, in questo caso invece è contesa dai due piloti amici d’infanzia, interpretati da Ben Affleck e Josh Hartnett, il senso del film e l’attenzione sono inevitabilmente monopolizzati dalla ricostruzione degli eventi di quel delicato e fondamentale periodo storico per il destino della Seconda Guerra Mondiale…(leggi il resto del commento cliccando qui sotto su ’Continua a leggere’)Continua a leggere…

Foto: ‘Il Fascino di un tardo Pomeriggio quasi Invernale’

E’ sorprendente come posti noti possano cambiare ‘abito’ a seconda della stagione e persino dell’ora della giornata. Poi ci sono le particolarità e le prospettive particolari a stuzzicare il fotografo che ovviamente non aspetta altro. Foto fresche di giornata che volgeva al termine, scattate fra Brivio e la località di Toffo scendendo lungo il corso dell’Adda…

Come sempre riguardo le gallerie di foto, cliccare su una qualsiasi di esse per iniziare la visione della serie muovendosi poi con i tasti freccia in avanti ed indietro.

  

Musica: ‘In The Court Of The Crimson King’

KING CRIMSON
In The Court Of The Crimson King
Anno: 1969

Genere: Rock Prog, Fusion, Hard Rock, Art Rock, Rock Psichedelico
Etichetta: Islands Records e Atlantic Records
Nazione: GBR

Tracklist:

  • 21st Century Schizoid Man 7’24
  • I Talk to the Wind 6’49
  • Epitaph 8’48
  • Moonchild (including ‘The Dream’ and The Illusion’) 12’13
  • The Court of the Crimson King 9’23

Band:

  • Robert Fripp – chitarra
  • Ian McDonald – flauto, sassofono, clarinetto, vibrafono, tastiere, mellotron, voce
  • Greg Lake – basso, voce
  • Michael Giles – batteria, percussioni, voce
  • Peter Sinfield – testi

VALUTAZIONE: un’opera di riferimento del genere ‘progressive’ ma che ne travalica i confini con evidenti puntate nella musica folk, classica e persino (free) jazz. Tutti i brani, se si esclude la suite ‘Moonchild’, sono da considerarsi dei capolavori nel loro genere. Fra i componenti la band, tutti virtuosi strumentisti, è singolare la presenza di Peter Sinfield, autore dei testi dell’album, poeta immaginifico, visionario e sociologico, fra i più prestigiosi non solo per il lavoro svolto con i King Crimson.

La cover dell’album, quando è stato pubblicato nel 1969 (ed allora avveniva solo nel formato vinile), è immediatamente diventata un ‘cult’ fra gli appassionati ma ha incuriosito non poco anche quelli che non lo erano affatto o semplicemente non avevano idea su che genere di musica suonava il gruppo dal nome altisonante dei King Crimson. Non a caso l’ho scelta per rappresentare la categoria dedicata alla Musica che ho appena inaugurato.

King Crimson - In the Court of the Crimson King 01

La foto qui di fianco che ritrae la copertina dell’album nella sua interezza, cioè completamente aperta, è riferita alla versione originale del vinile, una copia del quale conservo tuttora gelosamente ed era disponibile all’epoca soltanto presso negozi specializzati come quello, ad esempio, di Carù a Gallarate, dal quale io stesso mi rifornivo. 

King Crimson - In the Court of the Crimson King 02In realtà quest’opera è unanimemente considerata dalla critica e da chi, come il sottoscritto, con quel genere di musica è cresciuto e si è formato, alla stregua di un capolavoro. Una pietra miliare del genere ‘progressive’. Ascoltando ancora oggi i brani che la compongono, ne risulta intatta la bellezza folgorante e cristallina, nonostante il primo brano dell’album, ‘21st Century Schizoid Man‘, alla fine degli anni sessanta appariva talmente fuori dai canoni per quanto riguarda la costruzione e l’arrangiamento, oltretutto in palese contrasto di armonia con i brani che lo seguono, da risultare spiazzante, se non addirittura scostante, per la maggior parte degli ascoltatori che lo affrontavano per la prima volta. E non è una sensazione molto diversa quella che si prova anche oggi, pur a distanza di quasi cinquant’anni.

King Crimson 1321st Century Schizoid Man‘ è un brano di rottura, sia dal punto di vista del cantato (o urlato) eseguito con l’uso di un megafono, che per il testo, onirico nella prosa ma chiaramente critico e persino minacciosamente profetico nei contenuti (non dimentichiamoci che l’uscita dell’album avviene in pieno clima di contestazione del 1968). La parte musicale invece è ossessiva, rumorosa, con gli strumenti che sembrano andare, in certi momenti, ognuno per conto loro, in una palese cacofonia. Nessun altro brano nell’album somma al tempo stesso i vari generi musicali citati in alto a proposito di quest’opera: Rock Prog, Fusion, Hard Rock, Art Rock e Rock Psichedelico. Per avere un’idea della complessità compositiva e tecnica di questo brano, suggerisco di andare a vedere l’ultimo brano di questo video e precisamente a 1 ora 26 minuti 30 secondi https://www.youtube.com/watch?v=uhGuKbw2DE0 durante la tournée del 2002 in Giappone di una delle formazioni dei King Crimson.  

King Crimson 10Diciamolo: i testi, sia in questo caso che nei successivi brani, sono poesie la cui interpretazione è resa complicata dalla ritrosia di Peter Sinfield a chiarirne i contenuti, pur essendo definito su Wikipedia ‘intellettuale straordinariamente colto, dotato di un acume e un umorismo molto personale, uno dei massimi poeti espressi dalla musica pop‘, ma che risulta ancora più ermetica per chi non è di lingua inglese, per fattori legati anche e non solo alla traduzione, sia a livello di metrica che di espressionismo allegorico. Nello specifico il testo tradotto suona più o meno così: …(‘leggi il resto del commento cliccando qui sotto su ’Continua a leggere’)Continua a leggere…

Libro: ‘La Verità Sul Caso Harry Quebert’

LA VERITA’ SUL CASO HARRY QUEBERT

Di Joel Dicker

Anno Edizione 2013

Pagine 779

Costo € 10,20

Traduzione di Vincenzo Vega

Ed. Bompiani (collana ‘Narratori Stranieri’)

TRAMA: Marcus Goldman vive a New York ed è uno scrittore. Nel 2008 ha riscosso successo e lauti guadagni dal primo romanzo che ha pubblicato, ma ora sta vivendo un lungo momento di crisi creativa che gli impedisce di scriverne un altro. Poiché il suo editore lo sta pressando, per ricevere qualche utile suggerimento, Marcus contatta il suo mentore Harry Quebert, scrittore di fama ed a sua volta autore di un romanzo epistolare di grandissimo successo intitolato ‘Le origini del male’, pubblicato nel 1976. Harry lo invita a raggiungerlo nella sua villa di Aurora, nel New Hampshire dove vive da tempo. Marcus scopre qualche giorno dopo, curiosando in casa, che Harry nel 1975 ha avuto una storia travolgente con una quindicenne, Nola Kellergan. La quale all’epoca aveva la metà dei suoi anni ed era improvvisamente scomparsa senza lasciare tracce dietro di sé, se si esclude un’anziana donna che aveva chiamato la polizia dicendo di aver visto una ragazza inseguita nel bosco, ma non aveva fatto in tempo ad aggiungere altro perché era stata uccisa prima che fosse raggiunta dalle forze dell’ordine. Tornato a New York senza aver risolto la crisi creativa, poco tempo dopo Marcus viene raggiunto dalla notizia della scoperta del cadavere di Nola, o quel che ne resta, sepolto nel giardino della villa di Harry, assieme al manoscritto originale del romanzo che lo ha reso famoso. Quebert viene accusato di omicidio, incarcerato e rischia la pena di morte. Marcus non crede possibile che il suo mentore sia arrivato a tanto e decide pertanto d’indagare per scagionarlo, tornando ad Aurora dove trova però un clima ostile, nonostante la collaborazione con un poliziotto antipatico ma ligio al dovere come il sergente Gahalowood. Nel frattempo Quebert in carcere vive una profonda depressione ma rivela a Goldman che il giorno della scomparsa di Nola avrebbe dovuto raggiungerlo in un motel della zona dal quale fuggire assieme per vivere liberamente il loro amore, che altrimenti sarebbe stato considerato inappropriato data la differenza d’età. Gli indizi in mano alla polizia però convergono tutti contro Harry, nonostante Marcus scopra che Nola aveva avuto problemi familiari e qualcuno al di fuori della stessa l’aveva usata. L’editore intanto minaccia Marcus di rovinarlo per mancato rispetto del contratto e lo spinge ad utilizzare questa scabrosa vicenda come trama della sua prossima opera. Molte sorprese e sviluppi però attendono ancora Goldman ed il lettore.          

VALUTAZIONE: un’opera strutturalmente autobiografica che è diventata un clamoroso best sellers. I pochi difetti del romanzo sono ampiamente compensati da un racconto travolgente negli sviluppi che non concede un attimo di tregua al lettore. I numerosi spunti che contiene sul processo creativo di uno scrittore, rappresentano al tempo stesso un vademecum per chi intendesse provarci a sua volta ed una traccia per tutti gli altri che meglio possono comprendere la delicatezza del compito oltre le facili apparenze. 

..Le parole sono importanti, Marcus. Ma non scrivere per farti leggere: scrivi per farti capire…‘. Come mi piace questa affermazione! E’ esattamente quello che dovrebbero proporsi tutti quelli che scrivono rivolgendosi ad un pubblico ed è il risultato che cerco di raggiungere anch’io, nel mio piccolo, quando commento un libro, un film oppure, nell’ultima categoria inserita di recente, un’opera musicale.

La verità sul caso Harry Quebert 01E’ la prima volta invece che scrivo di un romanzo che ho letto tre mesi fa, mentre ero in vacanza al mare. In quel periodo però, forse distratto da un piatto di spaghetti allo scoglio oppure più genericamente ancora, in assenza della necessaria concentrazione, non avevo trovato l’ispirazione giusta per esprimere la mia opinione. Curiosamente l’opera di Joel Dicker parla anche, se non specificatamente, di questo indispensabile ingrediente della creatività. Nel caso del protagonista narrante del romanzo però, scrittore a sua volta, la crisi che lo angustia ovviamente è di gran lunga più seria ed importante della mia presunta pigrizia di allora.

La verità sul caso Harry Quebert 11Nonostante il mentore di Marcus Goldman, il famoso scrittore Harry Quebert, gli suggerisce che ‘…devi scrivere perché è l’unico modo per trasformare in un’esperienza giusta e gratificante questa minuscola, insignificante cosa che chiamiamo vita…‘, Marcus si trova invece in una sorta d’impasse creativa. Dopo aver scritto e pubblicato il romanzo d’esordio che ha ottenuto uno strepitoso successo, rendendolo famoso e garantendogli al tempo stesso un cospicuo conto in banca, Goldman vive il disagio, che ben presto si trasforma in ansia ed infine in una vera e propria paura, di non riuscire più a trovare il bandolo del processo creativo. Giornate e giornate passate a bighellonare in casa senza riuscire a cavare un ragno dal buco, o per meglio dire, uno straccio di riga utile ad avviare l’opera seconda.

La verità sul caso Harry Quebert 15E si sa come funziona il sistema editoriale, non diversamente da altri settori, come quello musicale ad esempio, o cinematografico e persino il mondo del lavoro. Laddove insomma è indispensabile trovare un’idea, un’ispirazione che non nasce a comando ed a tempi prestabiliti, ma semmai dovrebbe scoccare spontaneamente, per essere credibile innanzitutto e nel caso dello scrittore, anche artisticamente illuminata. Invece le spietate leggi del mercato richiedono esattamente il contrario. Intendiamoci, Marcus stesso ha accettato le regole del gioco, firmando un contratto che gli garantisce ritorni economici non indifferenti ed in cambio egli deve sfornare un certo numero di opere, scaglionate in prefissati tempi tecnici, affinché il pubblico abbia modo di consumarne una dello stesso autore, abbastanza a lungo da arrivare a desiderare la successiva.

La verità sul caso Harry Quebert 03Qualcosa che Joel Dicker non ha vissuto di persona evidentemente, ma che in qualche modo deve aver già provato, magari per interposta persona o semplicemente per sentito dire. Sta di fatto che nella finzione del suo racconto egli non solo anticipa, come se fosse un veggente, il successo planetario che poi ha ottenuto realmente con ‘La verità sul caso Harry Quebert’, ma ha previsto o almeno temuto di ritrovarsi nella condizione di sterilità creativa che attanaglia il suo alter ego Marcus Goldman quando deve farsi venire l’intuizione, indispensabile appunto per ripetersi…(‘leggi il resto del commento cliccando qui sotto su ’Continua a leggere’)Continua a leggere…

Libro: ‘Origin’

ORIGIN

Di Dan Brown

Anno Edizione 2017

Pagine 560

Costo € 25,00

Traduttori: Annamaria Raffo e Roberta Scarabelli

Ed. Mondadori (collana ‘Omnibus’)

TRAMA: Edmond Kirsch è un futurologo miliardario, ex brillante allievo di Robert Langdon, professore ad Harvard in simbologia e iconologia. Edmond ha invitato Robert ad assistere ad una sua presentazione, organizzata presso l’avveniristico museo Guggenheim di Bilbao, diretto dall’affascinante Ambra Vidal, fidanzata e promessa sposa di Julian, l’erede al trono di Spagna. Kirsch è noto anche per alcune sue straordinarie invenzioni high-tech ed è quindi considerato un guru dai suoi ammiratori, ma al tempo stesso è anche un dichiarato ateista. L’annuncio, che verrà dato ad una selezionatissima cerchia di invitati al museo ed a milioni di persone connesse via Internet, è però sconvolgente. Kirsch infatti svelerà una scoperta scientifica che rivoluzionerà il destino della razza umana ed avrà un profondo impatto sui credenti di tutto il mondo, rispondendo a due fondamentali quesiti: da dove veniamo e soprattutto dove andiamo. Sorprendentemente però ed in gran segreto, qualche giorno prima Kirsch ha incontrato al Monastero di Montserrat tre eminenze delle rispettive e più importanti religioni: il cardinale Valdospino, fra l’altro amico fidato e consigliere del re; il rabbino Yehuda Koves e l’allamah Syed al-Fadl. Kirsch ha mostrato loro, attraverso il suo avveniristico smartphone, una demo di ciò che ha deciso di rivelare al mondo intero fra un mese ed i tre religiosi sono rimasti basiti e sgomenti da quello che hanno assistito. Valdospino ha quindi chiesto insistentemente a Kirsch di soprassedere nella divulgazione della sua scoperta, ma per tutta risposta il futurologo ne ha addirittura anticipato i tempi. Prima che ciò avvenga però, sia il rabbino che l’amallah, i quali avevano intenzione di svelare in anticipo le conclusioni di Edmond per attutirne gli effetti sulle masse, vengono assassinati. Kirsch stesso viene ucciso in diretta TV, sotto gli occhi di Robert, Ambra e le innumerevoli persone che stanno assistendo alla sua rivelazione in formato multimediale, da un colpo di pistola sparato da Luis Avila, ammiraglio della Marina Militare, il quale è stato inserito all’ultimo momento, grazie ad una richiesta che sembra provenire dal Palazzo Reale, nella lista degli invitati al museo, per compiere il delitto seguendo gli ordini di un fantomatico ‘Reggente’. Avila ha perso moglie e figlio anni prima durante un attentato terroristico in chiesa e da allora ha vissuto senza scopo e sfiorato addirittura il suicidio, trovando nuova linfa vitale solo nell’intransigenza religiosa verso tutto ciò che esula dalla tradizione, che si aggiunge ad un odio profondo nei confronti dell’ateismo. Nella confusione generata dal clamoroso assassinio, Robert ed Ambra sono testimoni di una serie di strane coincidenze che lasciano supporre ci sia stata una regia occulta, gestita da persone ed istituzioni insospettabili, finalizzata ad evitare a tutti i costi che la scoperta di Edmond fosse divulgata e perciò hanno deciso di fuggire assieme dal museo per portarla alla luce. Grazie al prezioso supporto del super computer Winston, inventato dallo stesso Kirsch, l’improvvisata coppia dovrà smentire i sospetti che qualcuno ha lasciato trasparire addirittura di un suo presunto coinvolgimento, confermato dall’inspiegabile fuga ed a cercare al tempo stesso di completare l’opera del celebre futurologo ed amico. Per riuscirci è indispensabile però trasmettere la sua presentazione sino in fondo, essendo stata interrotta proprio sul più bello e renderla quindi visibile a tutti con i suoi clamorosi contenuti.

VALUTAZIONE: il nuovo romanzo del celebre scrittore americano abbina la nota ed apprezzata abilità del suo stile ad un paio di domande fra le più intriganti che l’uomo si pone da sempre. A differenza di quello che si potrebbe supporre, Brown fornisce le risposte. La prosa è sempre piacevole ed i colpi di scena si susseguono di continuo nel solito collaudato sistema di procedere parallelamente su più piani narrativi sino a convergere in un finale risolutivo.

A dar retta a Dan Brown, per rispondere ai due quesiti più importanti che l’uomo si pone da sempre e cioè, ‘da dove veniamo?’ e ‘dove andiamo?’, sembra che sia più facile dare una risposta convincente su quest’ultimo piuttosto che sul primo. Il che significa conseguentemente possedere una più chiara percezione del futuro, piuttosto che del passato, nonostante ciò possa apparire come una curiosa contraddizione. 

Origin 24‘Origin’ è un romanzo di fantasia, non un saggio cosmologico, ma è ovvio che l’annuncio del futurologo ed esperto di high-tech Edmond Kirsch, …l’era della religione sta tramontando, e sta per sorgere l’era della scienza…‘, come parte di un insieme di rivelazioni ancora più sconvolgenti, traslato nel mondo reale, sembra un’affermazione che va in senso opposto rispetto al dato di fatto che vede il nostro pianeta tuttora percorso da guerre di religione. La quale rappresenta, nei casi più estremi naturalmente, il brodo di coltura, prima ancora di ragioni economiche, culturali e di egemonia territoriale, del terrorismo internazionale, come purtroppo ed ahimè ben sappiamo da avvenimenti anche molto recenti.

CZECH-US-LITERATURE-DAN BROWNIl professor Robert Langdon, alter ego di Dan Brown e protagonista principale di alcuni dei suoi romanzi di maggiore successo (come ‘Angeli e demoni’ e ‘Il codice da Vinci’, per citare solo i primi due) parte comunque dalle origini, in ossequio al titolo, riferendosi alla fede, che nasce assieme all’uomo ed è perciò ben posteriore al momento della creazione dell’universo in senso assoluto e persino alla comparsa della vita sul nostro pianeta.

Origin 25Nel confermare le posizioni sul tema del suo ex allievo ed amico, Robert sostiene infatti che: ‘…i primi esseri umani avevano un rapporto di meraviglia con il loro universo, specie con quei fenomeni che non riuscivano a comprendere razionalmente. Per risolvere questi misteri, crearono un vasto pantheon di divinità con cui spiegavano tutto quello che andava oltre la loro comprensione: tuoni, maree, terremoti, vulcani, infertilità, epidemie, e persino l’amore…’. Ed aggiunge subito dopo: ‘…le convinzioni religiose ci vengono impresse profondamente nella psiche da piccoli per mano delle persone che più amiamo e di cui ci fidiamo: i nostri genitori, i nostri insegnanti, le nostre guide religiose. Pertanto ogni cambiamento religioso avviene nel corso di generazioni e non senza grande angoscia e, spesso, spargimenti di sangue…‘. Per concludere affermando: ‘…i seguaci di Zeus erano così contrari a rinunciare al loro dio che nel cristianesimo, la fede vincente… il volto barbuto di Zeus si trasformò in quello del dio cristiano dipinto da Michelangelo nella Creazione di Adamo sulla volta della Cappella Sistina…‘.

Origin 07Ma questa, come dicevo, è solo una delle considerazioni che consegue la scoperta del noto futurologo di fantasia e che sta per pronunciare al mondo intero. Se andassimo ancora più indietro nel tempo poi, a sentir lui: ‘…esistono soltanto due scuole di pensiero sull’origine dell’uomo: il concetto religioso secondo cui Dio ha creato gli uomini pienamente formati, e il modello darwiniano secondo cui siamo usciti dal limo primordiale e ci siamo evoluti in esseri umani…‘…(leggi il resto del commento cliccando qui sotto su ’Continua a leggere’)Continua a leggere…