Film: ‘Pearl Harbor’

PEARL HARBOR

Titolo Originale: Omonimo

 Nazione: USA

Anno:  2001

Genere:  Drammatico, Storico

Durata: 172’ Regia: Michael Bay

Cast: Ben Affleck (Rafe McCawley), Josh Hartnett (Danny Walker), Kate Beckinsale (Evelyn Stewart), Cuba Gooding Jr. (Dorie Miller), Tom Sizemore (Earl Sistern), Cary-Hiroyuki Tagawa (Comandante Genda), James King (Betty), Scott Wilson (Generale Marshall), Peter Firth (Capitano Della West Virginia), Andrew Bryniarski (Jack Il Pugile), Colm Feore (Ammiraglio Kimmel), Jon Voight (Franklin D. Roosevelt), Alec Baldwin (Generale Doolittle), Dan Aykroyd (Capitano Thurman), William Lee Scott (Billy), Mako (Ammiraglio Yamamoto)

TRAMA: Sin da quando erano due ragazzini del Tennessee, Rafe e Danny mostravano una predilezione per il volo. Il padre di Danny era un ex pilota americano che ha combattuto contro i tedeschi durante la prima Guerra Mondiale ad aveva ancora un piccolo aereo che usava per muoversi dalla sua fattoria, lontana dai grandi centri abitati. Un giorno era appena atterrato quando i due giovanissimi di soppiatto erano saliti sopra il suo aereo e agendo per gioco sul quadro comandi lo avevano messo in moto sin quasi a farlo decollare. Se la goliardata non era finita in tragedia, era stato per un puro miracolo. Manco a dirlo, 18 anni dopo i due scapestrati sono diventati entrambi piloti graduati dell’aviazione militare, ma Rafe, il maggiore fra i due ed anche il più abile e coraggioso, ha fatto domanda, all’oscuro di Danny per evitare che si esponesse a sua volta, per entrare a far parte dello Squadrone Eagle, un gruppo di piloti americani che a fianco di quelli della RAF dovrebbero duellare nel cielo della Manica contro i tedeschi durante la battaglia d’Inghilterra. Rafe però è dislessico e non passerebbe il test finale di ammissione se non riuscisse a convincere la bella infermiera Evelyn a chiudere un occhio. La stessa sera la invita ad un ballo in discoteca e fra i due scocca il classico colpo di fulmine, soffocato però dall’imminente partenza di Rafe. Tempo dopo, mentre quest’ultimo dà sfoggio della sua abilità di pilota in battaglia, Evelyn, Danny ed altri reparti vengono trasferiti a Pearl Harbor, sede della flotta americana del Pacifico. Rafe però viene infine abbattuto e risulta disperso in mare. Le lettere appassionate che aveva scambiato con Evelyn erano state più di una promessa una volta che fosse tornato. E’ Danny a dare la notizia ad Evelyn, la quale ne resta ovviamente sconvolta. La vicinanza fra loro nel dolore per la comune perdita, dopo tre mesi però si trasforma in un sentimento reciproco vero e proprio, che si concretizza una sera al tramonto quando Danny fa salire di nascosto Evelyn sul suo aereo e le fa provare l’ebbrezza del volo. Quando oramai nessuno se lo aspettava più, Rafe ricompare, guarito dalle ferite riportate e scopre la relazione fra il suo amico carissimo e la donna alla quale teneva così tanto da trovare conforto nei momenti più difficili e duri pensando al giorno che l’avrebbe rivista. Mentre Evelyn è combattuta fra rimorso per Rafe e l’amore per Danny, i due rivali s’azzuffano e sfuggono per un pelo alla retata della polizia militare. La mattina del giorno dopo è il 7 dicembre 1941 e la Marina del Giappone attacca all’alba la flotta americana a Pearl Harbor cogliendola di sorpresa. Numerose navi, anche prestigiose come l’Arizona, vengono affondate senza poter reagire e migliaia di uomini muoiono uccisi dalle mitragliate degli aerei nipponici Zero che a centinaia si sono riversati come mosche nella baia delle isole Hawaii, colpendo i marinai, i civili, le navi in rada e gli aerei ancora a terra, quasi senza colpo ferire. Evelyn si prodiga nell’ospedale a soccorrere i feriti mentre Rafe e Danny sono fra i pochi piloti che riescono a decollare con i loro aerei ed a duellare con i giapponesi, abbattendone alcuni. Al termine di quella terribile giornata, mentre il presidente Roosevelt annuncia l’entrata in guerra al fianco degli Alleati e contro Germania, Giappone e Italia, Rafe e Danny donano il loro sangue per soccorrere i più bisognosi ed in seguito vengono premiati per il loro valore. La guerra con il Giappone però è appena iniziata e gli USA devono riguadagnare la perduta supremazia nel Pacifico. A Rafe a Danny viene chiesto quindi di partecipare ad una missione ad alto rischio per bombardare alcuni obiettivi fondamentali in territorio nipponico. Poco prima della partenza Evelyn confida a Rafe di essere incinta di Danny, che ne è invece ancora all’oscuro. Soltanto uno dei due piloti tornerà però da quella rischiosissima impresa         

VALUTAZIONE: un classico e neanche troppo sdolcinato incrocio sentimentale a tre sullo sfondo dell’attacco giapponese a Pearl Harbor che ha sancito l’entrata in guerra degli USA nella Seconda Guerra Mondiale. Ovviamente la parte più spettacolare ed interessante del film è proprio quella della ricostruzione di quei tragici eventi, molto realistica. Alcuni episodi che riguardano i due piloti, sia da giovanissimi che nella vicenda romantica che coinvolge entrambi da adulti con la bella infermiera Evelyn, sono però piuttosto deboli a livello di sceneggiatura.

‘Pearl Harbor’ è un titolo che non può lasciare adito a dubbi sul tema scelto dagli autori, a cominciare quindi dal regista Michael Bay. Ovvero la rievocazione degli eventi che hanno portato il Giappone il 7 dicembre del 1941 ad attaccare di sorpresa la flotta americana del Pacifico, procurandole gravissimi danni ed ingenti perdite materiali ed in vite umane. Un clamoroso episodio che ha determinato l’entrata degli USA nella Seconda Guerra, che da quel momento assunse perciò una dimensione mondiale, convincendo il popolo americano a desistere da quel ruolo di spettatore che aveva avuto sin lì riguardo al conflitto che si stava consumando in Europa ed in Asia.

Pearl Harbor 21E da questo punto di vista lo spettatore non resta di certo deluso, perché il clou del film, che dura quasi tre ore, è rappresentato proprio da quegli eventi culminati nel proditorio attacco, mostrato in una lunga e dettagliata sequenza che dura ben quaranta minuti. Non molti di meno della realtà dei fatti, se è vero che il terribile raid si è concluso in poco più di un’ora.

Pearl Harbor 17I mezzi tecnici a disposizione nei primi anni duemila, quando è stato girato il film, hanno reso possibile ai tecnici impegnati nella lavorazione e nel montaggio della pellicola di rendere le scene quanto mai realistiche, con un dispiegamento di macchine da ripresa, aerei, navi e uomini che giustificano il costo complessivo di oltre centoquaranta milioni di dollari, ampiamente ripagato però da quasi mezzo miliardo d’incassi in giro per il mondo.

Pearl Harbor 11Naturalmente se l’opera fosse tutta racchiusa in questo ‘singolo’ evento, staremmo parlando di un documentario o al più di una accurata rievocazione virtuale di quell’episodio drammatico che ha segnato però, probabilmente, le sorti della guerra. Trattandosi di un film invece, con tanto di attori professionisti come protagonisti (da Ben Affleck, a Kate Beckinsale; da Jon Voight a Alec Baldwyn e Dan Aykroyd, seppure questi ultimi tre appaiono solo in parti secondarie, ma con i loro nomi però hanno contribuito ad accrescere l’interesse mediatico intorno all’opera), Michael Bay ha scelto di raccontare una storia di fantasia calandola dentro avvenimenti realmente accaduti. Resta da vedere se l’appassionato di storia e di strategia militare non disdegna al tempo stesso anche le passionali vicende sentimentali o viceversa se l’inguaribile romantico è altrettanto interessato ad assistere alla carneficina di un tale tristemente noto evento bellico.

Pearl Harbor 25Il film però non finisce con il terribile attacco del dicembre 1941 a Pearl Harbor, la dichiarazione di guerra del Giappone agli USA che avviene soltanto dopo e non prima di quell’evento, e la risposta del presidente Roosevelt che definì quella giornata come un’infamia, sancendo l’ingresso degli USA in guerra dopo aver ottenuto l’assenso del Congresso. Si protrae infatti nei successivi tre mesi, raccontando l’impresa di alcuni bombardieri B-25 Mitchell, opportunamente alleggeriti ed inviati sulle coste nipponiche a bombardare alcuni obiettivi strategici. Una missione kamikaze a parti invertite, si potrebbe dire, resa disperata dalla necessità di alzarsi in volo dalle portaerei che li trasportavano (che già di per se stessa costituiva un’impresa, non essendo certo quella la loro pista di decollo più appropriata), ma soprattutto in anticipo sui tempi prefissati perché i giapponesi erano vicini a scoprire le loro intenzioni. Gli aerei avevano perciò scorte di carburante al limite che, dopo aver assolto al loro compito, non potevano tornare indietro ma dovevano servire per raggiungere la Cina, allora in buona parte sotto il controllo delle stesse forze del Sol Levante. Purtroppo c’era l’alta possibilità che non bastassero.

Pearl Harbor 23Nonostante la presenza della dolcissima Kate Backinsale, che raggiungerà il top di romanticismo nella delicata commedia successiva a questa interpretazione, cioè ‘Serendipity – Quando l’amore è magia‘ ed in seguito sarà l’affascinante vampira guerriera della serie ‘Underworld‘, in questo caso invece è contesa dai due piloti amici d’infanzia, interpretati da Ben Affleck e Josh Hartnett, il senso del film e l’attenzione sono inevitabilmente monopolizzati dalla ricostruzione degli eventi di quel delicato e fondamentale periodo storico per il destino della Seconda Guerra Mondiale…(leggi il resto del commento cliccando qui sotto su ’Continua a leggere’)Continua a leggere…

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Film: ‘Interstellar’

INTERSTELLAR

Titolo Originale: Omonimo

 Nazione: GBR, USA

Anno:  2014

Genere:  Fantascienza, Drammatico

Durata: 168’ Regia: Christopher Nolan

Cast: Matthew McConaughey (Cooper), Anne Hathaway (Amelia Brand), Jessica Chastain (Murph), Bill Irwin (TARS – voce), Michael Caine (Professor Brand), John Lithgow (Donald), Ellen Burstyn (Murph anziana), Matt Damon (Dott. Mann), Mackenzie Foy (Murph ragazzina), Wes Bentley (Doyle), Casey Affleck (Tom), Topher Grace (Getty), Collette Wolfe (Ms. Kelly), Timothée Chalamet (Tom adolescente), Leah Cairns (Lois), David Oyelowo (Preside), Josh Stewart (CASE – voce), David Gyasi (Romilly), Andrew Borba (Smith)

TRAMA: La vita sulla Terra sta diventando impossibile. L’innalzamento della temperatura a causa dell’inquinamento ha provocato la ‘piaga’, ovvero una degenerazione che consuma l’azoto nell’aria e provoca immani tempeste di sabbia che soffocano i raccolti, inaridendo i campi. Urge trovare pianeti da colonizzare che possano salvare la specie umana. La NASA sta studiando già da un po’ di tempo in segreto un buco nero che è apparso improvvisamente dalle parti di Saturno (si sospetta che sia opera di LORO, un’entità indefinita) ed un possibile ‘wormhole’ che lo attraversa, cioè un tunnel spazio-temporale, che permetterebbe di accorciare le distanze dentro l’Universo. Cooper è un ex ingegnere ed astronauta che a seguito di un incidente nel corso di una missione si è ritirato nella sua fattoria a coltivare mais e da quando ha perso la moglie per una terribile malattia, vive per i due figli Tom e Murph, assieme al suocero. Tom è un esecutore e lo aiuta nei campi, mentre Murph, nonostante la giovanissima età, sembra in possesso di un quoziente intellettivo fuori dalla norma. Nella sua stanza sta capitando da un po’ uno strano fenomeno: alcuni libri si spostano da soli dal ripiano sulla libreria e cadono sul pavimento. Murph pensa addirittura ad un fantasma, sbeffeggiata da Tom, ma Cooper dopo aver inizialmente trascurato la cosa, un giorno si rende conto, osservando la sabbia che è penetrata nella stanza durante una delle tempeste, che c’è una logica in quell’evento. Sembra infatti un messaggio che detta alcune coordinate in codice Morse che portano sino ad una base segreta della NASA. Giunto là in piena notte, Cooper con grande sorpresa si trova di fronte al professor Brand, uno scienziato a lui già noto, la figlia e biologa Amelia ed altri dirigenti che sembrano attendere proprio lui per compiere una missione nello spazio alla ricerca di un pianeta abitabile nel quale, grazie ad un piano ‘A’, trasferire gli abitanti della Terra. C’è anche un piano ‘B’, se il precedente si dovesse rivelare impossibile da realizzare: trasportare solo embrioni umani sul pianeta ospite perché attraverso di essi la nostra specie possa essere salvata sacrificando gli abitanti sulla Terra. Già altre astronavi sono partite per lo stesso scopo, sinora però senza risultato alcuno. Cooper, allo scopo di assicurare la salvezza ai suoi figli accetta l’incarico, nonostante la reazione rabbiosa di Murph, che non vuole perderlo, la quale si rifiuta persino di salutarlo. Cooper è consapevole del fatto che le leggi della relatività cui si sottoporrà durante quel viaggio verso l’infinito determineranno che il tempo per lui scorra molto più lentamente che sulla Terra, con il rischio che un eventuale successo avvenga quando oramai i suoi figli sono diventati adulti o la vita stessa sulla nostro pianeta malato sia già scomparsa da tempo. Il lungo viaggio si rivelerà denso di sorprese, rischi letali, colpi di scena e compromessi, anche amari e difficili da accettare. Cooper però ha fatto a Murph la solenne promessa di tornare nel cercare di consolarla prima del doloroso distacco.

VALUTAZIONE: un viaggio nello spazio di straordinaria creatività, coinvolgimento emotivo ed effetto visivo che ricorda quello generato da Kubrick al tempo di ‘2001 odissea nello spazio’. Un’opera capitale del genere di appartenenza, grazie alla ricchezza e varietà dei temi che propone. La conservazione della specie umana e la sfera intima dell’uomo, il suo istinto di sopravvivenza, le sue intrinseche contraddizioni, piuttosto che i limiti delle teorie scientifiche proposte sono gli elementi più importanti di un film assolutamente da vedere e rivedere. 

Non capita di frequente ma questa è un’opera che personalmente proietterei nelle scuole ai ragazzi che vanno dalla prima media alla maturità. Immagino già le reazioni di qualcuno: ma dai, cosa vuoi mai che possano interessare a loro teorie come quella dei buchi neri, degli ‘wormhole’ e le implicazioni riguardo la quarta o la quinta dimensione? Un insieme di concetti scientifici che richiedono conoscenze che alla loro età (e non solo) non possono ancora avere assimilato, essendo prerogativa di fisici teorici che operano in quei settori da molti anni.

Interstellar 31Certo, se ‘Interstellar’ lo si affronta da questo punto di vista, possiamo anche chiudere qui il discorso. Figurarsi se io stesso sono in grado di discutere teorie così complesse e profonde. Al massimo potrei solo sfiorarle, concettualmente. E’ da questo punto di vista che si sono sviluppate le critiche più negative a questo film da parte di chi avrebbe avuto la pretesa che, avvicinandosi a tematiche così complesse, gli autori avrebbero dovuto attenersi alla lettera alle ipotesi strettamente legate alle leggi note della fisica ed al livello di conoscenze attuali o ragionevolmente futuribili.

Interstellar 22Come se si trattasse di un documentario quindi, non di un film, peraltro in riferimento a teorie tutt’altro che pienamente dimostrate e semmai in divenire, anziché adattate alle esigenze narrative di un’opera cinematografica e quindi di finzione per definizione, per quanto ambiziosa e ardita essa sia. E ciò, nonostante il produttore e consulente scientifico dell’opera di Christopher Nolan sia stato il fisico teorico americano Kip Stephen Thorne, definito su Wikipedia come ‘…specializzato in fisica della gravitazione e astrofisica e uno dei maggiori esperti di relatività generale‘ ed insegnante presso il rinomato California Institute of Technology.

Interstellar 32Quello che i più severi giudici di quest’opera non hanno apprezzato invece è la natura innanzitutto psicologica, emotiva e visuale della stessa, che è straordinaria anche in tempi nei quali le possibilità della computer graphics (i meno giovani fra i lettori ricorderanno la famosa pubblicità ‘volevamo stupirvi con effetti speciali‘) si rivelano, ogni giorno di più, strabilianti. Ed in questo film ce ne sono a iosa di momenti del genere, da lasciare a bocca aperta.

Interstellar 04Già da questo punto di vista ‘Interstellar’ è un’esperienza che merita il plauso perché è uno spettacolo assolutamente fuori dall’ordinario, tutt’altro che una sterile esibizione di tecnologia come avviene in tanti altri casi di pura fantasia, spesso associata alla violenza e/o alle guerre fra mondi. Le emozioni che generano alcune sequenze ricordano quelle, sempre a proposito degli spettatori meno giovani, provate all’epoca davanti ad un film che fa oramai parte della storia del cinema come ‘2001 odissea nello spazio‘ di Stanley Kubrick (clicca sul titolo se vuoi leggere la mia recensione di quest’opera miliare). A sua volta incomprensibile ai più in molte sue parti e del quale, a posteriori, possiamo senz’altro affermare che ben poco di quanto prefigurato nel corso della sua trama si è poi avverato nella realtà. Eppure, nessuno credo si azzardi a sminuirne il valore, la struttura quasi rivoluzionaria per quel tempo, ancora ammirevole oggi e la maestria del grande regista inglese nel realizzarlo. E’ presto per dirlo di ‘Interstellar’ ma non mi meraviglierei se fra qualche tempo dovessi leggere al suo riguardo considerazioni non molto distanti.

Interstellar 28Al centro di questa storia, come in quella di Kubrick ed in gran parte della fantascienza c’è comunque l’uomo, soprattutto nella sua dimensione interiore, che riflette e supera anche le quattro o cinque dimensioni citate nel corso del film di Nolan, oppure, se vogliamo tornare per un momento ancora al gia citato ‘2001’, le relazioni fra gli astronauti ed il super computer HAL. La fantascienza è spesso di natura sociologica e metaforica, ed anche ‘Interstellar’ non fa eccezione…(leggi il resto del commento cliccando qui sotto su ’Continua a leggere’)Continua a leggere…

Film: ‘Arrival’

ARRIVAL

Titolo Originale: Omonimo

 Nazione: USA

Anno:  2016

Genere:  Fantascienza, Drammatico, Metaforico

Durata: 116’ Regia: Denis Villeneuve

Cast: Amy Adams (Louise Banks), Jeremy Renner (Ian Donnelly), Forest Whitaker (Colonnello Weber), Michael Stuhlbarg (Agente Halpern), Mark O’Brien (II) (Capitano Marks), Tzi Ma (Generale Shang), Abigail Pniowsky (Hannah a 8 anni), Julia Scarlett Dan (Hannah a 12 anni), Jadyn Malone (Hannah a 6 anni), Frank Schorpion (Dott. Kettler), Lucas Chartier-Dessert (Lasky), Christian Jadah (Combs), Sonia Vigneault (Dott.ssa J. Bydwell), Mark Camacho (Richard Riley), Larry Day (Dan Ryder, ufficale della CIA)

TRAMA: Dodici astronavi aliene appaiono improvvisamente in punti diversi della Terra, in luoghi disabitati ed in grandi città, persino in mezzo al mare. Mentre il panico si diffonde nel mondo, le nazioni coinvolte inizialmente si mantengono in contatto fra loro per condividere le informazioni e decidere una comune strategia. Ben presto però le diverse interpretazioni sulle intenzioni degli alieni creano divergenze che portano ognuna ad agire per suo conto. Louise Banks è insegnante di linguaggio e semiotica in un’università americana e Ian Donnelly è uno scienziato di fisica e modelli matematici. Entrambi sono precettati dal colonnello Weber dell’esercito per recarsi presso una base nel Montana allestita in fretta e furia di fronte ad una delle astronavi che troneggia sospesa nel vuoto. L’obiettivo è cercare una qualche forma di dialogo con gli alieni per capirne le intenzioni, anche se essi restano chiusi dentro l’astronave, simile ad un monolito, dalla quale sono stati registrati alcuni rumori, incomprensibili però. Louise è uscita da non molto da un dramma familiare, ovvero la perdita dell’unica figlia per una malattia incurabile, ma certo non immagina che sta per vivere un’esperienza che le allevierà il dolore che ha provato in quella tragica circostanza e le cambierà la vita. Gli alieni consentono ad alcuni umani di entrare dentro una cavità della loro astronave ed attraverso una parete trasparente, due di loro, di forma tentacolare, si mostrano seminascosti da una cortina di fumo bianco. Louise, Ian ed alcuni accompagnatori filmano la scena e cercano di trarne dati utili per valutare, per prima cosa, i rischi di contaminazione. Louise riesce ad instaurare una comunicazione attraverso uno scambio di parole scritte e gesti, mentre gli alieni rispondono attraverso segni di forma circolare che, intuisce in seguito Louise, contengono ciascuno intere frasi. Nel frattempo ha iniziato ad avere delle visioni sul suo passato, con la figlia vista in varie fasi d’età ed alcune di esse sembrano proiettate addirittura nella sua vita futura. La situazione precipita quando il generale cinese Shang decide di rompere gli indugi ed intimare agli alieni di andarsene, altrimenti saranno attaccati. La causa della drastica decisione è stata il malinteso sulla parola ‘armi’ che sembra abbiano pronunciato gli alieni. Louise è invece convinta che il significato sia di tutt’altra natura e quando anche l’esercito americano si prepara ad aprire le ostilità contro gli alieni invasori, si appropria di un telefono satellitare lasciato incustodito sulla base in corso di smantellamento dal quale riesce a chiamare e sorprendentemente a convincere il generale cinese a fermarsi. Louise scoprirà dopo questa esperienza, grazie agli alieni, che le dinamiche del tempo possono essere molto diverse da quelle percepite dagli umani.  

VALUTAZIONE: un’opera fuori dal comune e dagli stessi canoni del genere, a mezza strada fra lo stile di Stanley Kubrick e Terrence Malick. Non si tratta di fantascienza catastrofica basata su azione e battaglie fra umani e alieni, ma di tipo etico-filosofico-metaforico. Denis Villeneuve ha realizzato un film affascinante ma dallo stile rigoroso, che sfrutta al meglio la computer graphics ed al centro del quale c’è comunque l’uomo con i suoi dubbi e le domande sulla vita, sull’universo e sulle regole che riguardano il tempo ed i metodi di comunicazione. 

L’ipotesi di una possibile apparizione nel nostro pianeta da parte degli alieni non è nuova e la rappresentazione che di questa eventualità viene proposta di solito dalla letteratura di genere e dal cinema stesso è quasi sempre di natura conflittuale.

Arrival 05Molti esempi anche recenti, per rimanere al grande schermo, testimoniano in tal senso: da ”Indipendence Day’ di Robert Emmerich, a ‘La Guerra dei Mondi’ di Steven Spielberg, solo per citarne un paio. Quasi sempre ne emerge un desolante teatro di guerra e di conseguente sopraffazione, apparentemente segnato nella conclusione dalla differenza di conoscenza e tecnologia che divide la nostra specie dagli extraterrestri, a svantaggio nostro ovviamente. Non fosse altro perché questi ultimi sono stati capaci di giungere sulla Terra da chissà dove e chissà come nell’universo, mentre per quanto ci riguarda, ammesso che sia vero (e sempre più numerosi sono quelli che sospettano non lo sia), al massimo sinora siamo riusciti ad arrivare fisicamente sulla Luna. Ciò nonostante, nella finzione dello schermo l’uomo riesce infine a prevalere ed a cacciare gli invasori perché così ci piace pensare che avvenga, anche contro logica.

Arrival 18Va detto che lo stesso Spielberg, in un altro paio di suoi film (‘E.T.’ e ‘Incontri Ravvicinati del Terzo Tipo’), aveva scelto un approccio al tema più amichevole e meno catastrofico. Nel primo caso con uno stile da commedia per famiglie, seppure di notevole appeal e successo popolare; nel secondo invece con una impostazione favolistica, caratterizzata da strani fenomeni che agli uomini sembrano, almeno inizialmente, di origine soprannaturale. Si trattava però per la più parte di esperienze limitate ad alcuni soggetti singoli e quando l’eco era arrivata alle autorità, avevano cercato di tenerla nascosta alle masse. Nel caso di ‘Arrival’ non è possibile perché le astronavi degli alieni si mostrano in tutte le loro inquietanti ed enormi dimensioni sin da subito, anche in luoghi molto popolati. Perché hanno scelto proprio quei luoghi sulla Terra dove mostrarsi non si sa, se non dare ascolto a chi sostiene che sono zone a bassa incidenza di fulmini oppure altri, più scherzosamente, suggeriscono che si tratta di località dove i Pink Floyd hanno piazzato una ‘hit’…

Arrival 19Seppure ‘Incontri Ravvicinati del Terzo Tipo’ è più vicino alle tematiche di ‘Arrival’, la loro assonanza è limitata al fatto che in entrambe queste opere la comunicazione con gli alieni avviene attraverso tentativi di comprensione delle rispettive metodologie di linguaggio e ciò diventa l’elemento prioritario e fondamentale di un confronto che in tale fase almeno non sembra finalizzato ad uno scontro militare.

Arrival 01‘Arrival’ però si spinge ancora più in là perché l’inaspettato e non preannunciato atterraggio (o per meglio dire sospensione dal suolo e dal mare) di dodici astronavi aliene di forma ovoidale, che apparentemente non comunicano fra loro, costruite con materiali a noi sconosciuti, in realtà si rivela essere una umile e sorprendente richiesta di aiuto, anziché il preludio ad un’offensiva a scopo di dominanza, e per giunta proiettata su eventi che accadranno, a sentir loro, fra tremila anni. Ma ci siamo spinti troppo in là…(leggi il resto del commento cliccando qui sotto su ’Continua a leggere’)Continua a leggere…

Libro e Film: ‘Presunto Innocente’

PRESUNTO INNOCENTE (romanzo)

Di Scott Turow

Anno Edizione 1987 (ed. italiana 1991)

Pagine 448

Costo € 7,99

Traduzione di Roberta Rambelli

Ed. Mondadori (collana ‘Oscar Bestsellers’)

 PRESUNTO INNOCENTE (film)

Titolo Originale: Presumed Innocent

 Nazione: USA, Anno:  1990

Genere:  Drammatico, Giallo-Thriller

Durata: 128’ Regia: Alan J. Pakula

Cast: Harrison Ford (Rusty Sabich), Greta Scacchi (Carolyn Polhemus), Brian Dennehy (Raymond Horgan), Raul Julia (Sandy Stern), Bonnie Bedelia (Barbara Sabich), Paul Winfield (Larren Lyttle), John Spencer (Detective Lipranzer), Joe Grifasi (Tommy Molto), Tom Mardirosian (Nico Della Guardia), Sab Shimono (Medico legale Kumabai), Bradley Whitford (Jamie Kemp), Leland Gantt (Leon Wells)

TRAMA: nell’ipotetica contea di Kindle, nel South End di Chicago, si stanno per svolgere le elezioni per il procuratore distrettuale, ruolo occupato da Raymond Horgan, il quale stavolta rischia seriamente di non essere rieletto, incalzato dal suo rivale Nico Della Guardia. Rusty Sabich è il vice di Raymond. Nel pieno della campagna elettorale la procuratrice Carolyn Polhemus viene assassinata brutalmente e legata, forse anche violentata, nel suo appartamento. Carolyn era brava, bella, sensuale ma anche molto ambiziosa. Per favorire la sua carriera perciò non ha esitato a relazionarsi sessualmente con chi nel suo ambiente poteva spianarle la strada. Horgan affida il caso a Sabich, confidando nella sua bravura per risolvere il caso in tempo utile ad ottenere un ribaltamento dei sondaggi a lui sfavorevoli. Rusty però è stato amante di Carolyn, seppure per un breve periodo ed il loro rapporto si è concluso bruscamente per volontà della donna, lasciando Sabich nello sconcerto e molto più coinvolto di quello che avrebbe mai potuto presumere. Non ha nascosto la sua relazione neppure alla moglie Barbara, dalla quale ha avuto un figlio cui è affezionatissimo e che non ha mai inteso lasciare, nonostante la fatale infatuazione. Sorprendentemente però Sabich viene accusato poco dopo da Della Guardia e dal suo fido braccio destro Tommy Molto di essere l’autore dell’omicidio, avendo trovato sul luogo del delitto alcune prove schiaccianti della sua colpevolezza. Rusty si trova così ben presto a passare dal ruolo di inquirente a quello di presunto colpevole, abbandonato dal suo stesso capo e mentore. Una situazione paradossale che mina pesantemente la sua reputazione e lo costringe ad indebitarsi per assumere a sua difesa un avvocato di grido, che lui individua in Sandy Stern, suo contraddittorio in alcuni processi. Attraverso una serie di testimonianze e contro interrogatori, cavilli legali abilmente cercati e colpi di scena, anche insperati ed inaspettati, Sabich riuscirà a dimostrare la sua innocenza, non più soltanto presunta quindi, anche se la verità che infine emergerà sarà comunque per lui amara.   

VALUTAZIONE: il confronto fra film e romanzo dal quale è tratto evidenzia in questo caso ancor più del solito le differenze, che riguardano in particolare l’approfondimento delle descrizioni psicologiche e ambientali ed il complesso e/o corrotto ambiente della procura distrettuale dentro il quale avviene il caso giudiziario al centro dell’opera. Come capita frequentemente nel genere di appartenenza, alcuni particolari narrativi risultano discutibili. Nonostante ciò il romanzo è riuscito, specie nei lunghi dibattimenti in aula, giocati quasi sempre sul filo delle singole parole e delle speciose regole processuali. Il film a sua volta, pur risultando al lettore del romanzo un po’ arrangiato e compresso, ha il pregio di presentare un set d’interpreti azzeccati con una Greta Scacchi, la cui dirompente sensualità, ancor più che nella descrizione scritta, spiega le ragioni per cui molti uomini hanno perso la testa per Carolyn, bruciandosi. 

Il dubbio è un classico: è meglio vedere un film prima di leggere il romanzo dal quale è tratto oppure il contrario? Molti si tolgono il pensiero (ammesso che ne esista uno in proposito) guardando solo il film o leggendo soltanto il romanzo, opera d’esordio di Scott Turow. Magari gli stessi non sanno neppure che esiste uno o l’altro.

Presunto InnocenteChi decidesse però in questo caso di affrontare entrambi in sequenza, come il sottoscritto, partendo dal tomo per poi andare a recuperare, soprattutto per curiosità, questa oramai datata versione cinematografica diretta da un signor regista come Alan J. Pakula (noto ai più per film d’indagine come ‘Tutti gli uomini del presidente’, ‘Perché un assassinio’ e ‘Una squillo per l’ispettore Klute’) ed interpretata da nomi del calibro di Harrison Ford, Greta Scacchi ed il compianto Raul Julia, noterà che il confronto si ripropone puntualmente anche stavolta ed è quasi sempre a sfavore del film.

Presunto Innocente 03‘Presunto Innocente’ non fa eccezione nonostante l’adattamento cinematografico si possa assolutamente definire riuscito. Sono quasi certo che chiunque abbia visto solo il film non esiterà a definirlo in termini ancora più lusinghieri e difatti alcuni lo considerano addirittura, nel genere di competenza, uno dei migliori degli anni novanta.

Presunto Innocente 04Scott Turow ha scritto il suo primo romanzo nel 1987 ed è stato immediatamente un grande successo. Qualcuno sostiene che sia anche il capostipite di un genere letterario definito ‘legal thriller’ o ‘thriller giudiziario’, cui devono il loro successo autori fra gli altri come John Grisham, Michael Connelly e Richard North Patterson. Ventitrè anni dopo, lo stesso personaggio protagonista, Rusty Sabich, invecchiato in egual misura, è stato riproposto da Turow in un sequel intitolato ‘Innocente’, senza neppure la presunzione quindi. Anche di quest’opera, come di quasi tutte quelle che lo scrittore americano ha pubblicato nel frattempo, ne è seguito un adattamento per lo schermo, seppure in quest’ultimo caso solo per la TV.

Presunto Innocente 06Scott Turow, prima di dedicarsi a tempo pieno alla scrittura, è stato un avvocato. Le cronache, probabilmente aggiustate ad arte, raccontano che ‘Presunto Innocente’ l’abbia scritto sui mezzi di trasporto mentre si recava allo studio di avvocatura presso il quale lavorava. Il particolare non è solo di stampo puramente informativo perché scorrendo il tomo non ci vuole molto a capire il livello di competenza e di puntigliosità con le quali l’autore descrive e tratta le varie fasi processuali ed i rapporti fra avvocati e giudice. Non solo, ma anche i rituali politici e di potere e ahimè di corruzione che girano attorno all’ambiente della procura distrettuale, incluso il gioco delle parti, denso di sfumature e di finezze legali fra accusa e difesa, dalle quali però dipende la sorte dello sfortunato innocente che si trovasse, come in questo caso, ad essere accusato di omicidio a fronte di prove apparentemente schiaccianti…(leggi il resto del commento cliccando qui sotto su ’Continua a leggere’)Continua a leggere…

Film: ‘Lo Chiamavano Jeeg Robot’

LO CHIAMAVANO JEEG ROBOT

Titolo Originale: Omonimo

 Nazione: Italia

Anno:  2015

Genere:  Fantastico, Azione, Drammatico

Durata: 118’ Regia: Gabriele Mainetti

Cast: Claudio Santamaria (Enzo Ceccotti), Luca Marinelli (Zingaro), Ilenia Pastorelli (Alessia), Stefano Ambrogi (Sergio), Maurizio Tesei (Biondo), Francesco Formichetti (Sperma), Daniele Trombetti (Tazzina), Antonia Truppo (Nunzia), Salvo Esposito (Vincenzo), Gianluca Di Gennaro (Antonio) 

TRAMA: Enzo Ceccotti è un ladruncolo romano. Ha appena rubato un orologio ed è inseguito da alcuni poliziotti in borghese. Sul Lungo Tevere si rifugia dentro una chiatta, ma è costretto ad immergersi nelle acque del fiume per sfuggire alla cattura. Con i piedi scalcia degli strani contenitori che riportano il simbolo della radioattività ed uno di essi si rompe. Quando Enzo risale in superficie si sente male, vomita ed ha i brividi ma nonostante sia bagnato fradicio riesce comunque a raggiungere la sua abitazione a Tor Bella Monaca. In realtà è un piccolo appartamento in condizioni pietose in un condominio-alveare degradato. Enzo ha la febbre, trema, vomita di continuo ma infine riesce ad addormentarsi. Al risveglio sta molto meglio. Al piano di sotto abita Sergio con Alessia, una figlia disturbata, la quale vive in una realtà di fantasia, dominata dai manga giapponesi. Sergio fa parte della banda dello Zingaro, un criminale senza scrupoli alla ricerca del colpo grosso per entrare nel grande giro e per questo si è accordato con un’organizzazione legata alla camorra ed allo spaccio della droga. Enzo raggiunge il luogo dove si riunisce di solito la banda e tratta con Sergio la vendita dell’orologio rubato. Subito dopo quest’ultimo gli propone di accompagnarlo all’appuntamento con un paio di corrieri orientali che sono appena giunti a Roma ed hanno ingoiato delle capsule di cocaina per sfuggire ai controlli. Il ritrovo è all’ultimo piano di un palazzo in costruzione. Una di queste capsule però si rompe ed il corriere muore per overdose. Il suo compare, spaventato, spara alcuni colpi di pistola a Sergio che muore a sua volta ed uno di essi raggiunge ad una spalla anche Enzo che vola nel vuoto. Quando rinviene si rende conto incredulo di non avere subito traumi nonostante quella caduta di parecchi piani. Si allontana di corsa da quel luogo e trova Alessia seduta sulle scale di casa che gli chiede notizie del padre, ma Enzo non ha il coraggio di dirle la verità e si chiude nel suo appartamento. Alessia bussa però insistentemente alla porta, sinché Sergio indispettito colpisce la stessa porta con un pugno e con irrisoria facilità la sfonda, scoprendo così di possedere una forza sovrumana, che esperimenta subito dopo spostando un armadio con irridente facilità. Dallo stupore passa poco dopo all’azione, scardinando un bancomat per poi trascinarlo sino a casa. Il filmato ripreso dalle telecamere finisce in Internet e diventa virale. Persino lo Zingaro è stupito da quello che vede e gli piacerebbe che quell’uomo fosse al suo fianco. Con quattro scagnozzi al seguito si presenta a casa di Alessia minacciandola per sapere dove è finito il padre con il carico di droga che aspettavano, ma quando sembra intenzionato ad ucciderla, irrompe dalla finestra Enzo, il viso coperto da un passamontagna, che in breve tempo sgomina gli assalitori costringendoli alla fuga, nonostante lo Zingaro gli mozzi, poco prima di dileguarsi, il dito mignolo di un piede con una mannaretta. Alessia identifica il suo salvatore in Jeeg Robot d’Acciaio, il suo idolo dei manga. Enzo diventa così un criminale, che blocca e rapina un furgone portavalori facendo infuriare lo Zingaro che aveva intenzione di attuare lo stesso colpo per restituire i soldi della fallita partita di droga alla cosca di Nunzia. Enzo diventa una sorta di ‘Superman’ delle borgate quando salva una bimba dalle fiamme dell’auto coinvolta in un incidente stradale ed è tenero al tempo stesso nei confronti di Alessia, alla quale finisce per affezionarsi. Un comportamento contraddittorio che mescola buone intenzioni ad illegalità e che diventa il leit-motiv della sua vita e del suo nuovo ruolo. Solo lui infatti è in grado di fermare lo Zingaro che vuole sconvolgere Roma per diventare il più temuto e famoso dei criminali. 

VALUTAZIONE: un’opera unica nel panorama del cinema nazionale, di un esordiente che ha fatto incetta di alcuni dei premi più prestigiosi ai David di Donatello dell’edizione 2016. Uno stile a mezza strada fra grottesco, fantastico e drammatico con un gruppo d’interpreti azzeccatissimi in una sorta di western fra le borgate romane.                                                                                                                                                      

Lo confesso: di manga e anime giapponesi (quelli che noi definiamo abitualmente fumetti o cartoni animati) non ne so niente, quindi Jeeg Robot d’Acciaio, Hiroshi Shiba e Go Nagai erano per me dei nomi sconosciuti, prima della visione di questo film.

Il lettore che fosse nella stessa condizione non si preoccupi però, perché le ragioni per apprezzare quest’opera d’esordio di Gabriele Mainetti sono di tutt’altro genere e non c’è alcun bisogno di rimediare alla lacuna sottoponendosi frettolosamente ad una sorta di corso intensivo sul tema.

La sequenza iniziale, che vede un uomo in fuga dai poliziotti in borghese a Roma, fra Castel Sant’Angelo ed il Lungo Tevere, potrebbe sembrare tratta da un poliziesco italiano degli anni settanta, perlomeno sinché il fuggitivo, elusa la cattura, riemerge dalle acque torbide del fiume, dove si è dovuto immergere suo malgrado calandosi da una chiatta, per riapparire tempo dopo, quasi irriconoscibile, impregnato di una sostanza nera, oleosa e malsana.

Sin qui, a parte un’inquadratura che mostra alcune taniche nascoste sotto quella stessa chiatta con l’indicazione che contengono sostanze radioattive, una delle quali si rompe a causa dei maldestri movimenti in acqua di Enzo Ceccotti, ci sarebbe poco altro da aggiungere. Un cognome, quello di Ceccotti, foneticamente anonimo, diciamolo; quasi risibile rispetto ad altri decisamente più pertinenti che è abile a proporre, ad esempio, la cinematografia americana in opere analoghe. Il ritorno a casa, zuppo, sporco e schivo in un quartiere degradato della periferia romana di Tor Bella Monaca (altro nome che sembra paradossale a confronto dell’ambiente che rappresenta) pare preludere all’ennesima storia di miseria e di disagio sociale della periferia di una grande città, con il rischio concreto che il voltastomaco e la febbre che hanno colpito Enzo poco dopo essere riemerso dall’acqua torbida, possano preludere ad un’evoluzione dannosa per la sua salute.

L’agglomerato urbano dove abita, in un appartamento che definire trasandato, fetido e sporco è persino riduttivo, non è molto diverso dalle cosiddette Vele di Scampia a Napoli (un’altra associazione di nomi nella quale è difficile non cogliervi un intento sarcastico), rese particolarmente famigerate dalla serie TV ‘Gomorra’. Enzo spende le sue serate fra videocassette hard, delle quale ha una nutrita collezione ed alimentandosi soltanto con una sorta di strano budino giallastro in confezioni da yogurt prive di etichetta, che conserva in notevole quantità dentro il frigo. 

Al piano di sotto ci abitano Sergio e Alessia, padre e figlia. Lui è un affiliato della banda dello Zingaro; lei è una bella ragazza, anzi una donna dal punto di vista fisico, che però non si è più ripresa dallo choc della morte prematura della madre e da allora non c’è più con la testa, come afferma lo stesso padre. Confonde spesso infatti la realtà con la fantasia delle ‘anime giapponesi’, non si stacca mai da un lettore dvd nel quale vede e rivede le imprese dei suoi eroi e sogna di vestire l’abito di una principessa ed è in attesa che il suo idolo, Jeeg Robot d’Acciaio, la venga a prendere, come il cavaliere azzurro delle favole di un tempo.

Lo Zingaro, gli occhi spiritati, l’espressione aquilina, velenoso come un serpente, ambizioso e senza scrupoli, è il leader di una banda che ha la sua sede nel canile di una zona malfamata della stessa Tor Bella Monaca, dal quale dirige un’attività criminosa di piccolo cabotaggio, per così dire, usando una metafora marinaresca. Dopo aver partecipato persino ad un’edizione del programma televisivo ‘Buona domenica’, appassionato esecutore canoro di cover della migliore tradizione musicale italiana, come malavitoso in carriera ha aspettative molto diverse e vuole puntare ad entrare nel grande giro. ‘…Io vojo fa’ ‘r botto. Vojo che ‘a gente se piega a pecoroni quanno me ‘ncontra pe’ salutamme, così je posso piscia’ ‘n testa…’, è il suo proclama d’intenti…(leggi il resto del commento cliccando qui sotto su ’Continua a leggere’)Continua a leggere…

Film: ‘Il Ponte Delle Spie’

IL PONTE DELLE SPIE

Titolo Originale: Bridge of Spies

 Nazione: USA

Anno:  2015

Genere:  Storico, Spionaggio, Drammatico, Thriller

Durata: 142’ Regia: Steven Spielberg

Cast: Tom Hanks (James Donovan), Mark Rylance (Rudolf Abel), Amy Ryan (Mary Donovan), Sebastian Koch (Wolfgang Vogel), Alan Alda (Thomas Watters), Scott Shepherd (Hoffman, funzionario CIA), Austin Stowell (Francis Gary Powers), Mikhail Gorevoy (Ivan Schischkin), Will Rogers II (Frederic Pryor), Billy Magnussen (Doug Forrester), Eve Hewson (Carol Donovan), Domenick Lombardozzi (Agente Blasco), Michael Gaston (Agente Williams), Peter McRobbie (Allen Dulles), Edward James Hyland (Earl Warren), Joshua Harto (Bates), Noah Schnapp (Roger Donovan), Stephen Kunken (William Tompkins), Greg Nutcher (Tenente James), Jon Donahue (Agente Faye), Jillian Lebling (Peggy Donovan), Victor Verhaeghe (Agente Gamber), Nadja Bobyleva (Katje), Joe Forbrich (Agente Pinker), Rebekah Brockman (Alison), Jesse Plemons (Joe Murphy), John Rue (Lynn Goodnough), Dakin Matthews (Giudice Byers), Michael Schenk (Cugino Drews), Burghart Klaussner (Harald Ott), Luce Dreznin (Lydia Abel), Steve Cirbus (Michael Verona), Petra Marie Cammin (Helen Abel), Jon Curry (Agente Somner), Le Clanché du Rand (Millie Byers), Steven Boyer (Marty), David Wilson Barnes (Sig. Michener)

TRAMA: A James Donovan, avvocato assicurativo di un prestigioso studio di Brooklyn, viene assegnata la difesa d’ufficio di Rudolf Abel, una spia russa arrestata sotto mentite spoglie, accusato di inviare da New York a Mosca messaggi in codice proprio negli anni della ‘guerra fredda’. Abel raccoglieva informazioni camuffato da pittore di strada. L’obiettivo del governo americano è quello di dimostrare che in uno stato democratico anche una spia nemica può contare su una legittima difesa. Donovan in pratica dovrebbe limitarsi ad un ruolo di facciata per una condanna già scritta riguardo un argomento giudiziario che non ha mai neppure affrontato in precedenza. Lui vorrebbe rifiutarsi, preoccupato per le ripercussioni sulla sua famiglia e sulla carriera, ma non può esimersi. Chi ha deciso di affidare a lui questo incarico però non ha tenuto in debito conto la forza della sua etica professionale. Dopo aver incontrato Abel, che è una persona intelligente, dotata d’ironia e persino di sensibilità artistica, ma oramai preparato al ruolo del martire, Donovan si sente in dovere di svolgere il suo compito con serietà ed in breve finisce per avere contro tutti: giudice, studio legale, le persone che incontra sul treno e che lo riconoscono dalle foto pubblicate sui giornali e persino la famiglia che non capisce la sua ostinazione, a scapito persino della loro sicurezza. Nonostante la sua appassionata difesa, non riesce ad evitare la condanna ad Abel, ma grazie ad una intuizione convince il giudice a non emettere una sentenza di morte riservata di solito alle spie. Dopo qualche tempo infatti un pilota americano che stava cercando con un aereo di nuova concezione di scattare foto in alta quota del territorio sovietico, viene abbattuto da un missile e catturato dai russi. Quasi in contemporanea, durante i lavori per l’innalzamento del muro a Berlino un giovane studente americano viene fermato dalle guardie della Germania Est ed imprigionato con un futile pretesto. Il governo americano ritenendo fondamentale recuperare il pilota, che è a conoscenza di numerose delicate informazioni, accetta di rispondere ad un segnale dei sovietici per uno scambio di prigionieri ed attraverso la CIA viene contattato proprio Donovan per affidargli l’incarico di condurre in gran segreto la trattativa. All’oscuro della moglie e dei figli, viene inviato a Berlino dove si trova ad avere a che fare sia con i russi che con i tedeschi dell’est, in una sorta di rappresentazione teatrale già predisposta sin nei minimi particolari al fine di ottenere le migliori condizioni possibili per lo scambio. Nonostante l’opposizione della CIA, Donovan intende ottenere in cambio di Abel, la liberazione sia del pilota che dello studente. Un uomo tutto d’un pezzo, lo definisce infatti con rispetto e riconoscenza la spia russa, al momento dello scambio.

VALUTAZIONE: un episodio di storia che non si legge sui libri ma che Spielberg ha rielaborato con grande professionalità, grazie alla splendida sceneggiatura dei fratelli Coen ed a interpreti di alto livello. Una vicenda di spionaggio che conduce lo spettatore dentro la città di Berlino al momento dell’innalzamento del famigerato muro e nelle atmosfere della ‘guerra fredda’ in un crescendo di tensione. Lo stile ricalca le migliori opere del genere di appartenenza basate su quel periodo storico.                                                                                                                                                                         

Ne è passato di tempo da ‘Duel’, sorprendente Film TV che ha rivelato Steven Spielberg nel 1971, sino a ‘Il Ponte delle Spie’ del 2015, passando per ‘E.T.’, ‘Incontri Ravvicinati del Terzo Tipo’, ‘Indiana Jones’, ‘Jurassic Park’ e via di questo passo, in una carriera dietro la macchina da presa di grande valore e di ampio spettro dal punto di vista dei generi affrontati e dei contenuti.

Spielberg, nel corso di quasi mezzo secolo di carriera, ha affrontato infatti situazioni anche molto distanti fra loro per tipologia, temi e stile, privilegiando però non soltanto il lato spettacolare, pur evidente nelle sue opere che si possono definire più di consumo, ma spesso anche raffigurando personaggi di grande carisma e carattere, con puntante in episodi di straordinario impegno civile. Si veda ad esempio un’opera come ‘Schindler’s List’, oppure ‘Il Colore Viola’, per proseguire in una rapida carrellata con ‘L’impero del Sole’, ‘Amistad’, ‘Munich’ ed infine ‘Lincoln’. Non tutte queste ‘torte’ gli sono riuscite con il buco, per così dire, ma è evidente l’impegno del regista non soltanto volto al mero raggiungimento del risultato al botteghino, seppure non l’ha mai neppure disdegnato e senza il quale non avrebbe avuto lo spazio e la carriera che oggi conosciamo.

‘Il Ponte delle Spie’ racconta una storia vera che è avvenuta fra la fine degli anni cinquanta e gli inizi dei sessanta. A quel tempo la ‘Guerra Fredda’ era nel pieno del suo sviluppo, a Berlino i comunisti erigevano il famigerato muro che divideva la parte est della città in mani loro, da quella ovest sotto il controllo degli alleati. Strade e case separate da una parete di cemento, con la fuga precipitosa di chi era disposto a rischiare la vita proprio mentre si chiudevano anche gli ultimi spiragli sul muro o aveva intuito per tempo quello che stava per accadere.

Le spie di entrambe le parti erano già da tempo sguinzagliate alla ricerca di informazioni utili ai rispettivi governi, in una corsa agli armamenti il cui punto di massima tensione si verificherà, di lì a breve, con la crisi di Cuba e la minaccia di una guerra nucleare che, se fosse scoppiata, avrebbe cambiato le sorti del mondo e non solo dei due stati principali antagonisti, cioè USA e URSS.

Rudolf Abel alias William Genrikowitsch Fischer era il personaggio ideale per diventare una spia sovietica negli Stati Uniti. Nativo del nord Inghilterra da madre russa e padre tedesco, aveva imparato perfettamente alcune lingue fra le quali ovviamente l’inglese. Tornato giovane nell’URSS, era entrato a far parte della Polizia Segreta. Nel 1957 lo troviamo a New York nei panni di un pittore di strada mentre stacca con circospezione un nichelino magnetico appiccicato sotto una panchina, il quale contiene nella parte cava interna un foglietto accuratamente piegato con una serie di numeri, la cui cifratura diventerà in seguito un rompicapo per i servizi segreti americani. Scoperto e condannato a trenta anni di carcere, Abel fu al centro di un caso clamoroso di scambio prigionieri fra URSS e Stati Uniti che avvenne sul cosiddetto ‘ponte delle spie’ del titolo, ovvero il ponte di Glienicke sul fiume Havel, nella parte nord di Berlino.

Se il caso fu clamoroso, lo testimonia anche il fatto che ha spinto Steven Spielberg a trarne un film, il quale è valso il premio Oscar per il miglior attore non protagonista a Mark Rylance nei panni proprio di Rudolf Abel, la cui risposta era sempre la stessa, quando l’avvocato James Donovan (interpretato dal solito bravissimo Tom Hanks) gli chiedeva in più circostanze se era preoccupato per i rischi che stava correndo per la sua vita, cioè un fatalistico quanto ineccepibile: ‘…servirebbe?…‘.

La sceneggiatura è d’autore, cioè dei fratelli Ethan e Joel Coen e non c’era da dubitare quindi che fosse molto ben costruita, se si esclude il fatto, a patto che non sia voluto, che si percepisce poco la distanza fra alcuni avvenimenti della storia vera dalla quale è tratta. La durata della prigionia di Abel dopo la condanna, rispetto alla cattura da parte dei sovietici del pilota Francis Gary Powers, a seguito dell’abbattimento del nuovissimo areo da ricognizione U-2, avviene infatti due anni dopo ed il successivo scambio di prigionieri ancora due anni dopo, mentre nel film questi avvenimenti sembrano in pratica consecutivi uno all’altro. La ricostruzione, con inserti di repertorio, dei giorni nei quali è stato eretto il muro a Berlino e la sensazione di oppressione che generano quelle sequenze, mentre le persone cercano di scappare come topi imprigionati dentro una nave che sta affondando, sono di notevole impatto emotivo ed evidenziano chiaramente tutta la drammaticità del momento storico….(leggi il resto del commento cliccando qui sotto su ’Continua a leggere’)Continua a leggere…

Film: ‘Beata Ignoranza’

BEATA IGNORANZA

Titolo Originale: Idem

 Nazione: Italia

Anno:  2017

Genere:  Commedia

Durata: 102’ Regia: Massimiliano Bruno

Cast: Marco Giallini (Ernesto), Alessandro Gassmann (Filippo), Valeria Bilello (Margherita), Carolina Crescentini (Marianna), Teresa Romagnoli (Nina), Giuseppe Ragone (Gianluca), Malvina Ruggiano (Costanza), Emanuela Fanelli (Iris), Luca Angeletti (Nazi), Luciano Scarpa (Mayer), Teodoro Giambanco (Lorenzo), Susy Laude (Roberta)

TRAMA: Ernesto e Filippo sono cresciuti assieme. Filippo è sempre stato uno scapestrato, l’esatto contrario di Ernesto. Da grandi li ha divisi una donna, Marianna, la quale ha avuto una figlia, Nina e fra i due rivali ha infine scelto Ernesto come compagno. Solo quindici anni dopo però gli ha confessato che Nina in realtà è figlia di Filippo. Ernesto sorpreso e sconvolto se n’è andato di casa, abbandonando anche Nina perché non è sangue suo. Marianna in seguito è morta a causa di un incidente stradale, ma Nina quando ha tentato di avvicinarsi al vero padre Filippo, non ha trovato l’attenzione sperata. Entrambi gli amici di un tempo sono diventati professori: Ernesto di italiano e Filippo di matematica. Ernesto è un insegnante vecchio stampo che odia i telefonini, Internet ed i computer, preferendo ancora i libri cartacei ed i classici. Filippo, laureato fuori corso con il minimo dei voti, è un seduttore di donne ed appassionato di social network, con grandi lacune nella materia che dovrebbe insegnare. Gli studenti però non glielo fanno pesare perché lui conquista la loro simpatia con alcune concessioni comportamentali. Caso vuole che un giorno Ernesto e Filippo si ritrovano assegnati allo stesso istituto ed alla stessa classe. Un immediato litigio davanti agli studenti sugli opposti metodi d’insegnamento, diventa virale sulla Rete. Nina lo vede, si vergogna, nel frattempo è rimasta incinta e nel seguire un progetto multimediale che potrebbe aprirle opportunità di lavoro e guadagno, propone ai due di darle finalmente una mano, accettando di fare un esperimento: dovranno scambiarsi le parti ed il risultato sarà registrato in un filmato. Ernesto per un limitato periodo di tempo dovrà imparare ad usare smartphone, PC, chat ed Internet, mentre Filippo dovrà viceversa rinunciare ai suoi preziosi ‘giocattoli’ multimediali. Il cambiamento delle regole di vita è dapprima traumatico per entrambi ma in seguito si rivela utile per riflettere su loro stessi e trovare l’equilibrio che per ragioni diverse non hanno mai raggiunto, con una sorpresa finale.

VALUTAZIONE: esile ma non del tutto disprezzabile commedia incentrata soprattutto, ma non solo, sulla disputa sociologica fra chi rifiuta a priori gli strumenti digitali e chi invece ne è ossessionato. La prima parte del film è troppo schematica e spezzettata, ed anche il divertimento ne risente, mentre la seconda è più consona alla commedia degli equivoci che è un tema tipico del cinema italiano. Giallini è un attore maturo che non ha nulla da invidiare ai grossi nomi di Hollywood.                                                                                                                                               

‘Beata Ignoranza’ è un titolo rivolto ai due personaggi principali, interpretati da Marco Giallini ed Alessandro Gassman, nei panni di una coppia di professori coetanei ma agli antipodi in quanto a metodi d’insegnamento e regole di vita.

Ernesto non sa nulla del mondo digitale che lo circonda: preferisce ancora il vecchio strumento cartaceo per decantare le opere di Foscolo agli annoiati studenti della sua classe, ai quali chiede di depositare sulla cattedra i loro smartphones. E’ contrario ad ogni trasgressione, ma almeno la materia che insegna la conosce. Filippo invece usa lo smartphone ossessivamente e non ne può fare a meno, come i suoi allievi ed ignora i libri scolastici, fra il giubilo della classe con la quale non di sdegna di scattare dei selfie e condivide una ‘app’ per risolvere ogni esercizio di matematica. In realtà è un atteggiamento di comodo per mascherare l’impreparazione sulla materia che dovrebbe insegnare. Beata ignoranza per entrambi quindi, seppure da punti di vista differenti.

La stessa definizione ben s’adatta anche alla relazione che entrambi hanno avuto con Marianna, dalla quale è nata una figlia. Sia uno che l’altro hanno creduto per quindici anni che il padre fosse Ernesto, sinché la madre s’è decisa a confessare che Nina non è figlia sua, bensì di Filippo, fra l’incredulità di quest’ultimo e la reazione rabbiosa di Ernesto, il quale dal quel momento si rifiuta di considerarla tale e se ne esce di casa.

Beata ignoranza quella di Ernesto, nonostante la cultura e la maturità delle quali non esita a vantarsi, senza alcun dubbio superiori a quelle del rivale di sempre Filippo, donnaiolo impenitente e superficiale. Qualità che non gli sono servite però per mettere da parte l’orgoglio di maschio ferito, specie da quello lì e comprendere che essere il vero padre non è una questione di sangue bensì di chi è capace di crescere negli anni i figli. Seppure anche qui, insomma, non è che sia stato proprio un modello di presenza e di attenzione neppure lui.

Beata ignoranza infine quella di non sapere che con quella figlia prima o poi comunque i conti dovranno farli entrambi, specie dopo che Marianna è passata, come si suol dire, a miglior vita, per essere stata vittima a sua volta del mondo digitale, ovvero uno smartphone che l’ha distratta durante la guida con le conseguenze letali che purtroppo anche lei avrebbe dovuto considerare, per non lasciare sola Nina.

Sull’onda di ‘Perfetti Sconosciuti’ di Paolo Genovese, anche Massimiliano Bruno, regista e soggettista/sceneggiatore in compartecipazione con Herbert Simone Paragnani e Gianni Corsi di questa sua quinta opera dietro la macchina da presa (a seguire ‘Gli Ultimi Saranno Ultimi’ del 2015), affronta a sua volta, seppure scalfendone appena la superficie, uno dei grandi temi della nostra epoca…(leggi il resto del commento cliccando qui sotto su ’Continua a leggere’)Continua a leggere…