Libro e Film: ‘Colazione da Tiffany’

COLAZIONE DA TIFFANY

Di Truman Capote

Anno Edizione 1959

Pagine 199

Costo € 8,42

Ed. Garzanti (collana ‘Libri Vintage’)

TRAMA: Lo scrittore Paul Varjak, prendendo a pretesto la foto scattata in Africa di un viso scolpito su legno che sembra la copia esatta del ritratto di Holly Golightly, sua particolarissima vicina di casa, ne racconta la storia. Holly abitava l’appartamento sotto il suo. Era molto giovane, sulla cassetta della posta aveva scritto ‘in transito’ ma era molto sicura di sé, seppure soltanto dentro la gioielleria Tiffany si sentiva veramente in pace con se stessa. Nel frattempo conduceva una vita equivoca nei locali notturni di New York dove frequentava uomini molto più anziani, ma anche benestanti, che la mantenevano. Esclusa la camera da letto, il suo appartamento, che condivideva con un gatto rosso senza nome, era disseminato di scatoloni, come se fosse sul punto di trasferirsi altrove. Holly rientrava sempre a notte fonda ed incurante delle chiavi del portone, suonava all’inquilino del terzo piano, un fotografo di origine giapponese, il quale ovviamente reagiva protestando, ma lei lo chetava promettendogli di ricambiare il disturbo facendosi scattare alcune foto, che lui ambiva da tempo. Tutti i giovedì si recava a Sing Sing per trovare un vecchio mafioso, Sally Tomato, del quale si era fatta passare per nipote e che tramite il suo avvocato le passava ogni volta un centone in cambio di alcune sibilline previsioni sul tempo. Una notte aveva suonato a Paul e da allora erano diventati confidenti, specie dopo quella volta che Holly, passando dalle scale di sicurezza, si era introdotta nel suo appartamento, svegliandolo di soprassalto, per sfuggire ad un amante ubriaco con il quale era rientrata a casa. La loro amicizia, priva d’implicazioni sessuali, s’alimentava di reciproche confidenze, complicità ed anche di alti e bassi. Lei lo chiamava come il fratello Fred, al quale Paul somigliava e che era stato chiamato nell’esercito per assolvere gli obblighi di leva. Sinché un giorno, un uomo piuttosto avanti con l’età si era presentato a Paul dopo averlo pedinato, identificandosi come il veterinario Doc Colightly, marito di Holly, dal quale lei era fuggita e che anni addietro l’aveva adottata assieme al fratello Fred. I due giovani avevano perso i genitori ed erano stati affidati dai servizi sociali ad una famiglia dalla quale erano fuggiti a causa dei maltrattamenti subiti. Doc aveva cercato invano di convincere Holly a tornare a casa con lui. Lei però aveva altri obiettivi e dopo una fallita relazione con il miliardario Rusty Tawler, anche i rapporti con Paul avevano subito una rottura a seguito di un litigio. La notizia della morte di Fred in un malaugurato incidente aveva sconvolto Holly e Paul si era riavvicinato a lei per consolarla. La ragazza in seguito si era legata ad un ricco diplomatico brasiliano dal quale era rimasta incinta e contava di trasferirsi in Brasile per sposarlo. Il giorno del compleanno di Paul, lei lo aveva invitato ad una cavalcata in Central Park ma per salvarlo dal cavallo, che era stato imbizzarrito da alcuni maldestri ragazzini, Holly aveva perso il bambino. Al ritorno dall’ospedale però era stata arrestata dalla polizia, la quale aveva scoperto che Tomato dal carcere riusciva comunque a gestire i suoi traffici, grazie proprio a quei messaggi in codice sulle previsioni del tempo che passava a Holly. Il diplomatico brasiliano per evitare pubblicità negativa aveva rotto immediatamente con lei, ma nonostante ciò era intenzionata ad andare ugualmente in Brasile per cambiare vita. Paul era riuscito a farla liberare dietro cauzione, pagata da un facoltoso uomo d’affari con il quale la ragazza aveva avuto dei trascorsi e che le era rimasta simpatica. Paul aveva quindi cercato di dissuaderla dal fuggire per evitare guai peggiori con la giustizia. Mentre la stava accompagnando in taxi all’aeroporto sotto una fitta pioggia, Holly aveva fatto fermare l’auto e scendendo aveva abbandonato il gatto, al quale era legata da tempo, in una via di periferia, lasciandolo fradicio ma soprattutto libero, a suo dire, così come si era sempre sentita anche lei.

COLAZIONE DA TIFFANY

Titolo Originale: Breakfast at Tiffany’s

 Nazione: Italia

Anno:  1961

Genere: Commedia

Durata: 115’ Regia: Blake Edwards

Cast: Audrey Hepburn (Holly Golightly), George Peppard (Paul Varjak), Martin Balsam (O.J. Berman), Patricia Neal (Liz Failenson), Buddy Ebsen (‘Doc’ Golightly), Mickey Rooney (Sig. Yunioshi), Dorothy Whitney (Mag Wildwood), José Luis de Vilallonga (José De Silva), Stanley Adams (Rusty Trawler), John McGiver (commesso di Tiffany), Alan Reed (Sally Tomato), Claude Stroud (Sid Arbuck), Robert Patten (Sig. O’Shaughnessy)

TRAMA: La trama del film si differenzia nei fatti dal romanzo per alcune sequenze e particolari che però non sono di poco conto. Fra i più significativi, la figura del barista John Bell, innamorato segretamente di Holly e grazie al quale comincia il romanzo, nel film è quasi del tutto ignorata. Paul è uno scrittore che non ha mai combinato nulla di buono: ha scritto un solo libro, che non ha letto quasi nessuno e si fa mantenere da un’amante sposata che lascia soltanto quando s’innamora di Holly. Paul, dopo aver lasciato l’amante, essendo innamorato di Holly, la cerca a casa e per strada, confondendola con altre donne, sinché la trova per caso in biblioteca, ma il suo entusiasmo viene soffocato da Holly che lo bistratta sinché Paul la lascia dopo una scenata. La sequenza dentro Tiffany con il simpatico e pazientissimo commesso, nel romanzo non esiste e neppure la cavalcata a Central Park, anche perché Holly non aspetta alcun figlio dal diplomatico brasiliano. Il finale poi è completamente diverso nel film: il gatto abbandonato da Holly viene in questo caso recuperato da lei medesima che, pentita, torna a riprenderlo poco dopo ed infine si abbandona nelle braccia di Paul in un classico lieto fine che nel libro di Truman Capote non c’è. 

VALUTAZIONE: Due modi diversi di raccontare una storia non solo per quanto riguarda il finale, ma anche nella caratterizzazione dei protagonisti, che nella versione cinematografica sono decisamente edulcorati rispetto al romanzo di Truman Capote. Il libro infatti racconta una storia piuttosto trasgressiva rispetto alla consuetudine del tempo mentre il film ne sorvola gli aspetti più provocatori. L’interpretazione di Audrey Hepburn ha contribuito non poco al successo della pellicola che è considerata fra i ‘cult’ del genere di appartenenza.

…È stato questo lo sbaglio di Doc. Si portava sempre a casa qualche bestiola selvatica. Un falco con un’ala spezzata. E una volta un gatto selvatico adulto con una zampa rotta. Ma non si può dare il proprio cuore a una creatura selvatica; più le si vuol bene più forte diventa. Finché diventa abbastanza forte da scappare nei boschi. O da volare su un albero. Poi su un albero più alto. Poi in cielo. E sarà questa la vostra fine, signor Bell, se vi concederete il lusso di amare una creatura selvatica. Finirete per guardare il cielo…‘.

Colazione da Tiffany 30Doc è una figura piuttosto controversa che appare sia nel libro che nel film (a proposito, il colore alternato del testo è voluto, essendo una recensione riferita contemporaneamente ad un film ed un libro). E’ il marito di Holly e su ciò non ci sarebbe nulla di strano, se non si guarda alle rispettive età ed alle vicende che hanno portato alle nozze, così come sul fatto che va a cercarla a New York, dopo un po’ di tempo che lei se n’è andata da casa senza più tornare, per lui senza ragione.

Colazione da Tiffany 14Mentre Holly (che Doc chiama con il suo vero nome di Lula Mae) nel romanzo spiega il suo comportamento a John Bell, un personaggio che nel film non c’è, in quest’ultimo rivolge la stessa frase qui sopra riportata direttamente a Doc: una metafora rivolta a se stessa ed alla sua natura di ‘bestiola selvatica‘.

Colazione da Tiffany 10Non sembra quindi che dietro la sua decisione di andarsene di casa ci fosse una condizione di maltrattamento, d’indigenza o di conflitto, anche perché Doc, il quale era rimasto vedovo ed aveva già quattro figli suoi, si era lasciato commuovere dai due bambini spauriti e deperiti che aveva trovato affamati a rubacchiare qualcosa da mangiare nella fattoria di sua proprietà ed aveva adottato sia Holly che il fratello Fred, trattandoli in seguito come se fossero figli suoi. Quando Holly aveva compiuto quindici anni però, Doc le aveva chiesto se accettasse di sposarlo e lei l’aveva fatto (‘…ci sposeremo naturalmente…  non sono mai stata sposata prima!…) come se fosse una cosa naturale sulla quale non valeva neppure la pena di riflettere più di tanto.

Colazione da Tiffany 40Ciò nonostante, si trattava pur sempre di un matrimonio fra un uomo decisamente maturo ed una minorenne che oltretutto dal punto di vista figurativo, se non geneticamente in questo caso, si potrebbe addirittura configurare come una sorta d’incesto. Ricordiamoci sempre, a tal proposito, che stiamo parlando di un film del 1961 tratto da un romanzo scritto soltanto due anni prima, quando certi temi di costume e di morale, specie al cinema, non erano così facilmente trattabili. Soprattutto se la produzione, come in questo caso, puntava a realizzare un film di largo consenso popolare, come in effetti poi è avvenuto.

Colazione da Tiffany 27La questione etica e sessuale in quest’opera è quindi molto presente, anche se la trasposizione cinematografica di Blake Edwards tende opportunamente a stemperarla per non urtare, appunto, la sensibilità del gran pubblico benpensante. Che difatti l’ha accettata senza creare attorno ad essa ed in alcun modo uno scandalo, decretandone al contrario un successo strepitoso. Nel 2012 l’opera è stata aggiunta al National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti d’America, un riconoscimento riservato solo a quelle destinate ad essere considerate, o che sono già diventate, dei ‘cult‘…(leggi il resto del commento cliccando qui sotto su ’Continua a leggere’)Continua a leggere…

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Film: ‘Addio Mia Regina’ e ‘Marie Antoinette’

ADDIO MIA REGINA

Titolo Originale: Le Adieux à la Reine

 Nazione: Francia, Spagna

Anno:  2012

Genere: Storico, Drammatico

Durata: 100’ Regia: Benoit Jacquot

Cast: Diane Kruger (Maria Antonietta), Léa Seydoux (Sidonie Laborde), Virginie Ledoyen (Madame de Polignac), Xavier Beauvois (Luigi XVI), Noémie Lvovsky (Madame Campan), Grégory Gadebois (Conte di Provenza), Francis Leplay (Conte d’Artois)

TRAMA: Alla reggia di Versailles la regina Maria Antonietta passa le sue giornate noiosamente, adagiata sullo sfarzo, ignara ed insensibile verso il popolo affamato che sta montando la rivolta. La sua lettrice personale Sidonie, ottempera o sceglie lei stessa dalla corposa biblioteca reale le letture della regina, verso la quale coltiva una sorta di venerazione, purtroppo per lei, ignorata. Maria Antonietta invece sente un trasporto al limite dello scandalo verso Madame de Polignac che vorrebbe sempre avere al suo fianco. Quando il popolo assale la Bastiglia e viene redatta una lista di nobili, compresa la regina, ai quali si minaccia di tagliare la testa, la gran parte di essi si prepara a fuggire per trovare riparo in Svizzera. Maria Antonietta, preoccupata per la sorte di Madame de Polignac, chiede a Sidonie di viaggiare in carrozza assieme a lei, scambiando gli abiti in modo che se fosse fermata lungo il percorso, Madame passi per la sua governante, assieme al marito che invece deve figurare come suo assistente. Sidonie, nonostante la crudeltà di questa richiesta, che non bada in alcun modo alla sua persona, decide comunque di accettare, come estrema prova di fedeltà e sacrificio, non considerata neppure in questo caso da Maria Antonietta. Nonostante ciò, Sidonie riesce a passare i controlli e ad avere salva la vita.    

MARIE ANTOINETTE

Titolo Originale: idem

 Nazione: USA, Francia, Giappone

Anno:  2006

Genere: Storico, Drammatico, Biografico

Durata: 125’ Regia: Sofia Coppola

Cast: Kirsten Dunst (Maria Antonietta), Jason Schwartzman (Luigi XVI), Rip Torn (Luigi XV), Judy Davis (Contessa di Noailles), Asia Argento (Madame Du Barry), Marianne Faithfull (Maria Teresa d’Austria), Danny Huston (Giuseppe II), Molly Shannon (Anna Vittoria), Steve Coogan (Conte Mercy d’Argenteau), Rose Byrne (Duchessa di Polignac), Shirley Henderson (Zia Sofia), Jamie Dornan (Axel von Fersen), Clémentine Poidatz (Contessa di Provenza), Jean-Christophe Bouvet (Duca di Choiseul), Aurore Clément (Duchessa di Chartres), Bob Barrett (Paggio), Raphaël Neal (Paggio), Alain Doutey (Capo Valletto), Mary Nighy (Principessa di Lamballe), Al Weaver (Conte d’Artois), Sarah Adler (Contessa d’Artois), Guillaume Gallienne (Conte Vergennes), Alexia Landeau (Contessa de La Londe), Tom Hardy (Raumont)

TRAMA: Per celebrare l’alleanza fra Austria e Francia, a scapito di Prussia ed Inghilterra, Maria Antonietta d’Asburgo e Lorena, a soli quattordici anni, viene data in sposa a Luigi Augusto, delfino di Francia ed erede al trono di Luigi XV. Maria Antonietta è una giovane allegra e spensierata, così quando si trova a dover sottostare ai dettami ingessati della corte francese, dapprima ne trova risibili i rituali, poi però le diventano noiosi ed oppressivi, in aggiunta alla delusione di un matrimonio che la vede spesso sola mentre il marito va a caccia e le rivolge solo poche parole persino durante i pasti. Per giunta le nozze non sono state consumate perché Luigi Augusto, forse inibito da una educazione troppo pudica, non riesce ad avere rapporti sessuali con lei. Maria Teresa d’Austria, madre di Antonietta, la critica aspramente attraverso le missive ed i suoi intermediari, perché teme che non generando figli, l’alleanza fra Austria e Francia possa venire meno. Quando infine Luigi Augusto si sblocca e Maria Antonietta mette al mondo prima una femmina e poi un maschietto, Luigi Giuseppe, il nuovo Delfino di Francia, il suo ruolo viene finalmente legittimato. Nonostante i rapporti con il marito, divenuto nel frattempo Luigi XVI alla morte del padre, siano normali, non si può però certo dire che sia mai sbocciata fra loro la fiamma della passione. Il carattere volitivo e resistente alle ferree regole di corte, rendono inoltre Maria Antonietta invisa alla gran parte dei nobili che a sua volta lei tratta senza la pretesa considerazione. Si rifugia pertanto nella dependance del Petit Trianon, donatele dal marito, dove si estrania sempre più dalla vita di corte e coltiva amicizie come quella con Madame de Polignac, considerata da molti di natura lesbica e poi con il conte svedese Hans Axel von Fersen con il quale ha una breve ma intensa relazione. La sua mancata comprensione della condizioni di sofferenza del popolo affamato la rendono però invisa a molti, compresi i nobili che l’hanno mai accettata. La cattiva gestione delle finanze governative di Luigi XVI, che si lascia trascinare nelle esose richieste per sostenere la guerra americana, provocano la rivolta popolare che si concretizza nella presa della Bastiglia e raggiunge anche Versailles. Molti nobili sono già fuggiti nel frattempo ma il re e Maria Antonietta decidono inizialmente di rimanere ed accettano di lasciare la Reggia per trasferirsi a Parigi solo quando la folla inferocita penetra nel palazzo minacciando di uccidere la regina.  

VALUTAZIONE: due opere che affrontano da punti di vista molto diversi la controversa figura della regina Maria Antonietta, sino alla presa della Bastiglia ed agli eventi successivi. Grazie ad esse il cinema dimostra ancora una volta la sua versatilità ed imprevedibilità, pur nel rispetto sostanziale di fatti e personaggi relativi ad una precisa epoca storica. In un caso ne propone una lettura classica, parziale ed intimista. Nell’altro invece i toni sono antitetici e provocatori, accompagnati persino da musiche pop-rock.

Semmai vi capitasse di vedere, a breve distanza uno dall’altro com’è successo a me, questi due film, in realtà realizzati uno sei anni dopo l’altro, non potrete fare a meno di notare che la figura di Maria Antonietta è raffigurata, a parte alcuni analoghi riscontri, in modo molto differente. Nonostante ciò però, sono entrambi legittimi e credibili, senza che ciò suoni come contraddittorio.

Addio Mia Regina 02La versione di Benoit Jacquot infatti si svolge in un periodo molto limitato della vita di Maria Antonietta ed è incentrata sul carattere frivolo, umorale, solitario ed egoista della regina, in preda ad un’irrazionale infatuazione verso un’altra donna, Madame de Polignac e relegata in una sorta di gabbia dorata nella Reggia di Versailles. Indifferente nei confronti del popolo parigino affamato e del suo crescente malcontento, del quale peraltro non ha alcuna percezione vivendo fuori Parigi e isolata dentro un palazzo ovattato, la regina si comporta invece in maniera cinica e crudele verso la sua fedele e dedita lettrice Sidonie (interpretata dalla sempre brava ed espressiva Léa Seydoux, straordinaria protagonista di ‘La Vita di Adèle‘ ed apprezzata anche in ‘Bastardi Senza Gloria‘, quando era ancora alle prime armi).

Marie Antoinette 01L’opera di Sofia Coppola invece, molto più estesa temporalmente e tratta dalla biografia scritta da Antonia Fraser, intitolata ‘Maria Antonietta – La solitudine di una regina‘, mette in risalto la figura di una giovane allegra e spensierata, costretta com’era d’uso a quei tempi fra dinastie reali di paesi diversi d’Europa, ad un matrimonio di convenienza per sancire un’alleanza politica. La giovinetta, pur accettando ubbidientemente il destino a lei riservato dalla madre Maria Teresa d’Asburgo, grazie al suo carattere estroverso ed anticonformista, riesce a resistere di fronte all’ostilità dei nobili francesi che sin dal primo momento la considerano come un corpo estraneo, in quanto austriaca, ma anche perché irrispettosa nei confronti dei rigidi e secolari rituali di corte…(leggi il resto del commento cliccando qui sotto su ’Continua a leggere’)Continua a leggere…

Film: ‘La Parrucchiera’

LA PARRUCHIERA

Titolo Originale: idem

 Nazione: Italia

Anno:  2017

Genere: Commedia

Durata: 108’ Regia: Stefano Incerti

Cast: Massimiliano Gallo: Salvatore

Pina Turco (Rosa), Cristina Donadio (Patrizia), Lucianna De Falco (Micaela), Tony Tammaro (Lello), Arturo Muselli (Kevin), Massimiliano Gallo (Salvatore), Stefania Zambrano (Carla), Francesco Borragine (Claudio), Giorgio Pinto (Compagno di Carla), Martina Palumbo (Jessica), Alessandra Borgia (Maria), Ernesto Mahieux (Gennaro), Angela Lyimo (Staff di Testa e Tempesta), Emiliana Cantone (sé stessa)

TRAMA: Rosa lavora a Napoli come parrucchiera nel negozio di Patrizia e Lello. Quest’ultimo però la molesta al punto che è costretta a dare le dimissioni. Patrizia, che si considera una mentore per Rosa, non la prende bene ed anche se sa che ha ragione lei, si schiera in difesa del marito. Rosa si è separata da tempo anche da Salvatore ed ha un figlio, avuto da un altro uomo, che però considera Salvatore come suo padre e modello. Nonostante le scuse di Lello e le insistenze di Patrizia che ha sempre apprezzato le capacità di Rosa sul lavoro, quest’ultima non torna indietro, anche se la perdita del posto di lavoro la mette in gravi difficoltà finanziarie. Le amiche Micaela e Carla si offrono perciò di aiutarla ad aprire un negozio per conto suo e chiedono l’aiuto di Salvatore per trovare il locale adatto, dopo averne visionati alcuni che si sono rivelati impresentabili. La scelta cade su una vecchia stalla dismessa di fronte all’abitazione di Salvatore, nei Quartieri Spagnoli. Il negozio viene quindi allestito ed inaugurato con il nome di Testa e Tempesta. L’idea, neanche troppo convinta da parte di Rosa, di regalare alle clienti il taglio dei capelli con lo slogan di contribuire con ciò ad allontanare la crisi economica, incuriosisce Patrizia, Lello e Kevin che difatti spiano l’attività di Rosa. Quest’ultimo lavora nel negozio di Patrizia, si considera ‘top’ ed è un gay che ha avuto in passato un minuto di notorietà in TV. Di nascosto e da tempo ruba però una parte dei soldi dell’incasso a Patrizia per coltivare le sue relazioni. Anche se l’attività di Rosa non riesce a decollare e per far fronte a tutte le spese si è fatta prestare dei soldi anche da un’usuraia, una TV la contatta per inserirla in un servizio che dovrebbe parlare dello spirito d’iniziativa delle donne napoletane. Contrariamente alle aspettative di Rosa, in realtà la registrazione è volta a mettere in risalto la protesta delle donne oppresse dalla crisi e la sua attività è solo un colorito pretesto. Kevin, quando aveva saputo del servizio, aveva chiesto a Rosa d’assumerlo, per poter avere nuovamente occasione di apparire in TV, ma lei si era rifiutata ed allora lui si vendica facendole saltare per aria il negozio. Patrizia ha sopportato molte cose nella vita: ha sofferto sia il distacco che la concorrenza di Rosa; ha chiuso tutti e due gli occhi di fronte al marito guardone e sporcaccione; ha scoperto infine anche il doppio gioco di Kevin, ma di fronte a quest’ultima violenza gratuita nei confronti di Rosa, non resiste più e decide di mandare al diavolo sia Lello che Kevin e ricominciare, aiutando proprio la sua ex dipendente a rimettere in sesto il suo negozio. 

VALUTAZIONE: Il regista Stefano Incerti ha allestito questa sorta di soap opera vesuviana utilizzando alcuni dei protagonisti presi in prestito da Gomorra in ruoli completamente diversi o quasi. Un’opera che poggia su fragilissimi equilibri, senza grandi pretese ma che non è mai volgare, semmai fresca e piacevole, ben oltre le aspettative. 

Fà un po’ specie rivedere tre personaggi della Serie TV ‘Gomorra‘ impiegati in una veste decisamente edulcorata da Stefano Incerti, in questa simpatica opera ambientata ovviamente a Napoli, della quale emergono comunque alcune delle sue contraddittorie e secolari problematiche e qualità, sia a livello caratteriale che di costume.

La Parrucchiera 11La splendida Pina Turco, che nella serie tratta dal best sellers di Roberto Saviano era la moglie di Ciro Di Marzio, in una parte tutto sommato di contorno ed anche spaurita, qui invece è la intraprendente Rosa, al centro della storia narrata dal film. 

Arturo Muselli, il terribile Enzo ‘Sangueblù‘ Villa, qui è proposto nel ruolo di Kevin (così almeno lui si fa chiamare, al posto del suo vero nome, che considera troppo comune) La Parrucchiera 10un effeminato collaboratore del negozio di parrucchiera, gestito niente meno che da Cristina Donadio nel ruolo di Patrizia. La quale, in ‘Gomorra‘, era la temibile Annalisa ‘Scianel‘ Magliocca, una donna che nell’ambito spietato della camorra riusciva a tenere testa a svariati sanguinari concorrenti ed a gestire con il pugno di ferro la sua zona d’influenza senza farsi mettere i piedi in testa da nessuno.

La Parrucchiera 02La Parrucchiera‘ è un film che si prende facilmente sottogamba. Sembra una soap opera, che curiosamente ed a differenza di quelle più note di origine inglese, generalmente doppiate, necessita dei sottotitoli, al pari di ‘Gomorra‘, per chi non è avvezzo al napoletano stretto e questo è certamente stato un limite per chi quest’opera, al di fuori della regione Campania, l’avesse vista al cinema dove, a differenza della TV di casa, non si può scegliere se metterli oppure no.

La Parrucchiera 03Superato però questo gap linguistico, già dalle prime sequenze si può apprezzare uno spettacolo d’intrattenimento tutto sommato piacevole, che non scade mai nella volgarità oppure nella macchietta e neppure in quell’elegia del napoletano verace, alla Mario Merola o Nino D’Angelo per intenderci, che può risultare ostico per chi non è amante di quel genere. E’ una commedia che racconta con il sorriso sulla bocca una vicenda che, a ben vedere, con un’altra impronta potrebbe adattarsi persino ad una commedia drammatica.

La Parrucchiera 05Proviamo infatti ad analizzare la storia in quest’ultima chiave. Il film inizia con un tentativo di stupro sul posto di lavoro, che non va a buon fine solo perché Rosa riesce a divincolarsi quando sembrava sul punto di essere sopraffatta. Prosegue con l’inevitabile perdita del posto di lavoro, anche se è lei a dare le dimissioni. D’altra parte Rosa come avrebbe potuto rimanere, dopo quell’esperienza e sapendo che Patrizia, pur di non perdere quel marito abietto, addirittura accusa lei di averlo provocato?… (leggi il resto del commento cliccando qui sotto su ’Continua a leggere’)Continua a leggere…

Film: ‘L’Amore Oltre La Guerra’

L’AMORE OLTRE LA GUERRA

Titolo Originale: The Exception

 Nazione: Regno Unito

Anno:  2016

Genere: Drammatico, Sentimentale, Storico

Durata: 107’ Regia: David Leveaux

Cast: Jai Courtney (Stefan Brandt), Lily James (Mieke de Jong), Christopher Plummer (Guglielmo II di Germania), Janet McTeer (Erminia di Reuss-Greiz), Ben Daniels (Sigurd von Ilsemann), Mark Dexter (Dietrich), Eddie Marsan (Heinrich Himmler)

TRAMA: Dopo la sconfitta della Germania nella guerra del 1915-18 il Kaiser Guglielmo II di Germania fu costretto a rimanere esiliato in Olanda, in una bella villa con annesso parco, a Doom, vicino a Utrecht. Quasi venti anni dopo, Hitler ruppe gli indugi invadendo Belgio e Olanda ed avrebbe voluto sfruttare la vecchia figura del Kaiser, illudendolo, allo scopo di dare maggior credito al suo Reich. Nei primi anni trenta il Führer aveva dato incarico a Göring di firmare un contratto che assicurava un appannaggio a Guglielmo II ed ai suoi figli in cambio di un loro tacito consenso al suo governo. Hitler però non si fidava del Kaiser e decise pertanto d’inviare una scorta a Doom, apparentemente per ragioni di sicurezza, alimentando la speranza nel Kaiser di una restaurazione della monarchia, ma in realtà voleva solo tenerlo sotto controllo. Al maggiore Stefan Brandt viene affidato l’incarico ed il comando della guardia, nonostante in precedenza fosse stato duramente criticato dalle SS per essersi mostrato troppo sensibile nei confronti dei polacchi trucidati, inclusi vecchi, donne e bambini. Quell’angosciosa esperienza tormenta ancora Stefan nei suoi incubi notturni.  La villa del Kaiser ed il villaggio limitrofo comunque sono già da tempo sotto controllo delle SS, da quando sono stati intercettati messaggi in codice inviati da spie inglesi sul Kaiser e sui movimenti militari dei nazisti in Belgio ed Olanda. Fra le cameriere al servizio del Kaiser, da poco tempo c’è anche Mieke, un’olandese molto carina, che non piace però ad Erminia, moglie di Gugliemo II. Quest’ultimo invece prova verso di lei un’istintiva simpatia e se avesse molti anni di meno, afferma lui stesso… Mieke diventa invece in breve tempo amante di Stefan, il quale ignora inizialmente che è lei la spia degli inglesi che le SS stanno cercando, aiutata dal prete del villaggio limitrofo dal quale vengono trasmessi i messaggi in codice. Mieke ha profonde ragioni di vendetta nei confronti dei nazisti perché il padre ed il marito sono stati vittime delle SS. Il suo obiettivo è quello di uccidere alla prima occasione utile il Kaiser. L’arrivo improvviso alla villa di Himmler, comandante delle forze di sicurezza naziste, sconvolge però tutti i piani, mentre Stefan e Mieke si sono nel frattempo innamorati e lei gli ha persino rivelato di essere ebrea e quali sono i suoi propositi. Stefan deve agire al più presto per salvare Mieke, senza però compromettere la sua posizione. Nel frattempo infatti il prete è stato scoperto e sotto tortura ha confessato l’identità della sua complice, che ha perciò i minuti contati prima che le SS giungano a palazzo per arrestarla.  

VALUTAZIONE: Una storia d’amore, apparentemente impossibile, fra una spia ebrea olandese al servizio degli inglesi ed un maggiore nazista di buon animo. Un’opera intrigante dell’esordiente regista David Leveaux che riesce ad evitare l’ennesima rappresentazione degli orrori nazisti, seppure con spunti mirati al riguardo, attraverso un originale giallo-thriller di crescente tensione. 

Di episodi sugli orrori compiuti dalle SS, in Germania ed in Europa sono pieni i libri di storia ed anche il cinema ne ha raccontati di vario genere ed in gran quantità. Nonostante ciò, quest’opera è a suo modo originale.

L'Amore Oltre la Guerra 19Sorprendente semmai è il fatto che non abbia avuto l’eco che invece meriterebbe, pur senza gridare al capolavoro che non è, ben inteso. Non sono neppure sicuro che il film sia uscito nelle sale dei cinema italiani ma sia stato soltanto doppiato e direttamente passato ai circuiti televisivi. Eppure contiene tutti gli ingredienti per piacere al grande pubblico. Vediamo perché.

L'Amore Oltre la Guerra 02Innanzitutto è un giallo-thriller, non uno di quelli che la tira alle lunghe scoprendo solo alla fine le sue carte, quanto piuttosto una storia sviluppata su una tensione crescente, chiaramente delineata sin dall’inizio e che vede coinvolti i nazisti, le famigerate SS, un paio di spie inglesi, il Kaiser Guglielmo II e che si svolge quasi per intero in terra d’Olanda, nella bella villa di Doom, vicino a Utrecht.

L'Amore Oltre la Guerra 22Al centro dell’intricata vicenda ci sono tre personaggi: il vecchio Kaiser Guglielmo II appunto, esiliato dalla fine della prima Guerra Mondiale, disastrosa per la Germania e della quale è stato considerato come il principale responsabile; il maggiore Stefan Brandt, reduce da una scioccante esperienza in Polonia, durante la quale è rimasto ferito, soffrendone ancora le conseguenze, ma soprattutto ha assistito inorridito allo sterminio di tanta povera gente, inclusi vecchi, donne e bambini, da parte delle SS ed infine la cameriera olandese Mieke de Jong, da poco tempo al servizio nella villa del Kaiser, votata al sacrificio personale pur di vendicarsi per la morte del padre e del marito per mano dei nazisti, la quale, pur di raggiungere tale scopo, ha accettato il rischiosissimo ruolo di spia degli inglesi.

MOVIE REVIEW EXCEPTION

Ognuno di questi tre personaggi, pur con diverse motivazioni ed obiettivi, ha a che fare con le famigerate SS. Guglielmo II, dopo l’invasione di Belgio e Olanda da parte delle truppe naziste, è in una posizione strategicamente scomoda ma al tempo stesso, a suo modo di vedere, passibile di un’insperata evoluzione rispetto all’immobilismo cui è costretto dall’esilio oramai ventennale, seppure in un piacevole e lussuoso contesto.

L'Amore Oltre la Guerra 05Il ricco appannaggio che gli ha concesso Hitler con un contratto che il fido Hermann Göring ha concluso con lui in cambio della sua non ingerenza, potrebbe ora evolvere, in coincidenza con l’offensiva espansionista di Hitler, in un ritorno a Berlino nel ruolo che non ha mai smesso di rivendicare. Il Führer potrebbe concederglielo, a questo punto, a significare un continuum con il suo Reich. In realtà la visita a Doom di Heinrich Himmler, capo delle SS, ha tutt’altro scopo…(leggi il resto del commento cliccando qui sotto su ’Continua a leggere’)Continua a leggere…

Film: ‘The Founder’

THE FOUNDER

Titolo Originale: Omonimo

 Nazione: Italia

Anno:  2017

Genere: Biografico

Durata: 115’ Regia: John Lee Hancock

Cast: Michael Keaton (Ray Kroc), Nick Offerman (Dick McDonald), John Carroll Lynch (Mac McDonald), Laura Dern (Ethel Kroc), Linda Cardellini (Joan Smith), B.J. Novak (Harry Sonneborn), Patrick Wilson (Rollie Smith), Justin Randell Brooke (Fred Turner), Katie Kneeland (June Martino), Griff Furst (Jim Zien), Jeremy Madden (Dennis), Wilbur Fitzgerald (Jerry Cullen), David de Vries (Jack Horford), Andrew Benator (Leonard Rosenblatt), Mike Pniewski (Harvey Peltz), Catherine Dyer (Sig.ra Horford), Cara Mantella (Myra Rosenblatt), Susan Williams (Sig.ra Cullen), Franco Castan (Art Wolodarsky), Ric Reitz (Will Davis), Afemo Omilami (Sig. Merriman), Steve Coulter (Dott. Reeves)

TRAMA: Ray Kroc ha venduto molti oggetti nella sua vita lavorativa, ultimo dei quali un voluminoso frullatore a cinque lame per bar e ristoranti. Nonostante sia un abile affabulatore, gli affari non vanno granché. Ray gira in lungo e in largo fra gli States stando spesso lontano dalla moglie e dalla bella casa che comunque possiedono, pranzando in fast food disorganizzati e che inoltre tutto sono, tranne che veloci. Ray non si rassegna a quella vita monotona, frustrante ed anonima e sta cercando da tempo l’occasione giusta per svoltare. Quando riceve un ordine di otto frullatori dallo stesso cliente, dapprima pensa ad un errore, poi si reca direttamente sul luogo, dove trova due fratelli che hanno messo su un ristorante nel quale si possono ordinare solo panini farciti, patatine fritte e bevande ma fra la richiesta e la consegna passano solo pochi istanti. Il tutto a buon mercato e consegnato in un sacchetto, senza posate, il cui contenuto può essere consumato in auto, seduto su una panchina oppure al parco. Ray è come se avesse ricevuto un’illuminazione e propone ai due ideatori di quell’efficientissimo sistema, i fratelli McDonald, di ‘affiliare’ altri ristoranti simili in varie zone degli States. Dick e Mac hanno studiato a lungo quella soluzione, persino la struttura di preparazione è razionalizzata per ottimizzare il lavoro degli addetti e la loro tempistica, basando comunque il segreto del successo sulla qualità globale del prodotto. Sono perciò scettici riguardo un’espansione perché temono di non poterla controllare adeguatamente. L’entusiasmo di Ray è però così contagioso che infine accettano, facendogli però firmare un contratto in base al quale tutto deve passare dalla loro approvazione. Ray è una macchina da guerra e nonostante la moglie vorrebbe che s’accontentasse di quello che ha già fatto, lavora ininterrottamente all’apertura di nuovi ristoranti McDonald’s e per finanziare la sua attività non esita a ipotecare la sua casa. I guadagni che derivano dall’accordo contrattuale sono però minimi rispetto al giro d’affari che ha messo in piedi. Ray lavora a ritmi che i due fratelli non sono in grado e non vogliono neppure seguire e sono contrari, specie Dick, a qualsiasi variazione rispetto al sistema che hanno messo in piedi con successo. Così ben presto Ray si trova ad esaurire la liquidità ed il funzionario della banca gli rifiuta nuove sovvenzioni. Un agente finanziario che ha ascoltato per caso la loro discussione, all’uscita si offre di aiutare Ray ad analizzare la sua attività dal punto di vista del profitto economico e quindi gli suggerisce la soluzione risolutiva, che significa però inevitabilmente mettersi contro i fratelli McDonald.   

VALUTAZIONE: la storia del successo della catena fast food McDonald’s, dei protagonisti che l’hanno inventata e di quelli che l’hanno fatta crescere sino a diventare la più importante al mondo nel suo settore. Al tempo stesso uno scontro etico e di visione fra geniale artigianato locale ed applicazione imprenditoriale su vasta scala dello stesso. Un film molto interessante e spietato, ben diretto da John Lee Hancock, con l’istrionica ma efficacissima interpretazione di Michael Keaton.   

Alzi la mano chi non è mai stato dentro un ‘fast food’ di McDonald’s. Il segreto del successo di questa catena di ristorazione è dovuto secondo alcuni a quattro ragioni fondamentali: fiducia (fra management, ‘affiliati’ e fornitori), eccellenza (solo 70 su 7000 richieste di affiliazione all’anno sono accettate), efficienza (più avanti nella lettura sarò più specifico su cosa s’intende in questo caso) e comunicazione (il famoso brand della ‘M’ gialla, riconoscibile in tutto il mondo). Più sinteticamente ancora grazie ad una semplice ricetta che non riguarda solo l’offerta alimentare ma anche la sua gestione, replicata esattamente in ognuno dei ristoranti del gruppo, in qualunque parte del mondo.

The Founder 10Sembra impossibile, eppure le patatine, ad esempio, hanno sempre lo stesso gusto, consistenza e livello di cottura in qualunque McDonald’s in USA, in Italia e, pare, in ogni altro paese del mondo. Anche i panini, non solo si chiamano dappertutto con lo stesso nome (‘Big Mac’, ‘Cheesburger’, ecc…) ma sembrano prodotti pure con la medesima carne, che ha identico sapore, consistenza e livello di cottura, assieme agli ingredienti che la guarniscono, i quali sono sempre quelli a loro volta, sia per numero che per dosi.

The Founder 20Se vi siete mai chiesti com’è possibile tutto ciò, la risposta la trovate in questo film di John Lee Hancock, che è molto curioso ed interessante non solo dal punto di vista biografico, ma anche perché pone una serie d’interrogativi di stampo etico, operativo e finanziario.

Per avere un’idea delle dimensioni che McDonald’s ha raggiunto nel frattempo, sono The Founder 25più di 35.000 nel mondo i suoi ristoranti ed alla data della morte di Ray Kroc nel 1984 le proprietà immobiliari che costituivano la ‘galassia’ del noto marchio con la ‘M’ gialla, erano già arrivate ad oltre quattro miliardi di dollari. Il ruolo di Kroc all’interno dell’azienda è stato fondamentale, almeno quanto la sua scalata al vertice dell’azienda è stata invece realizzata in barba all’etica ed al contratto che aveva firmato all’inizio con i fratelli Dick e Mac McDonald.

I quali, a San Bernardino in California, dopo vari tentativi avevano trovato la formula ideale per gestire una ristorazione basata sui cardini fondamenti di qualità, velocità e costi contenuti. Inizialmente avevano provato ad offrire vari menu, ma avevano scoperto che le richieste di gran lunga più numerose erano relative a panini farciti con hamburger ed ingredienti vari, patatine fritte e bevande analcoliche o frullati. E su quello si erano quindi concentrati.

The Founder 02All’inizio utilizzavano cameriere che prendevano gli ordini e poi li passavano in cucina, ma occorreva troppo tempo prima che avvenisse la consegna ed erano pure frequenti gli errori. Eliminate le cameriere ed i costi relativi, Dick e Mac avevano ottimizzato la catena produttiva e fissato dei tempi tecnici fra l’ordine al banco e la consegna del menu scelto al cliente. Il risultato era stato strabiliante in termini di successo popolare…(leggi il resto del commento cliccando qui sotto su ’Continua a leggere)   Continua a leggere…

Film: ‘Come Un Gatto In Tangenziale’

COME UN GATTO IN TANGENZIALE

Titolo Originale: Omonimo

 Nazione: Italia

Anno:  2017

Genere: Commedia

Durata: 98’ Regia: Riccardo Milani

Cast: Paola Cortellesi (Monica), Antonio Albanese (Giovanni), Sonia Bergamasco (Luce), Luca Angeletti (Giulio), Antonio D’Ausilio (Francesco), Alice Maselli (Agnese), Simone de Bianchi (Alessio), Alessandra  e Valentina Giudicessa (le gemelle Pamela e Suellen), Claudio Amendola (Sergio), Franca Leosini (sé stessa)

TRAMA: Monica è una borgatara di Bastogi, che molti considerano la periferia più degradata di Roma. Giovanni dirige il suo team ‘Think Tank’ che lavora per la Comunità Europea elaborando statistiche sociologiche. Sono lontanissimi fra loro per esperienze di vita, per cultura e per classe sociale ma s’incontrano casualmente in mezzo al traffico caotico di Roma, dove Giovanni compie una manovra che Monica non gradisce. Così lo segue sino al semaforo successivo, scende e con una mazza da baseball gli frantuma il parabrezza della sua costosa auto ibrida. Agnese è la figlia di Antonio, che ha avuto dalla moglie Luce, dalla quale è separato, la quale vive in Provenza, dove esperimenta nuove essenze in un ambito stile ‘new age’. Agnese è una bella tredicenne, cresciuta sui valori di tolleranza e di assenza di pregiudizi. Quando però presenta al padre un coetaneo di Bastogi, di nome Alessio, dentro Antonio si accendono immediatamente le spie d’allarme e mettendo da parte i suoi impegni di lavoro, segue la figlia con l’auto sino alla casa del ragazzino, che vive in un palazzo dall’aspetto inquietante, privo di servizi ed abitato da varie etnie. Raggiunta non senza difficoltà la porta dell’appartamento, Antonio si trova però di fronte ancora a Monica, più preoccupata di lui per il filarino del figlio, a suo dire destinato a durare come un gatto in tangenziale. Nel seguire, nei giorni successivi e separatamente i rispettivi figli, preoccupati che possano compiere qualche sciocchezza, anche so loro invece reagiscono con indifferenza agli assillanti controlli, Monica e Antonio devono gioco forza confrontarsi ed un po’ alla volta hanno modo di smussare le loro enormi differenze, riuscendo infine e pur con molta fatica a fidarsi una dell’altro. Un pranzo a casa di Monica, presente anche Sole, curiosa di conoscere la madre di Alessio e quello che ritiene essere d il suo pittoresco ambiente familiare, diventa invece un’occasione di scontro, anche perché il padre di Alessio, rilasciato dal carcere di Rebibbia grazie ad un indulto, piomba in casa e si comporta secondo sua natura, mettendo in luce con la sua grettezza i pregiudizi di Antonio e Sole, che a suo modo di vedere sono solo degli snob incapaci di calarsi al di là delle apparenze in quella realtà. Mentre nei giorni a seguire Agnese e Alessio non si frequentano già più e si divertono lo stesso con altri ragazzi, rispettivamente nelle spiagge di Capalbio e di Coccio di Morto, Monica e Antonio sentono invece come insopportabile lo strappo seguito a quell’ultimo incontro. Entrambi hanno imparato molto dalla forzata frequentazione e non hanno intenzione di perdere l’occasione per dare un senso compiuto alla loro vita.    

VALUTAZIONE: una commedia molto divertente ed anche pungente, che vede protagonista l’oramai collaudata coppia Cortellesi/Albanese. Una storia che con il sorriso sulle labbra, ironizza sulle contraddizioni e sulla distanza che separa alcune istituzioni dalle periferie degradate delle grandi città e viceversa

L’espressione ‘dura come un gatto in tangenziale‘ riferita ovviamente a quelle strade di grande comunicazione e traffico che di solito girano intorno alle grandi metropoli, è una metafora per dire in sostanza che il soggetto al quale è rivolta è destinato a campare (o durare) poco.

Come un Gatto in Tangenziale 01Il titolo del film di Riccardo Milani, che a distanza di un solo anno ripropone la coppia Paola Cortellesi e Giuseppe Albanese, con risultati, diciamolo subito, decisamente più lusinghieri, è quanto mai simpatico ed espressivo al tempo stesso e riguarda la storiella che nasce fra Alessio e la coetanea tredicenne Agnese.

Come un Gatto in Tangenziale 19Curiosità vuole che a pronunciarla sia Monica, una borgatara di Bastogi, fatiscente periferia di Roma e, per renderne l’idea, qualcuno dice che ‘…a confronto, Scampia è un centro benessere!…‘. Suo marito Sergio è in carcere a Rebibbia, dove sconta una pena per aver accoltellato per futili motivi un tizio che ha perso la milza. Il palazzo dove abita è un crogiolo di etnie che si scontrano quotidianamente fra vari nauseabondi odori di cibo, rumori, musiche e programmi televisivi satellitari ad alto volume provenienti da innumerevoli paesi sparsi per il mondo, in stridente contrasto fra loro.

Come un Gatto in Tangenziale 18Il citofono del palazzo è un groviglio di cavi inutilizzati; il vano ascensore è vuoto; per salire le scale bisogna aprire un cancello simile a quello di un carcere e fra un piano e l’altro c’è persino qualcuno steso su una brandina che dorme russando durante la classica pennichella e per superare il quale bisogna scavalcarlo, stando bene attenti a non svegliarlo. Se s’incrocia qualcuno all’ingresso, dall’aspetto inquietante e dallo sguardo truce è istintivo equivocare il suo gesto di tirare fuori dalla tasca l’immancabile smartphone, con qualcosa di molto peggio.

Come un Gatto in Tangenziale 08Nel lungo pianerottolo di Monica c’è un mastino che ringhia a qualsiasi malcapitato e che qualcuno, fuori campo, immancabilmente richiama poco dopo. Il suono del campanello alla porta dell’appartamento di Monica è una canzone di Renato Zero ed al suo interno ci vivono anche due sorelle gemelle, Pamela e Suellen dedite al furto compulsivo, già più volte prese con le mani nel sacco. Avendo compromessa la fedina penale, non possono neppure essere assunte per qualche lavoro regolare, che peraltro non cercano assolutamente.

Come un Gatto in Tangenziale 12Monica invece, pur essendo una donna cresciuta ed avvezza a districarsi in quella sorta di terra di nessuno, tenta in qualche modo di smarcarsene e lavora presso la mensa di una casa di riposo, dove è rispettata e persino adorata da alcuni anziani ospiti. A qualcuno di loro schiaccia persino l’occhio per suggerirgli di evitare di richiedere un primo piatto che ha visto giorni migliori. Spesso si porta a casa gli avanzi per risparmiare sul tempo e sulle spese. Alessio è l’unico figlio che ha e non solo vuole evitare che faccia la fine del padre ma anche che subisca qualche contraccolpo negativo, nel filare con Agnese, che sarà pure tanto carina ma appartiene ad un mondo completamente diverso dal suo…(leggi il resto del commento cliccando qui sotto su ’Continua a leggere’)Continua a leggere…