Diritti e Modalità d’Uso del Materiale Pubblicato

Tutti i testi delle recensioni e le foto (limitativamente alle Categorie ‘Fotografia’ e ‘Varie – Foto’) presenti su questo sito sono di proprietà del suo autore, Maurizio Pessione. Puoi utilizzare sia gli articoli che le foto e ripubblicarli a patto di citare sempre la fonte (l’indirizzo internet https://maupes.wordpress.com) con un link in html, preservando integralmente il contenuto degli articoli e delle foto, riportando anche le informazioni sull’autore.

Annunci

I Film e le Serie TV Che Vedo

In questa sezione pubblicherò i commenti ai film ed alle Serie TV che vedo, proponendo il mio personalissimo punto di vista, come una sorta di riflessione indirizzata anche a me stesso, per meglio comprendere l’opera che ho appena visto.                                                                                            Cliccando qui di seguito su ‘Continua a leggere’ oppure su LISTA DEI FILM E SERIE TV è possibile accedere all’elenco in ordine alfabetico e visualizzare quindi il commento delle opere presenti. Altrimenti digita qualcosa nel campo di ricerca qui di fianco in alto a destra e premi il bottone Cerca.

Continua a leggere…

I Libri Che Leggo

In questa sezione pubblicherò i miei commenti ai libri, romanzi in particolare, che leggo. Pur esprimendo ovviamente giudizi del tutto personali e quindi opinabili, mi auguro comunque che queste note possano essere utili per comprendere il contesto e farsi un’idea generale delle opere.                                                                                                                             Cliccando qui di seguito su ’Continua a leggere’ oppure su LISTA DEI LIBRI è possibile accedere all’elenco in ordine alfabetico e visualizzare il commento delle opere presenti. Altrimenti digita qualcosa nel campo di ricerca qui di fianco in alto a destra e premi il bottone Cerca

Continua a leggere…

Le Mie Foto

In questa sezione pubblicherò alcune delle mie fotografie, suddivise in tre Categorie (qui di fianco le località sono numerate e dettagliate, per un più facile ed immediato accesso): I MIEI POSTI, un piccolo omaggio ai luoghi dove sono nato e torno appena posso e quelli dove risiedo, e relativi dintorni; IN VIAGGIO contiene alcune foto scattate durante le vacanze con la mia famiglia, i parenti e gli amici in posti più o meno lontani; ‘E FAMOLE PURE STRANE’ è infine lo spazio creativo dedicato alla mia fantasia ed immaginazione, che può trovare espressione per caso o per intuizione. Si noti che ci sono pochissime foto di persone, fra quelle che io conosco o in qualche modo a me legate, per ovvie ragioni di privacy.

La Musica Che Ascolto

In questa sezione pubblicherò i miei commenti alle opere degli autori, gruppi e singoli, che ascolto con più curiosità e piacere. Ovviamente anche i video su Youtube mi interessano molto, soprattutto per le esecuzioni live che mi permettono di poter apprezzare, non solo la qualità compositiva, anche quella tecnica dei protagonisti. Nelle mie scelte mi piace spaziare dai primi anni settanta, che rappresentano quelli di formazione dei miei gusti musicali, ai giorni nostri. E’ l’ultima delle sezioni che ho aperto in ordine di tempo, quindi la LISTA DELLA MUSICA è ancora piuttosto limitata, ma spero d’incrementarla sempre più. 

Cliccando qui di seguito sul bottone ’Continua a leggere’ oppure sul link della lista appena proposta, è possibile accedere all’elenco in ordine alfabetico di autore e di titolo e visualizzare il commento delle opere presenti. Altrimenti digita qualcosa nel campo di ricerca qui di fianco in alto a destra e premi il bottone CercaContinua a leggere…

Video: ‘I Nidi e la nuova vita sul fiume Adda’

Non è il primo video in assoluto, da me realizzato, che posto in questo sito, ma è sicuramente il più lungo (una decina di minuti) e che ho cercato di curare al meglio possibile con i miei mezzi, richiedendo quindi del tempo in fase di montaggio. L’ho girato lungo la sponda che scende dal Traghetto di Leonardo da Vinci ad Imbersago sino al ponte di Paderno d’Adda, nel tratto che divide la provincia di Lecco da quella di Bergamo.

Il momento forse più interessante e per alcuni probabilmente sarà anche il più emozionante, è quello che vede i cinque neonati cigni vicino alla loro mamma. Nei giorni scorsi stava ancora covando, protetta da vicino dal maschio e padre in divenire. Un uovo è ancora chiuso e forse non si aprirà mai, lo vedremo nei prossimi giorni, ma credo che la coppia dei genitori possa ritenersi soddisfatta già così per la numerosa nidiata.

In fase di editing, utilizzando ancora il vecchio ma funzionale Movie Maker di Microsoft, ho lasciato volutamente dei momenti nei quali si sente l’audio dal vivo, con il vociare dei volatili ed il rumore del vento, visto che nel corso del pomeriggio il tempo è volto al peggio ed è persino piovuto ad un certo punto. Il resto del video, per coprire i rumori di fondo delle persone che passavano lungo l’argine oppure i commenti alla vista dei neonati cigni, ho inserito alcune musiche d’ambiente che mi auguro risultino gradite. Quindi suggerisco di ascoltare anche l’audio e non limitarsi a guardare le immagini.

Sono inserite nel video, fra i numerosi volatili, sia le classiche paperelle multicolore, che le folaghe dalle piume nere e la fronte bianca con i loro piccoli in addestramento e gli svassi dal lungo becco appuntito. Insomma un ambiente davvero ricco di vita, impreziosito dai numerosi nidi e dai tanti nuovi nati.

La qualità del video risente purtroppo della compressione necessaria per salvarlo e poi per caricarlo e pubblicarlo su Youtube. Mi auguro che risulti piacevole ugualmente.

 

 

Film: ‘La Verità Negata’

LA VERITA’ NEGATA

Titolo Originale: Denial

Nazione: GBR, USA

Anno:  2016

Genere: Drammatico, Storico, Biografico

Durata: 100’ Regia: Mick Jackson

Cast: Rachel Weisz (Deborah Lipstadt), Tom Wilkinson (Richard Rampton), Timothy Spall (David Irving), Andrew Scott (Anthony Julius), Jack Lowden (James Libson), Harriet Walter (Vera Reich), Caren Pistorius (Laura Tyler), Alex Jennings (Sir Charles Gray), Mark Gatiss (Professor Robert Jan van der Pelt), Will Attenborough (Thomas Skelton Robinson), Andrea Deck (Leonie), Maximilian Befort (Nik Wachsman), Todd Boyce (Benjamin Wright), Sean Power (Mitch), Ellie Fox (Bethany), Joan Iyiola (Laura Constantine), Sally Messham (Meg), Michael Epp (Hans Stark), Anne Wittman (Shira Nachson), Adrian Tauss (Martin Braun), Basil Eidenbenz (Omer Arbel), Ziggy Heath (Gerald), Christopher Brandon (Nick Ivers

TRAMA: David Irving è un negazionista dell’Olocausto, uno storico e saggista inglese molto preparato sui temi della Seconda Guerra Mondiale, volto però a cercare la fama attraverso un atteggiamento eccentrico che nega l’evidenza dei fatti. Simpatizzando per i nazisti, si spinge sino a disconoscere, non solo nelle cifre, lo sterminio degli ebrei. Deborah Lipstadt è una insegnante e scrittrice americana ebrea che in un suo libro ha apertamente accusato Irving di mistificazione. Quest’ultimo quindi l’ha denunciata per diffamazione a Londra, dove risiede la sua casa editrice Penguin Books, costringendo lei a dimostrare davanti alla Corte Suprema inglese l’esistenza dell’Olocausto. Nel Regno Unito infatti, a differenza che negli USA, i ruoli e le prassi processuali sono opposte ed è Irving, in qualità di parte lesa e pur essendo il denunciante, a non avere l’onere di dimostrare l’inconsistenza delle accuse nei suoi confronti, bensì la Lipstadt a dimostrarne la veridicità. Deborah si rivolge quindi al prestigioso studio legale di Anthony Julius che quindi si occupa di raccogliere i dati utili per la difesa ed all’esperto avvocato Richard Rampton che ha invece il compito di perorare la causa in tribunale davanti al giudice. L’arroganza di Irving lo spinge ad astenersi dal farsi rappresentare da un avvocato ed accetta infine di rinunciare anche alla giuria popolare, lasciando al solo giudice il compito di emettere la sentenza. In realtà è proprio quello a cui puntavano Julius ed i suoi collaboratori per evitare che Irving possa manipolare la giuria con il suo innegabile carisma. La strategia scelta da Julius e Rampton inoltre prevede che la Lipstadt non sia chiamata a testimoniare e come lei alcun sopravvissuto dell’Olocausto, temendo che Irving con la sua memoria storica e la pungente dissacrazione che esprime con un linguaggio indubbiamente forbito, possa volgere a suo favore i fattori emotivi e di dolore dei superstiti che dovessero presentarsi allo scopo di confutare le sue tesi. Solo alcuni consulenti chiamati da Julius e Rampton sono chiamati ad esprimersi con prove e pareri inoppugnabili su specifici argomenti tecnici, specie riguardo il campo di sterminio di Auschwitz, preso a riferimento della querelle. L’abilità di Irving comunque riesce nelle prime fasi processuali ad avere la meglio ed il suo istrionismo a condizionare la platea e la stampa. Deborah, anche per questo, è sorpresa e disapprova veementemente la strategia dei suoi avvocati e vorrebbe che ‘la voce dei morti’ avesse il suo spazio per urlare il loro tremendo dolore. Una situazione di grande pressione e tensione psicologica, che necessità notevole acutezza, esperienza e prudenza processuale, le cui udienze si giocano sul filo delle singole parole espresse e di particolari ignoti alla grande maggioranza delle persone, che diventano invece fondamentali per decidere le sorti del processo.

VALUTAZIONE: un’opera forse emotivamente meno coinvolgente di quello che si potrebbe pensare, dato il tema (se si esclude il finale), anche perché si sa già quale sarà la conclusione, trattandosi di una storia vera. Nonostante ciò, la sceneggiatura è ineccepibile in questo ‘legal-drama’, nel quale i dialoghi hanno un ruolo fondamentale assieme allo scambio di battute, le prove negate e provate durante le sedute in tribunale, che si svolgono seguendo i pomposi rituali secolari ed attraverso finissimi distinguo. Gli interpreti sono molto bravi nelle rispettive parti e la vicenda svolge una funzione propedeutica riguardo eventi che non si possono dimenticare, nonostante l’uomo tenda nel tempo a farlo, ripetendo ciclicamente gli stessi errori ed orrori. Negare l’evidenza dei fatti però, secondo Deborah Lipstadt, è ancora peggio che scordarsene.   

Lo spettatore, sentendo citare l’Olocausto come tema del film di Mick Jackson, non è escluso che possa reagire con un po’ di fastidio, avendone certamente già sentito parlare innumerevoli volte in famiglia, a scuola, in TV, al cinema, come argomento di dibattito pubblico o per qualche parente o conoscente compreso fra le vittime. L’argomento, estremamente angosciante da rivivere per la sua crudeltà e drammaticità, potrebbe metterlo di malumore e quindi indurlo ad evitarlo. Oppure semplicemente tenersene alla larga, non per mancanza di rispetto, ma come davanti a certi film dell’orrore, che incutono ripugnanza e paura anche se nel loro caso riguardano personaggi e fatti di fantasia.

Ecco, sul confronto fantasia contro realtà ‘La Verità Negata‘, un titolo che in qualche modo sembra un ossimoro, il film ha costruito invece la sua vera ragion d’essere. Va aggiunto, in un’ottica di chiarezza, che i recenti drammatici avvenimenti conseguenti lo spostamento dell’ambasciata americana da Tel Aviv a Gerusalemme ed il riconoscimento della Città Santa per gli ebrei come capitale dello stato di Israele da parte dell’amministrazione Trump degli Stati Uniti, per quanto non siano di certo comparabili ed anche molto lontani dagli eventi dell’Olocausto, potrebbero indurre qualcuno e mescolare impropriamente ed erroneamente le due questioni. 

Sgomberato il campo da qualsiasi tentazione o speculazione fuorviante, va detto subito che questa non è un’opera che rappresenta l’Olocausto, non è cioè ambientata in quella tristissima epoca e neppure ricostruisce nella finzione filmica episodi di sofferenza fisica di quell’epoca che possono turbare gli animi più delicati, oramai incapaci di reggerli a distanza di tempo, per costituzione o per sfinimento. Per quanto ciò possa suonare comunque come una colpa o mancanza di sensibilità. Racconta invece, e non ci sono malintesi di sorta in questo caso, una storia vera: il processo che ha visto contrapposti l’inglese David Irving e l’americana Deborah Lipstadt avvenuto nel 1996 presso la Corte di Giustizia di Londra.

Ora, nella trama che ho riassunto qui sopra, come spesso cerco di fare, soprattutto se si tratta come in questo caso di un ‘legal-drama‘, cioè di un film che mette al centro della sua storia il dibattito dentro l’aula di un tribunale e che può contenere perciò ingredienti giallo-thriller, evito di spingermi troppo in là per non togliere il gusto al lettore di scoprire da sé come va a finire. In questo caso però la vicenda è nota, così come la sua conclusione, quindi potrei farne a meno. Se però lo stesso lettore non ne fosse ancora al corrente, scantono anche in questa parte del commento al film la tentazione di svelare troppi particolari e mi soffermerò invece sull’oggetto della contesa, che è davvero bizzarra, per usare un eufemismo.

David Irving è uno scrittore e saggista inglese appassionato di storia, in particolare ammiratore di Hitler, del nazismo e di quello specifico periodo storico. Nel corso del film si dice addirittura che quando era ancora un bambino ed i tedeschi bombardavano Londra, lui usciva di casa e gioiva come se fossero gli angeli mandati da Dio per compiere la giustizia sulla Terra. Originale, non è vero? Folle, potrà forse suggerire qualcuno! Beh, di certo il personaggio è cresciuto con questo mito e si è molto documentato al riguardo, diventando talmente esperto nel suo campo da formulare tesi benevole riguardo Hitler ed il nazismo in particolare, da sconvolgerne il fondamento storico.

A sua attenuante si potrebbe forse dire che, nonostante sia inglese ma come dicevo innanzi, inopinatamente schierato però sin dall’infanzia dalla parte dei tedeschi, tutto ciò che ha letto ed ha ricostruito è avvenuto sotto una sorta di auto condizionamento psicologico, che lo ha spinto a trovare scusanti nelle accuse rivolte ai suoi idoli ed a considerare esagerazioni di parte le accuse sui crimini da loro stessi compiuti. Arriva a supporre per un momento il beneficio della buona fede, ad un certo punto, anche il giudice Sir Charles Grey, contrariamente invece a quello che pensano sia Deborah Lipstadt che il suo avvocato Richard Rampton, i quali considerano David Irving senza mezzi termini un mistificatore, un mascalzone ed un bugiardo, ben conscio delle sue errate interpretazioni riguardo l’Olocausto. Che egli non nega del tutto, si badi bene, ma sostiene documenti alla mano, che lo stesso Hitler non era al corrente di ciò che avveniva nei campi di concentramento e comunque tutto ciò non ha mai avuto le proporzioni che invece sono state divulgate dai vincitori della Seconda Guerra Mondiale.

Deborah Lipstadt è una insegnante e scrittrice di origine ebrea. Ha pubblicato in particolare un libro presso la casa editrice inglese Penguin Books nel quale, fra l’altro, sostiene la tesi che le è valsa la denuncia per diffamazione da parte di Irving. Il quale in precedenza, durante una sua conferenza, addirittura si era mescolato fra gli studenti e l’aveva invitata a disquisire pubblicamente sulla questione dell’Olocausto. Il rifiuto da parte di Deborah, che poco prima rispondendo ad una domanda di una studentessa aveva confermato di non voler dialogare con chi nega l’evidenza, come farebbe ad esempio con chi sostenesse che Elvis Presley è ancora vivo (rincarando la dose, aggiunge che ‘…il negazionismo è uno strumento per arrivare a ben altri scopi. Si possono avere opinioni a proposito dell’Olocausto. Si può discutere come è avvenuto, perché è avvenuto, ma non voglio aver a che fare con chi sostiene che non è avvenuto…‘), era stato interpretato però negativamente dal pubblico in sala, soggiogato dalla sicurezza e dalla pungente e provocatoria ironia di Irving, il quale ne aveva approfittato, al termine della conferenza stessa, per distribuire gratuitamente copie autenticate del suo ultimo libro.

Nel riassumere la questione del cosiddetto ‘negazionismo’, Deborah la spiega così ai suoi studenti in aula: ‘…la negazione dell’Olocausto si basa su quattro postulati principali. Numero uno: non c’è mai stato un tentativo organizzato e sistematico dei nazisti di uccidere tutti gli ebrei in Europa. Numero due: il totale dei morti è di molto inferiori ai cinque o sei milioni. Numero tre: non ci sono state camere a gas o centri di sterminio costruiti a questo scopo. Numero quattro: l’Olocausto di conseguenza è un mito inventato dal popolo ebreo per ottenere compensazioni economiche e accrescere le fortune dello stato di Israele. La guerra, dicono i negazionisti, è un business cruento. Non c’è niente di speciale riguardo agli ebrei. Loro non sono gli unici ad aver sofferto, sono comuni vittime della guerra. Perché tanto clamore?… Come sapere che l’Olocausto è avvenuto? Non c’è nessuna prova fotografica, perché i tedeschi non volevano che venissero scattate…‘…(leggi il resto del commento cliccando qui sotto su ’Continua a leggere’)Continua a leggere…

Foto: ‘La Nuova Vita Lungo l’Adda’

Cliccando su una qualsiasi delle foto è possibile vederle in un formato ingrandito e poi scorrerle una dietro l’altra, in avanti ed indietro, usando i tasti freccia del PC. Buona visione…

Maggio è il mese della nuova vita lungo le sponde del fiume Adda, qui al confine fra la provincia di Lecco e quella di Bergamo, nel tratto che corre fra Imbersago e Paderno d’Adda. I nidi di folaghe, di cigni ed altri volatili sono numerosi e per quasi tutti oramai la schiusa delle uova è già avvenuta. I pulcini sono arzilli, gioiosi e scapestrati come tutti i piccoli, inseguiti e redarguiti a versi e nell’indicare loro dalle mamme ed in modo spiccio le vie di fuga. Anche i papà però si danno da fare, avanti e indietro dal nido, nel cercare qualche boccone da portare ai piccoli mentre le mamme vigilano.

Fra le foto ed i video che ho scattato e che propongo qui di seguito, c’è chi ha fatto di una barca la sua casa; chi si sgranchisce le ali mentre cammina lungo la riva del fiume ed anche chi invece, come mamma cigno, s’apparta nella vegetazione circostante a covare le uova, costantemente vigilata dal suo compagno per la vita.

In un ambiente che pare molto più lontano dal traffico e dalla folla di quello che poi è nella realtà, certamente molto più tranquillo nei giorni feriali, gli scorci sono dominati dalle molteplici tonalità di verde nella vegetazione e persino nei riflessi sull’acqua.

Con un po’ di fortuna s’incontrano anche i toponi, cioè le nutrie, che nuotano e s’immergono come sommergibili nel fiume per tornare a galla poco più in là: robuste, grasse e con i baffoni in evidenza. Osservano quasi con noncuranza i curiosi di turno, come il sottoscritto che ne ha seguito il percorso in questo caso per scattare qualche foto e video, sinché un po’ stanca o seccata sale su un ramo affiorante, abbastanza lontano dalla riva per sentirsi al sicuro, dove riposarsi e per lasciarsi andare, potrà forse sembrare strano, ad un po’ di toeletta ed a qualche vigorosa grattata.

Anche se non c’è ostilità fra le nutrie ed i volatili, che difatti spesso s’ignorano a vicenda, nel caso in cui s’avvicinano troppo ai nidi delle folaghe, il padre di turno segue la nutria, beccandola sinché la costringe a scartare di lato ed allontanarsi, nonostante le dimensioni siano chiaramente dalla parte del voluminoso topone. Insomma una vita brulicante ed in molti casi vige una pacifica convivenza, che ad ogni angolo del fiume racconta una storia minimale diversa, la quale, sommata a tutte le altre che si svolgono a breve distanza, costituiscono appunto l’insieme della nuova vita nel fiume.

I video che seguono (li trovi cliccando qui sotto sul bottone ’Continua a leggere’) riprendono alcune brevi sequenze che riguardano alcuni fra i protagonisti delle foto qui sopra. Le quali, per quanto possano essere suggestive, non possono contenere due elementi altrettanto significativi come il movimento e l’audio. Buona visione ed ascolto.Continua a leggere…

Libro: ‘Chiedi Alla Polvere’

CHIEDI ALLA POLVERE

Di John Fante

Anno Edizione 2004

Pagine 286

Costo € 7,02

Ed. Einaudi (collana ‘Einaudi Stile Libero’)

Traduttrice: Maria Giulia Castagnone

TRAMA: Arturo Bandini è un ventenne aspirante scrittore americano, di discendenza italiana, che vive a Los Angeles in una squallida camera presa in affitto. La proprietaria minaccia però di sfrattarlo perché è in forte ritardo nei pagamenti. Arturo purtroppo è uno squattrinato al quale però non mancano le qualità del narratore, seppure sinora ha scritto solo un breve racconto, pur apprezzato e pubblicato dall’editore Hackmuth, un mecenate che glielo ha pagato generosamente e che sembra l’uno dei pochi a credere nel suo talento. Bandini passa però il tempo a bighellonare e sprecare, oltre ai soldi ricevuti per il suo racconto, anche quelli che ha chiesto e gli ha spedito la madre dal Kansas, alla quale ha prefigurato imminenti successi, ancora tutti da concretizzarsi però. Fra alti umorali, nel corso dei quali si vede riflesso nei panni di un letterato di successo, ed altrettanti bassi, che lo spingono anche a dilapidare con una prostituta, senza neppure arrivare al dunque, l’ultima somma ricevuta dalla madre, finisce un giorno in un bar, il Columbia Buffet, dove lavora come cameriera Camilla Lopez, una ragazza di origine messicana che attira la sua attenzione. Arturo, pur essendo inesperto con le donne, si comporta con lei come se fosse un navigato ‘tombeur des femmes’, ma anche con un atteggiamento sfrontato ed arrogante. La giovane, pur incuriosita dal personaggio, non subisce i suoi modi ed anzi reagisce con carattere e fermezza. Uscito dal bar, apparentemente come se nulla fosse accaduto, Arturo si ritrova la sera stessa nella sua misera stanza a pensare continuamente a Camilla. E’ l’inizio di una ossessione, neanche tanto di natura sessuale (perché pur ancora vergine, Arturo ed avendo avuto la possibilità di averla, si è poi tirato indietro), che procede parallelamente a quella della ricerca della vena creativa. In realtà Arturo ha un blocco nei confronti delle donne in generale, che desidera solo quando sono lontane da lui, come Vera Rivken, ben più matura d’età e che piomba all’improvviso nella sua vita. Arturo si nega ma poi quando se n’è andata la rimpiange e la raggiunge a Long Beach dove consuma una fugace storia. Più che altro, un diversivo per cercare di dimenticare Camilla. La quale è innamorata di un altro uomo, Sammy. Più volte Arturo ha avuto la possibilità di conquistarla, tirandosi indietro però quando si è trattato di passare dalle chiacchiere ai fatti. Bandini vive perciò in un continuo stato di contraddizione che non gli permette di prendere una direzione nella sua vita e ciò, nei momenti peggiori, lo costringe persino ad accontentarsi di mangiare solo le arance che un venditore cinese gli vende per pochi centesimi. Per ritrovare se stesso e mettere a frutto le doti di scrittore che certamente possiede, Arturo Bandini ha bisogno di passare attraverso il dramma di un terremoto e poi di mettere da parte il suo ego ed adoperarsi in tutti i modi per salvare Camilla dalla depressione che l’ha aggredita quando Sammy, gravemente malato, l’ha lasciata e non vuole più vederla.    

VALUTAZIONE: un romanzo relativamente breve che però curiosamente sembra più lungo. Che sia preso come un complimento piuttosto che una critica, di certo non lascia indifferenti e dice molto più di quello che altri autori non riescono a trasmettere neppure con il doppio delle pagine. Le qualità del narratore insomma ci sono tutte. E’ un racconto che fra varie tematiche di carattere socio-psicologico, si presta in maniera originale anche ad una riflessione sul tormento e sulle contraddizioni dell’artista, che in questo caso è un giovane scrittore non ancora affermato. Non si può però definire un romanzo autobiografico perché la storia di Arturo Bandini è diversa nei fatti da quella del suo creatore John Fante. A volte la prosa è introversa e gira su se stessa, altre brillante e coinvolgente, per concludersi in modo persino emozionante. Insomma, è uno di quei libri che richiede la piena disponibilità del lettore a lasciarsi coinvolgere per apprezzarlo appieno, altrimenti può subentrare la noia e il rifiuto.  

Magari al lettore non gliene può importare di meno, ma uno scrittore e poeta a sua volta come Charles Bukowski, certamente non avvezzo ad elogi su commissione, ha scritto parole al miele a proposito di questo romanzo e del suo autore John Fante, del quale è diventato in seguito un fan, raccontando di averlo scoperto per caso un giorno mentre si trovava in una pubblica biblioteca di Los Angeles. Dopo aver sfogliato inutilmente molti libri di autori diversi in cerca di qualcosa che potesse interessarlo, quando si è imbattuto in ‘Chiedi alla Polvere‘, in pratica è rimasto come folgorato, contribuendo alla sua riscoperta, essendo stato scritto nel 1939.

John Fante 01

Per quanto molto più modestamente possa commentare io, mi è sembrato palese che questo non è un romanzo di puro intrattenimento ma richiede la piena e costante attenzione, pazienza e disponibilità del lettore, che si trova a dover fare i conti con i molteplici saliscendi umorali del protagonista, Arturo Bandini. I quali, inevitabilmente vanno a sommarsi ai diversi momenti nei quali il lettore stesso riprende in mano il tomo nel percorso sino all’ultima pagina. Semmai ci fosse qualcuno invece che possa iniziarlo e finirlo in una sola volta.

Ci sono molte considerazioni che si possono fare a proposito di ‘Chiedi alla Polvere‘, ma la prima è che molto probabilmente riesce a spiazzare chi lo legge se non si è informato preventivamente sui contenuti e sullo stile dell’autore. Anzi in alcuni momenti mette proprio a dura prova il lettore, sia per il linguaggio crudo che usa in certe occasioni, che per la prosa descrittiva e torrenziale in altre, e nel passare da momenti di pura introspezione del protagonista, ad altri più aperti ai dialoghi, nei quali però gli atteggiamenti dello stesso appaiono sorprendenti, non dico da condividere, ma anche solo da comprendere.

Decisamente Arturo Bandini non è per larga parte della storia un personaggio che ispira empatia, diciamolo, ed essendo il protagonista del romanzo, si comprenderà come la scelta dell’autore sia andata controcorrente e richieda al lettore innanzitutto una prova di fiducia, che egli intende ripagare con la qualità della prosa e figurativa della trama, prescindendo anche dal fondamentale caposaldo dell’immedesimazione con il personaggio al centro della storia. Nel finale comunque Arturo Bandini sale di molte posizioni nella considerazione, ma contemporaneamente perde quell’aura di personaggio fuori dalle righe che era emersa sino a quel momento, per trasformarsi fatalmente in un altro, inevitabilmente più convenzionale.

Arturo Bandini, appunto, un nome italiano per un personaggio in tutto e per tutto immerso invece nella realtà americana della cosiddetta ‘west coast‘ californiana. Un protagonista che John Fante ha riproposto anche nei suoi romanzi successivi e almeno un paio, cioè questo e ‘Aspetta primavera, Bandini‘, sono stati trasposti pure sul grande schermo, senza ottenere però un gran successo. Non è un merito e va presa perciò solo come una nota puramente informativa, ma quest’ultimo, girato nel 1989, comprende nel cast anche la nostra bella Ornella Muti… (leggi il resto del commento cliccando qui sotto su ’Continua a leggere’)  Continua a leggere…

Serie TV: ‘One Strange Rock – Pianeta Terra’

ONE STRANGE ROCK – PIANETA TERRA

Titolo Originale: One Strange Rock

 Nazione: USA

Anno:  2017

Genere: Documentario

Durata: 10 episodi da 60’ circa cad.

Regia: Autori Vari (Graham Booth, Nat Sharman, Nic Stacey, Nicholas Jordan, Christopher Riley, Alice Jones) con la supervisione di Darren Aronofsky

Commento Parlato: Will Smith

VALUTAZIONE: Un esaltante viaggio lungo in dieci puntate sulla genesi, sviluppo, sconvolgimenti, sopravvivenza, sulla storia insomma dello straordinario pianeta nel quale viviamo, raccontato con simpatia e brillantemente da Will Smith, affiancato dalle testimonianze di otto astronauti americani che hanno effettuato innumerevoli foto e riprese dalla loro particolare e suggrestiva prospettiva, nel corso di numerose missioni spaziali. Immagini mozzafiato con la supervisione del regista premio Oscar Darren Aronofsky contribuiscono a rendere questa serie imperdibile.

Sinora non ho mai commentato un documentario, o per meglio dire, una Serie TV di dieci puntate legate fra loro da un comune denominatore di stampo naturalistico e scientifico, nonostante sia un genere che amo molto. E’ una scelta dovuta alla mancanza di tempo e quindi per non allargare ulteriormente le tematiche di questo sito, già abbastanza numerose e complicate da seguire ed alimentare.

Voglio fare un’eccezione però, perché si tratta di qualcosa di straordinario che merita di essere segnalato, nonostante sinora sia stata messa in onda solo poco più della metà degli episodi previsti. Mo confido sul fatto che i rimanenti siano altrettanto all’altezza.

Si tratta di un’opera alla quale la definizione e il genere ‘documentario’ sta decisamente un po’ stretto, non solo perché alle spalle c’è un regista di grande spessore come Darren Aronofsky, già di per sé una garanzia (‘Il Cigno Nero‘ e ‘The Wrestler‘ per citare un paio di suoi film) ma perché il soggetto attorno al quale è costruita, cioè il pianeta Terra, è osservato ed approfondito da molteplici punti di vista, non solo quello strettamente paesaggistico e scientifico. ‘Vi racconterò la storia del posto più incredibile che esista. Il posto più strano di tutto l’universo. Pieno di roccia liquida, caverne di cristallo e paesaggi alieni. E sapete una cosa? Ci camminate sopra…‘.

A parlare è l’attore Will Smith, sulle immagini di apertura della prima puntata, intitolata ‘Il Respiro della Terra‘, visibile interamente anche nel link qui sopra proposto, così come gli episodi successivi, quasi in contemporanea a Sky che sta trasmettendo settimanalmente una puntata dietro l’altra ed al momento siamo arrivati alla sesta. ‘Otto astronauti con un totale di oltre mille giorni vissuti nello spazio, ci racconteranno come andare lassù li abbia aiutati a comprendere davvero tutto quello che accade quaggiù. Le strane connessioni, i disastri mancati, i colpi di fortuna che hanno creato il nostro incredibile mondo. Il posto più strano di tutto l’universo potrebbe proprio essere questo…‘.

La prima considerazione che pone il noto narratore ripreso in primo piano è quindi legata ad un’azione, se così possiamo definirla, che per abitudine e senza che ciò ci stupisca in alcun modo, spesso diamo per scontata appunto, mentre non la è affatto. Respirare infatti è un meccanismo naturale ed obbligatorio per mantenerci in vita. Lo facciamo senza sosta, lungo tutto l’arco della stessa, dal momento della nascita sino a quando sopraggiunge la morte, senza che il processo continuo di inspirare ed espirare aria ci appaia perlomeno curioso, ma nel caso ci venisse a mancare questa preziosa miscela, costituita per la gran parte da ossigeno ed azoto, non avremmo scampo……(leggi il resto del commento cliccando qui sotto su ’Continua a leggere’)  Continua a leggere…

Serie TV: ‘Le Bureau – Sotto Copertura (Prime Tre Stagioni)’

LE BUREAU – SOTTO COPERTURA

Titolo Originale: Le Bureau des Légendes

 Nazione: Francia

Anno:  2017

Genere: Spionaggio, Drammatico

Durata: 30 episodi da 50′ cad. suddivisi in tre Stagioni

Regia: Autori Vari (Hélier Cisterne, Laïla Marrakchi, Eric Rochant, Mathieu Demy, Jean-Marc Moutout, Samuel Collardey, Elie Wajeman)

Cast: Mathieu Kassovitz (Guillaume Debailly), Sara Giraudeau (Marina Loiseau), Jean-Pierre Darroussin (Henri Duflot), Léa Drucker (Dottoressa Balmes), Zineb Triki (Nadia El Mansour), Gilles Cohen (Marc Lauré), Florence Loiret Caille (Marie-Jeanne Duthilleul), Patrick Ligardes (Marcel Gaingouin), Jonathan Zaccaï (Raymond Sisteron), Alexandre Brasseur (Mémé), Michaël Abiteboul (Pépé), Alba Gaïa Bellugi (Prune Debailly), Stéphane Debac (Jérome), Alice Belaïdi (Sabrina Boumaza), Fares Helou (Hachem Al-Khatib), Ziad Bakri (Nadim), Pauline Etienne (Céline Delorme, stagione 2)

TRAMA: Guillaume Debailly, alias Paul Lefebvre, è una spia. Per meglio dire è un infiltrato in Siria della DGSE e sotto copertura veste i panni di un professore di francese. Separato e padre di Prune, una studentessa che rivede al suo ritorno a Parigi dopo sei anni di missione, Guillaume/Paul ha conosciuto a Damasco la bella Nadia el Mansour, insegnante presso l’università ed esperta di storia del suo paese. La loro liaison si è interrotta quando Paul è stato richiamato in patria per assumere l’incarico di vice direttore, riportando ad Henri Duflot. Nonostante Guillaume non avesse taciuto la relazione alla sua referente Marie-Jeanne, ha però evitato di ammettere la profonda intensità del loro rapporto. Nel frattempo ad Algeri l’infiltrato ‘Cyclone’ è stato arrestato dopo essere stato fermato in stato di ubriachezza, perlomeno inconsueto per un musulmano, quando era al volante della sua auto ma poi è misteriosamente sparito dalla locale sede della polizia. Tornato a Parigi e contrariamente alle regole della DGSE, Guillaume non ha riconsegnato con una scusa la carta d’identità di Paul, che egli nasconde e continua ad utilizzare in varie occasioni per sfuggire ad un paio di agenti della stessa DGSE che lo seguono di continuo. La coppia segue gli ordini e la prassi, per verificare se la sua copertura in Medio Oriente è rimasta intatta, ma Guillaume li semina regolarmente con abilità. Il primo incarico che gli è stato assegnato al ritorno è quello di addestrare Marina Loiseau, la quale dovrebbe sostituirlo nell’incarico in Medio Oriente, convincendo ad assumerla il responsabile dell’ente iraniano che si occupa di sismologia per rilevare i siti più sicuri dove installare centrali nucleari. Quest’ultimo infatti ogni anno si reca a Parigi, in un accordo di collaborazione fra le due nazioni, per scegliere un collaboratore francese da inserire nel suo team a Damasco. La crisi ad Algeri, che fa temere ‘Cyclone’ possa essere prestato al doppio gioco, oppure costretto a forza a rivelare il suo ruolo e le informazioni che ha ricevuto nel frattempo, spingono Duflot a coinvolgere nelle indagini Guillaume, per la sua riconosciuta qualità e competenza. Le sommosse che intanto avvengono a Damasco da parte dei ribelli contrari a Beshar el Assad, inducono però Guillaume/Paul a mettere da parte la prudenza e contattare Nadia per scoprire con sorpresa che si trova a sua volta a Parigi, con un falso incarico. In realtà è al seguito di una delegazione governativa che con il beneplacito dei russi sta effettuando in gran segreto trattative con i ribelli. Gli incontri clandestini che seguono fra Paul e Nadia in un hotel, di nascosto dai rispettivi referenti, generano però il sospetto di Duflot, il quale teme che Guillaume sia affetto dalla sindrome dell’infiltrato e quindi non sia ancora uscito completamente dal personaggio Paul che interpretava in Siria. Ma anche le guardie al seguito del nipote di Assad ed adibite alla sicurezza ed alla riservatezza delle trattative in corso, temono che Nadia sia caduta in una trappola dei servizi segreti francesi attraverso la figura di Paul. D’altronde sia quest’ultimo che Nadia non conoscono ancora i loro rispettivi e reali ruoli. Le guardie del corpo siriane iniziano quindi a seguire Paul per smascherarne gli obiettivi. In alcune sequenze che si sovrappongono, Guillaume/Paul appare però sotto interrogatorio di una macchina della verità, gestita dalla CIA ed alla presenza di un’altra figura inaspettata, come se ciò che è accaduto sinora sia solo parte di un racconto di sintesi e la verità sia molto più complessa, multiforme ed inquietante. Nel frattempo, seguendo una prassi piuttosto cruda ma efficace, sia il referente di ‘Cyclone’ ad Algeri, che Marina a Parigi, vengono sottoposti dalla DGSE ed a loro insaputa, ad improvvisi e finti rapimenti, con conseguenti interrogatori intimidatori, per saggiarne la resistenza nel caso dovessero essere arrestati dal controspionaggio dei paesi nei quali operano o dovranno a breve infiltrarsi. Gli sviluppi di tutto il complicato quadro operativo è denso di colpi di scena e per molti aspetti sorprendente.

VALUTAZIONE: di produzione francese, è una serie TV coinvolgente ed intrigante. Lo spettatore viene calato nel misterioso e complesso mondo dei servizi segreti, senza però spettacolarizzazioni alla 007 e neppure scene particolarmente cruente, in un contesto intessuto però d’intrighi e sospetti. Con base in Francia, le vicende si spostano di volta in volta in paesi ad altro rischio come Siria, Giordania, Iran e Algeria. Il coinvolgimento dell’ISIS e dello spionaggio e controspionaggio di nazioni che sono persino alleate fra loro, completano il quadro operativo. I retroscena che riguardano le implicazioni politiche a volte risultano un po’ tortuosi. A rompere le rigide regole sono i sentimenti, nonostante la natura dei personaggi è inevitabilmente soggetta ad ambiguità. Ogni errore, anche il più banale, può però diventare fatale.   

Raccontare anche solo una sintesi dei trenta episodi suddivisi in tre stagioni, trasmesse su Sky, l’ultima delle quali si è appena conclusa, è una missione praticamente impossibile, fosse pure per sommi capi, appunto. La trama che ho riportato qui sopra non copre neanche per intero la prima stagione ma fornisce, spero, un’idea del quadro narrativo che è assolutamente originale ed intrigante, denso di sviluppi ed implicazioni di varia natura, in un contesto narrativo caratterizzato da una notevole tensione e colpi di scena. Nonostante ciò, l’azione vera e propria non è l’elemento peculiare di questa Serie TV francese.

Il malinteso nel quale si può più facilmente incorrere infatti, prima di addentrarsi nei meandri, anche tortuosi a volte a dirla tutta, delle vicende che vedono coinvolti più nazioni al tempo stesso, è quello di assimilare il termine di ‘infiltrato‘ a quello di ‘agente segreto‘. Una figura quest’ultima esaltata, tanto per citare un nome, dallo scrittore Andrew Fleming con il suo James Bond, il noto agente 007, immortalato al cinema da numerosi film che le TV ripropongono a ciclo continuo, con canali addirittura dedicati ed interpreti come Sean Connery, Roger Moore ed altri, sino all’ultimo in ordine di tempo, cioè Daniel Craig.

Sarà forse lo stile compassato che è tipico del cinema europeo e nello specifico anche di questa fiction d’oltralpe, decisamente più riflessivo a confronto di analoghe produzioni di origine statunitense, ma la narrazione è volta a tutt’altro versante rispetto al rituale abituale del genere di appartenenza. Ciò però non la rende né lenta, né ripetitiva, anche se spesso la scena si svolge dentro gli uffici, attrezzatissimi ovviamente dal punto di vista tecnologico, della DGSE.

Per comprendere al meglio il contesto comunque, bisogna chiarire il ruolo dell’infiltrato. Guillaume (il suo vero nome) o Paul (quello da infiltrato appunto) lo spiega molto bene nell’inedito ruolo di ‘coach’ di Marina Loiseau, prossima a infiltrarsi in Iran, quando le fissa un appuntamento conoscitivo in un ristorante e la sottopone ad un test immediato, che lei supera comunque brillantemente in pochi minuti. Si trattava di ottenere in meno di quindici minuti le informazioni personali dettagliate di un paio di casuali clienti in piedi davanti al bancone del bar, inventandosi una scusa qualsiasi. Al suo ritorno al tavolo, orgogliosa del risultato ottenuto, Guillaume le fa notare però l’errore di base nel quale è incappata e che non deve invece assolutamente ripetere (‘…deve imparare a mantenere una certa distanza con le persone: né lontana per conoscere più cose possibili, né vicina per non influenzare l’obiettivo. La nostra missione è quella di conoscere gli altri senza farsi notare. Non siamo agenti ma infiltrati. Noi non ricordiamo, descriviamo…’). 

Bisogna assumere perciò, che il loro mestiere richiede toni esattamente opposti al protagonismo ed alla spettacolarizzazione. Quelli invece che sono specifici del cinema per il genere di appartenenza ed il profilo dell’agente segreto, che tanto successo ha riscosso e riscuote ancora nel pubblico. Si può essere portati a concludere perciò, prima di decidere di affrontare la visione di questa Serie TV, che si tratta di una storia compassata, a sfondo psicologico, alquanto complicata e forse anche introversa, carente insomma di azione e di colpi di scena, quanto semmai di lunghe dissertazioni politiche, sociologiche e comportamentali, riguardo ad esempio agli effetti che l’uso prolungato di una differente identità in paesi lontani può provocare negli infiltrati quando poi devono tornare alla vita normale.

Uno scenario tipico, se vogliamo, di un certo stile europeo e francese in particolare in questo caso, basato essenzialmente sui dialoghi e magari costellato di situazioni non esenti da spunti grotteschi. Beh, così non è, seppure tutti questi elementi mescolati fra loro non mancano comunque e l’aspetto psicologico, politico e comportamentale riveste un ruolo fondamentale. Fra l’altro, si parla di Siria, della figura di Assad, dell’ISIS, degli equilibri fra alcune delle potenze mondiali in Medio Oriente: temi quanto mai attuali, come purtroppo ben sappiamo.

Le Bureau‘, che in francese significa genericamente ‘Ufficio‘, è la sede della DGSE, un acronimo che sta per ‘Direction Générale de la Sécurité Extérieure‘, alle dirette dipendenze del Ministero della Difesa francese. Le sue finalità, Wikipedia le riassume così: ‘…responsabile di esplorare e sfruttare le informazioni riguardanti la sicurezza della Francia, e di rilevare e impedire al di fuori del territorio nazionale, le attività di spionaggio dirette contro gli interessi francesi, al fine di prevenire le conseguenze…‘…(leggi il resto del commento cliccando qui sotto su ’Continua a leggere’ Continua a leggere…

Foto: ‘Tra Lerici e Ortonovo…’

Cliccando su una qualsiasi delle foto è possibile vederle in un formato ingrandito e scorrere in avanti ed indietro le stesse usando i tasti freccia. Avvicinando il mouse ad ogni singola foto è visibile il titolo che, per informazione o pura fantasia, le ho dato. Buona visione…

No, non è il III Canto del Purgatorio di Dante Alighieri, nel quale il poeta recita: ‘Tra Lerice e Turbia la più diserta, la più rotta ruina è una scala, verso di quella, agevole e aperta…‘ per parafrasare la difficoltà di salire una strada di montagna a paragone della quale quella fra le due località citate sarebbe un scala agevole. Le foto che pubblico in questo post sono riassuntive di alcuni giorni trascorsi con la famiglia nel paese natio ed alcune escursioni nei dintorni. Nei giorni di Pasqua una bella mareggiata ha fornito l’occasione ad un folto gruppo di surfisti di esibirsi di fronte alla spiaggia della Venere Azzurra che separa Lerici dalla frazione di San Terenzo. Dal castello di Lerici è praticamente impossibile non scattare qualche foto sul paesaggio circostante, anche relative ad inquadrature ripetute innumerevoli volte, ma un gabbiano si è prestato fiero a farsi ritrarre, come a reclamare la proprietà del luogo.

Cliccare sul bottone ‘Continua a leggere’ per proseguire nel viaggio e visualizzare le foto di Ortonovo, Bocca di Magra, il Monastero di Santa Croce e Montemarcello. Buona visione…Continua a leggere…